giovedì, luglio 31, 2008 | in : fumetti e libri
Northlanders: Wood, Carnevale e Gianfelice concludono il primo story-arc della nuova serie tematica prodotta da Vertigo dedicata alla vita guerriera e barbara nel gelido nord europeo di sassoni e vichinghi. La serie si propone di non adottare un protagonista o una vicenda unica passando di volta in volta a eventi e personaggi diversi accomunati dalla medesima matrice con l'intento di offrire un progetto storico-avventuroso votato all'atmosfera piuttosto che alla narrazione più estesa: nel primo arc viene raccontata la vicenda di Sven, scappato ai rigidi inversi in gioventù, attratto dalle sponde moderne e ricche di Costantinopoli, tornato in patria per reclamare diritti di successione al trono (e relativi tesori) contrastando le mire del classico zio despota. Nessun eroe o sfida tra bene e male, Wood è fedele a se stesso e presenta il classico personaggio ambiguo, ottimamente caratterizzato e reale: laddove allo scrittore manchi un certo tatto nello svolgimento della trama, perdendosi qua e là su alcuni illogicità poco importanti, il compenso in atmosfere e belle pagine è tutto a suo favore. Il supporto del pacchetto artisti italiano è memorabile e adatto, le faville che Vertigo riesce a far sprigionare dai nostri cervelli in fuga è vanto e merito. I primi 8 numeri hanno retto bene l'aspettativa commerciale, vedremo se Wood resterà legato alla sua creatura o se l'abbandonerà strada facendo: per il momento Northlanders sembra una produzione da Eura editoriale... è un complimento.

Huntress - Year One: ennesima riscrittura delle origini della Cacciatrice di Terra 1 DC. L'editore non riesce a lasciar stare il personaggio, invece che portare avanti esclusivamente la caratterizzazione datane dall'ottima Gail Simone in Birds of Prey, insistono a trascinare la vecchia versione ormai defunta all'altezza di No Man's Land: continuando a proporre le inutili radici italiane e mafiose che neppure l'avventura siciliana del Punitore di venti anni fa era tanto squallida. Per non parlare dell'antagonista di turno: Omerta il super assassino pedofilo. La presente mini in sei albi, parte del gruppo di Year One che da qualche anno torna mensilmente, è pessima: dedicata a qualche masochista in cerca di figure femminili autoritarie passivoaggressive.

Joker's Asylum
: l'uscita del secondo film è occasione DC per lanciare qualche prodotto onda per raccogliere l'enorme consenso cinematografico riscosso. Detto ciò non tiratevi indietro: i cinque speciali che compongono Joker's Asylum sono ottimo materiale della Gallery di Villain gothamiti. In ogni albo il Joker offre un racconto esempio particolarmente ben riuscito e caratterizzante della psicosi guida del nemico di Batman di turno, si parte con il Joker stesso, Pinguino, Poison Ivy, Scarecrow e Two Face. Ogni albo è scritto e disegnato da un team diverso, nomi noti o interessanti per future collaborazioni: progetto interessante, pubblicato settimanalmente, ottime letture di contorno a Gotham.

The New Dynamix: portata a conclusione con grande fatica e, giurerei, ridotta nel numero di albi complessivo, questa miniserie Wildstorm avrebbe dovuto introdurre una serie di nuovi personaggi e recuperarne alcuni sempre apprezzati (come Union). Il risultato è una mezza schifezza stroncata da vendite disastrose, scritta e disegnata mediocremente che per larga parte sembrerebbe addirittura fuori continuity fino all'ultima pagina dell'ultimo albo, quando con grande pochezza viene butttata a forza la più recente comparsa del Deus Ex Machina Wildstorm, Void.
hellbly @ 20:39 | commenti (popup) | commenti
martedì, luglio 29, 2008 | in : cinema e tv
Dr. Horrible's Sing-Along Blog: cosa fa un uomo in stato di grazia e traboccante di talento quando lo sciopero degli sceneggiatori gli impedisce di fare tv e quando sta già sceneggiando abbastanza serie a fumetti, e non ha bisogno di aggiungerne altre? Chiama a raccolta la famiglia allargata, tutta più o meno introdotta nel mondo dello spettacolo, un paio di attori che gli devono un favore o che sono parte della sua crew, apre un sito, stringe accordi di futura distribuzione con media alternativi, butta nel calderone un pò di soldi propri e si autoproduce un musical diviso in 3 atti/webisode che è semplicemente fenomenale. Joss Whedon. Protagonista della storia è il Dr. Horrible, Neil Patrick Harris, quello di Legen.... Wait for It.... Dary! How I Met Your Mother, aspirante genio del male, supervillain e videoblogger. Il Dr. Horrible inventa cose come il Freeze Ray e desidera entrare nella Evil League of Evil, è inoltre innamorato di una bella attivista sociale, caritatevole amica dei diseredati, ma è troppo timido per dichiararsi. C'e' poi un altro piccolo problema: Captain Hammer, Nathan Fillion, supereroe con superpoteri caratterizzato come il Gastone della Bella e la Bestia Disney. Cap Hammer è un bruto che sconfigge e maltratta spesso non provocato il povero Dr. Horrible, gli ruba e si fa la bella attivista solo per fargli dispetto, e va in giro beato pavoneggiandosi e facendo il figo. A questo punto fate un passo indietro e rileggete: Musical. Cantano. Non cantano sempre ma cantano spesso, la regia è spumeggiante, gli attori sono fuori di sé e sembrano divertirsi, i testi delle canzoni e i dialoghi sono spassosi: non fatevi però ingannare, è una tragicommedia, si scherza ma la tragedia arriva ed è tosta. Il Sing-Along Blog è stato un discreto successo americano, si parla di realizzarne almeno un Quarto atto: Whedon è sempre molto impegnato, ha da poco presentato le anteprime della sua nuova serie tv Dollhouse e continua a essere (anche se un pò meno) impegnato con il mondo dei comics. Si vedrà.
