martedì, febbraio 26, 2008 | in : fumetti e libri
Babel-17 (Babel-17, 1966): romanzo di Delany recentemente ripubblicato per Urania Collezione dove il raffinato scrittore getta con spregiudicata noncuranza una quantità di moti e tematiche vibranti del clima culturalmente vivo e del cambiamento consapevole dei suoi anni. Una donna, poetessa e capitano spaziale di prim'ordine, viene contattata dalle forze militari dell'Alleanza Terrestre come ultima risorsa per sovvertire le sorti della guerra contro misteriosi invasori ormai arrivata a un punto di affaticante stallo: tutte le operazioni degli invasori vengono organizzate e controllate attraverso l'impiego di una super misteriosa e indecifrabile lingua conosciuta con il codice di Babel 17. La poetessa e capitano è anche la maggiore esperta di linguistica dell'universo. Si conosce veramente una lingua solo quando scompare il fenomeno della traduzione e i pensieri del parlante siano automaticamente formulati in quella lingua: sostanzialmente conoscere una lingua cambia il modo di pensare di chi l'abbia imparata, portata alle estreme conseguenze questa semplice dichiarazione di pubblico dominio porta alla celebre ipotesi di Sapir-Whorf che, negli anni di Delany, stava finendo il proprio tempo di pertinenza venendo radicalmente e irruentemente travolta dalla linguistica di Chomsky. In questo clima forbito e colto Delany si avventura in processi di pensiero-parola a volte difficilmente comprensibili, in altri casi semplicemente spiegati male dall'autore, ma di grande fascino e curiosità. Altro elemento reazionario mescolato con disinvoltura nel testo è la profonda libertà, quasi promiscuità, sessuale della protagonista e di tutto il contorno degli altri personaggi con diversi rapporti a tre (e quindi implicitamente parzialmente omosessuali) e una generalizzata facilità di costumi. La narrazione procede speditamente senza troppo curarsi di lasciare indietro qualche scampolo di trama priva di approfondimento e qualche mancato interlacciamento tra le parti: la spiegazione e il gioco intorno al soggetto motore della trama costa a Delany in termini di compattezza del racconto e nella sua congrua integrità ripercuotendosi inmancabilmente sul finale privo di quel guizzo necessario a valorizzarlo.
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domenica, febbraio 24, 2008 | in : fumetti e libri
Wonder Girl: di tutte le ultime miniserie prodotte da DC Comics questa spicca per la sua inutilità e infondatezza. La serie regolare di Wonder Woman, per quanto fluttuante nella periodicità d'uscita, sta consolidando una base qualitativa e di seguito che potrebbe far ben sperare per un ampliamento del sottostrato amazzone del DCU, inevitabilmente costerà all'imminente Trinity (serie regolare settimanale che prenderà il posto di Countdown) verificare la risalita del capogruppo di questa family; Donna Troy saltella da una miniserie all'altra dirigendosi a spron battuto verso Final Crisis e verso l'ennesima reunion dei Titans originali; Wonder Girl resta figura centrale nelle trame dei Teen Titans anche e specialmente in relazione alla sua controversa relazione con Robin (e qui non voglio neppure andare a sottolineare il fatto che Robin, nella sua regolare, abbia già un'altra relazione) e Supergirl. Restavano in sospeso diverse sottotrame dedicate al personaggio e persesi per strada: i poteri dopo l'intervento di Ares, il conflitto generazionale con Wonder Woman e qualche altro aspetto a cui questa mini avrebbe dovuto dare un senso e una risposta: team creativo composto da terze linee di contorno, dubbia scelta editoriale di rispingere fuori l'Hercules DC parallelamente al protagonismo molto più interessante vissuto da quello Marvel in questi stessi mesi, trama dalla continuity dubbia causa presenza delle Furie di Apokolips. Risultati: Hercules è nuovamente semidivino e in giro per la Terra con 12 nuove fatiche da svolgere, conseguentemente gli Dei stanno nuovamente combinando qualcosa, Wonder Girl e Wonder Woman parlottano tra loro ottenendo una quantomai inconsistente dichiarazione di maturità per la prima.

The Umbrella Academy: sempre miniserie in 6 albi ma di tutt'altra consistenza, produzione Dark Horse originale ma chiaramente improntata a insinuarsi nella scia delle opere di Mignola e del BPRD, Umbrella Academy racconta di 7 orfani cresciuti da uno scienziato pazzo/alieno e della fine del mondo. Ognuno degli orfani possiede caratteristiche particolari, nella storia li seguiamo già adulti durante il funerale del ''padre'' all'indomani della fine del mondo: un pò Doom Patrol, un pò Tom Strong: la serie è simpatica con qualche idea interessante e diverse banalità, è scritta da Gerard Way che qualcuno (io no) conoscerà per essere il cantante dei My Chemical Romance qui al suo primo impegno come scrittore di fumetti. Debutto niente male, un progettino con facili e probabili seguiti.
