lunedì, aprile 28, 2008 | in : animazione e videogiochi
Naruto Movie 4: ovvero il primo film di Naruto per la seconda serie Shippuden. Tutto molto semplice, come sempre: Naruto, Sakura, Neiji e Rock devono proteggere una sacerdotessa. Naruto fa la parte del demente per tutto il tempo, la sacerdotessa si innamora di lui, alla fine salva il mondo: non fatevi ingannare dallo stupido prologo con il funerale di Naruto, sceneggiatura e dialoghi sono all'impronta della digeribilità e prevedibilità. La serie tv dà più soddisfazioni anche se ha ormai superato il punto di non ritorno con i filler che incombono e gli episodi che si riempono costantemente di recap.
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domenica, aprile 27, 2008 | in : animazione e videogiochi
Evangelion 1.0 You Are (Not) Alone: nel caso ve lo stiate chiedendo ve lo dico io, era il 1995 quando il Sig. Anno inventò il brand di Neon Genesis Evangelion. Da allora a oggi ci sono state propinate una quantità di versioni, espansioni e rielaborazioni di quei 26 episodi da rasentare l'irripetibile. Dopo la quesitone ''finali'' e tutti i film relativi, dopo la riedizione Renewal della serie, ecco il primo della tetralogia di film che ri-ri-ripercorrerà la vicenda originale trasformandola ancora una volta in qualcosa di leggermente diverso. Il progetto a dire il vero non stupisce: nell'ultimo paio d'anni abbiamo visto lo stesso lavoro fatto su Z-Gundam e Ken il Guerriero: l'approccio di rebuild è però ancora diverso. Vengono riutilizzati spezzoni della serie, questo film ne copre più o meno i primi sei, ridisegnati/modificati/intercalati da nuove scene: a differenza di Z-Gundam tutte le modifiche/aggiunte sono state realizzate con lo stesso stile originale evitando quel disturbante/piacevole effetto di evidenza palese degli inserti. I primi tre film della tetralogia ripercorreranno tutta la serie, mentre il quarto sarà il nuovo-nuovo-nuovo-nuovo finale (penso di averli contati correttamente). Anno supervisiona il tutto, la generale gestione è curata dallo Studio Khara: questa è una nota curiosa sulla quale vale la pena spendere qualche speculazione. Anno è fondatore dello Studio Gainax, proprietario probabilmente alla pari del marchio Evangelion: a quanto pare l'autore si è progressivamente allontanato da Gainax per gettarsi in un'impresa personale e relativo studio di sua unica proprietà, lo Studio Khara appunto che viene accreditato come primario nella realizzazione di questo Rebuild of Evangelion; sarebbe interessante conoscere gli accordi e le quote. Torniamo al film: anche se quest'anno non ci ho speso su un post, a causa della nuova forma presa dalla manifestazione, al Tokyo Fair il presente You Are (Not) Alone ha vinto il premio come migliore lungometraggio d'animazione. E' anche stato premiato da grande successo in sala e sicuramente vedrà una sontuosa edizione dvd: nonostante ciò per il momento non è licenziato per la distribuzione internazionale. Cosa c'e' di nuovo? Shinji appare meno ritardato, quanto meno all'inizio; il combattimento con l'Angelo piramidale è stato interamente riscritto adattando lo scontro ai nuovi mezzi a disposizione: ricordatevi che al tempo dell'animazione originale la CG era ancora di là da venire. Qui troviamo un impeccabile utilizzo delle nuove tecnologie, non ci troviamo, per fare un esempio facile, davanti a qualche abominio come le versioni rimasterizzate di Star Wars o ET: è tutto omogeneo e fluido, è effettivamente un prodotto di rara fattura con niente a che spartire ai classici film compilation del mercato giapponese. Pare che tale adattamento sia pensato per essere più facile e comprensibile, meno astruso e più aperto a pubblico di ampio respiro: vedremo... il progetto ci accompagnerà per qualche anno.
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giovedì, aprile 24, 2008 | in : fumetti e libri
DC Countdown (to Final Crisis): bene, dopo 52 nuove settimane si è concluso il seguito editoriale alla fortunatissima serie settimanale lanciata da DC Comics alla fine della Infinte Crisis; le vendite di questo secondo soggetto sono state buone, non buone come la precedente ma buone tanto da spingere la casa editrice a lanciare una terza serie settimanale: le critiche tuttavia sono state molto peggiori e infatti la nuova serie settimanale sarà tutta un'altra cosa. Countdown avrebbe dovuto essere lo sguardo panoramico sul DC Universe e il filo conduttore per comprendere e congiungere tutte le trame individuali nella grande Final Crisis, proprio per questa ragione è stata una serie costantemente costretta a seguire fili narrativi prestabiliti arrivando in innumerevoli occasioni a replicare e ripetere scene ed episodi già visti su altre testate e frustrando non poco i lettori. Nei suoi passaggi individuali inoltre ha offerto pochezza generalizzata, colpa in questo caso dell'organizzazione della testata: mentre 52 fu lavoro corale ma omogeneo studiato e portato a compimento con strutturazione e tempi perfetti, Countdown offre una rotazione di autori e vicende arduo da seguire e ancor più difficilmente apprezzabile; 52 funzionava indipendentemente dal resto, raccontando un anno perso di continuity: fermamente serrata nella continuity contemporanea Countdown offre troppo spesso il fianco a problemi nella stessa con situazioni poco chiare, basti pensare a Death of the New Gods di cui parleremo tra un attimo, e scarsissima coesione nelle sue vicende primarie. I b-listers di 52 erano tutti amatissimi dai fan, i nuovi protagonisti di Countdown sono invece personaggi scomodi e maltrattati: Jimmy Olsen avrebbe dovuto morire decenni fa, Mary Marvel è un personaggio sottosviluppato, Piper si è perso nella sceneggiatura, i Challengers sono un non gruppo che a fine serie si trasformano in una presa in giro. Il peggio è il non finale della serie: la DC ha candidamente confessato che i piani per la testata siano cambiati in corso d'opera, così non abbiamo un Countdown Zero, ma un DC Universe Zero; la serie finisce tronca lasciandoci con poche conseguenze e tanto amaro in bocca. Riassumiamo: Jimmy Olsen mi pare di capire abbia perso i suoi poteri e sia tornato a essere quello di prima; Ray Palmer è tornato nel DCU ma, per non farlo scontrare con il suo successore, è diventato parte integrante dei Challengers: gruppo di sorveglianza extradimensionale. A questo punto due domande: 1) Come fa Kyle Green Lanter Rayner ha fare la Lanter Verde per i Guardiani e allo stesso tempo monitorare il multiverso e i Monitors? 2) Donna Troy e i Titans, e la continuity? Più semplici le restanti chiusure: Piper è tornato buono, Mary Marvel è definitivamente malvagia, e c'e' un nuovo-vecchio Omac in città. E tutti gli altri? Jason, Monarch, le aspiranti amazzoni, Karate Kid.... stendiamo un velo pietoso.

