domenica, giugno 29, 2008 | in : cinema e tv
L'Incredibile Hulk: la premessa prima, più una conferma e un chiarimento, è che questo sia effettivamente non il seguito del precedente film di Ang Lee; subito all'inizio troviamo infatti nuove Origini cinematografiche e tutto un nuovo inquadramento del soggetto. Il secondo punto è come, con pochi minuti e un'azzeccata scelta di suggerimenti, e per assurdo in soli due film, la Marvel sia già riuscita a creare una fortissima idea di universo condiviso da tutti i suoi personaggi live action: almeno quelli nuovi. Non è quindi un caso se all'interno dei primi minuti troviamo riferimenti a Iron Man e Nick Fury... questa volta non c'e' bisogno di attendere tutti i titoli di coda per beccarsi la sorpresina. Norton è un Banner convincente, gli sceneggiatori hanno preferito una caratterizzazione presa dalla versione fumettistica classica: magrolino e mite, con un alter ego Hulk scarsamente dotato di intelligenza e impegnato nel corso del film a regalare battimani sonici, smash e altre preziosi riferimenti. In questo contesto di fedeltà vengono però integrate alcune visioni più moderne: il Banner impiegato a imparare le linque dei posti dove si nasconde, la meditazione e via dicendo. Il tutto continuamente frammistato da altre citazioni classiche questa volte dedicate alla serie tv: il Banner barbone-autostoppista, la theme song. Louis Leterrier, quello di Transporter, si impegna ma si avverte fortemente la volontà di un supervisore massimo la cui presenza fornisce tutti quegli elementi di apprezzamento da fan e allo stesso tempo limita e mitiga certe propensioni caratteriali del regista. La produzione di Hulk e Iron Man è stata per larga parte contemporanea eppure sembra evidente che a un certo punto della realizzazione di quest'ultimo ci sia resi conti dell'esplosività del materiale e siano stati successivamente a forza inseriti particolari accomunanti nel primo. Magari sono solo cazzate. Abominio non è granché, sembra Doomsday. Gli scontri sono buoni, i modelli in cg ottimi anche se manca quel salto tecnologico di qualità che li renda visibilmente migliori di quanto già visto la scorsa volta: continuo poi a non apprezzare le espressioni da cucciolo di Hulk e quel suo faccione da bambinone, preferirei qualcosa di più mostruoso e meno tenero. Straordinariamente sono più interessanti le scene di Banner rispetto a quelle di Hulk, Norton offre un'ottima performance e alla fin fine le scene d'azione verde sono vagamente ripetitive: sono poi stupefatto di non aver visto sfruttare il centralissimo assioma del Madder-Stronger, la vittoria finale su Abominio si manifesta quasi più come una spinta d'agilità e cuore rispetto alla bruta energia delle radiazioni gamma. A questo punto l'attesa per Avengers diventa immodesta.
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giovedì, giugno 26, 2008 | in : fumetti e libri
Superman: dopo una lunga run di 25 albi la gestione Busiek della seconda regolare di Superman, dopo il cambio numerico, l'abbattimento di Adventures e il rilancio dal vol.1 (se non avete capito poco importa, so cosa sto dicendo), si conclude in maniera paradossalmente anticlimatica. Per la fine della sua storia Busiek sceglie toni miti rilanciando dal consueto starting point l'uomo d'acciaio dopo una serie di travagliate storyline e una curiosa gestione degli annual. A succedergli l'atteso ritorno di James Robinson, rapidamente impegnato in futuro a gestire anche l'ennesimo tentativo di Justice League 2 (esperimento che speriamo riuscirà a rompere la maledizione di Extreme, Elite e tutte le altre Justice League secondarie susseguitesi negli anni dalla fine della International), e pronto a farsi valere all'ombra dell'ingombrante successo del suo Starman. Vedremo. Di Busiek ricordiamo alcune storie coraggiose e il tentativo di portare Superman in territori meno esplorati rispetto alla norma, il risultato è stato mediamente buono: un Busiek in forma nonostante l'avversità che gli porto dai suoi tempi con gli Avengers; ricorderemo con rammarico l'attesissima storia assolo di Kripto svanita nel nulla, bloccata dai consueti problemi burocratici di diritti: la speranza è l'ultima a morire e ci si augura di leggere un giorno, finalmente, l'One Year del supercane in lutto per la morte di Superboy.