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giovedì, febbraio 21, 2008 | in : animazione e videogiochi

Beowulf: è un cartone? E’ il Final Fantasy occidentale? E’ l’ultima forma nell’evoluzione cinecomputer pompata dagli steroidi di Sin City e la digitale disumanità dei Virtual Set? E’ il passo successivo a A Scanner Darkly? Innanzitutto Beowulf è Leonida nella versione Zemeckis, in secondo luogo è il passo successivo nella sperimentazione personale del regista iniziata con Polar Express, poi è tutto quello detto prima. Mi devo togliere un sasso dalla scarpa: il primo pensiero a venirmi in mente è ‘’perché l’oro si ferma proprio lì a coprire quei due centimetri quadrati di capezzolo della Jolie?’’, ‘’mi sono distratto e ho messo su gli OAV di Bastard! con la demenziale censura elisiva giapponese?’’ Anni fa lessi Beowulf, testo a fronte ma principalmente nella traduzione, durante un periodo particolarmente impegnato di filologia epica e mi piacque abbastanza da gallarmi di averlo fatto: il film dura poco meno di 2 ore durante le quali Zemeckis decide di modificare sostanzialmente la trama del racconto inserendo un elmento da tragedia greca riguardante le origini partentali di Grendel e del Drago e perpetrando una versione della madre di Grendel pesantemente influenzata da echi nipponici. Beowulf è un calderone ripieno di tante suggestioni sviluppato per essere l’ultima frontiera dell’applicazione digitale al cinema: proiettato al Future Film Festival sarebbe un successone, come esperimento isolato diventerà facilmente un paio di righe ricordate da qualsiasi enciclopedia sull’intrattenimento, come film è tanto sciocco quanto vergognosa parodia involontaria di 300. Eppoi mi sono rotto di vedere impiegare il motore grafico di spiderman ogni qual volta un personaggio vada a compiere qualche acrobazia in salto. Chiudo con un pensiero in linea con quello iniziale: ‘’quanto è ridicolo l’insistito nascondere i genitali di Beowulf dietro elementi dello scenario giocando con la camera? Cos’e’, la Cinica dell’Amore? Benny Hill?

hellbly @ 09:32 | commenti (popup) | commenti
giovedì, febbraio 21, 2008 | in : cinema e tv

Inside Man: l’attitudine badass di Clive Owen risuona nelle mie corde di preferenza e mi spinge a recuperare film a suo tempo scartati. Non che mi aspettassi molto ma Inside Man si è rivelato peggiore del previsto: Spike Lee timbra il cartellino della regia poi appende un ‘’fuori servizio’’ all’altezza della fronte, Denzel Washington sembra Rutelli quando si annoia, la Foster ormai è la caricatura della caricatura di una lesbica incazzata, Dafoe starà su schermo due secondi riciclando tutte le mediocri espressioni di Goblin. Il personaggio di Owen, il Danny Ocean della situazione, è scarso e invisibile: porta una maschera per la maggior parte del tempo e il suo piano non è così brilllante da ricordare Lupin (e quindi non vale la pena seguirlo). Non mi va di spendere ulteriore tempo a descrivere gli innumerevoli difetti dell’inconsistente sceneggiatura.

hellbly @ 09:31 | commenti (popup) | commenti
venerdì, febbraio 15, 2008 | in : fumetti e libri
PlanetEs (ch1-26 completo): è stato uno degli anime più intensi vistisi negli ultimi cinque, sei anni. Il manga che l'ha originato è una storia difficile, molto seria e rigorosa scientificamente e tutta compresa nella sua atmosfera da vita vissuta di astronauti: non è male ma è molto poco divertente e troppo rigidamente legata alla durezza della vita nello spazio, all'ossessione di chi rischia la vita nell'ambiente più inospitale possibile e il desiderio di progresso umano. Il tutto accostato a una storia sentimentale molto semplice dove la devozione di coppia raggiunge e travalica quello che potrebbe essere una sorta di messaggio subliminale di buona società giapponese che difficilmente riesce a far breccia oltreoceano. Inoltre è disegnato malamente: un caso raro dove l'anime sia eccedentemente migliore del manga.