Death of the New Gods: ecco conclusa un'altra delle miniserie DC pre-Final Crisis. Dopo aver chiuso un'era della magia, la DC ha deciso di chiudere pure il Quarto Mondo abbracciando calorosamente Kirby e rispolverando tutto il suo parco creazioni per offrire una proposta scritta con serietà e rigidissima attenzione da Starlin. I Nuovi Dei sono tutti morti, Apokolips e Nuova Genesi si sono fusi in uno strambo pianeta, Orion non si capisce bene cosa faccia. Bruce Wayne diventerà un Dio? Pare che la Warner non voglia. Miniserie molto difficile a seguirsi, fatta per i duri e puri di questo settore di DCU: non sono mai stato tra questi, mai apprezzato con quella fanatica passione l'opera di Kirby... la miniserie tuttavia risolve diversi problemi: i Nuovi Dei erano inutili da parecchi anni, finalmente abbiamo un solo Mr. Miracle, l'Equazione dell'Anti-Vita è tornata in gioco alla grande. In tutto questo non si capisce bene la posizione di Superman, e la sua continuity (tanto ormai...): in ogni caso ci troviamo davanti a un lavoro necessario portato a termine con perizia, non grideremo al miracolo ma prenderà dignitosamente il suo spazio nello svolgimento del Quarto Mondo.

Checkmate: parlavamo la settimana scorsa di cambi nel team creativi. Con il numero 25 una delle migliori serie regolari DC giunge alla fine, Greg Rucka abbandona la sua creazione e la DC la condanna a morte certa affidandola al grande demente Bruce Jones. Sostituiamo a un maestro del noir, uno capace di portare avanti trame e trame collaterali, di sviluppare un numero impossibile di protagonisti senza perderne un capello per strada, sostituiamolo con il grande ritardato capace di far chiudere e fallire un numero impossibile di progetti. Checkmate 1-25, il dopo Max Lord, la riorganizzazione completa e la forte presenza nel DCU dell'organizzazione spionistica ufficiale e sovranazionale, sono un classico immediato del fumetto moderno: una novità reale che dà pugni in testa allo Shield e all'Iniziativa di Iron Man senza neppure sudare. Sull'ultima story-line ho qualche obiezione: avrebbe dovuto essere più lunga, i Rooks sono troppo abbozzati e infilati a forza; l'ultimo albo sacrifica un pò l'intelligenza della trama fino a quel momento: il finale è comunque intrigante.... il futuro è grigio come su nessun'altra testata DC.

Blaster Knuckles: rubo uno spazio nel mio cervello al DCU per lo stupido manga di Shizuya Wazarai, qualcuno lo ricorderà per Cestus, durato 3 volumi. Un ex-campione di pugilato, nero, nel 1885 nella frontiera americana, tra colt e tirapugni sulla falsariga del braccio meccanico di Berserk, combatte contro mostri mangiatori di uomini e contro i pregiudizi raziali. E' stupido e molto violento, è anche molto particolare e non è licenziato e si trova facilmente, un manga molto ordinario nei modi benché particolare nel soggetto: si legge e si guarda.
