lunedì, gennaio 30, 2006 | in : cinema e tv
Azumi 3: va bene che ultimamente non seguo piu' le news cinematografiche orientali con la stessa costanza, ma com'e' possibile che mi sia sfuggita l'uscita del seguito del seguito di un film di successo dove si prendono a spadate? La risposta e': ''non mi e' sfuggita''; il film e' altrimenti noto come Kazumi the Female Ninja: adesso vi spiego lo scenario. Prendete un produttore, un regista e relativo staff, un paio di attori; impegnateli per un paio di giorni a realizzare un film e intitolatelo ''Matrix 4 - Neon l'Uomo con il cappotto nero che spara, vola e ci da' di kung-fu'': inserite a piacere un certo numero di scene di soft sesso. Non e' una parodia, solo una truffa: Azumi 3 e' un cat. III molto blando e leggero che ha nulla a che vedere con Azumi 1 e 2. Una donna viene violentata da un samurai, diventa una ninja per vendicarsi e, facendo un piccolo spoiler sul finale, scoprira' che essere stata violentata dopo tutto non sia stata un'esperienza cosi' malvagia.
hellbly @ 08:39 | commenti (popup) | commenti
domenica, gennaio 29, 2006 | in : animazione e videogiochi

Fullmetal Alchemist - Conqueror of Shambala: e' stata una lunga attesa quella per vedere il film-seguito della migliore serie d'animazione giapponese da un bel po' di tempo. Visto che si tratta di un seguito immediato alla conclusione della serie tv (i.x.b.) avviso fin da ora che potranno esserci spoiler sulla trama. Se vi capita di guardare cartoni animati questo e' un must e dovreste provare a rintracciarlo (non troppo difficile). E' il 1923, Edward Elric ha gia' trascorso due anni nel mondo aldila' del Portale, impegnato a trovare un modo per tornare a casa ha passato questo tempo con il padre e il fratello parallelo (in questa dimensione: un costruttore di razzi) studiando, tentando di adattarsi, cercando un posto per se': senza trovarlo. A casa, Alphonse Elric ha completato il proprio addestramento nell'Alchimia ed e' partito con Wrath in missione per riportare a casa il fratello scomparso; gli altri protagonisti sopravvissuti sono tutti piu' o meno dispersi e o in attesa. Edward e' in Germania: la Societa' di Thule si sta muovendo accaparrandosi i maggiori scienziati e mistici per scoprire un potere, qualsiasi potere che possa accontentare la sete del loro capo; il paese e' sull'orlo della rivoluzione. Fritz Lang stava per scappare in America ma l'incontro con Edward ha cambiato i suoi piani. Qualcosa sta per succedere: Alphonse, Wrath, Gluttony, Winry, Mustang e tutta la compagnia sono irrimediabilmente attratti a Central. Tutti in attesa dell'evento. La Societa' di Thule ha scoperto un modo per aprire un Portale su un mondo parallelo, un mondo da invadere, da derubare e da sfruttare per rendere piu' potente il partito. Edward - Indiana Jones - Elric e' pronto alla sfida. E via cosi'... la trama e' molto interessante e avvincente: impossibile da comprendersi per chi non abbia visto la serie. I personaggi sono cresciuti rimanendo pero' sostanzialmente identici a se' stessi: piu' maturi ma caratterialmente immutati, un giusto mix di introspezione e mantenimento delle aspettative pubbliche; il character design e' il medesimo della serie (il cast produttivo e' praticamente il medesimo), l'animazione e' stata, invece e giustamente, adattata alle possibilita' cinematografiche. Il film e' stata un poco una delusione: non per la trama ne' per la realizzazione; certo, c'e' poca azione ed e' chiaramente piu' orientato verso il dialogo che la distruzione, ma la considero una scelta di buon conto e piu' ricca per lo spettatore affezionato. Il problema e' la sua conclusione, o non conclusione sarebbe meglio dire; lamentarsi dei finali aperti per quanto riguardi i prodotti giapponesi, relativamente al mercato dell'animazione, dovrebbe essere proibito per legge e dal buon senso comune: ma lo faccio ugualmente. L'unico problema del film e' che si comporta ed e' stato progettato solamente come un lungo episodio, senza alcuna mira conclusiva: i piccoli sacrifici lasciati qua e la' sono serviti solamente a dare un certo tocco drammatico e dare significato agli avvenimenti narrati, il grosso e il nucleo di protagonisti e situazioni alla fine sara' sostanzialmente invariato; il breve dialogo finale e' l'apice di questa parabola della porta aperta: un po' sembra chiudere la storia e un po' la riapre, giusto nel caso che si voglia aggiugerne un capitolo e badando a non farsi troppo criticare in caso contrario. Un peccato mortale ma anche dimenticabile.

hellbly @ 23:24 | commenti (popup) | commenti
domenica, gennaio 29, 2006 | in : animazione e videogiochi
Sousei no Aquarion (episodi 1-26 serie completa): produzione Satelight (attualmente impegnati nell'intrigante Noein) con tali pregi e difetti da rendere difficile darne un giudizio complessivo che tenga conto di ognuno. Dalla meta' squisitamente tecnica abbiamo qualita' alternante: alcuni episodi, la maggioranza, sono caratterizzati da un ottimo character design, animazioni d'altissimo livello e favolosi effetti digitali; altri, soprattutto nella seconda parte della serie, mostrano invece i caratteristici segni da cattiva organizzazione e scivolate di budget: character e animazione scadenti affidate a mani evidentemente diverse, una situazione che non vedevo capitare da molto tempo e che mina pesantemente il risultato finale. Tecnicamente il fattore piu' lampante e' la scelta di usare grafica al computer per tutte le sequenze robotiche: il robot Aquarion e i suoi avversari sono tutti realizzati in CG, il mecha e' buono ma non eccezionale, l'effetto e' inizialmente piuttosto spiacevole ma con il passare degli episodi ci si abitua e diventa persino apprezzabile. Il proprio meglio e peggio Aquarion pero' lo da' nella trama, nel soggetto e nella sceneggiatura: 12.000 anni fa il mondo e' stato quasi distrutto, quasi salvato (dipende dai punti di vista) a causa dell'amore proibito tra uno Shadow Angel e un'umana. Oggi alcuni dei contendenti di allora sono ancora vivi, altri sono rinati. Gli Shadow Angel considerano gli umani fertilizzante per il loro Sacro Albero della Vita, gli umani ovviamente non ne sono lieti o onorati e per tanto formano un agenzia adibita allo sviluppo, reclutamente, addestramento, e gestione del Mitico Robot Aquarion e del gruppo di piloti. E' demenziale commentare a proposito di somiglianze con Evangelion, si puo' fare naturalmente: ma lo trovo stupido e mi limito qui a riportare che molte critiche alla serie derivino proprio da queste considerazioni, legittime ma insensate in un mercato come quello dell'animazione robotica giapponese. La prima novita' interessante riguarda proprio il ''gruppo di piloti'': in tutto sono una dozzina, ognuno caratterizzato da un suo background, stile nel vestire, potere speciale e personalita' (naturalmente ci sono piloti/protagonisti e piloti secondari, e in base a questa gerarchia si approfondisce di piu' o di meno il dato individuo), e modo di rapportarsi agli altri. Aquarion e' come il Getter: e' formato da tre astronavi che si possono combinare; a differenza del Getter il numero delle combinazioni e' molto superiore ma difficile da definirsi esattamente. L'altra grande novita' della serie e' la gestione della tecnologia, dei cosiddetti Colpi Finali e in generale del rapporto tra il robot e i suoi piloti: ogni episodio affronta un tema particolare, un rapporto interpersonale, un passaggio nella crescita delle personalita', un evento da cui si diramano varie ripercussioni; ognuna di queste situazioni provoca, nel protagonista dell'episodio, un mutamento, una crescita, una forma di evoluzione spirituale che si riflettera' nel comportamento/poteri di Aquarion, e nel suo colpo finale. Aquarion avra', piu' o meno, un colpo finale diverso per ogni episodio. L'ambientazione e' superficiale, per lo piu' conosciamo la vastita' innaturale della Base: il luogo della vita dei piloti e dei loro comandanti e del cast di supporto; la scelta ideologica e' stata dimenticarsi, mettere da parte per una volta l'inutile ricerca di realismo in favore di una trama, e relative scenografie, totalmente subordinate agli avvenimenti, all'introspezione e alla ricerca che caratterizzano tutti gli episodi. Gli stessi Shadow Angels incidono sul mondo in modi spesso invisibili e non fisici: attaccano i sogni, le speranze; infliggono assalti emotivi, alterano particolari dello spazio per torcere la percezione dei ''buoni''.  Sullo sfondo delle battaglie si allineano una serie di storie d'amore: alcune risalenti al passato, altre nuove; per le prime, con grande ironia, si e' scelto di scherzare su una certa equivocita' nelle reincarnazioni: ''tu dici di essere il mio amore di 12.000 anni fa, pero' adesso sei uno stronzo; quasi quasi preferisco credere che il mio amore di 12.000 anni fa sia... mmm... quello''. Aquarion avrebbe avuto bisogno non di piu' episodi, ma di episodi molto piu' lunghi: i soggetti singolarmente sono originalissimi e formidabili, ma il tempo non ne permette mai il giusto approfondimento (bisogna anche fare almeno un combattimento, altrimenti la gente si annoia). Allo stesso modo, e prevedibilmente, alla fine la trama sfugge di mano: completamente. I segreti conclusivi sono stupidi, la risoluzione non appaga, lo scontro decisivo e' inferiore ai precedenti; Aquarion e' nato da un'idea di prim'ordine: e' stato portato avanti con abilita' per meta' della sua corsa, almeno; poi si e' sfortunatamente perso per strada, prima perdendo pezzi d'animazione, e dopo facendo seguire un verticale calo nella struttura del racconto: un progetto che avrebbe potenzialmente potuto dare davvero moltissimo ma alla fine arresosi ad una combinazione di inesperienza/incapacita' degli autori, e alle punitive leggi televisive. Questa e' la pagina dedicatagli dai fansubber che l'hanno concluso in data odierna: non so quanto rimarra' online, e' interessante per alcuni commenti e indicazioni di particolari.
hellbly @ 22:54 | commenti (popup) | commenti
domenica, gennaio 29, 2006 | in : cinema e tv
Into the Blue: si', senza troppo mistero o sorpresa, e' proprio una merda di film; mi stavo annoiando e questo e' l'unico che potevo raggiungere, mi ha aiutato ad annoiarmi ancora di piu'. Ah, per inciso, titolo italiano: Trappola in fondo al Mare. Paul Walker e Jessica Alba vivono alle Bahamas: lei lavora con gli squali in un parco acquatico, lui e' un cercatore di relitti senza troppa fortuna: fanno coppia. Un giorno arriva un loro amico con la sua squinzia appena rimorchiata: vanno a fare un giretto in barca e trovano per caso un tesoro sommerso, sfortuna vuole che accanto al tesoro sommerso ci sia anche un aereoplano (affondato) strapieno di droga. Paul Walker e Jessica Alba che sono buoni e fighi vogliono il tesoro antico, gli amici che sono poco di buono e ma non proprio meno fighi invece vogliono la droga: il resto e' facile ad intuirsi e per niente divertente. Il film e', insisto, una schifezza, una noia, e una noia ancora piu' grande. Ci sono pero' un paio di cose a salvare almeno qualche scena qua e la': notevoli riprese del culo di Jessica Alba (acc... ''notevoli'' dovevo abbinarlo a ''culo'', non a ''riprese''), per altro aspettabili e attese fin dal primo minuto e ad ogni modo al solito molto castigate; e inaspettati e ben fatti effetti digitali sottomarini: un paio di morsi di squalo davvero sorprendenti, qualche fondale e un paio di aiuti alle coreografie di lotta sottomarina decisamente valide. Il film resta comunque una porcata.
hellbly @ 17:48 | commenti (popup) | commenti
domenica, gennaio 29, 2006 | in : musica e internet
regolarmente controllo gli aggiornamenti, come ogni bravo SRW fan, del venerato dra-mata: spesso alla ricerca di nuovi 4koma (le striscie umoristiche giapponesi solitamente racchiuse in 4 pannelli/recentemente ne sono state aggiunte da Alpha3 e OG2) ma dando sempre un'occhiata anche alla sezione ''misc''. Una cosa che mi era sfuggita e che ho recuperato solo negli ultimi giorni e' la squisita parodia in stile super robot wars di Legend of the Galactic Heroes, una delle piu' (se non la piu') complesse space-opera dell'animazione (attualmente in corso di fansub: ultimo episodio rilasciato e' il 62 e siamo ancora ben lontani dalla fine): il titolo del file, graficamente ottimo, e' ''Super Legend of the Galactic Heroes Wars'' (70mb circa).
hellbly @ 11:30 | commenti (popup) | commenti
sabato, gennaio 28, 2006 | in : musica e internet
segnalo un altro beat'em up 2d amatoriale: Ragnarok Battle Offline 2. Chiaramete ispirato, come dire... gli sprite e i fondali sono quelli, al noto gioco online giunto anche da noi con grande pompa qualche tempo fa. Divertente, grafica simpatica (stile chibi-deformed di Ragnarok), vari personaggi, circa 30mb di download piu' qualche patch. Promuovere l'attivita' di questi programmatori dilettanti mi pare sempre una buona cosa.
hellbly @ 14:24 | commenti (popup) | commenti
sabato, gennaio 28, 2006 | in : cinema e tv

