martedì, gennaio 30, 2007 | in : animazione e videogiochi
questa settimana soffro di un feroce attacco di grafomania, ma la spiegazione e' presto detta: sono in violenta crisi d'astinenza videoludica. Al momento vivo sospeso: non posso comprare le nuove macchine perche', come sanno le persone sagge, acquistare la prima versione di una console e' una pessima idea; inoltre non ci sono ancora quei bei crack sicuri che mi rendano la liberta' di giocare giapponese o americano. Allo stesso tempo spendere dei soldi per giochi sulle vecchie macchine mi sembra un vero spreco (a meno che non si tratti di un SRW). Quindi mi resta solo il PC. Ma il mio PC risale quasi al vecchio millennio. Quindi, girando per la rete alla ricerca di cosette sfiziose con piccoli requisiti di sistema sono arrivato a tre titoli.
(dal peggiore al migliore)
Nostale: clone gratuito di Ragnarok Online mantiene le stesse caratteristiche, un mmorpg con omarini e omarine fantasy kawai bidimensionale. Il ribrezzo mi stronca: mi chiedo perche' non ci possa essere un gioco online gratuito d'ambientazione fantascientifica piena di sangue dove uomini e donne mature se le danno di santa ragione massacrando mostri orrorifici.
Scorched3d: remake tridimensionale gratuito con prevalenza per il gioco online del preistorico classico di battaglia con carroarmati. I piu' giovani potrebbero non conoscere l'originale, quindi diro': e' come Gunbound ma tridimensionale e moderno. Qui la mia scheda non 3d comincia veramente a fare fatica ma riesce comunque a gestire l'ambientazione per lo scontro: il gioco non e' immediato, alcune opzioni sono di complicata comprensione e le regole dei server sono un po' dittatoriali. Ma e' sempre meglio che giocare a dama con msn.
Break Quest: questo non e' gratuito. Dal sito e' possibile scaricare una versione free con qualche livello, ma per la cosa vera e' necessario pagare o ricorrere a qualche stratagemma. E' un clone tecnologicamente pompato di Arkanoid. Ogni livello, pur mantenendo il concept di massima di far rimbalzare la palla per svuotare lo stega, e' composto da ostacoli di diversa natura: il fulcro del lavoro dei programmatori e' stato infatti quello di fornire varianti fisiche considerevoli e renderle al meglio possibile. La versione full dovrebbe contenere un centinaio di livelli: grafica eccellente. Meglio dell'originale: si puo' giocare sia con le frecce che con il mouse (ovviamente il mouse e' piu' veloce ma meno preciso, viceversa le frecce).
hellbly @ 23:29 | commenti (popup) | commenti
martedì, gennaio 30, 2007 | in : cinema e tv
Fearless Director's Cut: del film abbiamo gia' parlato l'anno scorso, ricordo semplicemente che e' stato il miglior film orientale del 2006 per me. Questo mini post solo per parlare della recente release ''Director's Cut'' contenente una mezzora circa di scene giustamente tolte alla versione finale del film come uscito nelle sale. In questa versione estesa la storia e' racchiusa in una cornice ambientata ai tempi nostri dove un'improbabile Michelle Yeoh, oratrice d'avanti a una ''commissione sportiva'', spiega i motivi e i perche' il Wushu dovrebbe essere inserito tra le discipline olimpiche: il perche' e' semplice, Jet Li. A parte questa inutile mossa propagandistica cinese la scena aggiunta meritevole di un qualche sguardo e' quella del combattimento con il tailandese: in tempi non sospetti dicevo qualcosa tipo ''con questo film Jet Li ha rimesso a posto il fenomeno Tony Jaa ristabilendo la gerarchia marziale'', ed ecco che la scena tagliata mostra proprio Jet Li fare un culo a capanna al tailandese (la scena e' inserita durante il periodo bucolico del protagonista, poco prima di tornare in citta'). Il combattimento e' piuttosto banale e decisamente lontano dalla qualita' degli altri, serve solo a completare la rosa delle discipline nazionali sconfitte dal wushu di Jet Li. Ovviamente se non avete ancora mai visto il fantastico Fearless tanto vale che andiate a cercarvi questa versione estesa, altrimenti potete lasciarla perdere.
hellbly @ 23:15 | commenti (popup) | commenti
martedì, gennaio 30, 2007 | in : fumetti e libri
Elephantmen: e' sempre difficile decidere quando parlare di un fumetto di pubblicazione Image a causa della serializzazione spesso a rischio; al momento la serie in questione ha raggiunta i sei albi regolari e uno speciale numero Zero che mi ha convinto a scriverne prima del tempo per quanto e' stato bello. Richard Starkings (nome d'arte?) e' autore inglese illustre sconosciuto nato letterista e poi passato alla creazione di personaggi. Elephantmen e' la migliore nuova serie Image da Invincible (quindi da un 4-5 anni): e' la prima serie americana a mia memoria che potrebbe veramente essere scambiata per una produzione fantascientifica francobelga di quelle piu' favolose e irrequiete; futuro, una grande guerra e uno scienziato folle, esperimenti genetici per creare super soldati mescolando dna umano a quello di varie bestie: nell'uso comune il nome dato e' quello di Elephantmen. La guerra finisce e l'umanita' pacifica e volenterosa del post bellico si trova a dover decidere delle centinaia e centinaia di Elephantmen sopravvissuti alle battaglie, ucciderli e' fuori questione: sono mostruosi ma non e' colpa loro, e sono intelligenti e umani in tutto e per tutto (salvo l'aspetto). La serie non ha un protagonsita fisso passando da un caso all'altro, non in forma di episodio singolo, e' ben chiaro l'intento narrativo di gettare basi per una storia d'ampio respiro ma al momento la prospettiva e' quella di un paesaggio popolato da umani timorosi, razzisti, buoni e altro nei confronti della nuova razza bestiale. Alcuni Elephantmen hanno successo, altri vivono come reietti: un quadro vastissimo e molto dettagliato, ancora presto per esprimere sulla trama ma per sceneggiatura, dialoghi, testi la serie e' un piacere raro; la grafica degli albi, e lo stile del disegno si adattano a questo senso di forte europeita' artistica di grande qualita' e assoluta originalita'.

Guy Gardner - Collateral Damage: abbiamo gia' parlato di come le Lanterne Verdi siano per il momento le maggiori beneficiarie dei recenti cambiamenti cosmici editoriali DC; la testata Green Lantern e' stata probabilmente e con molti voti a favore la migliore serie DC del 2006 (Hal sta in questi mesi debuttando con successo anche sulla nuova Justice League), Green Lantern Corps non da' segni di cedimento nelle vendite e promette considerevoli miglioramenti grazie ai prossimi autori, Ion procede dignitosamente la sua corsa con per altro un colpo di scena notevole nell'ultimo numero uscito. Era inevitabile un progettino come questa mini in due albi scritta e disegnata da Chaykin dedicata alla piu' bistrattata delle Lanterne Verdi: quel Guy Gardner che, dopo essere stato il simbolo di un'era e di una Justice League, ha veleggiato attraverso gli orrendi anni '90 subendo trasformazioni e tentativi di autonomia sempre fallimentari. Un anello giallo, un'eredita' aliena e via dicendo. Alla fine, oggi nel DCU, Guy Gardner e' finalmente il numero uno tra le Lanterne Verdi. In questa storiella tragicomica lo vediamo in un tentativo di mediazione post Rann-Thanagar War, sbattendosene degli ordini dei Guardiani (tornati nel frattempo i piu' odiosi della galassia), cercando di cuccare a piu' non posso e, gia' che c'era spazio tra le pagine della sceneggiatura poco convinta di un autore che vive di allori appassiti, assistendo il ritorno di G'nort. Ricorderete tutti la Lanterna Verde onoraria canuomo protagonista di tante risate e poi repentinamente allontanata dalla faccia del DCU: qui la ritroviamo in versione seria e non ritardata, e quindi inutile. Come tutta questa mini.
