lunedì, dicembre 31, 2007 | in :
EVVAI il post del 2007

MIGLIORI 2 LIBRI DEL 2007
1) Snow Crash
2) Luce dell'Universo
Altro anno all'insegna della fantascienza di qualità tra la ristampa del capolavoro di Neal Stephenson con la sua versione alternativa del cyberpunk, e la pubblicazione tra gli urania dell'innovativo romanzo di Harrison che dimostra come ci sia ancora vita nello ''spazio''.

MIGLILORI FUMETTI DEL 2007
1) Green Lantern
2) Jonah Hex
3) Empowered
4) 52
Menzione speciale per la chiusura di Strangers in Paradise e Blade of Immortal.
Anno di gloriosa produzione DC Comics sempre dedicata al pubblico adulto dei comics americani e tesa alla diversificazione del prodotto riuscendo a mantenere per il secondo anno di fila vette di stratosferica forza sia per la fantascienza che per il western, arrivando a pubblicare anche l'indubbio successo editoriale dell'anno in un formato insolito e arduo da realizzare. 52. In mezzo a tanto ben di batman è da sottolineare con forza la rinnovata spinta di Dark Horse che, tra tante nuove produzioni, ha reso possibile l'uscita di due voluminosi volumi con l'ultimo Adam Warren. Schizofrenia del mercato: nello stesso anno Dark Horse chiude il più longevo manga tradotto in USA.

MIGLIORI CARTONI DEL 2007
1) Busou Renkin
2) Karas
3) Lucky Star
4) Seirei no Moribito
5) Tengen Toppa Gurren Lagann
Anno leonino per il mercato dell'animazione giapponese con il ritorno in grande stile dell'animazione robotica Gainax, il nuovo progetto Production IG dopo i fasti di Ghost in the Shell, il clamoroso Karas d'addio della Tatsunoko e due serie piccole piccole che sono riuscite a guardagnarsi il podio senza dubbi: il simpatico e divertente Lucky Star con i suoi dialoghi squisiti che offrono per la prima volta la verità di un peanuts in animazione, e il campione d'esaltazione hotblooded Busou Renkin.
L'animazione americana ha dato segni di vita e ripresa ma il solo Futurama e qualche nuovo cartone Warner non bastano a portare via spazio al trionfo nipponico.

MIGLIORI 2 FILM ORIENTALI DEL 2007
1) Doraheita
2) Taitei no Ken
Ed ero quasi tentato dal non mettere la categoria quest'anno perché i due vincitori sono debolucci.

MIGLIORI 2 FILM ORIENTALI VECCHI DEL 2007
1) Street Fighter
2) Kill
Qui decisamente più fortunato il suolo del Grande Inverno dove sono caduti dal cielo una gran quantità di ottimi film giappponesi del passato tra cui selezioniamo per costrizione le due performance dominanti di Sonny Chiba nel primo Street Fighter e quella di Nakadai nel capolavoro di Okamoto. Ricordando tra i tanti anche Abe Clan e Samurai Wolf.

MIGLIORI 3 FILM OCCIDENTALI DEL 2007
1) Transformers
2) Letter from Iwo-Jima
3) Thank You For Smoking
Ovvero il più grande e atteso blockbuster della storia, l'apice della carriera registica di Clint Eastwood, e l'esilarante commedia outsider. Vale la pena evidenziare che da quest'estate non sia più uscito un film veramente valido? A parte Live Free or Die Hard che porta con sé il mio amore imperituro ma non si guadagna il posto in classifica.

MIGLIORI VIDEOGIOCHI DEL 2007
1) Bioshock (Portal)
2) Mass Effect
3) The Orange Box
Non vado controtendenza: il miglior (Portal) videogioco di quest'anno (Portal) è l'acclamato Bioshock (Portal), a mio avviso superiore all'ottimo Mass Effect per l'assenza di tempi morti. L'Orange Box di Valve si piazza solo terzo perché la sua originalità rimane in mano al solo Portal in attesa di vedere un nuovo Half Life con le palle. %&$£ Aperture Science/we do what we must because we can.

VARIE EVENTUALI 2007
Lo spettacolo Chanbara - Legend of the Sword è il momento altro più memorabile del 2007.
Nota a parte per Pucca... Pucca.
hellbly @ 19:04 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
giovedì, dicembre 27, 2007 | in : animazione e videogiochi
Biohazard - 4d Executer: cercando e non trovando qualche informazione interessante sul terzo film di Resident Evil ieri ho scoperto l'esistenza di questo cortometraggio di 19 minuti realizzato da Visual Science Laboratory come guida visiva per quelle ''giostre'' dei parchi tematici in stile Ritorno al Futuro con la sedia che si muove, lo schermo panoramico e tutto il resto. CG del 2000 piuttosto bruttina ma con un livello di splatter considerevole anche per gli standard della serie. Una squadra dell'Umbrella arriva  a Racoon City per recurepare una scienziata/ricerca: si trovano invece ad affrontare la solita variante del T-virus, questa volta particolarmente virulenta e senziente capace di trasferirsi da un corpo infetto all'altro e di mutarne la struttura apparentemente senza limiti... gustoso.