hellbly @ 22:00 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, aprile 24, 2008 | in : animazione e videogiochi
Sword of the Stranger: era da settembre che aspettavo di riuscire a vedere questo film, l'ultima produzione cinematografica dello Studio Bones che continua a mantenere invariato la periodicità biennale dei suoi lungometraggi, un film girato intorno al classico e mai troppo sfruttato tema del samurai contro lo spadaccino cinese. Nell'era degli stati guerrieri un contingente della dinastia Ming giunge in Giappone all'inseguimento di un ragazzino, il loro più forte guerriero è un biondo dagli occhi azzurri sul cui passato restiamo a interrogarci per tutto il tempo senza trovare soddisfazione (meglio così in termini di tessuto narrativo): il ragazzino in fuga si imbatte nel più classico dei ronin/yojimbo, un uomo senza nome dal passato tragico la cui origine svelata nel corso del film rende ancora più ambiguo il senso del titolo. Questo film scivola come lama calda nel burro della mia più alta collezione di film d'animazione giapponese, quella che comprende Ninja Scroll e Kamui no Ken. Dovesse mai uscirne un'edizione dvd con almeno i sottotitoli inglesi non mancherò di prenderla... dato il momento economico poco felice questo è il massimo del complimento. Mestizia a parte, Sword of the Stranger offre un soggetto classico sviluppato su una sceneggiatura d'ampio respiro e squisita attenzione, dove la caratterizzazione anche dei personaggi più secondari (guerrieri Ming minori, comparse giapponesi e via dicendo) guadagnano spessore attraverso dialoghi pertinenti e posatissimi; tale riuscitissimo successo è merito di Fumihiko Takayama, già autore dell'equivoco film di Rahxephon. La regia regala un'eccellente mescolanza di realismo cinematografico offrendo tutta una serie di scorci e passaggi di macchina perfettamente integrabili e ritrovabili nella tradizione del genere, senza abbandonarsi a vecchiume rappresentativo il regista affonda le mani nel pieno della nuova tradizione samurai del cinema giapponese; senza però dimenticare di avere per le mani un media molto più versatile e visivamente esplosivo, dando il meglio e il massimo di sé in coreografie di battaglia semplicemente esaltanti e grandiose dove niente viene concesso a elementi sovrannaturali e tutto viene gettato sulle spalle dell'atletismo e dell'abilità di due guerrieri all'apice dell'umanità ma non oltre. Questo perfetto progetto è portato a termine da Masahiro Ando. Ecco: regista praticamente esordiente, ha fatto scuola sulle serie di Sailor Moon, è diventato importante in Fullmetal Alchemsit dirigendone diversi episodi; il ritmo e la compostezza di Sword of the Stranger lo trasforma automaticamente in una personalità da tenere sott'occhio. Il comparto artistico del film è invece affidato a una squadra di personalità senza troppa storia individuale tutti formatisi all'interno dello studio e impegnati a dare al film un aspetto tipico Bones, stilisticamente conforme a tutte le maggiori opere originali dello studio e in particolar modo all'ultimo grande successo, Eureka Seven. Esteticamente non troviamo nessun elemento particolare: tecnicamente eccellente offre una semplice rappresentazione naturalistica di ambienti e paesaggi lasciando poco spazio a trovate o particolari suggestioni visive. Tanto entusiasmo mi spinge a parlare persino delle musiche e, pur non possedendo una song caratteristica, cosa piuttosto rara, sono ben accompagnate a ogni scena e di grande soddisfazione atmosferica: sono operai di Naoki Sato, nel suo passato becchiamo l'indiscutibile successo Eureka Seven, Heroic Age e X, tutte serie acclamate non solo per le loro canzoni ma per le musiche, un uomo che sta creandosi un nome. Sword of the Stranger è lo strano ottimo risultato di tante buone premesse, passato non troppo stranamente sotto silenzio e lontano dall'essere stato un memorabile successo al botteghino giapponese ormai irrimediabilmente viziato dagli umori di un pubblico sempre più ignorante cieco. Guardatelo e tenetevelo stretto: erano anni che un lungometraggio animato giapponese estraneo ai conclamati canali da festival internazionale riusciva così bene.
hellbly @ 20:50 | commenti (popup) | commenti
martedì, aprile 22, 2008 | in : cinema e tv
Enchanted: ho mal interpretato il film, pensavo avrei visto una commedia demenziale o poco meno, qualcosa di molto divertente e spassoso farcito di autoironia; ero anche attirato dal vedere i risultati del ritorno Disney all'animazione fatta a mano (ottimi). Il film è invece una commedia romantica completamente priva di trovate, a parte l'ovvietà del diverso concept iniziale in una forma di Space Jam alla rovescia, con il tizio dal famoso telefilm medico.... no, non quel figo del Dr. House: l'altro telefilm medico, quello con gli sfigati. Il ritmo narrativo ha una mezza dozzina di palle di ferro legate alle gambe, si trascina con lentezza ripetendo lo stesso concetto a oltranza: lo scontro di personalità tra la principessa rincitrullita dal vivere nel mondo Disney e l'avvocato di successo cinico e disilluso avrebbe potuto regalare qualche dialogo divertente, se gli sceneggiatori fossero stati all'altezza e gli attori appena appena più espressivi. Fanatici Disney troveranno tutte le citazioni, le parodie e l'entusiasmo nel rivedere i propri film ripresi e canzonati in questo; io mi sono sottomesso a finirlo solo perché accanto ne avevo una.
