giovedì, gennaio 31, 2008 | in : musica e internet
Elio è.... Frankenstein: non si può più dire che il personaggio-artista Elio del celebre gruppo stia cercando di darsi da fare e di farsi una carriera aldilà delle Storie Tese, sono infatti anni ormai che tra le telecronache del baseball e spettacoli teatrali più o meno indipendenti dalla band il cantante si è impiegato in un ruolo più ampio di quello che lo vedrebbe confinato secondo il pensiero comune a frontman del più famoso esponente del genere demenziale. Ovviamente chiunque segua un pò saprà che paragonarli agli Skiantos, tanto per dirne una, è una bestemmia. Concluso il preambolo il nuovo spettacolo passato per il Teatro delle Celebrazioni il 29 Gennaio corrente mese è.... molto breve. L'unico ma considerevole difetto è proprio la rapidità della performance: un'ora e mezza a stare molto larghi, un'ora e basta probabilmente; mi piace pensare che i costi dello spettacolo siano molto alti e che, per garantire un prezzo ragionevole, sia stato necessario accorciarlo.
Il tutto è diviso in 3 parti: la prima dà il titolo al tutto ed è basato sulla composizione ''Frankenstein!!'' del direttore d'orchestra austriaco H.K. Gruber del 1977-1979, ufficialmente descritto come un ''pandemonium per chansonnier and orchestra (o enseble che fa più figo). In poche parole è una ventina di minuti di musica buffi accompagnata dalla recita cantata di alcune ''filastrocche''. Nel corso dello spettacolo prevedibilmente Elio scherza sul fatto che la parte culturale riscuota applausi ''giusti'' mentre quella CULturale applausi smodati: ma questo è naturale e lo sforzo è comunque apprezzabile. Finito il pandemonium, dopo una lunghissima e incomprensibile pausa che in molti hanno frainteso addirittura come il finale dello spettacolo e altri hanno interpretato come uno scherzoso finale di spettacolo, e che secondo me è stata semplicemente una pausa molto lunga senza nessuno a dichiarare ''pausa'': due pezzi tratti dall'Opera da Tre Soldi per traghettare il tutto verso la chiusura più faceta e irriverente... mi do la nausea da solo quando scrivo così. Per finire una manciata di pezzi dal repertorio classico di Elio, egregiamente accompagnati dall'orchestra non solo musicalmente ma anche nei versi e negli atteggiamenti e nei rumori compresi nella maggior parte dei testi del gruppo: personale ovazione e momento memorabile dello spettacolo l'imitazione di Ruggeri fatta da Elio durante il Vitello dai Piedi di Balsa.
Elio in concerto è sempre grandissimo e non si è sentita troppo la mancanza di Faso e gli altri grazie alla partecipazione dell'orchestra al tono della serata: peccato però sia durato così poco.
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domenica, gennaio 27, 2008 | in : animazione e videogiochi
Justice League - The New Frontier: secondo appuntamento per l'animazione Warner-DC direct-to-dvd, scelta molto interessante dopo il banale adattamento della Morte di Superman. Questa volta tocca alla miniserie New Frontier di Darwin Cooke che ricorderete sicuramente essere autore celebre per l'impostazione grafica retrò e per la forte attitudine alla rappresentazione anni'50 (non a caso recentemente su The Spirit) con sceneggiature complesse ma casual precisamente studiate per ricreare temi e atmosfere classiche. Come il fumetto anche il film verte sul passaggio tra la Golden Age alla Silver Age, il tutto impostato in una sorta di super continuity assoluta dove la trinità Superman-Batman-Wonder Woman sia stata parte integrante nella lotta durante la Seconda Guerra Mondiale e ora, a metà anni '50, si appresti ad accogliere l'arrivo dei nuovi eroi Green Lantern, Flash, Martian Manhunter creando la Justice League. Questo film è un passo considerevolmente avanti rispetto al precedente: parte con una serie di morti e violenza che immediatamente lo proietta verso pubblico e linguaggio più maturo, mostra gli eroi allo sbando a stento tirarsi fuori da anni di clima anti uomini mascherati di un'america tirannica e socialmente instabile. La Justice Society sbandata, Batman è un fuggitivo, Superman e Wonder Woman vivono sul bilico dell'opinione pubblica. McCarthy passa, una minaccia planetaria consolida i cuori e porta al superamento delle divergenze... apprezzabile lo sforzo e la volontà di realizzarlo: la fine si perde, le scene d'azione sono banali e slegate, l'atmosfera si stempera in messaggi e pochezza. Gli ultimi minuti ammazzano tutto il cartone ma la prima metà è considerevole e meritevole.