hellbly @ 20:54 | commenti (popup) | commenti
lunedì, gennaio 29, 2007 | in : animazione e videogiochi
Black Lagoon 2nd Season (episodi 13-24 serie completa): la prima stagione ha vissuto sul bilico del baratro tra grandezza e oscenita', la seconda ci e' capitombolata d'entro senza la minima sorpresa. Meta' delgi episodi dominati da una comicita' nipponica degradata delle piu' sconvenienti e noiose a memoria di fan: umorismo giapponese dei piu' schifosi, dei piu' evitabili, riprovevole, vomitevole, nauseante. Ho mai detto quanto odio la comicita' giapponese media degli anime? Tantissimo. La seconda parte di stagione ritorna sui canoni del dramma sociale ma senza la minima possibilita' di risollevare il mortorio degli episodi precedenti: gli spunti per qualche cosa di valido si sprecano in mediocrita' e scelte narrative banali e vacue; personaggi di qualita' perdono vita nell'incapacita' degli autori, nella banalita' dei dialoghi. L'impostazione telefilmica che avrebbe potuto con facilita' sostenere una cinquantina d'episodi ammazza completamente qualsiasi buon senso sprigionando un insopportabile pochezza intellettuale e l'irrimediabile obesita' di un mercato cosi' sovrafollato da lasciare esterrefatti.
hellbly @ 20:59 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
lunedì, gennaio 29, 2007 | in : fumetti e libri
The Boys: Ennis e Robertson ancora insieme su quella che sarebbe dovuta essere l'unica serie Wildstorm fuori dall'universo Wildstorm ad avere un qualche valore, dico ''sarebbe'' perche', pur non confermata dalla DC Comics, la serie stando agli autori risulterebbe cancellata all'altezza del numero 6, l'ultimo uscito. I supereroi sono cattivi e prepotenti, umani potenziati ancora piu' cattivi insegneranno loro a non strafare: questa la trama; c'e' chi dice che la serie sia stata chiusa per i contenuti eccessivi, forse per quelli a venire perche' per quelli gia' stati niente di particolare che valga la pena sottolineare: droga, malvagita' varia, abusi sessuali, omicidi insensati, deliri d'onnipotenza, il classico pacchetto antisupereroico. Ennis sembrava avere una buona sceneggiatura in mente, spero ancora che si tratti esclusivamente di una mossa commerciale per lanciare la testata (comunque benedetta da vendite di rispetto) verso un maggiore pubblico, comunque i Boys erano belli e intenzionati a incularsi la JLA locale dopo essere passati attraverso i Titans locali. Robertson in grande spolvero. Il numero 7 uscira' per Wildstorm DC o lo vedremo trasmigrare sui lidi Image (non vedo chi altro potrebbe lanciarsi a produrla): a dire della DC ci sarebbero almeno altri 3 numeri gia' pronti.
hellbly @ 20:53 | commenti (popup) | commenti
domenica, gennaio 28, 2007 | in : musica e internet
prosegue la teoria di remake di anime robotici e questa volta tocca a Jeeg Robot d'Acciaio, non essendoci ancora un sito ufficiale vi linko la sempre puntuale pagina della wikipedia. Il protagonista non sembra tanto un cavaliere dello zodiaco?
Bloodrayne ha collezionato 6 nomination ai Razzie Awards, lo rendo noto primo perche' ancora non mi spiego perche' sia Jason Statham il protagonista dell'ultimo (in uscita) film di Uwe Boll dedicato a Dungeon Siege, e secondo perche' Uwe ne ha gia' realizzato un seguito.
hellbly @ 21:36 | commenti (popup) | commenti
domenica, gennaio 28, 2007 | in : cinema e tv
Gridiron Gang: avrete forse notato che nell'ultimo periodo ho leggermente estremizzato il mio astio per il doppiaggio medio italiano dedicandomi a guardare in lingua originale tutti quei film per i quali presumo un pessimo trattamento in fase di distribuzione nazionale; il cinema rimane sempre piu' esclusivamente un'esperienza sociale sradicata dal suo contesto artistico a causa delle sempre piu' discutibili e penose scelte dell'adattamento nostrano. Detto cio': cosa mancava a The Rock nel suo curriculum d'attore professionista? Ruolo da eroe, check; ruolo da cattivo, check; ruolo comico, check; ruolo drammatico, check con augurio che i problemi di Southland Tales possano sbloccarsi. Attendendo un non del tutto impossibile seguito del Re Scorpione a The Rock mancava la Parte con la ''p'' maiuscola: quella del coach. Ovviamente tratta da una storia vera, naturalmente edificante, giustamente patetica (sono fermamente convinto dell'utilita' civile di questo genere di pellicole) Gridiron Gang racconta la storia di un... uhm: direi una specie di assistente sociale di stanza presso un carcere giovanile che, idealisticamente deciso a dare ai giovani un alternativa alla vita da strada e alle gang, mette tutto se stesso nell'organizzazione di un programma di football che permetta alla squadra composta dai piu' carismatici criminali del carcere di giocare contro i fighetti delle scuole imparando una forma aggregativa non territoriale armata, il rispetto della vita, il valore del lavoro e tutto il resto del pacchetto fatti una vita degna. The Rock e' il coach, la sua spalla e' uno dei tanti rapper attori di colore senza un nome da vero essere umano, riuniscono la squadra, li ammazzano di lavoro, instaurano contatto umano, creano gruppo, insegnano il gioco, perdono, poi vincono, alla fine vincono nella vita che e' cio' che conta per davvero. Parlando di sceneggiatura, tratta da un omonimo romanzo, c'e' poco da dire: dialoghi e contenuti non brillano certo per ingegno e imprevedibilita', e in certi casti, specialmente quando messi in bocca ai giovani afroamericani della squadra che gia' troppe ne hanno viste dalla vita, sono pure noiosi; ma non sono certo loro il fulcro del film, ne' la regia di un quasi esordiente, ne' altro al di fuori di The Rock e del modello/messaggio positivo. E' un film banale che si illumina occasionalmente in presenza degli elementi di particolare interesse relativi alla fattore verita': la madre di The Rock, alcune situazioni interne alla squadra, alcuni eventi durante le partite; The Rock recita bene, giusto un po' scomposto e in certi momenti si capisce come soffra di una certa difficolta' a gestire il suo grosso corpo fuori da contesti in movimento, tendendo a muoversi un po' troppo e ad assumere certe pose statuarie un po' eccessive: comunque e' sorprendente la sua credibilita' nelle scene d'empatia e in quelle con i carichi emotivi piu' personali. Gridiron Gang e' un film come nel suo genere ce ne sono tanti e come il pubblico non si stanchera' mai di guardare: l'unico reale difetto e' la scarsa resa delle azioni sportive, il regista mostra una grossolana incapacita' a riprendere e inscenare validi giochi di football.

