domenica, luglio 05, 2009 | in : animazione e videogiochi
Hajime no Ippo - The New Challenger (episodi 1-26 serie completa): la seconda serie dedicata all'adattamento dell'omonimo manga arriva 8 anni dopo la precedente, 5 dall'uscita dell'ultimo OAV. Il manga è ancora in corso. Hajime no Ippo è uno dei maggiori e più seguiti successi dell'industria giapponese, questa seconda serie prodotta ancora una volta da Madhouse porta in sé interesssanti considerazioni sul cambiamento del sistema produttivo nipponico negli ultimi dieci anni: 75 episodi contro 26 è una bella differenza ma, ancora più consistente, è il miglioramente tecnico subito dallo studio Madhouse e riflesso nell'esuberante qualità dell'anime. The New Challenger è senz'ombra di dubbio il miglior anime vistosi nell'ultima stagione della televisione giapponese, molto al di sopra del pur notevole One Outs (il remake di Fullmetal Alchemist lo teniamo da parte) e semplicemente straordinario nell'alternare comicità demenziale a scene di incontenibile hot blood, la serie gode in questa sua incarnazione di una maggiore alternanza nel ruolo protagonista: ciò permette di variare enormemente lo stile narrativo, in Hajime no Ippo si superano tutti i limiti di sceneggiatura che il giappone ha ripetutamente mostrato negli ultimi anni senza inventare nulla, limitandosi, per così dire, a prendere tutti gli stereotipi e cacciarli in un unico contenitore. Ippo è il classico sfigato, Takamura per contro è un salto nel passato di quando i personaggi giapponesi erano eroi. Il frequente cambio di registro, la narrazione serrata senza parti morte, un cast e uno staff impegnati: The New Challenger è realmente il meglio offerto dal giappone televisivo di oggi. La storia è molto semplice: prosegue la carriera dei pugili, Ippo difende il suo titolo, Takamura va alla conquista del mondiale, gli altri vanno avanti per la loro strada. Personaggi ritornanti, ottima unità d'intenti con le esperienze animate di anni fa. Il successo è stato grande e una terza stagione è già confermata  e probabilmente in preparazione.
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sabato, luglio 04, 2009 | in : fumetti e libri
Terrore nell'Iperspazio (Stardeath, 1983): parliamo di nuovo di E.C. Tubb ma questa volta con un romanzo 14 anni successivo a S.T.A.R. Flight, praticamente un mondo parallelo totalmente diverso; la fantascienza è stata scossa da un evento fondamentale nella storia del genere, il 1979 è l'anno di Alien: Tubb si lancia nell'avventura crossover della fantascienza dell'orrore, horror fantascientifico. Residui degli anni '60-'70 si vedono e restano: il suo nuovo protagonista è come il Presto di STAR Flight, è un superuomo specializzato in morte. Se il capitano Kurt Varl potesse uccidere con gli occhi il libro sarebbe finito alla prima pagina, per fortuna Tubb si è trattenuto un attimo prima di renderlo Superman, si è fermato a livello del Punitore: Kurt Varl è un leader nato, domina i suoi uomini con la paura della sua furia mortale e con il rispetto per la sua intelligenza superiore, le donne cadono ai suoi piedi, gli uomini vorrebbero essere come lui, i bambini vorrebbero essere suoi figli. L'umanità sta affrontando la sua sfida più grande, tra i miliardi di umani sparsi per il cosmo i supercomputer che gestiscono la Società hanno individuato in Kurt Varl, l'UOMO per eccellenza, l'unico a poter salvare la Razza: il più forte e il più grande. Tubb con questo personaggio si lascia veramente andare, lo caratterizza come un superuomo silver age implacabile davanti ai nemici e impossibile alla sconfitta. Non è male come protagonista, è un vero badass. Circa trecento anni prima un grande scienziato ha scoperto/inventato l'iperspazio, il boom della nuova frontiera spaziale ha sparpagliato l'umanità un pò ovunque: certo, lanciati così all'avventura non tutti sono arrivati a destinazione, non tutte le astronavi erano costruite a regola d'arte, non tutti i navigatori così abili. Una nave qua e una là, nel corso degli anni, ultimamente sempre più di frequente: scomparse nell'iperspazio. Adesso entra in gioco Alien: finché un giorno una nave riemerge dall'iperspazio con il suo carico di inferno sulla terra, disperazione e terrore alla Barker, mostruosità rivoltanti e abomini offesa all'immagine didDio. Solo Kurt Varl può guidare una nave nell'iperspazio, trovare la causa dell'orrore e ammazzarla. Libro breve, metà spesa in preparazione metà in lotta: Tubb non indaga troppo sui suoi argomenti, le sue spiegazioni scientifiche fanno acqua, in certi casi il nesso delgi eventi viene un pò stirato per conseguire la successione narrativa prescelta. Si vede che  è un romanzo scritto velocemente. Tubb dimostra però anche di aver completamente capito e perfettamente padroneggiato la natura dell'orrore nello spazio, l'ignoto e lo sconosciuto, il sovrannaturale, la violazione delle leggi fisiche del nostro mondo da parte di qualcosa di superiore e terrificante, incomprensibile. Un colpo di genio lo spinge a inserire un elemento realmente misterico, fantasmi in senso stretto: razionalizzarli, farne una scienza. Terrore nell'Iperspazio porta un paio di sperimentazioni tematiche realmente fuori dal comune, le affoga in una solidissima narrazione d'atmosfera e le appunta sul petto possente del protagonista.  E' come guardare Predator.
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venerdì, luglio 03, 2009 | in : fumetti e libri
Tortuga (id, 2008): non stimo Evangelisti né come autore né come uomo. Troppo tronfio ad autodefinirsi unico sul panorama italiano, a prendere per sé diciture come New Weird e farsi figo: pur con un fondo di ragione ineluttabile quale la rarità di scrittori di genere di successo in Italia; candidatosi nella lista anticapitalista... ma non parliamo di politica: le ideologie sono per gli stupidi, cristiani e comunisti sono ugualmente odiosi e perduti nel cuore del Grande Inverno (mi stanno sul cazzo, chiaro?). Veniamo a Tortuga: storia di pirati, anzi, romanzo storico con pirati. Evangelisti ha dichiarato di essersi riccamente documentato, di aver fatto propri tutti i diari di personaggi storicamente esistiti legati alla filibusta ed essersi sforzato di discernerne il vero dal falso per offrire ai suoi lettori una rappresentazione della pirateria nella sua forma più crudele e realista. Molti dei personaggi secondari del romanzo, infatti, hanno nomi e gesta che dovrebbero rispondere alla più sacrosanta verità storica: tranne il protagonista, l'ex-gesuita portoghese Rogerio, nostromo su una nave spagnola assaltata dai pirati nelle primissime pagine del libro; Rogerio scampa la morte e viene arruolato a forza tra i corsari (fortuna che ci sono tanti sinonimi). Abbiamo quindi il più classico dei veicoli narrativi: un protagonista esterno al soggetto del racconto in cui identificarsi e scoprire insieme gli orrori e la bellezza della vita del pirata. Evangelisti avrebbe potuto scrivere un bel romanzo d'avventura piratesca, invece sceglie la via del cinico moralista lasciando all'ex-gesuita con qualche scheletro nell'armadio il compito di capire, comprendere, giudicare e diventare come i marinai che issano il jolly roger. Ciò detto mi sono goduto il libro quasi tutto, restando solo molto insoddisfatto nella sua fase finale: uno degli elementi narrativi che Evangelisti si premura di mettere ben in vista per tutto il romanzo è il tema della schiavitù e il modo in cui la Chiesa permettesse, incoraggiasse e sfruttasse la tratta dei negri, considerati creature subumane e via dicendo. Rogerio chiaramente si innamora di una bellissima schiava negra. Il finale è tanto prevedibile quando piatto: questi schiavi maltrattati e schifati per tutto il film, trattati come oggetti, insultati e posseduti come animaletti domestici, diventano il vero motore di tutta la trama e, infine, gli unici a godere del finale buono. Tutti gli altri: nobili, individualisti, preti, ex-preti, politici, professionisti, capitalisti e borghesi porci e schifosi, loro filibustieri bastardi, loro devono crepare tutti. Mettiamola così: Tortuga è un bel romanzo di pirati fino a quando il suo autore è rimasto in controllo delle proprie pulsioni demenziali, dopo si trasforma in un pamphlet politico malamente mascherato da narrazione, una presa per il culo a tutte le velleità storiche autoattribuite. Per quanto mi possa piacere un protagonista bestemmiante, un prete assassino e traditore e via dicendo, trovo alquanto fastidioso sentire la volontà altrui provare a imporsi alla mia con sotterfugi e impostori.
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venerdì, luglio 03, 2009 | in : fumetti e libri
