The All-New Atom: editorialmente parlando la serie dedicata al nuovo The Atom e quella al nuovo Blue Beetle procedono attraverso similitudini e similari politiche gestionali, in questo giro di mesi sono entrambe arrivate alla conclusione di lunghe storyline portate avanti dai rispettivi scrittori-creatori, entrambe si vedono attualmente collocate in una curiosa situazione dove i corrispettivi ''antenati'' siano tornati dalla morte/sparizione e siano in un certo senso oscurate da questi ritorni. Gail Simone abbandona il personaggio creato su un'idea di Grant Morrison... riporto ancora questa ''notizia'' perché è ridicola e mi fa sempre ridere: l'idea di Morrison quale sarebbe? Il fatto che sia orientale? Il nuovo protagonista non è riuscito a prendermi, sarà che ho sempre molto apprezzato Ray Palmer, almeno nelle sue versioni meno lagnose (quello attuale è intollerabile), quindi il nuovo Atom l'ho sempre letto con una certa diffidenza perdendomi spesso all'interno di una trama contorta e priva di mordente, ambientata in una città forzatamente caratterizzata per inserirsi nelle tante metropoli con l'anima del DCU. Niente Opal City per noi. Questo nuovo inizio però segna l'arrivo di uno scrittore molto apprezzato, autore di un pulp fantascientifico di grande prestigio e cult, quel Fear Agent disputato tra Image e Dark Horse: il primo albo lo vede subito impegnato a incattivire la personalità del suo protagonista con un pò di umorismo e sangue, vedremo i prossimi mesi.
Blue Beetle: arriviamo quindi all'altra serie giunta all'ultimo numero del team creatore. Per Blue Beetle però non aspettiamo il nuovo numero, è difficile credere che si potrà fare meglio: da un'idea (e coscritto) di Keith Giffen, tanto per restare in parallelo, insieme con John Rogers (poi scrittore unico), nasce il terzo, ispanico, Blue Beetle. Tipico ragazzino con poteri che deve scoprire l'eroismo e il proprio posto nel mondo: un classico narrato con cura, sentimento e attenzione, dedicata all'avventura ma anche alla vita personale del giovane protagonista e al suo contesto urbano. Gli ultimi numeri sono stati perfetti, il cast di comprimari in grande spolvero con passione e giustizia rivediamo la decimata Justice League International; un protagonista capace e sviluppato attraverso tragedia e forza, rapporti di amicizia e collaborazione, rispetto per la sua tradizione giocato sulla serietà e non sugli inutili patetismi che spesso affliggono le nuove generazioni rispetto al vecchio. Blue Beetle è stata una delle migliori serie regolari DC, una delle migliori in assoluto del mercato supereroistico.
Atomic-Robo: si conclude la scoppiettante e notevolissima prima opera della nuova editrice Red5, già lanciata al ruolo di migliore nuovo arrivo nel mercato. Storia di fantascienza molto vicina alle tematiche noir steam-punk di un Hellboy: al posto del demone troviamo un simpatico e immortale Robo creato da Tesla nel 1923, la mini racconta varie avventure nel corso del secolo scorso. Ottimi disegni quasi in stile Immonen variato attraverso influenze indie, molto bell; testi di Brian Clevinger. Sì, qualcuno forse l'avrà riconosciuto come l'autore di 8-bit Theater, una delle prime e più apprezzate strisce webcomic umoristiche. Una mini solare e divertente con tanti stereotipi parodiati e un protagonista originale e accattivante, non la solita robaccia da editore indipendente.
Coundown Presents - Lord Havok and the Extremists: un'altra delle molteplici mini cominciate parallelamente a Countdown giunge alla fine, Frank Tieri e Liam Sharp hanno realizzato un progetto narrativamente banale per (re)introdurre al multiverso DC il gruppo degli Estremisti; tutte facce vecchie rinnovate, ma sempre graziosamente rubate al Marvel Universe. Ogni albo racconta la secret origin di uno degli Estremisti, parallelamente li vediamo incontrare/scontrare Monarch e infilarsi di prepotenza nel DCU. I primi albi erano disegnati particolarmente bene, negli ultimi Sharp sembra aver lavorato con grande fretta: mediocre restyle di vecchi personaggi. Lord Havok sarà il Dr. Destino ma sembra sempre troppo Testa di Morte.