Revolver: visto che mi sono guardato un film con The Rock sono andato a cercarmi qualche altra cosa con gli altri membri della trinita' e, visto che Diesel e' attualmente impegnato in progetti a lungo termine (si spera), sono andato a squadrare la filmografia di Jason per vedere se mi fossi perso qualcosa. Sara' che aspettavo di vederlo al cinema, dove non e' mai uscito (passando direttamente all'home video), sara' che ne avevo letto male, comunque mi sono dimenticato l'ultima fatica di Guy Ritchie, il chiacchierato Revolver. Allora: luogo comune vuole che dal matrimonio con Madonna, il prodigioso Ritchie sia diventato un eunuco. Revolver agli inglesi non e' piaciuto, da noi e' uscito solo per il mercato casalingo, in america non ho capito se sia mai arrivato: il problema di Revolver e' che non si capisce un cazzo. Ritchie prova a fare uno dei suoi soliti film a incastro e finisce a perdersi in una menata psicologica esistenzialista che non ho voglia di mettermi a raccontare (qui trovate qualcosa) dove l'unico risultato e' una chiusura mozza che toglie qualsiasi possibilita' allo spettatore di raggiungere una determinazione esatta di quanto visto. Ora: cosa c'era nella valigia di Pulp Fiction? Harrison Ford e' un replicante o no? Queste sono domande che rimangono nel cervello e possono dare una punta di eternita' al film che le sappia gestire, ma se alla fine del film posso sparare una mezza dozzina di teorie su cosa sia e cosa non sia, su chi sia chi e chi no, ma soprattutto non posso in alcun modo trovare un punto fermo, uno almeno: allora il risultato e' qualcosa che assomigli piu' a un aborto. Dopo essere stato incastrato ed essersi fatto 7 anni di isolamento, forse, Jason Statham esce dal carcere incazzato e con una formula per vincere sempre: il resto e' un circolo ristretto di persone, cose e fatti da dubitare. Ci sono delle belle scene ma la coesione si sbriciola dopo pochi minuti con la narrazione completamente abbandonata in nome di una scomposta proposta artistica e metafisica senza soluzione. E poi basta con i rapper attori: o fate i rapper o fate gli attori.
hellbly @ 21:25 | commenti (popup) | commenti
sabato, gennaio 27, 2007 | in : cinema e tv
Borat: tanto per dire il film dovrebbe uscire in Italia ai primi di Marzo, a meno che non lo distribuiscano con l'audio originale sottotitolato (come hanno fatto in Repubblica Ceca) suggerisco di guardarlo in edizione originale. Borat e' il nuovo personaggio, relativamente nuovo visto che in tv lo propone gia' da parecchio, di Sacha Cohen, comico inglese divenuto famoso grazie a Madonna e al suo primo personaggio, il rapper bianco Ali G. Esattamente come Ali G il concept di Borat e' quello di mettere d'avanti alla realta' occidentale, americana, piu' realistica e abbruttita un interlocutore culturalmente definito e totalmente agli antipodi con qualsiasi forma di pensiero comune: il veicolo e' sempre quello dell'intervista e la maschera comica, e lo stile dell'umorismo, sono quanto di piu' vicino una produzione dal vivo sia riuscita ad arrivare alle forme rappresentative dei cartoni politicamente scorretti alla South Park. Borat e' un giornalista del Kazakistan, parla male l'inglese e proviene da una realta' sociale completamente incompatibile: come sempre in questo genere di prodotti al di sotto della risata grossolana per la battuta volgare si nasconde un'amarezza stordente per la l'agghiacciante realta' di tante forme di vita umana mostrate in tutto il loro quotidiano orrore e insensatezza. Borat viaggia attraverso gli Stati Uniti, da New York alla California passando per il Texas, ufficialmente inviato dal governo per studiare gli usi americani e trarne benefici per il suo paese, ma presto spinto solo dal desiderio di sposare/scopare Pamela Anderson. Di aspettato ci sono le molte e grezze grossolanerie corporali tipiche dello humor inglese (comunque sempre migliori del culatello di Boldi), e le molte e piu' sottili battute (alcune delle quali da sbellicarsi); di aspettato c'e' anche l'umanita' rivoltante degli americani ripresi a loro insaputa o convinti di avere a che fare con un vero ignorante giornalista del terzo mondo; di inaspettato c'e' l'umanita' straordinaria del personaggio di Borat, che d'altro canto e' valsa a Cohen la direi inaspettatissima vittoria del Golden Globe come migliore attore comico, e la candidatura all'oscar per la miglior sceneggiatura originale. E' incredibile come si possa realizzare un film dove un minuto prima un uomo lardoso nudo e disgustoso corre e lotta in mezzo alla strada assumendo posizioni equivoche e riprovevoli, e un attimo dopo mettere in scena una presa di posizione sulla dignita' umana e criticare la societa' come un piccolo epigono dei documentari di Moore. Borat e' eccessivo e straripante, e originale come poco o niente altro vistosi al cinema da chissaquanto (come Crank, e guardacaso c'e' tanta inghilterra in entrambi).
hellbly @ 01:23 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, gennaio 25, 2007 | in : cinema e tv
Fearless Avenger: seguito di Trail of Blood e quindi secondo capitolo della trilogia delle avventure di Jokichi Mikogami. In quanto a storia siamo un po' piu' brillanti rispetto al primo capitolo: qualche dialogo in piu' e meno sciocco, qualche cambio di scena meno prevedibile; restiamo tuttavia sul fondo del barile per i combattimenti, ripetitivi e lentissimi. Jokichi prosegue nella sua ricerca di vendetta, sempre evidentemente in balia degli eventi, inseguendo e sterminando i mebri della banda che gli ha ucciso la famiglia per riuscire ad arrivare ai capi, sulla strada incontra nuovamente il tizio che si fa chiamare Ciclone e un considerevole stuolo di donne disposte a dagliela (ma lui no, niente: resta fedele alla moglie morta). Alcuni film del genere e dell'epoca sono ancora oggi spettacoli divertenti e di valore, altri, come questo, mostrano il peso degli anni secondo modi troppo debilitanti.
hellbly @ 21:38 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, gennaio 24, 2007 | in : animazione e videogiochi
Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou - Tou (episodio 1): nuova produzione AIC; Tokyo contemporanea: la citta' e' in preda alla follia e all'orrore, morti e omicidi, esplosioni imprevedibili di violenza collettiva, corpi ritrovati in condizioni disumane, un detective indaga. Cambio scena: tipica scuola, studenti guerrieri con super poteri, teppisti sfregiati, insegnante bionda e figa, combattimenti, sangue, taoismo. La caratterizzazione estetica dei personaggi e' molto ricercata e ben definita, con un dettaglio maggiore ma ricorda vagamente Get Backers: animazione alta e storia divertente. I mostri infestano Tokyo, bisogna spazzarli via. I dialoghi non sono niente di particolare ma l'aspetto visivo e' davvero ben studiato, originale, e vale completamente, inoltre qua e la' si notano alcune stravaganti scelte registiche che spolverano un po' di interesse per il seguito della serie. Mi pare di capire che sia tratta da un brand di videogiochi. Supernatural e Superpower, e' esattamente il mio genere di serie.
