martedì, ottobre 28, 2008 | in : animazione e videogiochi
Dead Space - Downfall: mentre coltivo l'indecisione se acquistare o meno il nuovo apprezzatissimo horror targato EA continuo a lasciarmi irretire da tutti i motivi collaterali costruiti intorno a questa mega produzione; un'insipida miniserie a fumetti pubblicata da IDW e disegnata da Templesmith di cui non abbiamo parlato perché non ho mai avuto voglia di leggere l'ultimo albo, il qui presente prequel animato direct-to-dvd e un seguito già annunciato. Dead Space è una corazzata di marketing, pare sia anche un ottimo videogioco ma non lo posso confermare. La sceneggiatura di Downfall è opera della coppia Gray-Palmiotti, un altro laccio verso il mondo dei comics dopo la millantata partecipazione di Ellis alla stesura della sceneggiatura originale del videogioco. I nomi famosi finiscono qui: Downfall è diretto da un oscuro figuro con qualche episodio di Spawn e dei G.I. Joe alle spalle e realizzato nel cantiere animato americano. E' una co-produzione Starz e cade nel calderone dei cartoni USA di seconda categoria, quelli realizzati per sfruttare un brand o un marchio famoso: Downfall tuttavia si discosta, l'animazione è molto migliore del previsto e la sceneggiatura funziona garbatamente senza neppure concedere troppo alle connessioni con il videogioco. Non si fatica a concedere a Downfall un piacevole stato stand-alone che risalta nel panorama grigio del made in usa non cinematografico: la trama ricorda un pò troppo tante altre cose, a partire da Alien passando per qualunque film di fantascienza ambientato su un astronave, non è necessariamente un male e l'oretta abbondante scorre serrando i ranghi intorno a squartamenti e linguaggio offensivo da fasce basse del vietato ai minori.
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lunedì, ottobre 27, 2008 | in : fumetti e libri
Hellsing: con il capitolo 95 uscito qualche settimana fa su Young King Ours,  Kouta Hirano scrive la parola fine su una delle più influenti produzioni manga degli ultimi anni capace di generare innumerevoli imitatori e di lasciare impronte stilistiche sui maggiori media d'intrattenimento, internazionalmente tradotto e più volte adattato in versione animata. Hellsing è la storia di Alucard, vampiro cacciatore di vampiri al soldo di una società segreta inglese da secoli impegnata a combattere contro i non-morti: nel corso della storia si aggiungono personaggi e scoprono segreti come in ogni narrazione che si rispetti. Hellsing, caratterizzato da vistosa efferatezza e decisamente maturo nei contenuti (pur senza mai superare il valico sessuale), deve il proprio successo allo stile dettagliato e visivamente originale del suo autore: Kouta Hirano è un caso raro, oltre ad aver un talento rappresentativo eccellente non ha mai fatto mancare alla sua creazione testi e trame degne di supportarne la progressione. Ciò detto Hellsing resta un manga per ragazzi fatto di combattimenti e iperviolenza, nonostante un'infrastruttura dignitosa non prova mai a superare il proprio target perdendosi in sciocchezze metafisiche e romantiche mal gestite e riempitive come sempre più spessp accade: genuino e onesto Hellsing resterà nella memoria a lungo grazie al suo eccellente protagonsita. Peccato solo che l'autore non riesca a districarsi da un finale improbabile e aperto in stile tipicamente nipponico: Hellsing non finisce, resta aperto e diventa triste, le ultime pagine sono deprimenti e varrebbero un mal giudizio su tutto il passato. Fingiamo tutti di non averlo mai letto e che sia stato il 94 l'ultimo capitolo.
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martedì, ottobre 21, 2008 | in : fumetti e libri
Ultimate Origins: ovvero le segrete origini dei mutanti, Nick Fury, Cap America, Magneto e Xavier, Wolverine, Hulk e qualche altro nella loro versione Ultimate. Entra in scena anche l'Osservatore Ultimate e Ultimate Rick Jones. Miniserie in cinque episodi necessaria all'imminente super crossover spacca mondo: niente di particolare e senza particolari conseguenze.