Il Segreto delle Porte Spaziali (S.T.A.R. Flight, 1969): la Terra è stata invasa economicamente da alieni tecnologicamente così progrediti da poter vendere all'umanità il desiderio più grande, la giovinezza e l'immortalità; in cambio gli alieni chiedono poco: un sacco di soldi, un pezzo di terreno qua e uno là, essere trattati come esseri superiori. Gli alieni sono molto simili a noi, hanno una tecnologia migliore ma per il resto non sembrano essere andati troppo avanti con la civiltà: la STAR è una società segreta rivoluzionaria che vuole eliminare gli alieni, William Preston è uno dei suoi uomini più capaci. Non viene mai detto esplicitamente ma Preston è un sicario, un terrorista: siamo negli anni '60-'70, Tubb scrive letteratura d'evasione pura e semplice e il combattente rivoluzionario spietato e pieno di risorse è un mito romantico nel pieno del suo vigore. Gli alieni nascondono due segreti fondamentali: il trattamento di giovinezza e il funzionamento delle Porte Spaziali che conducono agli altri mondi. Preston, travestito da alieno, parte per una missione suicida: svelare i segreti degli alieni, liberare l'umanità dalla dipendenza verso la tecnologia aliena. Tuttavia c'e' un segreto molto più grande da scoprire: gli alieni non sono esattamente quel che dicono di essere, riuscirà Preston a sopravvivere alla furia degli alieni? Riuscirà a tornare sulla Terra portando con sé il Segreto? Sì. E con stile. Preston è un altro di quei personaggi a rientrare a pieno diritto nella categoria BATMAN, è un superuomo inarrestabile, pronto a tutto e letale. Tubb modifica leggermente i termini della caratterizzazione: Preston non è un genio e non è neppure dotato di particolari talenti, è uno di quei personaggi che oggi definiremmo ''un sopravvissuto'', messo alle strette, ridotto in fin di vita, Preston reagisce con ferocia e violenza, prende decisioni istantanee e non esita un'istante a uccidere i suoi avversari pur di garantire la propria sopravvivenza. Nel corso del libro si insiste molto su questa originale amoralità di Preston; una delle migliori righe è verso la fine della storia, un personaggio secondario che aveva conosciuto Preston prima della missione lo reincontra e pensa qualcosa come: ''prima aveva l'aspetto di un duro, di un assassino, adesso i suoi occhi sono [..è diventato ancora più figo..], adesso è un vero killer spietato e inarrestabile''.
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mercoledì, luglio 01, 2009 | in : fumetti e libri
Il Mostro degli Hawkline (The Hawkline Monster, 1974): se si fosse suicidato una decina d'anni prima e fosse nato una trentina d'anni prima, oggi ricorderemmo Richard Brautigan in modi molto simili a Robert E. Howard e H.P. Lovecraft. Brautigan era malato di mente, viveva a San Francisco negli anni '60 e i commentatori all'edizione, prima edizione italiana, del romanzo in oggetto lo definiscono una delle grandi voci della cotrocultura americana. Nella sua carriera Il Mostro degli Hawkline si pone come quinto romanzo pubblicato e primo a essere la programmata parodia di un genere tanto caro alla cultura classica americana come il western: il suo romanzo è un autodefinito Wester Gotico. E' ambientato nella e durante la Frontiera ma racconta di fatti misteriosi, nel senso di mistici, e di mostri. La famiglia Hawkline vive in mezzo alle disabitate Dead Hills, la casa sorge sopra delle caverne di ghiaccio: nelle caverne di ghiaccio si aggira un mostro, il mostro ha probabilmente ucciso il padre; il padre era scienziato un pò pazzo. Greer e Cameron sono pistoleri, si pagano le puttane ammazzando a pagamento: sono molto bravi; un giorno la Signora Hawkline manda Magic Child a cercare due bravi pistoleri per ammazzare il mostro che vive nelle caverne di ghiaccio sotto casa sua. Greer e Cameron sono immediatamente i pistoleri giusti, Greer è giovane e a Cameron piace contare: sulla strada per casa Hawkline, Magic Child decide di scoparseli entrambi. Controcultura vuol dire confondere i matusa, spezzare le convenzioni e fare del crossover anacronistico: è un romanzo brevissimo composto di tanti capitoletti brevissimi, è un delirio libertario di dialoghi brillanti e surreali, personaggi e comportamenti grotteschi, assassini senza scrupoli e donne desiderose di sesso; Brautigan è autore capace di tratteggiare caratteri interi in poche linee di testo, raccontare storie in una spicciolata di ricordi scambiati in mezza pagina. Ho fatto tesoro di questo romanzo, ho cercato di farlo durare il più possibile: avrò letto una pagina al giorno, non di più, per non doverlo mai finire; superata la metà l'ho finito in un'unica lettura, non potevo non girare la pagina successiva. Originale, sottilmente trasgressivo: a dirla tutta è un Wester Gotico Fantascientifico, ma qui le descrizioni non rendono e non hanno senso; un romanzo che è uno spicchio vivente e fresco della California anni '70 di cui tutti sanno qualcosa perché stampata nell'immaginario collettivo, qui non se ne parla ma l'impressione è di esserci caduti dentro.
hellbly @ 00:47 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, luglio 01, 2009 | in : fumetti e libri
La Minaccia degli Hukk (The Glory Game, 1973): mi è capitato per le mani un vecchio Urania dedicato a uno dei romanzi non-parte-di-cicli di Keith Laumer, mi sono sorpreso di quanto mi abbia divertito. Laumer fu autore a raffica, decisamente votato alla serializzazione e propenso a letteratura di pura evasione: non avevo mai letto niente di suo fino a oggi; La Minaccia degli Hukk l'ho letto in due giorni, avrei potuto in uno tanto è breve e filante, ma la Vita, sapete, no? Leggere più di cinquanta pagine alla volte sembra un'impresa impossibile. Laumer, prima di scrivere fantascienza, fu militare e diplomatico: la sua esperienza si riversa tangibilmente nela sua produzione; il suo stile concettuale è stravagante, unisce un senso della commedia e della satira fuori dal comune nella fantascienza, a un culto del superuomo capace di imprese impossibile tutti i giorni prima di colazione. Protagonista del romanzo è il giovane Dalton, ufficiale di carriera, giovane e già incaricato di un importante comando spaziale: la Terra è sull'orlo di una guerra, una razza aliena un tempo arretrata rispetto all'umanità è ora in procinto di fare il grande salto e sfigare la potenza terrestre in campo aperto; sulla Terra la politica imperversa, l'esercito è spaccato in due tra i Morbidi, che vedono gli Hukk come bambini incapaci di ogni male, e i Duri, che gli Hukk vorrebbero ammazzarli tutti: come se non bastasse ci si mette in mezzo anche il governo mondiale, interessato più che altro a smantellare l'esercito. Dalton si trova nel mezzo: poco prima della partenza per la missione che deciderà le sorti delle relazioni tra Hukk e Umani, viene preso da parte da una fazione alla volta all'oscuro dell'altra, ognuna gli impone ordini segreti che spostino gli equilibri di potere a proprio favore. Gli ordini sono naturalmente contraddittori tra loro: ogni fazione promette fortuna in caso di successo e disperazione in caso di tradimento o fallimento, Dalton è in una situazione complicata. Dalton è un Uomo, nel senso di un Main Man: ha le palle più grosse di chiunque, è un genio militare, un giocatore di poker senza rivali, è stronzo come nessuno e il peggior individualista arrogante e sicuro di sé a cui sia mai stato dato il comando di una flotta di navi da guerra. Ci sono i Morbidi, ci sono i Duri, c'e' il Governo: poi c'e' Dalton. Il personaggio è chiaramente caricaturale, sembra l'incarnazione del Chuck Norris dei facts: è un personaggio fantastico, immediatamente simpatico, indefesso e con l'autostima a livelli fuori scala. La narrazione di Laumer è una freccia, niente giri di parole, descrizione integrate all'azione, nessi brevissimi e spostamenti ridotti al minimo: azione, qui e ora, il resto è ovvio. Non ci sono grossi contenuti, la razza umana fa abbastanza schifo tutta complotti e ipocrisia, ma è una scenografia di comodo per esaltare la pura potenza del protagonsita ed evidenziarne i tratti superumani.
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lunedì, giugno 29, 2009 | in : fumetti e libri
Justice League of America: a tre anni e trentaquattro numeri dall'inizio l'ammiraglia DC Comics cerca ancora una sua identità ed è quindi tempo di correre ai ripari. Per la verità la DC aveva un piano editoriale molto preciso, finita la mediocre run iniziale di Meltzer, tempo e spazio per McDuffie, scelto non a caso soprattutto per reintrodurre ufficialmente nel DCU gli eroi dello Shadow Cabinet con i quali sopperire ai piani a lungo termine che avrebbero coinvolto la trinity. Già, in DC gli eroi tendono a essere meno ubiqui: se Batman sta facendo qualcosa di importante non compare allo stesso tempo in X-Men, X-Force, X-Palle e nelle sue dodici testate assolo. Lasciate perdere: McDuffie va via sbattendo la porta, la sua run ha fatto schifo ma a suo dire la colpa è delle suddette macrostorie che gli hanno impedito di usare certi personaggi e muoversi liberamente nel DCU; torto o ragione il risultato non cambia: in poco tempo DC è riuscita ad alienarsi due autori di calibro, l'altro è Dixon, e a dover riprogrammare con imbarazzo le vicende del suo supergruppo primario. Mal comune mezzo gaudio: proprio di questi giorni la notizia del divorzio tra JMS e Thor a causa della volontà Marvel di far confluire la sua eccellente storia in un crossover. Lasciate perdere: quando McDuffie e la JLA sembravano in buona salute la DC annunciò tra cori angelici il lancio di una serie parallela, chiamata Justice League, scritta da Robinson. L'ennesimo tentativo di tenere in vita contemporaneamente due team primari, il secondo dei quali più aggressivo: con il licenziamento di McDuffie, Justice League si trasforma in una minisierie, Wein traghetterà qualche numero di JLA e Robinson passerà a scrivere l'unica testata del gruppo a partire da... boh, non saprei. Torniamo al presente: Black Canary ha fallito come leader della JLA, era prevedibile. Lo Shadow Cabinet è tornato senza troppo clamore, l'ultimo anno e mezzo di JLA è da dimenticare.