hellbly @ 10:04 | commenti (popup) | commenti
domenica, aprile 20, 2008 | in : animazione e videogiochi
Dark Sector: ci sono in questo gioco alcune sviste di programmazione che lasciano interdetti, si parla di un titolo dal discreto hype nato ben 4 anni fa come primo videogioco (allora) next-gen, uscito recentemente dopo tutta una serie di trasformazioni rispetto al concept originario. Il video uscito allora mostrava una missione stealth a bordo di una nave spaziale, il gioco poi uscito è un action in terza persona rispecchiante tutti i moderni canoni del genere: in definitiva potremmo definirlo come il primo videogioco a raccogliere e serializzare gli elementi di gameplay forti immortalatisi nei due fondamentali dell'ultima stagione videoludica, Resident Evil 4 per la visuale sopra la spalla e la funzionalità dei combattimenti, e il sistema di cover di Gears of War. Questi i fatti comuni sul gioco, adesso passiamo allo specifico: in Dark Sector impersoniamo un super agente infiltratosi in una qualche immaginaria regione sovietica per assassinare un paio di persone, tra cui un bastardo scienziato pazzo autore di un turbolento virus che potremmo chiamare techno-organic virus in onore di Cable. Il primo capitolo e mezzo del gioco ci vede impegnati nel più classico degli shooter nasconditi-sparagli-avanza, poi la sceneggiatura vuole che si venga infettati: qui parte il gioco vero e proprio. Nota a margine: il primo capitolo e mezzo sono in bianco e nero, al momento dell'infezione partono i colori. Il braccio destro diventa metallico e, finalmente, diventiamo capaci di utilizzare il fulcro di tutto Dark Sector: il Glaive di krulliana e bladiania memoria. Ora, come potete osservare nell'home page del gioco o in qualsiasi immagine, il glaive di Dark Sector è parecchio sovradimensionato rispetto allo standard, per una maggiore soddisfazione. Cosa possiamo fare con il glaive? Puntare e tirarlo; puntare, caricare e tirarlo fortissimo per una super soddisfazione; puntare più o meno, tirarlo, e poi guidarlo per una super-super soddisfazione; tirarlo nel fuoco, tirarlo nell'elettricità, tirarlo nel ghiaccio, riprenderlo, puntare e tirarlo contro qualche povero bastardo o elemento dello scenario per trasportare l'elemento raccolto dal glaive al successivo bersaglio. Il glaive può da molto presto essere usato per raccogliere roba lontana o irraggiungibile, siano armi, munizioni o soldi. Il combattimento in Dark Sector offre molte possibilità. Il protagonista nel corso della partita può indossare due configurazioni da battaglia switchabili a volontà: pistola nella sinistra e glaive nella destra, arma a due mani (fucile a pompa, mitra, fucile da cecchino); si può tuttavia portare solo una seconda arma con sé. Scenario tipo: un pezzo di stronzo vi ha inchiodato dieto un riparo, gli tirate il glaive ma il bastardo è fuori portata, gli sparate con la pistola ma è troppo lontano per fare del danno significativo, la vostra seconda arma è lo sfizioso fucile a pompa che a quella distanza si mostra inutile, non potete muovermi perché il maledetto ha tale potenza di fuoco da stecchirvi all'istante. Cosa fare? Ci si guarda un pò in giro in prossimità dei cadaveri di qualche precedente meno-bastardo da poco fraggato e, senza abbandonare la copertura, si lancia il glaive per raccogliere un simpatico mitragliatore; il glaive fedelmente ce lo riporta e finalmente potremo spacciare il tenace bastardo di prima con l'arma più corretta. Volendo si possono anche lanciare delle granate ma credo di averlo fatto una o due volte in tutto il gioco e solo perché volevo usarle. Uno dei temi portanti è l'evoluzione del personaggio, a ogni capitolo l'infezione ci regala nuovi poteri e utilizzarli dà senso al gioco e grande piacere: è il primo gioco del genere dove il concetto di poteri sia così perfettamente implementato nella sfida. Il glaive è una libidine: giustamente i programmatori hanno tenuto alto il livello di gore e così è possibile utlizzarlo per mozzare arti, teste o troncare in due corpi. Sembra di tornare ai bei tempi di gravity-gun e sega circolare. Tempo delle cose no-no. Quattro anni di programmazione avrebbero dovuto portare un gioco impeccabile: magari non bello, magari stupido, ma tecnicamente impeccabile; invece ci sono dei difetti inaccettabili. I controlli per esempio: non è vero che i controlli siano mal fatti, sono però sicuramente imprecisi;  bisogna prenderci realmente la mano, specialmente è necessario capire e sfruttare i difetti nella loro realizzazione: avere cover e dodge sullo stesso tasto, come in Gears, ogni tanto porta il protagonista a compiere l'azione sbagliata, come in Gears, o più correttamente l'azione non desiderata dal giocatore. Tuttavia in Dark Sector c'e' stupidità nelle routine di interfaccia con l'ambiente, non è raro che quello che sembrerebbe un posto perfetto per appostarsi sia un punto dove i programmatori non abbiano programmato tale possibilità; l'interazione con l'ambiente è limitatissima: potendo sfruttare un arma come il glaive sarebbe stato il minimo poterlo lanciare anche contro oggetti per ottenere risultati, il motore grafico di Dark Sector non è l'havok ma è troppo limitato per i nostri giorni. Altro punto dolente è il corpo a corpo: qui sì che i controlli sono uno schifo; con il nostro grosso glaive possiamo anche improvvisare un combattimento ravvicinato all'arma bianca, e con il passare del gioco si riesce a prendere la mano anche qui riuscendo a farlo utilmente, all'inizio tuttavia l'imprecisione e la goffaggine del protagonista rendono ogni scontro ravvicinato un suicidio. Dark Sector, come dicevamo, è molto gore: sono disponibili tutta una serie di finisher/fatality ravvicinate con belle animazioni di morte per il nostro avversario; il gameplay ci spinge a metterla sul personale in molte circostanze, tuttavia la fase intermedia tra il lavorarsi un nemico da lontano con il glaive e poi avvicinarsi per finirlo faccia a faccia è indecente: dare un colpo di glaive senza lanciarlo a un nemico non ancora pronto per essere finito non ottiene risultati. Certo che ottiene risultati, al secondo, terzo colpo lo vedremo pronto per la finisher quindi sicuramente gli abbiamo inflitto del danno: non ci sono però animazioni a confermarlo. Sembra di giocare a un vecchio mmorpg: tra il colpente e il colpito c'e' relazione solo numerica, niente di visuale. Una mancanza imperdonabile. Tecnicamente Dark Sector offre molti momenti di bellezza visuale, manca di originalità negli scenari ma sono belli: l'animazione è fluida anche se il motore grafico mostra il fianco a una critica che, pur non parlando di rallentamenti, dimostra con facilità di comportarsi meglio al chiuso piuttosto che all'aperto. L'altro grande no-no di Dark Sector è il multiplayer: personalmente non ce l'avrei messo, sono contrario all'implementazione di modalità multiplayer solo riempitive e prive di reale utilità (come quella di The Darkness per dirne una); il multiplayer di Dark Sector non è malaccio nelle sue modalità, solitamente si gioca impersonando il super protagonista contro un esercito di comparse e può essere divertente in un senso e nell'altro: è fatto però malissimo, mancano tutte le safety tipiche di questi sistemi, la gente si disconnette in continuazione senza penalità, i punteggi sono dubbissimi, i round spesso terminano per qualcosa che succede lontanissimo dal proprio punto di respawn senza il nostro minimo intervento, c'e' grande confusione nell'identificare i propri alleati dai nemici, non c'e' una mappina o un segnale di sorta per spiegare dove sia l'azione e ci si trova a girare per la mappa senza capire dove andare o dove sia il combattimento. Potrei andare avanti: un multiplayer penoso, programmato con pigrizia e fretta; il futuro di Dark Sector, se ne avrà uno, potrà passare solo attraverso grossi cambi all'interno della dirigenza in D3 o passando di proprietà. Nota finale: nei negozi ho trovato Dark Sector a 65 euro; io l'ho comprato su Play, nuovo, a 49 euro spedizioni comprese. L'edizione inglese ha al proprio interno anche quella italiana, evidentemente per l'europa ne hanno fatto una sola: l'unica differenza è nella copertina, e quella inglese è più bella.