hellbly @ 15:56 | commenti (popup) | commenti
giovedì, dicembre 27, 2007 | in : fumetti e libri
The Search for Ray Palmer: miniserie in 6 albi dedicata alle peripezie strettamente countdown correlate del non gruppo dei Challengers from Beyond composto da anomalie del multiverso quali Donna Troy e Jason Todd, insieme a un Kyle Rayner utilizzato in spregio completo alla sua continuity e uno dei tanti Monitor. Come si intuisce dal titolo il compito del gruppetto è quello di attraversare il multiverso alla ricerca dell'originale Ray Palmer indicato come l'unico in grado di salvare il suddetto multiverso dalla Final Crisis. Ogni albo è scritto/disegnato da un team creativo diverso e si ambienta in una diversa terra parallela scelta tra quelle rese famose da celebri Elseworld quali Red Son, Red Rain, Gotham by Gas Light e, già che capitava, anche la Terra Wildstorm. Sono sei albi piuttosto brutti a tratti veramente brutti, specialmente irrita che alla fine del sesto i Challengers si trovino al punto di partenza e che il tutto si sia risolto in un giro turistico di terre e memorabilia del passato alternativo DCU. Miniserie da annoverare nel gruppone delle tante perdibili pubblicazioni DC partite alla fine di 52.

Captain Carrot and the Final Ark
: non esattamente il personaggio del passato che avrei voluto rivedere in una miniserie in 3 albi, certamente un vigoroso segnale di politica editoriale da parte DC che veramente sottoscrive la volontà di riformare tutto il suo multiverso comprese quelle parti prodotte agli inizi dei bui anni '80. Se vi chiedevate come fosse Terra 26... ecco la vostra risposta.

Metamorpho - Year One: miniserie in 6 albi parte del gruppo di rinnovate origini che la DC sta sparpagliando per le edicole a piene mani nel tentativo di dare basi e far spendere soldi a chiunque si appassioni alle nuove incasinatissime serie regolari dove la continuity è qualcosa che devi sapere ancora prima di nascere. Ritroviamo Rex Mason e l'incidente silver age che lo rese il mostro elementale giusto per lasciarci alle spalle l'intricata e intrgante vicenda di Shift e seguirlo nel suo più recente ritorno nel rooster degli Outsiders. Miniserie vecchio stile disegnata in tono con cura ed evidente passione per il fumetto che fu: per nostalgici.
hellbly @ 13:45 | commenti (popup) | commenti
giovedì, dicembre 27, 2007 | in : cinema e tv
Resident Evil - Extinction: il regista di highlander continua a mietere vittime innocenti portando alla rovina un brand dopo l'altro, questa volta tocca al terzo capitolo cinematografico del Biohazard di casa Capcom qui fortemente virato sulla storia alternativa piuttosto che sull'adattamento di uno dei videogiochi. Un pò ''Gli Uccelli'', un pò ''Mad Max'', l'ultimo Resident Evil mette definitivamente la parola fine sulla trasposizione filmica chiudendosi ogni porta alle spalle grazie alla sua orribile bruttezza, alla sceneggiatura demente (che per altro ricorda, tra le tante cose derubate, sia Last Odyssey sia la bella Guerrieri della Strada di Joe Dever) fornendo una quantità nipponicamente inutile di fan service androgino e mostri che neppure in casa Troma li avrebbero fatti così male. Una vera porcata. Il prossimo appuntamento non giocabile con Resident Evil è per il film d'animazione Degeneration prodotto direttamente da Capcom: speriamo meglio.
hellbly @ 11:55 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, dicembre 26, 2007 | in : animazione e videogiochi
Karas (oav 1-6 serie completa): mentre scivoliamo sempre più rapidamente nel futuro cyberpunk dominato da corporazioni multinazionali nate da fusioni/acquisizioni tanto sorprendenti e comuni da passare completamente inosservate salutiamo la conclusione della serie di OAV pubblicata in Giappone a partire dal 2005 per festeggiare i 40 anni del Studio Tatsunoko come ultimo progetto sviluppato indipendentemente prima della cessione al gruppo Takara-Tomy. Non dovendo forse più fare i conti col budget, in una mia visione romantica della questione, lo studio fondamentale per tutta l'animazione moderna ha dato fondo alla propria opera più ricca e clamorosa partendo dalla propria tradizione più brillante, quella di guerrieri in armatura/costume al tuono di Henshin, per gettarsi nel futuro della rappresentazione animata sfidando un tripudio di effetti speciali digitali, grafica mista 2d-3d, e avanguardistiche tecniche di regia. Il concept originale deriva dall'omonimo mangaamericano pubblicato nel 2004 da Dark Horse: dimentica del proprio passato al folle inseguimento del progresso l'umanità ha perso contatto con le proprie radici, ha perso la capacità di vedere e capire le creature che, ora invisibili, hanno da sempre condiviso la vita nelle grandi città. Yokai. Il Karas è il dio protettore delle grandi città, nato dalla volontà della città stessa come unione e protettore delle comunità che la vivono, umana e mostruosa. Nella più grande delle città gli Yokai, prossimi a svanire completamente, si rivolgono per aiuto al Karas; questi, reso pazzo da secoli di lotta senza quartiere per difendere gli ingrati abitanti della città, decide per un piano d'urto che riporti equilibrio tra le anime della città. Yokai cibernetici cominciano a demolire e massacrare mentre la città, straziata dalla lotta, genera alla vita un nuovo Karas che abbatta il vecchio. Botte e spadate superpotenti come mai viste prima in un cartone. La sceneggiatura è quella di un hard boiled heroic bloodshed e trallalalà, dialoghi tosti, characters ancora più tosti: tipico 100% Tatsunoko. Gustosa e  avvincente la trama resta schiacciata sotto la possanza tecnica degli OAV. Bellissimi e terribili. Volendo fargli la punta si potrebbe suggerire che nel 2005 lo erano di più, che oggi lo sono un pò meno. Il Karas si trasforma come Polymar, picchia come un superfabbro e spada come Dante, e si concede qualche battuta alla Chow Yun Fat.