hellbly @ 21:24 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, gennaio 24, 2007 | in : animazione e videogiochi
Afro Samurai (episodio 1): coproduzione nippoamericana, animazione e concept dello Studio Gonzo e soldi della Spike Tv, audio originale inglese, doppiatore del protagonista Samuel L. Jackson (giusto per fare il paio con Giamatti per Screw-on Head: il cartone animato seriale di qualita' sembra in grande spolvero e godere di notevole interesse) ma il cast comprende anche Ron Pearlman e Kelly Hu. E' un mondo giappowestern a vari livelli di tecnologia (un classico del recente immaginario orientale) attraversato da temibili combattenti, il piu' forte tra questi indossa la fascia del N° 1, il secondo piu' forte incredibilmente quella del N° 2: nel prologo del primo episodio vediamo Afro Samurai Sr. perdere il titolo di piu' forte del mondo per mano di un pistolero sfregiato; tempo dopo Afro Samurai Jr., Samuel Jackson, forte del titolo di secondo piu' forte e' alla ricerca dell'assasino del padre e della corona. Afro Samurai e' come Samurai Jack, solo ''afro'' di razza e di acconciatura. Lo stile dell'animazione non e' quello tipico dei Gonzo, e' chiaramente basato sulle piu' caratteristiche tendenze occidentali e assimilabile ai modi di Peter Chung. ''Nothing personal, it's just revenge: queste sono le prime parole pronunciate dal nostro super cool attore/personaggio, e con questo ci portiamo a parlare nuovamente di super attore Samuel Jackson. Le sue battute saranno si' e no 4 o 5 in tutto l'episodio, spesso monosillabiche: fa molto figo ma e' anche qualcosa che Jackson potrebbe fare telefonando allo studio di doppiaggio da casa sua quindi non aspettatevi chissa' quale sublime recitazione. Bei combattimenti, buon livello nell'animazione ma non della stessa qualita' per tutto l'episodio. La serie e' prevista sui 5 episodi (tre sono gia' andati in onda al momento che scrivo quindi ne riparleremo piuttosto in fretta) e c'e' gia' un mezzo progetto di adattamento live action.
hellbly @ 20:54 | commenti (popup) | commenti
martedì, gennaio 23, 2007 | in : fumetti e libri
Sam Noir - Samurai Detective: miniserie di tre albi in bianco e nero prodotta dalla Shadowline di Valentino (sottoetichetta Image), realizzata da due giovani autori di un noto webcomics dal titolo Pandaxpress. E' un clone di Sin City, sia per lo stile estetico sia per quello narrativo: un hardboiled che si apre con la morte di una donna e l'inizio di una vendetta. Il protagonista e', manco a dirlo, un detective e anche un samurai: si muove all'interno di una vasta citta' ricalcata pesantemente su Basin City, cercando i mandanti dell'assassinio, monologando nei propri pensieri e sterminando senza pieta' ogni malcapitato. Piu' che con un qualsiasi Sin City questo Sam Noir si ispira, passiamo da clone a modello, al primo capitolo dell'opera di Miller: un eroe solitario e psicotico che si aggira per un territorio malsano e affascinante, a lui perfettamente noto, in un brutale susseguirsi di scontri e considerazioni personali. Graficamente di ottimo impatto con una notevole predisposizione delle scene e molto senso narrativo nella rappresentazione delle scene, la storia e' un po' bislacca (specialmente il secondo episodio) e non riesce a trasmettere il giusto pathos pur mantenendo una buona qualita' nei dialoghi e nel modo di scrivere. Plauso a Image per aver prodotto la mini, per la quale un seguito sarebbe piu' che meritato, dando ancora una volta riprova di grande vicinanza con il proprio pubblico e con le realta' amatoriali del fumetto.
hellbly @ 19:08 | commenti (popup) | commenti
martedì, gennaio 23, 2007 | in : fumetti e libri
Birthplace of Creation (Startling Stories, Maggio 1951): l'ultima avventura di Captain Future scritta dal suo creatore Edmond Hamilton, negli anni successivi passato piu' impegnatamente all'attivita' di sceneggiatore, prevalentemente, per la DC Comics.
In questa avventura conclusiva Hamilton propone il manifesto stilistico del suo personaggio: protagonista indiscusso e' infatti Curt Newton, l'uomo chiamato Captain Future, i restanti futuremen sono sullo sfondo chiamati a svolgere meramente la propria funzione strumentale. Otho sfuggente e agile, Grag disumano e impossibile, e Simon e Ezra come coscienze dell'anima troppo turbolenta e vasta del Capitano. Qualcosa viene rubato dalla base lunare dei futuremen, la cosa piu' preziosa: conoscenza, la conoscenza del luogo piu' importante dell'universo, il frutto dell'esplorazione piu' audace del Comet. Il luogo d'origine del creato: la fonte di tutto. L'avidita' e la smania umana vogliono possedere il potere assoluto, ma ne vengono distrutte; la curiosita' folle e insaziabile di Capitan Futuro rischia per l'ultima volta di portarlo a valicare il confine del giusto: solo la forza, la perseveranza e l'amore del suo equipaggio lo salveranno, ma sara' solo la sua sovrumana forza di volonta' e razionalita' a liberarlo. Hamilton descrive il paesaggio spaziale assoluto, il posto piu' fantastico della sua immaginazione per concludere la narrazione del suo eroe pulp, per sigillare insieme all'ultima scoperta anche la storia e il viaggio. Hamilton lascia molto spazio all'emotivita' dei personaggi dando ai tre umani protagonisti della vicenda un riferimento emotivo centrale attorno a cui sono fatte ruotare tutte le situazioni del racconto: in tre misure diverse Curt, Ezra e Garrand (il ladro) condividono paura e bramosia; il commiato di Captain Future e' una delle sue avventure meno avventurose ma e' anche la somma di un credo fantascientifico anni '50 luminoso e sconfinato.
hellbly @ 19:00 | commenti (popup) | commenti
lunedì, gennaio 22, 2007 | in : cinema e tv

La Casa sul Lago del Tempo: Keanu Reeves entra nel club degli attori americani bolsi offrendosi al pubblico in una fiammante nuova gonfia versione. Per adesso e' allo stadio 1 ma a breve raggiungera' il livello Travolta. Smessi i panni di profeta fantascientifico tra Neo e A Scanner Darkly, Keanu riprova il genere commedia sentimentale che nessun successo gli ha mai dato, ritrova anche la donna del suo successo Sandra Bullock; il tutto per mano di un regista ispanico esordiente sul mercato produttivo americano. Una donna si trasferisce dalla Casa sul Lago alla citta', un uomo fa il contrario... solo che... oh mio dio! E' impossibile! L'uomo si trasferisce nella casa sul lago PRIMA che lei se ne vada: la storia dell'uomo e' due anni indietro nel tempo rispetto alla donna. E la cassetta della posta e' stregata! Per motivi inutili i due protagonisti comunicano attraverso il tempo lasciandosi lettere vecchio stile nella suddetta mistica cassetta della posta, senza interrogarsi piu' di tanto sulla straordinarieta' dell'evento. O senza che lui chieda mai a lei chi vincera' i successivi due Super Bowl. Il tutto emotivamente caricato dal padre assente di lui e dalla leggerezza emotiva di lei. Un film che vorrebbe per altro regalare un colpo di scena che era gia' prevedibile con il dvd ancora nella sua confezione noleggio. Abominio, noia, insensatezza, una certa mancanza di logica narrativa: una delle piu' brutte commedie sentimentali americane da anni.