hellbly @ 23:05 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
domenica, gennaio 27, 2008 | in : cinema e tv
Hitman: Timothy Olyphant non sarà il next action hero ma certamente quando si guarda un film partendo con così basse aspettative e ci si ritrova a vedere un'ottima pellicola il cuore si riscalda e viene quasi voglia di provare i giochini da cui è tratto normalmente snobbati ''non il mio genere''. Pensavo Uwe Boll e scopro un Mission Impossible. Il regista Xavier Gens è al suo primo film con IMDB che lo dichiarerebbe in lizza per la direzione del prossimo film di Conan, poco importa: qui combina un pregevole lavoro privo di pretese, serio, moderato e, cosa fondamentale, parco e pacato nelle citazioni videoludiche. Gens sfrutta l'iconografia classica dell'Agente 47, le pistole incrociate sul petto, la ripresa insistita in terza persona dall'alto lungo il corridoio: molta grazia, molta cura. Le sparatorie sono concitate ed estremamente brevi, i combattimenti a mani nude fioccano di originalità e vengono costantemente coreografati con attenzione e ispirazione: combattimenti così garbatamente innovativi non si vedevano in una produzione occidentale dal primo Transporter. Questa è fondamentalmente la ragione della dichiarazione iniziale: Olyphant (Die Hard 4, Girl Next Door) si appropria di un particolare e ben caratterizzato stile di combattimento, e lo riporta con continuità e perizia per tutta la pellicola. Non ho idea se ciò derivi da quale suggestione del videogioco, gli stealth di quel genere sono quasi sempre in fondo alle mie preferenze: in ogni caso funziona molto bene e lascia forte soddisfazione nello spettatore. Olyphant stesso conduce un'interpretazione riuscita mischiando la banale caratterizzazione dell'assassino alla Crying Freeman con una componente moderna fatta di buone battute e irriverenza riuscendo a stemperare quel patetismo decaduto da Killer in qualcosa di più accattivante e piacevole. A parte l'iniziale pseudo parodia/crossover con l'introduzione di Dark Angel (intendo proprio il telefilm) non c'e' nulla che non funzioni più che decorosamente raggiungendo spesso punti di vera drammaticità d'azione. Banale il soggetto, non la sceneggiatura; prevedibile la narrazione, non i dialoghi. Il regista si concede qualche sbandata sfruttando gesti e pose tratti dagli ultimi successi del genere ma non cede alla tentazione del bullet time; in questo senso è ancor più notevole la gestione del segmento romantico con la totale e perfetta resistenza della caratterizzazione del protagonista al subdolo eyecandy della coprotagonista, Gens si fa forza e non regala sciocco fanservice sessuale limitandosi a un paio di riusciti nudi congeniali e integrati con lo svolgimento e la personalità del personaggio femminile. E' ammirevole quando un progetto come questo, che avrebbe potuto tranquillamente farsi forte solo del nome e niente più, dimostri invece da parte dello staff la volontà di farne un trampolino di lancio per le future attività e la decisione di impostarlo con tutta la perizia possibile.
hellbly @ 22:29 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
domenica, gennaio 27, 2008 | in : cinema e tv
Aliens vs Predator 2: se non fosse un film per il cinema questo sarebbe stato un ottimo direct-to, se fosse stato visto alla tv tra un rutto e una birra con del via vai per casa i suoi attori da telenovela, la regia stupida e spesso priva di senso (subito all'inizio del film c'e' un insistito primo piano sulla portiera della macchina dello sceriffo, perché?), i dialoghi da videogioco di una volta e la sceneggiatura da... niente, quale sceneggiatura?
Comunque: nelle giuste condizioni di cazzeggio questo sarebbe stato un film divertente. Divertente quanto vedere un film della Troma per intenderci. Forse non così tanto. Uhm: al cinema è solamente brutto. Tanto brutto e stupido che mi sono fatto delle grasse risate per tutto il tempo e alla fine devo ammettere di non averlo considerato una perdita di soldi e tempo: in fondo a pensarci bene chi potrebbe mai andare a vedere un film del genere? Solo uno di quelli con il mito del Governator anni '80 e magari il cofanetto a testa d'alieno in casa: a questi io mi rivolgo per dire che questo bagaglio in giro per le sale sarebbe semplicemente stupendo se fosse il primo capitolo di una miniserie per lo sci-fi channel. A questi direi anche dove sia l'unico vero difetto del film, due anzi: 1) il Predator fa per tutto il tempo la figura dell'idiota: perché salta in continuazione, è per caso Hulk? Cosa diavolo è quella scena sul pianeta dei Predator? Ma come cazzo ci salta fuori la continuity con il precedente? 2) il Predalien prende a pacche gli altri alien e fin qui mi può anche andare bene, non vedo troppi problemi con la xenobiologia ufficiale: insieme al Predator avrebbe dovuto impegnarsi in violenti scontri e lotte all'ultimo sangue verdastro, invece niente, solito uso dei combattimento confusi e incomprensibli.