The Immortal Iron Fist: in casa Marvel le cose vanno un pò peggio, si chiude la stagione dell'Immortal Iron Fist scritto dalla coppia Brubaker-Fraction (poi solo Fraction)... senz'ombra di dubbio una delle migliori nuova serie regolare Marvel da molto tempo. Il nuovo regolare sarà il tizio di cui non ho voglia di guardare come si scriva il nome, l'imbecille che sta riammazzando molto rapidamente Cable. Brubaker-Fraction hanno fatto ogni cosa possibile: rivitalizzato e sostanzialmente ricaratterizzato un personaggio amato ma caduto in gravissima disgrazia, rielaborato tutta la sequela dei comprimari e alleati, ristrutturato tutto l'impianto di background e completamente rinnovato e ampliato il discorso ''potere iron-fist'' e città mistiche, scritto alla grande. Francamente un lavoro di rilancio così ben fatto non so a cosa di potrebbe paragonare, eccellenza pura. Il futuro è grigissimo ma i primi 16 albi di Immortal Iron Fist sono una perla moderna memorabile.

American Virgin: non avevo voglia di controllare ma non ricordo di averlo fatto quindi credo di non averlo fatto, American Virgin, serie Vertigo dell'ultim'ora e come tutte le serie Vertigo lanciate l'anno passato votata alla prematura chiusura, chiuse qualche mese fa con l'albo numero 19. American Virgin è la storia di un giovane predicatore di quelli che per fortuna da noi stentano a esistere, uno di quelli che fa il giro del mondo a dire di restare vergini, credere e via dicendo. Sua sorella ovviamente è una super troia di buon cuore, sua madre una sfruttatrice lardosa e malvagia, il padre è un facilmente prevedibile colpo di scena che vi evito (è ovviamente un prete), il fidanzato della sorella è un trans; il predicatore a inizio storia scopre che l'amata futura sposa, in Africa per aiutare i derelitti, è stata ammazzata: nel giro di qualche giorno scopre anche alcuni spiacevoli atteggiamenti sessuali tenuti da questa in vicinanza di superdotati africani. Comincia quindi un viaggio spirituale per cercare di capire cosa sia il sesso e se sia il caso o no di farlo. American Virgin faceva il paio con Testament: stesso risultato con in più qualche problema di periodicità: premessa interessante, sviluppo segnato dalla noia e da una costante ripetitività. Seagle ha fatto di meglio.

Crossing Midnight: stesso numero di albi, stessa fine per la nuova serie Vertigo di Carey. Abbandonata la mitologia cristiana, l'autore prova ad amplicare il discorso orientale già vagamente toccato in Lucifer: due gemelli nati a cavallo della mezzanotte con problemi durante il travaglio, il padre si vende a un demone per salvarli (insieme alla madre); quindici anni dopo è tempo di pagare. I due, fratello e sorella, separati e ovviamente nemici, gireranno il mondo mistico orientale divenendo protagonisti in una guerra magica. Trama di gran pregio, dialoghi profondi, tante idee intelligenti sacrificate all'insofferenza del pubblico per storie forse troppo intricate e lievi ma percettibili involuzioni nell'andamento del soggetto: in Crossing Midnight c'e' troppa roba, il peso dei personaggi e degli eventi ne schiaccia la fruibilità. Carey la lascia aperta, limitandosi a risolvere una porzione di conflitto e forse sperando di recuperarla in futuro.
