Superman Returns: a considerarlo a pezzi questo film e' un grosso calando. Si parte altissimi con la manifesta continuita' tenuta e voluta da regista e produzione con i precedenti capitoli cinematografici, nei titoli di testa e nel tema musicale, nell'inutile ma simpatica comparsa del Brando: si prosegue con ottimi effetti speciali, in particolare quelli del volo, e entusiasmanti sequenze d'azione con pieno dispiegamento dei super poteri; un particolare decisivo nella riuscita di queste scene e', finalmente, la resa di un Superman mai sotto sforzo: potentissimo, capace di sollevare aerei in caduta libera senza scomporsi o mostrarsi in difficolta'. Ampio sfoggio' di superforza: perfette collisioni e ineccepibili rapporti fisici tra Superman e gli oggetti sottoposti alla sua forza; un paio di eccellenti messe in uso della vista calorifica visivamente appena accennata ed evidente, soprattutto, nei suoi effetti; vista a raggi x e super respiro avrebbero potuto essere impiegati e rappresentati meglio ma fanno comunque la loro bella figura. Il top e' pero' raggiunto dal volo: Superman vola in continuazione, quando non e' sparato a super velocita' in giro per il globo fluttua placidamente a una spanna da terra; immagini nitide e pulite, nessun trucco a confondere la vista dello spettatore: Superman vola con naturalezza e portentosa liberta' di movimento. A voler proprio essere pignoli in un paio di riprese il mantello risulta veramente poco credibile con texture troppo spesse e troppo visibilmente digitali e inconsistenti. Un po' come il cast di supporto. Infatti, accanto all'insospettabilmente decisa performance di Brandon Routh, inaspettatamente espressivo e adatto al ruolo, troviamo un contorno di attori indecenti e abominevoli che fanno il paio con la memorabilmente brutta interpretazione della signora Cruise in Batman. La nuova Lois Lane, oltre che incapace, e' completamente senza culo: fatto che la rende un'aliena molto piu' credibile dello stesso Superman; il di lei figlio e' una macchia di nausea sullo schermo, un personaggio sputato fuori da un rigurgito di televisione per famiglie americane degli anni '80: ogni sua parola e' una coltellata negli occhi, ogni sua espressione una trapanata nei denti. Il resto degli attori si attesa su un generico valore di merda. Poi c'e' Kevin: un gigante anche, o forse soprattutto, in questo suo personaggio poco serio, blandamente basato sul lavoro fatto a suo tempo da Gene Hackman e nuovamente con niente a che spartire rispetto al personaggio del fumetto, e troppo palesemente imposto sulla scena per essere il solito cattivo di spicco che ruba spazio all'eroe e gli contende il vero ruolo protagonista; comunque e' Kevin che fa Lex Luthor e vale la pena. La trama e' normale, senza alti e con un terribile basso che corrompe tutta la mezzora finale spiegando il violento calo e crollo del film nella sua chiusura: in DC Comics, a domanda diretta, e' stato risposto che il colpo di scena del film e' in via d'analisi per una probabile e futura introduzione nelle story-line ufficiali: ora come ora, usando l'anno senza poteri, ci sarebbe gia' pronto tutto il necessario ma si spenderebbe troppo presto tutta la fatica per riavere un Superman delle origini. Inoltre si sta gia' facendo qualcosa del genere su Batman, quindi meglio lasciar perdere. Il colpo di scena e' prevedibile, non lo rivelero' ma e' facile da intuire, ed e' alla base del ripugnante patetismo, dei dialoghi da carie che avvizziscono l'ultimo pezzo del film rovinandolo. A guardar bene la sceneggiatura e' organizzata abbastanza bene: ogni passaggio nello ristabilimento dei rapporti tra Clark ritornato e il suo mondo sono eseguiti e contestualizzati piuttosto bene (certo, alcuni sono in realta' tirati via malamente ma e' un male minore e necessario per non sforare nel numero di ore), i dialoghi funzionano; Singer non e' certo un regista appariscente ma compone l'azione con cura e guida senza sbandare. Tutto sommato un bel film, ma sarebbe stato il caso di spendere qualcosa di piu' non solo per gli effetti speciali: per evitare il risultato di un film con sezioni notevolissime, l'eroe e il villain, gli effetti speciali, affiancati ad altre invece offensive, come il finale, gli altri attori tutti: oppure intitolarlo Superman Rulla.