hellbly @ 09:06 | commenti (popup) | commenti
domenica, dicembre 16, 2007 | in : animazione e videogiochi
Aquarion OAV: 2 puntate da meno di sessanta minuti l'una per riraccontare con migliore animazione e sceneggiatura semplificata e privata della cospicua originalità presente nella serie la vicenda di Aquarion, successo robotico di Satelight di un paio d'anni fa. In teoria quest'anno avrebbe dovuto uscire anche un film cinematografico, poi sparito. Chi ha apprezzato la serie potrà trovare questi OAV interessanti, difficilmente belli o migliori della serie: tutti gli altri se ne tengano lontani e piuttosto recuperino gli episodi tv decisamente più dotati di motivi.
hellbly @ 18:34 | commenti (popup) | commenti
domenica, dicembre 16, 2007 | in : musica e internet
Chanbara: ''Samurai Sword Fighting and Taiko Drumiming''... no, non un errore ortografico o un refuso: andate e vedere il sito e in bella mostra di sé osserverete uno dei tanti errori d'inglese che gli amici giapponesi commettono senza pentimento. Ieri sera Bologna, e in replica oggi, dopo Roma è stata Teatro (delle Celebrazioni) di una delle 4 date italiane di uno strepitoso spettacolo al suo secondo anno di messa in scena, al primo in tour europeo. In Chanbara - Legend of the Sword si esibiscono 9 performers giapponesi provenienti da cinema, teatro, videogiochi e altro qui impegnati in combattimenti coreografici e danze con la spada: tutto questo accompagnati dal nucleo centrale dei celebrei Wadaiko Yamato, osannati e internazionalmente noti batteristi Taiko che hanno fatto con il tipico tamburo giapponese quello che i Tap Dogs ottennero con il tip tap. Le due ore nette (intervallo 20 minuti e una lunga chiusura attiva per gli applausi) di spettacolo si alternano su tre piani e percorsi distinti e mescolando due diversi momenti stilistici distinguibili da una maggiore prosaicità narrativa o dallo svilupparsi di più ampia componente di danza: si comincia con un voice over epico in inglese che racconta la storiella di una mistica spada e del sangue versato per possederla, gli attori si mostrano in costumi tipici e mettono subito in scena una rappresentazione serissima e composta di combattimento e lotta per il possesso del mitico artefatto. Il pubblico resta immediatamente intimidito dalla vigorosa espressione degli spadaccini e dalla potenza ritmica assolutamente inaudita del taiko (manu chao vatti a impiccare): per la prima volta da non so quanto non capita mai che gli idioti si mettano ad applaudire fuori tempo, tale è la concentrazione per riuscire a vedere tutta la moltreplciità dell'azione sul palco. E' grande e sollevante lo stupore quando, previa nuova introduzione inglese, la scena si sposta ai giorni d'oggi assumendo i toni di una mondiale e diretta commedia slapstick con tanto di effetti sonori alla bud spencer e terence hill, demenzialità tipica da produzione di genere giapponese e superba mimica degli attori che arrivano, in perfetto giapponese, a farsi capire da tutti gli spettatori richiedendo e spiegando senza la minima incomprensione quando e come applaudire partecipando e ottenendo un attiva risposta del pubblico come mai avevo visto prima (cavalleria rusticana fatti un giro). La terza via dello spettacolo è quella moderna e cool dove i samurai si presentano in veste di yakuza vestiti come idol gotici e vode tra eccitanti esempi di wired action dal vivo e qualche effetto ottico semplice ma efficace la rappresentazione vira verso gli stili e i tempi di quel cinema d'azione moderno giapponese vuoto e stupido che, ripresentato in forma teatrale da interpreti straordinari come questi, si trasforma nel sogno di ogni appassionato. E' un musical, un crossover di generi, c'e' un pò di tutto: balletti con gli ombrelli, botte in testa, trampolini e fili... ma non potrebbe essere senza gli Yamato, veri promotori del progetto eppure delicatissimi nel restare spesso alle spalle dell'azione e solo in certi miratissimi momenti venire avanti, fondersi con l'azione o mettere in piedi un paio di assoli di esuberanza inarrivabile. Il coinvolgimento del pubblico aumenta e alla fine tutti gli attori sono riconoscibili e gratificati di apprezzamenti specifici e individuali meriti: su youtube si trovano dei filmati, guardateli. I monaci Shaolin erano forti ma questo è un vero spettacolo con tutti i crismi e unico e grandissimo ed entusiasmante e chiunque abbia ceduto o ceda continuamente al favoloso Nippon non dovrebbe lasciarselo sfuggire perché rappresentante del suo meglio.