Countdown to Adventure: all'interno delle storyline di 52 ce n'era una particolarmente bella avente protagonisti Starfire, Animal Man e Adam Strange; questa miniserie in 8 parti ne è il seguito diretto, ed è uno schifo. Dopo tante egrege miniserie spaziali, DC affida 3 personaggi stracarichi di potenziale al mediocre Beechen, autore che continua a bazzicare in giro rifilando continuativamente porcherie (la peggiore run di Robin di sempre, per dirne una) prive di spessore. La trama gira intorno alla solita Lady Styx, a un improbabile triangolo amoroso famiglia Animal Man-Starfire, e alla copia cattiva di Adam Strange: nel mezzo il solito virus religioso e tante banalità. L'unica utilità della mini è quella di fare da apripista per il culto di Lady Styx a Rann e quindi per le premesse della prossima guerra Rann-Thanagar: disegnato male, scritto peggio. Adam Strange lo rivedremo sicuramente impegnato nella prossima Guerra, Starfire è proiettata verso l'ennesima reunion dei Titans... e Animal Man? Per adesso nessuna notizia, speriamo non torni nell'oblio delle comparse da crossover. In appendice a questa storia principale abbiamo anche letto la prima avventura assolo di Forerunner, la serva dei Monitor poi diventata serva di Monarch e ora libera piratessa dello spazio: il personaggio resta piuttosto piatto però la crew formatasi attorno a lei brilla di potenzialità, magari un incontro/scontro con gli Omega Men....
The Authority - Prime: miniserie per Gage e Robertson. Ottimi autori per il solito incontro/scontro Authority-Stormwatch alle prese con il re-re-re-redivivo Bendix. Continuity dubbia: inizialmente avrebbe dovuto essere uno storyarc all'interno della regolare di Morrison-Ha, poi diventata miniserie con la fine del progetto e il programma di ri-ri-rilancio. Niente da dire: i dialoghi sono decenti considerando il soggetto, i disegni sono buoni ma forse non particolarmente adatti al tema. Poteva essere peggio. A parte il ritorno di Bendix: quello si poteva evitare.
Wildstorm Revelations: concludiamo questo giro di mini finite con l'ultima, in ordine cronologico, prova DC per il rilancio dell'universo Wildstorm; non veniate a dirmi che Armageddon era alla base di questo, lo è diventato solo in seguito al fallimento della scorsa iniziativa: con Revelations i signori Beatty e Gage ci portano in giro per il WU dando seguito al palloso crossover che nei mesi scorsi aveva visto tanti eroi Wildstorm viaggiare in un futuro terribile in una riproposta del vecchio crossover DC con l'originale Monarch. Backlash 2, Savant e Nemesis fanno le Thelma e Louise e l'Altra in giro per il WU rompendo le palle a tutti e mostrando una panoramica da status quo sui poteri forti in attività nel WU: ci sono le solite Black Ops comandate da Backlash, i Wildcats, Stormwatch, Authority, Gamora, Majestic e via dicendo. La mini è abbastanza carica, i due scrittori si sono realmente impegnati e in tutti i momenti non necessaria all'avviamento della storyline danno il meglio di sé nel raccontare la scorribanda delle tre donne: dubbi sulle caratterizzazioni a parte il risultato è buono e divertente, disegnato molto bene da Wes Craig. Adesso ci aspetta la mini Number of the Beast, e capire cosa siano i New Dynamix. Oserei dire partenza promettente.
