martedì, novembre 24, 2009 | in : cinema e tv
District 9: mi scoccia arrivare sempre tardi su film come questi, darei loro volentieri qualche soldo di simpatia, viceversa mi rifiuto di pagare per doppiaggi in italiano non standard o prodotti grazie al Doppia Tu della Giochi Preziosi. L'ideologia si difende con il sacrificio, resistere alla brillante campagna virale è stato un tormento, resistere all'appeal da underdog della coppia Blomkamp-Copley (già autori di un cortometraggio all'origine del film, esattamente come 9 di cui abbiamo parlato qualche giorno fa: corsi e ricorsi) ancora peggio. Buttate nel mezzo frasi come ''metafora basata su una storia vera'', condite con mecha da combattimento, effetti speciali molto ben realizzati e guerriglia urbana aliena. Ciliegina sulla torta: sono sud africani, possono permettersi di dire negro al nero, di trattare i bianchi come bastardi complottatori e i nigeriani come mostri ignoranti smaniosi di violenza. Un'astronave madre aliena arriva sulla Terra, modello Visitors: è popolata da un milione circa di alieni che sembrano gamberetti antropomorfi; l'astronave aliena è un disastro, sembra un barcone da scafista e gli alieni sono tutti mezzi morti e terzomondisti. Vengono accolti e ghettizzati, è il Sud Africa. Passano 20 anni, gli umani hanno reagito in vari modi: i bianchi ricchi vogliono la tecnologia bellica aliena ma non riescono a usarla, i bianchi intellettuali fanno medici ultima frontiera, i neri si mettono a contrabbandare, il resto della popolazione si limita a odiare gli alieni manco fossero rom. E' tempo che gli alieni se ne vadano, il governo decide di sfrattarli e spedirli da qualche parte il più lontano possibile. Protagonista della storia è un burocrate del dipartimento affari alieni incaricato di gestire lo sfratto, finisce infettato da una nuova sostanza aliena sconosciuta e inizia per lui una mutazione tanto fisica quanto psicologia (modello Mosca) in ibrido. Parte la caccia: c'e' chi lo vede come un traditore, chi come la chiave d'accesso alla tecnologia aliena e via dicendo. In maniera molto classica la sceneggiatura annette alla storia il tema dell'amicizia interspecie, dell'odio che si trasforma in comprensione e simpatia. Temi sociali, interpretazione, ma anche molto combattimento e azione, corpi che esplodono e una quantità di sangue e mutilazioni. District 9 è un film di profonda originalità stilistica, grande reinterpretazione concettuale e inaspettato divertimento: è un jack of all trades, sfortunatamente ne conserva anche il seguito e resta un pò non finito in ogni suo aspetto; tutta la scenografia ambientale e l'organizzazione sociale appaiono troppo caricaturali, narrazione crossover che prova a fare tutto, riesce a fare tutto bene ma scazza di pochissimi gradi qua e là non raggiungendo quel puro eccesso che avrebbe giovato. Ottimo film ma da una parte e dall'altra sono meglio i Transformers, Star Trek e Moon: con molti più difetti complessivi osano di più e raggiungono traguardi più lontani. Siamo quasi alla fine dell'anno e con la fantascienza al cinema in casa abbiamo quasi finito, manca ancora The Surrogates: prima però è tempo di ninja explosion; stasera Scott Adkins e tra un paio di settimane V for Ninja.
hellbly @ 10:47 | commenti (popup) | commenti
martedì, novembre 24, 2009 | in : cinema e tv
Pandorum: questo è stato un anno di grande fantascienza cinematografica, domani parleremo di District 9, un anno di campagne marketing allettanti e promettenti, di fantascienza mainstream e indipendente, di coraggiosi esperimenti e film maggiormente inquadrati. Lo aspettavo con ansiosa trepidazione: Dennis Quaid + Fantascienza = trepidazione; se Moon è 2001 e Solaris, Pandorum è Alien ed Event Horizon, e magari anche un pò Fantasmi da Marte o comunque uno qualsiasi di quei film con nemesi bianchicce e umidicce.Coproduzione Germania-Usa, ampiamente finanziata dal governo tedesco, indecoroso flop commerciale. Il regista è tedesco, è un film tedesco, è indietro di anni. La trama è un assemblaggio di roba vistasi troppo di frequente: la Terra sovrappopolata manda nello spazio un'arca, ultima salvezza, verso un remoto pianeta abitabile. Tempo dopo due membri dell'equipaggio si svegliano senza memoria: Dennis Quaid e Ben Foster; la perdita di memoria è parziale, il recupero dei ricordi pure: l'unica cosa certa è che la nave sia prossima al collasso, per salvarla e salvarsi è necessario raggiungere il reattore e rimetterlo a posto. Dennis si mette al posto di comando e Ben va in giro. In giro per la nave ci sono cadaveri e i suddetti gollum-fantasmi di marte-descent-e tutti gli altri: sono ridicoli, offensivi nella totale mancanza di originalità. Lungo i condotti Foster trova altri, non mostri, ridotti a vivere come selvaggi tanto terrorizzati dai mostri quanto diffidenti verso gli altri non mostri magari usciti di testa a causa della tensione. In Pandorum non ci si può fidare di nessuno: non sono solo i mostri a uccidere. Per altro: ''Pandorum'' è propriamente una malattia psichica che colpisce gli astronauti nello spazio profondo, impazziscono. Voglio una ''E'' per Event Horizon e una ''S'' per Supernova, tanto per dirne due. Nel mezzo parecchio strisciare in condotti d'aerazione, correre al buio, bava e minchiate. Il colpo di scena finale dovrebbe vincere il premio Prevedibilità dell'Anno, i due colpi di scena a dire il vero. Pandorum si salva dall'essere un disastro grazie ai suoi americani: Foster notevole seppur lungi dal poter diventare un action hero, Quaid stellare come sempre. Dovrebbe vivere in uniforme. Nessuno dei due può tuttavia rovesciare le pecche di una sceneggiatura fragile, manchevole, codarda, logorante per le sue lacune e troppo orrendamente derivativa.
