Beowulf: è un cartone? E’ il Final Fantasy occidentale? E’ l’ultima forma nell’evoluzione cinecomputer pompata dagli steroidi di Sin City e la digitale disumanità dei Virtual Set? E’ il passo successivo a A Scanner Darkly? Innanzitutto Beowulf è Leonida nella versione Zemeckis, in secondo luogo è il passo successivo nella sperimentazione personale del regista iniziata con Polar Express, poi è tutto quello detto prima. Mi devo togliere un sasso dalla scarpa: il primo pensiero a venirmi in mente è ‘’perché l’oro si ferma proprio lì a coprire quei due centimetri quadrati di capezzolo della Jolie?’’, ‘’mi sono distratto e ho messo su gli OAV di Bastard! con la demenziale censura elisiva giapponese?’’ Anni fa lessi Beowulf, testo a fronte ma principalmente nella traduzione, durante un periodo particolarmente impegnato di filologia epica e mi piacque abbastanza da gallarmi di averlo fatto: il film dura poco meno di 2 ore durante le quali Zemeckis decide di modificare sostanzialmente la trama del racconto inserendo un elmento da tragedia greca riguardante le origini partentali di Grendel e del Drago e perpetrando una versione della madre di Grendel pesantemente influenzata da echi nipponici. Beowulf è un calderone ripieno di tante suggestioni sviluppato per essere l’ultima frontiera dell’applicazione digitale al cinema: proiettato al Future Film Festival sarebbe un successone, come esperimento isolato diventerà facilmente un paio di righe ricordate da qualsiasi enciclopedia sull’intrattenimento, come film è tanto sciocco quanto vergognosa parodia involontaria di 300. Eppoi mi sono rotto di vedere impiegare il motore grafico di spiderman ogni qual volta un personaggio vada a compiere qualche acrobazia in salto. Chiudo con un pensiero in linea con quello iniziale: ‘’quanto è ridicolo l’insistito nascondere i genitali di Beowulf dietro elementi dello scenario giocando con la camera? Cos’e’, la Cinica dell’Amore? Benny Hill?
Inside Man: l’attitudine badass di Clive Owen risuona nelle mie corde di preferenza e mi spinge a recuperare film a suo tempo scartati. Non che mi aspettassi molto ma Inside Man si è rivelato peggiore del previsto: Spike Lee timbra il cartellino della regia poi appende un ‘’fuori servizio’’ all’altezza della fronte, Denzel Washington sembra Rutelli quando si annoia, la Foster ormai è la caricatura della caricatura di una lesbica incazzata, Dafoe starà su schermo due secondi riciclando tutte le mediocri espressioni di Goblin. Il personaggio di Owen, il Danny Ocean della situazione, è scarso e invisibile: porta una maschera per la maggior parte del tempo e il suo piano non è così brilllante da ricordare Lupin (e quindi non vale la pena seguirlo). Non mi va di spendere ulteriore tempo a descrivere gli innumerevoli difetti dell’inconsistente sceneggiatura.
Love Story, Killed: in qualche modo sento di dovermi giustificare. Chi segue il blog lo ricorderà: quando tornai a leggere comics per settimane non feci altro, adesso che sono pure tornato a leggere manga devo soddisfare la compulsione fino a renderla normalmente gestibile. In questo caso sono persino andato a ripescare una sidestory di Saikano (uno dei pochi manga letti nel corso dell'ultimo decennio circa): è originale nel senso di scritta e disegnata dall'autore originale Shin Takahashi e racconta una storia d'amore sul campo di battaglia, nello stile di Saikano naturalmente, quindi disperata e condannata. La scena si apre sullo stupro di una studentessa da parte di una mezza dozzina di soldati ''nemici'', i soldati muoiono uno dopo l'altro bersagliati senza fretta da un cecchino; il cecchino è rimasto solo in quella fetta di campo di battaglia, è andato giù di testa in senso buono: parla con i proiettili, colleziona armi scariche e tendenzialmente si farebbe una scopata come premio per aver salvato la ragazza. Naturalmente dedicato a tutti gli estimatori di Saikano: in poche pagine ritroverete, caso molto raro, tanta dell'atmosfera legata al manga principale.
Brigitte's Dinner: storia breve di Hiroaki Samura, l'autore di Blade of the Samurai (ne abbiamo parlato poco tempo fa in conseguenza alla chiusura dell'albo per Dark Horse), contenuta probabilmente in una raccolta di storie brevi a sfondo amoroso intitolata Ohikkoshi ma probabilmente no. In Germania la giovane Brigitte viene venduta come schiava per far compagnia durante i pasti a un veterano ferito di guerra.
Emerald: volume singolo, sempre di Samura, d'ambientazione western. Un plot complicato e tirato per le lunghe per liberare una ragazzina e incontrare 3 eroi del western secondo il maestro moderno del manga samurai: arte meravigliosa, narrazione a tratti priva di senso e continuamente di una banalità spaesante.
Night of the Succubus: concludiamo con una terza storia breve ancora per mano di Samura. Storia erotica che vede protagonista Morrigan... sì, la darkstalker Capcom... impegnata a bere l'anima di una giovane donna, ovviamente mediante sesso lesbo, su commissione del buon Dimitri. Arte squisita ma trovo che Samura e l'erotismo non siano sullo stesso piano: la bellezza delle sue tavole ma soprattutto lo stile del suo tratto non rendono giustizia alla sensualità, alle forme femminili sì ma al sesso no.
Uzumaki (v1-3 completo): grazie al riuscito film trattone qualche anno fa questo manga di Junji Ito è generalmente considerato il suo più noto e celebre, il migliore anche. Tralasciando Tomie che ha ormai fatto il suo tempo. In realtà rispetto a quel Gyo di cui abbiamo nel post precedente Uzumaki lascia a desiderare: il primo volume è notevole, disturbante e concettualmente affascinante; dal secondo tuttavia inizia un movimento di calo culminante con la fine del terzo volume dovuta all'interpretazione data da Ito del fenomeno della spirale. Nel film sostanzialmente succedeva questo: paesino sperduto, scatta la maledizione della spirale e nel giro di pochi giorni succedono una serie di fatti inquietanti e mostruosi, poi il film finisce; nel manga invece i fatti inquietanti e mostruosi si succedono a oltranza: il paese non è colpito da una maledizione a tempo e poi viene distrutto, le spirali appaiono gradualmente fino a diventare di tutti i giorni. Nell'ultima parte del manga la popolazione del paese è abituata alle stranezze della spirale tanto da riuscire a sfruttarle e considerarle parte della vita di tutti i giorni (ovviamente in un clima malsano di generalizzata follia): la quotidianità del mostruoso non suscita quell'orrore accattivante del primo volume, alla fine sembra di trovarsi in un manga d'azione piuttosto che nella terrficante e distorcente diversità dell'ipnotica linea curva, si perde completamente l'effetto di sorpresa agghiacciante della deformazione inflitta dalla spirale ai corpi fisici sostituendola con un'allucinazione mentale collettiva che stanca rapidamente e lascia tutto l'ultimo volume in mano a una lunga problematica di paura sociale con scarsissimo appeal. Trovate eccellenti tirate troppo in là.