Slevin: aspirante Guy Ritchie scozzese dirige cast superstar in thriller leggero dai dialoghi brillanti, appena appena grottesco e surreale, dal colpo di scena centrale ampiamente prevedibile, con un troppo evidente gusto per la teatralita' e un tocco vagamente rozzo nelle inquadrature. Non posso parlarvi della trama senza rovinare i tanti, altrettanto prevedibili, colpi di scena che la nutrono e guidano fino al finale: Josh Hartnet versione sofferta e' uno sfortunato giovane atarassico preso nel mezzo di uno scambio d'identita' nell'escalation della guerra tra i due boss della mala locali (Freeman e Kingsley), Tucci e' il poliziotto e Willis il sicario, Lucy Liu la pupa. Volontariamente o meno il regista sceglie di associare ogni faccia a un ruolo a dir poco caratteristico e annunciato, tanto che sarebbe stato possibile definire i personaggi del film semplicemente scorrendo l'elenco dei nomi del cast. Tutti attori bravi, tutti impegnati in ruoli sopra le righe: il semiesordiente Guy Ritchiewannabe prova a creare la propria crew di attori in stile Del Toro (Benicio), Statham e Vinnie Jones dimenticandosi lungo la strada di celare i colpi di scena, lasciandoli invece in bella vista e comprensibili a al primo sguardo. Detto questo Slevin resta un buon film con attori che fa sempre piacere vedere e rivedere, che valgono il tempo di visione nonostante sceneggiatura e regia lascino invece a desiderare.

hellbly @ 11:26 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, gennaio 17, 2007 | in : cinema e tv
The Trail of Blood: primo film della trilogia ''Mikogami'' diretta da Kazuo Ikehiro, gia' autore di diversi Zatoichi e di un paio di Shinobi, con protagonista Yoshio Harada nel ruolo di Jokichi del clan Mikogami, ronin e spadaccino leggendario. Jokichi gira per il Giappone senza una meta precisa facendo secchi gli idioti vogliosi di farsi un nome sulla sua pelle, un giorno, per colpa di un'unghia incarnita e un violento temporale, finisce a casa di una bella giovane che lo accoglie, lo serve e, in men che non si dica, gli si concede. Sfortuna vuole che attorno alla giovane gironzolino alcuni yakuza locali. Per amore Jokichi abbandona la spada, subisce umiliazioni di ogni sorta, arriva persino a lasciarsi tagliare due dita pur di non tradire la promessa di non combattere mai piu'. Gli yakuza pero' sono noiosi e testardi e decidono di ammazzargli la donna e il figlio: pessima mossa. In un attimo stacca la spada dal chiodo, adotta il classico stile da monco con la lama tenuta ''al contrario'' (impugnatura con la punta verso il basso), e si slancia sulla strada della vendetta. Classico di seconda fila tra i samurai eiga anni '70 con il tipico super guerriero capace di sterminare ondate e ondate di uomini tutto da solo, con la tipica e caratterizzante menomazione distintiva del vero maestro della morte (Zatoichi non vedeva, di samurai senza braccia ce n'e' una fila, Ogami Itto aveva il figlio [menomazione in senso lato] e cosi' via), in questo caso la mancanza di anulare e mignolo della mano sinistra (un po' come il Roland della Torre Nera di Stephen King), trama che e' tanto difficile dire se rubata a un western o cosi' incredibilmente western di suo. Non un granche', decisamente povero nella realizzazione: coreografie di combattimento piuttosto improvvisate, poco sangue, personaggi senza carisma; Jokichi in tutto questo e' un personaggio particolare: non brilla certo d'arguzia e passa il suo tempo a lottare contro improvvidi rovesci di fortuna. Per ovviare alla mano inutilizzabile per stringere una spada, Jokichi si applica sulle unghie delle dita superstiti degli artigli posticci con cui graffiare e accecare i suoi avversari. In ultima piuttosto noioso.
hellbly @ 22:44 | commenti (popup) | commenti
lunedì, gennaio 15, 2007 | in : cinema e tv
Captain Power and the Soldiers of the Future (stagione 1): ci sono giocattoli che superano la loro funzione primaria e rimangono attaccati a una persona piu' a lungo dell'eta' prevista per il loro impiego, o almeno spero che non succeda solo a me; tra questi due dei miei preferiti e piu' amati erano motociclette: una era la moto trasformabile di Mospeada (ixb), che allora era per la terza parte di Robotech, che possiedo ancora; l'altra era la moto VTOL di Captain Power, con le due alette/rotori ripiegabili e i cannoncini sui manubri, sfortunatamente andata dispersa secoli fa. Originariamente trasmessa negli stati uniti nell'anno 1987, arrivata in Italia se non l'anno stesso quello immediatamente successivo, la serie conta una prima stagione di 22 episodi e una seconda stagione interrotta dopo sei, sette episodi (comunque trasmessi in tv: venivano introdotto un nuovo soldato del futuro anfibio e si scopriva che Pilota non era morta) per vari motivi: ritenuta violenta per i bambini a causa della presunta interattivita', ritenuta responsabile di vari attacchi epilettici nei soggetti a rischio, ritenuta non abbastanza o per niente interattiva... rivedendola oggi aggiungerei anche: mai vista una recitazione cosi' penosa. Il progetto di Captain Power nasceva contemporaneamente come serie tv e linea di giocattoli, il suo fulcro era l'impiego della piu' alta tecnologia allora disponibile: in tutti gli episodi venivano utilizzate animazioni in CG (sottolineo: 1987), addirittura due dei personaggi principali erano interamente realizzati in CG, per non parlare poi delle continue sparatorie con colpi alla Guerre Stellari; e poi c'era la suddetta interattivita'. La linea di giocattoli di Captain Power comprendeva i soliti pupazzi, pardon: action figures; i mezzi ma, soprattutto, le pistole con le quali, in teoria, sarebbe dovuto essere possibile sparare alla televisione, ai nemici di Capitan Power inquadrati durante l'episodio, e ricevere il loro fuoco di ritorno. Durante i combattimenti, presenti in ogni episodio, la serie passava in una sorta di prospettiva in prima persona diventando un vero e proprio sparatutto arcade con pistola: lo spettatore vedeva i nemici nascosti o muoversi lungo la scena e poteva loro sparare, inoltre alcuni degli spari arrivavano direttamente in faccia allo spettatore creando e generando dei lampi di luce (da qui l'epilessia); tutti i nemici portavano sul petto, ben visibile, un bersaglio luminoso e, sempre in teoria, un sensore sulla pistola avrebbe dovuto interpretare segnali emessi dal televisore in concomitanza con i colpi avversari mostrando poi sul led luminoso i colpi centrati e quelli subiti. La mia esperienza personale e' che la cosa non funzionasse, per un cazzo aggiungerei rispescando un po' della mia delusione di allora; la leggenda vorrebbe che i televisori italiani di allora non fossero in grado di veicolare le emissioni richieste, come invece potevano quelli americani: ma dubito che avro' mai modo di verificare tale diceria. La storia e' quella di Terminator: nel futuro le macchine lotteranno contro l'umanita' e vinceranno; i due scienziati responsabili di questa brutta storia diventeranno uno il leader delle macchine, l'altro il padre di Capitan Power nonche' inventore delle armature del potere. Il mondo devastato di Capitan Power e' abitato da sparuti e mal organizzati gruppi di ribelli umani, sempre oppressi dalle truppe robotiche malvage di Lord Dread e dai suoi due robot virtuali capaci della punizione suprema contro gli umani riottosi: la digitalizzazione, l'assorbimento nella macchina; gli unici in grado di combattere sono, appunto, Capitan Power e i suoi soldati: ognuno armato di una speciale corazza alla Cyborg (o Metal se preferite) Heroes dei Tokusatsu, ognuna con caratteristiche speciali. C'era il tizio volante, il tizio corazzato con il fucilone, il tizio spia con gli ologrammi, la tizia senza nessuna abilita' speciale (Pilota appunto) se non il fatto di avere la figa, e Capitan Power: la sua corazza e' oro, non e' speciale, pero' e' oro. Curiosando su imdb si puo' vedere come tutti gli attori della serie siano riusciti a fare qualcosa dopo, chi piu' chi meno, mandando comunque avanti la carriera: uno solo non ce l'ha fatta. Capitan Power naturalmente. Guardarla oggi e' un atrocita': i dialoghi sono penosi persino per gli anni '80, i personaggi sono caratterizzati come sacchi di patate (a parte Lord Dread, il cattivo, che e' contemporaneamente imperatore e schiavo delle macchine: un'idea interessante, il personaggio migliore della serie), e poi gli attori. Saranno tutti riusciti a continuare a lavorare ma, ai tempi di Capitan Power, erano veramente nauseanti: non tanto per le facce, quello chissenefrega, ma per l'attivita' d'azione in armatura. Premesso che le armature dovevano essere incapacitanti a giudicare da come arrancavano, da come si muovevano a fatica e dall'impossibilita' a piegarsi, e tenendo sempre ben presente ''Anni '80'': questi grotteschi e goffi figuri piu' o meno scintillanti, abbruttiti, bolsi, fuori forma, costretti a muoversi in un ambiente di cartone, senza potersi appoggiare a nulla per il rischio di fracassare le scenografie, concentrati nel dare un senso a coreografie improvvisate su cui sarebbero poi state montate, con gli effetti speciali, i colpi che immaginavano di schivare, quelli che immaginavano di beccare, piu' tutte le insensate esplosioni e tutto il resto. Un raffronto noto per farvi capire: il film di Flash Gordon. Stesso livello di effetti speciali, compreso quello del volo degli uomini falco. Modellini ovunque. Bellissima.