Più ci penso peggio me lo ricordo, se però ne traessero una serie tv sarebbe grandiosa.
hellbly @ 11:42 | commenti (popup) | commenti
venerdì, gennaio 25, 2008 | in : fumetti e libri
Faker: miniserie in 6 albi scritta da Mike Carey e disegnata da Jock. Confesso subito di non averla letta né con entusiasmo né con particolare attenzione: sarà che fin da subito mi è sembrato uno di quei fumetti che troppo si sforzano di essere underground e alla fine riescono esclusivamente a essere astrusi, inutilmente caotici e confusi nella sceneggiatura, strambi nella rappresentazione grafica. Un'ambigua (troia) studentessa di college in stile Cruel Intention finisce in una storia più grande di lei a causa tra misteri pseudo horror e suggestioni da vite bruciate: finale privo di chiusura che non dice nulla. Si becca il mio voto come peggior pubblicazione Vertigo da dieci anni. Carey è una punta di diamante nella moderna industria dei comics ma con tutto quello che scrive ultimamente è inevitabile che si stia spuntando, vedi anche gli Ultimate Fantastic Four. Jock è Jock, può piacere o meno: certo che tra un Losers e un Green Arrow Year One, e Faker c'e' una distanza abissale dove i primi due sono opere degne di fare di Jock uno dei nomi/tratti più riconoscibili mentre il secondo serve solo a dimostrare che un finto stile metropolitano sia la cosa più fasulla e imitabile immaginabile.

Death Dealer: altra miniserie in 6 albi, questa volta per Image. Non mi spiego il successo ottenuto da questo progetto, a dire il vero non riesco neppure a spiegarmi come una stupida illustrazione di Frank Frazetta abbia prodotto tutte queste suggestioni e via dicendo: il problema comunque è indubitabilmente mio visto che Image conta di doppiare l'idea producendo un'altra serie sullo stesso concept. Quest'ultima incarnazione del Death Dealer sembra tanto e troppo lo Spawn God-Slayer e si getta editorialmente sotto una luce inconfrontabile con la vecchia pubblicazione Verotik con Bisley e Sharp: gli autori impegnati da Image fanno del loro meglio disegnando decentemente senza voler troppo copiare l'art originale ma, senza troppo girarci intorno, il problema è la storia. Non c'e'. C'e' della gente in guerra? Ci sono dei mostri in giro? Il Death Dealer arriva e ammazza tutto. Un progetto del genere può avere senso solo ed esclusivamente quando ai testi ci sia un compositore automatico e tutto il budget sia stato dedicato ad assoldare un virtuoso della matita: qualsiasi altra variante è per forza fallimentare. Tra l'altro all'Image dovrebbero saperlo bene, specialmente in questi ultimi anni di fitta politica pro artistica: Death Dealer è una cazzata dedicata a demenziali misogini fanatici metal con troppi anni e poca... stavo per dire ''figa'' ma non vorrei essere volgare o sessista.... usiamo la parola più politicamente corretta ''gnocca'' alle spalle per avere una vita e riuscire a dimenticare nomi inutili come quello di Frazetta. Detto questo vado a nascondere l'art-book di Frazetta e quello di Julie Bell.

Testament: dopo due anni e ventidue numeri si conclude questo mese anche una delle nuove serie regolari Vertigo parte di quel blocco di progetti di svecchiamento dell'etichetta che avevamo seguito qui sul blog fin dal principio. Questo mese si chiude pure Y ma ne parleremo più avanti. Fin dall'inizio Testament è stata la serie più complessa e complicata da comprendere: i superbi disegni di Liam Sharp si sono dedicati anima e corpo in ogni numero ha tentare di rendere con la giusta dovizia espressiva il soggetto creato da Douglas Rushkoff, uno dei tanti autori prestati al fumetto con l'ultimo giro di boa culturale americano puntato sfrenatamente alla distruzione delle divisioni tra scrittori di media differenti. La trama di Testament è un casino turbinante di idee innovative e originali costrette in una struttura narrativa labirintica e fondamentalmente inefficace: suggestioni teologiche, ambientazione fantascientifica, sdoppiamento della storia, bieco nozionismo antropologico e mitologico hanno fatto della serie un prodotto dall'alto livello culturale di quelli che ti fanno sentire intelligente a leggerli e da sventolare sotto il naso di chi ti critichi per leggere ancora Superman. Però non poteva sopravvivere e infatti la sua chiusura è stata visibilmente affrettata e ristretta: un esperimento degno della Vertigo inevitabilmente condannato all'insufficienza economica tanto quanto al vanto editoriale. Speriamo di rivedere Sharp al più preso su un altro progetto dove gli sia permesso di disegnare, tra le altre cose, belle donne nude e senza vergogna: speriamo anche di ribeccare il giornalista/sceneggiatore/opinionista Rushkoff magari supportato da una migliore architettura e progettazione del racconto.