Wonder Woman - Rise of the Olympian: mentre Batman schiattava e Superman se ne andava offworld, Gail Simone faceva di tutto per dare a Wonder Woman un equivalente in importanza di storia. Rise of the Olympian segna il ritorno degli Dei greci nel DCU, la nascita di una nuova super-arci-nemesi per Wonder Woman, e si conclude con Diana che rinnega i propri Dei, la propria natura Amazzone, persino il proprio popolo pur di non sottostare al volere dell'arrogante faccia di merda noto come Zeus e del suo decreto divino di asservire le amazzoni ai suoi nuovi prediletti comandati da Achille. Ah, Ares è morto, Wonder Woman e Donna Troy hanno litigato, Wonder Woman e Nemesis hanno parecchio da dirsi, in generale Wonder Woman è stata liberata da quasi tutti i suoi legami e tradizioni, sradicata e lasciata sola come mai prima d'ora. Con tutti i difetti dovuti ad alcune forzature e eccessi di montatura sull'importanza di questa storyline, Gail Simone dimostra di essere veramente un'autrice capace di rimboccarsi le maniche e sputare parole e scene degne di essere lette, nonostante tutti i compromessi.

Green Lantern: con la fine di Agent Orange la lunga preparazione a Blackest Night è finita, dal prossimo mese super-mega-crossover estivo nel DCU. Johns è sempre un grande e Green Lantern è sempre una delle migliori testate DC.

Sgt. Rock
: si conclude finalmente The Lost Battalion, la miniserie creativa di Billy Tucci. Ho sempre detestato Tucci, sin dai tempi di Shi. Guardate le uscite di Lost Battalion e paragonatele a quelle della precedente miniserie scritta da Kubert: la precisione e la puntualità di un grande professionista del fumetto contro il bel disegno senza sostanza di uno scarto dell'era Image.

The Immortal Iron Fist: la Marvel è un editore che di tutto per essere odioso, una delle sue caratteristiche più sgradevoli è quella di cancellare le sue serie migliori. Qualche settimana fa l'annuncio della chiusura di Cap. Britain, oggi la fine ancora una volta molto violenta e non anticipata dell'amatissimo assolo di Iron Fist. Pensare che quando Fraction la mollò ero convinto sarebbe caduta in disgrazia nel giro di un niente, Duane Swierczynski mi ha sorpreso: è riuscito a mantenere il ritmo, il tono e l'atmosfera, riuscendo a non far rimpiangere il suo più blasonato predecessore. E' stata tutta colpa della Marvel, non ha supportato la serie e ha lasciato che le vendite scivolassero. Adesso ci saranno una serie di speciali dedicati alle Immortal Weapons, ognuno con un backup che dovrebbe fungere da albo numero 28. Non è abbastanza ma riassumiamo: Iron Fist è tornato a New York, la sua città magica è sull'orlo di una rivoluzione storica, ha stretto patti di amicizia e alleanza con i campioni delle altre città magiche, ha fatto la proposta di matrimonio a Misty (che per altro è incinta). Tipico ultimo numero, un vero peccato che la corsa si sia conclusa.

Messiah War: l'ultimo x-crossover tra Cable e X-Force ha tanta storia editoriale alle spalle ma non vale la pena raccontarla a causa dell'orrore della storia e della trama. Peggiore x-over da... ci penso, ve lo farò sapere quando ne parleremo di nuovo.

Astonishing X-Men: continuo a trovare i disegni di Simone Bianchi inadatti alla narrazione a lungo termine, ma il suo ciclo con Ellis è comunque di ottima fattura e mantiene altissimo il livello di questa serie dedicata agli x-men. Spero che Ellis abbia piani a lungo termine.