hellbly @ 12:43 | commenti (popup) | commenti
domenica, luglio 27, 2008 | in : cinema e tv
D-War: c'e' stato un periodo all'inizio del blog durante il quale postavo ''news'' realtive a prossimi film orientali (quando ancora seguivo il mercato in maniera più ampia rispetto a oggi, quando ancora avevo una vita oltre al lavoro)... D-War, o Dragon Wars usando il titolo americano, è in produzione dal 2002, rilasciato nel 2007: è coreano a tutti gli effetti pur essendo per larga parte ambientato a Los Angeles e avendo come attori protagonisti, oltre a quel pirla di Jason Behr  (l'alieno con le orecchie a sventola di Roswell) un cast quasi interamente occidentale. 500 anni prima.... nella misteriosa Corea vivono giganteschi serpenti, una volta ogni tanto uno di questi serpenti particolarmente giusto e buono viene ricompensato dal Cielo e trasformato in un Drago: la trasformazione avviene attraverso la fusione con una speciale energia che si incarna ciclicamente nel corpo di una giovane donna. Non tutti i serpentoni fanno però a gara a essere il più buono, c'e' uno stronzo serpentone, il sig. Buraki, che invece di guadagnarsi il potere lo vuole rubare per diventare uno stronzo dragone. Visto che la ''fusione'' avviente sinteticamente con l'ingestione della ragazza, il lavoro sembra piuttosto alla portata del Cattivo Buraki. Il Cattivo Buraki conta tra le proprie schiere migliaia di Urukai, Velociraptor e Dragi dal Regno del Fuoco, insieme con alcuni felici esemplari superstiti dei Dinoriders. Oltre alla semplice forza bruta devastante messa in campo dal solo Cattivo Buraki, gigantesco serpentone che può mangiare elefanti a due a due. Dall'altra parte dello schieramento invece ci si trova un pò scarsi: il Buon Serpentone non si sporca le mani combattendo, la ragazza è protetta esclusivamente da 1 guardiano celeste (il solito wired-cazzone troppo effemminato per staccarsi di un metro dal suo vecchio maestro) e basta. Cosa succede? Buraki naturalmente stravince, imprevedibilmente però il guardiano e la ragazza decidono di suicidarsi. Passano 500 anni e tutta la combriccola si reincarna in quel di Los Angeles. Regista inetto, attori inetti, cg coreana, il party dei soldi buttati via.
hellbly @ 14:14 | commenti (popup) | commenti
sabato, luglio 26, 2008 | in : fumetti e libri
gli Eisner Awards di quest'anno sono stati particolari: preceduti da nomination incentrate come mai prima d'ora sul panorama aldilà del duo DC-Marvel, hanno concermato la tendenza premiando molto in giro e poco nei ranghi dei principali editori... anzi: Marvel he na preso uno solo, il miglior scrittore vinto da Ed Brubaker. DC ha portato a casa vari premi specialmente intorno alla linea Vertigo e dedicati a congratulare la conclusione di Y, oltre ai soliti annuali premi a Fables; a livello mainstream hanno vinto il miglior numero singolo per Justice League of America 11 di Meltzer, e qualche premio professionale ''minore'' per lettering e colore. L'edizione 2008 segna un vero trionfo per Dark Horse: Buffy vince il migliore nuova serie, Umbrella Academy il miglior miniserie, Eric Powell e il suo Goon portano a casa il miglior scrittore/disegnatore e il miglior artista ''multimediale''.
hellbly @ 22:27 | commenti (popup) | commenti
sabato, luglio 26, 2008 | in : cinema e tv
Lost Boys - The Tribe: lo so, dovrei essere là fuori a guardare Dark Knight. Invece sono stato a casa a guardare il seguito di Lost Boys. A dire il vero non è proprio il seguito seguito: è il seguito ma fra i due andrebbe collocata la miniserie di pubblicazione DC-Wildstorm, attualmente in corso, realizzata per l'occasione dove verrà svelato (immagino) il retroscena a spiegazione del finale di The Tribe. Mmm: ok. Venti anni dopo tornano Corey Feldman e Corey Haim (sarebbe tornato anche Newlander ma le sue scene pare siano state tagliate), rispettivamente Edgard Frog e Sam Emerson. Ok, a dire il vero solo Feldman torna ''realmente'': Haim si ritaglia una comparsata d'effetto ma minimale. Feldman invece torna nel ruolo di coprotagonista: siamo nuovamente a Santa Carla infestata dai vampiri surfisti. Non c'e' più il giovane Schumacher a dirigere, né Donner a produrre: il testimone è passato nelle mani di un registucolo televisivo all'anagrafe P.J. Pesce. Non scherzo. Finito di vedere il film ho un'unica domanda: la voce di Feldman è impostata o naturale? Ascoltatelo in originale: neppure Christian Bale versione Batman ha un tono così. E' un film anni '80 tale-quale con solo qualche aggiornamento nello slang e nel vestiario: essendo che siamo nel 2008 e non nel 1987, Lost Boys 2 risulta meno favoloso e cult, restando in ogni caso un centro perfetto se alla ricerca di una bella dose di nostalgia. Cristiani troppo giovani per riconoscere Feldman non dovrebbero neppure noleggiarlo, la mia generazione è invece tenuta a guardarlo: è un sacro dovere. ''Com'e' invecchiato male Feldman, è fuori forma un casino'', dice lo spettatore cercando di stare seduto senza che la panza trabocchi dai jeans.
hellbly @ 01:40 | commenti (popup) | commenti
giovedì, luglio 24, 2008 | in : fumetti e libri
Number of the Beast: cercando in qualche modo di dare un senso e omogeneità agli ultimi due anni di insensata produzione, e sviluppando un giro di conformità a seguito dell'ultima Crisis DC, il mondo Wildstorm è andato attraverso l'ennesimo sconvolgimento/restyle. Questa volta il programma, coinvolgendo meno nomi, meno grandi, su meno progetti, sembra più credibile e abile a riaprire in versione universalmente composta il pacchetto eroico Wildstorm: Number of the Beast è un progetto in pieno stile Matrix dove furono imprigionati alcuni erodi ''golden age'' Wildstorm. A un certo punto la classica variabile imprevista manda tutto il sistema in malora e rigetta nel mondo reale i suddetti eroi, innescando allo stesso tempo un meccanismo governativo automatico, dettato dal solito generale pazzo, il cui esito è, per l'appunto, la fine del mondo. Nessun rilancio però, nessuna Crisis: si tratta del classico, e quindi estremamente intrigante a patto di portarlo avanti con logica e serietà, armageddon pseudonucleare. Un'immane scontro tra post-umani getta la Terra fuori asse: cataclismi vari, morte del 95% dell'umanità. Resta qualche operativo di Stormwatch su Skywatch, The Authority su un Carrier precipitato su Londra (Jenny Quantum apparentemente morta), Majestic, i Wildcats (con Spartan disperso), e il supergruppo dei Paladins che tutto questo a involontariamente provocato. La miniserie è notevole: scritta egregiamente da Beatty e disegnata molto molto bene da Sprouse; nel corso dell'ultimo, significativo, albo si decide di lasciare un momento perdere sia Gen 13 sia Tranquility: vedremo più avanti. Sarà già abbastanza complicato seguire le serie che, o partendo da zero o riprendendo la vecchia numerazione, porteranno avanti quella che è, finalmente, una scelta coraggiosa e un'impostazione all'altezza della ''maturità'' Wildstorm.