The Invincible Iron Man: sembra sempre più probabile che alla fine di Secret Invasion la Marvel riporterà il suo universo primario all'interno di ranghi meno serrati e più semplici eliminando in qualche modo gli ultimi anni di sconvolgimenti. Iron Man Director of Shield dovrebbe chiudere traghettando War Machine verso la sua regolare, lasciando a Iron Man la nuova testata che ha da poco chiuso il suo primo story-arc per mano di Fraction e Larocca. Bella lettura, adatta sia al pubblico attirato dal film sia ai lettori più esperti, riferimenti e spiegazioni mai pesanti, ritmo frenetico a mascherare una consistente mancanza di spessore: non che sia un problema, anzi, ci vorrebbe molta più azione e meno palle in Iron Man, la testata sembra andare nella direzione giusta.

Casey Blue: un rimasuglio di quanto di orrendo sia stato pubblicato da Wildstorm nel corso degli ultimi anni, inspiegabile nella sua bruttezza e noia.

Spawn 184: dopo quasi tre anni David Hine lascia la serie simbolo dell'Image che fu, dopo aver chiuso la storia di Spawn e aver cercato per una ventina di numeri di dare un senso al personaggio anche dopo la risoluzione di tutto il suo background, Hine deve arrendersi e cedere il timone all'inaspettato ritorno. Dal 185 McFarlane tornerà a firmare la sua creazione riportando con sé anche il non esattamente rimpianto Holguin: i disegni saranno di Portacio. Nuova direzione, reboot o quant'altro: dal 185 Spawn ci riprova e staremo a vedere.

Final Crisis: Last Will and Testament - Rogue Revenge. Aggiornamento dal grande crossover DC, così grande che DC secondo la classifica Diamond ha toccato il fondo più basso degli ultimi anni in quanto a vendite e presenza sul mercato. Last Will and Testament è un one-shot scritto da Metzer e strapubblicizzato, manco a dirlo è completamente fuori continuity rispetto al resto mantenendo intatta la totale asincronia di Final Crisis nelle sua parti: il male ha vinto, Geoforce vuole ammazzare Deathstroke, gli altri eroi dicono addio al mondo a modo loro pronti ad affrontare l'ultima super battaglia. Sembra di rileggere Final Night. Geoforce alla fine vince, chiaramente è una vittoria senza significato: nessuno muore e nessuna conseguenza rimane (salvo un misero accenno per le storie di gennaio Face of Evil). Metzer faceva bene a restarsene a casa, la sua nuova performance non solleva dubbi: è semplicemente mediocre. Tutt'altra pasta la miniserie in tre albi scritta da Johns, disegnata da Kolins: dopo Countdown e la morte di Bart Allen che fine hanno fatto i Rogues? Scopriamolo in un'avvincente, tostissima mini incentrata sui malvagi macchietta di Flash con tanto di altarini e spiegazioni in stile Dr. Light sul perché questi villains fossero così sfigati. Johns su Flash e la sua family è sempre una sicurezza, Rogue Revenge è un altro ottimo tassello da conservare e rileggere: pochi legami con Final Crisis, tanta ottima narrazione e disegni eccellenti. I Rogue mandano a cagare Libra, ammazzano Inertia e nel mezzo Zoom resta tagliato fuori dai suoi poteri.
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domenica, ottobre 19, 2008 | in : animazione e videogiochi
Wall-E: popolarmente piace dire che Pixar sconvolga le leggi del mercato e della fisica portando avanti dal 1995 una serie consecutiva di capolavori giunta con quest'ultima prova fuori classe alla ''nona meraviglia''. Personalmente mi aspettavo il tracollo, non tanto per una questione probabilistica o per naturale entropia, esclusivamente per il passaggio in Disney: già Ratatouille mi lasciò infelice spettatore di un film, non tecnicamente, mediocre. Wall-E avrebbe potuto essere la prova dell'inversione di tendenza e del cambio di rotta artistica sotto la nuova proprietà, diventa invece il nuovo folgorante e sfolgorante campione di quanto di meglio il sistema americano riesca a creare. Il meglio nel campo dell'animazione, un film straordinario. Merito dello staff Pixar, soprattutto merito di Andrew Stanton, il regista-sceneggiatore già al timone di Nemo, tornato a scrivere-condurre l'ultimo nato e nuova pietra miliare cinematografica. Ai