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mercoledì, giugno 25, 2008 | in : animazione e videogiochi
Gigantic Formula (episodi 1-26 serie completa): abbiamo già parlato della sensibile riduzione nella moda dei fansub, da un anno a questa parte diventa sempre più difficile trovare serie ma soprattutto trovare gruppi che finiscano le serie; c'e' voluto un anno e mezzo circa ma siamo finalmente riusciti a concludere il cartone robotico lanciato nell'Aprile 2007 dallo studio Brains Base (quello del New Getter). La serie è stata interessante e originale sotto molti aspetti, intrigante sotto molti altri e in ultima analisi ricercata artisticamente: quesi tutte le buone idee sono però andate perse o diluite nel proseguire degli episodi, probabilmente per diretta conseguenza e per il solito ''stupidi giapponesi''. Più notevole esempio di ciò riguarda propriamente il primo episodio: lo stile grafico e di character design adottato in quel singolo primo incontro con la serie, completamente sparito/impoverito dagli episodi successivi, resta uno stupefacente caso di ripensamento e resa alle ragioni di mercato. La storia potrebbe grossolanamente essere vista come una variazione sul tema del G-Gundam: la Wisest World War è una sorta di guerra regolamentata internazionale, la nazione del robot vincitore governa il mondo. I robot sono il frutto della tecnologia nazionale, necessitano ognuno di un pilota e di medium che faccia tramite tra la tecnologia e il divino.... ogni robot è infatti sviluppato intorno a una testa di statua rappresentante e incarnante una divinità greca: in un certo e molto lato senso  l'armamento/aspetto e parte della trama dei combattimenti gira intorno ai rapporti classici tra tali dei. Particolare: nella finzione le statue sono greche, i nomi degli dei sono però nella versione latina. Protagonisti della storia sono l'accoppiata giapponese, per larga parte però la sceneggiatura si limita a strumentalizzarli per raccontare e rendere protagonisti via via di piccoli nucle di episodi tutte le altre coppie di piloti. Giusto per non volersi distinguere poi più di tanto anche in questa serie i mecha sono realizzati in cg: generalmente la serie è omogenea e animata con la stessa qualità dall'inizio alla fine, il livello di dettagli e la fluidità si attestano su valori medio-alti e non ci si può proprio lamentare del lavoro svolto da Brains Base. Il design dei robot è stato di volta in volta sviluppato da persone diverse, pur mantenendo un certo filo conduttore il risultato aiuta molto a elaborare visivamente quelle differenze culturali e scientifiche alla base della differenza produttiva nazionale intorno a cui si muove tematicamente molto del racconto. In tal senso i messaggi geopolitici si sprecano: la Cina è un'onorevole alleata quasi fin dall'inizio, l'America è il nemico ultimo ma varie colpe sono anche del governo Giapponese fortemente opposto all'eroica organizzazione militare giapponese. Sul fronte dialoghi tocchiamo punti di vera bassezza: mocciosi innamorati non sono mai stati fonte di battute memorabili, qui gli stereotipi si sprecano e, nonostante alcuni ricami stravaganti come la costante presenza di ninja e una certa tensione al paranormale, annoiano. SRW: parlando in termini di super robot wars ci sarebbe tantissima carne, attacchi finali e trasformazioni, nuovi attacchi e passaggi nemico>alleato per tutta la storia principale. Manca del tutto una visione coreografata degli attacchi stessi ma in definitiva ci sarebbe spazio per molte animazioni: qui si apre una piccola questione. I SRW sono tradizionalmente 2d, gli esperimenti 3d sono costantemente andati sotto: la nuova mania di realizzare tutti i mecha in ''3d'' cosa porterà? Stento a credere in trasposizioni bidimensionali di robot creati in cg. Per chiudere: lo staff è composto nelle sue posizioni chiavi compreso il ''creatore'' da un gruppo di ex-autori della serie/film di Kiddy Grade, qui impegnati a ricoprire ruoli più direttivi.
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domenica, giugno 22, 2008 | in : cinema e tv
Superhero Movie: ennesimo capitolo nella serie di film parodia che da anni ammorbano i miei mesi costantemente alla ricerca di qualche risata imprevista; come sempre nella sua ora e rotta di durata il film riesce a consolidare una o due battute, sketch o momento divertente lasciandosi però alle spalle più rovina che altro. Scoregge e calcio nelle palle, è tutto quello che ci vuole. Il punto migliore del film sono i titoli di coda: esilarante il ''colpo di scena''. Unica osservazione da tentare: lo staff-crew di questi film comincia a riciclarsi tra ruoli protagonisti e marginali sviluppandosi realmente in un team specializzato con facce e nomi che ritornano ripetutamente; in aromento diventa allora motivo di curiosità l'alternanza Pam Anderson-Carm Electra.