hellbly @ 10:43 | commenti (popup) | commenti
domenica, dicembre 16, 2007 | in : fumetti e libri
Sinestro Corps: si conclude la guerra tra il Corpo delle Lanterne Verdi e quello delle Lanterne Gialle, il miglior crossover interno mai scritto e disegnato (sottolineo: scritto e disegnato) vistosi per un grande editore da tempo. Due serie regolari strettamente coinvolte: Green Lantern e Green Lanter Corps, una serie di speciali sotto il titolo di Tales of the Sinestro's Corps, un altro paio di one-shots e un numero limitato di tie-in sulle altre regolari DC; abbastanza facile dedurre la qualità del crossover dalla ristrettezza di appendici morte su serie esterne alla famiglia di Green Lantern. Cosa resta dietro il crossover? Una serie di incastri con Final Crisis incentrati sostanzialmente su Superman Prime, i Guardiani alle prese con le 10 nuove leggi e le 4 Lanterne della Terra ancora una volta prossime a staccarsi dalla politica aziendale, la promessa di un grande crossover per il 2009 con la verità sulla Blackest Night  e, finalmente dopo l'alterazione nel concept di Star Sapphire, la conferma che in futuro vedremo 5 nuovi Corpi di Lanterne Colorate (prossimamente quelle Blu) più un altro tutto Nero. I fanatici del personaggio godranno per la risoluzione data all'annosa vicenda di Coast City, qui finalmente rinata e reintrodotta sulla cartina degli USA DC. L'editore ha rischiato di commettere l'ennesimo grossolano errore della storia recente, alla fine è invece riuscito a portare in trionfo, compreso il crossover, il nuovo corso delle Lanterne Verdi riconfermando il pacchetto di serie annesse come una delle perle supereroistiche mainstream americane per il secondo anno consecutivo.

Green Arrow/Black Canary: dopo la chiusura della serie regolare del primo, dopo l'assunzione a chairman della JLA per la seconda, dopo le due personali miniserie, dopo i vari speciali per il matrimonio compreso l'imprevedibile (perché stupido) colpo di scena della prima notte di nozze, dopo i primi tre albi della serie regolare finalmente Green Arrow e Black Canary possono tirare le somme (sul corpo sanguinante di Connor ma vabbeh... a quanto pare si è deciso di non concludere mai una arco narrativo senza un qualche penoso cliffhanger). Degli speciali non abbiamo mai parlato: disegnati più o meno bene, scritti con più o meno riuscita facezia non hanno dato né tolto nulla al mondo; la serie regolare per contro dopo tre episodi dedicati a chiudere il suddetto colpo di scena non è ancora riuscita a dire molto: troppi personaggi da gestire innanzitutto, in questo senso quindi la presumibile morte/messa fuori gioco di Connor potrebbe avere un discreto senso soprattutto potendo probabilmente portarsi dietro anche Speedy e lasciando alla coppia titolare qualche tempo di affiatamento editoriale. I due personaggi sono a metà: rischiano di precipitare nelle produzioni in perdita tanto quanto potrebbero piazzarsi tra i più affezionati se solo spinti nella giusta direzione da un team creativo più interessante e da qualche ridondanza positiva (prego intendere come: vogliamo un nuovo team creativo per la JLA da ieri).

First Born: tra le tante case editrici che stanno tentando un restyle dei propri universi supereroistici quella a funzionare meglio al momento sembrerebbe la Top Cow di Image, a parte il dubbio tentativo dei pilot tra cui il pubblico dovrebbe scegliere votando la serie a diventare regolare, negli ultimi cinque, sei mesi l'editore ha pubblicato la miniserie in tre albi First Born intesa a riorganizzare i personaggi classici della casa dando nuovo spunto a Witchblade, Darkness, Magdalene e Angelus. La trama gira intorno a Sara Pezzini, immacolata concetta che tanto immacolata non è visto che si scopre subito il padre essere un posseduto Jackie Estacado, e l'imminente nascituro nientemeno che l'essere che potrà spezzare l'equilibrio tra Angelus e Darkness. Ron Marz scrive con la solita professionale abilità, la trama è buona: dialoghi e personaggi ben caratterizzati. Niente di cui stupirsi visto che l'autore li cavalca ormai da anni. First Born tuttavia è principalmente un capolavoro artistico dell'immenso Sejic, disegnatore che nell'olimpo sempre in rinnovamento del fumetto USA è attualmente alla pari con Van Sciver. Ogni tavola è uno straordinario dipinto, dettagliatissimo e glorioso. Detto questo a fine ultimo albo ci troviamo con una ''nuova'' Magdalene, l'Angelus sconfitto, Jackie partito via da New York verso confini sud americani (sembrerebbe), Sara e Dani entrambe portatrici di Witchblade, e la piccola Hope futuro centro di qualsiasi trama Top Cow.