hellbly @ 01:10 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
domenica, gennaio 20, 2008 | in : animazione e videogiochi
Tokyo Marble Chocolate (oav 2 episodi): per festeggiare i suoi 20 anni di attività la BGM Japan commissionò a Production IG la realizzazione di questi due oav basati su due celebri canzoni (ovviamente di due artisti appartenenti alla sua etichetta) e impostati per raccontare la stessa vicenda, un appuntamento romantico, dal punto di vista del lui e della lei del racconto. In alcuni siti su internet viene indicata come coproduzione con Clamp, ma non ne ho trovato conferma quindi mi limito a riportare. La realizzazione è stata affidata a nomi giovani all'interno dello studio, emergenti per le proprie attività in Chevalier D'Eon, Blood+ e Tsubasa: tre serie che ho smesso di seguire, ho trovato molto brutta, non ho proprio mai seguito. Non il migliore dei biglietti da visita. In ogni caso i due oav sono carini, stilisticament e particolari, ben animati: la sceneggiatura sarebbe stata essenziale e ben scritta se non fosse stato per l'incomprensibile necessità di introdurre un promotore di situazioni incarnato nel mini-asino, specie di fastidioso animaletto incastrato nello scontro sentimentale per spingere i protagonisti verso la riconciliazione...  attività promozionale di buon livello con qualche idea simpatica ma troppa stupida giapponesità.
hellbly @ 19:13 | commenti (popup) | commenti
sabato, gennaio 19, 2008 | in : cinema e tv
Io sono Leggenda: per quartanta, cinquanta minuti circa le eccellenti scenografie, la regia d'azione ispirata e la qualità interpretativa del protagonista riescono a trasformare il blockbuster americano di turno in un trascinante spettacolo dove la partecipazione emotiva del pubblico diventa tesa e tangibile; poi sull'infranto sogno americano apocalitticamente distrutto per l'ennesima volta cala l'amorevole voce di Dio versione maddalena ispanica, e il prezioso castello costruito sul fertile terreno dell'originale mathesoniano, giunto al quarto lungometraggio ufficiale, crolla gelatinosamente mutilando in senso radicale quei significati culturali così vivacemente rimasti impressi nella memoria collettiva, sformandoli con quella ignoranza instupidita tipicamente americana che ultimamente romba con forza rinnovata come il più classico dei giganti idioti dove la malignità di fondo sia nascosta da una bontà zuccheroza e nauseante incapace di sostenere la minima critica senza compromettersi ideologicamente. Era Mio Padre, Lui Era Leggenda: quel film dove Emma Thompson ammazza quasi tutta l'umanità d'un botto con la sua rivoluzionaria cura per il cancro, lasciando al ''quasi'' il compito di trasformarsi nei soliti zombie qui rappresentati con una pochezza concettuale davvero rara. Tanti Gollum bianchetti e gommosi incattiviti come in 28 Giorni Dopo e dotati di quella vaga intelligenza da Terra dei Morti Viventi. A cinquanta minuti di bel film dove i pregi agilmente riescano a far venire meno nella considerazione dello spettatore gli evidenti difetti, la sceneggiatura decide di prendere a calci in faccia Matheson deturpando tutto il lavoro fatto fino a quel momento con la sola ragione di coprire l'incapacità del regista a gestire qualcosa di più intenso dei balletti di Britney Spears o Jennifer Lopez: fino a quel momento Will Smith si prodiga in un'interpretazione che lo ricorda nei suoi momenti migliori, capace di tenere insieme un intero film meglio dell'Hanks di Cast Away semplicemente appoggiandosi alla deliziosa spalla canina che lo accompagna in tutte le migliori scene. Le lacune nella sceneggiatura sono voragini dove il senso della narrazione e la logica della vicenda precipitano senza riuscire a toccarne il fondo: i passaggi mancanti e le forzature sono tali, nella parte finale, da far quasi credere che lo Sciopero vi abbia una qualche componente di causa. Io sono leggenda ha il peggior finale a memoria d'uomo: film brutti che finiscano male non hanno finali così, film belli con finali mediocri non hanno finali così memorabili, film belli con finali così brutti non ne ricordo. Ci provo, mi sforzo ma non riesco a ricordare un solo film che sia riuscito a cadere così male sul traguardo: una delusione impareggiabile.
hellbly @ 14:58 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, gennaio 16, 2008 | in : animazione e videogiochi
The Strange Story of a Dream-Sphere Dealer: restiamo in tema di festival parlando degli Animax Awards, premio sponsorizzato dalla Animax per giovani sceneggiatori non professionisti il cui vincitore, in sintesi, vedrà il proprio testo diventare un vero prodotto d'animazione realizzato da qualche grosso nome del settore.