Dick & Jane - Operazione Furto: sarebbe un film mediocre se non fosse per Jim Carrey, e con questo avrei gia' detto tutto. Probabilmente l'unico attore americano oggi in grado di sostenere e dare un valore con la propria sola presenza ad un film: in qualunque momento venga ripreso Carrey sta facendo qualcosa, sta recitando; come un attore teatrale in ogni momento indossa una precisa espressione forte della personale capacita' mimica, comunica ad ogni inquadratura: e' la garanzia che in ogni sua scena ci sia un motivo per guardare e per stare attenti, e grazie alla qualita' di questa sua verve recitativa, questo motivo e' piu' che valido e piu' che sufficiente a giustificare apprezzamento e proseguimento nella visione del film. Tea Leoni compie l'inimmaginabile sforzo di riuscire a stargli dietro, di sostenere con grazia e robustezza i continui duetti offrendo costantemente la migliore spalla femminile vista in un film con Jim Carrey. I problemi vengono da piu' in alto nella gerarchia produttiva di ''Dick & Jane'': la sceneggiatura manca di ritmo e si dimostra incapace a destreggiarsi tra le due anime e atmosfere del soggetto, perde colpi ad ognu successivo cambio di registro; il regista fa lo stesso. Entrambe si appoggiano esageratamente sulle spalle degli attori: le battute e le situazioni non avrebbero lo stesso mordente e non sarebbero ugualmente divertenti senza Carrey e Leoni. La trama affronta argomenti molto moderni, anche se non nuovi (non per niente trattasi di un remake): parlare della Enron e' piu' che facile; la bolla speculativa della New Economy ha ceduto e tanti americani abituati alla regale vita del dirigente, vita spesso sudata e guadagnata con grande lavoro e sacrificio, restano appiedati e in mezzo alla strada: lentamente rinunciano ai propri privilegi, li vendono per tirare avanti mentre cercano un altro lavoro consono alle proprie capacita'. Ma non ce n'e'. E non ci sono neppure Seabiscuit o Russel Crowe a tirare su l'umore dei neo-poveri e dei diseredati. Quindi cadono, in senso biblico: terminati i beni vendibili, restati senza luce, messi in ridicolo agli occhi dei vicini, offesi e disperati dalla disonesta' di chi si e' salvato a spese loro si danno alla malavita; inizialmente con scarsi risultati, ma qui si parla di gente capace e messa alle strette, quindi rapidamente riescono ad emergere in questa nuova attivita'. Il finale trasforma il tutto in una specie di ricerca sull'onesta', sul diritto e la mutua assistenza, sul ritrovamento di un equilibrio piu' sano e umano: piu' o meno; e' un finale positivo, buono e adatto a risollevare lo spirito.

hellbly @ 08:20 | commenti (popup) | commenti
venerdì, gennaio 27, 2006 | in : musica e internet
visto che oggi, grazie ad una segnalazione su Horror Magazine, ho raggiunto nuovamente quota 3 nel numero dei film stupidi potenzialmente clamorosi che sto aspettando: mi compiaccio di segnalarli. I primi 2 sono gli ultimi due lavori, ehm... massacri? schifezze? Di Uwe Boll. Per quanto abbia trovato ributtanti i precedenti ormai, essendo il primo gia' uscito in america e prossimo il secondo, non riesco a contenere una certa attesa ansiosa per vedere la Terminatrix nel ruolo di Bloodrayne e Jason Statham in quello del contadino di Dungeon Siege. Il terzo e' Ultraviolet: a 4 anni da Equilibrium, Kurt Wimmer ritorna per portarci una Milla Vampira fantascientifica.
hellbly @ 17:06 | commenti (popup) | commenti
venerdì, gennaio 27, 2006 | in : musica e internet
e' da una decina di giorni disponibile (ritirato una volta per motivi a me ignoti e recentemente rimesso online): Super Cosplay Wars Ultra Final 2. A questo punto immagino che alcuni di voi abbiano uno sguardo inebetito e ignorante: indietro per il blog se n'e' gia' parlato, piu' o meno, credo, ad ogni aggiornamento del gioco stesso; comunque trattasi del miglior beat'em up amatoriale liberamente scaricabile da internet esistente (Melty Blood, i.x.b., non e' piu' gratuito): grafica bidimensionale un po' grezza ma ben animata, grande umorismo citazionistico, ottima giocabilita' e livello di difficolta' impegnativo. Il concept prevede che i combattenti siano cosplayer, ognuno amante di un particolare cartone, e che nel compiere le rispettive mosse indossino i relativi costumi: quindi ci sara' il personaggio ispirato al Getter, quello a Mazinga, quello ai Cavalieri dello Zodiaco, quello ai Power Rangers, e cosi' via andando per quasi 40 personaggi e un 250 mb circa di file. Per arrivare a scaricare il file cliccate sul link in alto, poi cliccate la meta' sinistra del logo nella pagina che si aprira'; nella pagina successiva cliccate su ''japanese'' (sono anni che promettono una english page); guardatevi gli screenshots e scorrete in basso al riquadro intitolato ''download'': uno qualunque dei primi 4 link vi portera' a scaricare il file. A questo punto segnatevi la password immediatamente piu' sotto che dovrete poi inserire una volta attiva il self-extractor: per intenderci la password e': ''http://www.fkdi.....'' e quanto segue (non la scrivo per correttezza). Il gioco e' davvero ben fatto e divertente: ovviamente dovete essere dei fortunati giovani come me e devono piacervi sia i picchiaduro che gli anime giapponesi. Mi ero dimenticato: rispetto alla precedente versione ci sono nuovi personaggi, nuove mosse per vecchi personaggi e qualche altra sorpresa.
hellbly @ 15:06 | commenti (popup) | commenti
venerdì, gennaio 27, 2006 | in : cinema e tv
Sick Girl (Master of Horror 10): oh, sorprendentemente questa volta l'episodio e' stato, almeno in parte, divertente. Inizialmente avrebbe dovuto essere diretto da Roger Corman, uno che comunque, anche solo per l'eta', si meriterebbe il titolo di maestro dell'orrore pur essendo soprattutto un produttore; poi, per ragioni che non conosco, la regia e' andata a Lucky McKee. Chi (ah, ah: sono esilarante)? Per la sceneggiatura di Sean Hood (Cube 2, i.x.b.): peccato che abbiano smesso di trarre le trame da libri o di non ricorrere a sceneggiatori professionisti. Un entomologa lesbica e' innamorata di una tipa: e fin qui siamo gia' contenti, qualche nudo, e qualche bacio saffico sempre in grado di riempire la scena; vanno a vivere insieme e sembra andare tutto bene: peccato che la scienziata qualche giorno prima si sia persa per casa un misterioso e sconosciuto ragno. Quasi quaranta minuti di inutile commedia sentimentale alternativa: il bello viene dopo, quando il ragno si mette in azione. Per una volta vale la pena tenere la trama nascosta: non e' che ci siano dei veri e propri colpi di scena ma e' abbastanza divertente scoprire le attivita' del ragno, e i suoi poteri. Alla fine si ridacchia con gusto: per quanto mi riguarda avrebbe potuto benissimo essere una bellissima produzione dello Sci-fi Channel.
hellbly @ 10:34 | commenti (popup) | commenti
venerdì, gennaio 27, 2006 | in : cinema e tv
Fair Haired Child (Master of Horror 9): la serie mi ha gia' ampiamente stufato, come dimostra la non piu' cosi' puntuale visione degli episodi; come saprete, se interessati, l'atteso episodio di Miike Takashi e' stato escluso dalla programmazione televisiva perche' ritenuto eccessivo: non sono minimamente turbato dall'argomento, non sono un fan di Takashi, la serie come dicevo mi sta fortemente annoiando, quindi il disinteresse illimitatamente ha superato il punto di non ritorno. Suppongo quindi che la mini non sara' piu' di 13 episodi, ma di 12: si dice che ogni episodio sia stato girato in 10 giorni, quindi volendo magari il tempo per farne un altro ci sarebbe pure ma.... ad ogni modo penso 2 cose: ammesso che faccia fede, il rating su TV.com indica che la serie non stia ottenendo il successo sperato (quindi forse le motivazioni per accorciarla potrebbero essere anche altre), inoltre, o sommatamente a questa ragione, creare un po' di hype per un episodio che verra' mostrato solo nell'edizione dvd potrebbe aiutare le vendite creando, magari, quel simpatico fenomeno per cui un progetto non esaltante in televisione si trasforma in un campione d'incassi nei negozi. Diretto da William Malone, regista prevalentemente di serie televisive, e sceneggiato da Matt Greenberg (Halloween 20 anni dopo, Il Regno del Fuoco [i.x.b.] e, prossimamente, Book of Magic) risponde ad alcune annose questioni: cosa vive giu' in cantina? Come nutrire cio' che vive giu' in cantina? cio' che vive giu' in cantina puo' far impazzire chi vive sopra la cantina? Una ragazza bionda, e quindi astuta, prende la scorciatoia attraverso il bosco: bam! viene investita, rapita e gettata in cantina. Il resto e' noia. Una nota di colore rischiara pero' l'inutilita' di un'ora spesa a vedere 'sta roba: la madre e' Lory Petty, Tank Girl!
hellbly @ 09:22 | commenti (popup) | commenti
giovedì, gennaio 26, 2006 | in : cinema e tv
Geochilmaru: la nuova frontiera non e' piu' il cinema coreano (ormai quello lo vedono tutti), ma il cinema coreano indipendente. Budget dichiarato di 195.000 dollari, attori sconosciuti, regista al primo lungometraggio: il misterioso Geochilmaru e' il top poster di un forum/sito sulle arti marziali, e' arcinoto, celeberrimo, e la ragione del successo della community: nessuno l'ha mai visto, nessuno lo conosce. Sfidato a dimostrare la sua abilita' Geochilmaru accetta e organizza un torneo tra otto utenti selezionati da lui: ognuno specializzato in uno stile di lotta differente. Kick Boxing, Wushu, Kung-Fu, Karate, Judo, Boxe, Street Fight, e naturalmente Taekwondo. Nella prima parte del film, che dura in tutto meno di un'ora e mezza, gli otto lottatori si incontrano e conoscono presentandosi con i rispettivi nickname; nella seconda parte gli otto sono a bordo del camper, mandato da Geochilmaru, che li accompagnera' al luogo prescelto per i combattimenti, una localita' di montagna: lungo il tragitto parlano tra loro scambiandosi pareri sulle arti marziali e conversando amabilmente proprio come ci si aspetterebbe a qualche raduno tematico. Il viaggio finisce, gli otto si disperdono: i combattimenti saranno random, chi incontra chi combatte con chi. Gli scontri sono, beh: ''naturali''. Non ci sono complesse o improbabili coreografie: la maggior parte dei protagonisti sono amatori, solo alcuni sono ad un livello di reale maestria; tra un pugno, un calcio e una presa di posizione a mostrare il carattere i lottatori vengono scremati fino ad arrivare allo showdown finale. Non so se vi sia mai capitato ma girando per internet e' facile trovare decine e decine di cortometraggi amatoriali realizzati da palestre, o gruppi di non professionisti della lotta: orientali e occidentali che mettono online la propria abilita' e magari un certo gusto e desiderio cinematografico di realizzare flicks d'azione. Qualche tempo fa ricordo di averne segnalati alcuni piu' tecnologicamente e tecnicamente avanzati di altri: a dire il vero e' da un po' che non cerco/trovo altri ma Geochilmaru sembra proprio una di queste mini produzioni, piu' in grande certamente ma ancora ad livello ruspante '; e' l'Evil Dead dei film d'arti marziali, coreano (e mancante di Bruce Campbell).   
hellbly @ 23:39 | commenti (popup) | commenti
giovedì, gennaio 26, 2006 | in : animazione e videogiochi
Pale Cocoon: ci troviamo forse ad assistere alla nascita di un nuovo Type Moon. Ricordate Sky Jump Pair (i.x.b.)? Simpatico progetto d'animazione a computer dedicato alle Olimpiadi Invernali e ad una delle specialita' piu' apprezzate e considerate dai giapponesi, il Salto con gli Sci, realizzato da non professionisti e vincitore di non so quale premio del settore? In ogni caso questo OAV e' il primo prodotto da professioniti di Yasuhiro Yoshiura. Interamente realizzato, io credo, in digitale e' un prova di virtuosismo tecnico: un esame di produzione per verificare e confermare capacita' e stile, di conseguenza nella ventina di minuti dell'OAV la parte del leone viene svolta dalla trovate e dalla qualita' della rappresentazione visiva, dell'animazione, dei modelli digitali etc. Fermo restando che Pale Cocoon possa essere comunque considerato un cartone tradizionale dove agiscono personaggi apparentemente bidimensionali a contatto di strutture evidentemente tridimensionali, interagendovi. Il risultato e' un ambientazione estremamente dettagliata, tecnologicamente accattivante: starebbe benissimo nei programmi di festival tipo il Future Film, e nelle dvdteche degli appassionati di evoluzione dell'animazione (tipo Animatrix senza il contorno promozionale). In un futuro lontano ma prossimo l'umanita' e' costretta a vivere profondamente sotto terra a causa dell'inquinamento planetario; tempo prima il governo decise di istituire un Dipartimento addetto al recupero, alla salvaguardia e alla catagolazione di ogni estratto e/o reperto proveniente dal passatto umano: tali reperti sono tutti provenienti, si puo' supporre, da internet, sono tutti ''file'', niente di fisico; i dipendenti del Dipartimento sono una mezza via tra il tecnico informatico e il restauratore d'arte: idea intrigante. Il Dipartimento, dopo l'iniziale fulgore e prosperita', e' adesso in crollo verticale: le molte scoperte, le fotografie, le testimonianze ricavate dalla sua attivita' hanno portato depressione e scoramento nella popolazione; l'evidenza della stupidita' umana ha spinto i dipendenti a licenziarsi, la popolazione a dimenticarsene volontariamente: meglio vivere senza sapere, che perdere ogni fiducia e speranza per la realta' attuale. La storia racconta degli ultimi tre dipendenti: chiaramente l'azione scarsegga e l'atmosfera e' quella solita (ma piacevole) delle animazioni fantascientifiche filosofeggianti a base di fredda determinazione ossessiva e nichilismo da societa' prossima al collasso.  
hellbly @ 10:13 | commenti (popup) | commenti
lunedì, gennaio 23, 2006 | in : cinema e tv