The Exterminators: con la chiusura di questa serie all'altezza del trentesimo albo si conclude anche l'ultimo di quei progetti iniziati come new wave Vertigo un paio d'anni fa (Testament, Loveless e American Virgin per dirne un paio), globalmente interessanti ma in definitiva fallimentari. Exterminators racconta di un gruppo di disinfestatori alle prese con un antico Dio Maya e un esercito di super scarafaggi: lo sceneggiatore Simon Oliver dimostra buone idee ma acerbe stilisticamente, probabilmente non era ancora pronto per un progetto proprio; Tony Moore è l'ottimo disegnatore di sempre, negli ultimi albi tuttavia mostrava un segno troppo sporco e macchiato: adattissimo a Fear Agent, molto meno qui. La storia è stata sviluppata frettolosamente, dopo un lungo esordio e una lenta messa in moto degli eventi, causa lo scarso successo, si è impressa un'accelerazione assolutamente dannosa che ha spinto inevitabilmente verso il ''tirar via'' e la superficialità, oltre al costretto passaggio sotto silenzio di tanti spunti iniziali poi semplicemente ignorati. Exterminators rispetta il trend di cui parlavamo inizialmente: partenza fortissima, declino immediato e terminale.

Afterburn: si chiude il secondo progetto dell'editore Red 5, salito agli onori della cronaca per l'ottimo Atomic Robo e il facilone Neozoic (di cui parleremo); Afterburn racconta di un futuro post atomico molto avventuroso, seguendo i classici del genere action e mostrando una vicenda semplice, senza pretese, abbastanza divertente ma troppo prevedibile e già vista. Un buon contorno ma pericolosamente banale per una casa editrice così piccola.

Black Summer: è di un paio di giorni la notizia senza precedenti dell'assunzione a ruolo di socio nel clan Image del simpatico Kirkman, un metodo quasi da studio legale per tenersi la gallina dalle uova d'oro e legarla indissolubilmente al favore dell'editore; Ellis dovrebbbe fare qualcosa del genere con la ''sua'' Avatar Press: il ritmo delle collaborazioni sta diventando, già da tempo in realtà, ridicolo. Quest'ultima fatica nasce come progetto supereroistico per l'editore solitamentea abituato a generi più horror: Ellis mette insieme una storia mediocre, prevedibile tavola dopo tavola, graziata solo dalle sempre pregevoli matite di Ryp, anche lui però giunto al punto di saturazione e evidentemente in debito di creatività (osservate il seguirsi della rappresentazione nel corso degli albi: le scene si ripetono platealmente). Colpi di scena telefonati, soggetto sciocco, caratterizzazione dei personaggi troppo basilare. Ellis dovrebbe rallentare e produrre qualcosa di valido su cui focalizzare la mente, troppi progetti per troppi editori.

Red Sonja: concludiamo con Dynamite. Qualche settimana fa parlavamo dell'idea Dark Horse di far ripartire Conan per rinvigorire e rilanciare il nuovo filone sword and sorcery giunto a un punto di stallo e sovrappopolamento. In casa Dynamite si tenta qualcosa di completamente diverso: invece di prenderla dal punto di vista editoriale si è scelto di agire su quello narrativo, conseguenza ancora da vedere. Red Sonja è stata uccisa, spedita all'inferno e, con il numero 35 di questo mese, fatta reincarnare in un personaggio completamente diverso e altro rispetto all'originale Howardiano. Intrigante e da seguirsi: vedere cosa si riuscirà a tirar fuori, a questo punto, da una licenza completamente traviata e portata oltre i limiti imposti dal suo morto creatore. Scelta coraggiosa di Dynamite che potrebbe andare a urtare la sensibilità dei fan... forse anche no: i fan di Red Sonja sono più interessati alle tette grosse che a Howard.
hellbly @ 13:32 | commenti (popup) | commenti
domenica, luglio 20, 2008 | in : cinema e tv
Hellboy 2: la china presa da Del Toro prosegue irrimediabilmente allontanandolo dal mio cuore, con questo seguito del Labirinto del Fauno il regista definisce la sua nuova natura di mediocre mutanzione bastarda tra Spielberg e Burton, prequel dello Hobbit, questo Hellboy 2 Golden Army riprende i pupazzi della favoletta franchista riciclandone temi e stili fino al lampante Angelo della Morte con gli occhi decentrati sulle ali. Nonostante con una mano sembri avvicinare il fumetto introducendo l'Ectoplasmic Man e rielaborando in questo senso il BPRD, con l'altra travia tutte le caratterizzazioni originali trasformando Hellboy dal più grande detective del paranormale a uno stupido redneck senza cervello: tra storie d'amore improbabili e superficiali, goblin senza gambe che sarebbero stati bene non nel Labirinto dello Stupido Fauno ma in quello di Bowie, tra wired-elfi bianchi demenziali copie dei più recenti successi mainland cinesi, mercati dei troll rubati a una qualunque opera di Gaiman/Carey, troll-mazinga z versione steampunk, pseudo-Ent tolkeniani.... insomma niente che abbia a che vedere con Mignola, tutto a che vedere con un fantasy anni '80 rivisto con la cg di Jackson. 2 scene su tutto mi hanno fortemente disturbato: il combattimento di Hellboy con gli armadietti dello spogliatoio e la canzone. Dialoghi improbabili, sceneggiatura trita, effetti speciali già visti: Del Toro ha compiuto la scelta del successo e ha girato le spalle alla sua visione per abbracciare quella del fantasy commerciale. Odioso bastardo.