Blue Seed (v1-2 completo): recuperando a ruzzola tutto il manga deprecato nel corso degli anni ho ripescato anche uno Yuzo Takada d'annata, ricordando che il suo 3x3 Eyes sta stancamente scivolando nella scaletta dei miei fumetti preferiti d'ogni tempo questo suo clone ufficiale rasenta la stupidità più bestiale. Inoltre la trasformazione del protagonista maschile ricorda tragicamente quella di Yakumo nei volumetti più avanzati, e successivi a questi, del suddetto 3x3: segno evidente di riciclo interno di idee e soggetti grafici. Anche qui il cartone supera decisamente lo scarsissimo genitore cartaceo.
hellbly @ 22:49 | commenti (popup) | commenti
giovedì, febbraio 14, 2008 | in : animazione e videogiochi

Love Story, Killed: in qualche modo sento di dovermi giustificare. Chi segue il blog lo ricorderà: quando tornai a leggere comics per settimane non feci altro, adesso che sono pure tornato a leggere manga devo soddisfare la compulsione fino a renderla normalmente gestibile. In questo caso sono persino andato a ripescare una sidestory di Saikano (uno dei pochi manga letti nel corso dell'ultimo decennio circa): è originale nel senso di scritta e disegnata dall'autore originale Shin Takahashi e racconta una storia d'amore sul campo di battaglia, nello stile di Saikano naturalmente, quindi disperata e condannata. La scena si apre sullo stupro di una studentessa da parte di una mezza dozzina di soldati ''nemici'', i soldati muoiono uno dopo l'altro bersagliati senza fretta da un cecchino; il cecchino è rimasto solo in quella fetta di campo di battaglia, è andato giù di testa in senso buono: parla con i proiettili, colleziona armi scariche e tendenzialmente si farebbe una scopata come premio per aver salvato la ragazza. Naturalmente dedicato a tutti gli estimatori di Saikano: in poche pagine ritroverete, caso molto raro, tanta dell'atmosfera legata al manga principale.

Brigitte's Dinner: storia breve di Hiroaki Samura, l'autore di Blade of the Samurai (ne abbiamo parlato poco tempo fa in conseguenza alla chiusura dell'albo per Dark Horse), contenuta probabilmente in una raccolta di storie brevi a sfondo amoroso intitolata Ohikkoshi ma probabilmente no. In Germania la giovane Brigitte viene venduta come schiava per far compagnia durante i pasti a un veterano ferito di guerra.

Emerald: volume singolo, sempre di Samura, d'ambientazione western. Un plot complicato e tirato per le lunghe per liberare una ragazzina e incontrare 3 eroi del western secondo il maestro moderno del manga samurai: arte meravigliosa, narrazione a tratti priva di senso e continuamente di una banalità spaesante.

Night of the Succubus: concludiamo con una terza storia breve ancora per mano di Samura. Storia erotica che vede protagonista Morrigan... sì, la darkstalker Capcom... impegnata a bere l'anima di una giovane donna, ovviamente mediante sesso lesbo, su commissione del buon Dimitri. Arte squisita ma trovo che Samura e l'erotismo non siano sullo stesso piano: la bellezza delle sue tavole ma soprattutto lo stile del suo tratto non rendono giustizia alla sensualità, alle forme femminili sì ma al sesso no.

hellbly @ 08:28 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, febbraio 13, 2008 | in : fumetti e libri

Uzumaki (v1-3 completo): grazie al riuscito film trattone qualche anno fa questo manga di Junji Ito è generalmente considerato il suo più noto e celebre, il migliore anche. Tralasciando Tomie che ha ormai fatto il suo tempo. In realtà rispetto a quel Gyo di cui abbiamo nel post precedente Uzumaki lascia a desiderare: il primo volume è notevole, disturbante e concettualmente affascinante; dal secondo tuttavia inizia un movimento di calo culminante con la fine del terzo volume dovuta all'interpretazione data da Ito del fenomeno della spirale. Nel film sostanzialmente succedeva questo: paesino sperduto, scatta la maledizione della spirale e nel giro di pochi giorni succedono una serie di fatti inquietanti e mostruosi, poi il film finisce; nel manga invece i fatti inquietanti e mostruosi si succedono a oltranza: il paese non è colpito da una maledizione a tempo e poi viene distrutto, le spirali appaiono gradualmente fino a diventare di tutti i giorni. Nell'ultima parte del manga la popolazione del paese è abituata alle stranezze della spirale tanto da riuscire a sfruttarle e considerarle parte della vita di tutti i giorni (ovviamente in un clima malsano di generalizzata follia): la quotidianità del mostruoso non suscita quell'orrore accattivante del primo volume, alla fine sembra di trovarsi in un manga d'azione piuttosto che nella terrficante e distorcente diversità dell'ipnotica linea curva, si perde completamente l'effetto di sorpresa agghiacciante della deformazione inflitta dalla spirale ai corpi fisici sostituendola con un'allucinazione mentale collettiva che stanca rapidamente e lascia tutto l'ultimo volume in mano a una lunga problematica di paura sociale con scarsissimo appeal. Trovate eccellenti tirate troppo in là.