Blade of the Immortal: prima o dopo gli editori di fumetti di tutto il mondo hanno creduto che il successo o meno di una serie potesse venir controllato modificandone il formato di pubblicazione, specialmente nel trattare materiale importato più volte è stata tentata la via dell'adattamento all'interno di un particolare e convenzionale formato nazionale. Quante volte abbiamo visto comics ridotti negli scomodi panni di un Bonelli? Aldilà dell'oceano le cose non funzionano diversamente: per 132 numeri la Dark Horse ha creduto nella serializzazione di uno dei più apprezzati e complicati manga dell'ultima generazione, l'Immortale di Samura (anche da noi protagonista di una complicata storia editoriale), in versione spillata. Con la sua chiusura si conclude un ciclo: con il 132 di Blade of the Immortal chiude l'ultima serie regolare americana a presentare in formato spillato un manga giapponese. Magari non un evento da fascia nera al braccio ma un altro piccolo pezzo di passato a morire d'avanti alle nuove politiche internazionali più aperte e familiari: in effetti la considero una buona notizia. E' però anche un sintomo del calo di tensione avvertibile già da qualche anno nella febbre gialla in cui ha sguazzato il mercato occidentali: il cinema, arrivando in ritardo come tutte i mastodonti, seguirà.
hellbly @ 02:53 | commenti (popup) | commenti
sabato, dicembre 15, 2007 | in : cinema e tv
Mushishi 2006: da un cartone di grande successo il mercato giapponese deriva ormai di stretta conseguenza un'immediato adattamento cinematografico. A mo' di promemoria ricordo che la serie animata Mushishi sia stata e sia un pinnacolo della recente produzione giapponese e caposaldo di quel modo di realizzare anime per adulti fondandone la maturità non sulla iperviolenza ma per l'affascinante e profonda complessità delle trame e della composizione fortemente artistica e narrativamente squisita: il cartone. Il film invece è una cagata. E' diretto da Katsuhiro Otomo ed è il suo primo vero passo falso e vero segnale d'allarme nella carriera del grande maestro di Akira già segnata da un visibile impoverimento ideologico da Metropolis a Steamboy: impegnato in questa interpretazione live action il regista mostra il fianco a qualsiasi critica. Scarsa attitudine all'inquadratura, penosa ricerca di paesaggi e fondali totalmente inadatti e troppo artefatti, sceneggiatura insidiosamente fondata su momenti di diversi episodi dell'anime e profondamente mal gestita attraverso flashback e illogici spostamenti di scena tanto da creare, in chi non abbia visto i suddetti episodi, sicuramente un senso di straniamento e incomprensione dello svolgersi dell'azione. Non parliamo poi dell'instupidimento dei riferimeniti socio-culturali alla base del concept originale qui ripresi e annacquati per migliorarne forse la digeriblità. Certo, non fosse firmato da Otomo, mi sarei limitato a dire: mediocre regista. Essendo Otomo però non lo si può liquidare così in fretta. Adesso sì però. Passiamo a massacrare il lead actor, Joe Odagiri, già colpevole di aver interpretato e ucciso il ruolo protagonista nello pseudo adattamento di Basilisk: qui vicacemente teso a distruggere un altro consistente nodo di caratterizzazione desunto dal protagonista di un cartone; Joe Odagiri stava bene quando faceva il simpatico Kamen Rider, a fare l'enigmatico e misterioso e triste Ginko, il mushishi senza passato, fa solamente ribrezzo. Che si metta a fare l'idol a tempo pieno e la smetta di scassare il cazzo. Non che sia colpa sua: oltre alla riprovevole mass produzione di adattamenti l'industria giapponese sta macchiando la sua secolare tradizione assoldando in tronco modelli slash cantanti per recitare. Risultato è una nuova cagata di film in libera circolazione, inutilmente sottotitolato da un fandom che, come me, continua a cascare incresciosamente sulle banane della trasposizione.
hellbly @ 10:38 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
sabato, dicembre 15, 2007 | in : cinema e tv
Evan Almighty: seguito concettuale del divertente film con Jim Carrey e Jennifer Aniston, sempre prodotto e diretto da Tom Shadyac, non riesce lontamente a raggiungere il livello del primo. Punto. Steve Carell non è Jim Carrey. Volendo dirla tutta neppure quella vecchia delle Gilmore Girls è Jennifer Aniston. Non si ride, salvo qualche rara occasione e sforzatamente; la moraletta è fangosa, gli effetti speciali mediocri, i dialoghi banali... Ah, Morgan Freeman/Dio balla: inoltre nei titoli di coda tutti si divertono pazzamente e sono felice per loro perché con il film di merda che gli è saltato fuori almeno non potranno considerla l'esperienza peggio delle loro vite. Chiudiamo l'angolo della partecipazione sociale, sbudelliamo il ricordo del film e cancelliamolo per far spazio e più emozionanti, future, memorie.