timori verso la malvagia Disney Stanton risponde inserendo nel suo universo robotico geniali citazioni Apple, piccoli e immediatamente riconoscibili effetti sonori, scelte di design, intese a mandare un messaggio chiaro e univoco di fedeltà e continuità creativa interna indipendente dal possessore delle azioni. Nei prossimi quattro anni Stanton è previsto impegnarsi a guidare verso altrettanta gloria l'attesissisma trasposizione di John Carter di Marte: l'attesa di carica di trepidazione, dovesse dimostrarsi anche solo la metà di Wall-E parleremo di un fenomeno. Stanton imprime il proprio segno fin dal concept iniziale: Pixar non è lo Studio Ghibli, non ha la fissazione ecologista di Miyazaki, Stanton ce l'ha; esattamente come in Finding Nemo anche in Wall-E il punto di partenza sono l'umanità e il suo rapporto sbagliato con la natura, il discorso ecologista prosegue. Prosegue anche il senso dell'ambientazione: in Nemo il regista aveva visitato l'ultima frontiera sconosciuta terrestre, le profondità marine, in Wall-E decide di lanciarsi verso l'assoluta frontiera sconosciuta, lo spazio. Quando i riferimenti sono così evidenti, quando la poetica è chiara e l'artista a operarla si dimostra al pubblco senza incertezze o falsità, le concezioni e i pensieri intorno all'arte diventato un piacere semplice completamente discosto da paranoidi affermazioni comprensibili solo a edotti conoscitori del verbo. I riferimenti continuano: Stanton non si limita a una graziosa autoreferenzialità, studia l'oggetto del suo interesse e pescando negli antichi rapporti professionali di quando la Pixar non era Pixar e non era neppure della Apple ma della Lucas, coinvolge nel progetto due nomi eccellenti di professionisti della fantascienza e del cinema: Dennis Muren e Ben Burtt. Muren è uno dei nomi più noti all'interno dell'Industrial Light & Magic, è dietro Star Wars, Terminator 2, è il primo tecnico degli effetti visivi ad aver mai avuto l'onore di posare le proprie manine nel cemento della Walk of Fame. Burtt è un pari genio parallelamente fondamentale nel campo degli effetti sonori: ha inventato il rumore della spada laser, di R2D2 (C1P8), il respiro di Darth Vader, ha vinto più premi nel suo campo che chiunque altro. Stanton e la Pixar hanno preso seriamente l'idea di realizzare un film di fantascienza e sono andati dai migliori per farlo. L'umanità è destinata alla rovina, troppo stupida, gretta e ignorante: la Terra sarà distrutta e resa inabitabile dall'inquinamento, incapaci e incuranti gli umani la abbandoneranno partendo per un'interminabile crociera spaziale senza meta. 700 anni dopo sulla Terra ci saranno solo due abitanti: uno scarafaggio e l'ultimo Wall-E in funzione, un robot per lo smaltimento rufiuti che dopo 700 anni d'attività si è guadagnato personalità e autocoscienza. Per inciso: lo scarafaggio è il cane e Wall-E è Leggenda. L'ho detto: i riferimenti si sprecano e ogni jeek in sala ha gorgogliato di libidine. La vita di Wall-E prosegue tra routine solitarie fino a quando dallo spazio non arriva Eve, sonda spaziale di ultima generazione esteticamente opposta al design quasi steampunk di Wall-E: Eve ha una missione, trovare tracce di rinnovata abitabilità e vita sulla Terra (lo scarafaggio non conta). Per Wall-E è amore a prima vista e inizierà a seguirla, arrivando anche a lasciare la Terra per iniziare un viaggio nello spazio alla scoperta di cosa sia stato della razza umana. Aggiungo due cose sul tema: l'occhio rosso di Hal e, anche se nell'edizione italiana non è immediatamente coglibile, Sigourney Weaver. La meraviglia più grande di tutte è però Wall-E stesso, la sua immobile espressività: la regia eccellente, gli effetti visivi e sonori, trasformano un serio pezzo di ferro binoculare nel volto che ogni attore pagherebbe per possedere. Il film è un godimento sensoriale, è intelligente ed emozionante: è curato in ogni suo minimo dettaglio dai titoli di testa a quelli di coda. Il font dei titoli di testa, l'evoluzione culturale umana in coda (non fate l'errore di alzarvi come quegli ignoranti che erano in sala ieri), l'8-bit.