hellbly @ 10:01 | commenti (popup) | commenti
lunedì, febbraio 11, 2008 | in : fumetti e libri
Gyo (v1-2 completo): manga horror di Junji Ito del 2001, quello di Uzumaki e Tomie per intenderci, mano noto rispetto alle sue più importanti produzioni che non credo sia arrivato in Italia. Affascinante e raccapricciante il manga di Ito è uno di quelli capaci di farti fare un pensiero o due su cosa ci potrebbe essere sotto il letto prima di andare a dormire. Una coppietta al mare è testimone della terrificante invasione di mostruosi pesci con zampe di ragno che emergono dal mare e impazzano per la città: pesci di ogni genere, piccoli come pesciolini rossi scarafaggio o grossi come rinoceronti squalo. Oltre a essere di per sé disgustosi tutti questi pesci puzzano in maniera rivoltante, ma non nel modo famoso del proverbio, in un senso nauseante di putrefazione e decadimento. In un mese il fenomeno bizzarro si trasforma in una minaccia per la razza umana quando si il tanfo orribile e il misterioso virus propagato dai pesci ragno arriva a far impazzire gli esseri umani spingendoli a una battaglia contro gli invasori e contro la follia. L'origine delle misteriose zampe diventa poi un elemento fantascientifico di ulteriore panico e morte che preferisco non svelarvi...... anzi ve lo svelo: SPOILER SPOILER SPOILER Le zampe sono meccaniche, sembrano il risultato di un esperimento fuori controllo per una qualche arma chimica (sto sul vago): le zampe sono come i facehugger di alien, quando gli passi vicino ti si attaccano e ti trasformano in una bomba puzzolente e venefica uccidendoti e trafiggendoti di tubi in bocca e nell'ano. Nella lotta contro i pesci molte di queste zampe restano prive di pesce e quindi si attaccano a qualsiasi cosa vicina... VOI! Un manga rivoltante nel senso migliore del termine, disegnato molto bene, malato al punto giusto che conferma Ito come il maggiore esponente del genere. Alla fine del secondo volume ci sono un paio di storie brevi non direttamente connesse alla questione pesci.
hellbly @ 11:15 | commenti (popup) | commenti
lunedì, febbraio 11, 2008 | in : fumetti e libri
Parasyte (Kiseiju, v1-10 completa): non vi spaventate ma in questi giorni sto recuperando tutta una serie di manga che interruppi anni e anni fa e finalmente mi sono deciso a concludere. Questa volte tocca all'Ospite Indesiderato che tanti anni fa compì una sporadica apparizione in Italia per conto di non ricordo quale editore minore e mi pare sia più o meno recentemente stato ripreso da Magic Press. E' uno dei grandi manga degli anni '90, una serie horror fantascientifica seinen con molto sangue ma un non eccessivamente cruenta, e una minima componente sessuale dovuta alla naturale evoluzione di un rapporto amoroso intrecciato a tutta la storia principale. Il manga di Hitoshi Iwaaki, riletto tutto d'un fiato dall'inizio alla fine, è una perla per narrazione e sviluppo del soggetto nonostante alcuni dubbi e dettagli della trama persi per strada durante gli anni di pubblicazione (il misterioso prologo resta in ultima analisi senza risposta): misteriosi parassiti vermiformi spaziali atterrano sul nostro pianeta spinti da un vago desiderio di sterminare la razza umana privo però di fondamenta e quindi sostanzialmente non costrittivo e ampiamente superabile, i vermetti penetrano nel corpo umano e si sostituiscono a parte di esso (solitamente il cervello/testa) prendendone di fatto il controllo. Il protagonista in questo senso è come una sorta di devilman: invece di perdere la propria umanità riesce a mantenere il controllo sull'invasore guadagnandone i poteri. In un certo qual modo. Nel caso del protagonista infatti il parassita non riesce a raggiungere il cervello fermando nella mano destra: dal primo capitolo in poi i due condivideranno il corpo costretti a un rapporto simbiotico la cui evoluzione li porterà a incontrare, e spesso combattere, gli altri parassiti. La vicenda segue un certo numero di anni fornendo all'autore la possibilità di mostrare l'organizzazione e i cambiamenti nel rapporto tra uomini e parassiti fino a quello che è un finale giusto e misurato che chiude la storia senza lasciare vuoti o suggerire continuazioni impossibili. Naturalmente non aspettatevi un tratto alla Oh Great perché qui parliamo di manga serissimo e classico fatto con lo stile che dieci anni e più anni fa fece esplodere la mania in tutto il mondo.
