Metal Men: di ben diverso rilievo la miniserie in 8 numeri dedicata al rilancio dei Metal Men (parallelamente all'arco sviluppato sulle pagine di Superman-Batman). La mini è stata un one-man show a opera di Duncan Rouleau: forse lo conoscerete per essere parte del poker di autori di quella specie di manifesto letterario Man of Action la cui principale (e unica?) creazione è lo strano fenomeno cartoon-televisivo (+fumetti e videogiochi) conosciuto come Ben 10, su cui non esprimo al momento opionioni essendomi sforzatamente rifiutato di guardarlo a causa dell'aspetto repellente. Rouleau non è esattamente il vostro classico autore da supereroi e lo dimostra molto in fretta inscenando per i Metal Men un'astrusa vicenda sviluppata su più linee temporali di ardua e stancante comprensione: passato, presente e futuro di Magnus e delle sue creature si mescolano tra una macchina del tempo e qualche vecchio/nuovo antagonista . Morrow e i Death Metal Men hanno ovviamente una loro parte ma c'e' spazio anche per qualche Manhunter (quelli di OA) e qualche solido trip psicoanalitico su Magnus che, ricordiamo, ultimamente era stato rinchiuso ''pazzo'' e successivamente ''rapito'' per far parte delle menti Oolong Island.... diciamo che durante l'OYL gli autori ne hanno approfittato per fare un reboot senza troppe spiegazioni. Il disegno di Rouleau è sicuramente il suo pezzo forte, molto piacevole e morbido, particolare a vedersi e completamente privo di senso narrativo o della pur minima capacità di rappresentare l'azione in corso: totalmente anti-fumettistico. Metal Men è un prodotto snob da far arricciare il naso e renderne gli adulatori passibili di sarcasmo gratuito, è anche uno dei pochi prodotti artistici che DC abbia passato sul suo circuito main stream quest'anno: quindi varrebbe la pena sostenerlo.
Logan: passiamo brevemente in casa Marvel per commentare la miniserie in 3 albi dedicata a una storia di guerra di Wolverine. Freghiamocene della continuity, tanto lo fanno tutti: la storia si sviluppa su due linee temporali, tanto per cambiare e dimostrare che gli autori non tendono a copiarsi, il flashback ce lo mostra prigioniero di guerra dei giapponesi (in Giappone), evaso insieme a un quasi commilitone, che trova rifugio, protezione e sesso nella casa di un'aperta e ospitale bellezza locale. Prima che ve lo chiediate, NO: Mariko non ha niente a che spartire in zona, qui si parla di un'altra giapponese. La seconda linea temporale ritrae Wolverine nel presente (?) in visita sugli stessi luoghi. Ah, giusto per la cronaca: la bomba atomica ha invece a che spartire in zona. Capitando lì per caso Wolverine incontra qualcuno da quella vecchia storia del passato. Glissiamo sulla sceneggiatura e sulle accennate e gratuite scene di sesso, sempre apprezzabili e che ci ricordano la miniserie essere uscita sotto l'imprint Marvel Knights (pensavo fosse chiuso): cosa rimane? Beh, nonostante vi voglia spingere a glissare i testi sono di Vaughan: forte della chiusura di Y ha ben pensato di scribacchiare qualcosa per la concorrenza; i disegni sono di Risso. Volete vedere Wolverine disegnato da Risso e scritto da Vaughan, volete vedere Wolverine come sarebbe se a pubblicarlo fosse Vertigo? Io non avrei voluto ma ho ceduto alla tentazione, il risultato è gradevole e si piazza nello scaglione medio alto nella sterminata produzione di miniserie dedicate al tizio con gli artigli.
Wormwood - Gentlemen Corps ''Calamari Rising'': uhm. IDW, Templesmith, la nuova miniserie dedicata all'equivalente IDW di Planetary. Non vedo perché non la si dovrebbe leggere avendo letto quelle prima, vedo parecchie difficoltà a leggerla non avendo letto quelle prima: fan del prodigioso autore che tra poco sparirà nel buio (previsione personale) accorrete numerosi, gli altri si comprino i primi volumi e tornino più tardi. Mi scoccia dire ''sempre la solita minestra'' considerando che cosa io legga abitualmente, tuttavia considerando la scena falso underground sui Templesmith continua a insistere mi sento di poter buttare questa affermazione nel mucchio dei complimenti per la sempre carismatica caratterizzazione dei personaggi e il sempre personale e dubbio stile grafico.
Abyss: si chiude il secondo progetto di Red 5, l'editore che con il suo Atomic Robo si candida a vincere la palma di miglior nuova realtà del mercato, il prossimo giro probabilmente parleremo di Radical. A dimostrazione che in queste realtà le idee buone sono sempre poche, Abyss è una cazzata come se ne vedono ormai troppe in giro: tipica parodia supereroistica dove il figlio del più grande supervillain della storia è buono e si allea con i soliti batman wannabe per sconfiggere il proprio retaggio tra una battuta, una citazione palese e una qualche meta battuta che offendendo l'intelligenza del lettore dovrebbe esaltarne il palato. Comincio a essere troppo vecchio per questa roba, o almeno troppo vecchio per farmi prendere per il culo da qualcuno che non stia scrivendo Batman.