Sakigake Cromartie High SchoolThe Movie: raccoglietevi intorno e lasciate che la trasposizione dell'omonimo manga & anime (i.x.b.) diretta da Yudai Yamaguchi (quello di Battlefield Baseball, i.x.b.) vi colpisca con tutta la forza delle piu' deliranti commedie dell'assurdo giapponesi; tale e quale al cartone: e con cio' avrei gia' detto tutto. Il film va visto interamente: dai titoli di testa alle scenette intermezzate ai titoli di coda non c'e' un solo secondo da perdere, un solo momento di tregua nell'affannosa sequenza di demenzialita' insensate; una famigerata scuola dal passato sfortunoso nelle mani di gang di delinquenti minorili, eta' media circa 16 anni tutti rigorosamente interpretati da attori di circa 30 (c'e' spazio anche per la sempre apprezzabile comparsata di Tak Sakaguchi), un giovane studente appena trasferito pieno di ideali e desideroso di ''vivere la vita come dovrebbe viverla uno studente'' e di cambiare il comportamento dei suoi nuovi compagni di scuola. Andamento per agglomerati di sketch alcuni indipendenti altri connessi tra loro, alcuni dei quali potrebbero risultare particolarmente ed eccessivamente incomprensibili a chi non abbia visto almeno il cartone animato; ricordo i personaggi principali: Freddie, il sosia di Freddie Mercury; il Gorilla, che e' un gorilla; Mechazawa, che e' un robot, e suo fratello minore Mechazawa Beta; il boss della scuola sofferente di mal d'auto, mal di mare, mal d'aria e tutto il pacchetto; gli alieni venuti dallo spazio; i dirottatori mascherati; e tutta una teoria di altri personaggi ugualmente stordenti nella loro indecente e surreale esistenza. Interagiscono tra loro nei modi piu' disparati: ci sono gite scolastiche, lezioni sui danni provocati dal fumo, dispute sui ritardi, o su chi sia il piu' strano della scuola. Mi accorgo di quanto mi sia difficile parlarne a causa della mancanza di trama e dell'assoluta preponderanza visiva delle gag e delle battute affidate principalmente alla mimica degli attori in reazione alle situazioni piu' incredibili. E' un film che non va capito, allontanare l'idea di capire o trovare un significato, gustare l'abissale incoerenza comica. Yamaguchi non ci mette molto: riprende piu' o meno integralmente, rappresentadoli attraverso le stesse inquadrature (e qui c'e' un grande lavoro per adattare le possibilita' del disegno a quelle della vita) e riproponendo gli stessi tempi e battute, l'ironia e l'umorismo del cartone; ed e' perfetto cosi'.  Una specie di Lamu', intendendo gli sconclusionati momenti scolastici e tutta la selva di personaggi strampalati a contorno, ma piu' estremo, piu' arduo, indifferente al pubblico tanto da passare minuti a mostrare qualcosa di totalmente non divertente solo per il gusto di far dire ad uno dei personaggi quanto non sia divertente.

hellbly @ 23:41 | commenti (popup) | commenti
lunedì, gennaio 23, 2006 | in : animazione e videogiochi
I Wish You Were Here: miniserie di quattro OAV di larghissimo successo e distribuzione internazionale (recentemente trasmessi da MTV e da poco disponibili in DVD anche da noi) che hanno portato e confermato notorieta' allo Studio Gonzo e al loro regista, Seiji Mizushima, successivamente impegnato in uno dei maggiori trionfi dell'animazione giapponese degli ultimi anni, Fullmetal Alchemist. Tempo fa avevo cominciato a guardarli, poi scartati perche' brutti: oggi ci ho riprovato proprio alla luce dell'inaspettata diffusione e persistenza del prodotto. Continuo a pensare che siano brutti: una squadra di Kamen Rider dei poveri e' la prima linea di difesa contro l'infezione di un misterioso virus alieno i cui sintomi sono la trasformazione dei contagiati in possenti zombie corazzati e senza cervello. I leader della terra, che controllano le aree infettate e cercano di mantenerle isolate e sconosciute al resto del mondo, considerano questi super soldati (uomini potenziati da nanocorazze) poco piu' che carne da cannone: ripongono invece molte speranze nella nuova arma segreta, una ragazzina di sedici anni dotata di strepitosi poteri mentali, naturalmente abbinati ai consueti e simpatici disturbi mentali. La storia e' una gran cazzata: tra i kamen rider ce n'e' uno particolarmente figo che conquistera' con uno sguardo il cuore della bella esper; il rapporto tra i due e la sua funzione meccanica ai fini della storia e'... stupido. Il cartone e' noto per la commistione di elementi in animazione convenzionale ad altri realizzati in digitale: piuttosto mal fatti aggiungerei. Mecha design privo di originalita', caratterizzazione grafica e psicologica dei personaggi tra il nullo e l'insipido, livello dell'animazione mediocre: l'unico momento di divertimento e' quando il kamen rider ottiene un lieve power-up che lo rende una specie di sosia dello Spawn cinematografico. Viene costantemente spacciato per un horror fantascientifico: la fantascienza ok, inoriginale ma presente, pero' l'horror me lo sono perso. Atmosfere terrificanti? No. Esplosioni di sangue e putrefazione orrorifica? No. Tensione emotiva tachicardica? No, no: paura a zero. Una buona dimostrazione organizzativa da parte dello Studio Gonzo: ''sappiamo fare le cose che fanno anche gli altri, e allo stesso modo''; sfortunatamente affetto da una seria carenza di idee, di profondita' e familiartita' con le tecniche espressive.
hellbly @ 15:17 | commenti (popup) | commenti
sabato, gennaio 21, 2006 | in : musica e internet
e finalmente arrivo' anche Battle Star Galactica, il remake, che Time Magazine ha dichiarato come la migliore serie del 2005 (nessuna delle prime dieci e' attualmente trasmessa in italia, o almeno credo): per adesso ancora in fase di doppiaggio e prevista per uno dei canali Fox del pacchetto Sky. Raccolta delle varie leggi di Murphy e compagnia. Urban Dictionary: ogni tanto capita di leggere qualcosa in inglese e non riuscire a contestualizzarlo, ecco uno strumento utile per comprendere slang di vario genere.
hellbly @ 12:09 | commenti (popup) | commenti
sabato, gennaio 21, 2006 | in : cinema e tv
I Segreti di Brokeback Mountain: parlando del popolo americano risulta difficile indicarne come caratteristica tipologica l'intelligenza, eppure il loro film s'intitola, semplicemente, Brokeback Mountain; non hanno avuto bisogno di aggiungere quel ''i segreti di'' che fa l'occhiolino e da' di gomito sussurrando: ''... il segreto e'... che sono froci!'' per intrigare e attrarre gli scabrosi affezionati dello spioncino. L'incivilta' ha molte forme. Un'altra e' quello spettatore che per tutta la prima mezzora e' stato piu' interessato a guardare/spiare ridacchiando le coppie e i gruppetti di omosessuali raccoltisi in quantita' notevole ad assistere alla proiezione: sfortunatamente quello spettatore ero io, fortunatamente il film e' stato abbastanza bello da imbrigliare l'omofobia e permettermi di goderne. E' lungo, non lento ma sicuramente lungo: molte scene, molte ripetizioni di routine consolidate o spaccate nel corso del ventennio di racconto, vari elementi ritornanti che ritornano frequentemente, diverse divagazioni. In tutto cio' la prima parte, la scintilla, il colpo di fulmine tra i due cowboy scatta troppo rapidamente: un attimo prima sono li' che pascolano le pecore, e certo e' un occupazione deprimente e noiosa, e l'attimo dopo si saltano ferocemente addosso; scossi da questa improvvisa accensione dei motori sentimentali si rimane un momento spiazzati ed incerti: i dialoghi aiutano con accenni a suggerire la latenza sessuale fulmineamente liberata dall'estate, ma si fatica ad associare al gioioso e vitale gradasso in armatura e passione sfolgorante di Storia di un Cavaliere, o men che meno all'adorato Donnie Darko, i ruoli assegnati; dura poco comunque: i due prestano una performance impressionante, segno di un grande talento attoriale o dell'immane capacita' guida di Ang Lee? Non c'e' una trama da seguire: il cowboy biondo e' povero, un perdente solitario e taciturno, con moglie e figlie costrette ad arrancare alla fine del mese; il cowboy bruno ha faccia tosta, parlantina e riesce a cadere sempre in piedi, ad avere successo. Entrambi conducono una vita falsa, recitano ruoli perdendo pezzi ad ogni scena diventando meno abili: combattuti tra il desiderio di dichiararsi al mondo e il terrore di farlo e perdere tutto; l'introspezione, la caratterizzazione dei personaggi fornisce due ritratti di inaspettata profondita': molto superiore al dramma di situazione e atmosfera di Far From Heaven, per fare un esempio. Il duetto e' imprevedibile, pieno di possibilita' sfruttate e vigorosa emozione: e' una storia d'amore clandenstino come non mi e' mai capitato di vederne, strutturata e organizzata con tale perfetta imperfezione da risultare in certi momento persino un po' eccessiva, studiata e solo leggermente fredda; ma laddove a sceneggiatura manchi di quel certo candore arrivano a complemento e sostegno le interpretazioni dei due attori rappresentate in ogni modo: sguardi, gestualita', presenza fisica, dialogo, scontro, lotta. Non c'e' un criterio o un metodo privilegiato: il rapporto e' reso tra mille sfaccettature. Lee e' un regista crudele: per le parti delle mogli ha scelto delle attrici insipide, sconfitte e frivole, prive di densita'; messe li' apposta per apportare le stesse esatte caratteristiche ai rispettivi personaggi: per sottolineare ancora di piu' l'abbruttimento della vita ''normale'', costretta e insoddisfatta, alle settimane trascorse per i monti in stile due cuori e una capanna. 
hellbly @ 01:49 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
giovedì, gennaio 19, 2006 | in : musica e internet

ed ecco anche Firefly: sempre su Jimmy, ogni Venerdi' alle 21:00 a partire dal 17 di febbraio (prende il posto del Doctor Who).