All Hail Megatron
: dopo tanti fumetti dei Transformers di scarsa qualità, IDW riesce finalmente a mettere in piedi un degno contraltare alla spettacolarità e celebrità cinematografica dei robot hasbro. Il successo di questa miniserie è stato tale da: 1) crescerla da 12 a 16 numeri, anche se i prossimi 4 saranno in sostanza degli speciali slegati; 2) garantire il lancio di una regolare ambientata nella stessa continuity. La premessa della serie è questa: Optimus e Megatron hanno combattuto nel solito duello, questa volta però, a causa di un traditore tra gli Autobots, Optimus ha perso e così la guerra è finita in favore dei Decepticons (praticamente è il contrario rispetto al finale del primo film). Ora i Decepticons regnano sulla Terra e gli Autobots sono stati esiliati su Cybertron a morire ''di fame'', con Optimus morente. L'autore Shane McCarthy, qualche cosa per DC con Batman, riesce a dare nuova vita alla G1 buttando toni molto adulti e aumentando il livello e l'intensità del conflitto. I fan dei Transformers dovrebbe mettere una freccia gigante al neon lampeggiante per ricordarsi ogni uscita IDW da qui in poi.
hellbly @ 19:34 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
domenica, giugno 28, 2009 | in : cinema e tv
Transformers - La Vendetta del Caduto: Primus ti prego, toglimi la vista. Dopo Transformers 2 la realtà è così spenta, i suoi colori così tristi: la mia macchina non si trasforma, la mia cucina non si trasforma, non ci sono ninfomani da schianto a corrermi dietro, le cose sfigate e le persone sfigate restano tali. Michael Bay porta al cinema l'unica e vera augmented reality: la realtà vista e sentita attraverso la sua elaborazione è tanto migliore, tanto migliore, veramente tanto tanto migliore. Due ore e rotte di film, sono sudato come se avessi corso e combattuto insieme a Optimus Prime e gli Autobots: il bombardamento sensoriale lascia spossati, tramortiti. Avete presente, dopo una passeggiata in un'assolatissima giornata d'estate, tornate a casa e i vostri occhi non riescono ad abituarsi alla minore luce degli interni e per un pò non siete come ciechi, semplicemente quello che c'e' in casa non sotto la stessa luce di quello fuori: Transformers 2 è così. Tutto esplode, tutto si trasforma e tutto quello che si trasforma dopo esplode anche. La visione di Bay è talmente piena e perfetta che i suoi protagonisti hanno il tempo di soffrire e amarsi, e mentre soffrono e si amano possono sempre e comunque fare delle battute perché è tutto così bello, cromato e patinato, che anche i più cattivi non rinunciano a un pò di cabaret e tutti i buoni hanno un senso dell'umorismo speciale che trasforma ogni stupidaggine in puro divertimento. Sono passati un paio d'anni dal primo film: gli Autobots e l'esercito americano lavorano insieme per scovare ed eliminare, sì, proprio ammazzare, i Decepticons sopravvissuti; Megatron è stato affondato e quel che rimane dell'AllSparks è guardato a vista in una struttura di massima sicurezza. Sam e Mikaela sono imprevedibilmente ancora insieme, ma d'altra parte questa è la realtà-paradiso di Bay, però Sam non è soddisfatto: Mikaela è doma ma non completamente dominata, allora decide di fare un pò il prezioso e parte per il college, gli Autobots hanno rotto, lui vuole avere una vita normale. Sam però è il prescelto, è come Harry Potter con una enorme differenza: invece di avere quel vecchio sfigato di Albus Dumbledore al suo fianco per consigliarlo, proteggerlo e guidarlo, lui ha Optimus Prime. Alla fine del primo film dei Transformers ero soddisfatto come dopo una notte di sesso, anzi, è era stato meglio di una notte di sesso perché dopo potevo ancora avere la notte di sesso. L'unico amarezza era dovuta alla scarsa resa di Optimus Prime come guerriero: grande capo carismatico, nobile eroe, ma guerriero così così; pare che questa impressione non sia stato l'unico ad averla: Bay racconta di aver ricevuto migliaia di lettere che criticavano il fatto di non aver mostrato Optimus Prime come il guerriero definitvo, il Conan il Barbaro dei Transformers. Bay ha detto di aver preso in considerazione tutte le critiche dei fan nella realizzazione di questo secondo film. Anche il secondo film è sceneggiato dall'accoppiata Orci-Kurtzman, i migliori scrittori americani del momento: è loro anche la sceneggiatura di Star Trek. In questo secondo film Optimus Prime combatte, eccome se combatte: combatte, spara, spada, strappa teste a mani nude, sventra robot. Combatte come Batman. Optimus Prime in Transformers 2 combatte come Batman. Riuscite a immaginare Batman che è Optimus Prime o Optimus Prime che è Batman: dopo questo mi ci vorrebbe una notte di sesso con due collegiali ninfomani assatanante per mantenere il trend positivo. Invece niente. Ne ho lette di ogni su questo film, critiche senza fine: idioti. Un film visto in una sala stracolma, di sabato sera in un multisala, in un finesettimana estivo con la scuola finita e il tempo brutto: la sala era piena di ragazzini, piena, debordante, rumorosi ragazzini con le loro ragazzine che non avevano nessuna voglia di essere lì, ragazzini che fanno i fighi davanti alle loro ragazzine e ragazzine che chiacchierano perché tanto sono lì solo per stare con i ragazzini. Inizia il film, esplode la prima eplosione: nessuno parla più, un silenzio rapito; qua e là il rumore di una zip abbassata, un uomo che non riesce a sostenere l'eccitazione e deve sfogarla; qua e là il rumore di un bracciolo sradicato per la partecipazione emotiva alla pugna; qua e là una risata, brevissima e giusta, anche io avrei riso in quel momento se non avessi avuto la bocca asciutta e contratta per l'emozione. Dite e credete quel che volete: è puro cinema, è lo spettacolo pirotecnico figlio di una teoria estetica e creativa precisissima, criticabile se volete ma innegabilmente valida. Io posso solo immaginare cosa debba essere vedere questo film, con i suoi minuti in più e il suo doppiaggio originale, in una sala Imax. Lo scroto alieno. Puro Cinema. Tecnicamente il passo avanti è clamoroso: siamo a soli due anni dal film precedente ma la chiarezza delle animazioni e delle textures, la precisione delle collissioni e la simulazione della realtà sono teravolte migliori. I poligoni dei protagonisti sono aumentati a dismisura, le animazioni facciali sono ridicole tanto sono impressionanti, la camera durante i combattimenti è ora posta molto più lontana e ogni movimento è perfettamente seguibile e riconoscibile: il cambiamento nelle coreografie di combattimento è simile a quello che corse tra il primo e il secondo Batman di Nolan. Prima c'era una confusione di metallo ad alta velocita, tutto un blur: adesso ci sono nitidi scambi di botte da orbi di metallo. La produzione poi non si prende troppo sul serio: qualche settimana fa i ragazzi della ILM raccontarono di computer fusi o esplosi per la mole di lavoro necessaria al rendering del film, Megan Fox ha rilasciato una quantità di dichiarazioni sulle proprie tette e durante tutto il film viene ampiamente sfottuta per essere una gnocca senza cervello, lei sta al gioco. Bay stesso non si nasconde mai. Bisognerebbe poi scrivere una pagina a parte per gli effetti sonori, sono sensazionali e avvolgono lo spettatore tra esplosioni e il tipico rumore della trasformazione. Ci sarà un Transformers 3? Facile. Cosa dovrà esserci in Transformers 3? I Dinobots e Unicron. Me Grimlock, badass!!! I am Optimus Prime, and I send this message to any surviving Autobots taking refuge among the stars: We are here. We are waiting.
hellbly @ 03:20 | commenti (popup) | commenti
venerdì, giugno 26, 2009 | in : cinema e tv
The Spirit: mi aspettavo fosse brutto, e per questo non ero andato a vederlo al cinema, non ho mai creduto che Miller senza balia potesse dirigere un vero film, e in effetti non può. I lettori del blog conosceranno The Spirit perché ogni tanto parliamo della sua ultima incarnazione a fumetti per l'editore DC Comics, un fumetto eccellente nonostante non sia un fan del personaggio e tenda a non leggerlo veramente; è comunque storia del fumetto e piace saperlo vivo e vegeto. Il film è pacchiano, Miller ricorre al suo sincitystyle cercando di farne un marchio di fabbrica e finendo per dimostrarsi privo di idee e incapace a mettere in video la sua visione artistica: non si possono fare due film esteticamente uguali quando l'impronta visiva sia così fortemente caratterizzata e riconoscibile, il secondo ne esce automaticamente sconfitto. Denny Colt è Wolverine, ha un fattore di guarigione eccezionale che gli permette di risorgere ed essere massacrato di botte e proiettili riprendendosi in un momento; Denny Colt è Batman, lui difende la sua città ed è ossessionato da essa. Denny Colt è The Spirit, e nonostante Miller si impegni a tenere il tono sopra le righe per proporre il verso scanzonato più proprio delle storie a fumetti, finisce invece per risultare stranito e insensato: inoltre continuo a ripetere, Samuel Jackson ha rotto il cazzo.
hellbly @ 23:25 | commenti (popup) | commenti
giovedì, giugno 25, 2009 | in : animazione e videogiochi
Magic: The Gathering - Duels of the Planeswalkers: ovvero il videogioco ''delle magic'' uscito la settimana scorsa su Live Arcade. E' un bel giochino. A testimonianza della sua bontà è da una settimana tra i top board di gamefaqs, cosa molto rara per un Arcade e specialmente per tutto questo tempo; sono uno di quelli che non gioca alle magic da 10 anni, per fortuna non uno di quelli che potrebbe chiedere ''esistono ancora?''. Duels è un gioco fortemente caratterizzato, i suoi programmatori e la Wizard hanno deciso di renderlo un prodotto base che possa farsi forza di tutto il gameplay altamente tattico e fortunoso che ha fatto grande il capostipite dei giochi di carte collezionabili, e allo stesso tempo evitare il loro più grande problema, il ''collezionabile''. In Duels tutti i giocatori hanno le stesse carte, divise in una decina di mazzi precompilati praticamente non personalizzabili: il giocatore sceglie un mazzo e si mette a giocare sapendo che l'avversario farà altrettando, non ci sono carte sconosciute, ultime espansioni o versioni; i giocatori hanno un numero limitato di opzioni tra cui scegliere e ciò garantisce di avere un livello comune di partenza e che siano realmente fortuna e abilità a decidere il vincitore. Allo stesso tempo è un difetto perché gli amanti delle magic e i giocatori più appassionati trovano sia una grande limitazione non poter personalizzare a piacimento il mazzo. A riguardo faccio una previsione: il gioco sta avendo successo, espansioni sono già previste. Se il successo di questo gioco dovesse continuare non è difficile immaginare che il blocco sia tolto e venga dato ampio spazio alle espansioni: stabilita una base di partenza solida si farebbe molto in fretta a speculare e trasformare il videogioco in un veicolo simile all'originale cartaceo. Nel frattempo è il miglior modo per gustarsi le magic senza rimetterci un occhio della testa e divertendosi a giocare contro altre persone che non possono batterci semplicemente per aver speso molti più soldi in carte. La veste grafica è molto seplice ma curata, è persino divertente da giocarsi in single player: anzi, volendola dire tutta, tra il computer e i giocatori umani l'unica grossa differenza è che questi ultimi ogni tanto fanno delle cazzate.
hellbly @ 20:46 | commenti (popup) | commenti
giovedì, giugno 25, 2009 | in : cinema e tv
Legend of the Bog: la traduzione più corretta di ''bog'' è torbiera. Ciò detto l'Irlanda è un'unica grande torbiera, in queste torbiere si trovano una quantità incredibile di mummie preistoriche semiconservate: queste mummie hanno la cattiva abitudine di andarsene in giro incazzate. Per fortuna c'e' Vinnie Jones, Mr. Hunter che li caccia senza pietà distruggendoli. Un giorno un archeologo specializzato in bog bodies e un fracco d'altra gente si trova per caso a casa di Mr. Hunter, proprio mentre un nuovo zombie-non zombie si risveglia incazzato. Vinnie Jones apparirà complessivamente per dieci minuti, il film è una vaccatona inutile buona per qualche risata.
hellbly @ 00:23 | commenti (popup) | commenti
martedì, giugno 23, 2009 | in : animazione e videogiochi
Sam & Max - Save the World: ricapitoliamo un pò di storia. C'era una volta la LucasArts, divisione giochi dell'impero di Lucas e tra le maggiori software house degli anni '90: come tutte le creature di Lucas anche questa società nel corso degli anni è finita per diventare... lasciamo perdere. Finito il periodo di grande successo delle avventure grafiche la LucasArts andò alla sbando: i suoi franchise più noti rimasero inutilizzati o constamente impegnati in produzioni destinate a naufragare o a riscuotere penosi consensi, tutto il suo parco sviluppatori finì per abbandonarla e rendersi indipendente. Dopo vari tentativi di rivitalizzare e dare un seguito alla storia originale delle sue creazioni, finalmente libero dal periodo di licenza con la Lucas, Steve Purcell qualche hanno fa riuscì a migrare il progetto di una nuova avventura di Sam & Max presso gli studi Telltale (quasi tutti ex-impiegati Lucas capitatani da quel Grossman il cui nome viene ricordato sempre insieme a quelli di Gilbert e Shafer per il successo di Monkey Island). Ora, c'e' un motivo se il nome di Grossman è ricordato solamente insieme a quelli dei suoi colleghi decisamente più famosi. Lo sviluppo di Sam & Max è stato inizialmente pensato su piattaforma PC, sei episodi a cadenza mensile da un paio d'ore di gioco l'uno: provai a far funzionare il primo sul computatore, senza successo; successivamente ne venne realizzata una raccolta per wii, 40 euro. Mercoledì scorso sono usciti sulla piattaforma Live per circa 20 euro. Uno dei migliori affari in digital delivery che mi siano capitati. Le avventure grafiche non sono più quel genere impossibile a vendersi che erano fino a quattro, cinque anni fa: il mercato pc ha ricominciato ad accettarli e anche le console stanno finalmente iniziando a comprenderle. Questo primo esperimento Telltale prova un approccio nuovo al genere: non solo la natura episodica, soprattutto il basso costo e la più ampia diffusione possibile. L'uscita dei primi episodi fu accompagnata da un notevole seguito pubblicitario, poi scemato con la perdita di novità. E' facile seguire a questa promessa il principale problema del gioco: la povertà; i nuovi Sam & Max sono sviluppati in forma poligonale ''standard'', mossi da un motore grafico proprietario molto vicino a certe produzioni industriali per amatori e risultano quindi molto piatti e banali. Le ambientazioni sono povere, così le interazioni con gli oggetti e la quantità e varietà dei dialoghi. Preso atto di trovarsi davanti a produzioni a basso budget si può apprezzarne la passione e la qualità complessiva: non posso dire che le sceneggiature siano alla pari di quelle di allora, sono passati troppi anni e le ricordo troppo filtrate dalla memoria dei bei tempi che furono, ma sono spassose, i personaggi sono caratterizzati a dovere e non si risparmia su dialoghi indubitabilmente inadatti (ma solo perché incomprensibili) a un pubblico underage. I primi tre episodi sono di molto inferiori ai seguenti, segno evidente che gli sviluppatori necessitassero di un certo periodo di rodaggio e di più confidenza con i mezzi e i temi. Sam & Max si sono guadagnati una seconda stagione, Telltale si è guadagnata la produzione dei seguiti di Monkey Island: l'operazione è stata un successo e per fortuna nessuno ha provato a rendere questi giochi più action, potete stare certi che bambini con problemi di concentrazione non riusciranno mai a giocarli.
hellbly @ 19:51 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
lunedì, giugno 22, 2009 | in : animazione e videogiochi
Gears of War 2: so di arrivare con qualche mese di ritardo, 8 direi, ma c'e' una lunga storia personale dietro questo gioco. Non starò a raccontarvela ma la sintetizzerò in alcuni elementi chiavi: gioco cooperativo in split-screen, una console rotta e un compleanno. Parlo di questo gioco, tra i più venduti per xbox360 nonché una delle poche esclusive resistenti al mercato, esclusivamente nella sua modalità single player giocata in cooperativo. Non sono un fan della serie, non mi piace la storia, non mi piace il character design, mi sta sul cazzo Cliffy B, non riesco a capire cosa ci sia di bello nel suo multiplayer: ciò detto è uno dei giochi più divertenti da giocare in due che mi siano capitati. Tolti i problemi estetici soggettivi con la sua realizzazione tecnica, GOW2 (non God of War) è uno dei giochi più belli a guardarsi della nuova generazione, un solidissimo shooter le cui meccaniche di copertura hanno più o meno influenzato tutto il genere dalla sua uscita: il seguito è la stessa roba del primo, poco di più, quindi non vale la pena scriverci qualcosa (ixb trovate quanto scrissi sul primo). Quale sarà il segreto del padre di Marcus?
hellbly @ 23:04 | commenti (popup) | commenti
sabato, giugno 20, 2009 | in : fumetti e libri
The Man With No Name: considerando la difficoltà produttiva di Lone Ranger, la sua aperiodicità per così dire che non ci consente di sapere quando uscirà il prossimo atteso numero, la serie dynamite a fungere da ammiraglia per western avrebbe dovuto essere quella basata sulla licenza ufficiale dei film di Leone. Alla Dynamite dovrebbero prendersi un momento, fermarsi a guardare e capire quale debba essere il loro futuro: questo è il momento di decidere se continuare a crescere come editori o continuare a fare buoni fumetti. Avendo raggiunto una fetta di mercato considerevole e una ancor più ragguardevole quantità di uscite mensili, l'editore dimostra chiaramente di non essere più in grado di mantenere la stessa qualità, soprattutto estetica, su tutte le testate. The Man With No Name si ferma all'undicesima uscita, sei di troppo direi. A settembre è previsto che riprensa con un nuovo team creativo e un nuovo nome, rullo di tamburi: The Good, the Bad and the Ugly.