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sabato, gennaio 13, 2007 | in : cinema e tv
Dr. House (stagioni 1 e 2): mi trascino come al solito tardivamente su questi fenomeni di largo successo, ma in questo caso giustificato dalla solo recente programmazione sui canali Sky (l'unice e vera televisione) e dalla mia ripugnanza per le serie mediche. E' una gran bella serie, e non a caso sono gia' in possesso dei dvd cofanetti della prima e seconda stagione. L'edizione italiana spicca per l'assenza dei sottotitoli, e' presente l'audio originale ma senza i sottotitoli alcune terminologie mediche inusuali potrebbero risultare di ostica comprensione: fortunatamente il doppiaggio italiano e' piu' che dignitoso e consente un'ottima forma di fruizione alternativa. Il Dr. Gregory House e' a capo del reparto di Diagnostica di una super clinica/ospedale nel Jersey, tre assistenti di varia estrazione, un unico amico fidato e oncologo, un paio di donne tra le quali la direttrice dell'ospedale, e una sfilza di pazienti portati alla sua attenzione dall'incapacita' del medico normale di capire le cause dei loro mali: ogni episodio presenta dunque un caso eccezionale e particolare, niente medicina comune per il Dr. House. Il mondo della serie e' ben caratterizzato e popolato da personaggi interpretati con profondita' e spessore: tutto il progetto ruota comunque esclusivamente attorno alla performance di Hugh Laurie, attore visto di qua e di la' finalmente riuscito nel colpaccio di una vita grazie, prevalentemente, a un brillante invecchiamento. Il personaggio House e' estremo: zoppo, dipendente dagli antidolorifici, anarchico, ostile e insensibile; ovviamente la psicologia va molto oltre presentando in varie occasioni aspetti contraddittori e umani della sua personalita': il tutto grazie alla penna, creatore e sceneggiatore (solo dall'ultimo episodio della seconda stagione, anche regista) di David Shore, autore televisivo con all'attivo il piccolo piccolo brand di Law and Order. Il filone e' chiaramente quello aperto dal fondamentale CSI, trasportato e adattato nello stile al genere ospedaliero: un carismatico capo con qualche problema caratteriale, una squadra di fedeli sottoposti, scienza e investigazione; la variazione nasce nell'eccessivita' del protagonista: House e' in tutto e per tutto un modello fortemente negativo, politicamente scorretto per cosi' dire: allo stesso tempo e' un modello culturalmente edificante, impegnato studioso, dedito, un monumento al ragionamento e alla perseveranza. Il tutto condito da qualche effettaccio splatter alla CSI, dialoghi corposi e giocati su continui scambi maieutici e continue opposizioni, molta ironia, un felicissimo casting, e intriganti scelte registiche tese a dare un'impronta riconoscibile a ogni episodio della serie. Attualmente in corso con la sua terza stagione.
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giovedì, gennaio 11, 2007 | in : animazione e videogiochi
Pucca - Funny Love Stories: era da un po' che volevo parlare di Pucca, e del dvd recentemente uscito anche in edizione italiana contenente tutte (credo) le animazioni distribuite sul web negli ultimi anni. Solo le animazioni internet, quelle in flash, non i cartoni animati: questi ultimi per adesso godono in dvd esclusivamente di un'edizione francese giunta al quinto volumetto, pur venendo trasmesse su territorio americano gia' da qualche tempo e anche sul nostro Sky. Non credo che Pucca abbia bisogno di particolare presentazione: e' il piu' di successo tra i nuovi personaggini orientali decorazioni per varia cartoleria e pensierini d'innamorati, i cartoni servivano solo a fini promozionali, prima che esplodesse la Puccamania. Se proprio non sapete la storiella eccovela: Pucca e' la figlia del proprietario di un ristorante cinese ed e' perdutamente innamorata, non ricambiata, o almeno non completamente, di Garu (non Garo), aspirante ninja. Ora: aldila' delle considerazioni geosociopolitiche che portano una produzione coreana ad avere per protagonisti una cinese e un giapponese, il design dei personaggi e' strepitoso e a dir poco accattivante; specialmente nelle sue ultime versioni, quando il mondo di Pucca inizia a popolarsi di tutta una serie di strani personaggi (Sanrio docet): Babbo Natale, il gatto di Garu, Abyu l'emulo di Bruce Lee, il rivale di Garu che non mi ricordo come si chiami, e tutta una serie d'altri. Detto questo concentriamoci sui cartoni: il dvd, come dicevo, raccoglie penso tutte le animazioni prodotte da Wooz (i proprietari di Pucca) fin dal principio. E si vede. I primi cartoni di Pucca sono misere animazioni in flash su fondo monocromo dove succede poco e niente e il tutto dura meno di qualche minuto; poi migliorano parecchio: piu' lunghi, piu' articolati, piu' personaggi, tecnicamente superiori e via dicendo. Lo stile comico potrebbe essere una combinazione del classico Lum (Lamu' per gli infedeli) con i piu' grandi successi di Hanna e Barbera: personalmente alcuni episodi mi fanno scompiasciare, altri servono per lo piu' a far sospirare e vocalizzare infantilmente le ragazze. In attesa di trovare in una qualche forma i cartoni televisivi prodotti da Disney-Jetix, di cui ho visto solo pochi esempi che mi pare mantengano la stessa qualita' degli originali, il dvd Funny Love Stories e' un ottimo regalo da fare a se stessi. Nota finale: se la wikipedia non mente Pucca esiste dal 2000, le Powerpuff Girls (Superchicche per gli infedeli) dal 2001; nel caso si voglia risalire a chi, eventualmente, abbia copiato chi.