hellbly @ 21:52 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, luglio 17, 2008 | in : animazione e videogiochi
Heroic Age (episodi 1-26 serie completa): non vorrei ripetermi ma, fino a controtendenza, continuare a sottolineare l'ammirevole volontà di quei gruppi di fansub impegnati a proseguire il proprio grauito lavoro nonostante la moda di tale attività si sia oramai grandemente spenta mi sembra l'unico modo di ringraziare. A un anno circa dalla sua fine è arrivato finalmente in rete l'ultimo episodio della produzione Xebec che l'anno passato tentò la via della space opera secondo motalità tanto classiche e apprezzabili, quanto sfortunate, da farsi ammirare e seguire da un cospicuo numero di fan, pur restando in definitiva un flop. Se lasciamo da parte quel Glass qualcos clone di Legend of the Galactic Heroes, era probabilmente da Nadesico che l'animazione giapponese non affrontava una space opera di viaggio spaziale di tale entità. Ci sono in Heroic Age elementi di eccellenza tali da giustificare l'appassionarsi e la fedeltà alla serie, soprattutto questi punti favorevoli raggiungono l'ottimo risultato di coinvolgere emotivamente lo spettatore; per contro ci sono evidenti lacune e difetti causati dalla solita stupidità giapponese. Sceneggiatura e soggetto curatissimi: tempo prima la Golden Race, la razza più saggia ed evoluta dello spazio ha abbandonato il nostro universo per passare al successivo piano esistenziale. L'universo è in guerra: ci sono la Silver Race, tizi psichici che hanno rinunciato alle emozioni, la Bronze race, insettoni spaziali, cinque superstiti della Heroic Race, gli esseri più potenti dello spazio, e la Iron Race, l'umanità. Silver e Iron sono in lotta per l'eredità della Golden, Bronze aiuta Silver, 4 Heroic sono al servizio della Silver, il quinto Heroic è invece per la Iron ed è il protagonista. A dire il vero la protagonista è la principessa che guida l'astronave spaziale al centro delle vicende, è il pinnacolo dell'evoluzione umana, giusta, pacifica, una guida spirituale senza pari. I membri della Heroic Race sono vincolati da contratti esistenziali: ognuno di loro è asservito al completamento di determinati compiti stabiliti nel passato dalla Golden, questi compiti li spingono a combattere tra loro e ottenere risultati per le rispettive fazioni. Il potere più grande della Golden Race era quello di prevedere il futuro: in tutta la serie torna il motivo e il dubbio su quale fosse la finalità dei contratti e degli indizi, sul perché spingere l'universo alla guerra. Distruzione o salvezza? La definizione delle razze è molto precisa: i Silver combattono affidandosi a pseudo poteri mentali e costruzioni psichiche, spesso stanno semplicemente nello spazio, senza astronavi, sparando direttamente raggi dalle mani e via dicendo; la Bronze è composta da varie tipologie di insetti giganti secondo tradizione con tanto di astronavi alveare, unità combattenti e operaie più o meno specializzate; l'umanità naturalmente adopera super astronavi con super cannoni, real robot e qualche iniziale potere psichico in stile mutazione e quindi interamente individuale e unico; il fulcro sono però gli Heroic. L'Heroic vero e proprio è un sasso impiantato all'interno di particolari individui chiamati Nodos, quando il sasso (che ha un nome e una personalità) viene attivato il Nodos si trasforma in un super gigante mostro da combattimento con un particolare potere. Nel mezzo troviamo varie fazioni all'interno delle razze, il concetto di creazione e distruzione di stelle, per finire con le starways. E' tutto molto elaborato e avvincente, denso di avvenimenti raccontati con la necessaria leggerezza dovuta ai soli 26 episodi ma senza la corrispondente tipica superficialità. Contraltare a questo ''buono'' ci sono le caratterizzazioni dei personaggi e i dialoghi: pura telenovela del cazzo. Una simile conrapposizione avviene tra le musiche, eccellenti, e la grafica, medio brutta. Facciamo qualche nome: il regista è alla sua prima prova assolo dopo qualche esperienza su Fafner, si notano riferimenti; le musiche sono di Naoki Sato (X, Eureka Seven); l'orrido character design e generale aspetto estetico è opera di quel gran demente di Hiroshi Hirai, quello di Gundam Seed: ricordatevi che questa serie è succesiva a Seed, probabilmente avrebbe dovuto confermre l'artista, probabilmente gli ha castrato la carriera (colpa in questo senso anche del prevedibile tagli al budget e conseguente calo tecnico sul finale). La necessità di rispettare la demenza otaku ha spinto la produzione Xebec a trattenere le spinte della serie, provando a incanalarle in un fad sono finiti per spezzarla e condannarla. FATTORE SRW: la Argonaut potrebbe diventare una delle migliori battleship mai viste in un srw, sfortunatamente sia i Nodos che i poteri di alcuni degli umani potrebbero risultare di difficile implementazione nel gameplay (salvo mal viste variazioni specifiche).
hellbly @ 21:22 | commenti (popup) | commenti
giovedì, luglio 17, 2008 | in : fumetti e libri
Final Crisis (1-2+Requiem): sono anni che il comicdom è attraversato da un pensiero trasversale chiamato solitamente ''stanchezza/noia da megaevento''. I crossover hanno rotto le palle, o almeno le palle di quelli che leggono fumetti da qualche anno e di crossover se ne beccano in continuazione: naturalmente sia DC che Marvel se ne sbattono le palle pur provando in qualche modo a tenerne conto, principalmente aumentando la qualità delle storie o almeno quella dei disegni. In casa DC con Final Crisis viene venduta un'aria di conclusione: la terza Crisis, la Crisis ''finale'', l'ultimo crossover in stile per... qualche tempo almeno. Inoltre, mantenendo ancora una volta una certa dignità editoriale, DC ha stabilito l'assenza di tie-in: tutta la Final Crisis sarà seguibile sulle testate dedicate e basta, una mini di 7 albi e una serie di mini collaterali... così facendo viene dato da un lato al lettore la possibilità di scegliere, dall'altro si priva interamente il crossover del ''cross''. Vedremo come verrà gestita. Come per Infinite Crisis da qui in poi farò spoiler senza avvertimento sugli avvenimenti salienti contenuti negli albi, per un giudizio aspetterò la fine di tutto. Final Crisis 1: si parte dove eravamo rimasti, con la morte di Orion. A cui segue di lì a poco la morte di Martian Manhunter per mano di Libra e desiderio di Human Flame: il resto è preparazione e montatura di misteri. Final Crisis 2: si comincia in Giappone, il nuovo Mister Miracle dei Seven Soldiers parla di formare un gruppo pescando nell'eroico marasma locale; poi c'e' del casino con i Guardians e le Alpha Lantern, Hal Jorda, John Stewart e Batman; l'albo finisce in un supercrescendo con una megaesplosione al Daily Planet che sembrerebbe lasciare Lois Lane in gravi condizioni, ma il vero colpo è l'ultima pagina. Barry Allen è qui, e il Black Racer lo sta inseguendo. Requiem è un one-shot scritto da Tomasi, quello che sta facendo bella figura di sé su Nightwing, e il grande Mahnke: è un approfondimento sulla morte del Martian Manhunter. Lasciamo perdere problemi di costumi, parliamo della storia: nella storia del fumetto supereroistico c'e' la Morte di Captain Marvel, oggi il testo di Tomasi e i disegni mai così espressivi di Mahnke portano una nuova dimensione agli onori al defunto di genere superomistico, è straordinario e commovente, realmente commovente. Improvvisamente dopo essere stato semi abbandonato il marziano torna a essere l'impareggiabile eroe di tanta justice league, comica e drammatica che fosse, e DC. Un compianto così elevato e tragico è raro e speciale, Requiem intacca la storia recente del fumetto in un mondo, quello del one-shot, da sempre vittima di sé e del marketing.
