sabato, agosto 29, 2009 | in : cinema e tv
17 Again: mi accorgo di essermi dimenticato di scrivere un post su hairspray, carino e odioso allo stesso tempo; in ogni caso ora mi trovo nella difficile situazioe di aver visto due film con Zac Efron e averli trovati entrambi simpatici. Maledetto Zac Efron, incarna ciò che di peggio c'e' al mondo. Almeno è meglio dello sfigato di Twilight. Comunque: buffa trama a mezza via tra un Big al contrario e suggestioni dal primo Ritorno al Futuro. Matthew Perry, carriera finita, interpreta Zac Efron da grande: un tempo stella della highschool, rimasto fregato da quella cretina della sua fidanzatina, rimasta fregata e incinta a sua volta, costretto a sposarla e mettere da parte tutti i sogni di gloria del passato. Oggi sono prossimi al divorzio e i figli lo odiano. Mistero e magia dopo ecco di nuovo Zac Efron, seconda giovinezza e la possibilità di sistemare le cose. Le parti migliori sono quelle con l'amico nerd. Non è per niente brutto, sfortunatamente.
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sabato, agosto 29, 2009 | in : cinema e tv
I Love You, Man: continua il successo cinematografico di Jason Segel, pur non avendo qui il ruolo del protagonista, in un altro giro di commedia sentimentale al maschile. E' una specie di sottogenere relativamente nuovo dove e molto in voga con amici uomini in giro a far casino. In questo caso è proprio l'inizio di una migliore amicizia il centro della trama del film. Divertente, nulla di eccezionale, si guarda con piacere ma avrebbe fatto meglio a essere più breve. Regista quasi esordiente, John Hamburg.
hellbly @ 18:33 | commenti (popup) | commenti
sabato, agosto 29, 2009 | in : fumetti e libri
Batman & Robin: è l'ammiraglia della bat-family del Batman Reborn, scritta da Grant Morrison e disegnata a cicli di tre da Frank Quitely, Philip Tan e Frazer Irving (la run è, per ora, di 12 albi con Quitely a fare i primi e gli ultimi 3). Cosa dire? DC Comics, pur continuando ad annaspare all'inseguimento di una Marvel ormai distanziata in vendite in modi forse irrecuperabili, sforna in questi mesi alcune delle testate del fumetto americano migliori mai viste. A fine anno sarà durissima decidere tra Batman & Robin, Detective Comics, Wednesday Comics e altri: Batman & Robin è lì, Dick Grayson e Damian Wayne. E' come Allstar Superman, però sono Batman & Robin. Non si può dire niente di meglio.

Codename - Patriot: crossover giro di boa per le testate della superman family. Action Comics, Supergirl, Superman e World of Krypton si incontrano per fare il punto della situazione e dare la svolta necessaria a indirizzare tutta la storia di New Krypton verso il suo finale. Il generale Lane, in un fashion molto alla Thunderbolt Ross, svela le proprie carte, si rivela al pubblico e sfruttando e manipolando i media lo porta dalla propria parte. L'idea di questo potere occulto, maniacalmente patriotico e xenofobo, egocentrico in modo fortemente americano riesce a emergere benissimo tra le mani di Robinson, Rucka e Gates. La trama è interlocutoria a dir poco ma il risultato è ottimo e conferma la solidità della superman family che, insieme alla sfavillante batfamily e al prodigioso successo delle Green Lantern segna un momento storico per DC Comics. Non ricordo ci sia mai stato un periodo in cui tutte le testate principali DC siano andate così forte. Ovviamente la perfezione non è possibile e basta volgere lo sguardo a Justice League, Titans e Teen Titans per farsi cadere le braccia.