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sabato, ottobre 18, 2008 | in : cinema e tv
Wanted: mai stato un grande fan di Millar, apprezzai però molto la mini di Wanted e ne attendo come tanti il seguito da allora; detto ciò i rapporti tra il fumetto e il film si limitano al titolo, ai nomi dei protagonisti e a qualche superficiale indice di caratterizzazione: non che sia un male. Il mondo di Wanted fumetto è popolato da supereroi, supercattivi e superassassini, il ''super'' è di vario genere come in un qualsiasi altro mondo fumettistico; nel Wanted-film-mondo ci sono solo superassassini stile Matrix, ognuno capace di entrare in una forma ultrafocalizzata di bullet time: non solo percepiscono il mondo a rallentatore mantenendo la propria naturale velocità, divengono anche sensorialmente ipersensibili. Il film cerca una breve spiegazione biologica parlando di anomalia genetica cardiaca, di 400 battiti al minuto e copiosi flussi d'adrenalina: da questo ad arrivare ai proiettili che curvano il passo è oscuro. Tutti gli assassini di Wanted film sono capaci di imprimere effetti parabolici ai proiettili sparati, in alcuni casi con angoli assurdamente stretti. Wanted è un film stupido, blandamente sceneggiato con dialoghi brillanti ma colpi di scena altamente prevedibili: è anche il film d'azione con le scene di combattimento con armi da fuoco più entusiasmante e innovativo da Matrix. E' l'estasi della sparatoria tra truzzi, sembra di vedere Fatal Fury incrociato a forza con Hard Boiled: il tutto ovviamente abusando di cg. Wanted scorre via in un lampo, ritmo frenetico, tutto bello patinato, un fracasso audiovisivo che scombussola e tiene col fiato sospeso. Wesley è uno sfigato apatico con un lavoro di merda, lo sa e non ci vuole fare niente: un giorno Angelina Jolie lo ferma, gli racconta che suo padre (che non ha mai conosciuto) è appena morto e adesso toccherà a lui raccoglierne l'eredità di superassassino. Evvai. Il regista è il russo che si occupò di portare al cinema quella cometa di fantasy horror russo Night Watch-Day Watch, nella produzione ci sono anche dei soldi tedeschi ma solo quelli per fortuna.
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mercoledì, ottobre 15, 2008 | in : animazione e videogiochi
Toshokan Sensou (episodi 1-12 serie completa): ancora un cartone animato tratto da una serie di light novel, mai come in quest'ultimo paio d'anni cibo per l'affamato mercato giapponese forse, dico forse, stanco di biechi adattamenti da manga e alla ricerca di qualcosa un filo più originale o almeno con qualche spessore in più. L'anime mescola vari generi passando con molta libertà dal dramma alla commedia in un susseguirsi di eventi in certi casi prevedibili, in altri lasciati poi perdere a causa della sua breve vita, comunque legati e portati avanti con cura narrativa. Non a caso proviene da Production IG che, pur non avendo impegnato i suoi nomi più famosi, firma un progetto intenso e tecnicamente ineccepibile. Futuro prossimo: il governo centrale giapponese ha emanato una serie di leggi/provvedimenti di stampo censorio nei confronti di tutte le principali forme d'arte e intrattenimento, specialmente i libri. Parallelamente le singole prefetture/regioni giapponesi hanno localmente opposto atti per difendere la libertà d'espressione sul proprio territorio locale: in sintesi la situazione apre alla creazione di due gruppi d'organizzazione militare opposti tra loro in seno alla nazione, da una parte la forza censoria statale opposta alla Library Force locale. Tutti armati di mitragliatori, giubbotti antiproiettile e una serie di severe regole d'ingaggio spesso violate e incapaci di evitare conflitti a fuoco dalle tragiche conseguenze.Toshokan Sensou avrebbe potuto essere un eccellente lungometraggio, la sua natura episodica, per quanto breve, l'ha invece caratterizzato di ripetizioni e di sottotrame inutili facendo perdere di vista l'interessante premessa concettuale; tutta la vicenda è raccontata attraverso gli occhi della prima donna a essere entrata a far parte della Task Force, gruppo d'elite nella difesa delle librerie, e la classica storia d'amore con il suo istruttore e comandante. In potenza ci sarebbe stato modo di sviluppare meglio, il risultato è comunque una buona serie al di sopra degli standard nipponici.
hellbly @ 23:13 | commenti (popup) | commenti
martedì, ottobre 14, 2008 | in : fumetti e libri
13 Chambers: Imace Comics salta fuori con un one-shot, che poi probabilmente tale non è, di ambientazione distopia western sul finire della frontiera americana. A scrivere i testi c'e' Christopher Morrison, regista e già autore di fumetti per Image, disegni di Denis Medri. Stati Uniti con nuovo Presidente, il vecchio sistema legale non gli va più bene quindi chiede la soppressione dei tredici Marshall, un corpo di agenti speciali armati di una super pistola ognuno assegnato a un diverso stato. L'avevano presentata come un'opera di grande spessore, risulta invece trattarsi di un prodotto medio, se non mediocre: disegnato con rara incapacità narrativa, testi e trama sciocca.