hellbly @ 11:46 | commenti (popup) | commenti
lunedì, luglio 14, 2008 | in : animazione e videogiochi
Zoku Sayonara Zetsubo Sensei (episodi 1-13 serie completa): seconda stagione per la fortunata e unica produzione dello studio Shaft, progetto ambizioso e originale fatto di comicità nera, cinismo e critica sociale, tutto mescolato a parodie e autoironia intorno al mondo dell'entertainment giapponese. Salvo qualche sostituzione nello staff, reso comunque impercettibile grazie alla forte volontà produttiva, la seconda stagione è realizzata in tutto e per tutto similmente alla prima: il seguito è diretto, personaggi continuano a essere introdotti e sommati, più marcato ma in linea con la precedente l'andamento a sketch e il ricorso costante e rigoroso ad autocitazioni e riferimenti incrociati con i passati episodi. Serie difficile che pretende grande concentrazione nel pubblico a ogni istante e addirittura la volontà di tornare indietro a guardare, aiutandosi con il fermo immagine, i rapidissimi testi che continuamente scorrono sullo sfondo: è anche un programma che richiede conoscenze della cultura giapponese piuttosto sofisticate in termini di trend e storia, usi e costumi, arrivando anche a sfruttare spietatamente giochi di parole basati su kanji e modi di lettura. Onore infinito ai gruppi avvicendatisi al fansub di questo progetto complicatissimo e arduo, e merito sempiterno agli autori e alla produzione per averlo realizzato senza esitazioni o ammorbidimenti: una terza mini-stagione composta da OAV dovrebbe iniziare a venir pubblicata da questo mese in bundle con i volumetti in edizione limitata del manga: dimostrazione palese di quanto la versione animata sia stata un successo aldilà delle aspettative e della sua origine. Sviluppata con pochi soldi a livello di tecnica d'animazione è riuscita a proseguire grazie alla volontà dei suoi artisti e autori che si sono senza sosta impegnati a rinnovare e rivitalizzare il soggetto a ogni episodio. Privo di una trama lineare il cartone non ha avuto bisogno di una conclusione definitiva, la grande cura dello staff si è però espressa in una speciale ending realizzata con uno stile d'animazione da indipendente occidentale e un ultimo omaggio autocelebrante per confermare il trionfo di un anime ancora più ostico ed eccellente di quanto non fu Cromartie High School.
hellbly @ 12:19 | commenti (popup) | commenti
giovedì, luglio 10, 2008 | in : fumetti e libri
Booster Gold: nuovo potenzialmente pericolo cambio creativo in casa DC, dopo 10 albi ''regolari'' e lo special Zero Hour e One Million, la coppia Johns-Katz abbandona le redini di uno dei gioielli più splendenti dell'editore lasciandolo per un paio di episodi nelle capaci ma forse già incazzate mani di Dixon. Chi verrò dopo lo scopriremo a fine mese probabilmente quando verranno sollecitate le uscite di Ottobre. Blue Beetle e Booster Gold, il primo riabilitato durante Infinite Crisis, il secondo durante la run di 52: dal passato Giffen come macchiete esilaranti della Justice League International a un presente di celata grandezza. L'ultimo numero è quello della consacrazione: Booster Gold deve continuare a fare l'idiota, deve passare per stupido per impedire che il suo segreto sia scoperto. Il super segreto, magari indovinabile già da qualche albo, è che sia proprio Booster e per esteso la famiglia Carter a dare il via alla linea dei Time Masters: Rip è il figlio di Booster! I due scrittori trattano il viaggio nel tempo in modi sontuosi, ripercorrendo grandi e piccoli momenti di storia DC badando a non alterare la continuity e organizzando un viaggio emozionante e nostalgico dedicato prevalentemente ai fan di lunga data. Scrittura eccellente, supporto artistico adeguato e puntuale. La lavagna di Rip come in-joke editoriale e tanti dettagli a concretizzare l'eccellenza di questa run, e alla fine c'e' spazio per una tavola di preview come da nuovissima abitudine DC (prova più o meno credibile dell'alto tasso di preparazione ''redazionale'') e un ultimo scherzo sotto forma di citazione storica.
hellbly @ 14:38 | commenti (popup) | commenti
martedì, luglio 08, 2008 | in : cinema e tv
Balls of Fury: è un film di Will Ferrell senza Will Ferrell. Al posto di Ferrell c'e' questo Dan Fogler: a giudicare dal fisico è condannato a fare il comico a vita, IMDB lo definisce un attore/cantante con un passato in musical di Broadway (anche off-). E' simpatico, niente di che. La storia è scema con un giovane prodigio del ping pong ingaggiato da un agente fbi per introdursi in un torneo di ping pong underground e mortale organizzato da un super ricercato, il gay-wannabe cinese Christopher Walken (che ormai mostra fin troppo chiaramente di trovarsi divertente in questi contesti). Che volete che vi racconti? Ci sono un pò di effetti speciali direttamente rubati al Ping Pong giapponese di qualche anno fa, c'e' della commedia demenziale e volgare, c'e' Maggie Q. Certe scene sono divertenti, altre no: è perfettamente in linea con il suo genere, niente di più.
hellbly @ 20:07 | commenti (popup) | commenti
domenica, luglio 06, 2008 | in : fumetti e libri
Omero, Iliade: 6 Luglio 2008, né Baricco né la sua opera sono oggetto e soggetto di siti ufficiali né non ufficiali. Cresce lo sconcerto per un paese che continua a rifiutare la messa online anche del numero di volte in cui ogni cittadino sollevi l'asse del cesso. Mi sembra di vivere in quella pubblicità del National Geographic, o era il Discovery Channel?, dove l'inventore dell'ombrello andava in giro con l'ombrello e tutti lo guardavano come fosse un pazzo; oggi tutti hanno un ombrello e spesso la gente con l'ombrello guarda male quelli che vanno sotto la pioggia senza ombrello, io lo faccio (andare senza ombrello) ma solo perché sono quasi sempre fuori con il cane e non mi sembra giusto che si bagni solo lui (inoltre con una mano occupata dal guinzaglio, preferisco avere l'altra libera altrimenti raccogliere i marcatori marroni diventa sempre un'impresa): quelli invece che non lo fanno perché a) gli piace bagnarsi b) sono anticonformisti c) sono esibizionisti d) hanno qualche problema ideologico/religioso a riguardo sono dei pirla perché l'ombrello è utile, non è una scelta, è pratico. Come lo specchietto laterale destro. Baricco non ha il sito. I fan di Baricco non gli fanno un sito, c'era ma è offline. Baricco è un pirla, quando lo senti parlare vorresti tirargli dei sassi, però scrive graziosamente e sono più volte cascato sui suoi libri: questo poi è un qualcosa di particolare. E' la rielaborazione di una lezione/spettacolo in stile Benigni tenuta tempo fa dall'autore. Si prende la traduzione italiana accreditata di Mara Grazia Ciani, si gira tutto in prima persona trasformando di fatto l'epica omerica in una serie di monologhi ogni volta parlati da protagonisti diversi (in alcuni casi 2, 3 voci insieme, alternate, nello stesso capitolo), si fa i leziosi mettendo in corsivo le parti aggiunte da Baricco per ''spiegare meglio o di più'' (come se il resto dell'operazione fosse direttamente su licenza della Ciani). Non importa. Importa il prodotto finito: Baricco riesce a non trasformare il tutto in una presa in giro ''dumbed down'' per il grande pubblico, anzi mantiene e rinvigorisce tutti quegli elementi di piagnisteo e strazio meridionale tipico greco perfettamente consoni all'originale e sempre sgarbati a ricordarsi. Non è 300. Non ci sono tanti rambi achei e tanti commando troiani: ci sono invece tanti ken il guerriero pronti a versare lacrime per ogni uccello caduto dalla parte sbagliata del fiume, o per il vecchio padre lumacoso. Si può solo apprezzare la verità di un tempo quando gli eroi erano isterici effemminati con il cervello incasinato pronti a fuggire come struzzi o caricare come berserk solo sulla base di una parola in rima, pronti a mollare famiglia e trono e vita per correre dietro il culo di una donna o di un ragazzino, con la lacrima facile e una vanitosa predilezione per l'oro. Tanti Gattuso, nessun Brad Pitt.