Red Circle: l'arrivo degli eroi del Red Circle nel DCU avrebbe dovuto passare attraverso The Brave and the Bold, poi si è deciso che per quella via sarebbero invece passati gli amici del Dakota, e al Red Circle è toccata la via dei 4 speciali monografici con trama a staffetta sulla falsa riga dei vecchi CGW della Dark Horse. The Hangman, Inferno, The Web e The Shield: tutti scritti da JMS e disegnati di volta in volta da pessimi artisti. Scritti male per giunta, JMS non scriveva così male dai tempi degli speciali di Rising Stars. I quattro speciali danno vita a due serie regolari con second features contenenti i 4 personaggi. Speriamo in qualcosa di meglio.
hellbly @ 01:31 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, agosto 26, 2009 | in : cinema e tv
State of Play: dieci minuti nel film e comincio a pensare, ''questa storia mi sembra di averla già vista''. Non sapevo che l'ultimo film del regista dell'Ultimo Re di Scozia fosse basato, le scene sono uguali quindi dovrei usare una parola più forte, sull'omonima serie tv passata anche qui da noi qualche anno fa sui canali Sky. Quando il trailer e i commentatori dicono che questo film sia un ritorno alle investigazioni giornalistiche di tanti grandi successi americani di decenni orsono, è vagamente inesatto: è il remake di una serie tv inglese, quella serie fu un ritorno e bla bla. La serie è del 2003. Russell Crowe è l'esperto giornalisa investigativo, top dog di un giornale che come tanti quotidiani al mondo sta cercando di sopravvivere all'avvento di internet; Ben Affleck è il politico rampante suo amico, la cui più stretta collaboratrice (con cui aveva una relazione), viene uccisa a inizio film mettendo in moto una grande cospirazione politica con legami e soggetti inaspettati. Presumo ''inaspettati'', avendo visto la serie invece sapevo già la storia e mi sono divertito meno di quanto avrei potuto. Russell è nella sua versione fuori forma con i capelli lunghi tutta interpretazione, è un gallo e tutti s'inchinano alla sua intuizione e al suo carisma; la storia ha un bel colpo di scena, Ben Affleck è un attore finito, non ci sono donne di particolare rilievo nel film, solo un paio di accompagnatrici della trama. Godibile, un pò lungo specialmente nel finale quando i giochi sono scoperti eppure si perde ancora un sacco di tempo a raccontare eventi prevedibili e per nulla sorprendenti.
hellbly @ 10:31 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, agosto 26, 2009 | in : cinema e tv
The Other Boleyn Girl: uscito in Italia con il disturbante titolo de ''L'altra donna del Re''. Filmaccio in costume che si incolonna accanto alla Duchessa e quello con la Dunst, più chissà quanti altri che sono riuscito a evitare nel corso degli ultimi anni: dovrei precedere il titolo di questo film al nome di una rubrica, qualcosa tipo ''i film che vengono guardati accanto a me, mentre sono al computer, e che riesco a seguire grazie alla prodigiosa potenza di calcolo del mio cerebro''; non riesco a pensare a un titolo più breve, quindi. Tratto da un libraccio, successone del 2001, scritto da Philippa Gregory, solita autrice inglese di romanzoni storiconi: si racconta l'intricata vicenda delle sorelle Bolena e di Enrico VIII, ma chiaramente non è quello il punto. Il senso di tutto il film è acchiappare un altro paio di giovani bellezze hollywoodiane e mettere loro addosso qualche bel abito da cortigiana: questa volta tocca a Natalie Portman, Anna Bolena, e Scarlett Johansson, Maria Bolena. I mieri ricordi scolastici di storia inglese del 16° Secolo sono molto scarsi, prendo quindi per buone le informazioni sulle inesattezze storiche riportate sulla wikipedia: ve la sintetizzo in questo modo, la verità fu meno complicata, meno patetica, decisamente meno cinematografica. In ogni caso, in breve: una famiglia aristocratica in gravi difficoltà è benedetta da due figlie di figaggine notevole, tutto scorre tranquillo finché un giorno salta fuori che alla povera Regina proprio non riesca di far saltar fuori un figlio maschio. TADAN. Regina sterile + Re arrapato + 2 figlie super fighe = la famiglia Bolena a corte a cercare di infilare in ogni modo, prima una poi l'altra, le figlie nel letto del Re. Lui ovviamente non ci pensa due volte, prima si fa Scarlett, la ama teneramente da lei ricambiato e mettono al mondo un figlio: Scarlett però è troppo buona, quella stronza di Natalie arriva, seduce il Re con la vecchia tecnica del fargliela annusare senza dargliela, e fa allontanare la sorella diventando lei la nuova amante del Re. Però Natalie è troppo avida, vuole far mettere da parte anche la Regina e, già che c'è, anche quel rompicazzo del papa tutto un grido all'adulterio e niente divorzio siamo cristiani. Ovviamente ci riesce ma, come insegnano tanti pisicologi, un rapporto fondato sul ricatto e altre buone cose finisce per far girare le palle: dopo qualche scopata il Re si rende conto che, tutto sommato, non che Natalie ce l'abbia di traverso o cosa, che Scarlett era molto migliore, e che infondo infondo ma anche in superficie, Natalie è proprio stronza. La fa mettere a morte con l'accusa di stregoneria, incesto e quant'altro gli venga in mente. Il film è un'occasione persa: Natalie Portman ha già fatto vedere un pò di nudo in altri film, Scarlett è del 1984, se non comincia a far vedere un pò di carne rischia di non riuscire a lasciare quel duraturo ricordo nella mente dei fan. Il regista è un tale al suo primo film, viene dalla tv.
hellbly @ 10:21 | commenti (popup) | commenti
domenica, agosto 23, 2009 | in : fumetti e libri
Dark Entries: dopo aver sondato il terreno in maniera occasionale nell'ultimo paio d'anni la divisione Vertigo delle DC Comics ha concluso i preparativi e lanciato una nuova collana di graphic novel, per il momento il formato sembra essere fisso intorno alle 200 pagine in bianco e nero, raccolte sotto il cappello Vertigo Crime. Dark Entries è una storia puù o meno fuori continuity di John Constatine, Hellblazer, è quindi effettivamente un prodotto non originale, semplicemente una storia lunga dedicata al discusso personaggio. Ai testi troviamo Ian Rankin, celebre e prolifico autore inglese di crime stories alla sua prima esperienza fumettistica (non stiamo neppure più a commentare il passaggio di autori), ai disegni il ''nostro'' Werther Dell'Edera. Partirei da quest'ultimo: lo avevamo già visto all'opera, sempre in Vertigo, sulla sfortunata Loveless; il suo approccio a Dark Entries è diverso e migliore, il bianco e nero esalta il suo tratto, le chine sono molto più adatte e in definitiva l'aspetto europeo del suo tratto finalmente trova la giusta collocazione presentando un Constantine e personaggi secondari eccellenti, a mezza via tra il toon e quella vibrazione underground che in Vertigo cercano sempre di toccare. I suoi demoni sono eccellenti. Rankin fa un buon lavoro, lo studio sul protagonista non è molto approfondito ma è un Costantine standard come ne abbiamo visti tanti in giro da anni, il meglio viene dalla trama, consistente e funzionale, e dai personaggi secondari e i loro rapporti: migliore nelle didascalie in forma di monologo piuttosto che nei dialoghi, esordio importante e prestigioso. Un reality show ambientato in una casa infestata sta andando per il verso sbagliato, gli ascolti sono eccellenti ma i produttori cominciano a temere che qualcosa possa andare troppo storto: John Constantine è l'esperto del sovrannaturale prescelto pe risolvere la questione. In realtà c'e' molto sotto e la prima versione dei fatti non è detto che si riveli quella vera.

Filthy Rich: fresco del grande successo della sua gn dedicata al Joker, Azzarello torna a raccontare una storia di cruda depravazione e violenza. Storie che cominciano a somigliarsi un pò tutte, specialmente questa: se avete un pò di dimestichezza con il mondo della tv americana, tra serie poliziche e drama dedicati al mondo dei ricchi, o della tv o dello sport, troverete tante somiglianze e troppa poca originalità nella trama imbastita da Azzarello. Un ex promessa dello sport americano, costretto a prematuro ritiro a causa di un severo infortunio, vive una vita rimpiangendo i tempi quando era super ricco e super famoso: si procura una chance per tornare nel giro che conta diventando la guardia del corpo ufficiosa di una ricca ereditiera. All'inizio è un modo per tornare a fare più soldi, ma presto il patinato e feroce mondo dei super ricchi trasforma il ''buon'' Rich (il titolo è un gioco di parole sul nome del protagonista) in uno spietato approfittatore.... bla bla bla. Un centinaio di pagine dopo succede poco e niente. Filthy Rich non vale i suoi soldi ma specialmente il tempo richiesto a leggerlo. I disegni sono di un certo Victors Santos che non mi dice niente e non mi interessa conoscere.

Fahrenheit 451: il mercato del fumetto, specialmente quello delle gn, sta diventando terreno d'esplorazione e conquista anche per editori d'altro genere; non è quindi un caso che l'ultimo lavoro di Tim Hamilton sia pubblicato dalla Hill & Wang, che già dal nome suggerisce la sua natura. L'adattamento dell'opera di Bradbury è stata realizzata con la stretta collaborazione dell'autore, si fregia infatti di un sottotitolo quale ''adattamento autorizzato''. La storia è nota, Hamilton regala qua e là tavole di grande spessore: ha idee molto interessanti e visivamente accattivanti per tutte le scene con il fuoco, per il resto tradisce un certo manierismo e un tratto datato, adatto certo alle pubblicazioni su AD ma non a questo genere di opere assolo.

Frankenstein's Womb: Avatar Press e Warren Ellis, sodalizio infinito di opere sempre interessanti ma spesso mediocri e dimenticabili. L'idea alla base di questa gn è quella di lanciare una cima e connettere gli esperimenti del Dr. Viktor con i moderni defibrillatori: brillante ma insufficiente alla storia, narrazione attraverso il tempo che scorre a Castel Frankenstein, il narratore è ovviamente il mostro e il POV è una donna misteriosa. Si legge e dà un tono.