Tor: quindici anni dopo la sua ultima apparizione sotto il marchio Epic della Marvel, l'eroe preistorico di Joe Kubert torna in casa DC con una miniserie in sei albi sempre per mano del suo originale creatore. Kubert continua a produrre per DC opere di straordinaria intensità e completezza creativa gettandosi a capofitto su personaggi dal passato orgoglioso e dimenticato: il nuovo Tor non sembra essere in continuity con il passato ma potrei sbagliarmi, è un ottimo fumetto di un tempo che fu proposto con una tecnica e uno stile capaci di renderlo attuale e ottimo oggi.

Two-Face: Saiz e Palmiotti si occupano della mini in due episodi post dark knight dove si racconta, ancora una volta, l'origine di Due-Facce. Tutto bello e già visto.
hellbly @ 21:47 | commenti (popup) | commenti
lunedì, ottobre 13, 2008 | in : animazione e videogiochi
Strait Jacket (episodi 1-3 serie completa): OAV prodotti da Feel tratti dalla serie di light novel scritte da Ichiro Sakaki. Ambientazione molto simile a quella di fullmetal alchemist con elementi culturali e archittetonici da rivoluzione industriale mescolati a magia: in questo mondo la magia è la principale fonte di energia alla base di quasi tutte le attività professionali. C'e un ''però'': a volta capitano incidenti, l'energia magica si sprigiona incontrollata, l'esposizione a questi eventi trasforma gli uomini in mostri demoniaci e cannibali. Protagonisti della storia sono i Tactical Sorcerer, dei tizi in corazza magicamente potenziata, con un super fucile magico e una serie di proiettili magici e incantesimi per renderli ancora più magici. Il protagonista protagonista è un para-Tactical Sorcerer: è un privato, non riconosciuto e fuorilegge. La storia e i dialoghi fanno merda perché in soli tre episodi lo sceneggiatore ha infilato talmente tanti riferimenti slegati e senza logica, a meno di non conoscere i testi originali (presumo), da restare confusi e rendere incomprensibile lo svolgimento della trama. Lo sceneggiatore è l'autore, doppia infamia. L'animazione è da oav standard, il design è banale e i mostri devono troppo a Otomo. 
hellbly @ 19:45 | commenti (popup) | commenti
giovedì, ottobre 09, 2008 | in : cinema e tv
James Gunn's PG Porn: sulla scia di una recente produzione di Whedon (Doc Horrible, ne abbiamo parlato), uno dei nomi forti di Troma è saltato fuori con un'idea simile nelle forme, quella di cortometraggi distribuiti via web (e su Spike TV). Ritorna anche il buon Nathan Fillion a guestare il primo episodio. Insieme ad Aria Giovanni. Il concept è questo: quante volte vi siete infastiditi, guardando un bel porno, per le improvvise e lunghe scene di sesso, fastidiose come pubblicità, utili solo a interrompere lo svolgersi di trame e dialoghi avvincenti? Infinite. James Gunn si propone di realizzare dei porno senza sesso. Il primo episodio è strepitoso: minimale, brevissimo, colpo di scena superbo. Lo potete vedere sul sito linkato spendendo un paio di minuti, vedendo qualcosa di grandemente originale.