hellbly @ 10:16 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, aprile 17, 2008 | in : fumetti e libri
Suicide Squad - Raise the Flag: tra le tante miniserie DC in conclusione pre-Final Crisis, un posto d'onore va riservato al ritorno di Ostrander alla guida, anche se solo per 8 albi, della Suicide Squad. Miniserie molto tosta da seguire senza un'infarinatura di moderna continuity DC: Amanda Waller, dopo la cacciata da Checkmate, è tornata a occuparsi a tempo pieno di black ops americane riconfigurando per l'occasione la Suicide Squad (evitate di incastrare gli ingranaggi del cervello cercando coesione con Salvation Run); a ruota buttato fuori da Checkamate ritroviamo nel rooster Count Vertigo, il solito Deadshot, Cap. Boomerang 2 in cerca di ereditarietà dopo aver perso l'occasione negli Outsiders di Batman, e tutta la solita sfilza di sfigati. Centro della narrazione sono il generale Wade, il ritrovato Rick Flag, e Amanda Waller con la sua prima seria applicazione di potere personale nel controllo di Chemo. Concentrato sul reintegro di Flag e il riallineamento della Waller, Ostrander è costretto a sacrificare il resto finendo per rendere la missione di turno un semplice pretesto alla sistemazione di questioni personali. La Squadra non è i Secret Six, necessita di più spazio e tempo per gestire troppa storia di gruppo e singolare: la miniserie non fa acqua ma lascia amareggiati per l'inconcludenza di sottotrame avviate e lasciate a futura ripresa e, considerando le vendite non incoraggianti, sospensione. Gli amanti del settore spionistico DC saranno felici, gli altri concorderanno nel ritrovare in Rick Flag un personaggio banale e assolutamente inspiegabile.

The Brave and the Bold: si conclude il primo story-arc esteso del secondo volume dell'antologica team-up di casa DC. Waid scrive alcune delle sue migliori pagine da tempo ripresentando lo spirito e l'ingenua avventatezza dei team-up storici in giro per il tempo, lo spazio e il destino: la trama si svolge incontrando e scontrando personaggi, progredendo senza trascinarsi dietro protagonisti di primo piano ma incastrandosi a meraviglia con una generale panoramica iniziata con Batman e finita con Superman; nel mezzo c'e' tempo per rispolverare i Challengers of the Unknown, Megistus e le pagine del libro del Destino. I personaggi sono definiti nelle loro linee essenziali, la meraviglia e il divertimento vivono sui dialoghi e la semplicità del tono. E sui disegni. O almeno avrebbe dovuto così essere, e così è stato, fino a che Perez è riuscito a mantenere il ritmo: i primi 10 numeri sono da lui disegnati alla perfezione, gli ultimi 2 sono affidati al comunque classico Ordway. L'unica nota stonata della sceneggiatura di Waid è l'ultimo tentativo di ricondurre tutta la vicenda alla Final Crisis, sarebbe stato meglio considerare il tutto un fuori programma al livello delle serie Classified.

Superman: dopo 15 numeri, un paio di annual (se non ricordo male) e un gran casino nello svolgimento degli story arc, e non dimentichiamo la perduta storia di Kripto... mi chiedo quanti problemi legali abbia ultimamente la DC sulla gestione delle proprie proprietà... tornando a noi: si chiude la run di Busiek su Superman. Segnata da un svolgimento editorialmente complicato verrà comunque ricordata come un buon momento della testata, non è stato di mio gusto ma sono tendenzialmente prevenuto nei confronti di Busiek, oltre che dell'ultima impostazione di Superman secondo l'ottica generale DC. In ogni caso abbiamo letto belle storie e ben disegnate. E' però il futuro a interessare molto: il prossimo scrittore sarà Jamer Robinson e spero di potermi aspettare un ritorno a maggiori profondità e a una superiore reciprocità con gli altri superabitanti di Metropolis, e magari piacerebbe rivedere Lois in ruoli ulteriori a quello di guardare la tv.