Moon Knight: quando Dc comics decide di chiudere una testata solitamente lo anticipa, in altri casi la mette in iato semi permanente e finge di essersela dimenticata. Poi però la finisce. In casa Marvel invece hanno invece pensato di aspettare una convention e dichiare l'ultima serie di Moon Knight sempicemente chiusa, e di rilanciarla quest'estate o a settembre (l'ho letto da poco e non lo ricordo) con un nuovo titolo e una bella centratura sulle trame di Dark Reign.
Hanno fatto bene a chiuderla, tutta la parentesi messicana è stata una marea di stronzate. Altra serie avviata bene e poi messa in mano alle terze linee.
Voglio poi togliermi una voglia: Dark Reign è la peggiore storyline Marvel di sempre, di sempre no ma sicuramente la peggiore da tutta la menata di Civil War; non ha senso e la continuity è la peggiore mai vista.
hellbly @ 18:05 | commenti (popup) | commenti
martedì, giugno 16, 2009 | in : cinema e tv
The Horsemen: comincerei con Ziyi Zhang, anni 30, nel film interpreta una diciottenne. Il suo personaggio dice di essere stato adottato all'età di 8 e di aver vissuto 10 anni con la famiglia, quindi 18; hai voglia a essere cinese ma a dimostrare 12 anni di meno si fatica. Nota a margine: ieri ho visto il trailer di 17 again, la Zhang sembra una diciottenne più di quanto Efron, 22anni, sembri un diciassettenne. Divago perché sul film c'e' poco da dire: l'amico regista svedese, famoso autore di video, al suo secondo film non lascia memoria di sé. Dennis è Dennis, qui in un ruolo pesantemente drammatico di thriller poliziesco con serial killer con vaghe reminescenze di Seven. Dennis è un detective, vedovo con due figli che ignora; incappa in una serie di efferatissimi omicidi rituali largamente basati sull'Apocalisse cristiana, indagando scoprirà un orrorifico legame tra le vittime degli omicidi e......  The Horsemen soffre di un problema tragico, è prevedibile, le mille sorprese che la sceneggiatura avrebbe voluto disseminare sono telefonate con minuti di anticipo: nonostante questa grave pecca l'atmosfera non manca, anzi, è un film molto teso e forte, concitatissimo specialmente nel finale. Parlando del finale non si può fare a meno di notare alcune incrongruenze e una quantità di trame lasciate sospese e inspiegate, molto fastidioso in un film da cui non ci si aspetta certo un seguito.
hellbly @ 00:19 | commenti (popup) | commenti
martedì, giugno 09, 2009 | in : animazione e videogiochi
One Outs (episodi 1-25 serie completa): una delle poche serie meritevoli di essere viste nei passati sei mesi giapponesi, trasposizione animata dell'omonimo manga conclusosi l'anno scorso. Come tutte le cose belle anche il cartone di One Outs doveva prima o poi finire, questa insolita e originale storia di baseball, lontanissima dagli stereotipi del genere adottati a più riprese nelle produzioni nipponiche, si chiude senza aver riscosso il successo dovuto: ottima realizzazione tecnica parzialmente a opera degli studi Madhouse, regia di Yuzo Sato (non a caso al comando di altri due progetti simili nei tempi e nelle atmosfere quali Kaiji, sfortunatamente mai arrivato con il dovuto amore nei canali del fansub, e Akagi), character di Umehara (quello dell'anime di Claymore). One Outs è la storia di una squadra di baseball, fanalino di coda del campionato, e del loro nuovo lanciatore: lo spietato Tokuci Toua, uomo di intelligenza superiore, soprattutto impareggiabile gambler; dimenticatevi Tommy la Stella dei Giants, One Outs è tutto incentrato sulla battaglia psicologica e la componente emotiva e mentale dell'evento sportivo, in particolar modo del duellare tipico del baseball. Tokuchi è chiaramente un modello di antieroe, per niente simpatico, imbattibile e mancante di tutte quelle doti umane che conformano il perdente-tipo dell'anime giapponese moderno: è un uomo superiore e nei venticinque episodi della serie non perde mai. Non ho idea di come evolva la trama del manga, il cartone ne riproduce solo una piccola parte: difficile trovare informazioni a riguardo. One Outs alla lunga sarebbe diventato ripetitivo, ma è un piacere vedere la ripetizione di qualche soggetto e trama fuori dagli schemi.
hellbly @ 21:44 | commenti (popup) | commenti
lunedì, giugno 08, 2009 | in : fumetti e libri
Seaguy - The Slaves of Mickey Eye: il ritorno di Morrison alla Vertigo è per il sequel di Seaguy. Non mi era piaciuto il primo, non mi è piaciuto il secondo: faccio fatica a capirlo e in definitiva non lo trovo né divertente né interessante. Più o meno è la stessa roba del primo, un pò più intricato e con un salto tra il secondo e il terzo albo fortemente indigeribile.

Criminal Macabre - Cell Block 666: praticamente me n'ero dimenticato, per fortuna questa serie di Niles non offre mai tanta storia da non poterla tenere a mente a mesi di distanza. Il piano di Cal per uscire di prigione e chiudere la story line che lo vede perseguitato dalla polizia ha successo, in modi sempre più prossimi e troppo simili a quelli di un vecchio Hellblazer.