hellbly @ 21:30 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, ottobre 09, 2008 | in : musica e internet
Assistenza XBOX: non è un film, un cartone, un fumetto, un libro o un videogioco. Voglio proprio parlarvi della mia recente esperienza con il servizio assistenza di microsoft dedicato al 360: qualche sera fa mi connettevo al Live come sempre per il consueto COD4 notturno, mi si impalla in fase di caricamento... strano... riavvio. Red Ring of Death: il famigerato errore strutturare congenito a XBOX prodotto dalla malvagia Microsoft più interessata al profitto che a fornire qualità. Madonne che volano come frecce tricolore in tutte le direzioni. Ripresomi dallo shock ho immediatamente acceso il pc, raggiunto il sito del Live e inviato una mail al servizio assistenza, erano le 2 del mattino: alle 8 dello stesso mattino ero già stato raggiunto dalla mail di risposta (in merdoso italiano del traduttore automatico, fortunatamente seguita dal più comprensibile testo originale) contenente l'etichetta da stampare e apporrre sulla scatola contenente il fottuto xbox defunto. A questo punto potevo scegliere: aspettare 1-3 giorni che un corriere UPS venisse a prenderselo oppure portarlo direttamente in uno dei tantissimi centri mail boxes sparsi per bologna e farlo partire il giorno stesso. La numero 2, grazie. Il giorno dopo era a Francoforte. Il giorno successivo il Live mi confermava la ricezione. All'inizio della settimana successiva me lo rispedivano, scheda madre sostituita, un mese di live gratuito e il corriere UPS prontamente alla porta di casa. Considerando che con la scheda nuova è più silenzioso e performante potrei quasi sperare di romperlo un'altra volta prima dello scadere della garanzia.
hellbly @ 21:25 | commenti (popup) | commenti
martedì, ottobre 07, 2008 | in : cinema e tv
10 Promises to My Dog: puntualmente, eccoci a guardare l'ultimo uscito nel filone giapponese del drammone strappalacrime con cane. Il film è liberamente basato su un poema d'autore sconosciuto, giapponese, intitolato-tradotto come ''I 10 comandamenti del proprietario di cani''. Ragazzina di 14 anni, padre promettente chirurgo tutto lavoro e poco tempo per la famiglia, madre santa e malata terminale: prima di morire la madre lascia alla figlia una cucciola di golden retriver, scena topica con la bambina a cui vengono insegnate le 10 promesse da rispettarsi per poter essere un buon padrone. Il regista del film è Katsuhide Motoki, già visto due volte qui sul blog con Drugstore Girl e Kitaro: professionista del cinema pronto a cavalcare con perizia tutti quei generi mainstream di tendenza, time after time. Fantasy, commedia alla coreana, drammone con animali: Motoki procede come un treno facendo tutte le cose a modo e per bene. Il film colpisce, la mia ragazza come da copione ha cominciato a piangere al minuto 6-7 per non finire più ripromettendosi ancora una volta di non cedere più alla tentazione del film con i cani. La protagonista cresce ma il punto focale è il tempo vitale del cane, il film è diviso e si svolge tra i giorni natali di Socks e quelli conclusivi; tema principale sono i sacrifici e i sogni, i primi si fanno per gli altri mentre i secondi sono per se stessi: quando ''gli altri'' sono la famiglia nasce un contrasto tra il desiderio di autoaffermarsi e quello di non venire meno all'amore dei propri cari. Senza soluzioni di continuità Motoki si getta sul suo pubblico dedicato, quelli che hanno un cane e non pensano di abbandonarlo d'estate, e non c'e' bisogno di dire loro, e il film infatti non si sofferma a giustificarlo, che il proprio cane sia tanto membro della famiglia quanto un padre/madre/figlio. Elemento parzialmente dirompente nella trama è la figura dell'amichetto della protagonista, il fidanzatino di scuola che torna, anni dopo, a reclamare i suoi diritti di imminente marito: la ragazza scopre il.. l'amore e dimentica il cane. Il cane no, non dimentica, resta fedele a disposizione senza mai chiedere. Ovviamente lei rinsavisce in tempo per vederla morire, e naturalmente (come tutti i padroni sanno) lui ama il cane quanto lei perché altrimenti si prenderebbe un calcio nelle palle e avanti il prossimo.
A voler sollevare qualche dubbio arriverei a giurare che Motoki non abbia un cane: sennò sapprebbe che i cani chiedono moltissimo, il distinguo è che rispetto a quello che chiedono ciò che danno è infinitamente superiore. Volendomi chiedere qualcosa di parzialmente collegato mi domando: da noi questi film non arrivano, ok, nel mercato asiatico però girano liberamente ed è plausibile che viaggino attraverso le sale cinesi. Come sono accolti? Immagino la coppietta di cinesi con i loro popcorn gialli di burro e lo spiedino di orecchie di cane.
10 Promises è lezioso e prevedibile, spolverato di qualche istante comico dovuto alla figura imperfetta e notevole del padre, illuminato dai vari cani che hanno rappresentato le fasi della vita di Socks.
hellbly @ 00:04 | commenti (2)(popup) | commenti (2)