In questo caso Production IG si prende la briga di mettere in piedi il progetto chiamando a raccolta qualche reale professionista d'esperienza, lasciamo perdere i nomi tanto non sono realmente importanti nel senso del post: riassumendo parliamo di una sceneggiatura vincente su migliaia d'altre meritevole di vedersi incarnare. Grande, spettacolare, EVVAI. Ma allora perché il film ricorda tanto, un tanto-plagio per intenderci, Labyrinth? C'e' una ragazzina che ha un fratello piagnucoloso che le ruba/sporca l'orsetto di pezza, arriva un tizio d'aspetto ambiguo e le offre sfere di cristallo con sogni all'interno che escludono il fratello.... finisce con una corsa contro il tempo. Ovviamente non è tutto uguale ma le somiglianze sono tali da suscitare più di una perplessità. Inoltre, tanto per dire e nulla togliere alla pregevole iniziativa, il budget concesso dallo studio doveva essere minimale: il risultato è una cosetta per far bella figura sul curriculum personale di un fortunato giapponese, e per mostrare l'indomito populismo del vostro canale satellitare preferito.
hellbly @ 23:34 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, gennaio 16, 2008 | in : animazione e videogiochi
Kino no Tabi - The Land of Sickness: parlavamo dello Studio Shaft pochi giorni fa ed eccoci a un'altra loro produzione realizzata per il Dengeki Bunko Movie Festival 2007, il secondo film dedicato alla trasposizione dei light novel di Kino no Tabi e, quindi, ''seguito'' della squisita serie tv. Difficile dire come mai nei quattro anni di intervallo l'animazione del soggetto sia passata dagli Studio Wombat a Shaft, il regista rimane comunque lo stesso garantendo continuità ideologica, tematica e narrativa a tutta la vicenda e collocando senza dubbio questa mezzora di film come degna compagnia delle precedenti produzioni. E' però cambiato il character design che, pur restando fedele e similare, tradisce (forse volontariamente) con evidenza il sesso di Kino rivelandola fin da subito come ragazza. La storia è palese fin dai primi minuti, come sempre si tratta di fantascienza classica generosamente interpretata e trattata con delicata poesia, pur prestando il fianco a qualche critica nel breve confronto finale un pò troppo prevedibile e scarso di contenuti. Kino e Hermes arrivano in una nuova città, chiusa in una cupola e rigidamente sterile e protetta dai batteri dell'esterno: la città è rigogliosa e prospera, vive tuttavia costantemente minacciata da una terribile malattia endemica contro cui vengono impiegate da anni tutte le risorse disponibili..... Kino no Tabi fu ed è una delle migliori serie giapponesi di ogni tempo, è quindi con sola gioia e gratitudine che si possa accogliere un nuovo capitolo all'altezza dei precedenti.
hellbly @ 22:56 | commenti (popup) | commenti
domenica, gennaio 13, 2008 | in : fumetti e libri
52 Aftermath - The Four Horsemen: nella sua seconda giovinezza professionale il buon Giffen non si priva del piacere di dirigere una delle tante miniserie DC degli ultimi mesi, quella dedicata ai 4 cavalieri di Apokolips creati sull'isola degli scienziati pazzi e impegnati a seminare morte, fame, pestilenza e guerra in giro per il DCU. O quasi. Il tutto parte nel vecchio regno massacrato di Black Adam, la Trinity DC è socialmente impegnata nella ricostruzione: il ritorno dei cavalieri spingerà il non gruppo più potente del DCU a vestire i panni da lavoro e affrontare le portentose forze semidivine nemiche. Pacche da orbi, una delle più onnipotenti scene assolo di Batman rappresentato da Giffen nella sua versione più inarrestabile, un buon Superman, una Wonder Woman decisamente sottotono, un pò di divertenti scambi tra Batman e Mr Terrific/Checkmate, il ritorno in scena di Snapper (con tanto di inaspettato retroscena). Ottimi disegni di Pat Oliffe. Divertente e curata è una delle poche concessioni reali alla squadra Batman-Superman-Wonder Woman che la DC si stia concedendo da tempo.

The Spirit: dopo aver introdotto il miliare Spirit di Eisner nel DCU un annetto fa con lo speciale insieme a Batman, e dopo 12 episodi di serie regolare, l'omaggio di Cooke giunge al termine con un perfetto ultimo albo che conclude questa gemma del panorama editoriale americano. Difficile a leggersi, anche a guardarsi: fumetto raffinato e stilizzato per riprendere i toni e la passione del suo creatore senza tradirne lo spirito e l'origine. Opera intensa che conferma Cooke come uno dei maggiori interpreti moderni e combacia il suo caratteristico linguaggio visivo con l'essenza retrò del detective mascherato del padre del comics. Passato sotto tono, scarse vendite e privo del dovuto seguito di pubblico la serie di Spirit chiude lasciando il ricordo di un ottimo progetto condannato dai tempi moderni, adatto a pochi ma indubitabilmente di valore e sincero.