Wildcats - World's End: tiriamo qualche somma, la serie è ancora in corso ma ha concluso il suo primo anno e la prima macrostoria. Christos Gage ha strenuamente lottato per tenere insieme un gruppo di personaggi troppo vasto e troppa continuity, insieme agli editori Wildstorm il nuovo corso cominciato con l'Armageddon dell'anno scorso ha retto e dato per la prima volta da troppo tempo un'immagine unita e solida del suo universo. Mentre le altre serie sono ancora alle prese con vicende soggettive e in corso, i Wildcats hanno affrontato una serie di minacce secondarie senza mai impegnarsi in qualcosa di troppo approfondito e radicale: questo freno messo alle storie, oltre a dare un pò di aria e riorganizzarne i temi, è servito a portare avanti (adesso abbandonato) il sistema delle second feature, storie appendice intese a riportare in vita lo storico Team 7. La nuova storia dei Wildcats li vede come parte del Team 7: in teoria questo potrebbe addirittura portare alla conclusione della storyline complessiva del World's End. Francamente spero di no, in ogni caso è stato un buon anno: vedremo quante palle e abilità e fiducia verrà ancora profusa. Le vendite vanno male, speranze poche.

Power Girl: quattro numeri e vendite ancora incerte sono pochi per dare un giudizio sulla serie, questa è piuttosto una segnalazione. Palmiotti e la Conner stanno facendo faville sulla serie dedicata a PG, i disegni sono specialmente fantastici ma anche Palmiotti è impegnatissimo a dare una visione molto moderna e cool, quasi da sitcom in certe occasioni, di un personaggio femminile DC da molti anni sull'orlo della grandezza ma sempre in qualche modo trattenuto da vicende troppo complicate. La Crisis e le storie della JSA hanno sistemato la continuity, gli autori sono ottimi: Power Girl è una nuova serie DC molto promettente, da seguire.

Superman/Batman 63
: altra doverosa segnalazione. Con Bruce Batman ''morto'' e Superman fuori dai piedi la serie è andata totalmente fuori continuity, pur mantenendone una propria interna: DiDio ha dichiarato che la serie continuerà a mostrare Bruce Batman, quindi è da aspettarsi una sempre maggiore lontananda dal DCU. Superman/Batman diventa il terreno ideale per un ritorno degli Elseworld, da troppi anni dimenticati. Le storie, spazi, tempi alternativi DC. Michael Green, sempre più a suo agio con i fumetti, ci racconta una visione del futuro autoconclusiva con Grood signore della Terra e Batman come l'ultimo uomo libero. Divertente e incoraggiante, la serie dovrebbe ospitare più storie di questo genere.

Farscape
.. varie: all'ultimo Comicon è stato dichiarato che i webisodes dedicati a Farscape hanno avuto il via libero dalla produzione, pur mancando ancora dei fondi (quindi?). Si è addirittura parlato di nuovi film. Sospirando per l'attesa e le speranze mal riposte, Boom sta intanto continuando a sfornare miniserie: altri 4 episodi seguito della prima con le successive vicende di John e cricca, e uno spinoff dedicato al FU Ka D'Argo. Il livello è sempre quello, bisogna davvero amare Farscape per farsele piacere.