Dead Irons: questo è qualcosa di cui sentivo la mancanza, c'e' stato un tempo in cui horror e western andarono a braccetto. Non mi riferisco solo a varie esperienze comics da Desperados, un certo periodo di Jonah Hex, Phantom Rider e tutta la compagnia di detective del paranormale e mostri immersi nella frontiera selvaggia: la Dark Age di White Wolf ci portà tutta una teoria di licantropi cowboy, lo stesso Near Dark potrebbe ma forse no. Un team di autori di secondo piano confeziona una buona storia pseudo underground per Dynamite. Un predicatore fuori di testa venera il diavolo e vuole l'immortalità, sua moglie viene sacrificata e una maledizione sulla testa dei suoi quattro figli: un vampiro, un lupo mannaro, una strega, uno zombie o qualcosa del genere. I primi tre si votano alla vendetta e al male, l'ultimo vuole salvarli o ammazzarli, o salvarli ammazzandoli. Divertente e ben realizzato, ci sarebbero voluti più numeri: al solito l'ultimo albo è tirato via e la sceneggiatura salta l'atteso scontro finale affrettandosi a non lasciare troppi fili sciolti, il finale non è chiarissimo. A volte i disegni underground, molto espressivi, scazzano in pieno la necessità rappresentativa.
hellbly @ 16:17 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
domenica, giugno 07, 2009 | in : cinema e tv
Terminator Salvation: alla fine il film è divertente ma avrebbe dovuto essere molto migliore. Il franchise creato da Cameron è stato costantemente maltrattato, gli ultimi due film sono stati entrambi divertenti ma tristemente manchevoli d'immaginazione e carattere: Rise of the Machine fu messo in mano a quello scemo del film con i sottomarini e Bon Jovi, il risultato fu parallelo a quando Batman passò alla regia di quello scemo omosessuale di Schumacher; Terminator 3 fu ampiamente criticato ma lungi dall'essere un insuccesso. Terminator Salvation è il primo di una trilogia annunciata, avrebbe dovuto essere un sicuro hit; un pò come la serie tv di recente produzione riuscita a sopravvivere una stagione e mezzo prima di venir brutalmente cancellata per insopportabile e offensiva bruttezza. La ricezione di Salvation è stata insospettabilmente ma prevedibilmente negativa: i commentatori esteri e le recensioni lo trattano come peggiore di Rise of the Machine, il seguito è (non dico) in dubbio (ma quasi) nonostante la produzione sia stata fatta iniziare parallelamente, anche a causa di alcuni problemi legali sui diritti di distribuzione. Il problema di Terminator 4 è il suo regista, quel gran pirla di McG: quell'emerito stronzo autore dei film sulle Charlie's Angels, due dei più brutti film della storia. Rispetto ai suoi standard Salvation è un'immane passo avanti, la mancanza di personalità e creatività del regista si ripercuotono pesantemente su ogni scena: le sequenze d'azione sembrano tutte rubate a qualche altro film, le citazioni dai precedenti Terminator valicano frequentemente l'aspetto ''omaggio'' per finire nella copia spudorata. La prima volta che vedi il Terminator prendere un pugno e meccanicamente riportare la testa in asse: quello è entusiasmo; la terza volta, nello stesso film: quella è mancanza di idee. Christian Bale torna alla sua versione magra e sofferta, la sua performance manca dell'intensità a cui l'attore ha abituato i suoi fan; migliore il lavoro svolto da Sam Wothington, per altro vorrei contare i minuti su schermo: mi sembra facile affermare che sia lui il vero protagonista. La sua carriera è pronta a esplodere, l'Avatar di Cameron sta per uscire. Il resto del cast prevede il giovane Kyle Reese, interpretato dallo stesso attore (sembra impossibile) che ha fatto Checov nell'ultimo Star Trek: sicuramente può migliorare; poi ci sono una serie di personaggi femminili e spalle di colore la cui presenza è una nuova offesa: la figlia di Ron Howard è la moglie di Connor, praticamente non la si vede e la sua caratterizzazione è anni luce lontana dal canone (che la vedrebbe come una guerrigliera e seconda in comando, qui presentata come una donnicciola da the con le amiche), sicuramente per colpa del regista e non sua; la coreana-americana Moon Bloodgood è l'altra donna, quella di Worthington: è una modella, non un'attrice, potreste averla già visto nell'ultimo Street Fighter o in Pathfinder. Poi c'e' Common, sì, neppure lui è un attore: è un rapper. Da un regista che si fa chiamare McG, e non è nero, non ci si potrebbe aspettare altro. Almeno Arnold ha concesso i diritti per l'uso della sua immagine e in ben due riprese potrete vedere un culturista austriaco con la faccia del Governor stampata sopra: il momento migliore di tutto il film. Eppure è divertente: tanta roba che esplode, tantissima roba che esplode, un sacco di robot. Tra qualche giorno uscirà Transformers 2: tantissimissima roba che esplode e un sacchissimo di robot, e il ricordo di Terminator 4 passerà da ''divertenete'' a ''dimenticabile''.
hellbly @ 11:19 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, giugno 04, 2009 | in : cinema e tv
Gran Torino: Walt Kowalski è un all american, vive nella periferia depressa di Detroit, ha lavorato 50 anni alla catena di montaggio della Ford e, se la mia interpretazione della storia americana non è sbagliata, si è fatto volontariamente tre anni di guerra in Korea (nel film dice di aver servito per 3 anni, anche ammesso che non fosse volontario fin da subito, la coscrizione allora durava un massimo di 24 mesi). Certo: è polacco di origine, ma per gli hmong appena immigrati è più americano della gomma da masticare. Certo: Walt mastica solo tabacco ma ci siamo capiti. Walt è da poco diventato vedovo, disprezza i suoi figli e ancor di più i suoi nipoti, in definitva non gli piace quasi nessuno: a parte ovviamente il suo labrador, Daisy. Molti commentatori hanno provato a definire Gran Torino un action movie, fermandosi a elogiare l'interpretazione di Clint Eastwood, a 4 anni da Million Dollar baby, in forma di ritorno all'ispettore Callahan; a mio avviso si fatica molto a definirlo un action movie, assomiglia molto a quei film razziali che andarono tanto di moda negli anni '80: ''Colors'' per dirne uno, manca l'elemento poliziesco ma tutto è incentrato sulle gang, essere in una gang o starne fuori, il razzismo, viverlo o superarlo, e l'amicizia, in questo caso presentata nell'originale forma del rapporto sviluppatosi tra l'inizialmente intollerante Walt e la comunità di vicini hmong intorno a lui. E' vero, nel corso del film Clint si esibisce in un paio delle sue famose espressioni rompi ginocchia, sguardo sadico e assetato di sangue, la voce come il sussurro che ho sempre immaginato nel Dark Knight di Miller: ''get off my lawn'', peccato che avendolo ancora fresco nella mia memoria ''lawn'' mi faccia subito venire in mente plants vs zombies. Non prendetemi male, Clint Eastwood ha prodotto un altro colosso di narrazione, rappresentazione e interpretazione: non ho potuto neppure pensare di andare a vederlo al cinema e mi sono costretto ad aspettare un'edizione non doppiata per godermelo in tutta la sua eastwoodosità; è un film eccellente, ed è un film ancora una volta diverso dai precedenti: nuovo tema, soprattutto nuovo tono. Lo hanno paragonato a Callahan, non sono d'accordo: Walt è Gunny, ancora più invecchiato. Lo spirito è lo stesso, c'e' humor e comicità implicità nei dialoghi gretti, ignoranti e fobici: il rapporto con il giovane Tao è poi molto simile a quello con l'allora giovanissimo Mario, differenze culturali qui e generazionali là. Bruscamente come Walt il film vira in un istante, la violenza irrompe nel quadretto famigliare e il messaggio finale rassicura gli animi: non sono convinto del messaggio cristologico, accanto a me come sempre si piangeva copiosamente, io sono rimasto invece perplesso. E' il finale a non avermi convinto, troppo chiaro e prevedibile: il percorso psicologico di Walt è descritto con troppa pienezza e l'attesa diventa solo un allontanamento dell'emozione finale, la si pregusta troppo presto e finisce per essere non al proprio apice durante il contemporaneo culmine del film. Gran Torino è fantastico, meraviglioso ed emozionante; la canzone sui titoli di coda è straziante e, francamente, oltre al ritorno di Clint come attore, vederlo tornare come cantante mi ha davvero toccato. Non ci giurerei perché non ricordo troppo bene i Ponti di Madison County ma dovrebbe essere dal 1982, Honkytonk Man. gentle now the tender breeze blows
whispers through my Gran Torino
whistling another tired song
hellbly @ 01:13 | commenti (popup) | commenti
martedì, giugno 02, 2009 | in : cinema e tv
Tomb Raider Ascension: non è un videogioco ma non lo troverete neppure su imdb. E' un fan-movie di un'ora che racconta una storia della giovane Lara Croft. E'... ammirevole (stavo per dire ''brutto''). Lara Croft e' brutta... volevo dire ''particolare''.  
hellbly @ 11:48 | commenti (popup) | commenti
lunedì, giugno 01, 2009 | in : cinema e tv
Push: ingiustamente maltrattato e floppato nelle sale, Push è un divertente film d'azione e superpoteri sulla falsa riga di Jumper e Heroes ma migliore. Il budget piuttosto contenuto si vede negli effetti speciali e nelle location, la carenza economica mette in risalto la buona sceneggiatura e il concept originale (vi ricordo il fumetto prequel di pregevole fattura realizzato da Wildstorm-DC) tutto incentrato su variazioni ben sfruttate di tematiche note. C'e' una società segreta internazionale che da anni arruola a forza e condiziona giovani nati con superpoteri, il distintivo principale di Push in questo senso è la netta categorizzazione, scientifica, dei poteri: ci sono quindi i Movers (telecineti), i Pusher (mezza via tra telepatia sola andata e ipnotismo), Watchers (vedono il futuro) e via dicendo. Oltre agli effettivi della società segreta c'e' tutto un bosco underground di fuoriusciti, scappatai o scartati, gente nascosta che vive tenendo il profilo più basso possibile. Tra questi c'e' il protagonista, Chris Evans, ex-Human Torch: il suo personaggio è ben strutturato, non è un figaccione e non è uno sfigato, è qualcuno da troppo tempo abituato a vivere aldisotto delle proprie possibilità e finito per immedesimarsi nel biasimo circostanziale di una hong-kong lurida e maldestra. Poi c'e' Dakota Fanning. Buffo e assurdo: la giovane attrice è classe 1994, ha perciò 15 anni, nel film però è già costretta a ringiovanirsi e interpretare una tredicenne. Dicevo: il film è divertente, le scene d'azione sono simpatiche e fortunatamente ridotte, l'intreccio si svolge soprattutto sul piano dell'inganno e dei modi per sfuggire a persone che vedono annusano il passato e vedono il futuro. Tante buone idee, un seguito sarebbe apprezzato.
hellbly @ 12:37 | commenti (popup) | commenti
sabato, maggio 30, 2009 | in : cinema e tv
Dead Snow: frequentando assiduamente le giuste comunità è impossibile perdersi certe produzioni minori internazionali a sfondo horror, questa commedia con zombie norvegese è in giro dall'anno passato (in uscita sul suolo americano in questi giorni) con un'edizione dvd appena rilasciata. Non l'avevamo guardata prima perché, a occhio, pareva essere una cazzata: sono però stato conquistato dalla pubblicità con Linni Meister e ieri mi sono deciso a recuperarlo. E' una cazzata. E' una via di mezzo tra un porno ed Evil Dead 2: la trama e le scene sembrerebbero quelle del secondo, la qualità è quella del primo nella sua variante più squallida anni '80. Sei coppiette vanno in vaganza in una casetta dispersa da qualche parte in norvegia, durante la seconda guerra mondiale in quella zona un gruppo di soldati tedeschi fu massacrato dai locali: per qualche motivo sono diventati zombie. Nel corso del film assisteremo a un amputazione e a un combattimento con motosega, ci sono persone strappate fuori dalla casa attraverso la finestra: potrebbero essere citazioni, se fossero un paio, così ripetute sono la dimostrazione che l'amatorietà del prodotto è svestita persino della propria originalità. Fosse stato un porno sarebbe stato molto meglio, ci fosse stata Linni Meister sarebbe stato ancora molto meglio. E' brutto e non vale neppure per farsi due risate con gli amici.
hellbly @ 10:38 | commenti (popup) | commenti
giovedì, maggio 28, 2009 | in : fumetti e libri