hellbly @ 14:46 | commenti (popup) | commenti
lunedì, gennaio 07, 2008 | in : animazione e videogiochi
Sayonara Zatsubo Sensei (episodi 1-12 serie completa): mi sento infantilmente felice che il gruppo di fansub che ho seguito per la traduzione dell'ultimo anime originale prodotto dallo studio Shaft abbia rilasciato l'ultimo episodio con l'anno nuovo consentendomi così di non far litigare Zetsubo Sensei con i miei preferiti per il 2007. Per contro Zetsubo Sensei si colloca già probabilmente sul gradino più alto per il 2008 animato secondo il qui presente (solo qualche esitazione per la seconda stagione attualmente in corso). Tratto dal manga omonimo di Koji Kumete, del quale sappiamo una volta essere stato assistente di Adachi (grazie Anime News Network per l'inutile informazione), diretto da Akiyuki Shimbo che magari non sarà famosissimo ma lo ricordiamo con stima per il suo Soul Taker... a importare però alla fine è solo la possente figura di Hiroshi Kato all'art direction, cosa che automaticamente trasforma la serie in una di quelle pregevoli e ammirabili produzioni che l'ultimo giappone ogni tanto regala dove l'attrattiva espressiva e lo sperimentalismo rappresentativo trasformino il cartone animato in una squisita, accattivante e memorabile esperienza spettatoriale. E' anche il cartone più astutamente adulto che mi sia mai capitato di guardare. La trama base è ingannevole: il protagonista è un insegnante e il cartone gira intorno alle studentesse della sua classe; di particolare c'e' che lui sia un aspirante suicida e tutte le studentesse siano vittime di particolari idiosincrasie/psicosi. Lo stile narrativo è sconnesso, interrotto, l'azione è costantemente intervallata da pin-up, microanimazioni, scritte e immagini di vario genere: intorno a queste varianti si sviluppa una vicenda che, pur raccontando in ogni episodio un determinato soggetto (solitamente basato su uno dei personaggi principali poi sorprendentemente recuperato e sommato nei successivi in modo che nessuna venga lasciata indietro e coralmente vadano a creare una superbo fondo per i seguenti) gli eventi vengono mostrati a scatti, a volte privi di passaggio logico, portando al massimo quel processo nuovo già intravisto in Cromartie tanto quanto in Lucky Star o Potemayo di stimolare la partecipazione del pubblico rendendo l'andamento dell'episodio scattoso ed eclettico, eccentrico e quindi imprevedibile e necessariamente da seguire con profonda attenzione e concentrazione. In Zetsubo sensei si scherza su tutto: suicidio, immigrazione, paranoia, erotismo, feticismo, l'anticristo del moige. Aldilà della sontuosa, certe volte volontariamente grezza mentre altre raffinatissima, impostazione grafica a colpire è la sceneggiatura: tra dialoghi e situazioni Zetsubo inchioda al monitor e per la sua totale diversità si presta a formare ricordi indelebili e suscitare la più viva ammirazione in chi ricerchi innovazione e avanguardia in un settore dove le leggi del mercato mainstream solitamente sconvolgono e devastano il panorama. Quest'anno il giappone ha mostrato chiari segni di vitalità intellettuale andando a presentare tutta una serie di animazioni d'altissimo profilo sparse per generi diversi, da Gurren-Lagan ai già citati Lucky Star e Potemayo, passando per Shigurui e Karas, fermandosi con l'eccessivo Mononoke: niente ha però raggiunto le vette artistiche di Zetsubo Sensei.
hellbly @ 23:38 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
domenica, gennaio 06, 2008 | in : cinema e tv
War: la premessa è simile a quella per Shoot'Em Up. Il film è uscito in DVD USA a inizio anno, in Italia lo vedrete a Maggio. Ci sono Jason Statham e Jet Li che si spaccano la faccia in memoria di The One e sulla falsa riga di un Arma Letale 4/Yojimbo. Non potevo aspettare dei mesi per vederlo. Le similitudini con Shoot'Em Up finiscono qui: War è una cagata, mi sento profondamente offeso e annichilito per quanto mi abbia deluso. Vediamo un pò: Los Angeles è campo di battaglia in una guerra tra Triade e Yakuza, il Ronin della situazione è il sig. Rogue-Jet Li, ex super agente passato alle forze del male e grande doppiogiochista. In mezzo allo scontro ci sono anche le forze speciali del FBI capitatane da Mr. Transporter Jason Statham con una carogna speciale verso Rogue colpevole di avergli ammazzato il partner tre anni prima. Fin qui sembrerebbe ci siano i crismi per una grande viulenza, invece no: la trama assemblata inserendo a caso triti luoghi comuni (l'ex moglie dell'agente ossessionato Statham, la sensibilità di Rogue, la spalla di colore con un destino sicuro e via così) si perde in dialoghi insipidi e scene drammatiche pietose; c'e' una terribile mancanza di combattimenti, e quando avvengono sono brevissimi: nessuno dei due riesce a dare sfogo alla propria prestanza fisica (evidentemente in declino nel caso di Jet Li, dubbia ma sempre