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giovedì, giugno 12, 2008 | in : fumetti e libri
Salvation Run: arriviamo alla fine anche dell'ultima miniserie accompagnatoria a Final Crisis, speriamo così di chiudere il capitolo ''continuity-caos'' vissuto nei mesi passati. In una recente intervista a newsarama Grant Morrison ha lungamente parlato delle incongruenze tra il primo numero di Final Crisis e i colpi di scena finali di tante miniserie corse parallelamente a Countdown: la spiegazione è assai banale e semplice, tempi di produzione. La stessa scena vista in due testate diverse, prodotta da team diversa in tempi editoriali diversi viene fuori diversamente. Morrison chiude l'intervista con un quasi offensivo ''inutile incazzarsi, le prossime storie saranno grandiose'': non mi sono mai considerato uno sfegatato della continuity, questo però mi fa girare le palle. Come per la morte dei Nuovi Dei, anche in Salvation Run abbiamo un caso simile: la morte di Martian Manhunter. Tra miniserie, serie regolari, e serie speciali l'esperimento di portare avanti un universo tutto contemporaneamente non ha dato l'esito sperato: auguriamoci che in DC l'abbiano abbondantemente compreso. Entrando nello specifico: Salvation Run è la mini ambientata nel pianeta prigione dove vengono progressivamente esiliati i super villain DC, la storia pone immediatamente i toni su solide base di classica fantascienza: Sturges scrive bene e i disegni si adeguano presentando l'immane quantità di characters con lodevole pulizia. Luthor, Joker, Vandal Savage, Catwoman, i Rogue. Tutta la mini svolge alcune funzioni prioritarie: eliminare ''l'incidente'' Martian Manhunter version OYL, accompagnare a conclusione la corrente serie di Catwoman (il mese prossimo mi pare) anche questa distrutta nel dopo OYL, mettere già tutti i villain in gruppo pronti a fini narrativi in vista della conversione per mano di Libra o alla vendetta.

Gotham Underground: finisce anche il progetto diretto da Frank Tieri sulla falsa riga della mai troppo rimpianta Gotham Knights, in questa mini abbiamo assistito al classico riassetto criminale in quel di Gotham City; peccato che anche in questo caso la continuity interna di Batman non ne abbia tenuto troppo caso, Spoiler a parte. Come viene sinteticamente riassunto da Gordon a fine dell'ultimo albo l'Intergang è arrivata a Gotham, il Pinguino è stato sbatacchiato e rimesso in regola da Batman, Vigilante e Spoiler sono tornati a gironzolare per i tetti, il tutto condito da qualche nuovo curioso freak-boss. Johnny Stitches sembra un pò troppo Mosaic il nemico del Punitore. Una mini con poco Batman e tanta Bat-family: avrebbe potuto essere molto migliore ma per essere un progetto laterale alle invadenti e potenti serie regolari del pipistrello, Tieri ha dato il suo meglio.

Invincible 50: Robert Kirkman è certamente nel suo giro d'anni dorato, scrive e gestisce un piccolo universo supereroistico di gran successo all'interno di Image portando avanti contemporaneamente tre serie regolari e varie mini; scrive successi in serie per la Marvel. In Image continuano a dargli fiducia, giustamente, e l'autore continua a sfornare ottime idee e parole senza sosta: recentemente siamo arrivati a un punto focale nella sua carriera. Kirkman sembra essersi ''stufato'' del corrente passo delle sue serie principali (non gli ho dedicato un post, ma...): The Walking Dead ha girato una boa similie a quella imposta dal creatore sull'ultimo e presente numero di Invincible: le due serie sono pronte a partire in nuove direzioni e affrontare rivoluzioni narrative interne. Auguriamo il massimo della fortuna. Piccola nota precognitiva: Image sta tentando di riproporre il modello di successo Kirkman replicandolo sotto il nome di Jay Faerber... Dynamo 5, Nobles e compagnia. Nessuna di queste serie raggiunge lontanamente la qualità dell'altro: speriamo che Image non butti l'occhio troppo lontano.