hellbly @ 23:10 | commenti (popup) | commenti
giovedì, gennaio 19, 2006 | in : cinema e tv
Shaolin vs Evil Dead: gli zombie, come tutti sanno, non corrono; ma, come ci insegna il prologo del film, e come non tutti sanno, riescono benissimo a saltellare. Nel prologo viene anche finalmente spiegata la vera ragione delle tipica stance a braccia tese in avanti dei suddetti zombie. Gordon Liu e' Brother White, un monaco esorcista pietoso e santo che va in giro per il paese a raccogliere le anime dei mostri, dei non-defunti e di tutta la compagnia per metterle a riposare in pace. Il tizio di Story of Ricky (i.x.b.) e' Brother Black, un monaco esorcista stronzo e cattivo che fa le stesse cose dell'altro ma si diverte a torturare e poi distruggere le anime dei mostri. Mentre Brother White cerca di convertire il fratello al lato chiaro del... ehm... buddismo/taoismo, Brother Black passa il suo tempo a cercare vendetta e affermazione nei confronti dell'altro, anche a costo di fare del male (pagarne le conseguenze, venire posseduto e diventare malvagio fino in fondo). Film comico con tanto di siparietti romantici tra gli apprendisti dei due monaci, strane spiegazioni mistiche e grotteschi e buffi zombetti: Gordon Liu riesce ancora a muoversi bene ma non a muoversi velocemente quindi tutti i suoi combattimenti sembrano girati a rallentatore, per il resto e' tutto una grossa stupidata abbastanza simpatica con tanto di effettacci speciali digitali per alcune delle magie, una buona dose di cavo e un ributtante combattimento tra baby shaolin contro baby zombie. Prodotto nel 2004, sembra di venti anni piu' vecchio: e non e' un male; l'unico reale fastidio e' nel finale, che non c'e': accanto ai titoli di coda viene mostrato il trailer di un ipotetico seguito a suggerire l'intenzione di proseguire la storia (io pero' non ho trovato nessun cenno ad un effettiva realizzazione di tale seguito). Bene, bello: pero' il film non finisce, si interrompe nel mezzo di un combattimento.
hellbly @ 17:59 | commenti (popup) | commenti
giovedì, gennaio 19, 2006 | in : cinema e tv
The Promise: come ogni tanto accade i fatti piu' interessanti sono quelli che circodano il film, piu' che il film stesso; in molti ricorderanno Chen Kaige come uno dei piu' rappresentativi registi degli anni '90, forse come uno dei piu' grandi registi contemporanei, sicuramente come uno dei maggiori esponenti di quel lussureggiante cinema intimista cinese di tale dirompenza da valicare i confini dell'allora lontanissima madrepatria. Come altri prima di lui anche il regista di ''Addio Mia Concubina'' cede alla tentazione del wuxia-kolossal, al desiderio emulativo di dimostrare di saper gestire e portare a frutto una mega produzione ad alto budget con effetti speciali digitali e cast panasiatico: i credits attestano The Promise come una coproduzione sino-hongkonghese-nippo-coreana, e i suoi protagonisti provengono un po' da qui, un po' da la'. Internet riporta, ed io allego al titolo, un generale dissenso e messa in ridicolo del film: aneddoti sulle grasse risate del pubblico in sala e sul diffuso disprezzo per una pellicola assolutamente, a mio avviso, incompresa dai piu'. Sul fatto che non sia un bel film, inteso come un capolavoro, non ci piove: la strampalata candidatura ai recenti Golden Globe e' semplicemente il risultato di forti pressioni economiche e politiche, come sempre d'altro canto ma in questo caso grezzamente smaccata. Il film e' un wuxia come quelli di una decina e piu' d'anni fa: questo e' stato l'errore fondamentale di Chen Kaige. Invece di dare al pubblico una raffinata esposizione sui colori e l'estetica della fotografia ha realizzato una storia tragicomica in tutto e per tutto simile a tanti altri film del genere prodotti tra gli '80 e i '90 dove i momenti desiderati per essere drammatici spesso venivano a diventare divertenti/ridicoli a causa della pochezza narrativa o delle scarse possibilita' monetarie (nei casi migliori questo risultato era voluto e ricercato). L'unica differenza qui riguarda l'ammontare dei soldi e l'eccessiva serieta': in certi momenti si sfiora la certezza che Chen Kaige volesse far sorridere, raccontare una fiaba amicale e benefica ricolma di fantasia e meraviglia come fosse la Storia Infinita; in altri si precipita nell'altrettanto certa consapevolezza che no, il ridicolo sia totalmente e incontrollatamente saltato fuori senza volonta': che si voleva un film serio, un Signore degli Anelli e si sia scivolati sull'impacciato uso di effetti speciali e tecnologie usate senza agio o familiarita'. Il tira e molla tra queste due opposte possibilita' e' alla base degli equivoci e del dispiacere per il film: io comunque propendo per la prima ipotesi e considero il resto solo incidentali crolli dell'atmosfera e incapace gestione dei mezzi messi a disposizione, un film noioso a tratti divertente, scontato ma con qualche originalita' visiva, non bello ma neppure brutto. La storia: Kunlun e' il Flash (nel senso del corridore scarlatto, nel senso del personaggio dei fumetti) cinese, ma ancora non lo sa; per adesso e' semplicemente uno schiavo incredibilmente veloce. Durante una battaglia viene notato dal grande generale dall'Armatura Cremisi e comprato. A questo punto una piccola divagazione sul titolo: nei primi minuti di film la ragione per cui sia intitolato ''La Promessa'' e' ben chiara, poi tutto il prologo viene dimenticato fino allo scontro finale; per il resto del tempo e' ragionevole comprendere come mai i distributori per largo tempo siano stati incerti se chiamarlo invece Master of the Crimson Armor (che poi forse sara' il titolo americano, non mi e' chiaro). Passa qualche tempo, succedono varie cose e Kunlun, per un breve periodo si trova ad indossare l'Armatura Cremisi; in queste brevi ore di scambio di persona riuscira' a: 1) uccidere il Re; 2) innamorarsi e far innamorare di ''colui che indossa l'armatura cremisi'' la strafiga donna piu' bella del mondo, nonche' donna del re morto; 3) dare il via allo scontro con l'antagonista, il cattivo che.... beh: non ci vuole un sensitivo per capire chi sia questo cattivo. Ripassata l'armatura al suo legittimo proprietario si passa ad un silenzioso triangolo amoroso che ovviamente portera' alla tragedia. Gli attori partecipano della confusione del pubblico: alcuni, diciamo quelli non cinesi, li si vede chiaramente ridere sotto i baffi e recitare parecchio al di sopra delle righe; altri, quelli cinesi, si mostrano invece estremamente convinti dei loro ruoli e parti. Gli effetti speciali sono per lo piu' ridicoli/demenziali: a guardare solo quelli sembrerebbe di assistere all'ultimo film di Stephen Chow: mandrie di ''tori'' digitali, vari effetti per la super velocita' compreso il mitico ''viaggio nel tempo'' (proprio come Flash), le inscusabili corse a quattro zampe dello schiavo che non sa stare in piedi, varia gente volante (non voli con il cavo, voli veri alla Superman) e cosi' via tralasciando i fondali e i paesaggi e gli alberi e i petali che neanche in King Kong. Allo stesso tempo il film si presenta come un fracassone colossale del genere blockbuster flop tutto soldi e niente sostanza, e come un vecchio wuxia di quelli che facevano dire ''ma guarda 'sti cinesi quanto sono scemi, ah ah ah''. A mancare, veramente e per finire, e' stata la regia: non si vede, non si sente, collassata sotto il digitale, priva di attrattiva e arte. 
hellbly @ 10:07 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
mercoledì, gennaio 18, 2006 | in : cinema e tv
A Distant Cry from Spring: prima di diventare internazionalmente noto grazie a Twilight Samurai (i.x.b.) Yoji Yamada era celebre in patria per l'interminabile serie dei Tora-san, nel 1980, tra l'episodio 25 e 26, trovo' anche il tempo di realizzare questa interpretazione giapponese di una nota storia pseudo-western tipicamente occidentale. A.A.A. Piacente vedova proprietaria di fattoria con figlio silenzioso e pronto all'idolatria cerca uomo maturo e misterioso, possibilmente inseguito dalla polizia, per educata amicizia e lavoro da schiavo. Siamo in Hokkaido, ma a parte gli occhi a mandorla sembra di essere in una qualunque prateria americana: e' una notte buia e tempestosa quando un vagabondo (cavolo, era da un po' che mi chiedevo esattamente cosa mi ricordasse questa trama: il ciclo di storie di Green Lantern scritto da Gerard Jones, pieni anni '80 direi. Hal Jordan e' stanco di essere Green Lantern, lascia il titolo a Guy Gardner, molla la Justice League e parte, nuovamente, in giro per l'America: al secondo, terzo episodio della serie arriva alla fattoria di Rose... il resto si sa) bussa alla porta della fattoria chiedengo un riparo per la notte. La mattina seguente se ne andra'. In primavera ritornera' e assumera' il ruolo di tuttofare in cambio di vitto e alloggio. La diffididenza diventa stima che diventa amore. Tanta vita di campagna, qualche bulletto locale interessato alla piacente vedova, patetiche scene con il bambino che ritrova nello sconosciuto il padre scomparso. Un giorno arriva la polizia e.... pochi dialoghi, grandi fotografie, molto silenzio, budget ridotto ma una sporta piena di composta dignita'. La regia di Yamada si nasconde dietro gli stereotipi stilistici nazionali, spersonalizzata e occidentalizzante.
hellbly @ 23:03 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, gennaio 18, 2006 | in : animazione e videogiochi
Metal Overman King Gainer (episodi 1-26 serie completa): produzione Sunrise del 2002 ad opera di Tomino, autore dell'Original Concept e capo regista. Un'opera robotica del creatore di Gundam e' sempre interessante, per alcuni piu' per fede probabilmente, ma in generale si trovano quasi costantemente delle buone idee e trovate: in King Gainer, a dire il vero, Tomino si rivende quasi in blocco quanto usato in Brain Powerd (i.x.b.) ma con una buona dose di reinterpretazione atta ad attenuare il senso di riciclo. Come da copione il nuovo Tomino e' molto positivo ed ottimista: tutta la serie possiede una continua presenza comica e, pur presentando alcune situazioni drammatiche si tiene molto alla larga dalla cruenza o da indulgenze realiste e sanguinarie. C'e' una guerra ma non ci sono morti. Nel futuro l'umanita' ha consumato le risorse del pianeta, tuttavia non siamo abbastanza nel futuro da poter ricorrere alla colonizzazione spaziale: cosi' i sopravvissuti umani si rinchiudono volontariamente in Domepolis, citta' isolate dall'esterno e autosufficienti che permettano al pianeta di rigenerarsi spontaneamente. Passa del tempo e il nuovo ordine sociale si stabilizza, tanto che alcuni cominciano a chiedersi se non sia possibile tornare ad occupare le zone abbandonate della Terra, lasciare le citta' e ricominciare a vivere, questa volta in armonia con la natura. Gli interessi economico-politici della nobilta' padrona delle citta' tuttavia e' contraria a disperdere i cittadini, la fonte delle tasse e della loro ricchezza: vengono cosi' istituite delle leggi che impediscano la fuga verso le campagne. Parallelamente viene a costituirsi un movimento contrario: ribelli favorevoli ai cosiddetti Exodus, gli esodi verso la terra promessa. La storia comincia nella domepolis siberiana, uno dei centri di potere della Ferrovia Transiberiana: l'unica forma di connessione tra le varie citta' del mondo, a stento sottomessa e controllata dal governo centrale di Londra. Durante il festival annuale il giovane campione di videogiochi Gainer viene suo malgrado coinvolto nel grande Exodus cittadino dal mercenario, specialista in esodi, Gain che lo ''cotringe'' a salire a bordo di un antico overman e combattere contro le forze di polizia per consentire ai vari quartieri della domepolis (interi quartieri in grado di muoversi, se trainati da veicoli motrici). Il racconto presenta una quantita' di personaggi in ruoli spesso inediti per una serie robotica: la citta' in movimento, partita per l'esodo, vede al proprio interno sia persone a favore di tale esodo sia altre che si sono trovate in mezzo (letteralmente: se i tuoi vicini partono portandosi via la tua casa mentre tu ci stai dormendo dentro e' facile che tu rimanga trasportato), ognuna con i propri rappresentanti e guide. Ci sono i 5 saggi anziani autori dell'iniziativa, c'e' il ninja a capo dell'esercito dell'Esodo, c'e' un'Idol in grado di catalizzare le passioni della gente con le proprie canzoni, ci sono i soldati/studenti/altro dell'esercito dell'Esodo tra cui la ragazza che focalizzera' l'amore del protagonsta. Poi ci sono Gain e Gainer: il primo mercenario/sociologo/consigliere in grado di occuparsi di ogni aspetto dell'esodo, dall'organizzazione tattico-militare alle preoccupazioni per i rifornimenti alimentari, di medicine, al divertimento e buon umore della popolazione che non si trovi ad un certo punto a rimpiangere la scelta fatta volendo tornare indietro; il secondo, al principio contrario all'Esodo, trasportato dagli eventi a combattere in continuazione a bordo del proprio overman, modestamente chiamato ''King Gainer''. Poi naturalmente ci sono i nemici: ci sono quelli che poi passeranno tra i buoni, ci sono quelli comici (con tanto di trio da Time Bokan), ci sono quelli pazzi e deliranti che sprofonderanno fino a rischiare di distruggere il mondo. Poi ci sono gli Overman, che sono i robot della situazione, dotati di strani poteri: c'e' quello in grado di leggere le menti, quello che puo' rubare ogni cosa, e cosi' via; poteri strani e alle volte stupidi, e poteri straordinari in grado di sconvolgere l'equilibrio climatico del pianeta (alla Turn A, i.x.b.). Naturalmente i poteri di King Gainer sono i piu' enigmatici e solo verso il finale si arrivera' a capire qualche cosa anche se, chiaramente, e' mancato in Tomino l'interesse a concentrarsi sull'aspetto meccanico della faccenda: molto tempo e' infatti dedicato, con ottimi risultati, alla descrizione e rappresentazione della Terra, alle dinamiche dell'Esodo, ai nemici. Mettendo da parte invece e passando con un po' di superficialita' alcuni aspetti tecnici della serie robotica ''seria'': King Gainer in alcuni episodi mostra poteri che poi non avra' piu', in altri improvvisamente Gainer sa come usare appieno il potenziale dell'overman quando fino all'episodio precendente lo guidava a casaccio, e cosi' via. Nonostante queste notevoli falle nella sceneggiatura la serie offre consdirevoli spunti di novita' e prospettive inedite veramente intriganti e appassionanti, per non parlare di alcuni ottimi combattimenti: di un character design gradevolissimo e di una qualita' d'animazione elevata. Nonostante, insisto perche' si notano particolarmente, alcuni punti della seneggiatura veramente sorvolati o pretestuosi, il finale della serie garantisce una delle migliori strutturazioni mai viste: diversi e imprevedibili colpi di scena, bilanciamento dei vari duelli finali, densita' di scene attese per tutta la serei; sfortunatamente l'epilogo e' al solito schiaffato in pochi secondi da cartolina incapaci di esprorre tutti i finali potenziali della storia ma fortunatamente anche incapaci di rovinare gli ottimi dialoghi conclusivi. Accantonate e ignorate le insensate spiegazioni pseudomistiche, accettate alcune delle scelte d'atmosfera (l'assenza di morti, l'umorismo) e senza far caso ai ricicli da Brain Powerd (gli Overman e i Brain fanno cose molto simili) o da altre serie di Tomino, in King Gainer si trovano una serie di squisite e rare trovate d'ambientazione, dialoghi brillanti, caratterizzazioni accattivanti, un comparto visivo tra mecha e chara design originale e tecnicamente valido, attenzione ai dettagli, equilibrio tra le sezioni d'azione e quelle sentimentali: un prodotto curato a tutto tondo. 
hellbly @ 17:06 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, gennaio 18, 2006 | in : musica e internet