Destroyer: chiudiamo. Per la sottoetichetta matura ''MAX'', Kirkman ha resuscitato in una miniserie di 5 il personaggio del Destroyer, sorta di antenato di Brit. Cugino di Capitan America è un fumetto alla Kirkman con un supereroe potente e invecchiato, deciso a sistemare tutti i conti in sospeso prima di schiattare. Il soggetto è un classico: Batman non uccide il Joker, Batman riesce sempre a fermare il Joker, se Batman sapesse di non poter più fermare il Joker lo ucciderebbe? Iperviolenza e poco più, divertentino come tante produzioni MAX.
hellbly @ 23:26 | commenti (popup) | commenti
sabato, agosto 22, 2009 | in : animazione e videogiochi
Shadow Complex: qualcuno di voi l'avrà letto a suo tempo: appena comprato l'XBOX360 la prima cosa che feci fu acquistare Castlevania Symphony of the Night e finirlo: con le volte sulla Play fanno 4 in totale, per me un record, uno dei miei giochi preferiti di sempre; per contro non ho mai apprezzato Metroid, men che meno Super Metroid. ''Metroidvania'' è la parola tante volte ripetuta fin dalle prime uscite pubbliche di Shadow Complex, ufficialmente ispirato ''Empire'' e seguito di Orson Scott Card: una parola per descrivere una tipologia di gioco dei tempi passati, puro cuore di gamer, esplorazione 2d con mappa, backtracking, boss e una quantità tra upgrades e collectibles. Gli sviluppatori si chiamano CHAIR, per quanto mi sia dato capire quelli di Epic li hanno acquisiti quando il gioco era già completo o praticamente, quindi gli amici di Gears of War centrano assai poco. Shadow Complex va ad arricchire il panorama dei giochi in digital delivery, specialmente ed esclusivamente quello del Live, è figlio del successo forse imprevisto di quel Bionic Commando Rearmed che impazzò l'anno passato dando di fatto una svolta a questa piattaforma di gioco. In Shadow Complex ci si aggira all'interno/esterno di una gigantesca base militare di un gruppo terroristico, aggirandosi si trovano pezzi di una super armatura e varie armi annesse, trovando queste cose ci si trasforma in una macchina di morte e distruzione che semina morte e distruzione in giro per la base. Volendo raccogliere tutto, guardate i miei ach. (a me piace raccogliere tutto), il backtracking, il tornare in sezioni già visitate, magari solo per riuscire a saltare quel mezzo metro in più e raggiungere quel fottuto bonus, può essere frustrante: la mappa è MOLTO vasta e non ci sono scorciatoie, non di questo genere almeno. E' il suo bello, è come lamentarsi degli incontri casuali nei j-rpg. Qualcuno lo fa, non qui sul Grande Inverno: qui odiamo i combattimenti non a turni. E' un gioco per vecchi giocatori, non si scappa: un ragazzino abituato solo agli action 3d farà fatica a farselo piacere, più fortuna per chi giochi abitualmente con il DS, in quel caso potrebbe essere abituato a questo genere. Oltre al gioco principale, che invita a essere finito varie volte, ci sono poi le solite ''stanze'' dove provare la propria abilità acrobatica. Le ho finite oggi, molto meno punitive di quelle di Bionic Commando.
hellbly @ 12:16 | commenti (popup) | commenti
venerdì, agosto 21, 2009 | in : cinema e tv
The Last House on the Left (2009): remake del film di Wes Craven, co-prodotto da Wes Craven stesso e diretto dallo sconosciuto Dennis Iliadis, oserei spingermi e ipotizzarlo di origine greca. La trama è molto vicina all'originale degli anni '70, i personaggi sono quasi tutti presenti in forme molto simili, cambiano però tanti piccoli elementi capaci, sommati, di trasformare il remake nella merda prevista. Ci sono nuove sfumature a caricare i personaggi di patetismi inutili, specialmente Mari, allo stesso tempo la violenza pur visivamente forte è decisamente meno efficace e gradevole: tutta roba già vista, tutto patinato, lo sporco della pellicola di allora sostutuito dal falso splendore del digitale.
hellbly @ 12:30 | commenti (popup) | commenti
sabato, agosto 15, 2009 | in : fumetti e libri
L'Impero di Azard (The Player of Games, 1988): il secondo romanzo della Cultura, nella sua edizione originale italiana per la collana Nord Argento, un pezzo raro capitato per caso dal mio spacciatore di libri usati e subito acquistato. Già da qualche tempo coccolavo l'idea di proseguire nella lettura del non-ciclo della Cultura dopo averne letto l'esordio nell'ottima riedizione Fanucci di qualche anno fa, ''Pensa a Fleba'', avrei potuto facilmente trovarlo in lingua originale ma data la mole di libri che sto ultimamente comprando d'importazione la mia scelta politica è quella di non comprare romanzi sci-fi che esistano in traduzione italiana. Così è passato parecchio tempo. L'universo è lo stesso, protagonisti e storia sono completamente isolati e non dipendenti tra loro: qui si racconta di un campione di giochi della Cultura, Gurgeh, e del suo viaggio verso l'Impero di Azad, regno spaziale sovrano fondato in ogni suo aspetto sociale, economico e culturale sul più complesso e immane di tutti i giochi. Attraverso la solita intricata complessità di trame e sottotrame, Gurgeh si trova a vivere i panni di rappresentate della Cultura nel super torneo che su Azad serve a stabilire il prossimo imperatore e le figure più importanti del suo governo. Niente videogiochi o realtà virtuali, i ''giochi'' della Cultura e di Azad sono elaboratissimi e impossibili giochi da tavolo, in ogni senso dagli scacchi alle carte fino ai giochi di società, super strutturati e pieni di implicazioni (funzionali al gioco) filosofiche, morali e di ogni altro genere. L'Azad, il gioco si chiama come l'Impero o viceversa, è l'universo in tavola. Il romanzo è più semplice di Fleba e meno avvincente, c'e' un solo protagonista importante e una serie di sotterfugi narrativi per suscitare un pò di interesse e partecipazione nel lettore: Banks inoltre scivola sgraziatamente sul costante bilico tra il non avere la minima idea di cosa sia l'Azad e il tentativo di descriverlo, alla fine si genera un pò di confusione; non ho letto tutto Banks ma ho letto altri dei suoi romanzi, diversi tra quelli non sci-fi, questo (e diversi critici lo confermano) è il suo libro più facile e commerciabile. Bel romanzo, pieno e dinamico, si legge in fretta perché interessante e ben scritto, però ripetitivo e meno chiaro nelle sue rappresentazioni di cultura spaziale di quanto ci si possa aspettare da un autore di questo calibro.
hellbly @ 17:45 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, agosto 12, 2009 | in : fumetti e libri
Il Segreto di Conrad (The Secret of Life, 1985): il Rudy Rucker degli anni '80 assomiglia ma concettualmente poco spartisce con quello di Postsingular, scrittore ai primi successi pieno di energia e voglia di innovare; dopo essersi gingillato come uno dei primi autori cyberpunk, deviò la propria carriera verso uno stile, una poetica, di sua creazione: il Transrealismo. Fondato su A Scanner Darkly di Dick il ragionamento alla base è ben riportato sulla wikipedia italiana con una citazione dello stesso Rucker, copio la traduzione: ''L'essenza del transrealismo consiste nel raccontare la propria vita reale in termini fantastici''. The Secret of Life non è il primo libro di questo suo corso, ma diventa il primo perché è il testo dove Rucker decide di raccontare la propria origine, infanzia e adolescenza, fino ai tempi del college. Conrad Bunger è un ragazzo come tanti altri negli USA anni '60, forse è un pò diverso dagli altri, è un celebre alcolista e appena passato al college un grande drogato: ma c'è di più, Conrad è un alieno. Conrad non lo sa, non sa di essere un alieno anche se lo sospetta e francamente diventa ovvio abbastanza presto: all'inizio è conscio esclusivamente di avere dei super poteri, non li sa usare, si attivano automaticamente quando si trova in situazione di vita o di morte. I poteri servono a tenerlo in vita, lo aiutano a completare la Missione: scoprire il Segreto della Vita. Infatti il segreto di Conrad non è un gran segreto, non è esattamente una cima nel mantenere alcun segreto, è il Segreto della Vita il centro del libro, o dovrebbe. In estrema sintesi è un romanzo di formazione, o vorrebbe, in realtà è uno spaccato di vita giovanile