hellbly @ 17:56 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
domenica, luglio 06, 2008 | in : fumetti e libri
Raven: miniserie in cinque albi scritta da Wolfman, uno che di Titans se ne intende, e disegnata da un povero demente mangamericano di nome Damion Scott. La serie si legge ma non si riesce proprio a guardare: scopriamo qualcosa dell'anno perso di Raven tra vita normale a scuola, continuity interna del personaggio assai dubbia per una questione di età globale dei Titans, e soliti affari mistico-demoniaci. Altamente evitabile.

The All-New Atom: ne abbiamo parlato qualche mese fa per segnalare l'arrivo ai testi dell'ottimo Remender. Non è bastato, nonostante in pochi mesi l'autore sia riuscito a ristabilire il set e lanciare una trama a mio avviso molto convincente calibrata su toni più interessanti e vicini alla connaturale fantascienza del personaggio, con il numero 25 la serie si è conclusa. Inutile fare del sarcasmo su quanto il personaggio da un'idea di Grant Morrison, sia apparso scarso fin da principio: ora in casa DC, con la fine della serie ci troviamo proprio così, si respira aria complicata con due Atom in attività, di cui il secondo (l'ultimo) mutato e dotato di poteri ''nuovi'' da esplorare. Lo storyarc finale non ha preso in minima considerazione le vicende dei Challengers, considerando poi come Donna Troy sia da poco tornata in seno ai Titans (e Kyle a OA) sembrerebbe legittimo ritenere anche quel gruppo definitivamente sparito prima di partire: Jason resta nel sottobosco di Batman RIP pronto a far tirare un sospiro di sollievo o un singulto di rabbia sulla scacchiera del predetto Morrison. Nel presente momento di grande difficoltà DC, vendite continuamente in calo, ''sfoltire'' sembra la parola d'ordine necessaria: mi aspetto molte ulteriori chiusure parallelamente a Final Crisis.

The Dark Tower - The Long Road Home: squadra che vince non si cambia, forte dello stesso confermatissimo team supervisionato da King stesso, Marvel ha concluso la seconda miniserie dedicata all'epica della Torre Nera. Le vendite non sono state buone come per la precedente, ma decisamente incoraggianti: tanto da garantire la contemporanea uscita del classico handbook e l'acquisizione dei diritti per trasporre a fumetti anche la serie di The Stand. Problema e forza delle mini probabilmente la decisione di trattare argomenti originali, inserendosi in un punto non toccato dalla vicenda narrata da King, ovvero il ritorno a casa dopo la storia della prima mini. Flashback che King non aveva sentito di dover raccontare. L'atmosfera è giusta ma alcune libertà prese da Furth e David sembrano togliere qualcosa al Roland del deserto, e non è un buon risultato; inoltre l'arte di Lee e Isanove avrebbe dovuto restare vincolata alla prima mini, senza riproporsi invariata: la Marvel ha naturalmente cercato di raddoppiare, alla fine ci ha comunque guadagnato ma farebbero bene a fermarsi qui.

Kill All Parents
: one-shot di Image che segnalo senza voler perderci del tempo per la gradevole scrittura e cura realizzativa, parodia tragica che accomuna le origini di tutti i supereroi orfani desiderosi di riempire il vuoto combattendo il crimine.
hellbly @ 17:24 | commenti (popup) | commenti
domenica, luglio 06, 2008 | in : cinema e tv
Meet BIll: da Thank You for Smoking in poi Aaron Eckhart è entrato a forza nella schiera dei miei attori da seguire, la sua è una carriera travagliata con alti e bassi (pochi alti) che forse impennerà a breve con l'uscita dell'anche suo Dark Knight. Meet Bill è una tipica commedia americana appartenente a quel sottogenere dedicato alle crisi esistenziali di uomini maturi, ne segue tutti i presupposti: moglie antipatica/infedele, famiglia di lei oppressiva e avvilente, lavoro futile e via dicendo. Compreso il finale aperto dove al lieto fine non corrisponde certo un vissero felici e contenti. Aaron Eckhart è l'unico elemento di originalità all'interno di un mucchio di stereotipi: il suo protagonista è nevrotico ma non assurdo, è indebolito ma non inetto, è reale e comune, lontano da quelle esagerazioni tipiche dei comici o dalla recitazione sopra le righe di tanti progetti similari. Un uomo normale con le sue forze e debolezze finito in un vicolo cieco e forse troppo pigro per decidere di tornare indietro e scegliere un'altra strada. L'incontro con un giovane, il tipico ''kid'', lo spronerà a riscoprire la propria individualità indipendente dalle routine sviluppatesi negli anni. Le presenza femminili intorno a lui sono appena marginali, Alba in un ruolo eccezionalmente secondario chiaramente all'umile ricerca di credibilità come attrice aldilà del suo corpo. Regia d'esordio per il produttore Bernie Goldmann, coadiuvato dalla sceneggiatrice coesordiente Melissa Wallack. E' un film medio come tanti altri che spicca e varrebbe la pena di cogliere dal mucchio per la presenza recitativa di un ottimo interprete a lungo sottovalutato.
hellbly @ 12:23 | commenti (popup) | commenti
sabato, luglio 05, 2008 | in : cinema e tv
A Tale of Mari and Three Puppies: nel contraddittorio mondo dei mangia-balene c'e' sempre spazio per l'annuale melodrammone cinematografico dedicato alle infinite storie vere di dedizione canina e, come certo saprete, il qui presente cede sempre alla tentazione di cuccioli e amore a quattro zampe. Sperduto villaggio montano giapponese, nucleo famigliare composto da nonno vedovo, figlio vedovo, due bambini: i bambini adottano una cucciola abbandonata, la chiamano Mari, l'hanno dopo la cagna dà alla luce tre cuccioli. Siamo nel 2004, un massiccio terremoto provoca distruzione e morte nel nord del Giappone: il nonno e la bambina restano intrappolati sotto le macerie della casa, il nonno resta gravemente ferito. L'amato cane si spaccherà le zampe cercando inutilmente di liberarli, poi guiderà i soccorsi a salvarli. Il nonno è moribondo, non c'e' un attimo da perdere. C'e'  vento, l'elicottero non può atterrare. NOOOOOOOOoooooooooo!!!!!!! Lasciate a terra il vecchio moribondo! SALVATE I CANI!!!! NOOOOOOOoooooooooo!!!! Nella disperazione isterica della bambina costretta ad abbandonare Mari e i 3 puppies, echeggiata accanto a me dalla pari singhiozzante isteria della mia ragazza, il film arriva al nucleo del suo soggetto. Abbandonata con i suoi tre cuccioli nel mezzo della montagna fredda e inospitale, abituata alla vita domestica e apparentemente incapace a procacciarsi il cibo da sola, Mari sembra condannata a morte. Passano i giorni. Nel rifugio approntato nel vicino villaggio la bambina è una specie di zombie sconvolta dalla perdita, nell'ex-villaggio Mari e i 3 puppies lottano contro la pioggia gelida, corvi bastardi, continue scosse d'assestamento e la pessima qualità dell'edilizia giapponese. La tragica storia unisce tutti gli sfollati, disposti tutti a sacrifici più o meno grandi pur di un'ultima speranza di trovare ancora vivi i 3 puppies e Mari.