Batman - Battle for the Cowl (Maggio): così siamo arrivati alla fine, la battaglia per la successione a Batman è terminata. Nessuna sorpresa, tutto giocato nell'unico modo possibile: Dick Grayson è Batman, Damian è Robin, Tim Drake è Red Robin. Bruce è ancora (non) morto: trovo improbabile un suo coinvolgimento in Blackest Night, credo inoltre che staremo con il nuovo assetto almeno fino al prossimo anno: DC ha gestito l'uscita di scena di Superman e Batman in maniera molto ordinata, anche il loro ritorno è facile prevedere seguirà lo stesso andamento. Resta da vedere la questione Wonder Woman, questione esistente solo alla luce dell'insistita necessità della Trinity. ''Oracle 3'': per fortuna non c'e' stata la temuta guarigione di Barbara Gordon che rimane quindi felicemente inchiodata alla sua sedia a rotelle, resta quindi il dubbio su chi indosserà il manto di Bargirl. Secondo me non sarà Cassandra, anche se trovo poco credibile l'introduzione di un nuovo personaggio: quindi alla fine la più probabile è proprio l'attuale Batgirl, eppure... In ogni caso la miniserie di Oracle, a parte l'ottimo disegnatore che rivedremo in Sirens, è tutta da dimenticare: la sfida con Calculator totalmente priva di appeal e inutile. ''Azrael 3'': con la benedizione di Talia e Dick il nuovo Azrael, ex-Devil Batman, inizia la sua carriera per le strade di Gotham; è un Azrael tutto nuovo, niente geni animali, niente condizionamento mistico religioso, armato di non-una-bensì due spade magiche, corazzato dalla sua (a prestito) armatura magica. Inoltre è nero. In ogni caso è stata una bella mini, la sceneggiatura avrebbe meritato il doppio della lunghezza ed è stata piuttosto sacrificata ma anche qui il tutto è andato compensato da ottimi disegni. ''The Network'': parlavamo di Cassandra, l'idea del Network è sua. In realtà è di Bruce nel senso che il Network è una forma estesa degli Outsiders ma tant'è. Le strade di Gotham non sono mai state così affollate, a pensarci la dice lunga pensare che con così tanti supereroi per densità di popolazione Gotham continui a essere il cesso di posto che è; va da sé quanto sia bello vedere questa batfamily ultra large e non è poi troppo importante capire come alcuni di quei personaggi facciano a essere a Gotham e intanto da tutt'altra parte. ''Battle for the Cowl 3'': la miniserie titolare chiude con il botto. Continuo a non capire la scelta di affidare questo fondamentale tassello editoriale a uno sceneggiatore alla prime armi come Tony Daniel, non si può tuttavia negare la buona riuscita e l'impegno profuso: testi e disegni all'altezza, un crossover interno decente, non all'altezza dei migliori vistisi in DC recentemente ma molto al di sopra della media gothamita in fatto di crossover. Del risultato abbiamo già parlato, voglio solo aggiungere due cose: il vero mistero di tutta la serie non è mai stato chi avrebbe indossato il Cowl, il vero mistero è chi sia il nuovo Black Mask. Rimane un mistero, sicuramente ne riparleremo. Secondo: Jason Todd viene fatto uscire di scena con il solito tuffo in acqua, chiaramente non è morto ma confido passeranno mesi e mesi prima di sentirne parlare ancora. A dire il vero mi resta ancora il dubbio, ricordando l'immagine promozionale, del Batman-Due Facce. Chiudiamo il cerchio come l'avevamo aperto, con un Gotham Gazette ''Alive?''. Il gcpd è in forma e alle costole di Azrael, Leslie ha rimesso in piedi la sua clinica ed è protetta dall'ex-Cavalier, da tempo lontano dalle scene: la sua reintroduzione non sembra casuale; Spoiler ha un nuovo gadget predator-style ed è qui in funzione del suo rapporto con Tim Drake per preannunciare l'imminente Red Robin che lo vedrà in giro per il mondo alla ricerca di Bruce, o così viene detto. Per ultima Vicky Vale, qui c'e' il punto più interessante e una trama che sicuramente diverrà importante tra un pò: Vicky ha capito tutto, nessuna identità segreta di spicco le è rimasta ignota e ora le mancano solo le prove. La Voce di Gotham osserva la città, Gotham osserva il nuovo Batman. Battle for the Cowl è stato un successo, le vendite non sono andate male, neppure bene ma c'era da aspettarselo.

Old Man Logan: ovvero la storyline compresa tra il numero 66 e 72 dell'attuale serie regolare di Wolverine e, sì, non vi siete sbagliati: il numero 73 è uscito prima del 72. E' successo che Millar e McNiven fossero in ritardo e quindi. In Marvel si sono trovati con un problema considerevole: tra l'anniversario del loro personaggio di punta (insieme a Spiderman ovviamente) e il grande concept di Dark Reign si sono trovati Wolverine troppo in mezzo alle balle. Per mesi e mesi, e anni, Wolverine è stato dappertutto: serie regolari assolo, in tutti i gruppi possibili; lo è ancora adesso ma il Dark Reign e la nuova regolare Weapon X (facendo un pò quello che è stato fatto con Iron Man tra Director of the Shield e Invincible) c'era bisogno di tirarlo fuori dalla continuity. Quindi Messiah War nel futuro, quindi Old Man Logan nel futuro ma un futuro diverso. Neppure in Marvel vale la pena indagare la continuity quindi parliamone e basta. Voglio subito dire che l'ultimo albo mi ha deluso, considerando il ritardo avrebbe dovuto essere molto meglio: e lo dico sottolineando quanto mi sia goduto i precedenti; intanto non mi è piaciuto che il Cap ammazzato dal Teschio Rosso fosse quello attuale e non Steve Rogers: è il futuro, è fuori continuity, possibile che non si possa guardare più in là del proprio naso? Red Skull lo tratta come se fosse Steve Rogers, ma noi sappiamo essere solo lo stupido Winter Soldier. Vogliamo poi parlare del combattimento Red Skull - Old Man Logan, che cazzata. E ora cos'e' questa storia dell'Old Man Logan Speciale: non potevano concludere la storia qui, dove era intesa finire. Molto deluso dalla gestione editoriale, per il resto disegni e storia sono a posto: salvo l'ultimo numero che è molto stupido.

Ultimate Wolverine vs Hulk
: possiamo citare varie similitudini con quanto detto prima, storyarc a dir poco anticlimatico con un finale totalmente non all'altezza del suo inizio; problemi editoriali; wolverine alternativo. PROBLEMI EDITORIALI?!? Questa miniserie attesissima, preannunciatissima è stato il più grosso castrone editoriale Marvel della sua storia recente: per fortuna sono forte con i paragoni perché altrimenti non avrei mai potuto trovare qualcosa in DC di lontanamente simile. Wildcats 1 di Morrison. Il primo albo di questa mini è uscito nel Dicembre 2005, sono sei albi in tutto. La prima cosa da dire è questa: nononstante tutto il tempo passato Yu è riuscito a produrre, negli ultimi tre albi recentemente usciti, il peggio della sua arte; è un grande disegnatore e lo dimostra costantemente, è impensabile vederlo ridotto così male specialmente dopo l'ottima prova di Secret Invasion. La storia è demenziale, parte forte: i primi due albi furono eccellenti, si conclude con un calo di tono, battute stupide e oscenità narrative.

Trinity: niente può tuttavia superare il declino delle serie settimanali DC Comics, dopo il successo di 52, il fallimento di Countdown, arriviamo all'orrore di Trinity. Riprendiamo due argomenti da quanto sopra: anticlimatico è un eufemismo, è anche scorretto invero. Trinity partì bene, i primi sei, sette numeri furono decisamente interessanti: da allora è stata una merda costante, ho smesso di leggerla seriamente al ventesimo albo continuando a scorrerla senza attenzione. L'altro elemento è Bagley, un ottimo disegnatore messo su una serie promettente: costretto a peggiorarsi per poter stare nei tempi. Fortunatamente lo vedremo con calma su Batman. Su Busiek potrei parlare per ore: è stato l'autore che più ho odiato nella mia storia con i fumetti, al tempo della sua run sui Vendicatori pensavo fosse il peggiore mai esistito; l'ho parzialmente rivalutato dopo, con Trinity dimostra di avere saldo nel proprio bagaglio quel gusto per il melodramma televisivo becero e privo di sostanza. Trinity affonda senza salvezza.

Batman in Barcelona - Dragon's Knight: finalmente un raggio di sole. Lo definirei il primo one-shot veramente bello di Batman dalla chiusura di Legends of the Dark Knight. Ai testi Mark Waid, ai disegni il talento locale Diego Olmos il cui stile ricorda molto (a mio avviso) quello dei Luna Brothers. Si scopre che Batman ha batcaverne sparse per il mondo, ci si domanda chi le costruisca, una in particolare nella bella Barcelona... BARCELONAAAA AIAIAIAIAIAIIIII!!!!! A Barcellona, pare, siano molto infatuati del mito di San Giorgio e il Drago: scappato da Arkham, Killer Croc va a Barcellona a fare il Drago. Batman lo segue, i due combattono, Batman ovviamente è il Knight (nel fumetto si sorvola sul Saint, resta solo il Knight). Waid parte da una premessa imbecille per formare una sceneggiatura delicata e vivida, i disegni di Olmos sono intriganti ma non particolarmente efficaci nelle scene di lotta. Ogni merito al bravo artista, ha solo bisogno di maturare.

Supergirl: a volo d'uccello una segnalazione per confermare la bontà della presa di Gates sul personaggio più sfortunato della superman family, con la chiusura dello storyarc Who is Superwoman, l'autore continua a mettere carne al fuoco riuscendo allo stesso tempo a servire ogni albo con ragioni sufficienti da spingere alla lettura del successivo.