anni '60, o vorrebbe: Rucker ci mette in mezzo anche le spade laser ma il divertimento e l'interesse sono tutt'altro che assicurati. Similitudini con Postsingular e il Rucker moderno (mi sta per arrivare Hylozoic, ne parleremo): controcultura giovanile, droghe e bande, ricerca di un significato e un senso per evadere dal cinismo, storia d'amore, ricorrenza del matrimonio come unico sbocco possibile per la storia d'amore, altro. Il Segreto di Conrad non è un romanzo stimolante, come tante produzioni anni '80 è invecchiato precocemente e sembra più antico di tanta letteratura decenni precedente; potrei divagare un momento e raccontarvi questo: ieri su Rai 4 hanno proposto varie volte nel corso della sera/notte un successone di Walter Hill, ''Strade di Fuoco'' con l'allora idolo delle folle Michael Paré e un cast eccezionale di giovani attori ridicoli nei loro abbigliamenti anni '80 che oggi sono in diversi casi capisaldi della recitazione occidentale. Penso di non aver mai visto una scena così demenziale e memorabile: Paré e Diane Lane in metropolitana, scappano verso la salvezza ma Paré non può scappare, è il nuovo Fonzie e non conosce quella parola (insieme a molte altre); la Lane, pazza d'amore cerca di trattenerlo, in realtà senza troppa veemenza, prova a parlargli ma, a metà della seconda frase, Paré sgancia uno sganascione violentissimo alla mascella, una scena oggi impossibile o relegata a film drammatici di denuncia incentrati sulla violenza contro le donne: un pugno in bocca a metà frase, tipo morso della mangusta, una saetta che fulmina la Lane sul posto, cade a terra svenuta e Paré può tranquillamente andarsene a massacrare Raven-Dafoe (senza rughe e dalla sessualità incerta) in un duello al maglio che Mad Max è una pippa. La Lane poco dopo rinverrà e del tutto ignara del pugno in faccia pauroso, sicuramente causa di un danno alla memoria breve, proseguirà la sua amorosa discussione, per poi essere abbandonata. Nel film la Lane viene: abbandonata, rapita, quasi-violentata, salvata, scopata, picchiata, abbandonata ancora: quasi tutto da Paré, che è l'eroe.
hellbly @ 11:49 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, agosto 12, 2009 | in : cinema e tv
The Haunting in Connecticut: mai visto un film più prevedibile, il film più ANTIoriginale che abbia mai visto. Qualsiasi evento, e praticamente tutte le battute, telegrafate, anticipabili, banali, già viste, ripetitive, inutili. La storia in breve: madre coraggio con marito alcolizzato, figlio malato di cancro, altri due figli piccoli rompicazzo, e nipote non meglio precisata; devono spostarsi più vicino all'ospedale dove il figlio si sottopone a cure sperimentali, c'e' giusto una casa, meravigliosa (per modo di dire, lercia come poche, ci vanno a vivere in un attimo e non puliscono neppure: io l'avrei fatta radere al suolo e ricostruire, ma questa è una delle tante differenze con gli americani) e costa poco. Costa poco perché un tempo fu teatro di alcuni fatti inquietanti. L'ex proprietario era l'uomo delle pompe funebri E uno di quelli delle sedute spiritiche per contattare i morti E un necromante. Il figlio malato di cancro, essendo già con un piede nella fossa, vede le persone morte. Un sacco di cazzate dopo entra in scena il sacerdote-esorcista-malato di cancro. Un sacco di cazzate dopo non muore nessuno e il film si aggiunge alle ore sprecate della mia vita. Una cagata.
hellbly @ 02:58 | commenti (popup) | commenti
sabato, agosto 08, 2009 | in : cinema e tv
Adventureland: Greg Mottola e Michael Cera di nuovo insieme per bissare il successo (?) di Superbad. No, no. Uhm. No, quello non è Michael Cera: è il suo FRATELLO GEMELLO ANCORA PIU' SFIGATO, Jesse Eisenberg. Sono uguali. Nel cast abbiamo: oltre al fratello gemello più sfigato del tizio di Juno, la bella Bella di Twilight stufa di andare in giro con gente veramente figa e non-morta, Ryan Reynolds in una particina e con un tenore che gli hanno meritato il ''AND RYAN REYNOLDS'' durante i titoli di testa. E' la fine degli anni '80 a Pittsburgh, il clima e l'atmosfera sono vivaci ed esotici come nel miglior New Jersey, un neo laureato in letteratura e vergine, costretto da un rovescio finanziario in famiglia a lavorare nel locale parco giochi (ai livelli della Coney Island dei Guerrieri), affronta l'esperienza della sua vita. Nel parco giochi da periferia depressa lavorano insieme a lui un collega artista-sfigato, un paio di poveri idioti, un ritardato, Ryan Reynolds a tempo perso, e almeno 2 fighette pronte a dargliela in nome di qualche poesia e per essere il meno sfigato tra i super sfigati. Bella è bella e ricca, lavora ad Adventurland per fare incazzare la sua crudele matrigna, lei è più avanti degli altri e infatti a tempo perso si sbatte Ryan Reynolds, che è sposato e ha una madre scassapalle. Ryan Reynolds interpreta il personaggio migliore del film, è uno che gli piacciono le ragazzine, racconta cazzate, poveretto cerca di tirare avanti come tutti gli altri e spassarsela un pò: non è cattivo e Mottola tratta il personaggio con grande rispetto e onesta, in mezzo a tutti i lavoratori di Adventureland, essendo quello più avanti negli anni, è realmente l'unico a non avere più possibilità. Torniamo al film, Bella si sbatte Ryan Reynolds, un bel passo avanti rispetto al pirla di Twilight, però il Michael Cera dei poveri esercita immediatamente su di lei un fascino perverso: rappresenta una persona bella dentro, pura per quanto si possa essere in quella merda di buco di Pittsburgh, e in lui Bella vede la possibilità di redimersi e diventare una brava persona, una brava cattolica. Il film è una tale rottura di cazzo che è difficile venirne fuori senza uno sbadiglio accecante, Mottola dà l'impressione di aver avuto qualche problema con le figure maschili della sua vita: l'elemento comune a tutti gli uomini del film è quello di essere senza palle, tutti codardi e la maggior parte sottomessi alle donne della loro vita, moglio o madri che siano. Preoccupante. Mottola esprime anche uno spietato odio verso Pittsburgh, non a caso il finale positivo del film può accadere solo via da lì; Mottola è nato e cresciuto a Long Island, non esattamente il peggiore dei posti, e quindi quello che in qualche modo puzza di film autobiografico si trasforma in una carognata. A me piace Pittsburgh, specialmente quando ci sono stato l'ultima volta e ho potuto comprare diverse moto-asce rotanti.
hellbly @ 02:18 | commenti (popup) | commenti
giovedì, agosto 06, 2009 | in : fumetti e libri
Ghost Rider: di solito cerco di accumulare i post sui fumetti, ma questa settimana non dovrei avere nulla in conclusione di cui valga la pena parlare, quindi ne approfitto per riprendere un discorso di qualche giorno fa. Parlavo di come la Marvel chiuda costantemente tutte le sue migliori serie, un problema dovuto alla scarsa intelligenza del suo pubblico di riferimento, fenomeno coccolato e aumentato dall'attuale capoccione Quesada. Bene, stavo guardando le future uscite Marvel: avevo letto di una nuova miniserie scritta da Aaron ma ero convinto si trattasse di un seguito a quella dedicata a Daniel, invece è il seguito della regolare di Ghost Rider, conclusasi con la solita mancanza di annunci al numero 35 dello scorso giugno. Storia interrotta a metà, scandalosa morte di un altro straordinario prodotto Marvel per la coppia Aaron-Huet. Allibito e affranto. Tenetele d'occhio perché sono le mie attuali serie preferite, osservate quanto facilmente nei prossimi mesi crolleranno sotto le pressioni editoriali dementi della Marvel, il prezzo del successo di pubblico è vendere prodotti scadenti: Secret Warriors, con Hickman anche su Fantastic Four e l'introduzione della serie nel nuovo crossover del Dark Reign sembra facile vedere scogli all'orizzonte; Thor lo sappiamo già, JMS abbandona per contrasti con l'editore; Guardians e Nova sono a rischio per lo scarso successo di War of Kings; il Punitore normale e MAX sta per affrontare un nuovo dramma con il normale inquadrato nel demenziale RIP e il MAX pronto a risorgere per mano di Aaron; Moon Knight sta per essere rilanciato; l'unico solido sembrerebbe Invincible Iron-Man.