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mercoledì, giugno 11, 2008 | in : animazione e videogiochi
Futurama - The Beast with a Billion Backs: il secondo film di Futurama a uscire direct-to-dvd è una disdicevole delusione, comincia come seguito diretto del riuscito Bender's Big Score ma non riesce in alcun modo ad avvicinarlo o raggiungere neppure il più scarso traguardo; la storia procedere priva di guida intrecciando trame separate in modi insensati e non divertenti: visivamente è il solito Futurama, i contenuti invece sono lontanissimi dall'abituale qualità. Noioso e lungo ripropone interminabili dialoghi e gag stantie, non colpisce, non stupisce e di certo non brilla per originalità o trovate.
hellbly @ 23:29 | commenti (popup) | commenti
domenica, giugno 08, 2008 | in : cinema e tv
Rambo: ovvero Rambo IV. Ho aspettato tanto a vederlo perché Rambo è RAMBO. Non sono mai stato tipo da Rocky, troppo giovane per Rocky: io ero RAMBO, visti al cinema dal secondo, ho avuto il poster di RAMBO 2 LA VENDETTA in camera da letto, sopra il letto, bandana rossa e assurdo super mitragliatore lanciamissilie in braccio, fino a che non entrai nell'età dell'idiozia quando gel, ragazzine, bomber e fare il figo divennero più importanti di RAMBO. Rocky non era stato male, non così tanto: ma un troppo vecchio Stallone mi aveva spinto a evitare l'altro polo della combo seguiti messa in piedi dal malandato ex-action hero. Voglio dire: ancora oggi non accetto di commentare la qualità di Rambo III. La wikipedia riporta un dato interessante, lo riprendo senza metterne in dubbio la veridicità: il fim dura meno di un'ora e venti, veramente poco, straordinariamente poco, e ci sono 262 morti, 3.2 al minuto. Più che nei tre precedenti film messi insieme. ''E che morti!''
E' il party del sacco di sangue: in principio è l'arco, frecce sibilano come cobra supersonici trapassando i budini asiatici che si oppongono alla giusta morte per mano di RAMBO; poi viene il Barrett, l'arma dell'amico di RAMBO nel film, proiettili calibro .50 che sfrecciano aprendo buchi nelle ciambelle asiatiche e portando via teste agli orsetti gommosi asiatici; infine è... mmm... anonima-torretta-d'artiglieria-montata-su-jeep che sbriciola i cracker asiatici accorsi sul campo di battaglia esclusivamente per incontrare la più onorevole delle morti per mano di RAMBO. Il film è iperviolento, RAMBO è invecchiato e non si fa più le menate: la gente la ammazza nel modo più rapido e distante possibile, possibilmente a frotte; quei maledetti sadici-busoni-asiatici subiscono la giusta sorte per aver camminato all'interno del raggio di morte di RAMBO. Stallone vorrebbe farne un quinto: vorrei un RAMBO alla guida di un Mazinga, al posto dei Rocket Punch vorrei dei giganteschi rpg.
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sabato, giugno 07, 2008 | in : fumetti e libri
Midnighter: con i grandi eventi estivi ormai in movimento in casa DC e sottoetichette si stanno lasciando andare gli ultimi scampoli di serie moribonde; in Wildstorm, a causa dei futuri, massicci e speriamo per una volta positivi, rilanci chiude il serial solo di Midnighter. Come alcune delle principali serie Wildstorm dell'ultima generazione anche questa è partita con il botto riscontrando immediatamente una solida base di pubblico e d'apprezzamento, poi scivolata rapidamente nel fondo vendite. A discolpa di Giffen va detto che Midnighter non abbia subito nessuno dei difetti concentrati nelle pubblicazioni sorelle: niente ritardi, team costante, storyline progressiva e omogenea; il fallimeno e la chiusura hanno origine probabilmente da un fatto cumulativo: i super universi editoriali sono così, smetti una serie perché non ti piace, un'altra perché chiude, alla fine a effetto domino si abbandona tutto. Giffen ha fatto un buon lavoro qui, e anche i disegnatori: prima un Midnighter visto in relazione al team, poi effettivamente assolo tematicamente indirizzato verso un cambio di vita estraneo al gruppo; autori intelligenti prendono scelte logiche: la serie finisce con Midnighter che abbandona la propria attività singola tornando in seno ad Authority.