Farscape dal 13 Febbraio su Canal Jimmy, dal Lunedi' al Venerdi', alle 18:50. Ancora nessuna nuova riguardante Firefly. Sono molto scontento per la programmazione prescelta per Farscape: cinque episodi alla settimana sono semplicemente inseguibili, per me; non capisco per quale ragione non abbiano scelto il consueto episodio unico settimanale.

hellbly @ 01:11 | commenti (popup) | commenti
lunedì, gennaio 16, 2006 | in : fumetti e libri
Il Pianeta Proibito (Forbidden Planet, 1956): le novelization sono un male (minore) del mondo, anche se possono capitare, alle volte, opere degne come alcuni degli scritti di Alan Deen Foster (i.x.b.) o questo adattamento dell'omonimo film di fantascienza dello stesso anno. Sul film ci sarebbe da dire moltissimo: forse la prima opera fantascientifica realizzata con un budget da film di serie A, celebre per essere dichiarata (da Roddenberry) ispirazione per Star Trek, ed essere a sua volta ispirato dalla Tempesta, nominato agli Oscar per gli Effetti Speciali e altro. Il libro fu realizzato nello stesso anno d'uscita del film da W.J Stuart, pseudonimo che nascondeva Philip MacDonald: notissimo scrittore di gialli e polizieschi, sceneggiatore cinematografico d'esperienza. Per chi non la ricordasse, o per chi non l'abbia mai visto (biasimo), la trama e' un classico, chiaramente, e un archetipo ideologico ritornante: l'umanita' esplora le stelle, qualche astronave si perde, qualche altra parte per scoprire cosa dove sia finita quella sperduta; il romanzo racconta in prima persona, dedicando i propri capitoli di volta in volta al personaggio piu' al centro dell'azione del momento, la spedizione di salvataggio inviata sul pianeta Altair 4 per ritrovare ed eventualmente recuperare l'equipaggio di una precedente missione esplorativa. Arrivati sul pianeta vengono accolti da un misterioso robot, da uno scienziato e unico superstite del primo equipaggio, e da sua figlia. Il fulcro del racconto insengna quanto sia meglio stare alla larga dai manufatti di incredibilmente piu' avanzate razze aliene, misteriosamente svanite nel nulla. Una novelization di cinquantanni fa.
hellbly @ 22:42 | commenti (popup) | commenti
domenica, gennaio 15, 2006 | in : animazione e videogiochi
Good Morning Althea: OAV fantascientifico del 1987. Per centinaia d'anni due razze umanoidi sono state in guerra: da un lato c'erano gli umani armati di mecha da combattimento e guerrieri cyborg, dall'altra i Crest identici agli umani per forma ma evolutisi in un cultura basata su tatuaggi magici, energia psichica ed elettromagnetica: i Crest hanno vinto la guerra ma si non dimostrati dei conquistatori giusti e, dopo anni di integrazione, la razza umana, pur alle dipendenze di comandanti Crest, e' tornata ad emergere e a ricoprire ruoli paritari della societa'. Continuano ad esistere motivi di attrito e razzismo, naturalmente. Quindi da un lato abbiamo una razza magica, poi ci sono gli umani fruitori di tecnologia: il passo successivo, e nemico di tutti, e' una forma di vita totalmente meccanica in grado di assimilare e controllare sia la scienza umana che l'energia Crest, gli Automaton(s). Il cartone, meno di un'ora di sconosciuta animazione fantascientifica giapponese anni '80 (=libidine), comincia con una nave spaziale ''terrestre'' giunta in soccorso a seguito di un allarme inviato da una nave spaziale ''crest'' in difficolta': una trappola dato che la nave ''crest'' e' stata borgizzata da un modello tra i piu' cattivi di Automaton; la nave spaziale terrestre, attaccata di sorpresa, viene quasi subito e rapidamente messa fuori combattimento: il suo equipaggio rapidamente massacrato. Si salvano solo in tre: un cyborg umano veterano della guerra che odia i Crest, una comandante (o qualcosa del genere) Crest diffidente verso gli umani, e (viva il messaggio positivo) un umano allevato dai Crest, tatuato ma geneticamente umano, un ibrido odiato da tutti. Il processo dinamico delle relazione e' quanto mai ottimistico: il cyborg, pur inferocito, diventa rapidamente la spalla amicale del giovane; la crest, pur altezzosa, diventa la sua donna. Nel mezzo ci sono tutta una serie di combattimenti di varia entita' e natura: alcuni magici, altri a bordo di armature da combattimento di vario modello e dimensioni, altri a meta': molto ben animato e disegnato (relativamente all'epoca), qualche nudo, alcune scene di romantica infatuazione, qualche ammazzamento drammatico, un sacco di raggi laser ed esplosioni, veramente bello. Approfitto per ringraziare i gentili fansubber che continuano, ormai da tempo, a proporre rare perle nascoste di passata animazione: sono sempre gli stessi e non demordono.  
hellbly @ 10:33 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
domenica, gennaio 15, 2006 | in : animazione e videogiochi
Hello Kitty Roller Rescue: ufficialmente un regalo fatto alla mia ragazza, ufficiosamente (visto che lei non videogioca) un gioco per me. 16 minuscoli stage, combattimenti con i boss compresi, ambientati in varie location del Sanrio World che dovrete attraversare, impersonando una Hello Kitty x-gamer, e parzialmente esplorare (i percorsi sono fortemente obbligati, nonche' segnalati da grosse, brillanti, pulsanti, frecce rosa) alla ricerca degli altri abitanti/personaggi Sanrio da salvare e di alcuni specifici bonus atti a sbloccare gli accessori (vestitini, armi aggiuntive...) con cui personalizzare la vostra Kitty, ma soprattutto sterminando l'esercito invasore dei Blocchi. Molto colorato, grafica simpatica, livello di difficolta' inesistente, in due ore lo si finisce, non e' particolarmente divertente, piu' che altro si pesta in continuazione il pulsante dell'attacco distuggendo scatole, Blocchi e tutto quanto possa essere smazzuolato; sistema di controllo e di collisione migliorabile che nelle poche sezioni dove sia richiesta una certa velocita'/precisione nel salto potra' causare qualche frustrazione, errori imputabili ad una cattiva risposta di Kitty ai comandi impartiti. E' possibile affrontare le varie missioni affiancati da uno dei personaggi liberati, riutilizzando lo stesso il suo livello di esperienza e quindi le relative abilita' miglioreranno rendendolo piu' potente ed utile. E' un gioco evidentemente pensato per un'utenza di eta' assai bassa, non offre la benche' minima sfida: pero' e' molto carino a guardarsi, stuccevole e pieno di rumorini deliziosi e vomitevoli. Ci sono delle ragioni per comprarlo, estremamente valide, pero' al momento non mi vengono in mente: in attesa del videogioco di Pucca.
hellbly @ 00:48 | commenti (popup) | commenti
sabato, gennaio 14, 2006 | in : animazione e videogiochi
Education for Death: cortometraggio proibito della Disney realizzato a fini propagandistici durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale per denigrare/mettere in ridicolo/offendere la Germania nazista. Inizialmente comico con una parodia della Bella Addormentata con un goofy-Hitler al posto del principe e un'obesa valchiria dallo sguardo idiota (personificazione della Germania) al posto della principessa da salvare, passa improvvisamente a mostrare una scelta di momenti nell'educazione di un giovane hitleriano: punito per mostrare buoni sentimenti, disumanizzato, costretto a marciare e salutare (nel senso di ''hailing'') costantemente fino a perdere la propria identita' plagiato e mortificato dalla retorica nazista e bla bla, fino alla morte inevitabile sul campo di battaglia. Cinquanta, sessanta anni fa il politicamente corretto comprendeva una casistica molto piu' ridotta: gli stranieri, le razze diverse, i diversi orientamenti sessuali, erano tutti argomenti sfottibili e non protetti; oggi come molti altri anche questi dieci minuti di classica animazione Disney sono tenuti nascosti, abiurati e passati sotto silenzio: una riflessione abbastanza seria e scontata potrebbe essere notare come, se da un lato sia giusto correggere comportamenti incivili di intolleranza per proseguire nella marcia verso il progresso, dall'altro l'ipocrisia di negare momenti del processo culturale fingendone l'inesistenza e' un camminare indietro verso l'eslusione. Interessante, breve percorso tra i piu' famosi  Banned Cartoons americani.
hellbly @ 09:46 | commenti (popup) | commenti
sabato, gennaio 14, 2006 | in : cinema e tv
School of the Holy Beast: oggi la chiamiamo sensibilita' spazzatura e, come la commedia italiana dello stesso periodo, tendiamo a sacrificare la sexploitation giapponese di meta' anni '70 ad un livello di infima categoria; eppure e' ben strabiliante guardare questo film di Norifumi Suzuki (altri film i.x.b.), esempio di nunsploitation (conventi di suore lesbiche e masochiste, e perverse in stile orgia vaticana), per esempio alla luce del ricordo del film sul convento delle Maddalene di qualche anno fa: notarne le strabilianti similitudini e gustarsi la cosi' impressionante modificazione prospettica, dall'approccio un po' cialtrone soft-core splatteroso del giapponese alla temibile critica sociale e religiosa dello scozzese. Una giovane donna esce a folleggiare in citta', si fa un'ultima scopata e il giorno dopo si presenta in convento per indagare sulla misteriosa morte di sua madre: che sia un convento, una prigione, o una qualunque altra ambientazione questi film funzionano tutti piu' o meno ugualmente quindi visto uno li avete visti quasi tutti. Le vecchie suore sono stronze, ipocrite e perverse; le giovani suore ci danno che ci danno, subiscono e complottano; poi c'e' il prete-santone-stupratore. Ad essere sinceri il film e' piuttosto leggero, erotismo minimo e solo qualche graziosa indulgenza nelle punizioni canonizzate per le suore peccatrici che la dice lunga sulle ramificate mediazioni pop che la religione piu' praticata dalle nostre parti abbia gioiosamente accettato arrivando in estremo oriente. Un alternativa alla messa di questa Domenica.
hellbly @ 09:22 | commenti (popup) | commenti
venerdì, gennaio 13, 2006 | in : animazione e videogiochi
Civilization IV: ho aspettato di essere massacrato per la terza volta ben prima di riuscire a costruire la mia prima nave spaziale per parlare del nuovo gioco di Sid Meier; al momento attuale sono Mao alla guida dei cinesi, ho costruito il Partenone e la Cappella Sistina e, poco prima di mettermi a scrivere questo post, Giulio Cesare mi ha contattato per comunicarmi un ultimatum: ''conversione al buddismo o distruzione''. Da bravo cinese ho scoperto la polvere da sparo prima di tutti e non temo le sue vuote minacce: solo che adesso mi pento di avergli garantito il diritto di passaggio sulle mie terre perche' i suoi eserciti potranno colpirmi da Nord e da Sud... proprio adesso che ho mandato una spedizione a colonizzare un isolotto ricco di risorse al limite del confine con i tedeschi: maledetti tedeschi con la loro stupida flotta! Ho giocato a tutti i civilization, e ai colonization e a tutti quegli altri: sono un sovrano illuminatissimo, lieto di cambiare ordinamento politico, deciso promotore della liberta' di culto, assolutamente pacifico, un mecenate delle arti con solo il piccolo vizio dell'espansionismo esplorativo piu' estremo: ''se potete fondare una citta', fatelo'', ripeto allegramente ai miei scontenti cittadini. Schifosi: sempre scontenti; costruisco loro delle grandiose industrie, do loro costantemente nuovi lavori e non sono mai contenti: allora gli regalo un colosseo, ma i maledetti lo fanno diventare obsoleto dopo un attimo. E naturalmente c'e' sempre qualche porco missionario che tenta di convertirli. Ah, ma questa volta ho programmato tutto con cura: sono riuscito ad arrivare al Rinascimento gia' nel 800 d.c. e ho ottime speranze per il mio futuro programma spaziale: di tutti i modi per vincere a Civilization quello di raggiungere Alpha Centauri e' il mio preferito, o lo sarebbe se solo ci riuscissi una volta. Rispetto ai precedenti Civilization di nuovo c'e' poco: maggiore importanza alle religioni, grandi Figure Storiche che nascono spontaneamente dando accesso a bonus e roba del genere, piu' che altro (e cosa assolutamente piu' desiderata e voluta) e' tutto piu' grande, tutto piu' vasto, molte piu' opzioni, molte piu' opzioni sulle opzioni. Non l'ho fatto, perche' io sono un figo, ma mi si dice che ci sia un ottimo tutorial quindi anche il neofita dovrebbe riuscire a barcamenarsi adeguatamente tra i vari comandi: giusto nel caso che qualcuno abbia vissuto su Marte negli ultimi 15 anni spieghero' brevemente cosa sia Civilization. E' uno strategico a turni, un gestionale di civilta': vi mettete alla guida di un popolo (all'inizio sarete 4 gatti in una capanna vicino ad un fiume) e provate a farlo espandere e crescere ad oltranza, sviluppando il sistema economico, politico, culturale e militare; stringendo alleanze con le altre popolazioni, patti commerciali, aprendo nuove vie all'esplorazione delle terre sconosciute; creando un forte esercito, migliorando la tecnologia bellica; costruendo nuove citta', aumentandone la popolazione, stabilendo i ritmi produttivi e che cosa produrre; realizzare infrastrutture, vie di comunicazione terrestri e marittime, bonificando per ottenere terreni coltivabili, o per estrarre materie prime e risorse di varia necessita'. E cosi' via. Si puo' vincere in tanti modi: uccidere/conquistare tutti gli altri e' uno, essere diplomaticamente i piu' potenti e' un altro, avere la civilta' piu' avanzata e via avanti secondo le molteplici possibilita' offerte dal gioco; l'IA permette di automatizzare molti compiti: inizialmente non sara' necessario, ma con l'ampliarsi delle responsabilita' diventera' sempre piu' difficile tenere personalmente e direttamente sotto controllo tutte le unita' al vostro comando, quindi si finisce per delegare e a quel punto cominciano i guai. I barbari potrebbero assalire una vostra citta' perimetrale, influenze esterne potrebbero introdurre nuove e pericolose idee e spingere la popolazione alla rivoluzione, lo scontento cittadino potrebbe minare la produzione, la lavorazione, la ricerca e l'afflusso di tasse. La veste grafica del nuovo Civilization e' fotemente migliorata rispetto al III, che era invero scarno, e non esattamente hardware friendly: un vecchio rottame come il mio pc, con due anni pieni sulle spalle e nessuna implementazione dal giorno dell'acquisto, riesce ancora a farlo girare al meglio delle risoluzione ma devo sacrificare alcune animazioni; e certe volte si impantana per interi minuti nel tentativo di elaborare uno dei molti filmati a sottolineare i vari eventi speciali contemplati dalle partite, per non parlare delle interminabili attese per la gestione degli altri imperi quando questi siano diventati esageratamente grandi e complessi. Resta il fatto che riesco a farlo girare, e bene: quindi chiunque si ritrovi con qualcosa di un po' piu'  potente puo' stare tranquillo e considerare l'acquisizione gaudiosa di questo eccellente videogioco. C'e' anche una notevole mole di possibilita' multiplayer online, ma non ho ancora avuto modo di sperimentarle: per fede e per la riconosciuta qualita'/abilita' degli sviluppatori ritengo sia/sara' ottima.
hellbly @ 18:47 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, gennaio 13, 2006 | in : animazione e videogiochi
Super Robot Wars: Original Generation - The Animation: i Super Robot Wars, come saprete sicuramente seguendo il blog, sono videogiochi strategici con protagonisti robot tratti da piu' o meno celebri serie animate (per lo piu') giapponesi; nel corso degli anni e nel susseguirsi delle uscite gli autori hanno progressivamente integrato, ai noti robot dei cartoni, creazioni proprie e originali: basti solo ricordare, per esempio, lo Shin Getter e il Mazinkaiser, successivamente seguiti da tutta una teoria di squadre, organizzazioni, robot solitari interamente e appositamente realizzati da zero. Con il tempo questi Original hanno acquisito presso i fan un peso di tutto rispetto, divenendo addirittura principale motivo d'acquisto e dando, infatti, natali a due episodi esclusivamente dedicati a loro (gli ultimi realizzati per GBA, i.x.b.). Il passo successivo, atteso con trepidazione e inevitabile, e' stato il processo inverso: prendere cioe' i robot del videogioco e farne un cartone. I 3 OAV realizzati da Bandai sono un'avanguardia, un sondaggio del terreno: budget molto limitato che si riscontra appieno nella mediocre realizzazione tecnica (anche se con un leggero miglioramento nell'ultimo episodio), simpatico gadget/trappola ad accompagnare ognuna delle uscite, trama inesistente tutta giocata su una ripetuta exploitation dei piu' noti e amati tra gli Original. Non c'e' molto altro da aggiungere: l'SRX Team, l'ATX Team, Cybuster, Zengar... ci sono quasi tutti, o comunque i piu' noti, parecchi relegati a ruoli puramente comparsivi: caratterizzazioni sfiorate, background nullo, tutto coscientemente affidato alla passione dei conoscitori. L'ignorante (perche' ignora) non capira' ne' apprezzera', l'amatore riconoscera' e disprezzera', pur entusiasta, la cattiva realizzazione: attendendo una serie tv piu' corposa, apprezziamo lo sforzo. 
hellbly @ 15:57 | commenti (popup) | commenti
giovedì, gennaio 12, 2006 | in : animazione e videogiochi
Fate/Stay Night (episodio 1): l'attuale fiacca stagione d'animazione potrebbe essere vivacizzata dalla nuova produzione Studio Deen (sempre piu' prossimo a diventare vera garanzia di qualita') che trasporta in cartone il secondo grande concept dei TypeMoon (ne abbiamo gia' parlato in occasione del cartone di Tsukihime, di Melty Blood e di altro probabilmente, tutto i.x.b.). Anche in questo caso si tratta di una strutturazione alla beat'em up: dopo 10 anni di intervallo la guerra per il Sacro Grail e' ripresa, i Magi stanno reclutando i propri Servitori (divisi in classi da cui prendono il nome: Archer, Lancer, Saber, Assassin, Berserker....) e non sembra dover trascorrere molto tempo prima che le battaglie abbiano inizio. Protagonista della storia e' un giovane, figlio senza talento di uno stregone eppure dotato di un qualche potere speciale che cosi' ad occhio sembrerebbe quasi l'opposto della capacita' del protagonista di Tsukihime: nel primo episodio si vede solo brevemente nel prologo ma presto verremo a conoscere la sua fedele servitrice. Il character design di TypeMoon e' stato fedelmente ripreso in tutta la sua semplicita' espressiva e morbidezza: non e' uno stile particolarmente originale ma alcuni dettagli lo rendono estremamente proprio e riconoscibile; l'animazione e' di media qualita', niente di sorprendente per adesso ma non ci sono stati ancora combattimenti quindi e' difficile giudicare correttamente. Guerre mistiche sullo sfondo di un normale scenario urbano, sicuramente almeno una storia d'amore, realizzazione tecnica affidata ad uno Studio competente, basato sul concept originale di una delle piu' interessanti realta' creative del panorama giapponese: ci sono delle buone premesse. 
hellbly @ 09:12 | commenti (popup) | commenti
giovedì, gennaio 12, 2006 | in : cinema e tv
The Empress Yang Kwei Fei: il primo film a colori di Mizoguchi, realizzato nel 1955 in coproduzione con Hong Kong, racconta la storia di un qualche imperatore cinese annoiato e debole, da tempo in lutto per la morte della fu imperatrice, e delle trame dei suoi cortigiani al fine di ingraziarselo; la piu' riuscita delle quale sarebbe infilargli nel letto una bella concubina che lo consolasse e portasse prestigio al suo mezzano: tra i vari tentativi salta fuori una cenerentola sguattera incredibilmente somigliante alla compianta imperatrice. I due, dopo l'iniziale ritrosia dell'imperatore, si innamorano. Qualche tempo di idillio, la semplicita' umile e affettuosa di lei: l'imperatore che sembra un po' meno rincoglionito. Poi succede un po' di casino: varie invidie, una mezza rivolta e la posizione di Kwei Fei perde sicurezza e stabilita'. Budget poverissimo, soggetto non entusiasmante, sceneggiatura inesistente: Mizoguchi veleggia tra una scena scontata e l'altra, cercando di riprendere i miseri set da posizioni sempre differenti ma senza riuscire a mascherarne l'esiguita'; gli attori sembrano marionette, personaggi comici privi di spessore tenuti sullo sfondo, senza profondita': si muovono e agitano senza convinzione. Finale mediocre.
hellbly @ 00:17 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, gennaio 11, 2006 | in : cinema e tv
The Adventures of Brisco County, Jr (episodi 0-26 serie completa): guardando alla massa sterminata dei fan di Bruce Campbell e' possibile individuare una corposa fetta di appassionati vestiti da cowboy, per via di questa eccellente serie andata in onda tra il 1993 e il 1994, immediatamente dopo il successo di Army of Darkness. Campbell e' Brisco County, Jr: un cacciatore di taglie/avventuriero all'inseguimento del temibile bandito Bly, l'uomo che ha ucciso suo padre, Brisco County, Sr.
Non e' un programma totalmente comico: esistono alcuni momenti e personaggi divertenti, tipo il cavallo parlante, l'avvocato Socrates, il collega cacciatore di taglie; ma e' una serie orientata verso l'avventura, quindi si trovano momenti drammatici, cliffhanger, sparatorie e ovviamente morti, varie relazioni amorose: come gli eroi vecchio stile Brisco Campbell ad ogni episodio se ne fa una nuova, e solo ogni tanto si rifa la stessa. Nel corso delle varie missioni volte alla cattura di uno o piu' membri della banda di Bly saranno molti gli elementi di forte caratterizzazione che hanno resto la serie un cult e un focalizzatore per il pubblico di nicchia: tecnologia steampunk alla Wild Wild West, misteriosi Orb provenienti da chissadove, forse il futuro, forse alieni, capaci di infondere mistici poteri a chi li possegga, e tutta una fantastica galleria di comprimari... scienziati, altri cacciatori di taglie, donne dalle varie occupazioni, briganti, nemici che diventano amici (fino al bellissimo dittico finale quando l'armata di Brisco tutta unita parte in missione). Come mai una serie tanto piena, ben recitata, cool e profonda come questa non ha avuto successo? Neppure Bruce se lo sa spiegare: nella sua autobiografia (i.x.b.) spiega come, assurdamente, con l'aumentare delle manifestazioni di fanatismo diminuissero gli ascolti. La serie fini' per essere tagliata, prima nel budget ad episodio, poi definitivamente: dimostrazione che se sei abbastanza stupido da vestirti come il tuo eroe preferito forse lo sei abbastanza da dimenticarti di guardare il programma con il tuo eroe preferito. Torniamo a noi... ''Hellbly'', chiederete trepidanti, ''sento il bisogno di guardare una serie tv con Bruce Campbell, lo devo fare per rinvigorire la mia virilita'/sentirmi piu' donna: quale dovrei scegliere tra questa e la tua best 2005, Jack of All Trades?''. Beh, la risposta e' difficile: prima di tutto nessuna delle due possiede un edizione dvd, anche se parrebbe che il 2006 sia l'anno buono per quella di Brisco, quindi al momento niente sottotitoli e costrizione di scaricare da internet; Brisco esiste nel web in un'ottima edizione vhs-rip, JoAT invece si trova in un'orrida tv-rip. Brisco sente un po' i suoi dieci e passa anni: cosa che potrebbe entusiasmare gli estimatori delle vecchie serie tv, quelli che si guardano gioiosi Hazard, A-Team, e Magnum P.I., ma allontanare tutti coloro desiderosi di ritmi un po' piu' incalzanti e moderni. Il mio consiglio e' di cercarle e guardarle tutte e due: solo cosi' potrete scoprire il vostro intrepido Bruce Campbell interiore.
hellbly @ 18:39 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
lunedì, gennaio 09, 2006 | in : fumetti e libri