hellbly @ 10:20 | commenti (popup) | commenti
giovedì, dicembre 13, 2007 | in : animazione e videogiochi
Mass Effect (33h 06m): in questo gioco ci sono ben 2 scene di sesso ottenibili nel corso di una singola partita completa, scegliendo di interpretare un personaggio femminile è possibile che entrambe le scene si svolgano in ambito lesbo. Con questa rivelazione crudelmente e perfettamente calibrata con qualche mese d'anticipo sull'uscita del gioco vero e proprio i celebri studi Bioware autori della fortunata serie di gdr, o rpg, occidentali dedicata al mondo di Guerre Stellari ambientati durante la Vecchia Repubblica hanno ottenuto lo strabiliante risultato di trasformare Mass Effect in un successo sia di critica sia di pubblico avendo raggiunto recentemente il 1.000.000 di copie vendute nell'arco di 3 settimane e venendo inserito e premiato tra i migliori videogiochi dell'anno sia secondo Spike Tv, sia per Time Magazine (riferimenti massimi per il casual gamer, sia nelle ben più prestigiose e riservate riviste/organizzazioni di settore). SESSO in un VIDEOGIOCO!!!?!?! Mica roba da poco come il minigioco del primo God of War... no, no: vera castissima nudità, appassionata effusione labiale e... non vorrei rovinare l'immagine: youtube + ''mass effect sex'' vi daranno lo spoiler se lo vorrete, altrimenti limitatevi a credermi quando vi dico che la scena è tanto sì erotica ma talmente breve da perdersi in un battito di ciglia. Messa da parte l'annosa questione passiamo al gioco vero e proprio, terrificante concorrente che lotterà con Bioshock per il titolone di miglior gioco della nuova generazione. Mass Effect è un gioco di ruolo all'occidentale, categoria che lo metterebbe insieme al blasonato e discutibile Elder Scroll IV Oblivion, è ambientato nel futuro, è fantascientifico: fatto che già solo e di per sé lo rende una rarità imperdibile; è anche una produzione di vivace crossover poiché affianca all'impianto tipico del genere composto da level up, smisurata personalizzabilità, classi e specializzazioni, continua modifica dell'equipaggiamento e 20.000 circa linee di dialogo, un gameplay di combattimento da third person shooter caratterizzato dalla tipica visuale da sopra la spalla diventata imprescindibile dopo il successo di Resident Evil 4. Parliamo adesso però un attimo di achievements (per inciso: Mass Effect è un'esclusiva Xbox 360): per ottenerli tutti è necessario completare il gioco almeno 3 volte, ottenere tutti gli achievement in 3 partite significa però permettere ai maledetti punticini di costringere il giocatore a scelte obbligate invece di godersi la spontaneità dell'esperienza: molti di questi infatti sono ottenibili solo impersonando determinate classi e solo giocando in determinate maniere. Sarebbe un peccato rovinarsi Mass Effect per la smania di veder cresere il proprio gamerscore: infatti è per questo che appena finito il gioco questo pomeriggio ho subito iniziato 3 nuove carriere per tentare di ottenerne il più possibile, ed è sempre per questo che casualmente sono riuscito a ottenere tutti quelli possibili in una singola partita. E' che sono molto bravo. Nel gioco interpretiamo il Comandante Shepard, super agente e rappresentante dell'umanità ultima arrivata nella grande comunità intergalattica: la missione è semplicemente quella di salvare l'universo. Il nostro personaggio potrà essere o un soldato, e avere quindi accesso al massimo in fatto di equipaggiamenti da battaglia, o un ingegnere, specializzato in attività d'alta tecnologia e nella manipolazione dell'Omni Tool (strumento utilizzato per hacking, sabotaggi e via dicendo), o un guerriero biotico, sorta di Jedi. Oppure una combinazione ibrida delle tre precedenti classi accoppiate a due a due. Il mio Shepard è un Vanguard, ovvero un soldato biotico, orfano nato sulla Terra, famigerato per essere spietato in battaglia tanto da guadagnarsi il soprannome di ''macellaio'', fascista militante per la supremazia umana nello spazio: un ruolo considerevole da interpretare. Volendo, però, avrei potuto essere uno spacer, eroe di guerra impegnato a difendere la democrazia spaziale e il sogno americano. Il background che sceglierete per il personaggio influirà sui dialoghi possibili, ma ancora di più in questo senso influiranno, e avranno influenza sull'evoluzione del gioco e l'andamento delle missioni, le scelte morali che deciderete di adottare: una cospicua novità di Mass Effect in un campo ultimamente molto esplorato riguarda lo spostamento della semplicistica scelta se interpretare un personaggio buono o uno malvagio. In Mass Effect sarete comunque un eroe, le vostre scelte però vi renderanno o un Paragon ideale manifesto del trionfo sociale futuristico, o un antieroe Renegade cinico e violento tanto con i nemici quanto con gli alleati. L'impegno per il giocatore sta nel mantenersi coerente: d'altro canto si dimentica spesso cosa voglia dire giocare