Transformers: il Secondo Avvento, l'Uomo-Dio Gesù e' tornato ma questa volta indossa il metallo e si fa chiamare Optimus Prime. Due parole sul parossismo maniacale che mi ha condotto al cinema dopo settimane di indiferrente astinenza: tredici o quattordici mesi fa scrissi l'articolo sul Corriere della Fantascienza per il countdown all'apertura del sito ufficiale del film, lo attendo spasmodico da allora; se guardo indietro non riesco a ricordare l'ultima volta, o se mi sia mai capitato, di andare al cinema non alle 22:30, e non di Venerdì o Sabato o uno dei giorni con le offerte: il Giovedì alle 21:00 non credo di essere mai entrato in una sala, ma era il primo spettacolo utile alla fine della giornata lavorativa. Ho tenuto in mano per tutto il tempo del film il mio Optimus Prime, allora Commander: conservatosi, e conservato da me, in buone condizioni; a parte il rimorchio distruttosi un ventennio fa almeno, a parte i pugni persi probabilmente dopo due giorni dal suo regalo. Ho sempre amato i Transformers, e chi segue il blog penso lo sappia: ho cassetti traboccanti degli ultimi sopravvissuti della mia una volta sconfinata collezione, ho i videogiochi, i fumetti, i cartoni naturalmente. Volevo terribilmente che fosse un bel film, e mi sento grato alla realta' del mondo per avermi concesso di non restare deluso e anzi di trovarmi a guardare la perfetta soddisfazione dei miei desideri. Partiamo dall'inizio: come saprete i famosi giocattoli della Hasbro sono in circolazione dai primi anni Ottanta, la prima stagione del cartone pubblicitario annesso e' datata in Giappone 1984; tra alti e bassi, restyle e spostamenti produttivi dal Giappone agli Stati Uniti, poi nuovamente in Giappone, non hanno mai conosciuto periodi di completa sparizione pur scivolando in basso nel gradimento popolare nella seconda metà dei Novanta. La moda revamp revival che ormai e' difficile recludere agli ''ultimi anni'' andando avanti dall'inizio del nuovo millennio e già da prima, ha riportato prepotentemente in auge molti marchi e simboli delle decadi passate: telefilm in film, remake di ogni genere, fumetti, rilanci, ristampe. In America iniziarono nuove e fortunate serie a fumetti proprio mentre in Giappone nuove e fotunate serie animate ponevano le basi per una profonda e concreta riscossa dei trasformabili Hasbro (culminata nell'ottimo Galaxy Force): mai come in questo periodo Hollywood e' stata sensibile al mondo del fumetto/animazione, per giunta la felice congiunzione di età raggiunta dalla mia generazione che fu allora target primario per quei magnifici giocattoli: ecco il film dei Transformers. Produzione finanziata da Spielberg, e quindi nel bene o nel male sinonimo di qualità; regia per quel grezzone di successo con il gusto per le esplosioni di Michael Bay, sceneggiatura affidata a una squadra di seri professionisti; qualche risparmio sul casting umano e tutti gli sforzi spesi negli effetti speciali capolavoro della Industrial Light and Magic. La guerra di Cybertron tra gli Autobots e i Decepticons ha lasciato dietro di se' un pianeta distrutto e perso nello spazio la All-Spark, la misteriosa fonte di vita dei Transformers: sparpagliatisi per l'universo alla sua ricerca, Autobots e Decepticons si incontrano di nuovo sulla Terra, campo di battaglia per lo scontro finale per il possesso del potente artefatto. Elemento chiave perfettamente ripreso dalla sceneggiatura e richiamato giustamente in molti dei dialoghi e' il celebre ''More than Meets the Eye'', il concetto di Robots in Diguise (tra un po' mi metto pure a cantare): i Transformers non vogliono mostrarsi agli umani, sono mimetizzati, sono tra noi ma si confondono negli oggetti e nelle macchine di tutti i giorni, in attesa del momento di scatenare battaglia. Per questa ragione nella grande trama di questo scontro millenario tra forze del bene e del male, finiscono coinvolti un paio di giovani innocenti: il promettente giovane attore Shia LaBeouf, l'attricetta belloccia (ex-figlia maggiore di Hope and Faith) Megan Fox, che diverranno le chiavi di volta nello scontro e porteranno sulle proprie spalle il peso della guerra millenaria e il futuro dell'umanità. Lo stile di Michael Bay e' sempre impeccabilmente riconoscibile: si alternano momenti di patriotico eroismo ad altri di demenziale buffoneria, drammatiche e spericolate scene d'azione ai classici dialoghi pompa testosterone. Il risultato e' una freccia senza mezzi termini, senza equivoci e senza misteriosi livelli di comprensione: roba che esplode, sacrifici e coraggio. C'e' da restare sorpresi perché per tante situazioni facili e banali, tante scene già viste e riconoscibili, ci sono altrettante parole e angoli di ripresa a renderle migliori e valide: Bay e gli sceneggiatori si sono impegnati concretamente a ottenere un film altamente digeribile, spettacolare in modo assurdo, e carico di tantissima adrenalina ed emozione. Alla fine dei conti pero' sono i Transformers a importare: vediamoli. Vediamoli, tocchiamoli, sentiamoli: salvo rarissimi peli nell'uovo gli effetti speciali, i modelli poligonali dei robot, sono qualcosa di mai visto prima; avevamo già constatato quanto stia diventando sempre piu' difficile riconoscere il reale dal digitale, il virtuale dal fisico: qui quella distanza viene ancora di piu' cancellata. Collisioni perfette, completa integrazione, nessuna sbavatura e una perfetta interazione con i set: i robot sono incredibili, sono caratterizzati da una tale mole di dettagli da farne veri attori per espressività dei volti, e sublimi prove estetiche per l'audacia del mecha-design e la complessità credibile delle trasformazioni. Ma l'aspetto che sicuramente da' maggiore credito alla pellicola e' la semplicissima considerazione che i protagonisti siano proprio i robot, il loro tempo su schermo e' altissimo e importante: mettete da parte John Voigt, o Turturro, lasciate perdere il tizio da Las Vegas e tutti gli altri piu' o meno famosi attori in carne e ossa e rimarrete con un film d'animazione godibilissimo e lungo. Le trasformarzioni sono incredibili, l'ho gia' detto? Sono bellissime. I combattimenti sono formidabili e coreografati con un'impressionante senso per le proporzioni dei contendenti e per le possibilita' dovute e le reazioni corrette al loro livello di forza e movimento. Ancora piu' notevole e' stata la capacita' di Bay di mostrare queste stesse macchine guerriere in scenette semicomiche con la medesima e vivida presenza. Poi a volerla dire tutta il finale avrebbe potuto essere piu' deciso senza lasciare spazio di manovra e misure per l'eventuale ma improbabile seguito, si sarebbe potuto incidere maggiormente ed evitare tutti quei suggerimenti per il futuro: ma tutti i film hollywoodiani scontano qualcosa in necessità di mercato. Non vedo l'ora di riguardarlo in lingua originale, non vedo l'ora di giocare al gioco (prima pero' mi serve qualcosa per farlo girare): Autobots, transform and roll out!
hellbly @ 01:39 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