hellbly @ 11:48 | commenti (popup) | commenti
sabato, giugno 07, 2008 | in : musica e internet
Ok, è da un pò che non lo facevo, e volontariamente aggiungerei, ma ci sono due notizie che voglio condividere con il blog estraneamente da qualche post specifico (questo non lo è?):
1) qualche giorno fa, è da qualche giorno che ci penso, mi sono arrivati il Getter One e lo Shin Getter One della TOP! Collection by Zappa PAP: non sono un esperto, a parte i super deformed dei super robot wars non ho mai comprato online qualche ''giocattolo/soprammobile'' di mecha giapponesi considerandolo il confine invalicabile entro cui contenere la mia sanità mentale ed economica, questi però erano cazzutamente belli e non ho saputo resistere. Non si montano e non si dipingono quindi molti storceranno il naso (molti tra i pochi ovviamente), ma è esattamente quello che volevo e, a mio avviso, sono veramente belli: sembrano persino dipinti a mano, di ottimo materiale, molto fighi. Fanno ora bella mostra di sè sulla mensola sopra la mia testa e posso guardarli ogni volta che voglio semplicemente alzando lo sguardo dal monitor.
2) è stata rilasciata oggi la famigerata QUARTA EDIZIONE dei manuali di Dungeons and Dragons: dubito riuscirò a trattenermi da un altro acquisto insensato, visto che tanto non ci gioco più. E' la famosa edizione che traghetterà il marchio nel mondo del digitale/internet: per l'occasione la Wizard ha lanciato un portale da sfruttare parallelamente ai manuali cartacei per la creazione dei personaggi e la gestione delle avventure. Come questo si metta in pratica non lo so.
hellbly @ 01:02 | commenti (popup) | commenti
sabato, giugno 07, 2008 | in : cinema e tv
The Onion Movie: da noi quelli di ''Onion'' non sono esattamente celebri, io stesso (stesso=megaego) li conosco solo perché di tanto in tanto scrivono articoli umoristici sui videogiochi che vengono a loro volta spesso linkati sui siti specializzati. Si parla di un blocco di rivista cartacea/sito/altro che lavorano come notiziario comico: niente a che vedere con Striscia la Notizia, più simile al Dailyshow di Jon Stewart. Il film è, non a caso, come un lungo episodio del suddetto Dailyshow: c'e' un host, in questo caso una sorta di archetipo anchorman della tv americana, e noi siamo alla tv a guardare alcune edizione del suo telegiornale. A seguito di alcune delle notizie più rilevanti il nostro sguardo può seguire gli approfondimenti, i servizi esterni o seguire o precedere le storia diventando di fatto i tipici sketch da film demenziale. Si chiaro come il riverbero della neve in un giornata di sole splendente a mezzogiorno, accecante: no Scary Movie, no Epic Movie e no a tutti i loro fratelli e cugini. Qui ci si spatacca.
STEVEN SEAGAL E' COCKPUNCHER!!!!!
Fate largo alla nuova hit di MELISSA CHERRY, ''TAKE ME FROM BEHIND''
Come tutti i film di questo genere anche qui si incorre nel fenomeno della ripetizione che in pochissimo tempo prova a creare un effetto tormentone fastidioso, si esaurisce però molto in fretta e continuamente si viene investiti da nuove proposte di parodia demenziale: a venir presi in giro non ci sono i soliti film, ma tutto il sistema americano (obiettivo complesso da colpire in neppure un'ora e mezza): dalla guerra al terrorismo, presidente compreso, al cinema, alla musica, al giornalismo ovviamente. Si ride molto, ma sono soprattutto due gli elementi da morire: andate su youtube e digitate ''Steven Seagal Cockpuncher trailer'' o ''Melissa Cherry'' affiancato a ''Take me from behind'' o ''shoot your love all over me'' o ''down on my knees''.
Non ho altro da aggiungere, andate a scaricarvelo o comprate il dvd uscito da pochi giorni, non aspettatevi uscire al cinema perché anche in USA il film è uscito direttamente in dvd: non vi tedierò con l'inutile e noiosa storia (che per altro mi limiterei a riportare dalla wikipedia) sul film iniziato in produzione nel 2003 poi persosi per strada tra cambio di produttori e registi e bla bla.