Minotiteam (pilota): avrete notato come, per sopprerire alle oscenita' proposte quest'anno dalla tv giapponese, ultimamente il blog sia andato a pescare piu' roba dai canali americani (i primi a venirmi in mente: la serie tv di Blade, Drawn Together, Samurai Jack); ecco una delle piu' recenti proposte di Cartoon Network per il suo contenitore notturno Adult Swim. Incanalandosi sui binari dei trend piu' recenti Minoriteam accosta un'impostazione grafica ultraretro' a un corpo contenutistico spinto a raschiare il fondo del politicamente scorretto: la caratterizzazione grafica e l'animazione del cartone sono realizzate a imitazione e parodia dei cartoni Marvel degli anni '60 (visti per tanto tempo anche in Italia ma recentemente e interamente spariti) tipo Iron Man, Captain America e Thor. L'effetto e' gustoso e nostalgico ma non esattamente il massimo dell'appeal per chiunque non sia a conoscenza del ''fattore Kirby'' o del peso storico dei modelli, o di una serie Image fondata sugli stessi concept intitolata Godland. Il Minoriteam e' un gruppo di supereroi formato da esponenti di varie minoranze americane in lotta contro la terribile organizzazione criminale, razzista e xenofoba conosciuta come White Shadow: il concept gira intorno agli stereotipi raziali e culturali di una societa' multietnica non integrata. Interessante notare come gli autori abbiano impostato per tutti i membri del team una classica identita' segreta non stereotipata, anzi moderna e fuori dalle righe: solo al momento della trasformazione questi supereroi si incarnano nel classico afroamericano, messicano, cinese, indiano, ebreo. La prima stagione e' ancora in corso (credo: l'ultimo uscito e' stato l'episodio 19 e mi pare un numero strano per concludere una serie), vale la pena darle un'occhiata per vedere un'elaborazione ad alta tecnologia di concetti grafici di quaranta e passa anni fa, e per storcere un angolo della bocca ai poco divertenti (non perche' offensivi, ma proprio perche' non divertenti) e un po' troppo lontani dalla nostra sensibilita', problemi di colore e fede diversa.
The Amazing Screw-On Head (pilota): questa volta guardiamo alla prima produzione seriale animata finanziata e trasmessa sullo Sci-Fi Channel. Ispirato a un non particolarmente noto albo singolo disegnato e scritto da Mignola (quello di Hellboy) il cartone segue un'altra manciata di trend dell'animazione americana; graficamente il gia' detto revival di vecchi stili e caratterizzazioni visive mediate dalle moderne tecniche digitali: nel desiderio di ricreare il personalissimo stile di Mignola gli animatori si sono giustamente indirizzati su questo filone di rivisitazione delle tecniche d'animazione. Il soggetto si butta invece a peso morto sulle recentemente tanto tornate di moda Storie Segrete americane: protagonista e' una spia robot al diretto comando di Abramo Lincoln, agente speciale contro la minaccia dell'Imperatore Zombie, capace di spostarsi da un corpo robotico a un altro a seconda delle occorrenze (essendo la sua essenza contenuta tutta nella testa). A doppiare Screw-On Head niente meno che Paul Giamatti, tanto per esemplificare l'impegno economico sostenuto dal Canale. Il pilota e' stato, ed e' forse ancora, disponibile sul sito ufficiale dello Sci-Fi Channel: inizialmente era possibile dargli un voto d'apprezzamento, sulla base del quale si sarebbe poi deciso se o meno trasformarlo in una serie; quanto ci sia di vero sul valore di questo voto non saprei, ma la serie e' cominciata. Rispetto al fumetto il cartone inserisce comprensibilmente una quantita' di dati in piu', e abbandona leggermente lo spirito umoristico della pubblicazione originale per abbracciare un'atmosfera piu' seria e d'azione: il risultato e' lungi dall'essere entusiasmante, ma e' certo originale e potrebbe godere di qualche miglioramento con l'accrescersi dell'esperienza da parte dei realizzatori.