hellbly @ 01:17 | commenti (popup) | commenti
lunedì, novembre 23, 2009 | in : cinema e tv
The Ugly Truth: tornano i film ''a sinistra'', nessun riferimento politico, semplicemente i film visti di sfuggita o con celato interesse nel monitor alla mia sinistra (che non è mio), ultimamente diventato più grande tanto da meritarsi in futuro una valutazione di ''centrosinistra''. Katherine Heigl è la sempre più lanciata nuova diva della commedia sentimentale americana, ancora assurdamente mantenuta in vita come personaggio solo nominato di Grey's Anatomy; accanto a lei un Gerard Butler sempre più in crisi d'intentità, attore capace e uomo carismatico ma professionista incapace a decidere se crearsi una carriera da action hero o sentimentale. Dirige Robert Luketic, quello di Legally Blonde. Il film è simpatico e divertente fin verso la fine, poi i sentimenti si sostituiscono all'umorismo e diventa una menata: niente di nuovo sotto il sole tra gli attori, relativamente giovani, più moderni e generazionali.
hellbly @ 19:39 | commenti (popup) | commenti
domenica, novembre 22, 2009 | in : animazione e videogiochi
Halo Legends - The Duel: secondo episodio dell'antologia di animazioni giapponesi dedicate al mondo di Halo, sempre in promozione gratuita per il primo giorno sul Live. Questo è uno dei pezzi grossi, Production IG (che però non si spreca a trovare anche un regista di nome, pescando dal sottobosco di ''attrezzisti''). Protagonista della storia è un Arbiter, non l'Arbiter che conosciamo dal gioco, un altro precedente: siamo presumibilmente sul pianeta degli Elite e diamo per la prima volta uno sguardo alla loro società, giappone feudale, e scopriamo elementi di dissenso contro i Profeti e il Grande Viaggio. L'Arbiter se ne sbatte il cazzo del Grande Viaggio, il Profeta lo condanna come eretico e spinge altri Elite e il resto delle truppe Covenant a dargli la caccia per ucciderlo. Production IG sceglie di realizzare il tutto in cg, qualità dell'animazione pregevole, pesantemente filtrata con effetti inizialmente non proprio gradevoli ma capaci di effetti colore molto scenici. L'Arbiter è un vero ninja di Halo, utilizza solo la spada e stermina orde di nemici; The Duel va a collocarsi nella colonna successi per l'antologia.
hellbly @ 10:20 | commenti (popup) | commenti
domenica, novembre 22, 2009 | in : fumetti e libri
Vigilante: cazzo, mi dispiace per Marv Wolfman. Solo 12 numeri e il suo nuovo giro su Vigilante arriva a una prematura conclusione, Wolfman fa il possibile e usa l'ultimo numero per spiegare tutti i misteri che avrebbe voluto sviluppare nel tempo. La serie era noiosa, i crossover con Titans totalmente evitabili: toccare i titans vuol dire cospargersi di merda. Vigilante chiude e Dorian finisce in prigione, la scena assomiglia molto a tutte quelle già viste del Punitore quando finisce in prigione. Lo rivedremo? Non credo.

Dark Reign - The List: ho cominciato con la DC per dovere di parzialità, però è di Marvel che parleremo per lo più adesso. Gli speciali ''The List'' all'interno della storyline del Dark Reign sono serviti principalmente a due funzioni: in alcuni casi fornire un annual fuori stagione, in altri aggiungere un numero alla serie regolare (totalmente e completamente in continuity). Lo speciale degli Avengers è tutto dedicato a Clint Burton, niente di particolare: prova a uccidere Norman e resta fregato; Daredevil è semplicemente un altro grandioso episodio della nuova gestione Diggle, potreste chiamarlo numero 500 e mezzo; quello di Uncanny è tristo; Secret Warriors e Hulk medi, niente di particolare; Punisher... ah. Qui c'e' da dire: John Romita Jr. sul Punitore, decenni dopo War Zone; lo stile dell'artista è molto cambiato, la sua caratura è solo cresciuta. Anche questo è un episodio in continuity ed eccellente. Wolverine, molto particolare: vero ''annual'', molto divernte. Spiderman: il più importante a livello di storia, notevole. Meritano quasi tutti.