War of Kings: sei mesi di crossover spaziale, il terzo ma il primo a staccarsi dall'epopea Giffen di Annihilation. Il sesto albo della serie nominale è il più debole, al solito la Marvel decide di non concludere la vicenda con una parola o un'immagine chiara, abbiamo solo dei sott'intesti: lo scontro tra Vulcan e Black Bolt pare finire in parità, entrambi morti. Gli Shi'ar si arrendono ai Kree-Inumani, Gladiator è il nuovo Imperatore. Tutto sommato un buon crossover, tralsciando l'inutilità dell'introduzione di Darkhawk, ogni parte ha svolto il suo ruolo adeguatamente: ho particolarmente apprezzato, nonostante una forte titubanza iniziale, i nuovi Star Jammer capitanati da Havok. E' comunque il peggiore dei tre crossover spaziali, la trama si perde e molti personaggi finiscono per fare apparizioni sceniche prive di reale portanza. L'ultimo numero promette un qualcosa a seguire in settembre, le solicitations di settembre non trattano l'argomento: al solito la Marvel se ne fotte e programma le cose a cazzo. Fanculo. Bel Crossover alla resa dei conti.
hellbly @ 11:25 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, agosto 05, 2009 | in : animazione e videogiochi
Eureka Seven - Pocket Full of Rainbows: l'atteso lungometraggio tratto da una delle migliori serie tv nipponiche degli ultimi anni, non il classico recap e neppure una versione director's cut, una vera e propria storia alternativa con gli stessi personaggi, con gli stessi nomi, ma con caratterizzazioni, background e vicende totalmente diverse. Nel corso degli anni ne abbiamo viste diverse di operazioni del genere, recentemente c'e' il rebuild di Evangelion a tenere banco, ma una riscrittura così tanto altra rispetto all'originale non credo mi sia capitata. Ho letto in giro quanto la storia del film sia più drammatica rispetto a quella della serie, non sono d'accordo: la storia originale era ugualmente drammatica, semplicemente c'era lo spazio per allietare gli spettatori con momenti più leggeri, il film invece è costretto ad affrontare una tragedia dopo l'altra e, in certi casi, può permettersi di indulgere con un pò più di sangue e violenza visiva rispetto al prodotto televisivo finendo per sembrare maggiormente feroce e impietoso. Lo staff del film è diverso rispetto a quello della serie, partecipazioni e incroci naturalmente ma in definitiva le figure chiave non sono le stesse: un buon modo per contribuire e garantire il taglio nuovo sulla storia nota. Il risultato è tecnicamente squisito ma in definitiva inferiore. E' un bel film ma scade in troppo fanservice: la bellezza dell'originale Eureka Seven risultata nella sua originalità e nei nuovi modi di sfruttare alcuni archetipi dell'animazione robotica, Eureka era una nuova Rei dotata di grande spessore e crescita episodio dopo episodio. Qui i problemi si vedono fin dal principio con l'introduzione del nuovo Nirvash trasformato in un pokemon pacioccoso, sarebbe tuttavia il meno: il vero difetto è lo svolgimento della centrale storia d'amore tra i due protagonisti adolescenti, la sceneggiatura originale affrontava il tema erotico con grande garbo e serietà, inserendo tutta la canonica trafila di presa di coscenza dei sentimenti, innamoramento, corteggiamento e compiendo la relazione andando aldilà dei normali stereotipi giapponesi. Una delle migliori storie d'amore giovanili mai vistesi in un anime. Nel film è tutto molto più affrettato e impersonale, forzato, la presunzione degli autori è di dare per scontate le informazioni date agli spettatori dai ricordi della serie e al contempo costringerli a rielaborarle nel nuovo contesto: non funziona. Così tutto: ogni personaggio ed evento vive questa doppiezza fallimentare, da un lato condivide e richiede la conoscenza della serie per essere compreso, poi spazza via tutto ottenendo dalle stesse premesse risultati troppo distanti e parziali. Insisto e ripeto: è un bel film; non dovrebbe però fregiarsi del titolo di Eureka Seven perché non ha niente a che vedere con Eureka Seven, pur richiamando la serie. L'errore è questa ambivalenza, indecisione se abbandonare completamente il già visto oppure servirsene in parte, il prodotto finale soffre, stirato e strappato in ogni direzione. Solamente nella memoria del fan, lo spettatore occasionale troverà un bel film dalla trama troppo complicata.
hellbly @ 23:05 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, agosto 05, 2009 | in : cinema e tv
Banlieue 13 - Ultimatum: torniamo insieme nel più bel quartiere della Parigi del futuro, dove parkour e arti marziali sono la legge. E' passato qualche anno dalla fine della prima storia, il banlieue non è stato ripulito e la situazione non è migliorata: il vuoto di potere lasciato dalla morte del cattivo del primo film ha spaccato il quartiere in 5 aree controllate da altrettante specifiche gang, sembra di essere in una versione allargata di OZ (la prigione, non il mago), ci sono i mussulmani, ci sono i negri, ci sono i cinesi, i fascisti ... poi ci sono degli altri che non ho capito bene chi siano, marsigliesi, greci, slavi? Il senso è chiaro. Nel mezzo tornano Leito e Damien, al secolo David Belle e Cyril Raffaelli. Cambia il regista ma trovo inutile segnalarvi il suo nome, tanto c'e' di mezzo Besson: nominalmente scrive e produce ma tutti sappiamo che alla fine è lui a decidere ogni cosa. Rispetto a cinque anni fa alcune cose sono cambiate: Belle non è più sprintante come prima, le sue sequenze di azione sono molto ridotte in numero, durata e pericolo, viceversa Raffaelli è in forma spettacolare e mette insieme alcuni combattimenti memorabili che potrebbero insegnare qualcosa a molti coreografi marziali sia negli USA che in Oriente. Il Banlieue è nuovamente a rischio distruzione, questa volta non è il governo a volerlo far saltare in aria ma una società di costruzioni senza scrupoli che vorrebbe farne la città del bianco e pulito. La trama è molto più articolata, ed è un bene, tuttavia l'andamento è speculare al primo film: i due protagonisti si alternano le scene fino a metà, poi si incontrano e a quel punto convergono; anche il finale è molto simile, troppo. In definitiva lo schema il medesimo con parole diverse. Nessuno si prende la briga di spiegare dove sia finita la sorella di Leito, personaggio importante del primo film, qui semplicemente assente. E' difficile dire se si tratti di un film migliore o peggiore: tutti i tratti caratteristici della ''serie'' sono presenti, in forma però annacquata rispetto al primo, lo spazio perso dal parkour e l'azione senza cervello sono stati presi da dialoghi maggiori e più recitazione. Il tutto di buon livello. Ultimatum è un film più canonico, compensa la riduzione delle originalità con una maggiore presenza da vero film. A tutto tondo Ultimatum è probabilmente migliore, tuttavia le parti migliori erano migliori nell'originale: vedete voi. Una cosa è sempre la stessa e avrebbe dovuto cambiare: l'orrido hip hop metropolitano francofono, o quel cazzo che sia, è inascoltabile e talmente insistito che dopo un pò fa venire voglia di trappolare con l'equalizzatore e far sparire tutte le piste audio della musica.
hellbly @ 13:47 | commenti (popup) | commenti
martedì, agosto 04, 2009 | in : cinema e tv
