Tengen Toppa Gurren Lagann (episodi 1-27 serie completa): cominciare a parlare dell’ultima produzione robotica Gainax, l’ultima ‘’nuova’’ produzione visto che l’ultima in senso stretto è attualmente il progetto alla Gundam Z dei tre film riassuntivi, rimasterizzati e rinvigoriti (più un quarto dedicato a un nuovo, il quarto direi, finale) di Evangelion… dicevamo: cominciare a parlare dell’ultima produzione robotica Gainax senza dichiararla il miglior cartone super-robotico dalla fine degli OAV de Gaogaigar (primavera 2003, e non parlatemi del Diebuster perché ho sentimenti contrastanti) sarebbe virtualmente impossibile, quindi sprechiamola: ‘’Gurren-Lagann è il sangue della trasfusione per salvare la vita al fanatico dei Super Robot’’, quello con i dvd di Mazinga sotto il cuscino, con la sigla sinfonica del Gaogaigar in macchina, che sorrideva estatico agli ultimi episodi del remake del Gaiking, che passa ore su un forum sperando che una buon anima lo aiuti a capire i dialoghi di un qualche stronzo videogioco solo giapponese. Gurren-Lagann e’ Hot Blood dalla nota 1 dell’opening all’ultimo fotogramma della sigla di chiusura. E’ stata anche una serie molto criticata che ha riscosso contrasti tra il pubblico, tanto da costringere al vero/falso incidente pubblicitario legato alle offensive esternazioni rivolte a presunti spettatori dei primi episodi del cartone, in un forum online, dal produttore Takami Akai (co-fondatore Gainax) e sue successive dimissioni dallo Studio.
Il nome da ricordare però è soprattutto quello del regista, Hiroyuki Imashi, chiamato a guidare il suo primo progetto importante dopo aver turbato e deliziato le platee con l’europeizzante follia sci-fi di Dead Leaves (ixb): la storia di Gurren-Lagann nei suoi 27 episodi affronta 3 distinti archi temporali separati tra loro da salti cronologici. Il primo presenta i protagonisti, Simon e Kamina, abitanti di un villaggio sotterraneo: Simon e’ il più talentuoso scavatore del villaggio, Kamina e’ un capo carismatico nato e un sognatore deciso a percorrere la maschia strada dell’onore e della vittoria. Insieme fuggiranno dal villaggio per scoprire il mondo di superficie e i terribili uomini-bestia che lo abitano: a questo punto continuare a parlare della trama sarebbe ingiusto a causa dei molti colpi di scena che fin dai primi episodi serrano la narrazione alternando la delirante comicità d’azione tipica di Imashi alle drammatiche svolte sacrificali degne delle più genuine e seminali opere super-robotiche. Il calibro di alcuni di queste colpi di scena, per quanto non imprevedibili, ricalca per importanza il celebre effetto-Gai dal Nadesico. Gurren-Lagann e’ un vortice visivo e progressivo: costanti upgrade meccanici, robot pompati dallo spirito combattivo, trasformazioni, frotte di comprimari, fusioni uomo-macchina cariche di quell’estetica violenta e demoniaca di un Getter Robot – Last Days o di un G Gundam. Non a caso uno dei co-protagonisti gioca volontariamente sul più iconografico delle versioni di Ryoma dai suddetti OAV del Getter.
Non è tutto oro però: nonostante gli interessi in gioco abbiano portato a un forte collaborazione produttiva portando tra i finanziatori anche colossi come Konami e Aniplex (Sony) la serie ha sofferto di tutti quei problemi irragionevolmente ripetitivi che caratterizzano i lavori Gainax televisivi. Lo staff continuamente cambiato con quasi mai le stesse persone a lavorare su episodi consecutivi, e conseguenti percettibili cambiamenti nella qualità dell’animazione, nello stile dell’animazione: fortunatamente le componenti narrative e di sceneggiatura sono invece rimaste grossomodo sempre in linea senza mai perdersi o rassegnare episodi al fare numero; anche certuni tra i prefinali hanno comunque sempre presentato un dignitoso numero di momenti attivi evitando il debilitante effetto di perdita di tempo in vista della chiusura. Inoltre i nomi stessi a comporre lo staff sono quelli di prezzolati capaci di fare benino quasi tutto, incapaci a eccellere: qui, invece, non tutto il male viene per nuocere. L’ignoto key animator Yoh Yoshinari è sbocciato sviluppando un mecha design molto originale fondato chiaramente sui classici del genere, giocanto molto intorno al Gaogaigar (la scena verso la fine con i robot che si ‘’mangiano’’ tra loro e’ identica alla fase uno della trasformazione in Gaigar) nei riguardi del robot protagonista, e girando invece al comico e al deformed (chiaro qui il riferimento ai SRW) quelli dei primi nemici della serie per poi passare coi secondi a saccheggiare le geometrie dei cattivi del Dendoh. E’ certamente Gurren-Lagann il protagonista della caratterizzazione meccanica della serie: tutto giocato intorno a punte trivellanti, effetti di luce a spirale e abbigliato come un teppista-punk coniugando in un’unica, feliccissima soluzione, l’elmo samurai con gli occhiali da sole a punta. Seguendo il circuito consolidato delle sue progressioni simboliche anche questa serie robotica Gainax sposta, in frenetica successione, la posta del combattimento sempre più avanti: dal semplice scontro tra robot sul suolo terrestre, allo spazio, alla lotta metafisica contro concetti e idee, fino alla battaglia cosmica con in gioco la vita, l’universo e tutto il resto. Il finale rimbalza sull’epilogo offrendo un ultimo, inaspettato balzo in avanti: offrendo forse il fianco a un’innecessaria apertura e rifiutando quella che sarebbe stata la conclusione più ovvia e gradita in nome dell’odiosa politica del possibile (improbabile) sequel. Comunque un buon finale, ottimo scontro decisivo e quel po’ di amarezza-gioia che compongono da sempre il migliore dei quadri possibili a chiusura di una storia.