Luke Cage Noir: Benson butta il black power negli anni della schiavitù, praticamente. La mini approccia il noir nella modalità no power usata da alcuni predecessori, la migliore. Non male, finale prevedibile.
hellbly @ 01:22 | commenti (popup) | commenti
sabato, novembre 21, 2009 | in : cinema e tv
Samurai Princess: tutti quanti possono fare splatter-gore giapponese, la crew di uno splatter-gore giapponese è intercambiabile. Ecco quindi che lo sceneggiatore di Tokyo Gore Police, Kaji Kengo, diventa qui regista mentre il regista di Tokyo Gore Police, Yoshihiro Nishimura, si occupa qui degli effetti speciali. Penso di aver toccato il mio fondo personale per il genere, meno di un'ora e mezza e mi sono annoiato all'inverosimile, facile che mi prenda una pausa. In un luogo e tempo indeterminato e sregolato c'e' una foresta, in questa foresta vivono banditi stupratori, samurai della legge, uno scienziato pazzo e le creature da lui costruite. Lo scienziato pazzo è un pò il fulcro della non storia: si diverte a prendere pezzi di corpi e costruirli insieme adoperandosi anche per aggiungere varie armi più o meno grottesche. La Gedo-Hime del titolo è la sua ultima creazione, distinta dalle altre per la presenza di un'anima: la sua missione è vendicare la morte propria e delle proprie sorelle. Succedono un pò di cose senza senso e vari combattimenti, alcune idee buone, altre abusate e già viste: il primo problema è la mancanza di combattimenti d'impatto, brevi scontri e corpi che esplodo in pezzi senza particolari ragioni, il secondo problema riguarda gli effetti sonori. Non c'e' un minuto di film senza qualcuno che urli o gema o rida maniacalmente, un film eccessivamente nevrotico. Particolarità: erotismo grottesco insistito + scena di happy sesso gratuita e sviluppata attraveso varie posizioni. Solito discorso: se guardare tutti gli splatter giapponesi questo è decisamente di troppo, se non li guardate mai ce ne sono di migliori ma potrebbe piacervi pure questo. O disgustarvi.
hellbly @ 19:43 | commenti (popup) | commenti
venerdì, novembre 20, 2009 | in : fumetti e libri
Sun of Suns (Id, 2006): una gran fatica arrivare alla fine di questo romanzo, primo di una serie indeterminata di nome ''VIRGA''. L'autore è canadese, Karl Schroeder. La premessa era interessante: il mondo di Virga è un'immane pallone d'aria nello spazio, in quest'ambiente senza gravità, senza un sopra e un sotto, tutto ''vola''. Città-nazioni sospese, rocce galleggianti, soli. Al centro di Virga c'e' il Sole dei Soli, ma Virga è molto grande e le nazioni più lontane hanno dovuto costruirsi i propri soli per sopravvivere; Virga è pieno di soli. Sarebbe una storia di pirati spaziali, ma non sono proprio spaziali, più propriamente pirati dell'aria: è un romanzo dedicato a un pubblico giovane, molto avventuroso, molto semplice e privo di intensità eccessive. La nazione di Slipstream è molto particolare, non ha una posizione stabile in Virga, si muove lentamente, insieme con il proprio sole, ancorata a un megasasso da cui trae la propria ricchezza; il protagonista è uno dei pochi sopravvissuti di una nazione minore quasi completamente distrutta da Slipstream, vive nascosto aspettando l'occasione di vendicarsi e uccidere l'uomo responsabile. Finisce invece per arruolarsi al suo servizio e aiutarlo in mille avventure e occasioni mentre i prodi di Slipstream lottano per salvarsi dall'assalto di altre nazioni. Il viaggio li porterà all'estremità di Virga, e poi al centro di Virga. L'ambientazione è particolare e davvero intrigante, il resto è mediocre con tutta una serie di eventi prevedibili e non brillanti.
hellbly @ 22:49 | commenti (popup) | commenti
giovedì, novembre 19, 2009 | in : cinema e tv
Moon: innanzitutto è un film squisito che si colloca nel girone dei migliori in quella rada schiera di successi nati dal matrimonio tra fantascienza e dramma psicologico. La produzione di Moon è però altrettanto interessante: è costato ''solo'' 5 milioni di dollari, presentato al Sundance Film Festival, film indipendente misteriosamente distribuito da Sony ha girato per poche sale americane riscuotendo grande successo, ripagando i costi e dando il là a un possibile seguito; girato interamente in studio, un solo set di piccole dimensioni, per lo più modellini al posto della cg. Quasi un unico attore. Moon sembra una piece teatrale, è il film d'esordio di un regista inglese con precedenti esperienze nel campo della pubblicità, Duncan Jones. Il figlio di David Bowie. L'astronauta Sam Rockwell è il proverbiale minatore dello spazio, ''proverbiale'' (almeno) nella mia testa: lavora per la Lunar Industries, contratto di tre anni. Avete presente qualche tempo fa, non ricordo tutti i dettagli, ci fu un concorso per ''il migliore lavoro del mondo'': gestire da soli per x tempo una piccola isola tropicale disabitata, internet come unico veicolo di scambio con l'esterno; quello di Sam potrebbe essere il peggior lavoro del mondo: gestire per 3 anni una miniera lunare praticamente del tutto automatizzata, in completa e totale solitudine. Salvo le sporadiche comunicazioni con la Terra, salvo Gerty, l'AI della stazione mineraria con la voce di Kevin Spacey (non so quanto o se abbiano ritoccato la sua voce elettronicamente, l'interpretazione è eccezionale). Nel futuro prossimo venturo la Terra ha risolto il problema energetico: la Luna è un unico enorme giacimento di Helium 3, la miniera sulla Luna è fornitrice del 70% dell'energia mondiale. Il lavoro di Sam è importante. L'unico stunt pubblicitario messo insieme dalla produzione di Moon è stato un screening privato in anteprima del film tenutosi presso la sede della Nasa, Moon è però molto lontano dall'essere un film di hard sf: le premesse scientifiche non sono rigide o stressanti, anzi blande e remote. Il mio problema con lo scrivere questo post e l'elemento di massima originalità della sceneggiatura coincidono: in Moon c'e' un colpo di scena, capita neppure a mezzora dall'inizio e definisce il resto del film. Il colpo di scena è ampiamento