hellbly @ 14:23 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, aprile 16, 2008 | in : animazione e videogiochi
Majin Tantei Nogami Neuro (episodi 1-25 serie completa): si è recentemente concluso l'ultimo nato nel filone degli anime investigativi, una produzione Madhouse tratta dal manga omonimo considerevolmente altra rispetto alle normali tematiche trattate dal celebre studio d'animazione. Con il manga ancora in corso di pubblicazione la serie tv ripropone alcune storie tratte dallo stesso, misteri autoconclusivi nell'arco di un episodio e solo in rari casi su due, salvo naturalmente proporre una sottotrama che diventerà poi centrale per la conclusione del tutto. Particolarità della serie è il protagonista titolare, Nogami Neuro, un demone dall'inferno annoiato e affamato, ricalcando vagamente il tema proposto da Death Note: qui abbiamo un demone il cui principale nutrimento è una sorta di energia sprigionatasi alla risoluzione di un mistero, un'energia concettuale legata al palesarsi della colpa nel soggetto di un crimine. Avendo risolto tutti i misteri dell'inferno Neuro è venuto sulla Terra alla ricerca di nuovo nutrimento e di un generico Ultimate Mistero. Per non destare sospetti si affianca a una ragazzina e finge di essere il suo assistente trasformandola in una celebre studente-detective: ora, nel corso di tutta la serie, Neuro non fa mistero dei suoi poteri e la questione che non sia lui il capo è immediatamente mantenuta solo per motivi di sceneggiatura e dialoghi piuttosto che narrativi, tanto da diventare presto una suppellettile fastidiosa; sicuramente se quest'ultima stagione non fosse stata tanto scarsa di serie decenti questo Neuro non avrebbe mantenuto il mio interesse fino alla fine: troppo povero e banale, stupido nei siprarietti tra i protagonisti e inutilmente girato intorno a quel sistema ormai invecchiato di alternare comicità splatter/demenziale a ricercati drammi umani spesso privi del minimo appeal. Eppure si guarda: primo per l'ottima caratterizzazione estetica del protagonista, secondo per l'accattivante caratterizzazione psicologica, per la buona animazione e per la rapidità d'intrattenimento che non lascia incapacitati o perplessi alla fine degli episodi garantendo una mezzoretta di svago generico. Il regista è quello di Kiba, direzione artistica di Hidetoshi Kaneko. Il cartone sarà presto dimenticato ma il personaggio di Neuro ha i numeri per sopravvivere. Ovviamente, essendo il manga in corso, la serie non finisce: un falso finale nasconde l'epilogo prevedibile e ben scritto.
hellbly @ 23:12 | commenti (popup) | commenti
martedì, aprile 15, 2008 | in : cinema e tv
Southland Tales: il travagliato film del regista di Donnie Darko, rimasto in giro per un paio d'anni, tagliato e ritagliato a causa delle risposte negative di pubblico campione e festival; nato per essere un super prodotto multimediale poi ridottosi ad avere una mediocre prima parte distribuita su 3 capitoli spalmati in altrettanti fumetti, prequel del film che, insignificantemente, comincia con la parte IV e finisce con la VI. Cast di stelle di varia grandezza, tutti volti notissimi e immediatamente riconoscibili che lascio alla pagina di IMDB il compito di elencare, tenendomi solo il trio protagonista composto da The Rock, Buffy e Seann Scott. Il film è un casino, eccessivamente un casino: Donnie Darko poteva avere una costruzione complessa ma stringentemente logica, qui il filo si perde dopo poco e svanisce dopo poco di più: parliamo di distopia. Qualche anno fa il Texas è stato atomicamente bombardato e ora gli Stati Uniti escono dalla Terza Guerra Mondiale come uno stato militare rigidamente controllato: energia pulita con misteriosi effetti collaterali, terroristi neomarxisti, viaggio nel tempo e una sporta di altre idee gettare alla rinfusa conferiscono a Southland Tales l'aspetto di un pandemonio sgonfio, troppo cervellotico e pretenzioso per conquistare assensi e il pubblico. Singolarmente si possono trovare scene d'effetto, qualche rappresentazione di idee interessanti, ma nella sua totalità delude per l'inefficacia della narrazione, la progressione confusionaria, e caratterizzazioni dei personaggi altamente discutibili e non lineari. Un calderone di sbobba informe che durando pure due ore e mezza finisce per stancare e irritare.
hellbly @ 11:32 | commenti (popup) | commenti
lunedì, aprile 14, 2008 | in : cinema e tv
Virgin Territory: la domenica te ne stai seduto in casa, un'ora vuota della giornata troppo tardi per fare certe cose e troppo presto per altre, ti aggiri virtualmente e non per i tuoi possedimenti e t'imbatti in qualcosa che normalmente non avrebbe attratto la tua attenzione ma che nell'immediata uggiosità dell'istante diventa l'unica e la prima e ben accetta forma d'intrattenimento. Virgin Territory, in sintesi, è una vaccata: lo sapevo anche prima di vederlo e non si cambia idea conclusa l'operazione; trasposizione di una novella del decamerone, è film fuori dal tempo: sembra una di quelle pellicole italiane anni '70, commedia sexy per definire il genere, priva del genuino divertimento di allora e incapace di valicare il confine della dovuta sessualità. Il giovane Darth Vader nel ruolo di Lorenzo, Tim Roth nelle parti del malvagio disgustato da se stesso (parte congeniale per l'attore disperso), e una schiera di paia di tette deambulanti pronte a mostrarsi per qualche secondo svestendo i panni delle novizie per immergersi nella tinozza del piacere: tra le tette riconoscibili segnalerei un lampo della Canalis e di qualche altra attricetta italiana. Il vero motivo per guardare il film è tuttavia un'altra: nel film, e per tutto il tempo il regista David Leland ci stuzzica lasciandocelo credere (e forse supplica l'attrice di farlo), si corre il rischio di vedere un primo topless di Mischa Barton. ''Cazzo!/Figa!'', direte voi (a seconda delle vs preferenze); ''Chi è?'' mi chiedevo io guardando e di fatto perdendomi tutto il senso. E' la sgualdrinella di OC, il Beverly Hills di ultima generazione. A me non hanno chiesto di lasciare il cellulare, a voi? A un mio amico l'hanno chiesto. E poi non c'era la lista dei Grilli Parlanti: che palle, mi sono sorbito i no euro per mesi e non ho potuto nemmeno scegliere di non votarli....