hellbly @ 10:44 | commenti (popup) | commenti
domenica, febbraio 10, 2008 | in : fumetti e libri
Tom Clancy's Splinter Cell: Barracuda (bla bla Operation Barracuda, 2005): innanzitutto questo libro nella sua edizione copertina italiana è ben aldilà della truffa e chiunque avesse voglia di portarne una copia all'associazione consumatori potrà sicuramente trovare ampi e validi elementi di discussione. Sulla copertina italiana campeggna enorme la scritta Tom Clancy e, minuscolo e quasi invisibile, molto sotto il nome del vero scrittore: essendo, infatti, ''Tom Clancy'' parte integrante del titolo di questa serie tratta dalla celebre serie di videogiochi concorrente alla più celebre Metal Gear. Questo, per dirla poi tutta, è il secondo libro: il primo me lo sono perso ma poco importa, difficilmente vi potrebbe capitare di leggere un libro tanto brutto. L'ordine è certo l'ultimo dei problemi. David Michaels è il più ignobile scrittore che mi sia mai capitato di pagare. Il libro, scritto in prima persona, vedrebbe le avventure di Sam Fischer, lo Splinter Cell, ma sembra piuttosto la gaia avventura del grande gigante gentile versione per mongoloidi. Punto.
hellbly @ 20:58 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, febbraio 06, 2008 | in : fumetti e libri
Eat-Man (volumetti 1-19 serie completa): si e' gia' parlato di Eat-Man qualche tempo fa a proposito della seconda serie di OAV; il manga di Akihito Yoshitomi ha le caratteristiche tipiche del cult: riscontro di pubblico medio basso tendente a calare, un gruppo di irriducibili appassionati e una larga seppure parziale diffusione. In Italia l'abbiamo vist8 agli inizi della Panini nel settore, interrotta dopo una dozzina di uscite corrispondenti si e no al quinto tankobon. Forse vale la pena ripeterlo: Eat-Man e' stato ed e' uno dei miei manga preferiti, uno dei miei fumetti preferiti. Grazie ad affezionati e laboriosi fan-traduttori americani ho potuto finalmente arrivare fino in fondo alla storia (in realtà sono mesi che è uscito l'ultimo volumetto ma era da tempo che non controllavo più il topic su hongfire), soddisfatto, dispiaciuto per la conclusione e con la certezza di conservarne il ricordo come una delle migliori rappresentazioni fantascientifiche a fumetti. Bolt Crank e' il migliore avventuriero del mondo, e' un mercenario assoldabile per qualsiasi compito: dall'omicidio, alla guardia del corpo, al trasporto e recuperto... cosi' via. Bolt parla poco, e' un tizio grande e grosso con lunghi capelli biondi e occhiali da sole scuri, indossa sempre un pesante cappotto: e' il figo che tutti gli uomini vorrebbero essere e tutte le donne vorrebbero avere. Bolt ha uno strano potere: puo' mangiare qualunque cosa, dalle pietre ai bulloni, metalli di ogni tipo, componenti elettronici, cavi, qualunque cosa, pistole, macchine, edifici, robot, qualunque cosa per poi farla fuoriuscire dalla propria mano destra, nella forma originale, combinata o modificata a seconda della sua volonta'. L'ambientazione e' imprecisata e vaga: siamo sulla Terra del futuro o su un pianeta alieno o in un'altra dimensione? Non e' dato saperlo: e' un vasto mondo, largamente desertico ma con qualche lussureggiante foresta, con villaggi e megalopoli, abitato da draghi, demoni, fate; un mondo ad altissima tecnologia, di androidi e robot, astronavi e armi apocalittiche. Fino al sesto volumetto circa le avventure di Bolt durano poche pagine, sono piuttosto simili e vedono la costante presenza di storie d'amore al loro centro, alcune aventi per oggetto Bolt stesso, la maggioranza no. Sono romance veri e propri, travolgenti, osteggiati da genitori, drammatici e devoti ma anche sessualmente e naturalmente molto gioiosi (niente di hentai, ma non si tratta dei soliti ragazzini sfigati giapponesi: qui si seguono gli istinti e la passione, c'e' fiducia e volonta'; ci sono anche storie omosessuali). Nel corso di queste prime avventure scopriamo, o meglio non scopriamo, il passato del protagonista: molte persone sembrano conoscerlo, molte sembrano