suggerito, seppur non direttamente mostrato, nel trailer; nei primi venti minuti il film tenta un brevissimo depistaggio ricorrendo a qualche trucchetto alla Solaris, fingendo di andare nella direzione di 2001 e appoggiandosi agli altri classici del genere. Lo spoiler è d'obbligo, Moon è un bellissimo film e un bellissimo film di fantascienza: proseguire nella lettura potrebbe compromettere la sorpresa. Bene, la sorpresa è già intuibile prima di vederla capitare ma non per questo è meno efficace: Lunar Industries è una società privata monopolista, e come tutti saprete questa non è una cosa buona; l'astronauta Sam crede di essere a due settimane dalla fine della missione, invece è sulla Luna da più tempo; nelle prime battute del film Sam ha un incidente e sembra morire, non è la prima volta che capita e Gerty sa esattamente cosa fare: svegliare uno dei cloni perché continui il lavoro. Il nuovo Sam trova il vecchio Sam, ancora vivo. Il resto è 1) grande interpretazione doppia da parte di Sam Rockwell 2) ottimi effetti visivi e montaggio scenico per mostrare i due costantemente su schermo, impegnati a capire e capirsi. Ecco: non c'e' azione, c'e' pensiero e c'e' sentimento, disperazione prevalentemente ma anche un pò dell'indomito spirito umano. I Sam hanno parecchio da scoprire, Gerty è la chiave e Spacey compie il succitato eccellente lavoro nel prestare la voce alla macchina programmata per essere amichevole; una delle chiavi della storia riguarda la programmazione di Gerty, le sue direttive superano senza valicare le aspettative e le intenzioni dei suoi creatori: è la sua interpretazione del suo programma a portare avanti la storia. Moon è breve, un'ora e mezza scarsa: il tempo della storia stesso è molto breve, 11 ore e countdown; il finale è voluttuosamente anticlimatico: il colpo di scena è all'inizio, la fine è semplice e comprensibile, non è un film d'azione o un thriller, né un film per tutti ed è bello così.
hellbly @ 15:36 | commenti (popup) | commenti
martedì, novembre 17, 2009 | in : fumetti e libri
The Mall of Cthulhu (Id, 2009): per Natale mi sono regalato cinque libri che desideravo fortemente leggere, in barba al proposito di non usare più la carta di credito. L'autore, Seamus Cooper, è nuovo nel giro: possiede una pagina twitter e un blog su cui scrive poco iniziato da un mese e mezzo, zero informazioni biografiche non soggettive; Mall of Cthulhu dovrebbe essere il suo primo romanzo, quanto meno il primo pubblicato da un editore serio (Night Shade), Cooper lavora e non vive di scrittura: fortunatamente si dichiara alle prese con un seguito, gli auguro ogni fortuna. The Mall of Cthulhu è uno dei libri più divertenti che abbia mai letto: alcuni recensori lo avvicinano a Shaun of the Dead e quel genere di horror comico cinico e intelligente; secondo me ha anche tanto di The Middleman. 10 anni prima dell'inizio della storia il giovane nerd Ted aveva salvato la giovane lesbica Laura da un'orda di vampiri travestiti da collegiali: Ted decapità un numero imprecisato di vampiri e diede fuoco alla loro sorority house. 10 anni dopo Laura è una giovane e disillusa agente FBI ed è l'unica amica di Ted, che lavora in una specie di starbucks a prova di copyright e vive in preda agli incubi e all'orrore della violenza di quella notte. Capita un giorno che tra gli avventori in fila per il caffé preparato da Ted ci sia un angry white supremacist, nonché Cultista ufficiale di Cthulhu. Ted rimane involontariamente coinvolto, di conseguenza Laura. Giorni dopo Ted si trasferisce a Providence, sotto copertura, e inizia a lavorare nel locale centro commerciale (il Mall del titolo). ''One, two, three, Cthulhu''. Il romanzo non raggiunge le trecento pagine, ricorda un pò il Pratchet delle origini: solo migliore, più divertente, più contemporaneo, più Middleman (non fatemi dire più Farscape). Ted è un jeek, è smart ma vive incollato alla tv, usa il computer solo per il porno e qualche giochino, ha un senso dell'umorismo del cazzo ed è emotivamente e psicologicamente fragilissimo; tanto facile al collasso quanto rapido a riprendersi e ingranare insospettata intraprendenza; Laura vorrebbe essere normale, si sente normale, a parte quel piccolo episodio dei vampiri e il fatto di avere Ted costantemente incollato a toglierle qualsiasi parvenza di normalitù residua. Aldilà dell'esperienza i due hanno un tratto comune, sottile filo conduttore e unico vero fattore causale per la storia: Ted e Laura si annoiano facilmente, riescono ad annoiarsi di qualsiasi cosa. Ted riesce ad annoiarsi persino dell'orrore del dormiente Cthulhu e si annoia così tanto che vorrebbe svegliarlo solo per passare il tempo. In casa mia fa bella mostra di sé il primo modello di Cthulhu plush uscito ormai più di dieci anni fa, nei miei ricordo vive indelebile un'animazione in flash di newsground che finiva con lo scheletro di Lovecraft intento a sbattere furiosamente la testa contro il coperchio della sua bara, Lil' Cthulhu. Umorismo sugli antichi di Lovecraft, sul Necronomicon e compagnia ne esiste da anni e vive fortuna uguale a quella che i veri cultisti appassionati, quelli dei giochi di ruolo e delle produzioni amatoriali, che possiedono tutte le edizioni a fumetti della stessa storia e via dicendo. Mall of Cthulhu è una spanna sopra. Intanto la derisione per il razzista Lovecraft è pari all'ammirazione, la brillante idea iniziale di equiparare i Miti al resto del panorama horror funziona splendidamente, i protagonisti sono impareggiabilmente moderni e freschi... non prendiamoci in giro, scegliere di leggere (conoscere l'esistenza) di Mall of Cthulhu e ritrovarsi somiglianti a Ted sono un tutt'uno. Jeek power. Cooper scrive ottimi dialoghi, il peso letterario è decisamente basso e certe parole si ripetono forse troppo frequentemente ma la parola d'ordine è ''colloquiale'' e il resto viene da sé. Il finale tradisce la forte derivazione televisiva, una scrittura fortemente improntata sulla sceneggiatura: riuscitissima contaminazione, il seguito è dovuto.