Le Chevalier D'Eon (episodio 1): e' di nuovo quel periodo dell'anno (quello dei nuovi cartoni). Il filone sotterraneo di fascinazione occidentale per il nostro passato in costume continua a mietere vittime sulle televisioni giapponesi: questa volta tocca al rinomato studio Production IG portarci in Francia durante il regno di Luigi XV (1774-1792), un poco prima di Lady Oscar quindi (ma con gia' qualche segno dell'imminente Rivoluzione). Protagonista della vicenda e' il nobile D'Eon, cavaliere e membro della polizia segreta del Re... la storia e' narrata da D'Eon stesso e, a giudicare dal tono e dal timbro della voce (oltre che dall'ovvieta' logica), da un D'Eon molto piu' vecchio del D'Eon soggetto del racconto, quindi da un D'Eon ''apparentemente'' sopravvissuto al racconto. L'inizio della storia gira intorno al ritrovamento del cadavere della sorella di D'Eon, Lia, morta e ritrovata in circostanze misteriose legate ad ancora piu' misteriosi e grotteschi (rituali, direbbe Gideon di Criminal Minds) rapimenti e omicidi di donne avvenuti con allarmante frequenza a Parigi nel giro dell'ultimo anno. Toni forti, torture, sangue, crimini orribili, e quel po' di simbolismi cristiani che ai giapponesi fa sempre tanto horror, qualche personaggio storico avvolto da aloni di mistero, politica internazionale, societa' segrete, e un po' di transgender che piace (giusto in omaggio a Lady Oscar). Un X-File del diciottesimo secolo con una botta di Codice Da Vinci, e qualche motivo di reale interesse: innanzittutto lo studio produttivo e' ancora intonso e benemerito, secondo la regia e' curata da Kazuhiro Furuhashi, autore dell'indiscusso capolavoro che sono gli OAV di Kenshin. Prevista in 24 episodi, animazioni di livello superiore, character design curato e tipico dello stile di Production IG: il piu' sara' vedere si riuscira' a discostarsi dai troppi luoghi di moda recente e risolvere una trama sufficientemente valida.
Coyote Ragtime Show (episodio 1): esordio televisivo in (previsti) 12 episodi per lo studio Ufotable (precedentemente impegnato in partecipazioni tecniche), e seconda opera di produzione propria dopo gli OAV di Tales of Symphonia. Prevedibilmente nello staff non si trovano nomi di richiamo o con esperienza su progetti di rilievo. Storiella comico fantascientifica d'inseguimento e guardie e ladri: remoto pianeta alieno parzialmente civilizzato e colonizzato (desertico a meta' tra Dune, con tanto di vermoni, e un Trigun), una super investigatrice super armata con tette enormi e annessa assistente minuta e stupida, un fuggitivo carismatico super criminale conosciuto semplicemente come Mister, i suoi due soci, la bambina affidatagli da un vecchio amico, un tesoro nascosto e 12 cosplay androidi da combattimento, al soldo del Sindacato del Crimine, anche loro all'inseguimento del misterioso Mister. Sorpresona in prossimita' della fine dell'episodio, quando cominciano i combattimenti: sanguinari e truci, altamente inaspettati stando ai toni da commedia demente e molto ben voluti dato il buon livello dell'animazione e l'altrettanto piacevole caratterizzazione grafica dei personaggi. Un po' di CG di media fattura, divertimento in termini di commedia probabilmente poco ma con qualche altro massacro ben fatto di certo ci sara' da guardare con aspettativa fino all'ultimo episodio.
