Il Ritorno dello Jedi, L'Ultima Crociata, Il Secondo Avvento. Il lusso piu' sfrenato hollywoodiano alla sua ennesima potenza nel piu' fragoroso e gargantuesco filmone d'azione a memoria d'uomo: si', perche' la nuova trilogia di Lucas erano solo effetti speciali e gloria del passato, i film dei supereroi tanti effetti speciali e gloria multimediale, i filmoni catastrofici tanti effetti speciali e paura ancestrale, mentre quegli altri film con i nani e i nani meno nani tanti effetti speciali e basta. Il terzo capitolo dei
Pirati dei Caraibi e' tanti effetti speciali, e mi permetto fin da subito di dire che con questa pellicola si stabilisce il nuovo canone qualitativo per l'interazione tra CG e carne umana, eccellente sceneggiatura, dialoghi brillanti, eroi carismati, attori capaci, e fascino in abbondanza. La trilogia dei Pirati dei Caraibi non ha paragoni nella recente storia cinematografica, per trovare qualcosa di cosi' magnifico ed esaltante ed eccitante e travolgente e Avventuroso bisogna necessariamente andare a scomodare quelle altre Trilogie, quelle con Indiana Jones e i veri Cavalieri Jedi. Perche' se nel primo film c'era piu' che altro l'originale e perfetta interpretazione di Depp, mentre il secondo soffriva del complesso dell'Impero Colpisce Ancora restando sospeso episodio centrale, il terzo film offre un cast di personaggi memorabili tutti ugualmente importanti e ugualmente present e degni dello schermo. La storia e' complessa, complicata forse, ripiegata su se stessa tra tradimenti reali e presunti, piani improvvisati o previsti e continui voltafaccia: la sceneggiatura e' stata variamente criticata ma insensatamente, se il pubblico riesce a seguirla vuol dire che funziona, se i personaggi sono credibili al suo interno allora non solo funziona, va alla grande: avevamo lasciato Sparrow morto, Elizabeth e Will con Barbossa, l'Olandese Volante asservito alla Compagnia delle Indie Orientali; ci ritroviamo a Singapore tra il pirata Chow Yun-Fat e una spietata caccia ai pirati con la necessità di resuscitare Sparrow, non per amicizia, per reale necessità. Sparrow, morendo, si e' portato via qualcosa di prezioso e ultima speranza per la sopravvivenza della pirateria. Non ci sono amici tra i pirati, ci sono alleati temporanei pronti a pugnalarti, e tra questi ci sono anche quelli un po' simpatici che ti fanno venir voglia di tradire altri prima di loro. L'unica sbavatura di tono in un'altrimenti perfetta ambientazione e sviluppo del soggetto riguarda un brandello di scena verso fine film con protagonista la quasi invisibile Elizabeth: parlo della chiamata alle armi prima dello scontro finale; da un lato risulta corretta nella connotazione del personaggio e nella risposta degli altri, ma in quanto a dialogo e' completamente da buttare con un parafrasario di luoghi comuni che sembrano aver contagiato endemicamente ogni produzione americana a qualsiasi livello. A parte questi due minuti dimenticabili i dialoghi restano elemento portante del carattere dei Pirati: ogni personaggio ha un suo modo di parlare ed esprimersi, una cosa semplice da fare e squisitamente completiva per levigare anche gli ultimi dettagli delle splendide caratterizzazioni estetiche di tutti i personaggi con un lavoro di costume e trucco semplicemente impeccabile. In mezzo a tutto cio' le sbavature non mancano, in certa parte dovute al troppo gondiarsi del brand per il successo ottenuto, all'eccessivo parlarne bene, a una certa pallonnaggine della produzione: Keith Ricards l'avrei lasciato a casa a fare a garini con Kate Moss invece di dar credito alle stupide dichiarazioni di Depp trasformandole in realta', ma questo e' il prezzo dello stardom americano e, se la contropartita sia il ritorno di film di questo genere e caratura, e' una piccola cosa.
Standard attualmente privo di concorrenti per la qualita' degli effetti speciali: la Industrial Light and Magic comlpisce ancora tornando in un momento in cima e alla guida nello sviluppo tecnologico della computer graphic e animation applicata al cinema; sia chiaro: non e' tutto fatto bene allo stesso modo, ma quelle buone sono inarrivabili. Davey Jones e' un capolavoro: non tanto di design ma di contatto tra poligoni e realta', di mascheramento e sovrascrittura digitale della carne. Sembra vero e non esiste traguardo ulteriore per gli effetti speciali. Le navi, i granchi, il mare, le cannonate, i frantumi di legno, le allucinazioni: e' tutto, tutto bellissimo a vedersi e solo la sua impossibilita' fisica aiuta lo spettatore a distinguere tra corporeo e immateriale.
Quanto e' bello questo film? Quel tanto che basta a far stare zitta una sala cinematografica piena degli stessi zotici, ignoranti, e ragazzini in attesa della discoteca di cui erano piene le sale delle settimane scorse e per cui non siete riusciti a godervi i film. Il finale e' ovviamente aperto, gli attori si sono detti tutti disponibili: speriamo che alla Disney non decidano di seguire fino in fondo il modello Lucas e far smaniare i fan per decenni nell'attesa di una prima trilogia o di un quarto film (la cui sceneggiatura pare sia in lavorazione: Depp ok, Bloom fuori o cosi' si dice).
Yo ho, yo ho, a pirate's life for me.