hellbly @ 15:25 | commenti (popup) | commenti
sabato, novembre 14, 2009 | in : cinema e tv
2012: ho visto il papa precipitare dalla finestra mentre preziosi cocci michelangioleschi si abbattevano sul suo clero, piazza S.Pietro esplodere; ho visto un primo ministro italiano che non era Berlusconi; ho visto un presidente americano nero coperto di cenere per sembrare bianco; ho visto il Big One portarsi via Los Angeles e mezza California. Soprattutto ho visto un Antonov 225 volare sopra Las Vegas distrutta, sopra le Hawai modello Krakatoa ed eseguire una perfetta azione stile James Bond sulle montagne del TIbet. Non ho visto tornado, tempeste di fulmini, super tempeste congelanti, neppure meteore: solo dei gran terremoti e qualche vulcano, e qualche tsunami. Mi sono divertito per 2 ragioni principali: viene distrutto un pò tutto con un sacco di esplosioni e cg spettacolare, la sceneggiatura demenziale. In questo suo ultimo film Emmerich sceglie di non avere un protagonista principale, più o meno, mette insieme una serie di eventi lontani tra loro, ognuno con i propri personaggi, e li sbatte in mezzo alla fine del mondo: la trama è stupida e banale, Emmerich la cavalca come impazzito. E' un susseguirsi di situazioni al limite della parodia, debordante autoironia dove ogni oneline dei protagonisti innesca un'immediata catastrofe di sfiga: Emmerich finge di buttare nella mischia il solito buonismo americano da mal comune mezzo gaudio, ma rivela un senso dell'umorismo volontariamente grottesco; non si può fare di più in termini di distruzione, la trama è un accessorio, tanto vale abusarne. Il sole fa i capricci, un'importante costante fisica viene meno, il nocciolo della Terra si supersurriscalda, il mondo è condannato: il G8 decide di salvare quanto possibile, i ricchi si pagano un biglietto per le astronavi che porteranno in salvo gil ultimi e i migliori della razza umana. Come dicevo niente di originale, il senso è costringere i protagonisti a viaggiare e così aprire panoramiche sulla Terra in via di distruzione. In pratica è Battlestar Galactica. Se facessero una serie tv seguito sarebbe Battlestar Galactica. Un grande spasso. 2012 è ciò che è: roba che esplode e non si trasforma. Incuriosisce la sorte toccata agli Italiani nel film: di tutto il G8 il primo ministro italiano è l'unico a morire (l'america viene gestita diversamente), insieme con il papa. Un messaggio di speranza.
hellbly @ 09:59 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, novembre 12, 2009 | in : fumetti e libri
Batman - Doc Savage Special: dopo la chiusura della regolare dedicata a The Spirit,  DC Comics si è presa un pò di tempo per ripensare il proprio approccio new frontier al revival del fumetto pulp. Tempo per guardare alle ultime tendenze, Brubaker, e tornare alla geniale idea portata in auge anni fa da Warren Ellis e il suo Planetary, senza dimenticare lo sfondo editoriale di molte pubblicazioni Dark Horse. Nasce così il progetto First Wave, serie regolare a partire da Marzo curata da Azzarello. Esattamente come per il lancio di Spirit il tutto è preceduto da uno speciale crossover dedicato a Batman e al principale protagonista della futura serie IL Doc Savage. Lo speciale è molto ben fatto, i disegni di Noto sono eccellenti salvo qualche tavola difettosa nelle funzioni narrative, Azzarello imposta molto bene la caratterizzazione dei due personaggi: Batman è qui nella sua primissima incarnazione, niente Miller, The Batman con tanto di pistole. Altri protagonisti della futura serie saranno una giovanissima versione di Black Canary (restando in tema di Miller e Goddamn Batman), i Blackhawks, The Avenger, Rima the Jungle Girl e, naturalmente, The Spirit. E' un progetto DC monumentale, rischioso, molto atteso.