X-Men Origins - Wolverine: mi piacerebbe essere Charles Xavier. La prima cosa che farei sarebbe entrare nella mente di un gruppo altamente selezionato di persone e costringerle a regalarmi un sacco di soldi o l'equivalente in natura; la seconda, scrutare i pensieri degli sceneggiatori del primo spinoff cinematografico degli X-Men per capirne le motivazioni. Questi signori, che sono due visto che a Hollywood ormai sembra impossibile trovare qualcuno che non si pari il culo con il giochino del 4 mani, hanno fatto 2 pensate: la prima, sbattersene della continuity cinematografica, scelta comprensibile e fedele specchio dello sbattimento della continuity che è un pò uno dei tratti caratteristici del Wolverine fumettistico; l'altra, voler mettere nella sceneggiatura ogni aspetto mai visto delle Origini di Wolverine. Saprete tutti che qualche anno fa, con una decina d'anni di ritardo, la Marvel finalmente decise di sollevare il velo sul nome e la nascita del loro prodigioso personaggio: la storia di James, che tutti chiamano Logan, e del suo fratello/fratellastro, Sabretooth, che tutti chiamano Dog. Forse ho un pò di confusione in testa. La Marvel avrebbe dovuto rispondere a questa domanda quando Silvestri disegnava, Logan credeva che Sabre fosse suo padre e Shiva cancellava ogni traccia del progetto Weapon X. Non è stato così e i poveri omini di cui sopra si sono trovati a dover far coesistere in un solo film la miniserie Origins, le famose scene da Weapon X, Silverfox, il periodo montanaro, la belva nuda dei boschi e altro: presi da frenesia omicida i due omini hanno deciso di svaccare e infilare nel mezzo un pò delle idee di Morrison sul programma Weapon, un pò di futuri X-Men e gettare nel mucchio una versione allucinante di Deadpool. Trovandosi alla fine a dover quadrare il cerchio con l'idea più scema degli ultimi anni. Chi sono questi signori? Skip Woods, famoso Swordfish, autore dell'imminente GI Joe e del prossimo A-Team. David Benioff, famoso per Troy. Veniamo al film: a parte dire subito ''non è così brutto come si vuol far credere/è migliore dell'ultimo e forse del penultimo film degl X-Men'', non saprei cosa raccontarvi. Hugh Jackman si toglie la maglia molto spesso, Ryan Reynolds appare 5 minuti come Wade Wilson (vorrei raccontarvi cosa gli capiti nel corso del film ma vale la pena vederlo per offendersi), artigli-a-go-go, esplosioni. Ahhh, basta: è divertente fin verso la fine, poi torna Ryan Reynolds nella versione Deadpool-Weapon XI e tutto diventa una stronzata.
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martedì, agosto 04, 2009 | in : fumetti e libri
Mondi Senza Fine (Ring Around the Sun, 1953): è l'anno successivo all'uscita di The City nella sua forma di raccolta-romanzo, Clifford Simak sta vivendo il suo primo successo internazionale, forse la sua migliore pubblicazione in assoluto; come detto non un vero e proprio romanzo, eppure il miglior ritorno di fama fino a quel momento per uno scrittore già in età avanzata e ancora affondato nella massa dei magazine. Simak deve aver visto l'occasione per cimentarsi seriamente e alla luce del sole in un testo narrativo di più ampio respiro. Ring Around the Sun è buono, il mercato però lo riceve senza troppo calore: difficile scegliere se la colpa possa essere del pubblico o del sistema dei magazine sommato alla considerazione per la fantascienza, allora. Per lo più sono mie speculazioni dai pochi dati rintracciabili, non mi pare esistano storie della fantascienza che tengano minimamente in considerazione la storia editoriale-economica dei suoi scrittori e opere. Resta ciò: Ring Around the Sun è del 1953, Simak non scriverà più romanzi per il resto degli anni '50, dedicandosi invece assiduamente alla pubblicazione sulle riviste. L'economia americana sta subendo il peggiore colpo dalla Grande Depressione, il mercato è invaso da beni di consumo che non si consumano, a costi irrisori, praticamente regalati; qualcuno regala case eterne, macchine eterne, lamette da barba eterne. Milioni di disoccupati, un complotto per mettere in ginocchio la società umana. Uno scrittore scopre qualcosa, qualcuno del governo scopre qualcosa: non esiste una sola Terra, infinite Terre parallele a un secondo l'una dall'altra si rincorrono in orbita intorno al sole. Ma questo non è il punto, neppure lontanamente: il problema sono i mutanti, la nuova evoluzione umana dotata di poteri e percezioni superiori. Loro sono migliori di noi e vogliono migliorarci, per farlo devono distruggerci. Questa in soldoni è la trama, diversi colpi di scena uno dei quali entusiasmante. E' un classico Simak, il mondo rurale, le terre parallele postumane dell'epoca nucleare.
hellbly @ 00:35 | commenti (popup) | commenti
domenica, agosto 02, 2009 | in : cinema e tv
School Days with a Pig: oggi parliamo di qualcosa di stravagante e originale. Un film giapponese del 2008 ambientato in una scuola con un animale che... non vi voglio anticipare nulla. L'originalità sta per arrivare, siate pazienti: non c'e' un solo cane in tutto il film. L'animale sacrificale è un MAIALE. Ah, volete dirmi che si poteva intuire dal titolo? Bene, è comunque originale, originale in un certo clooney way. Storia vera: un maestro elementare decide di dare una lezione di vita ai suoi scolari dell'ultimo anno, a inizio scuola offre loro di adottare e crescere un maialino con il proposito dichiarato di mangiarlo prima di passara alla fase successiva della loro vita. Il senso dell'esperimento sarebbe quello di insegnare il valore della vita e del mangiare cose che erano in vita. Successone di pubblico, alla regia Tetsu Maeda esperto di filmetti motivazionali, nel ruolo del sadico insegnante Satoshi Tsumabuki arrivato a un età tale da precludergli i ruoli giovanilisti ma non ancora abbastanza vecchio per passare ai dramma o agli action. Non che ciò gli impedisca di fare 4-5 film l'anno, da qualche anno. Il film funziona quasi come un documentario, sicuramente il brio è lo stesso, l'attenzione del regista e dell'insegnante è ossessivamente incentrata sul piccolo esempio di democrazia sviluppato in classe e messo in scena tra pro e contro macellazione di 10 anni. I ragazzi discutono, poi urlano, poi si picchiano, poi piangono: è come mi immagino le nazioni unite... ah ah, ho fatto la gag socio-politica. Il film è noioso, pieno di colori e ottimia musica, il maiale è simpatico e i bambini mettono in campo della vera emozione: però è troppo lungo e dopo poco ci si rompe le balle di vedere tutta questa emotività preadolescenziale.
hellbly @ 23:16 | commenti (popup) | commenti
sabato, agosto 01, 2009 | in : fumetti e libri
Secret Warriors: quest'oggi parliamo soprattutto di Marvel, e per una volta ne parliamo molto bene. La serie Secret Warriors, sei albi a oggi e un primo storyarc concluso, è il miglior prodotto pubblicato dalla Marvel ed è, se non il migliore, uno dei migliori fumetti americani attualmente pubblicati. Riassunto del rapporto Hellbly e la Marvel, negli anni '80 ero un DC Jeek e un Marvel Zombie: il mio problema con la Marvel, mai superato, è l'antipatia verso tutti i mutanti, l'Uomo Ragno, Capitan America e quasi tutte le forme di Hulk; gli unici personaggi d'alto profilo storico Marvel di mio gusto sono Iron Man e i Fantastici 4. PERO' ho una smodata passione per quasi tutti i personaggi secondari Marvel, alcuni dei quali riuscirono o riescono a essere primari a intervalli. Nick Fury è tra questi uno dei miei massimi. Nel caso abbiate qualche lacuna sulla storia Marvel recente i Secret Warriors sono il supergruppo di Nick Fury, il suo ritorno in campo dopo gli eventi concludi carriera del pre Civil War, in tempo per la conclusione di Secret Invasion. La serie presenta personaggi sostanzialmente nuovi, alcuni dei quali con legami noti e ignoti rispetto ad altri personaggi di spicco: l'elenco non importa. La serie è scritta da Jonathan Hickman, autore ancora poco noto che nasce e continua a lavorare in Image con serie in alcuni casi danneggiate dalle scelte del disegnatore: attualmente è la grande bomba Marvel, l'autore che in un lampo si sta guadagnando il massimo prestigio, non a caso è stato incaricato di recuperare Fantastici 4 dopo il sontuoso e totalmente inaspettato fallimento della run di Millar-Hitch. E' una responsabilità gigantesca, seguire a un autore affermatissimo floppato pazzescamente su una delle testate cardini del Marvel U: dimostrazione di quanto il suo lavoro, pochissimi albi in realtà, sia stato così eccezionale da far perdere la testa a lettori ed editori. Il suo lavoro su Secret Warriors, accompagnato dai disegni sublimi del nostro Stefano Caselli, è di indicibile grazia e tramortisce per la secca qualità dei dialoghi, lo sviluppo narrativo da vero scrittore, l'abilità nei colpi di scena. La qualità di Secret Warriors al momento è impossibile: totalmente libera dalle trame Marvel è suprema e riporta un Nick Fury all'ennesima potenza, Agent of Nothing, in guerra contro tutto e tutti. State allerta, la Marvel sta per ammazzarla questa serie: l'ha destinata a essere incrociata nel prossimo crossover interno al Dark Reign. Hickman è davanti all'incubo di ogni autore di fumetti, il crossover.