scambiarlo per qualcun altro, non invecchia, non muore, qualcuno lo insegue e lo perseguita, ci sono molti conti da regolare e una quantita' di misteri. I volumetti centrali per scelta dichiarata e richiesta all'autore presentano un unica story-line risolutiva di quasi tutte le questioni riguardanti Bolt e i suoi ''doppi'': il nesso primario e' un classico della fantascienza, la natura e la distinzione tra uomo e macchina, l'amore tra umani e robot. Alla fine a dire il vero non sappiamo ancora chi sia Bolt, ma sappiamo di Leon. Nel corso di questi episodi si forma anche un gruppo di spalle e aiutanti, alleati che ritornano dalle avventure precedenti, vecchi nemici: tutto sembra raggiungere il culmine e si arriva ad un ottima, commovente e perfetta (un caso unico nei manga che vorrei piu' volte sottolineare: c'e' un vero finale). Pero' e' solo il volumetto 12. Dopo l'autore si sbizzarrisce: cambia l'editore, ritorna a scrivere storie brevi, poi nuovamente storie lunghe ma dai toni decisamente piu' crudi... violenza e morte sanguinaria, il passato di Bolt, prostituzione minorile, shouta complex (come lolita ma al contrario) c'e' di tutto un po'. La caratterizzazione di Bolt si scioglie un po', diventa piu' umano, tradisce debolezze e sentimenti con meno stolida compostezza: le ultime storie sono le migliori di tutta la serie. Poi c'e' un altro finale, perfetto e assoluto, completo: viene svelato il mistero di Bolt, in parte, in parte no e la conclusione porta un motivo che la successiva fantascienza giappone avrebbe poi cavalcato a oltranza. Bolt è il creatore, Bolt sconfigge la morte e crea il mondo dal nulla.
hellbly @ 18:59 | commenti (popup) | commenti
domenica, febbraio 03, 2008 | in : cinema e tv
The Game Plan: prima o poi ogni action hero che si rispetti deve cedere alle lusinghe della Disney e lasciarsi coinvolgere nel tipico progetto con bambino, l'hanno fatto tutti e questa volta è toccato a The Rock, qui per l'ultima volta accreditato con il suo nome di battaglia da wrestler e (pare) in futuro riconscibile solo come Dwayne Johnson. Buon per lui. Il film è prevedibile, scontato e non per questo meno riuscito o divertente dall'inizio alla fine: certo è un divertimento relativo e per famiglie ma questi film prodotti con lo stampino sono comunque pieni di una loro dignitosa volontà di fare soldi e veicolare qualche non disprezzabile messaggio positivo. Aggiungiamoci che rispetto a tanti altri The Rock possiede una vena comica certamente più accentuata e vigorosa, a parte quel sorriso un pò rigido che spara fuori ogni tanto resta un attore in via di costruzione ma sempre più a suo agio. Joe Kingman è il classico egocentrico megalomane campione sportivo, football in questo caso, che un giorno si ritrova alla porta una figlia di 8 anni di cui non sapeva niente e si trova a dover ridefinire non solo il suo stile di vita eccessivo ma anche i valori e le priorità di una vita. Il bulldog Spike, The Rock vestito da ballerino classico, il bedazzler, gli ignorantissimi compagni di squadra: ci sono varie scenette comiche simpatiche e gustose, il tutto scorre rapido e indolore con qualche momento emotivamente riuscito.
hellbly @ 23:40 | commenti (popup) | commenti
domenica, febbraio 03, 2008 | in : cinema e tv
The Matador: era da tempo che pensavo di recuperare questa commedia nera con Pierce Brosnan nel ruolo di un sicario con una crisi di mezza età molto intensa e un Greg Kinnear nel ruolo del tizio preso nel mezzo. Fu il ruolo scelto da Brosnan dopo essere stato malamente sbattuto fuori dallo smoking di 007. Il film si lascia guardare ma è privo di appeal, è anzi sufficientemente noioso da farsi mandare avanti in molte parti: specialmente quelle con Kinnear troppo radicato nella parte dello sfigato di famiglia, Brosnan invece si diletta un pò nell'autoironia e si lascia andare a mostrare un immagine di sé facilmente ridicola e inelegante. Un grande sforzo a non fare niente di sbagliato senza però concretizzare le possibiltà comiche del momento e dell'attore.