JSA vs Kobra: Eric Trautmann è un autore nuovo, in DC si è fatto le ossa lavorando a stretto contatto con Greg Rucka in diverse delle sue sortite su Checkmate e the Question, prima e dopo Final Crisis; è stata una scelta comprensibile, e in un'ultima saggia, affidargli questa miniserie molto originale e particolare, passata ingiustamente sottotono. JSA vs Kobra raccoglie e porta avanti molte sottotrame complicate che richiedono al lettore competenze e conoscenze probabilmente troppo dettagliate, nonostante si parli di fatti molto recenti. E' il suo pregio e il suo difetto. La prima linea di racconto riprende le vicende di Kobra dopo lo speciale Faces of Evil, quasi un anno: il nuovo Kobra e la sua nuova idea di terrorismo, un genio, una religione di morte e il terrorismo. Tema complicato per un comics mainstream. La JSA non è propriamente in continuity, c'e' Hawkman, ma in definitiva è parallela alle vicende presente e alla futura rottura dei suoi ranghi: Mr. Terrific è dilaniato tra la fedeltà verso i suoi amici supereroi e quella verso Checkmate. Trautmann risolve infine il problema Sasha, rimasto sospeso fin dalla Crisis: la rimessa in gioco del personaggio è piuttosto scarsa e priva di idee, bisognava farlo ed è stato fatto. L'aspetto più straordinario della mini è il suo finale: nonostante la chiusura sia decisamente anticlimatica è il concetto ad avere una grossa presa; Kobra vince, semina il terrore, brutalizza e massacra migliaia di persone: la JSA salva la giornata, ma solo di facciata. E' una serie tosta, molto matura e magari ce ne fossero di più così.

Batgirl: eccoci all'anello più debole della catena Batman Reborn, la nuova Batgirl. Erano anni che alla DC non sapevano più cosa farsene di Cassandra, e così l'hanno allontanata: Batgirl è adesso, prevedibilmente, la rediviva Spoiler. Coach Barbara Gordon, primo passo per delle nuove Birds of Prey? No, finché esiste il concetto vado del Network le Birds of Prey non avranno un'altra chance. Batgirl è molto teen, per niente Dark, e fa un pò il verso al nuovo Batman in toni. Prevedo vita breve.

Hellboy - the Wild Hunt: dopo averlo portato in giro per diversi anni senza troppa convinzione, per quanto in belle storie, Mignola si è deciso ad affrontare un nuovo livello narrativo nella storia della sua più famosa creazione. Quello che dovete sapere, in super sintesi, è quanto segue: Hellboy non è solo il futuro Re dei Demoni, distruttore del mondo e quant'altro, è anche l'ultimo e unico discendente diretto di...... RE ARTU'. KING ARTHUR. Excailbur e tutto il resto. L'idea è buona, non originale ma decisamente coerente con tutta la storia di Hellboy: il personaggio è così ancora più dilaniato tra il suo certo futuro di mostro demoniaco e un incerto futuro di salvatore. Per altro è, come sempre, un ottimo fumetto.

BPRD 1947: continua l'annuario delle origini del BPRD, senza infamia.

Witchfinder: il titolo è più lungo ma se cercate Dark Horse la trovate senza fatica. Questa volta Mignola esagera, Sir Edward è l'antenato inglese del BPRD. Molto banale.

The End League
: avrebbe potuto essere il grande rilancio del supereroismo made in Dark Horse, ha fatto una fine peggiore di quelli vecchi. L'abbandono di Broome, l'incostanza di Remender: era la JLA postapocalittica, personaggi super cool, grandi temi, tutto molto grande. Non ricordo esattamente, direi 3-4 albi ben fatti poi il crollo verticale con il disegnatore nuovo e la perdita di periodicità. Dark Horse ha puntato troppo in alto e dovendosi servire di autori con interessi in troppi altri editori ha finito per pagare un flop e un progetto abortito.

Herogasm: ma per favore. Ennis ha bisongo di qualcuno che lo consigli, quando vuole sa essere uno dei migliori autori sulla piazza, quando perde la testa non riesce a tirare fuori la testa dal suo stesso culo.
hellbly @ 21:45 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, novembre 11, 2009 | in : animazione e videogiochi
9: la convinzione e il denaro di Tim Burton e Timur Bekmambetov (quello di Night e Day Watch) hanno messo in mano a Shane Acker le possibilità di espandere idee e concept dal suo omonimo cortometraggio di qualche anno fa. Per circa 10 minuti nei paraggi della sua uscita tra fiere e grande distribuzione 9 è stato l'alfiere di un genere proprio, una creazione che non ha avuto il successo memico sperato e si è spenta in poco e presto: lo stitch punk. Futuro postapocalittico in stile Terminator: le macchine si sono ribellate e hanno distrutto gli umani e se stesse. Questo è il primo punto poco chiaro: le macchine hanno distrutto gli umani e si vede, ma come abbiano fatto a distruggere se stesse non è dato saperlo. Non tutte le macchine sono andate distrutte: sopravvivono 9 robot di pezza e 1 robot malvagio che li preda. I robot di pezza sono come i sette nani, ognuno rappresenta un aspetto dell'animo umano: questo dovrebbe essere il grande segreto del film ma è self evidente fin da subito. I 9 robot di pezza dovranno distruggere Skynet e riportare la pace sul pianeta Terra, dove per altro rimangono in ''vita'' soltanto loro, quindi cercano semplicemente di salvarsi. Il corto può essere visto su Youtube, sono quasi sicuro di averne parlato sul blog al tempo della sua uscita, e vale la pena sottolineare un dato: il corto è del 2005, molti anni prima dell'uscita di Little Big Planet. Mica voglio dire che abbiano plagiato, solo, in prospettiva, il design di Media Molecule perde molta originalità. L'animazione è buona, non eccellente e, a parte i suddetti protagonisti, il resto del mecha design è quanto meno abusato e già visto: per altro Skynet assomiglia parecchio a Glados. Non è male ma è tutt'altro che visionario.