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mercoledì, gennaio 10, 2007 | in : fumetti e libri
Earthmen No More (Startling Stories, Marzo 1951): per la sua penultima storia dedicata a Captain Future, Hamilton ci porta a fare un giro panoramico della Terra del futuro, questa storia e' un brivido di fantascienza classica; protagonista della vicenda e' John Carey, astronauta dei nostri giorni dato per disperso e morto nello spazio durante la missione per superare Giove, recuperato vagante e congelato nello spazio dal Comet. Ibernato. Cap Futuro e la sua crew lo scongelano e lo portano sulla Terra. Un mondo ricco, prospero, annoiato, popolato da uomini e donne spenti e senza la vitalita' che spinse Carey a rischiare la vita nello spazio: un mondo dove un ricco commerciante e' prossimo a ottenere il monopolio sul carburante per le astronavi in nome del profitto personale e fregandosene di tutti i poveri Starmen in giro per il cosmo. Cap Futuro prova a ricorrere al governo, ma la legge ha le mani legate; prova a minacciare direttamente l'uomo, ma senza successo. Nella sua caratterizzazione a Cap Futuro, oltre alla fame di conoscenza, viene spesso associato un sentimento quasi completamente assente dalla serie animata: la rabbia. Curt Newton ha difficolta'  a controllare la propria rabbia verso l'ingiustizia, e questo tende a spingerlo oltre i margini della legalita'. Tutta la storia comunque gira intorno a Carey, al suo essere fuori posto, disgustato dall'umanita' moderna: Carey non e' piu' un terrestre, e' un uomo delle stelle, un marinaio incapace di adattarsi al vivere comodo e vuoto della ricchezza. Naturalmente Cap Futuro e' esattamente come lui. Meno avventura, un messaggio di commiato prima dell'ultima storia. 
hellbly @ 11:14 | commenti (popup) | commenti
sabato, gennaio 06, 2007 | in : cinema e tv
Casino Royale 2006: scrivo ''2006'' giusto per far vedere che non mi dimentico del povero apocrifo del '67. Riassumiamo brevemente la questione centrale di questo film: Pierce Brosnan aveva per contratto un altro James Bond da fare, Pierce Brosnan era il James Bond che non pochi dicevano superiore persino a quello emblematico di Connery, Pierce Brosnan secondo la produzione era troppo vecchio per interpretare un'altra volta 007; quindi: Brosnan si', Brosnan no, Brosnan no perche' non vuole lui, Brosnan no perche' non vuole  la produzione, facciamo un Bond omosessuale, facciamo un Bond giovane, facciamo un Bond biondo. Alla fine salto' fuori il nome di Daniel Craig, semi oscuro attore con alle spalle uno stupido ruolo in Tomb Raider e poco altro: cori di boooooo. Poi arrivo' il trailer, poi il film, e poi la gente che uscendo dalle sale si riprometteva l'indomani di farsi biondo e palestrato, e fare domanda per i servizi segreti. Io ho molto, molto apprezzato Pierce: il suo Bond ironico e ipertecnologico,  il suo celebre fascino elegante, lo hanno reso il Bond definitivo, the ultimate Bond. Proseguire su quella strada non avrebbe avuto senso, meglio di Pierce, su quel genere e stile, non esiste nessuno. Quindi rivoluzione copernicana di Bond, ripartire proprio dalla origini con la sua prima avventura, con la laurea in Doppio Zero e la prima missione con Licenza di Uccidere. Questo Bond di Craig e' realmente un nuovo Bond: il modello simbolo di Connery e' cacciato nell'armadio e viene sostituito dal figlio del nuovo millennio. Risultato eccellente. E anche sorprendente: un po' perche' dal regista dei due Zorro con Banderas era veramente difficile aspettarsi un film cosi' cruento e duro, un po' perche' dagli sceneggiatori di alcuni dei migliori Bond di Brosnan era ancor piu' difficile aspettarsi un cosi' radicale cambio di toni, e un po' perche' il Craig Bond Biondo Occhi Azzurri era proprio difficilissimo vederselo nel ruolo. La produzione ha azzardato e vinto la posta. Craig e' un animale, un Bond giovane, ferocemente addestrato, spietato, rabbioso: un Bond che ti pesta a sangue fino ad ammazzarti e che ha spesso troppa fretta di uccidere ancora per perdersi in scambi di battute troppo lunghi; Craig e' il primo Bond ad avere un aspetto truce, vividamente cattivo: con grande fiducia il regista gli spara la macchina da presa in faccia in piu' di un'occasione riuscendo a tirargli fuori in cambio alcuni sguardi davvero impressionanti e magnetici, molto espressivi sia nel mostrare inespressivita' emotiva sia nel tradirla quando richiesto dal copione. Craig ha capito di avere una chiave per il successo e l'ha colta sbattendosi al massimo: una prova d'attore convincente per un Bond con molta piu' recitazione di quanto fosse abitualmente richiesto al personaggio; per non parlare poi della costante prova fisica: pur non potendo scommettere su quanto sia stato effettivamente fatto da Craig e quanto da una squadra di controfigure, in molte scene e' evidentemente l'attore protagonista a saltare di qua e di la' e a scambiare colpi furibondi, o a correre come un pazzo. Gia': questo Bond corre, salta, picchia, le prende, si strappa lo smoking e la camicia, si sporca di sangue, si sporca e basta, le prende, sanguina, lividi; non arriverei a dire che sia realistico ma certamente il tipo di esagerazione caratteristica e' stata spostata e adeguata ai nuovi ritmi e alla nuova sensibilita' del pubblico. Il tutto accompagnato da alcuni spunti davvero deliziosi ed esaltanti: il Bond sulla Ford, l'attesissimo e spiazzante inseguimento con la DB7, tutto l'incredibile prologo in versione yamakasi, i bellissimi titoli di testa; piccola nota a margine: ogni tanto guardo le partite di poker dei tornei ufficiali, e le trovo mortalmente noiose, qui il regista e' riuscito a rendere intrigante e sensatamente inserita nella vicenda tutta la partita nel Casino del titolo sfruttando abilmente pause e cambi di scena. L'unica stonatura, una minima sbavatura, riguarda l'incapacita' del Bond-Craig nel pedinamento: la scena e' ripetuta tre volte nel corso del film, decisamente una di troppo. Il nuovo James Bond e' veramente nuovo in tutto e per tutto, fara' discutere ed e' un eccellente film d'azione.
hellbly @ 02:14 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
venerdì, gennaio 05, 2007 | in : fumetti e libri

Moon of the Unforgotten (Startling Stories, Gennaio 1951): ci avviciniamo alla fine delle avventure di Captain Future. In questa storia i protagonisti sono lo stesso Curt e Otho ma trovano finalmente spazio anche i poliziotti spaziali Ezra e Joan: e' proprio Ezra a essere misteriosamente scoparso su Europa, la vecchia Luna di Giove; il vecchio investigatore stava indagando sulle continue sparizioni di anziani dai pianeti del sistema solare e su un culto religioso forse responsabile. Tornano in scena antiche macchine abbandonate dall'Impero scomparso, dotate di poteri quasi magici e incomprensibili ma abbastanza user friendly e sufficientemente ben costruite da essere utilizzabili e pericolose anche nel futuro. Per certi versi, anzi, per molti versi storia clonata da Children of the Sun con il Cap Futuro costretto a guardare in faccia la propria ossessione e rinunciare all'appagameto per salvare un amico e allo stesso tempo non perdere la propria umanita'. Colpisce la caratterizzazione di Otho: mentre Grag, visto nell'albo precedente, appariva tanto umano e comico con le sue psicosi, Otho e' sempre descritto come qualcosa di solo apparentemente umano e profondamente inquietante; in certi passaggi sembra quasi un avversario. Hamilton si lancia in un linguaggio molto ricercato nel chiaro intento di ricreare linguisticamente l'atmosfera decadente e vetusta di Europa. Leggere Captain Future e' una rivelazione: quante delle idee di Hamilton gli sono sopravvissute trasformandosi ed evolvendosi diventando luoghi comuni della fantascienza.