Invece una cosa la aggiungo: se avessi saputo che cinque anni fa Steven Seagal visse un tale moto di autoironia avrei guardato senza interiore vergogna tutti i suoi film da allora, che ho comunque guardato ma con vergogna; per rimediare il torto andrò a vedere il documentario su Jean Claude Van Damme.
hellbly @ 00:12 | commenti (popup) | commenti
venerdì, giugno 06, 2008 | in : cinema e tv
Be Kind Rewind: la presenza di Jack Black e le scelte nella composizione del trailer ottengono un certo effetto sviante sulle aspettative riguardanti il film, anche se il nome di Michel Gondry dovrebbe chiaramente lasciar intendere la presenza di vaghezze rarefatte e inventiva nella rappresentazione visiva, montaggio ricercato e metatrame composte per ingannare la mente quanto l'occhio. Ciò detto partiamo dai presupposti: ''non ero certo impazzito per Eternal Sunshine'' e ''Gondry torna al cinema di (pià o meno) larga distribuzione dopo qualche anno di progetti legati al suo background musicale e al panorama europeo''. Il New Jersey è il luogo della depressione economica e sociale, la pressione tele-cinematografica esercitata sul suo suolo l'ha reso un posto emblematico anche e orami aldilà dei confini della East Coast (ch-check it out): la Passaic di Be Kind Rewind non è molto diversa dalla Leonardo di Clerks, e corrono somiglianze anche tra i rispettivi film. Abbiamo un angolo di palazzo e relativa strada come non se ne vedevano da Smoke, non c'e' un tabaccaio ma un videonoleggio trasandato gestito da un vecchissimo Danny Glover e dal suo figlioccio Mos Def (a cui farebbe proprio comodo un corso di dizione), costantemente disturbati dall'irritante personaggio interpretato da Black; difficile definire quest'ultimo: vive vicino alla centrale elettrica locale, non si capisce di cosa viva o cosa faccia tutto il giorno a parte bighellonare, è sconclusionato e pazzo anche per gli standard dell'attore: non è una persona vera, solo un mezzo della sceneggiatura troppo evidente e palese, ogni twist gli passa attraverso e viene da lui promosso. Su tutti i personaggi del film Gondry spende poco in termini di profondità, volontariamente bidimensionali si fermano il tempo di recitare battute e spingere avanti il tema del film: il fatiscente palazzo del videonoleggio è prossimo a demolizione, in missione per conto di dio il gruppetto farà di tutto per salvarlo, raggiungendo in questa lotta per difendere l'origine e la tradizione il cuore degli abitanti risvegliando, o riscoprendo, lo spirito sociale della comunità, collegialità d'intenti, mutuo rispetto e forte convincimento, parrocchiale direi, che il tempo speso insieme possa rivalutare al rialzo l'esistenza misera e priva di fine al cui gioco sono condannati tutti i poveri sbandati e perdenti concentrati in paese. Principali leitmotiv di questo umile percorso umano sono la storia, veicolata attraverso prevedibili flashforward, del(l'unico) più famoso figlio di Passaic, il pianista jazz Thomas ''Fats'' Waller: tipica ed eroica storia anni '20 per diseredati e rifugiati in fuga; dall'altra parte abbiamo quel singolo aspetto che alla fin fine caratterizza, pur godendo di scarsissimo tempo in scena e di un trattamento molto rapido, tutta la pellicola, tutta la campagna pubblicitaria e il marketing intorno al film: i rifacimenti amatoriali di film celeberrimi, a partire da Ghostbusters fino a A Spasso con Daisy, passando per Robocop e King Kong. Non fatevi però ingannare: non si tratta di sketch inseriti come scenette all'interno di un film compilation, i personaggi sono attivi in questo business intanto che vivono il resto delle loro crepuscolari vite. Il tutto vira pesantemente verso una visione dell'arte povera reinterpretata con curiose e dubbie motivazioni anticapitalistiche dove la rassegnazione vitale dei protagonisti confonde nei messaggi dalla moralità grigia che vedono protagonisti l'avvocato della ''siae'', il costruttore filantropo, la centrale elettrica. Il film non va da nessuna parte eppure arriva a un finale che lascia perplessi quanto il resto, il buonismo da dopoguerra in un paese sconfitto non mi sembra troppo diverso dalle solite menate propinate dai cartoni Disney: come se non bastasse si rasentano due lunghissime ore di durata complessiva; ciò detto il regista è dannatamente bravo, non ho mai provato il desiderio di mandare avanti (di spenere sì).
hellbly @ 23:51 | commenti (popup) | commenti