hellbly @ 23:15 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, novembre 11, 2009 | in : cinema e tv
Kill (2008): da non confondersi con l'omonimo del 1968... oserei dire ''ennesimo'' omnibus, antologia di cortometraggi, curata e partecipata da Mamoru Oshii; creato sulla falsa riga del precedente, da me ricercatissimo e ancora introvato, Killers: antologia di cortometraggi incentrata su combattimenti con armi da fuoco, Kill presenta lo stesso sistema sostituendo alle pistole le spade. Il primo segmento è diretto da Takanori Tsujimoto, che aveva già lavorato con Oshii nel seguito di Amazing Lives of the Fast Food Grifters: un'assassina viene uccisa mentre cerca di salvare la sorella minore catturata da un maledetto yakuza, il suo cervello viene infilato nel corpo della sorella minore (anch'essa morta) a mo' di Frankenstein, pronta per la vendetta. I combattimenti sono molto scarsi, coreografie banali: ho però apprezzato la spada connessa a catena, è un genere che si vede poco ma ricorda sempre l'egregio Jubei. Il secondo segmento è diretto da Kenta Fukasaku, il figlio scemo del grande Kinji: è uno pseudo episodio di uno pseudo serial televisivo anni '20 giapponese con giovani samuari a scuola che risolvono le proprie bullesche controversie a colpi mortali di katana. Quasi bianco e nero, effetti pellicola vecchia, voce narrante che recita le battute in stile muto. Il terzo segmento è diretto da Minoru Tahara, non so chi sia. Minoru ha giocato a Final Fantasy VIII e il suo più grande desiderio si realizza in un corto che ha come protagoniste una spada e un coltello reincarnatesi in un fucile e una pistola, GUNSWORD. L'ultimo segmento è diretto dallo stesso Oshii ed è la seconda volta delle sue Assault Girls, viste per la prima volta nel suddetto seguito di Fast Food e prossime protagoniste del suo imminente nuovo lungometraggio live action: lotta tra bene e male, ancora molto Final Fantasy (plauso al costumista). Kill è una porcata, speravo in super-ultra-action e mi sono ritrovato tanti cortometraggi che promettevano di evitare storia e di concentrarsi sulla violenza, e invece hanno troppa storia idiota e niente violenza con combattimenti coreografati male e interpretati da attori senza la minima dote atletica.
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domenica, novembre 08, 2009 | in : fumetti e libri
The Steel Remains (Id, 2008): vorrei parlare subito del libro ma è necessaria una piccola introduzione. Richard K. Morgan è autore di fantascienza raggiunto da vasto e trasversale successo grazie all'originale taglio pulp-noir delle sue storie e al suo stile secco, ricercato ma totalmente mainstream; una base di indubbia qualità sostenuta da un appoggio pubblicitario ed editoriale raro al giorno d'oggi: i libri di Morgan hanno attraversato tutti i giusti canali e sono rapidamente arrivati in tutto il mondo. E' oggi uno degli autori più noti, seppur ancora nudo di quei premi che la community hard core della scifi ama tanto: due più due uguale Dark Fantasy. E' il genere del momento, è in voga, è cool, arricchisce ed è il veicolo di più profonda penetrazione a cui un autore possa oggi puntare. Ora, la mia premessa potrebbe non essere delle più lusinghiere, so che mi lascio trasportare da questo gusto elitario che mi vorrebbe da solo a lottare per il mio orgoglio di nicchia e conoscere cose che solo pochi conoscono: The Steel Remains è un romanzo di altissimo profilo, difettoso ma eccellente: è inoltre, nella mia comunque non approfondita conoscenza del fantasy contemporaneo, il primo caso di fantasy alla Martin. Sì, non fatevi ingannare dal ''dark fantasy'': questo non è twilight o uno dei suoi cugini con gli elfi o i magus di città, qui ci troviamo davanti a qualcosa che ha il gusto maturo e adulto delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Morgan nel suo sito riporta alcune proprie dichiarazioni: ''sono un figo, ho scritto fantasy ma voi sapere che quello che scrivo ha il mio stile figo, è fantas ma è figo, sono io, figo, fantasy, scifi, tutto uguale, se lo scrivo è figo''; ok, ancora non lusinghiero ma il senso nascosto è che ci sono molte somiglianze con quanto scritto da Martin, anche sufficienti differenze da allontanare il rischio di un prodotto derivativo. A differenza delle avventure di Takeshi Kovaks, una trilogia di avventure isolate e non correlate, The Steel Remains è il primo libro di una trilogia con una trama più ampia e connessa, possiede anche un titolo comune ''A Land Fit for Heroes'': il romanzo si chiude e conclude, ha un ottimo e perfetto finale, ma ci sono linee narrative più sottili che proseguiranno e, nonostante l'aspetto compiuto, si avverte un certa funzione introduttiva in questo romanzo e il peso di cose non dette ma già previste per accadere nei prossimi; ciò detto si legge e finisce con giustezza, già solo per questo Morgan andrebbe premiato, per non essere caduto nella peggiore trappola del genere, la serialità da cliffhanger. Steel Remains ha 3 protagonisti, la prima notevole trovata dell'autore è quella