The Darkness: dopo il periodo di superpotenza all'inizio della nuova serie, dopo il periodo di super impotenza degli ultimi albi, Hester si decide finalmente a riportare Estacado sui consueti livelli di forza e funzioni. Dal prossimo numero dovremmo ritrovare la normalità, ultima chance per la run di Hester sul personaggio: fino a ora l'anello debole del rinnovamento Top Cow.

hellbly @ 21:21 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, maggio 27, 2009 | in : animazione e videogiochi
UNBEATABLE FIST - RULER OF ALL
hellbly @ 19:12 | commenti (popup) | commenti
martedì, maggio 26, 2009 | in : cinema e tv
The Midnight Meat Train: se non ne avete mai sentito parlare c'e' un perché. Secondo Clive Barker questo ottimo film è stato stroncato da Lionsgate per motivi politici, sul sito di Barker linkato al titolo potete trovare la lunga storia: la sintesi essenziale è che si tratti di un ottimo action-horror tratto dall'omonimo racconto breve di Barker, premiato e apprezzato nei vari festival del genere, misteriosamente maltrattato in fase di release. E' anche il primo film americano di R.Kitamura, il regista giapponese esploso agli onori della cronaca con Versus, seguitissimo qui sul blog e costantemente denigrato per ognu suo film successivo, o quasi. Lo pensavamo disperso e defunto, eccolo saltare fuori negli USA, frenetica estasi creativa e attore-feticcio per eccellenza nel villain Vinnie Jones. I soldi fanno bene, il budget americano permette a Kitamura di mettere in scena diverse sequenze altamente splatter, spettacolari e violente, allo stesso tempo riesce nella rarissima impresa di esportare fuori casa una regia crossover capace di mescolare l'aberrazione orrorifica a carismatiche scelte d'inquadratura con eleganza e disinvolta ricercatezza. Protagonista della storia è un giovane artista-fotografo, per caso si imbatte nel mistero misterioso di un serial killer da metropolitana (Vinnie Jones), lo segue e comincia per lui un viaggio nell'incubo. La sceneggiatura non è proprio originale, è un classico di Barker quindi aspettatevi trovate anni '80 a piene mani: Vinnie Jones non parla mai, sono i suoi occhi, la sua postura e le sue azioni a dare vita a una notevole interpretazione forte di alcuni momenti di reale tensione e sorpresa. Il migliore complimento che si possa fare: è un film giapponese fatto in america.
hellbly @ 23:15 | commenti (popup) | commenti
venerdì, maggio 22, 2009 | in : cinema e tv
Hachiko Monogatari: tra qualche mese le sale internazionali vedranno proiettare il remake americano di questo film giapponese del 1987 nel quale si racconta la vita esemplare di Hachi, cane akita protagonista di una straziante storia di lealtà e amore. Tatsuya Nakadai interpreta il prof. Ueno, rinomato agronomo (o qualcosa del genere, non mi intendo molto di agricoltura e non saprei ben definire il suo ruolo) e insegnante: un suo studente di vecchia data decide di regalargli un cucciolo. Nakadai, che magari qualcuno ricorderà nel ruolo di Kagemusha tanto per dirne uno, offre una delle sue interpretazioni più carismatiche e sopra le righe: Ueno è stimato e rispettato, sua moglie è la tipica donna giapponese di fine ottocento e non gli dà molta soddisfazione, ha appena scoperto che sua figlia è un pò una zoccola e un pò un'infantile stronza, improvvisamente questo grazioso batuffolo peloso arriva e colma la sua vita di tutto quell'amore e riconoscenza che la sua famiglia fa invece mancare, in abbondanza. Ueno è come me, se potesse si porterebbe il cane in uno zainetto sulla schiena: lo coccola, gli fa il bagno, lo ama più di tutta la sua famiglia e li getterebbe tutti giù dalla torre senza un pensiero. Il problema di Ueno è però un altro, la sua salute non è così forte come appare: Ueno prende il treno tutti i giorni per andare a lavoro, torna la sera; Hachi lo accompagna al mattino e lo va a prendere la sera. Un giorno Ueno parte e muore. Hachi lo aspetterà per sempre. Il giappone pre bellico vedrà in questa vita di dedizione e rispetto il simbolo sotto cui educare la gioventù di futuri kamikaze tanto da erigergli una statua in bronzo DURANTE la sua vita. Hachi morì nel 1935, la statua fu eretta del 1934. La statua fu poi distrutta per le esigenze dell'industria di guerra, e successivamente ricostruita: ancora oggi la si trova davanti all'ingresso della stazione di Shibuya. Il regista Seijiro Koyama non è tra i giapponesi famosi all'estero, questo suo film è stato sicuramente l'apice della carriera: pluripremiato e apprezzatissimo in terra patria, un blockbuster esportato con successo in tutto il mondo (tranne l'Italia). E' un film molto bello con trovate artistiche impreviste e appassionanti come la bellissima scena del passaggio temporale tra l'Hachi cucciolo e l'adulto, o l'agilissima sequenza delle attese alla stazione capace in pochi minuti di dare la rappresentazione di una routine scolpita a fuoco nella memoria del cane: chiaramente il film commuove alle lacrime, il cane è delizioso, l'attore protagonista è straordinario e il regista dimostra un coraggio che oggigiorno manca.
hellbly @ 23:40 | commenti (popup) | commenti
venerdì, maggio 22, 2009 | in : fumetti e libri
Deathtrap: crossover in cinque parti che ha coinvolto negli ultimi due mesi le testate di Teen Titans, Titans e Vigilante. Jericho è tornato, un'altra volta, e la storia riprende più o meno dove l'avevamo lasciata ai tempi di Decisions: Jericho è cattivo e pazzo, in questa sua nuova caratterizzazione sembra una versione povera della Rogue Marvel. In sintesi: nel corso degli anni Jericho è saltato da una persona all'altra, per lo più persone cattive, la più cattiva di queste il suo simpatico padre Deathstroke; pensavate tutti che si limitasse a controllare le persone come l'originale Deadman, invece si scopre che a ogni salto portava con sé un pò di memorie e personalità della ''vittima'' di turno. Queste personalità si sono accumulate e Jericho è andato fuori di melone, specialmente a causa della dominante Persona di Deathstroke. Non indaghiamo oltre. Deathtrap è due cose: il punto più basso della gestione McKeever dei Titans e l'occasione per il cambio dei team creativi impegnati su entrambe le testate; sulla prima affermazione... lo so, sembra impossibile ma è così: neppure One Year Later fu così pessimo per i giovani titani e i titani, e non dipende esclusivamente dallo scarso talento dell'autore (personalmente uno dei miei da lista nera) e dalla demenziale sceneggiatura del crossover. Alla Dc Comics dovrebbero smettere di nascondersi: la metà dei personaggi legati ai Titans ha smesso di valere qualcosa anni fa. Raven e Cyborg per citarne un paio. Tutti gli altri funzionano meglio nelle loro family di appartenenza: mai come in questo periodo i gruppi DC sono stati in pessime acque, con la dovuta eccezione di JSA. La riorganizzazione è doverosa, speriamo che questa pensata delle double features possa risollevare le sorti di un editore in calo vertiginoso da troppi mesi. E' vero, c'era anche Vigilante ma nonostante la pochezza non me la sento di parlare male di Wolfman.
hellbly @ 19:18 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, maggio 20, 2009 | in :
sono anni che non faccio un commento non dedicato sul blog, in questo caso però l'evento merita di essere pubblicato: HO FINITO TUTTI I FOTTUTI TRIAL HARD DI STREET FIGHTER 4 CON UN MALEDETTO PAD.
hellbly @ 00:08 | commenti (popup) | commenti
sabato, maggio 16, 2009 | in : cinema e tv
Castle (episodi 1-10 prima stagione completa): cominciata in sordina e più volte sull'orlo di prematura cancellazione, con una seconda stagione annunciata solo all'ultimo, la più recente produzione poliziesca di ABC è sopravvissuta solo ed esclusivamente grazie al talento dell'uomo-eroe conosciuto come Nathan Fillion e all'amore dei suoi fan. Romanziere di successo in crisi creativa, Richard Castle, famoso e pieno di conoscenze, riesce a costringere la più brillante e bella detective della polizia di NY a prenderlo come consulente esterno nei suoi casi. Castle la vuole immortalare come protagonista del suono nuovo romanzo. Ovviamente lei all'inizio lo odia, poi si intenerisce e in un attimo scatta quel qualcosa che rese grandi Bruce Willis e Cybill Shepherd. Lei è Stana Katic, comparsa di serie tv e cinema, al suo primo ruolo importante. Sono il primo ad ammettere che gli sceneggiatori di Castle abbiano una grave carenza di idee e profonda difficoltà a presentare indagini di polizia con la stessa forza dei campioni del genere, sono però agili nei dialoghi: il resto è tutto Nathan Fillion. Uomo ed Eroe.
hellbly @ 16:58 | commenti (popup) | commenti
sabato, maggio 16, 2009 | in : animazione e videogiochi
Fallout 3 - Broken Steel: due mesi di ritardo non sono poi molti, sommati alla quantità di bug palesemente ignorati e dimostrati infliggono però un pesante marchio d'infamia sugli onesti e rinomati programmatori di Bethesda. Il senso penso sia questo: Microsoft ha pagato caro per l'esclusiva sui contenuti scaricabili dedicati al trionfatore del 2008, molto caro; Bethesda non è riuscita a gestire il lavoro sull'esclusiva di pari passo con i nuovi progetti e l'assistenza a quelli in corso: il risultato è quello tristemente noto degli ultimi mesi e, addirittura, la proposta di legge su base internazionale di istituire il fondamento della garanzia anche a copertura dei videogiochi per proteggere gli acquirenti dalla truffa nascosta dietro l'incompetenza gestionale presente in tante software house. Broken Steel arriva tardi e caricato dal peso di tanta delusione e insoddisfazione negli acquirenti, arriva in un momento in cui tutti i fan di Fallout hanno scoperto di essere un pò stufi di Fallout. L'innalzamento del level cap avrebbe dovuto essere implementato nel primo aggiornamento, i perks di Broken Steel sono ridicoli e offensivi, la storia almeno è ben realizzata pur essendo molto banale e, in fin dei conti, inferiore a quella dei precedenti: l'unica salvezza di Broken Steel sono le belle battaglie e il livello di difficoltà aumentato. Ora Fallout diventa un pochetto più difficile e non è più possibile gettarsi nella mischia senza un minimo di attenzione, per contro ammazza definitivamente l'utilità di Dogmeat e della ''spalla'': incontrando nemici più potenti la loro AI sfrenata e spericolata diventa automaticamente una corsa al suicidio, alla fine chiederete loro di starsene in un angolo per poi recuperarli a fine missione. Fonti Bethesda hanno contraddittoriamente annunciato e poi negato la possibilità di altri contenuti speciali, allo stesso tempo sono stati invece confermati un nuovo Fallout 3 ambientato a Las Vegas, gioco completo parallelo e non direttamente connesso, e l'inizio di un progetto di mmorpg. Il rischio è che rimangano sugli scaffali.
hellbly @ 16:48 | commenti (popup) | commenti