apprezzabile per Statham), qualche inseguimento in macchina e qualche spadata e qualche sparata dopo il film moribondo tenta di risalire la china offrendo un colpo di scena d'un banale strepitoso che potrebbe però quasi rilanciarlo sulla chiusura se non fosse immediatamente seguito da un altro colpo di scena altrettanto banale ma questa volta capace di far vergognare lo spettatore. Non lo svelerò: è molto stupido e odioso. Il regista Philip Atwell eè al suo primo film avendo precedentemente diretto UN episodio di The Shield e qualche video musicale. Che tristezza. Perché Jason e Jet si siano piegati a lavorare con un tale demente non me lo riesco a spiegare. Insieme a loro anche un variopinto cast di volti noti: Ryo Ishibashi di kitaniana memoria è il capo Yakuza, Devon Aoki sua figlia ma c'e' spazio anche per una folta schiera di attori tv come Sung Kang, Luis Guzman, Nadine Velasquez, Kenneth Choi e tanti altri. Sembra il ballo dei debuttanti, o la Corrida (quella dei dilettanti). Diventa ancora quindi più inspiegabile la presenza di due action star di calibro, oppure pensando a Boll e DMX molto spiegabili: chissà. Il film è d'un brutto raro: qualche scena d'azione si salva poco, per il resto c'e' molta noia e pochezza. Ciao Jason, ci ribecchiamo per il film di Dungeon Siege e speriamo che almeno il remake di Death Race sia una figata altrimenti è meglio che tu torni a fare film per gli inglesi; ciao Jet, tornatene in Cina che fai più bella figura e speriamo che la Mummia 3 non esca mai che con quel cesso di regista potrà solo essere una porcata.
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venerdì, gennaio 04, 2008 | in : cinema e tv
Shoot'Em Up: in Italia deve ancora uscire, in America è da poco uscito il dvd e proprio in questi giorni la New Line annuncia di averne in programmazione il seguito. C'era una volta il regista e sceneggiatore Michael Davis, diventato in qualche modo noto agli inizi del 2000 per la commedia sentimentale giovanile 100 Girls, rovinatosi poco dopo la carriera con un abominevole road horror e sparito da allora e per 5 anni fino a quando (misteri hollywoodiani) non si trova in mano Clive Owen disposto a mettere la faccia su una sua sceneggiatura indecifrabilmente omaggio e parodia degli hong kong movie alla John Woo di una volta. Anzi: in particolar modo Shoot'Em Up ricorda Stranglehold, il videogioco da poco uscito che funge da seguito ufficiale al miliare Hard Boiled. Lo stile videoludico sarà poi voluto riflettendo senza troppa insistenza sul titolo del film, chiaro richiamo alla terminologia dei gamers. Ricapitoliamo: abbiamo Clive Owen che fa il Mr. Smith di turno in pieno stile Bruce Willis remake Last Man Standing, abbiamo Monica Bellucci che fa la puttana dalle chiare origini italiane (e infatti per tutto il film intercala alla sua sfolgorante recitazione tutta una serie di ''oh Madonna'', ''Mamma mia'' che neppure Mario della Nintendo), e abbiamo Paul Giamatti nel ruolo del sicario con la tipica dissenteria verbale da uomo colto che uccide con filosofia. Ci fosse Christian Bale con il suo Gun Kata saremmo tutti con il biglietto in mano per andare a chiedere alla New Line di impegnarsi nella produzione di una serie stimata in almeno dodici film. Shoot'Em Up è bellissimo. Sarà che ricorda un pò Crank, sarà che di sparatorie come quelle viste nel film non se ne sono mai viste prima se non nei videogiochi; sarà Clive Owen che ha sempre dimostrato di possedere un attitudine ma qui dimostra soprattutto di saper non prendere sul serio; saranno le carote, saranno i dialoghi imperdibili o la straordinaria presenza/assenza di una trama che per essere completamente accessoria risulta persino troppo curata. Sarà la Bellucci che comincia a mostrare i suoi anni e per questa ragione diventa persino più bella. Sarà tutto questo ma soprattutto è Clive Owen che spara considerando l'ambiente interattivo in cui vive, proprio come in un videogioco, trasformando tutte le parti mobili che lo circondano in strumenti che, azionati dal proiettile giusto, regalano acrobazia e morte a tutto spiano. Questo e lo strabiliante conta dei cadaveri. Michael Davis conosce il pubblico, ha dimostrato di saper scazzare alla grande ma anche di aver una cinica e disinvolta padronanza di ciò che piace e ciò che veramente potrà soddisfare il fan: è una sceneggiatura che mette in bocca a Giamatti una battuta isolata ed evidentissima autocitazionistica e ridicola su Sideways che probabilmente nella traduzione verrà totalmente persa per attenersi al suo significato immediato; è una narrazione dove i proiettili finiscono, ma solo quando Clive necessita di cambiare la propria arma. Clive va in giro per l'ambiente raccogliendo armi e proiettili. Cazzo: questo Shoot'Em Up è il vero film dal vivo di Doom! No, non è vero: questo Shoot'Em Up non è un FPS, e' un CAZZO DI TPS! E' il film dal vivo di Max Payne!