Il tempo su schermo dei cani è scarso, estremamente ridotto forse a causa della difficoltà recitativa dei cuccioli: ogni minuto è straziante; quando non ci sono i cani, ci sono i bambini che si straziano: quando tornano i cani lo strazio dei bambini straziati moltiplica geometricamente la straziante situazione dei cani. Ovviamente non c'e' limite al peggio e i protagonisti a quattro e due zampe sono continuamente sottoposti alla tipica serie di sventure inanellabili nei melo' giapponesi: a un certo punto diventa persino un motivo tematico del film. Il padre al figlio: se adesso ti sembra di stare male, pensa che ti capiterà sicuramente di peggio. Edificante fino al midollo. Mari e i puppies sono shiba: meravigliosi, soffici e grassottelli. Il regista è un esordiente, o almeno questa è la mia ricostruzione, Masanobu Takashima: già attore in qualche film di Godzilla e horror. La storia originale è leggermente diversa e la potete trovare qui: nei titoli di coda vengono mostrate come da tradizione del genere foto raffiguranti la verita degli eventi e dei protagonisti, le ultime mostrano Mari e i 3 puppies. Non esiste nulla di più triste di un cane ed è la ragione per cui le persone che non li amano dovrebbero essere registrate ed evidenziate come possibili criminali e individui abietti.
hellbly @ 18:24 | commenti (popup) | commenti
giovedì, luglio 03, 2008 | in : animazione e videogiochi
Persepolis: leggicchiai il fumetto un paio d'anni fa, o qualcosa del genere, comunque quando ne uscì l'edizione in volumone. Forse è passato molto meno tempo. Alla stregua di Maus o Fax from Sarajevo questo genere di produzione tende ad annoiarmi rapidamente, accetto l'idea che questa insensibilità dipenda dai videogiochi. Oppure dipende da un ricordo d'infanzia: sono stato per lungo tempo un bimbo inappetente, mia madre tra lacrime d'isteria e sberle provava in tutti i modi a farmi ingurgitare verdure o qualunque cibo che non fosse cioccolata; tipica in questo senso la frase ''pensa a quei poveri bambini [inserire paese del terzo mondo] e bla bla'': la risposta di allora è paradossalmente invariata nel corso degli anni. Dallo a loro. Uhm, certo non un aneddoto di praticolare scintillio, men che meno edificante. Poco importa. Mi pare d'averne parlato sul blog, rimasi molto colpito dalle Montagne dell'Anima di Gao Xinjian: porto questo commento a mo' di dimostrazione pratica sul valore ulteriore e determinante di una moda culturale a favore o meno di particolari tematiche umane. Non voglio mica vendervi l'America: lavoro da anni nel settore dell'industria pesante e sono appena pochi mesi che a qualcuno sbatte qualcosa se un operaio si spiaccica cascando da un ponteggio o svolgendo una qualche altra attività da morte bianca. Adesso interessa tutti e fa pena a tutti e se facessero un fumetto sull'argomento diventerebbe un best seller. Mi piacciono i cinesi, mi interessa l'argomento ''svolte culturali, rivoluzione e oppressione'' in Cina; del medioriente invece mi sbatte pochissimo: il Cacciatore di Aquiloni l'ho letto, leggicchiato, mi ha annoiato in modo raro. Ho anche guardicchiato il film: pura napoli. Avete presente quel processo linguistico, una forma transitoria di significato fondata sulla naturale tensioe all'economia di ogni parlante medio e implicitamente una figura di traslazione metonimica per cui un nome ''proprio'' di particolare eccellenza nel rappresentare una categoria ne diventa popolarmente sinonimo? Cicles per gomma da masticare. Voglio cominciare a usare napoli/napoletano per schifezza. Magari adesso vi dico cosa penso del film del 2007 tratto dall'omonimo fumetto. E' scritto e parzialmente diretto dall'autrice originale, è stato naturalmente un clamoroso successo di critica, segna indubitabilmente un'altra tacca sul calcio della crescita produttiva francese (nonostante la non dimenticabile presenza di soldi Sony). E' un film piuttosto bello, l'autorappresentazione della protagonista risulta facilmente fruibile e pur con qualche generosità verosimilmente genuina, lo stile grafico fedelissimo all'originale eccelle sul piano stilistico: il bianco e nero nettissimo e denso di volumetrie nascoste, quasi da teatro dei burattini con le coreografie scorrevoli e sovrapponibili, forma scene che, notevole perché raro e vero, funzionano decisamente meglio su pellicola rispetto alla carta. La correttezza dei testi, ridotti per ovvie ragioni ma consistenti e completi nei loro punti salienti, realizza lo stesso risultato: quella verbosità un pò eccedente del fumetto si dissolve in monologhi che, merito di una formidabile doppiatrice, grazie alla recitazione si trasformano in accompagnamento lusinghiero e leggero per lo scorrere delle immagini. Il francese continua a essere una lingua leziosa, alcuni dei personaggi collaterali vengono presentati con una tale invadenza occidentale da sembrare macchiette da satira sciovinista: tuttavia sono disposto a prendere per realmente accaduto tutto quanto e limitarmi a schernire interiormente lo stereotipo. Infanzia, puberta, adolescenza e prima maturità di una ragazza iraniana di buona famiglia dalla rivoluzione islamica agli anni '90: comprese un paio di fughe/sortite europee con tanto di ulteriori stereotipi a seguire. Superato l'imbarazzo del cinguettio gallese, ingranata la narrazione fatto l'occhio alle trovate sceniche: passata una mezzoretta insomma, il film fiorisce in un tumulto di motivi prettamente esotici e locali quanto perfettamente internazionali e globali. Banale ed efficace: Iron Maiden-headbanging. La pacatezza produttiva consente poi di goderne appieno nella comodità di casa, il grande schermo non credo possa farne risaltare elementi tecnico-visivi superiori alla semplicità e alla puntuale animazione messa in campo da seri e nuovi professionisti francesi.