hellbly @ 15:53 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, gennaio 03, 2007 | in : fumetti e libri
Pardon My Iron Nerves (Startling Stories, Novembre 1950): avventura assolo per Grag, il Metal Men dell'equipaggio di Capitan Futuro, raccontata da Hamilton in prima persona tende graziosamente alla vicenda comica; elemento caratterizzante nella psiche delle due spalle di Cap. Future (giusto per la cronaca: Grag il robot, Otho l'androide e Simon il cervello volante che non considero una spalla in senso stretto) e' la brama di essere piu' umani possibile: per Grag, gigante di ferro, non potendo fare molto sul proprio aspetto, la punta d'orgoglio vive nella sua mente e nel suo essere ''uguale'' a quella di un uomo tanto da fare di lui una persona vera e propria. Tanto da spingerlo a inventarsi delle spassose psicosi che sono al centro della storia: depressione, senso d'inferiorita', etc. Sullo sfondo Grag si trova a dover affrontare robot rivoltosi su una delle tossiche lune di Plutone. Rispetto a Children of the Sun qui lo stile e' completamente diversi, aldila' dell'ovvia matrice comica: Hamilton adatta il proprio linguaggio sia al personaggio parlante sia al genere realizzando un racconto completamente diverso e altro. Resta pero' la comune necessita' di iniziare ogni volta con un breve e nascosto prologo introduttivo a personaggi e vicenda generale per non frustrare l'allora possibile lettore occasionale.
hellbly @ 16:51 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, gennaio 03, 2007 | in : animazione e videogiochi

amici della confraternita robotica: il 2007 ci porterà un nuovo remake, Dancougar Nova, prodotto sempre da Ashii (oltre all'originale Dancougar sono piu' o meno noti per il primo Vampire Hunter D, Cybuster e partecipazioni in molte altre opere); come per il Gaiking anche qui troviamo un vistoso ringiovanimento dei protagonisti, ma anche un cambio di sesso: invece di 3 uomini e una donna, ora avremo 2 ragazzine e 2 ragazzini.

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martedì, gennaio 02, 2007 | in : fumetti e libri

Claw the Unconquered: il personaggio di Claw nasce a meta' degli anni '70 come versione DC del Conan Marvel; rinasce l'anno passato all'interno della linea Storm and Sorcery di Wildstorm: inizialmente con una mini in 4 episodi in crossover con la Red Sonja pubblicata da Dynamite, e poi con questa mini in sei episodi. Ai testi di entrambe troviamo il grande Chuck Dixon qui impegnato a corrente alternata a fornire una storia abbastanza buona e leggibile e fregarsene completamente di darle un senso, sia in continuity sia per il finale. Tralasciando la mini crossover, parliamo un po' della mini vera e propria: bei disegni, soprattutto nei primi albi e decisamente calanti negli ultimi. Claw, che in questa nuova incarnazione sembra un po' tropp Hellboy, si e' amputato via l'artiglio solo per vederselo ricrescere e, come se non bastasse, per vedere crescere un altro claw all'estremita' dell'artiglio amputato: seguono botte e spadate fino all'imprevedibile e insensata conclusione. Alla fine della storia Claw perde e senza una ragione chiara: come tutti gli altri scrittori impelagati in questi progetti traghetto Wildstorm, anche Dixon sembra essere arrivato molto lungo sul finale, veramente molto lungo, tanto da trovarsi costretto a finirlo e basta in un modo veramente poco professionale; visto che Dixon mi piace molto sento di dare tutta la colpa alla consueta pessima gestione Wildstorm: Claw poteva essere un buon lancio, considerando il successo che Conan e Red Sonja stanno raccogliendo da un paio d'anni a questa parte.

Rokkin: la migliore serie del progetto Storm and Sorcery, una serie veramente buona scritta da Andy Hartnell. Nome che magari dira' poco ma trattasi del cocreatore di Danger Girl insieme a Campbell. Ora: Danger Girl e' sicuramente diventata famosa piu' per i disegni che per la narrazione, ma i suoi testi non erano male anzi, piuttosto divertenti. Rokkin e' una mini particolare: i disegni sono ricalcati sul fastidioso stile manga americano, meno manga del solito e sufficientemente proprio da essere particolare e quindi apprezzabile; i testi sono brillanti pur raccontando una trama banale e priva di appeal con personaggi semplici e scarso intrigo: come per gli altri anche Hartnell non e' riuscito a stare nei tempi e la fine di Rokkin, pur se meno brusca, e' fastidiosamente tirata via. Reame fantasy fantastico, malvagio e mostruoso conquistatore, villaggio distrutto, unico sopravvissuto che viene benedetto dagli dei buoni e trasformato in campione, scontro finale. In tutto questo il personaggio di Rokkin e' decisamente piu' spigliato del normale e meno macho del solito in questo genere di vicende. Una lettura graziosa che piacera' ai lettori di fantasy.

hellbly @ 22:35 | commenti (popup) | commenti
martedì, gennaio 02, 2007 | in : fumetti e libri

Children of the Sun (Startling Stories, Maggio 1950): e' da diverso tempo che sto cercando, con scarsa fortuna, numeri del Captain Future Magazine, la rivista pulp che tra gli anni '30 e '50 pubblico' i racconti di Edmond Hamilton (Sovrani delle Stelle, ixb) dedicati alla sua piu' famosa creazione. Alla chiusura del Captain Future Magazine le storie del personaggio si spostarono su Startling Stories. Il Capitan Futuro originale e' un po' diverso da quello piu' noto dell'omonimo anime: e' un uomo profondamente ossessionato dalla conoscenza, dall'ignoto, e' chiaramente un Ulisse del futuro. E' un personaggio piu' oscuro, una caratterizzazione adatta al suo originale ruolo di eroe pulp. In Children of the Sun il Comet e il suo equipaggio sono diretti su Vulcano, un satellite del sole, alla ricerca dell'amico Carlin scomparso da mesi. Su Vulcano vivono eredi umani di un grande impero stellare da tempo precipitato nell'oblio ora ridotti a moderni (con tante scuse a star trek) barbari superstiziosi e ignoranti; Cap. Futuro e la sua ciurma trovano rapidamente (15, 20 pagine di storia quindi e' ovviamente una narrazione molto rapida) notizie di Carlin, di un antico artefatto imperiale, e di un terribile segreto legato ad antiche leggende sul Sole. Godibilissima fantascienza anni '50, una letteratura d'intrattenimento opulenta e fantastica descritta con linguaggio pieno e formidabile pieno della massima umanita' e delle trovate piu' straordinarie.

hellbly @ 14:55 | commenti (popup) | commenti