Evito di chiudere il post in questo tripudio feticistico di personale apprezzamento (a proposito di feticismo: oggi mi è finalmente arrivato il cofanettone limited della Final Cut di Blade Runner, quello grosso, quello con la valigia! EVVAI!) con una considerazione sull'utilizzo quasi musical della colonna sonora: parliamo di un miscuglio di aor, metal e successi adrenalinici di qualche anno fa conosciuti da chiunque possieda un gusto più che leggero per l'industria in questione. Le canzoni partono a palla durante le scene d'azione andando di pari passo con le sparatorie, scelte per altro con cura combaciandone i testi con situazioni del film: non a caso i sottotitoli riportano, diversamente dalla norma, anche le lyrics stesse.
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mercoledì, gennaio 02, 2008 | in : fumetti e libri
The Resurrection of Ra's Al Ghul: senza dubbio uno dei migliori crossover di batman degli ultimi dieci anni, un pò per la semplicità della trama, un pò per la bontà complessiva delle 4 bat-serie coinvolte. Tra Nicienza, Milligan, Morrison e Dini è infatti difficile indicare qualcuno che scriva meno che molto bene: fortunatamente la fine del crossover sembra indicare che per qualche tempo non vedremo più il figlio del pipistrello, quel Damian la cui caratterizzazione continua a lasciare a desiderare e che probabilmente non sarebbe male mettere in testa a una prossima miniserie. Come sempre riflettori puntati sui tre fratellastri con Nightwing chiamato a svolgere la parte del leone e Robin sempre più compreso nella proprio dolore e probabilmente anche lui bisognoso di uno story-arc per riaggiornarsi. Ra's Al Ghul resuscita, molto semplicemente e senza troppe difficoltà né spiegazioni: ne prendiamo atto e ci godiamo i bei disegni e i bei combattimenti con finalmente il Batman corazzato mostrato mesi fa nella famosa immagine promozionale DC.

Legion of Super Heroes: con il suo 37esimo numero la serie abbandona la dicitura One Year Later dando finalmente l'addio all'inutile Supergirl e tornando a occuparsi di Legionari con alle redini il grande Jim Shooter. Anche qui ci piacerebbe vedere un pò di ordine tra legionari impegnati su Action Comics, quelli in giro per Countdown e i titolari della serie. Il primo numero promette bene, è un buon momento per ricominciare a leggere un albo sacrificato da troppo tempo.

Countdown - Arena: delle dozzine di miniserie partite sulla scia di 52/Countdown questa è paradossalmente l'ultima a essere iniziata e la prima a finire (causa l'uscita più o meno settimanale). Parliamo di puro fan service: il simpatico Monarch sta organizzando il suo esercito multiversale... la simpatica DC aprì un bel sitarello dove ai fan veniva data l'opportunità di votare quale versione di Batman, Superman, Green Lanter e via dicendo avrebbero voluto schierato nell'esercito: i risultati pare siano quanto visto nei 4 albi di Arena incentrati su una specie di mini torneo molto veloce dove a tre a tre, versioni alternative di famosi supereroi si sono spaccati il culo per sopravvivere e arruolarsi. Divertente, realizzati dignitosamente: tipico produzione alla Contest of Champions, una delizia.

Welcome to Tranquility: mi sono distratto un attimo e mi sono perso la chiusura della serie che maggiormente stava conquistando consensi nel nuovo Wildstorm Universe, la città degli anziani eroi ritiratisi dall'attività. Una specie di JSA casa per i pensionati. La serie scritta e creata da Simone e probabilmente la sua migliore opera chiude senza demeriti semplicemente coinvolta dalla totale sconfitta della politica editoriale DC riguardante la sua etichetta supereroistica alternativa: il futuro sembra passare attraverso i comics distribuiti via web. La recente lotta contro zcult e il p2p dei fumetti pare originata dalla volontà comune di Marvel e DC di dare il via a una più ampia divisione informatizzata della propria distribuzione: a parte il progetto Zuda parliamo proprio di saltare le edicole/librerie e passare direttamente al compra chi vuole che potrà forse garantire risparmi e la salvezza di alcune serie in bilico ma che difficilmente trionferà sul breve periodo nel refrattario mondo dei lettori di comics. L'immediato futuro intanto promette la completa morte dell'universo Wildstorm con le sole Gen 13 e Midnighter a portare avanti il manto (Deathblow chiuderà con il prossimo numero), a parte una teoria di stentate miniserie dedicate al solito Authority: il resto è solo progetti autoconclusivi e slegati, Ex-Machina e un altro abominio di miniserie che riprenderà la falsariga dell'abominevole Nemesis dell'anno scorso.
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