Gli Amanti di Siddo (The Lovers, 1952-1979): questo racconto successivamente ampliato in romanzo valse a Philip Farmer l’hugo come miglior nuovo scrittore nel 1952, la versione pubblicata sul vecchio Nord Oro trovato al mercatino è però quella definitiva del 1979. Letto oggi risulta un testo piuttosto semplicistico e vecchio, considerando anche le opere successive dell’autore, ma nel contesto della storia della fantascienza tiene un posto saldo e particolare perché capostipite dell’introduzione di tematiche sensuali ed erotiche all’interno di un genere fino a quel momento castissimo come
Estratto il suo valore storico nello sviluppo del genere, il romanzo è un tipico esempio della sua epoca: nel prossimo futuro la società terrestre sarà dominata e divisa in due blocchi contrapposti caratterizzati non dallo schieramento politico ma da due diversi tipi di fanatismo religioso, entrambi sviluppatisi su derivazioni ebraico-israelite. Uomini e donne vivono oppressi e condizionati a rinunciare a ogni piacere, invitati a denunciarsi gli uni con gli altri a ogni tentennamento morale: il nostro protagonista è uno scienziato di basso livello con un ancor più basso punteggio morale che potrebbe essergli causa mortale, conseguentemente è più che lieto di andare extramondo quando una fortuita coincidenza gli apre le porte di un posto su un’astronave missionaria diretta verso un pianeta abitato da alieni umanoidi.
Il pianeta non è una gomorra del futuro ma una società ‘’normale’’ comprensiva di tutti i divertimenti banditi dalla futuristica umanità: il pianeta si chiama Ozagen, simpatico giochino di parole Oz Again, e infatti per il protagonista è veramente un luogo di meraviglia infinita e scoperte. Niente di edonistico ma vivace e abitato da alieni di vario tipo sparsi tra una forte somiglianza umana e la solita insetifformità, la maggior parte amichevoli.
Due minuti sul pianeta e lo scienziato si trova la ragazza aliena che lo portirà a scoprire la gioia del sesso e della vita insieme, e parallelamente il terrore di essere scoperti dalle autorità religiose, i sotterfugi e la crescita caratteriale che lo spingeranno a ribellarsi con sempre più veemenza.
E’ banale ma… tira più un pelo di figa che un carro di buoi.
Il finale svela un colpo di scena non imprevedibile e d’uopo a Farmer per spendere parecchie pagine in una contorta lezione di xenobiologia culminante nel fulcro antirazzista del romanzo.
Curiosi di conoscere il colpo di scena perché tanto non lo leggerete mai?
SPOILER
SPOILER
La bella e procace aliena umanoide con solo pochissime differenze rispetto a una donna umana che tanto fa perdere la testa al protagonista è in realtà un insettone disgustoso capace di mimetizzarsi parassitariamente e assumere la forma equivalente del maschio a cui decida di accompagnarsi: vai a letto con una donna fantastica e ti risvegli che sotto il trucco non aveva le occhiaie e i brufoli ma le chele e le antenne.
Era il ’52: Perdido Street Station era lontanissima, ma ancora più lontano era il bacio tra Uhura e Kirk del 1968, e il libro di Farmer fu un successo.
Il titolo italiano, in un’altra edizione, è apparso come ‘’Un amore a Siddo’’. Giusto per completezza: ‘’Siddo’’ è il nome di una nazione del pianeta.