hellbly @ 08:23 | commenti (popup) | commenti
sabato, aprile 12, 2008 | in : animazione e videogiochi
Gundam OO (episodi 1-25 stagione 1 completa): conclusasi la prima parte della nuova serie di Gundam tiriamo le somme su quello che è stato un cartone abbastanza sorprendente. Dopo il considerevole successo di Seed/Destiny, meritato/immeritato non importa, Sunrise sembra aver seriamente preso in considerazione di rispondere alle critiche mosse a quel brand: la nuova serie di Gundam parte da basi solide e molto innovative, considerando la tradizione di provenienza. Per l'occasione viene inaugurata una nuova gundam-dimensione, con tanto di nuovo calendario e background: la principale innovazione è che, tecnicamente, questa serie di Gundam si svolgerebbe nel nostro futuro. Anno del Signore 2307. Dopo la grande rivoluzione energetica che ha trasformato il sole nel motore del progresso tecnologico mondiale la Terra è divisa in 3 grandi blocchi costantemente ostili tra loro ed endemicamente vessati da guerre intestine, civili, religione, terrorismo. L'elemento base di questa nuova serie è la Guerra. Esattamente come in tutte le altre serie di Gundam ma, a differenza delle altre, niente distinzione tra spaziali e terrestri (o almeno non in questa prima stagione, a giudicare dai trailer della prossima invece sarà proprio così.. comunque) ma combattimenti fratricidi tra uomini per motivi di fede e politica. Elemento clou è anche il terrorismo. Dovrebbe essere il nostro mondo, quindi ha i nostri problemi: scelta azzardata e definitivamente di successo per le dinamiche del racconto. In questo contesto si muove una forza simile ai vecchi Gundam Wing: ci sono 4 piloti armati di 4 avanzatissimi mobile suit, i Gundam. Vanno in giro per il mondo con lo scopo di finire tutte le guerre attraverso la forza: se c'e' una guerra, ecco arrivano i gundam e ammazzano tutti così finisce la guerra. Tutta la serie e la caratterizzazione dei personaggi gira intorno alla conflittualità di questa politica d'azione, sulle ragioni e le motivazioni: è consistentemente interessante. Non a caso alla regia troviamo Seiji Mizushima, quello di Fullmetal Alchemist, uno abituato a gestire queste tematiche e un vasto parco personaggi. In Gundam OO ci sono una quantità di fazioni e protagonisti, caratterizzati mediamente per corrispondere a tutte le classiche tipologie della saga, graficamente normali e senza particolari pretese, tratto pulito, buona animazione: niente che distolga dalla trama; il mecha non è consueto, nessuna stravaganza e niente di memorabile, risente evidentemente troppo dell'esperienza Seed/Destiny e non riesce assolutamente a tirare fuori qualcosa di iconico. Dai trailer anche la prossima stagione non presenterà novità buttandosi addirittura a sfruttare una variazione sul tema del, anzi IL Gundam. La stagione finisce con un niente di fatto: parecchie morti, parecchi personaggi forse morti, alcuni personaggi che sembravano morti e invece sono sopravvissuti ma cambiati. Classico andamento da Gundam. Non arrivo a dire che dei 25 episodi non ce ne siano da buttare ma complessivamente non ci sono allungamenti: la trama si sviluppa attraverso tutti loro con la stessa intensità e progresso logico non lasciando tempo alle solite lagne patetiche. Dovute eccezioni: ci sono diversi personaggi che offrono il punto di vista civile sulle azioni dei Gundam e dei governi, in questa prima stagione sono inutili divagazioni prive di spessore che non riescono in alcun modo a fornire quello sguardo umano sulla drammaticità della guerra; i dialoghi sono scarsi: i personaggi sono ben caratterizzati ma i loro scambi sono banali, seppur non patetici non regalano mai qualche frase a effetto degna di suscitare la dovuta emozione durante le fasi salienti della lotta. Vengono inoltre propagate alla nausea certe frasi fatte unicamente inventate per dare ai ragazzetti che compreranno i giocattoli qualcosa in cui identificarsi, così ogni pilota ha la sua frasetta prima di iniziare il combattimento e il marketing è contento. Bilancio in pareggio, toccherà alla prossima stagione decidere se sarà una buona serie o un cattiva.