L'Era del Flagello (The Green Leopard Plague, 2003): premiato con il Nebula e proposto in italiano come quarta uscita di Odissea Fantascienza (testo integrale inglese, qui). L'azione si svolge su due piani alternati: nel presente estremamente futuro del racconto una giovane ricercatrice con qualche segreto ed un'esperienza traumatica alle spalle e' ingaggiata per colmare un vuoto biografico nella vita dell'uomo le cui teorie rivoluzionarie sconvolsero e costruirono il sistema su cui viene a fondarsi il mondo del futuro; nel passato riviviamo le vicende di quel vuoto e come esse plasmarono la filosofia globale, lo studio politico ed economico di quell'uomo. Nel mezzo troviamo un mondo futuro dove la morte e' stata debellata in seguito alla digitalizzazione delle menti, dove uomini e donne possono cambiare corpi/razze/specie a capriccio e dove esiste una curiosa insistenza nel calcolo delle calorie consumate. Nel mezzo assistiamo al dilemma innanzi ad una soluzione alla fame del mondo, soluzione che potrebbe pero' causare piu' problemi che cure: mutazioni, esperimenti genetici e il crollo delle infrastrutture socio-economiche fino ad allora accettate e riconosciute. Una storia di spionaggio, due storie d'amore, un'indagine documentaria: denso, secco, il frutto dell'opera di Walter Jon Williams, indicato sovente come il George Martin della fantascienza, l'uomo nuovo, quello che rivitalizza, reinterpreta e scolpisce i nuovi standard. Visto che le uscite dicembrine della collana di Delos non mi sembra siano arrivate sugli scaffali (e non risultano disponibili neppure sul sito) come interpretare questo, speriamo breve, ''stop''? Non sono a conoscenza dei dati di vendita di queste primi quattro numeri: la qualita' e' stata indubbiamente elevata, tendo comunque ad associare ai non-romanzi (discriminati per quantita' di parole) una certa inferiorita' e ammirerei con piacere un alternanza che sostituisse alle proposte di soli racconti anche qualche storia piu' vasta e corposa. Sempre e comunque augurando lunga e prospera vita a questa neonata realta' editoriale. I Mudra.