30 Days of Night: sul blog non mi pare si sia mai parlato di questo brand dell’editore IDW, non ricordo esattamente. Credo di non averne mai parlato, o forse solo della primi mini, perché non ne sono appassionato: Steve Niles, lo scrittore, mi piace ma preferisco gli Strange Cases o Simon Dark; Ben Templesmith, il disegnatore diventato in poco tempo il nuovo ‘’artista’’ del settore, mi piace ma preferisco Wormwood Chronicles. Non vogliatemene ma 30 Days of Night è la solita storia di vampiri e ormai ne ho le palle piene dei succhiasangue, benché sia un poderoso fumetto (almeno la prima mini). Curiosità produttiva nota ma che riportiamo ugualmente: 30 Days of Night è stato il trampolino di IDW nel mondo dei comics che contano riuscendo a coniugare la forte tendenza espressionistica delle sue pubblicazioni con ottimi risultati di vendita (lasciamo perdere i Transformers), pare che già nel 2004 Niles avesse in mente questo progetto intendendolo come sceneggiatura per un film. Allora venne interpellata
Army@Love: testi e disegni di Rick Veitch inchiostrati da Gary Erskine, serie in 12 episodi per adesso definita come ‘’prima stagione’’ ambientata in un quasi futuro prossimo con protagonista un’unità della Guardia Nazionale impegnata in scontri più o meno organizzati in un paese parodia dell’Afghanistan. La compagnia è composta da uomini e donne di varie età: l’idea di Veitch è che per combattere la mancanza di volontari ed effettivi nell’esercito le regole d’ingaggio siano andate a cambiare radicalmente. Promiscuità sessuale, libertà di fuga, niente prigionieri. Il nuovo esercito è una vacanza turistica dove l’uccisione dei nemici sia da equipararsi con le visite guidate noiose ma doverose in terra straniera, il resto è divertimento. Le vendite non sono state granché ma neppure drammatiche, il TPB di prossima uscita sarà sicuramente il discriminante per la realizzazione della seconda stagione: a scanso di equivoci Veitch conclude l’ultimo albo inserendo un finale ben definito per non rischiare di lasciare lettori scontenti, apprezziamo la cortesia ma la serie non merita seguito. Confusa, inutilmente contorta, riferimenti sociali poco chiari, struttura non convincente.
Deathblow: dopo nove sofferti albi si conclude anche l’ultimo scampolo di Worldstorm, il nuovo-vecchio Michael Cray saluta col botto una vita abortita a causa di quella che definirei l’operazione editoriale peggio gestita da DC Comics di sempre. Il rilancio dell’universo Wildstorm è un abominio che macchierà le sorti dei suoi personaggi per tempo, dubito che il nuovo-nuovo rilancio all’interno del 52 possa in qualche modo far superare la tragedia dell’ultimo anno e gli insulti ai tanti fan che hanno sborsato per seguire super team creativi troppo impegnati a fare altro. Azzarello scrive una vicenda insensata dalla dubbia continuity relativa, D’Anda disegna… ah! Ma Carlos D’Anda non sarà quel Banana D’Anda complice del fallimento della serie Wildcats volume non ricordo quale resa famigerata dai disegni di Charest?!? Topi laser, cani parlanti, cyber-dinosauri: Azzarello pensa di scrivere per l’EURA e crea un qualcosa che avrebbe potuto diventare un cult, ma fortunatamente è stato massacrato dalla periodicità imprevedibile (nove albi in due anni). La serie finisce in una specie di Astro City parodia dell’universo Marvel che spero resti soltanto una boutade priva di conseguenze.
Fearless: passiamo un attimo a Image. L’editore prosegue indefessamente nella propria nuova politica, vera antitesti alla vicenda della sua nascita, dedicandosi a promuovere nuove leve ed esordienti pescando a piene mani dal sottobosco web. Misteriose le vie della forza che trasformano la casa editrice nata per dare libertà e più soldi a fumettisti di moda, combattere contro le leggi del mercato e distruggere in un colpo solo il passato e il futuro dell’industria lasciando alle proprie spalle variant cover e proprietà intellettuali, nel difensore dei poveri e degli abietti. Fearless, 4 albi (‘’prima stagione’’), è scritta da un esordiente e da uno alla sua seconda prova: entrambi devono aver scritto qualche episodio per la tv americana. Un vigilante in armatura combatte il crimine, ma solo assicurandosi di tenere il livello di narcoti nel suo sangue adeguatamente alto: il misterioso eroe era infatti il mollusco della scuola, un imbelle patentato, solo l’abuso di una speciale droga anti-paura lo rende capace di battersi (o anche solo di uscire di casa). Mediocrità sulla linea di After the Cape (niente Shadowline però).
52 Aftermath – Crime Bible The Five Lesson of Blood: si conclude nei tempi previsti anche la seconda miniserie interessata a svolgere riproporre nella nuova DC Nation alcuni punti rimasti in sospeso alla conclusione di 52 e non direttamente coinvolti nei piani per