hellbly @ 21:25 | commenti (popup) | commenti
venerdì, aprile 11, 2008 | in : fumetti e libri

Trial of Shazam: è aprile, tempo di chiudere le miniserie DC e aprire i prologhi alla Final Crisis estiva. Sarà il crossover definitivo o il timore di storpiare la relativamente neonata DC Nation bloccherà gli autori su toni di mediocrità? Intanto sappiate che Trial of Shazam, scritta da Winick e disegnata da Porter prima e dal nostro Cascioli dopo, è una miniserie in 12 episodi imperniata sulla riorganizzazione della Marvel family: incidentalmente è anche un'ottima miniserie, una di quelle da seguire. Dove eravamo rimasti? Il Mago Shazam, morto; Billy Batson/Captain Marvel, ora semplicemente Marvel (e così diciamo la parola fine sul principale problema di diritti sul nome... peccato che sia l'originale a perderne l'uso) e costretto al ruolo che fu di Shazam, quindi abbandonata l'identità mortale è ora il guardiano della Roccia e dei Sette Peccati; di Mary Marvel seguiamo settimanalmente la caduta sulle pagine di Countdown; restava il buon Freddy, restava vacante il posto di Captain Marvel come Mightiest Mortal del DCU. Trial of Shazam racconta le prove, le fatiche, sostenute da Freddy per poter ereditare il manto di Captain Marvel e i doni degli Dei della Magia. E' una corsa contro il tempo: Freddy infatti non è l'unico ad ambire ai poteri degli Dei, in corsa ci sono anche un misterioso ordine magico e la loro campionessa malvagia Sabina (di mezzo c'e' anche Merlin). A fine serie i poteri ereditati da Freddy saranno leggermente diversi, il nome Captain Marvel morirà completamente sostituito da Shazam (in sintesi c'e' stato uno scambio di nomi con caduta di ''captain''), un mega scontro Justice League vs Demoni con Shadowpact di mezzo. Winick scrive bene, meglio di quanto non facesse da tempo e sicuramente meglio di quanto non abbia fatto nello scarsissimo nuovo albo dei Titans: i personaggi saltano vivacemente caratterizzati e non si perdono in cazzate, svicolandosi dall'ingenua (peccato?) idea originale dello storpio e del bambino, e-seguendo finalmente quella crescita ed evoluzione che ci si aspettava (e che era stata invece ricacciata indietro dalla miniserie, per altro notevole, della Monster Society) da tempo. Per quanto notevoli i testi è però l'aspetto grafico a colpire di più: Porter, diventato enormemente famoso durante la sua monolitica run sulla JLA di Morrison, cambia completamente genere buttandosi su un pittorico spigoloso, rimescolando underground e main stream. Un bel risultato. E' però Cascioli a sconvolgere. Disegna solo gli ultimi 4 albi ma è un mostro, in senso positivo: narrativamente impeccabile, spettacolare, dettagliato e rifinito, fondato sulla migliore matrice europea offre un'interpretazione dei protagonisti e anche delle guest-star davvero eccellente; il fandom l'ha grandemente apprezzato, c'e' da sperare che DC non se lo faccia scappare.

The Evil Dead: parlando di grandi disegnatori soffermiamoci un momento sull'appena conclusasi miniserie in 4 albi della Dark Horse, disegnata dal Sig. John Bolton, nuova versione a fumetti dell'originale primo Evil Dead. Niente Army of Darkness, l'esatto racconto per immagini del primo film. Quasi tutto raccontato in presa diretta da Ash, testi di valore ma chiaramente è l'arte di Bolton a farla da padrone: grande spolvero per un Bruce Campbell perfetto, atmosfera eccelsa. Una di quelle mini che nasce per un disegnatore e gli dà la ragione che merita.

hellbly @ 09:15 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, aprile 09, 2008 | in : fumetti e libri
Dracula - Signore del Tempo (Dracula Unbound, 1990): non c'e' Dracula in questo libro e la ragione me la dovrà spiegare Aldiss quando ci incontreremo nel prossimo piano esistenziale, ci sono degli accenni, si parla di lui e forse lo vediamo in una scena senza essere per altro indubitabilmente identificato... andiamo con calma: il futuro è dominato dai Darkstalkers, Dracula rulla e gli umani sono schiavetti succosi. Ai giorni nostri, o meglio quelli di Aldiss quando scrisse, un paio di scienziati cincischiano intorno a una macchina ferma tempo e a un paio di sarcofaghi datati troppo antichi per essere umani o sensati con le accettate nozioni di storia. Nel passato Bram Stoker e Van Helsing cazzeggiano tra un matrimonio in crisi e abusi di sostanze da ritiro della patente. Il tutto unito dal simpatico treno di Ritorno al Futuro 3 e impiccantito da qualche scenetta erotico/sensuale. Sfogliando la bibliografia dello scrittore trovo un Frankenstein Unbound: rabbrividiamo. Il romanzo è lento, insensato; i personaggi sono fastidiosi, poco plausibili e si comportano sempre come fossero i protagonisti di un brutto fumetto supereroistico; la logica della narrazione, per altro apparentemente semplice, sfugge intorno ad aree di grigio dove i nessi nei passaggi temporali perdono chiarezza, presumibilmente non erano neppure per Aldiss. Un brutto bagaglio che mi ha fatto perdere ore: il romanzo è stranamente intrigante, tende a farsi leggere, fluisce agilissimo ed effettivamente risulta stupidamente imprevedibile. Letteratura d'appendice fantascientifica troppo vecchia per il suo mercato. 
hellbly @ 11:45 | commenti (popup) | commenti
giovedì, aprile 03, 2008 | in : cinema e tv
Idiocracy: beccato in videoteca. Diretto da Mike Judge di Beavis and Butt-Head nel 2006. Sembra una strana versione pateticamente brutta di Tank Girl... il film naturalmente. L'esercito costringe a un esperimento di ibernazione l'uomo medio per eccellenza e una prostituta, un futurama dopo, il mondo vive come risultato del seguente teorema: le persone intelligenti sanno che avere figli in questo mondo schifoso è qualcosa a cui pensare, a forza di pensare si stressano e diventano sterili; solo gli idioti figliano come conigli senza cervello: quindi in futuro l'umanità diventerà sempre più stupida e stupida fino al punto che l'uomo più medio del mondo moderno possa esserne considerato il più intelligente. Potrebbe essere il film di Beavis e Butt-Head, un altro intendo, visto che tutti parlano come loro e sono loro. Hanno continuato a farlo quindi a qualcuno dovrà pur piacere.
hellbly @ 10:33 | commenti (popup) | commenti