hellbly @ 23:28 | commenti (popup) | commenti
domenica, gennaio 08, 2006 | in : cinema e tv
Sympathy for Lady Vengeance: visto che alla fine in larga parte sembra ridursi ad un discorso di preferenze offro il mio voto di massima stima e apprezzamento a Mr. Vengeance come apice della cosiddetta Trilogia della Vendetta, piazzando conseguenzialmente Lady Vengeance sul gradino piu' basso di un immaginario podio dove comunque sono tutti vincitori. Una donna sconta 13 anni e qualcosa di condanna per un crimine, piu' o meno, non commesso: trascorre questo periodo pianificando i passi e il metodo per la propria vendetta, costruendo una trama di conoscenze e contatti che allo scadere della sua prigionia le daranno l'opportunita' di svolgere e completare il proprio desiderio di rivalsa sul vero colpevole e, al contempo, di espiazione per i peccati commessi. Cambia il registro rispetto ai film precedenti: l'iperviolenza dimostrativa tanto premiata da Tarantino viene sostituita da un atteggiamento piu' distaccato, da un approccio sistematico e teoretico, cerebrale, decisionale che sostituisce alle rabbiose manifestazioni dell'azione impulsiva e distruttiva una lucida selezione di scelte, un tentativo d'astrazione e giustificazione democratica della vendetta come atto collettivo governato per ottenere un preciso fine in accordo stabilito e accettato dalla maggioranza. La disquisizione mi pare andata un po' troppo oltre: ugualmente alla protagonista, ad un certo punto, con il proprio obiettivo tra le mani mi e' parso che il regista mancasse di focalizzare; indeciso sul da farsi ha coinvolto gli altri, ha allargato il discorso, ha ampliato la proporzione della prospettiva da personale a oligarchica: ha perso tempo per guadagnare qualche soddisfazione in piu', tradendo la genuinita' del sentimento con la bellezza del veicolo. Alla fine la protagonista non ha la sua vendetta, si limita a sparare ad un uomo gia' morto (per cosi' dire). Aldila' degli aspetti puramente concettuali e metafisici, per altro di notevoli e quindi piacevoli, il film scarseggia o eccede anche su piani piu' puramente tecnici: il montaggio alternato e sincopato tra luoghi e tempi connessi secondo modalita' associative dalla logica non sempre immediata, sembra semplicemente nascondere la facile strutturazione da presentazione dei vari personaggi coinvolti tipica del genere rapina & crimini; l'insistenza sulla trasformazione, fino alla reale/simbolica e superflua trasformazione, della protagonista con tanto di svariati commenti sul trucco e la scomparsa della ''kind-hearted'' (l'ho visto in originale con i sub inglesi, non so come l'abbiano adattato in italiano) in favore della nuova incarnazione e' troppo martellante, troppo palese: il regista sorvola su tanti personaggi secondari, li accatasta e accantona con rapidita' frastornante, avrebbe potuto dedicare, non piu' spazio, ma maggiori collegamenti. Inutili le comparsate degli attori dai film precedenti, specialmente da Mr. Vengeance: divertenti ma troppo compiaciute, buttate li' per gratificare critici e pubblico dedito, per cacciare nel mezzo a forza una certa continuita' non necessaria nel trittico. Fermo restando il grandioso talento espressivo ed epidittico, la formidabile capacita' narrativa e l'encomiabile attenzione a raccontare realmente una vicenda senza preferirne la rappresentazione. Senza nulla togliere ad un film dalla qualita' confermante e profonda, ripeto di aver maggiormente apprezzato i precedenti due film. 
hellbly @ 22:34 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
domenica, gennaio 08, 2006 | in : animazione e videogiochi
Dragon's Heaven: OAV del 1988, produzione franco-nipponica. Mille anni prima si combatte' una feroce guerra tra uomini e robot: adesso e' ora che gli ultimi superstiti si affrontino nel duello finale; da un lato l'ultimo robot umano, senziente e indipendente ma in grado di offrire le massime prestazioni solo se accompagnato da un co-pilota umano, in questo caso una giovane, graziosa, e libera donna del luogo. Dall'altra parte l'ultimo robot dei robot, senziente e indipendente, ora di ruolo come generale di una delle maggiori potenze della nuova epoca: l'impero brasiliano, e quindi al comando di vaste truppe. Con questo OAV gli autori, tutti giapponesi, hanno deciso di realizzare un prodotto tecnicamente particolare, artistico, innovativo, originale: dopo un prologo di quasi cinque minuti di stop-motion, con tanto di modellino quasi a grandezza naturale del robot protagonista che si risveglia dopo un sonno millenario, comincia il cartone vero e proprio realizzato in stile europeo, franco-belga, alla Moebius per intenderci. Paesaggi rarefatti, naif, strane organizzazioni sociali, fantascienza fantastica e la riproduzione di quel modo di disegnare tipico della corrente francese anni '80: un prodotto straordinariamente interessante, quasi unico nel suo genere (anche se al tempo di coproduzioni del genere se ne vedevano), affascinante e persuasivo, uno spiraglio di qualcosa che avrebbe potuto essere, di una congiunzione irripetuta e un pezzo raro di storia dell'animazione. 
hellbly @ 10:43 | commenti (popup) | commenti
domenica, gennaio 08, 2006 | in : animazione e videogiochi
Metal Skin Panic Madox-01: OAV del 1987. Durante il trasporto su un camion militare il super segreto prototipo di esoscheletro da combattimento ''tankbuster'' finisce accidentalmente nelle mani di uno studente: la corazza e' all'interno di uno scatolone tipo scrigno delle armature dei cavalieri dello zodiaco, il giovane apre lo scatolone, monta la corazza e improvvisamente ne viene risucchiato all'interno, e imprigionato. Per nulla intimorito o confuso da questo inaspettato evento il giovane decide comunque di dirigersi al luogo prestabilito per l'ultimo appuntamento, quello d'addio, con la sua bella: lungo la strada combinera' vari disastri a causa della sua scarsa padronanza del mezzo, tanto da attirare l'attenzione degli incompetenti militari che da ore stavano ricercando il giocattolino. Un po' volontariamente, un po' a causa delle risposte automatiche dell'esoscheletro, il giovane finira' per abbattere elicotteri e danneggiare varie proprieta' dell'esercito fino a costringerli a mobilitare gli assi; nella fattispecie: la donna/inventrice/pilota ufficiale del Madox, adesso alla guida della versione test, e lo psicopatico top-gun pilota di carriarmati, alla guida di un simpatico carro tascabile. Combattimenti furibondi, totale incuranza degli sceneggiatori, idiozia generalizzata, buona animazione, molto ben definito mecha design: gli esoscheletri da combattimento vantano un pubblico di appassionati, qui ce n'e' una discreta interpretazione.
hellbly @ 09:47 | commenti (popup) | commenti
sabato, gennaio 07, 2006 | in : musica e internet

cado e cedo alla tentazione della classifica: qui il discorso e' leggermente diverso perche' sul blog parlo di piu' cose e non solo di cinema, quindi per non realizzare un post troppo lungo e dispersivo mi sono limitato a selezionare due titoli per ogni categoria. L'unica premessa necessaria all'interpretazione della classifica riguarda cosa e cosa non faccia parte dell'insieme ''2005'': fa fede la data del blog, indipendentemente dalla reale data di produzione originale o dell'eventuale di distribuzione italiana, conta esclusivamente quando mi sia capitato di vedere/leggere/giocare (tanto per dire: Old Boy l'ho visto nel luglio 2004, quindi e' escluso. Ad ogni modo, anche considerandolo, la classifica resterebbe invariata).

Migliori 2 Serie TV:
1) Jack of All Trades
2) Father Ted

Migliori 2 Anime TV:
1) Juuni Kokki
2) Otogizoushi

Migliori 2 Film Giapponesi Vecchi:
1) Harakiri
2) Destiny's Son

Migliori 2 Film Orientali:
1) Final Fantasy VII Advent Children
2) The Hidden Blade