Innocent Venus (episodio 1): finalmente un nuovo progetto dei Brains Base, lo studio produttivo dietro alcune delle piu' fighe serie super robotiche (e intendo proprio nel senso dei Super Robot Wars) degli ultimi anni. Roba tipo: Mazinkaiser, New Getter Robot, gli OAV di Super Robot Wars Original (quasi tutto i.x.b.). Innocent Venus diventa subito un chiaro candidato a portare qualche new entry nei prossimi SRW. Anche questa una serie in 12 episodi: regia dell'esperto Jun Kawagoe (molte delle ultime incarnazioni del Getter, Transformers Energon), mecha design di Hiroshi Ogawa (Gunparade Orchestra, assistente per Macross 7). Futuro prossimo: il mondo e' semi distrutto da iper uragani alla The Day After Tomorrow; degli 8 miliardi della popolazione planetaria ne sopravvivono solo 3: manco a dirlo, in virtu' della loro super tecnologia, i Giapponesi se la cavano piuttosto bene; manco a ridirlo i ricchi si barricano in super citta' super confortevoli, i poveri vengono sbattuti oltre le mura a marcire e crepare. Jin e Jo sono due soldati disertori, ex membri della squadra speciale piu' speciale del mondo, fuggiti per salvare la giovane e misteriosa ragazzina di nome Sana, che tutti vogliono per misteriose ragioni. Scene di combattimento esaltanti ma impoverite dalla scarna e scarsa realizzazione tecnica con animazioni piuttosto deboli e character design poverissimo. Nessun Super Robot questa volta, ma un paio di mecha non di serie bellocci e fatti di metallo pesante e CG: in questa stagione ancora piu' povera del solito per il genere, ci si accontenta.
Nigh Head Genesis (episodio 1): serie prevista in 24 episodi parzialmente autoprodotta in collaborazione con la Foursome co. Regista con precedente esperienza sui Beyblade, character design affidato a un mangaka. Con questa serie sembra di tuffarsi in un periodo imprecisato tra la fine degli anni '80 e X delle Clamp: si parte con la storiella del 70% dell'inutilizzato potenziale del cervello umano, si arriva a due fratelli (Naoto e Naoya, come Jin e Jo) con formidabili poteri ESP abbandonati dai genitori, cresciuti in un laboratorio, fuggiti dal laboratorio. Ho gia' menzionato la misteriosa ragazza? Ho il presentimento di 24 episodi di noia e vaghi contenuti omosessuali.
alcuni noleggi del sabato lasciati indietro:
Jarhead: deserto dei tartari iracheno per il regista di American Beauty e Road to Perdition, adestramento e condizionamento militare per soldati divenuti inutili nel nuovo sistema di guerra; tipico film militare intimista con tanto narrato in prima persona dal protagonista, ex-cowgay ora ipertrofico e pieno di testosterone, e un'interminabile serie di prevedibili sotterfugi stilistici e rappresentativi. Aggiornamento geografico sovrapponibile a uno qualsiasi delle decine di film del genere girati negli ultimi vent'anni. Noioso e opaco.
A Casa con i Suoi: qualche anno fa i francesi realizzarono un film simile ma molto piu' intelligente e vario, pero' non riesco a ricordarne il titolo; il dramma dei figli trentenni che non se ne vanno di casa: un argomento che mi fa semplicemente incazzare, essendo un figlio quasi trentenne impossibilitato ad andarsene dalla casa dei genitori causa pochi soldi; come in generale fanno tutte queste commedie americane sviluppate in situazioni patrimoniali dove nessuno abbia necessita' di lavorare pur avendo a disposizione divertimenti a non finire. Lo credo che questi film americani non facciano piu' ridere nessuno: sono completamente usciti dalla realta', privi di qualsiasi contatto con il quotidiano e totalmente incapaci di immedesimazione o di un qualsiasi motivo comprensibile al pubblico; Fantozzi per sempre.
The Producers: questa e' stata l'unica vera delusione; non che non sia divertente in certi punti, ma e' troppo lungo con canzoni troppo lunghe uguali tra loro e balletti troppo statici e il contrario di spettacolari. Le battute migliori erano gia' state tutte anticipate nei trailer, gli attori fanno il loro ma la completa mancanza di ritmo e tensione comica abbattono ogni capacita' di resistenza al sonno. La sceneggiatura l'avra' pure scritta Mel Brooks, che comunque ha da tempo perso l'arte di far ridere, ma la regista semi-esordiente si e' limitata a realizzare una versione ad alto budget di quelle riprese di opere teatrali che ogni tanto vengono fatte passare sulle tv.