hellbly @ 15:31 | commenti (popup) | commenti
domenica, febbraio 03, 2008 | in : cinema e tv
Seraphim Falls: mai arrivato da noi il duello tra Qui-gon Jinn e Grey Owl è uno magnifico western del raro sottogenere invernale alla Zanna Bianca, Liam Neeson è un colonello dell'esercito confederato mosso da un odio nero e catramoso per l'ex-capitano nordista Pierce Brosnan colpevole anni prima di un grave fatto di sangue... sostanzialmente è la trama al contrario del Texano dagli Occhi di Ghiaccio. La storia ci mostra il trapper Gideon (Pierce) lassù nel Klondike o un qualche posto del genere, un colpo di fucile e un proiettile nel braccio danno inizio alla sua disperata fuga che per due ore tiene inchiodati allo spettacolo. C'e' un pochino di Rambo in Gideon e un pò di Clint Eastwood nel volto smagrito e invecchiato del colonnello Carver. Il regista David Von Ancken è al suo primo lungometraggio ma mostra di aver studiato con cura i precursori del genere mentre una corposa carriera da regista televisivo sicuramente gli hanno donato capacità di arrangiarsi in quello che è fuori di dubbio un film dal budget molto risicato. L'inseguimento è spietato e attraversa in un viaggio palesemente spirituale luoghi mistici della frontiera selvaggia: fotografia spettacolare che immortala macchie di vita tradizionale nel percorso evolutivo del west dalla guerra civile al futuro, immerse nel nulla ghiacciato e nel nulla desertico. I due uomini attraversano una carovana di pellegrini, la ferrovia in costruzione, la capanna sperduta, la comunità religiosa, la banda di fuorilegge troppo giovani, il venditore ambulante, lo sciamano civilizzato... il finale butta una corda persino a El Topo nell'ansito surreale e metafisico dell'ultimo confronto all'ombra di una guerra finita, sotto il sole impietoso della vecchiaia e della morte. Seraphim Falls è un nodo di memorie western dove tutte le scene, i luoghi e i dialoghi si combinano di suggestioni passate e influenze concettuali dove ogni istante del film ricorda e rimanda a qualcosa di primitivo come ricordi condensati, opachi ma indelebili che lascia rinnovati nell'amore per storie senza tempo di proiettili contati, coltelli e cavalli. Due uomini che condividono lo stesso incubo, due attori invecchiati graziati da quella gloria delle rughe e di anni d'attività che li avvolge di espressività e naturale simpatia.
hellbly @ 14:23 | commenti (popup) | commenti
domenica, febbraio 03, 2008 | in : cinema e tv
Cloverfield: cominciamo dalle note. La campagna pubblicitaria del film ha insegnato a tutti la felice espressione Viral Marketing. Esiste un manga in 4 volumetti dove si racconta il prequel di Cloverfield, un manga ufficiale. Gli interessati descrivono il mostro come ''appena nato'' ed ''emerso dall'oceano'': ovviamente si parla anche già di un seguito. Alla fine dei particolarmente lunghi titoli di coda che hanno duramente provato la mia, e quella dei miei amici, capacità e curiosità di vedere se ci fosse qualcosa in più (mentre la sala veniva ripulita e la fastidiosa colonna sonora del Sig. Giacchino, che un caro amico mi ricorda essere l'autore delle musiche di Medal of Honor), effettivamente si sente un qualcosa che potrebbe sembrare una parola detta ma confusa da scariche e rumore di fondo: niente video, solo rumore di fondo e quella che sembrava una parola (un segno di vita?). Il titolo pare faccia riferimento all'uscita della ''tangenziale'' per raggiungere gli studi. Il doppiaggio italiano è particolarmente triste e penoso. Il pubblico italiano è stato particolarmente ignorante con tanta gente alzatasi a metà film, tanti mocciosi che si aspettavano Godzilla 2008 e tanti ex-mocciosi cresciuti nella forma di adulti idioti che non facevano che parlare e sbadigliare esprimendo commenti negativi nei confronti di quello che è invece un ottimo film. Ovviamente all'inizio non si riesce a non pensare al Blair Witch Project: tutto il film viene presentato come la testimonianza video, tratta dagli archivi militari, filmata dalla classica handycam di un gruppo di giovani durante l'incidente. In alcune sale americane pare facesse bella mostra di sé un avviso per preparare il pubblico a eventuali vertigini e nausee provocate dal ballonzolare dell'immagine. La testimonianza non è editata e conseguentemente vengono  mostrate scene non direttamente connesse all'incidente, come la festa del prologo che dà ragione d'essere a tutto il video, e come le scene ''sotto'' il video (il nastro registrato era infatti riciclato) che partecipano alla ben strutturata sotto