un gioco di ruolo, Mass Effect ce lo ricorda riportando d'avanti agli occhi non solo il fatto di poter scegliere quali poteri/attacchi avere, quali bonus/malus acquisire, ma proprio che tipo di characters essere. Il risultato sono 2+2 finali disponibili: ovvero due finali completamente diversi che possono a loro volta variare singolarmente nei dialoghi in base all'orientamento del personaggio e alle scelte fatte. Mi dicono che il doppiaggio italiano sia buono, un gioco straordinariamente immersivo come questo non può però accontentarsi di un ''buono'': andate a guardarvi la scheda dei doppiatori chiamati a ricoprire più o meno importanti ruoli all'interno della produzione originale, capirete in fretta perché ho scelto di acquistare la versione UK invece della nostrana. Buono non può competere con straordinario. Tra parentesi: i sottotitoli della versione inglese sono realizzati con ottima cura e si visualizzano senza problemi anche sui tv normali non hd. Graficamente Mass Effect raggiunge momenti di suggestiva e memorabile bellezza, sfortunatamente impoveriti da qualche problema dovuto alla quantità del gioco: l'universo esplorabile è enorme e composta da più di 50 pianeti esplorabili. Sommate le suddette 20.000 circa linee di dialogo, più tutto il resto: fate due conti e chiedetevi come possa stare tutto in un solo disco. La prima risposta è che tutto il gioco sia realizzato con il proprio motore grafico senza filmati ''esterni'', la seconda è che gli ambienti e l personaggi non giocanti siano estremamente poveri in quanto a varietà: tutte le strutture dello spazio sconfinato ripercorrono gli stessi 2, 3 modelli architettonici, i pianeti variano tra loro spesso solo per la colorazione, alcune scene mostrano il fianco a evidenti riutilizzi, i programmatori hanno dovuto sacrificare qualcosa del dinamismo e della continuità dell'azione a caricamenti e ritardi nella comparsa delle textures. In tanti fingono di dimenticare come quest'ultimo problema, criticatissimo in Mass Effect, apparisse pressoché identico in Bioshock. Preso atto di questi difettucci il gioco scorre giganteggiando e ingrandendosi progressivamente: si procede nella storia principale o si sceglie di affrontare una delle inutilmente innumerevoli side quest, inutilmente perché sono davvero troppe e tutte troppo simili tra loro, comunque si gira intorno a uno schema classico. Si va in giro per un ambiente semipacifico, si incontra gente, si parla, si accettano missioni secondarie, si parte e si combatte. Particolarità nuova e originale del sistema di combattimento è che, pur essendo come dicevo un clone di quanto vistos in RE4, ne alteri i punti focali adeguandosi alla moda di Gears of War e quindi accettando il nuovo stile d'azione fatto di nascondini e posizioni tatticamente scelte per fornire riparo e buoni punti di fuoco: anche qui troviamo un problemino, questa volta nei controlli. Movimento, puntamento e fuoco sono ottimi, così come il semplice sistema per assumere posizione riparata: i problemi nascono quando ci si trovi a combattere contro nemici da tutti i lati, in questi casi mantenere l'orientamento del protagonista verso il bersaglio prescelto o quello apparso improvvisamente risulta difficoltoso; sempre restando in tema di problemi accanto al nostro personaggio avremo sempre due altri compagnucci (6 in tutto) che a ogni missione dovremo scegliere per farci accompagnare e supportare (sempre sulla base delle suddette classi e tenendo bene a mente che in quasi ogni situazione sarà probabilmente necessaria la presenza di un rappresentate delle tre categorie: in sintesi se sarete un soldato dovrete tenere in considerazione di portare con voi sempre un biotico e un tech e via dicendo), e che si dimostreranno spesso dotati di considerevole idiozia artificiale. Niente di paragonabile ai nostri nemici che, anche ai livelli di difficoltà più alti, tenderanno a mancare di qualsiasi strategia limitandosi ad affrontare ogni combattimento o con attacchi frontali o testardamente riparati o nervosamente impegnati a fare avanti e indietro tra due posizioni. Certamente l'unico difetto imprescindibilmente da risolversi all'indomani di Mass Effect 2... ovviamente si parla di una trilogia.  Il finale in ogni caso è ottimo, ben diverso da quello di una certa altra trilogia fantascientifica molto nota. Tornando al combattimento l'altro elemento considerevole è la possibilità di stoppare e mettere in pausa l'azione in qualsiasi momento per aprire i due menù dedicati all'armamentario e ai poteri utilizzabili: qualche imbecille l'ha trovato complicato e poco pratico, secondo me è meravigliosamente semplice e divertente. L'unica lamentela è per il menù a disco fastidiosamente impreciso. Caratterizzazione dei personaggi superba. Tante cose da fare e tanti modi diversi per farle. Quest'anno non ci sono e non ci saranno giochi di ruolo migliori. Tranne forse in Giappone.