Migliori 2 Film Occidentali:
1) Million Dollar Baby
2) Sin City

Migliori 2 Libri:
1) Perdido Street Station
2) American Gods

Migliori 2 Videogiochi:
1) Super Robot Wars Alpha 3
2) Resident Evil 4

Migliore Internet:
1) Call of Cthulhu

Migliore Altro:
1) Concerto Amore e Guerra di Enrico Ruggeri

hellbly @ 01:45 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
sabato, gennaio 07, 2006 | in : fumetti e libri
La Macchina della Realta' (The Difference Engine, 1992): sostenitori della letteratura frutto del genio romantico, dell'impulso non programmato, si astengano dalla lettura. Bruce Sterling e William Gibson, un giorno, dall'alto del loro pluriaccreditato ruolo di massimi teorici e autori del sottogenere fantascientifico noto come ''cyberpunk'', decisero di farsi belli e padri, e massimi teorici e autori, di un altro sottogenere fantascientifico cugino della loro fama: lo steampunk. Generalmente con steampunk si intende qualunque storia fantascientifica ambientata nel passato, non si parla di viaggi del tempo, si intendono forme di tecnologia eccezionale sviluppatasi nel passato e non nel futuro: piu' compiutamente, grazie proprio alla Macchina della Realta', si suole collocare questa ucronia in epoca vittoriana, pompando maggiore forza e riuscita nei modi d'impiego dell'energia a vapore; un altro archetipo del genere, quasi coevo, vede l'azione spostata oltreoceano: invece dell'Inghilterra, l'America western. Ambientazioni di questo genere hanno conquistato negli anni ogni forma di media: film, telefilm, fumetti, videgiochi e avanti. Seppur incorretto affermare che tutto abbia inizio dalla Macchina della Realta', in quanto sia il termine sia le idee fondamentali possano ritrovarsi in altro e in altri, e' merito dei due autori aver codificato per primi e con la massima espansione le atmosfere, le situazioni, e i dettagli codificanti del genere. Il romanzo e' deludente: i due autori per fornire una maggior panoramica, una carrellata sulle possibilita' e le varieta' della trovata, utilizzano un sistema narrativo basato su quadri sconnessi tra loro e poi sommariamente rilegati in chiusura; dal punto di vista della trama viene proposta una vicenda quasi poliziesca sullo sfondo in un'imminente rivoluzione anarchica contraria all'aristocrazia culturale che si immagina alla guida della nazione. Il grande What If alla base e': ''cosa sarebbe stato dell'Impero Inglese se Charles Babbage avesse completato con successo il suo computatore?'' Secondo Gibson e Sterling una nazione guidata da sapienti, fondata sulla ricerca e la scoperta: meccanica, paleontologica, di ogni tipo e genere; una meritocrazia culturale affascinante composta da gentlemen opposti alla delinquenza di classe e underground in stile Grande Rapina al Treno: dove misteriosi assassini yankee si aggirano per le strade della citta', tra sontuosi palazzi, musei, e comitive di giapponesi tecnologicamente arrembanti, tra poliziotti e club e societa' pseudo-segrete. Quello che manca in espressivita' e capacita' narrativa resta subito compensato dall'esuberanza delle descrizioni, dei piccoli dettagli fanta-tecnologici mescolati alla vita di tutti i giorni dell'epoca in questione: un esercizio di creativita' a tavolino eseguito con i necessari crismi e quella sufficiente dose di fascinazione encliclopedica da farne il desiderato metro e modello per tutti coloro che vorranno fare steampunk.
hellbly @ 01:21 | commenti (popup) | commenti
venerdì, gennaio 06, 2006 | in : animazione e videogiochi
Silent Mobius (Movie 1-2): c'era una volta Kia Asamiya, amato e discusso mangaka dalla professionalita' produttiva a dir poco incerta, e c'era una volta la sua opera piu' nota dove un gruppo di belle ragazze in uniforme combattevano in un futuro cyberpunk misteriosi demoni provenienti da un'altra dimensione; ammetto di aver molto amato, a suo tempo, la prima versione cartacea: la bellezza innovativa dei fumetti giapponesi che riuscivano ad andare oltre le normali ambientazioni e storie ben si manifestava in questo racconto di magia e tecnologia. Il successo arrideva ad Asamiya, che si monto' un po' la testa... il resto e' storia per chi la conosce. Prodotti nel 1991 e 1992 i due film raccontano vicende del manga, principalmente flashback imperniati sulla protagonista della storia (la maga con la spada parlante, Katsumi): rispettivamente nel primo vediamo la prima apparizione di Katsumi e la scoperta dei poteri, nel secondo seguiamo le vicende che la porteranno ad unirsi alla speciale squadra di polizia che combatte i demoni.  Il character basato sull'originale di Asamiya e' estremamente datato, quanto personale (non per niente l'autore riscuote da anni felici attenzioni americane avendo realizzato, poco tempo fa, anche una mini dedicata a Batman e, se non sbaglio, anche agli X-Men) che puo' piacere o meno: a me non piace piu', pero' una volta si', quindi facciamo un pareggio. Narrativamente i due film sono penosi: sceneggiature banali, dialoghi irricordabili, personaggi privi di caratterizzazione (affidata, evidentemente, alla memoria dei lettori); sono classicamente l'esempio di sfruttamente di un marchio noto e una semplice trasposizione animata priva di spessore o volonta' finali.
hellbly @ 10:59 | commenti (popup) | commenti
giovedì, gennaio 05, 2006 | in : cinema e tv
Aegis: pare che il film abbia suscitato alcune polemiche perplessita' nel mondo panasiatico, e qualche timore. Assecondando, forse cavalcando, il rinnovato spirito nazionalista-militarista di molti stati occidentali anche il Giappone ha recentemente prodotto vari film propagandistici: ''arruolatevi e vedrete il mondo'', arruolatevi e farete parte della grande famiglia dell'esercito/marina dove tutti amano il proprio paese, sono virili, forti, a prova di proiettile, impossibili da abbattere, piu' forti, piu' maschi e piu' patriottici di chiunque altro. Ovviamente quando sono gli americani a fare film del genere il primo pensiero e' che stiano cercando di ricostruirsi un po' di autostima, formare credibilita' e dare una bella impressione di forza ardimentosa; quando a farlo sono ex-imperialisti conquistatori come i giapponesi i paesi intorno tendono a ricordare il passato e a non esserne proprio entusiasti. Super terroristi nordcoreani, privi di sentimento e inumani nella loro dedizione alla morte e alla violenza, traviano e corrompono alcuni scontenti ufficiali della flotta nipponica convincendoli a rubare una nave di classe Aegis, armarla con la classica poco simpatica arma battereologica (puntata su Tokyo) e tenere cosi' in scacco tutto il governo giapponese. Un giovane agente segreto e un maturo marinaio si troveranno a combattere e sistematicamente vincere contro il vasto equipaggio ribelle, corazzati dalle loro giuste convinzioni trionferanno in un spruzzata di testosterone. Prendete The Rock (non l'amato ex-wrestler, il film con Cage e Connery), dategli una mescolata con Trappola in Alto Mare ed ecco lo stupido risultato: retorica da arruolatori, scene d'azione da telefilm da due soldi, un paio di stupidi effettacci digitali e un insopportabile colonna sonora trionfalista. Il giovane agente segreto spara senza pensare, spara per uccidere e considera tutti quelli sulla nave suoi nemici (ragionevole, dico io); il maturo marinaio arriva e ogni due secondi gli fa ramanzine sul valore della vita, il potere della persuasione: e infatti, ogni volta che si trovi ad affrontare uno dei suoi ex-colleghi ammutinati, prova a farli ragionare (poi questi muoiono comunque ugualmente, ma in piu' sono stati umiliati e risentiti, e si sono pure annoiati: il maturo marinaio arriva, li rintrona di cazzate che potrebbero sintetizzarsi con un: ''da' un senso alla tua vita, muori'', e poi li stramazza al suolo stecchiti), a farli rinsavire: il messaggio del film e' tuttavia chiarissimo, potra' anche esserci pentimento ma l'unico esito del tradimento e' la morte. 
hellbly @ 21:36 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, gennaio 04, 2006 | in : cinema e tv
Transporter 2: come dice la mia ragazza, a cui Jason piace quasi quanto a me, ''anche lui ha un espressione sola, ma e' quella giusta''. Vai, Jason: spacca quello, spacca quell'altra, ribaltane tre, colpiscili con pugni come macigni e gran calcioni, schiva i proiettili come Remo Williams, guida in un videogioco e spara frasi ad effetto! La storia del film: marginale; gli attori: marginali. Tutto serve solo ad una cosa, a quella giusta, a far vedere quanto figo sia il personaggio interpretato da Jason Statham. Che poi, voglio dire: la storia non e' malaccio, i dialoghi sono simpatici, gli attori svolgono i loro compiti come si conviene; dall'inutile figa psicopatica, al malvagio italiano dall'inglese impeccabile ma dall'irrinunciabile lingua natia, fanno tutti il loro sporco lavoro con grande divertimento e convinzione: poi arriva Jason e spacca loro la faccia in un tripudio di coreografie spettacolari e ottima regia. Gia', non sara' un regista da premio, non uno di quelli da immagini struggenti o dal particolare che apre un mondo, ma il buon Leterrier, qui come in Unleashed, dimostra di avere un grandissimo talento nel raccontare l'azione: nell'inquadrare il massimo dell'azione, favorirla e seguirla nel migliore dei modi, inserirla in un contesto di sequenze connesse e non in singole prove atletiche prive di logica, e senza ricorrere a trucchetti per confondere lo spettatore e mescolare le carte in tavola... che non e' esattamente una cosa in cui riescano tutti. Jason si impegna molto, si muove bene, tiene le posizioni a dovere, mantiene inalterata la propria maschera da duro gentiluomo che controlla la furia, e spara le proprie battute ad effetto con stile e carisma. Il resto e' niente: la spalla comica potrebbe essere chiunque, il cattivo potrebbe essere chiunque, il bambino, la madre, il padre, la bella figa potrebbero essere chiunque altro che non si noterebbero le minime differenze; Jason e' il fulcro e fulcra alla grande.
hellbly @ 16:46 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, gennaio 04, 2006 | in : animazione e videogiochi
Transformers Galaxy Force (episodio 1-52 serie completa): l'intenzione di Takara sembrerebbe quella di mettere a riposo i transformers per qualche tempo, forse per riassettarsi dopo l'acquisto della storica Tatsunoko, forse per dare tregua ad un marchio che negli ultimi tre anni ha raggiunto quelle vette di popolarita' e successo internazionale che erano invece mancate alle precedenti produzioni. La scintilla e' venuta dalla serie Armada: in un breve giro di mesi abbiamo visto un videogioco dalle buone vendite e di ottima qualita (i.x.b.), varie serie a fumetti, merchandise d'ogni genere fino agli immancabili articoli scolastici, accanto, ovviamente, ai giocattoli trasformabili. Galaxy Force si pone alla fine del processo iniziato da Armada: realizzata dal celebre Studio Gonzo si tratta, a mio avviso, lasciando stare paragoni improponibili con la G1, della migliore serie sotto ogni punto di vista dedicata ai transformers. Ritornano tutti gli elementi di successo dei precedenti episodi: ci sono quindi i minicon, i piccoli trasformers combinabili con quelli grandi per attivare nuovi e piu' potenti attacchi, ci sono i ''link up'', cioe' transformers capaci di unirsi tra loro assemblandosi per ottenere una configurazione piu' forte; ci sono le sequenze speciali dedicate alle trasformazioni con tanto di musiche, effetti luminosi e posing finale. Soprattutto c'e' una trama molto varia e vasta che spazia approfondendo di volta in volta gruppi di personaggi per ambientazioni e situazioni: un Grande Buco Nero minaccia di distruggere l'universo, la storia comincia quando il povero pianeta Cybertron finisce per venirne inghiottito nonostante gli sforzi dei suoi abitanti, costretti a migrare in massa sulla Terra. Il primo elemento di grandissimo interesse e' la netta sproporzione di forza tra i Cybertroniani e i Destrons: Galaxy Convoy (Optimus Prime, Commander: comunque lo vogliate chiamare) e' il supremo comandante di un esercito di scienziati, il capo di un popolo pacifico e dalle scarse inclinazioni al combattimento; Megatron guida un minuscolo gruppo di combattenti, ma allenati e pieni di volonta', capaci in due o tre di tenere testa a decine di avversari. La serie proporra' continuamente questa situazione mostrando di volta in volta come la forza d'animo dei buoni li portera' a sviluppare nuove abilita' guerriere, aumentando i rapporti di forza fino a portare, verso il finale, lo scontro a livelli quasi cosmici. Oltre alla lotta contro i Destrons l'obiettivo primario dei Cybertrons resta quello di salvare il proprio pianeta e la galassia dal Buco Nero, per fare questo vengono aiutati da un misterioso transformers (una specie di Dr. Who trasformabile) che racconta loro dell'incredibile potere di un antico manufatto realizzato dagli antenati transformers, suddiviso e disperso nello spazio. Ecco quindi la partenza dalla Terra, l'arrivo su altri mondi, ognuno caratterizzato da un determinato tema e abitato da particolari transformers (da corsa, animali, giganteschi...). Anche Megatron e' alla ricerca del nuovo potere e alleanze e tradimenti si succederanno frequentemente: motore centrale di questi ribaltamente e' il terzo incomodo, Starscream, qui dotato di una personalita' molto piu' centrale e ardita del solito, vero e proprio antagonista di Megatron. Non mancheranno all'appello neppure Primus o transformers di scala planetaria, men che meno i classici amici ragazzini umani. Tecnicamente il lavoro e' di altissima fattura: tutti gli aspetti meccanici, trasformers, veicoli, armi ed effetti relativi, sono stati costruiti in CG; mentre ambienti, personaggi umani e tutto il non-meccanico, nel classico modo bidimensionale: il contrasto e l'integrazione sono organizzati ottimamente. Il mecha dei transformers, salvo i soliti personaggi comici, e' vigorosamente aggressivo e futuristico con una gran quantita' di dettagli e parti mobili molto ben animate. Ottima la colonna sonora con una particolarmente splendida opening: Ignition. Finale concreto e determinato, le storie e le sottotrame si concludono e, anche se vengono lasciate alcune strade aperte per un possibile seguito, le ultimissime scene regalano alcune gradite fotografie d'epilogo. Menzione particolare per l'ottima caratterizzazione dei personaggi umani: due fratelli e la ragazza del maggiore di essi. Non i soliti mocciosi inutili e palle al piede messi in mezzo solo per finalita' immedesimative, ma funzionali e necessari alle vicende, inseriti e contestualizzati come presenza utili e importanti. Come dicevo: la migliore serie mai realizzata sui transformers.
hellbly @ 15:38 | commenti (popup) | commenti
martedì, gennaio 03, 2006 | in : cinema e tv
The Duelist: se non sbaglio il primo film coreano ad arrivare, doppiato ma direttamente per il mercato video, in Italia agli inizi della piu' recente scoperta/invasione del cinema asiatico fu Nowhere to Hide (i.x.b.); dopo sei anni di silenzio il suo regista ritorna con una nuova opera, piuttosto simile e solo marginalmente adattata alle nuove mode. Prendete la piu' scontata ambientazione di cappa e spada coreana e sbatteteci alla rinfusa tutti i luoghi comuni della commedia sentimentale coreana, cercando di mescolarli alla belle e meglio con qualche stereotipo guerreriero, un momento drammatico o due, sfolgoranti immagini (narrativamente prive di spessore: pure e semplici eyecandy) e una sceneggiatura, e relativi dialoghi, scritti da un bambino. La bella sassy-girl Ji-won Ha, interprete di tanti capisaldi del genere da Sex is Zero a 100 Days with Mr.Arrogant (entrambi i.x.b.), e' una bella sassy-poliziotta armata di due coltelli lunghi (o spade corte, a seconda): un giorno, durante una missione, si scontra con un misterioso e bellissimo ladro senza nome, una specie di George Clooney coreano buttato sulla tristezza, se ne innamora e inizia con lui un bel giochino di guardia e ladri con evidenti connotazioni erotiche. Al secondo duello danzato, al secondo ''la nostra relazione si basa sul prenderci a spadate ma in realta' e' come se amoreggiassimo, anzi amoreggiamo prendendoci a spadate'', alle continue apparizioni di lei con la testa incassata tra le spalle, leggermente gobba perche' ''sono una figa ma per accorgersene bisogna guardare sotto i vestiti da maschiaccio'', agli enigmatici sguardi di lui, al suo veleggiare fuori campo fantasmatico e irreale, ai duelli coreografati per essere incorporei e privi di sostanza (e fatti male, aggiungerei), ai giochi con i colori e le luci e le ombre, dopo un quarto d'ora, in sintesi, il dito e' scivolato allegramente e fermamente sul tasto avanti veloce. I dialoghi comici non fanno ridere, i dialoghi drammatici fanno ridere, l'azione e' noiosa e i sentimenti sono guasti e inespressivi: questo e' quanto.  
hellbly @ 09:40 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
lunedì, gennaio 02, 2006 | in : animazione e videogiochi
Prefectural Earth Defence Force: il blog riprende l'attivita' dopo un'inconsueta e lunga pausa dovuta a malattia, come primo post dell'anno ho scelto qualcosa di poco impegnativo che non mettesse troppo alla prova le mie ancora limitate funzioni cerebrali e allo stesso tempo aprisse il 2006 riportando alcuni dei miei argomenti preferiti dall'anno scorso: quindi eccoci con un bel pezzo d'animazione giapponese sconosciuta datatato 1986, aperto da un'apprezzabilissima canzone in stile rock inglese primi anni '70 dal felice titolo de ''S.F.'' (Science Fiction). Una malvagia gang/societa' telefonica ha deciso di conquistare il giappone una prefettura alla volta: spettera' alla squadra di baseball della scuola, tre persone in tutto (e la terza in realta' non gioca, e' solo una tifosa) proteggere la popolazione dall'invasione. Tra cyborg dall'India, temibili capi terroristi dalle rispettabili attivita' quotidiane, case che esplodono, razzi, missili, lampi, e le battute piu' stupide immaginabili un simpatico esempio di vecchia animazione demenziale anni '80: se avete visto tutto il possibile di Lamu', e non ne avete abbastanza, qui troverete atmosfere simili.
hellbly @ 23:25 | commenti (1)(popup) | commenti (1)