vicenda amorosa altro motore e causa di tutta il film. Festa d'addio per la partenza di un amico in trasferimento verso il Giappone: tutto va bene, a parte un infelice litigio con l'amore della sua vita, ma un gran botto e una testa di statua della libertà dopo a tutti diventa chiaro che qualcosa ha invaso Manhattan. Il mostro si vede quasi subito, si vede ''bene'' però solo verso metà film: essendo il video amatoriale di un gruppo di giovani casualmente sul posto non vengono date spiegazioni, analisi sulla biologia del mostro o alcuna informazione extra aldilà della pura e semplice visione degli avvenimenti. I protagonisti inoltre sono talmente spaventati mentre si aggirano per l'isola cercando contemporaneamente di scappare e di salvare la suddetta gnocca che non si fermano certo a parlare tra loro per motivare illazioni sullo stato dell'unione. La regia è notevole, impressionante la verosimiglianza delle riprese involontarie e improvvisate, il subdolo racconto degli eventi: certosino e innegabilmente elegante, facile, studiato. Il produttore, diciamolo, è quello dietro la serie Lost mentre il regista è Matt Reeves, al suo primo lungometraggio con un pò di tv alle spalle tra cui proprio quel Felicity a suo tempo prodotto da Abrams. Il mostro è un gran bel pezzo di design con una caratterizzazione piuttosto intrigante e originale nei limiti del possibile senza togliere quei necessari arti e code dovuti a molte scene di distruzione: francamente mi sentirei di escludere particolari plagi ai danni dello scarso horror coreano The Host; piuttosto avrei escluso i parassiti che fanno tanto grunt per un videogioco. Un film da vedere per la tante soluzioni interessanti, per l'ottima realizzazione tecnica e per l'impostazione così accattivante e appetibile: la speranza adesso potrebbe essere di vedere un sequel come fu Aliens per Alien.
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venerdì, febbraio 01, 2008 | in : fumetti e libri
Black Adam - The Dark Age: si conclude al sesto albo senza raggiungere il previsto ottavo la miniserie scritta da Tomasi e disegnata da un Mahnke in forma strepitosa dedicata a raccontarci quel minuscolo gap di continuity che mancava tra la fine di World War III e uno dei primi numeri di Countdown di qualche anno fa. Una bella miniserie stranamente priva della giusta risposta di pubblico forse a causa del troppo complicato inquadrametno e dei tanti particolari incomprensibili a un non dc jeek: Black Adam va in giro per il globo cercando di resuscitare la moglie (quanti personaggi DC hanno recentemente tentato qualcosa del genere?) e ritrovare la parola per liberare i suoi poteri. Disegni squisiti di un grande narratore per immagini nel pieno della sua maturità e dotato di formidabile controllo scenico, in parallelo Tomasi pur non brillando resta un pacifico scrittore sempre leggermente troppo propenso al monologo interiore. Il finale è una grossa delusione: Isis risorge ma viene rapita da Faust, la parola segreta è una grossa sciocchezza e Adam finisce l'ultimo albo a un passo da donare i propri poteri a Mary Marvel come già sappiamo.

Y - The Last Man: 6 anni e 60 numeri dopo si conclude un'altra perla della Vertigo rivoluzionaria che fu, concludere degnatamente la storia dell'ultimo maschio sulla Terra in un mondo popolato da donne incazzate, neo amazzoni e via dicendo che per i suddetti 6 anni a intrecciato una vicenda a volte lenta ma sempre intrigante e piena di ricerca, indagine, e strambo citazionismo Farscape. Con un probabile adattamento cinematografico di là da venire Vaughan sceglie la strada sicura del finale pieno di emozione e un pò patetico con un flashforward classico ambientato 60 anni dopo il penultimo albo. Il mondo è normale adesso, ci sono sempre e solo donne ma l'ambiente sociale è tornato quello di un tempo con persino qualche evoluzione tecnologica da fantascienza: la clonazione sta dando buoni risultati e qualche giovane clone di Yorick cammina sulla Terra giusto per conservare qualche speranza di eterosessualità. Il vecchio Yorick ripercorre alcune tappe importanti di quegli anni chiudendo sostanzialmente tutte le trame in sospeso, dopodiché si fa una bella fuga in stile Redeption e l'ultima tavola si concede un apprezzabile autoomaggio iconografico. La serie ha perso via via forza ogni decina di numeri che passavano, forse anche la non condivisibile scelta di Vaughan di farla concludere tutto sommato male rompendo costantemente le speranze di lieto fine a ogni nuova possibilità.
hellbly @ 22:40 | commenti (popup) | commenti