hellbly @ 21:52 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
sabato, dicembre 08, 2007 | in : animazione e videogiochi
Romeo x Juliet (episodi 1-24 serie completa): recente produzione dello Studio Gonzo ovviamente ispirata al noto dramma shakespeariano, con questa serie lo Studio prosegue nella linea artistica fondata sul furto di celebri concept occidentali reinterpretati in chiavi di genere, in questo caso fantasy, e adeguati alla moderna sensibilità dell'animazione nipponica ritornata dopo anni di omossesuale e imberbe incapacità romantica a rendere nuovamente i rapporti amorosi amichevoli nei confronti delle dimostrazioni fisiche e di un vagheggiatissimo erotismo. La città di Neo Verona vola nel cielo, tipo Laputa, al suo interno ci sta un grosso e mistico albero, tipo migliaia di altre storielle fantasy con il gigantesco albero della vita, 14 anni prima dell'inizio della storia il malvagio Montecchi spazza via la famiglia Capuleti, tranne qualche fedele e la figlioletta. Le contaminazioni contenute in questa produzione sono numerose e spesso assolutamente inutili e slegate tra loro utilizzate meramente per allungare la vicenda centrale, ma non per questo disprezzabili e sgradevoli a guardarsi perché comunque sintomatiche di una certa ricercatezza nella sceneggiatura e di un minimo di desiderio di originalizzare lo script. La parte migliore del tutto è fortunatamente la vicenda sentimentale: gli incontri e gli scontri tra i due protagonisti, l'innamoramento e lo sviluppo della relazione: ci sono mani nella mano, ci sono baci, ci sono delicatissimi e ancora troppo neutri atteggiamenti pre-sessuali, c'e' insomma una chiara valenza affidata allo scambio effusorio tra i due personaggi e le conseguenze sulla narrazione del loro appassionata e purissimo amore. Confesso una certa propensione romantica a seguire queste storie dove l'amplesso sembri quasi, quasi, quasi poter avvenire: nel recente passato ricordiamo che, nella mia opinione, la prima serie a riportare i giapponesi sulla strada della consumazione fu Erementar Gerad per arrivare poi al trionfo di Busou Renkin e, anche, a questa parallela nuova trasposizione di Romeo e Giulietta. Ciò detto la serie soffre dei tipici problemi dello Studio Gonzo: animazione altalenante, episodi riempitivi troppo evidenti, finalino accontenta tutti con semi-colpo di scena poi rimangiato e una quantita di lacrimevoli e debolissimi dialoghi a sfondo pacifista-fantasy che abbassano il target della serie, sfortunatamente, indirizzandolo verso giovani virgulti ancora capaci di fumarsi 'sta roba senza metterne in dubbio l'intrinseca stupidità e la velata presa per il culo.
hellbly @ 11:35 | commenti (popup) | commenti
domenica, dicembre 02, 2007 | in : animazione e videogiochi
Like a Dragon: trasposizione cinematografica per mano di Takashi Miike dell'omonima serie di videogiochi conosciuta in occidente con il più semplice titolo di  ''Yakuza''. A guardarlo da lontano si potrebbe quasi credere di rivedere il vecchio talento dei Dead or Alive, ad avvicinarsi invece si finisce per classificarlo in fila alla recente teoria di mediocrità che ormai si trascina da qualche anno impoverendo lo stile di quello che una volta era un grande regista ma che adesso sembra trasformato in una pallida imitazione di se stesso finalizzato alla commercializzazione internazionale. Non ho giocato gli originali ma leggo che la trama del film ne riprenda e sintetizzi gli elementi principali, l'effetto è quello di un Pulp Fiction avariato dove i nessi logici non siano eleganti e nascosti ma inesistenti e privi di tessuto: varie storie si sviluppano e alternano prive di contenuto e spessore, tra queste l'unica a interessare è quella del protagonista di fatto. Kiryu è il solito Yakuza che vorrebbe tirarsi fuori ma finisce per risprofondare nella malavita: dopo dieci anni di prigione gli interesserebbe solo riallacciare i rapporti con la sua ex, invece finisce coinvolto e sospettato di un clamoroso furto di denaro insanguinato, inseguito e variamente sfidato da ex-commilitoni. Le sparatorie non sono niente di particolare, visivamente banali nonostante la palese ricercatezza risultano troppo scontate e inutilmente farcite di grafica digitale (artefizio diventato vera debolezza dell'ultimo Miike); in questo senso la regia tutta mostra la corda di una perduta genuinità precipitata nell'assurdità della trovata a tutti i costi: non che il film sia inguardabile, ma il merito giace più che altro nelle carismatiche caratterizzazioni dei due antagonisti interpretati dagli emergenti Kazuki Kitamura e Goro Kishitani, entrambi già legati all'originale creazione dei personaggi nel secondo capitolo del videogioco. Notevoli combattimenti a mani nude, qui sì con qualche effetto speciale ben integrato e fortemente videoludico piacevole a guardarsi: tanto quanto la trovata del ''tonico'' verso fine film. Sicuramente l'umorismo e la resa tragicomica di Miike riesce ancora ai massimi livelli, peccato che il resto scemi sulla banalità.
hellbly @ 22:50 | commenti (popup) | commenti