War of Kings - Ascension: parlando di crossover è in via di conclusione il terzo capitolo della nuova saga spaziale Marvel, Inumani e Shiar sono allo scontro finale, nel frattempo termina l'inutile storia parallela di Darkhawk. Origini riscritte, poteri ridisegnati, Darkhawk è il nuovo personaggio Marvle sparato nello spazio. La sua vicenda è solo marginalmente connessa al crossover, il logo di War of Kings sopra i titoli da poco usciti serve solo ad attirare l'attenzione su quella che probabilmente sarà una nuova regolare in previsione d'uscita, o forse già abortita dato lo scarso riscontro avuto da queste miniserie.

Marvel Zombies 4: zitti zitti i Marvel Zombies sono passati dalle terre slipstream del Marvel U alla realtà ufficiale, una nuova stirpe di Midnight Sons capitanati da Morbius è stata messa insieme per combatterli. Il crollo degli zombie Marvel continua come previsto: il sistema Marvel è talmente ben oliato e concreto da essere offensivo. Qualcosa nel parco laterale ha successo, lo si sfrutta portandolo in prima vista, lo si scorpora delle sue qualità iniziali sacrificando il tutto a vendite momentanee di ottima resa, poi si abbandona e il tutto sarà riciclato tra qualche anno.

Wolverine Noir
: brutta.

Ultimatum: ma non brutta come questa. La Marvel dopo averlo creato e curato con grandissima cura è riuscita a uccidere il suo universo Ultimate con il solito abuso frenetico delle sue testate di successo. Alla fine non ci riesco a parlar bene dell'editore. Ultimatum sta a Secret Warriors come la Befana a Megan Fox. Ultimatum è il peggio della Marvel, è anche il peggior crossover Marvel a memoria d'uomo (e la mia è una memoria lunga). Il senso della serie è stato quello di ammazzare una quantità di personaggi... ah, nel caso l'abbiate vista, l'immagine teaser di qualche giorno fa piena di speculazioni sulla morte di Wolverine effettivamente annunciava la morte di Wolverine, peccato che ci siano almeno 2 tavole a fine albo che annullino questa morte. Serie sono state chiuse, speciali sono usciti e usciranno, nuove serie usciranno. Grande odio per la Marvel.

Blackest Night - Tales of the Corps: tre albi con tre storie dedicate ai vari corpi di lanterne prese nella guerra appena iniziata in DC Comics, mediocri e parzialmente inutili, fanno massa nel raccontare qualche dettaglio su alcuni dei personaggi poco noti o nuovissimi che faranno da sfondo nelle vicende future. Ha senso per il grande fan, per gli altri sono soldi cacciati.
hellbly @ 18:48 | commenti (popup) | commenti
sabato, agosto 01, 2009 | in : fumetti e libri
Cuore d'Acciaio (The Iron Dragon's Daughter, 1993): Michael Swanwick è un autore americano con trent'anni circa di carriera alle spalle, candidature e premi vinti nel ristretto circo degli autori fantascientifici e fantasy. Cercatelo nel web e scoprirete una personalità fortemente interessata all'evoluzione stilistica e concettuale della letteratura di genere degli ultimi anni, troverete vari articoli relativi al New Weird di cui abbiano variamente parlato, e incontrerete un pò delle definizioni proposte da Swanwick stesso nel tentativo di definire e inquadrare gli ultimi sviluppi di pensiero. Swanwick si conia il nome di Hard Fantasy, evocativo del più noto Hard SF ma inteso in termini diversi: nella fantascienza ''hard'' solitamente indica una rigida visione scientifica applicata alla narrazione, si parla di fantascienza difficile per temi tecnologici, difficile a capirsi; nel fantasy Swanwick dichiara che ''hard'' indichi la presenza di un nocciolo assolutamente fantastico e ispirato ai modelli canonici, Tolkien, intorno a cui creare e immaginare quanto più crossover possibile per non perdersi la  moda del momento. Da quel che ho letto non sono convinto che Swanwick sia una persona di mio gusto. Certamente questo suo romanzo mi ha lasciato deluso e combattuto tra alti e bassi. La storia segue, scorrendo vari anni e piazzando qua e là dei punti di partenza conseguenti al salto di alcuni di questi, la vita di una ragazza umana rapita dal nostro mondo e portata in un mondo di fate, elfi e magie. L'idea centrale è che questo mondo sia, a parte l'essere abitato da tali esseri magici, essenzialmente come il nostro: il nostro mondo attuale. Bambina viene rapita e costretta ai lavori forzati in una fonderia che produce le più potenti macchine da guerra conosciute, i draghi, astronavi sauriformi senzienti che vanno a gasolio e magia; più grandicella finisce in una classica high school americana, essendo poverella finisce per passare un sacco di tempo a rubare nei mall, crescendo finirà per diventare protagonista di una serie tv... nel mezzo ovviamente mostri e magia, un drago malvagio e portatore di distruzione al quale è legata, un misterioso amante che si reincarna costantemente, impara varie magie e scopre un certo talento in quelle basate sul sesso, dee, allegorie, concetti incarnati. Al suo inizio Cuore d'Acciaio sembra un testo preso dalla sezione Young Reader di una qualche libreria, dopo diventa pericolosamente vicino ai testi softcore a sfondo horror di tanto vampirismo moderno, alla fine Swanwick si trova in mano talmente tanti ami, esche, linee di trame portate avanti a casaccio da finire veramente per realizzare un marasma informe, narrativamente spesso penoso e inconsistente, stilisticamente criticabile e noioso (varie volte ho saltato pagine vuoto), incomprensibile. In molte occasioni non si capisce cosa stia accadendo, cosa sia accaduto: la capacità rappresentativa-descrittiva dell'autore (questo difetto è riscontrato anche da recensori anglofoni, quindi non è imputabile al traduttore) è messa troppo a dura prova dal rutilante susseguirsi di eventi tesi a stupire e confondere, si confonde da solo e non arriva al dunque. Il romanzo è un calando, parte bene, finisce pessimo.
hellbly @ 18:17 | commenti (popup) | commenti