hellbly @ 23:19 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, luglio 02, 2008 | in : animazione e videogiochi
Batman - Gotham Knight: prima che lo pensiate... no, non l'ho scaricato. Nonostante l'uscita ufficiale americana sia fissata per il prossimo 8 di Luglio, il sito play-usa me l'aveva spedito già una settimana fa: praticamente subito dopo aver piazzato il pre-order: questo spiega anche perché, volendo, lo si trova già da un pò in dvd-rip. Gotham Knight è una raccolta direct-to-dvd di 6 corti d'animazione dedicati a Batman e collocati ufficialmente tra il primo e il secondo film di Nolan: si tratta in sintesi di un progetto studiato sulla falsa riga delle Chronicles of Riddick; allo stesso tempo Gotham Knight è niente di più o di meno dell'equivalente DC degli Animatrix. E' anche il terzo progetto delle nuove produzioni animate dedicate all'uscita home per la Warner, e la riprova di quanto impegno gli esecutori del conglomerato mettano nel diversificare le proprie produzioni facendo il possibile per distinguersi dalla bieca ricerca plain-main-stream della Marvel (evvai! Sputiamo sul nemico). La Morte di Superman era il solito lungometraggio sulla linea d'animazione Timm, New Frontier è stata la trasposizione di una delle forme più autoriale del comics americano, e il presente Gotham Knight si colloca come progetto multimediale e super collaborazione internazionale: i sei cortometraggi sono infatti prodotti dalla crema dell'animazione nipponica. Da qui in ordine. Have I Got a Story for You: prodotto dallo Studio 4C, scritto da Josh Olson (sceneggiatore di A History of Violence), è il racconto e la visione di Batman attraverso gli occhi di 4 giovanissimi skater di Gotham; dopo uno spericolato trip prospettico sulla tavola da skate i 4 ragazzini si raccontano i rispettivi incontri con l'uomo pipistrello, da uno visto come un ombra vivente, da un altro come un mostro alato, da un altro ancora come un robot, e dall'ultimo.... Crossfire ci mostra la prospettiva della polizia con l'introduzione del non-ancora-Lo-Spettro Detective Crispus Allen e una sorta di Montoya wannabe: prodotto da Production IG, sceneggiatura di Greg Rucka, ci mostra come l'assistenza di/a Batman sia mal/ben vista da alcuni poliziotti della squadra di Gordon. Field Test racconta di un Batman alle prese con i poteri a cui potrebbe accedere grazie alla sua supertecnologia, e i rischi del loro utilizzo: prodotto dallo studio Bee Train  probabilmente il meno riuscito esteticamente puntando troppo su una visione da animuccio per ragazze. In Darkness Dwells introduce Scarecrow e Killer Croc, prodotto da Madhouse, scritto da David Goyer, funziona come una tipica storia da Batman dei fumetti con tanto di supervillain. Working Through Pain invece ci porta negli anni sempre bui e fecondi dell'addestramento di Batman, siamo in India e Bruce Wayne studia per imparare la via dei fachiri e a controllare il dolore: nuovamente Studio 4C ma con stile totalmente altro rispetto al precedente, storia di Azzarello. Il tutto finisce con Deadshot, dove l'omonimo antagonista affronterà Batman in un duello all'ultimo sangue: nuovamente Madhouse in azione, storia di Burnett. Tutti gli episodi sono vietati PG-13 a causa di una certa presenza di sangue e della considerevole ma non estrema violenza: gli studi giapponesi hanno dato il meglio della loro storia personale infondendo nei rispettivi episodi gli stili caratteristici e immediatamente riconoscibili delle loro più famose produzioni. Sono tutti belli, più o meno, compensano esteticamente quello che manca a livello di purezza e passione, lasciando alla fredda commercialità dell'opera il compito di autoredimersi attraverso il risultato patitano e splendido. Progetto centrato perfettamente, è ciò che sembra, è ben prodotto, eye-candy in salsa giapponese per ogni DC/Batman fan: non è la prima volta... a partire indietro con gli anni dai Batman Bianco e Nero fino al recente Death Mask; e volendo il tutto gira intorno al successo di Witchblade dello studio Gonzo. I motivi intorno sono tantissimi e interessanti ad apprezzare l'argomento strettamente mercantile, il dvd è sontuoso: l'edizione americana a due disci è ripiena di contenuti, sicuramente da preferire alla scialbissima edizione italiana in uscita a fine mese.
hellbly @ 12:57 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, luglio 02, 2008 | in : fumetti e libri
Shin Angyo Onshi (manga): sono fresche di pochi giorni le ultime scanlation di quello che a oggi è ancora il più intrigante e interessante e celebre manga coreano; in un mercato ancora immaturo dove le produzioni si assomigliano tra loro e generalmente mancano in sceneggiatura, preferendo inoltre spesso la bellezza del disegno rispetto alla sua rappresentatazione narrativa, i 17 volumi di Shin Angyo Onshi (il film d'animazione l'abbiamo visto qualche anno fa) sono eccellenti pur cadendo nelle medesime idiosincrasie e problematiche culturali. Magia, spade e pistole: un protagonista antieroico caratterizzato finemente ed esponenzialmente carismatico, coprotagonisti notevoli e antagonisti affascinanti; soprattutto una sceneggiatura precisa che, pur sfruttando senza originalità lunghi flashback nella fare pre-finale, pur resuscitando e mutando schieramento a vari personaggi, riesce indubitabilmente a catturare la fantasia del lettore nel calderone di influenze e nel marasma dei temi e delle atmosfere: comicità slapstick con tanto di falso superdeformed, dramma sfolgorante e sanguinario, tragedia d'amore, violentissima azione e un gusto per le tavole dettagliate ed enormi, piene di dettagli ed ''effetti speciali''. Fermo restando che a parte un paio risulti quasi sempre difficile riconoscere e distinguere i volti tutti uguali. Non apprezzo il genere e tendenzialmente evito tutta la porcheria coreana e cinese, qui però si tratta della classica eccezione, di una fortissima serie piena di suggestioni ammirevoli e di meraviglia dove alle sparatorie si alternano demoni ed eserciti in battaglia, pirati e stregoni. Munsu è un ''misso imperiale'' di un impero caduto e morto: dovrebbe combattere il male ovunque lo trovi ma lui stesso è lontano dall'essere buono e i suoi combattimenti prevedono spesso motivi personali e un miraggio di vendetta che ne perverte gli intenti: il personaggio cresce giganteggiando da metà serie in poi, le sfaccettature si sprecano e dietro ogni parola si nasconde una trama. Rispetto e merito agli autori, nel porcile dei manga stranieri dove pur di trovare una nuova serie qualsiasi idiota riesce a farsi pubblicare, Shin Angyo Onshi nella sua run 2001-2007 si scava una nicchia miliare e memorabile.
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