di tenerli coscientemente separati da chilometri geopolitici di distanza: i tre personaggi in sé sono dei classici, ma è il tono a essere diverso, non è l'invenzione ma la reinterpretazione. I protagonisti non hanno lo stesso peso, hanno diverso spazio pagine: il primo è Ringil, un nobile cavaliere proveniente dallo sfondo culturale della Lega, un insieme di città-stato; Ringil è anche un faggot, un frocio: non un omosessuale, Morgan non è politicamente corretto così come non lo è il mondo in cui vive il suo personaggio, Ringil è un finocchio e tutti lo sfottono per questo. Il problema di chi lo sfotte è che Ringil è una macchina di morte e uno dei più grandi guerrieri del mondo. Il secondo è Archeth, donna mezzosangue ultima rimasta in questo mondo dell'antica razza dei Kiriath: non sono elfi, niente magia ma super scienza, il mondo è pieno di loro manufatti, i Kiriath hanno lasciato questo mondo, hanno lasciato anche Archeth, unica del suo genere; come dicevo non sono elfi, Morgan gioca con la scorretteza e invece di orecchie a punta dà ai Kiriath la pelle nera. I Kiriath sono neri, Archeth è nera: il fantasy è storicamente un genere, film o libri o altro, senza gente di colore. Non a caso ci sono tutti quei fantastici aneddoti su Tolkien e il fascismo. Acheth vive e serve l'Impero, l'altra grande organizzazione sociopolitica in questo mondo, un impero profondamente religioso che odia i finocchi e tutti i diversi: la Rivelazione degli imperiali è chiaramente cristianologica; Archeth è lesbica e ha qualche problema con le autorità religiose ma l'Imperatore la tiene in grande considerazione e protegge. Terzo e ultimo, Egar the Dragonbane: Egar è un majak, un nomade delle steppe e un berserker, è anche un capoclan e gli piace scopare ragazzine molto giovani, non un pedofilo (Morgan gioca ma non è pazzo) ma certamente un gusto per l'underage; nella sua cultura è permesso ma non proprio ben visto. La prima idea di Morgan è quella di identificare sessualmente i suoi personaggi, questo butta subito una bella scure sugli stereotipi del fantasy: Morgan non si lascia trascinare dagli eventi e invece di scendere nel reame del softcore tipico delle storie di vampiri si mantiene distaccato lasciando che il sesso sia movente ma non fondante, non si mette neppure a descrivere intermibabili e continue scopate, solo un paio. FIno a cento pagine dalla fine questi tre personaggi non si incontrano, è un libro lungo e diventa divertente capire fino a quando Morgan riesca a tenere in piedi quest'impostazione: l'incontro finale è un momento di entusiasmo bruciante. La seconda idea di Morgan, la migliore, è quella di partire ''dopo'': i tre protagonisti sono veterani, sono tre ex-compagni d'arme sopravvissuti alla peggiore guerra che il mondo conosca; lo svolgimento della trama, fatti che tramano per portare una nuova guerra nel mondo li riportano indietro nel tempo, con la mente, a ricordare i fatti della guerra che fu, gli amici che furono e quelli che sono ancora vivi: in certi casi è un pò strumentale ma il legame tra i tre veterani, fatto di aneddoti e ricordi condivisi funziona squisitamente, non si incontrano ma sono l'uno nei pensieri dell'altro ed è molto furbo e intelligente. Lo stesso per la trama: i tre vivono tre storie completamente apparentemente slegate tra loro, Ringil cerca una cugina venduta in schiavitù, Archeth investiga sulla distruzione di un avamposto imperiale, Egar porta avanti il suo clan; eventi slegati conducono allo stesso incontro, Morgan è bravo, niente scherzi qui, butta piccoli ami qua e là e alla fine diventa tutta un'unica storia. Badate, non funziona tutto così bene: specialmente alla fine lo scrittore lascia andare un pò di coesione narrativa in nome di scene particolarmente d'effetto. Certo il prezzo vale la candela: Morgan scrive alcune delle più esaltanti scene d'azione con spada e altro che mi sia capitato di leggere, niente di campale, duelli e scontri tra piccoli gruppi, molto sanguinari, molto dettagliati e veloci, brutali. Potevo scegliere un sacco di citazioni, ma questa volta mi accontento di qualcosa di semplice: ''You think things changed after the war, fuckhead?” He reached out and chucked the slave trader hard under the chin. He hefted the mace. “Got news for you. Things just changed back.'' Segue indicibile violenza. Morgan sceglie di scendere anche su qualche dettaglio di storia passata e butta al vento un pò di mitologia che spero verrà meglio espressa più avanti: i Kiriath sono i Black Folk, i cattivi di turno sono i Vanishing Folk, i nemici di una volta erano Scaled Folk. In più ci sono i draghi, non qui ma sono sicuro ci saranno, quanto meno ci sono stati. Il seguito è previsto per il 2010 inoltrato.
hellbly @ 21:31 | commenti (popup) | commenti
domenica, novembre 08, 2009 | in : animazione e videogiochi
Halo Legends - Babysitter: cos'è Halo Legends? Un'antologia di 7 cortometraggi animati sulla riga di Animatrix e Batman - Gotham Knight sviluppati da celebri studi giapponesi. Cos'è Halo Waypoint? Il portale ufficiale di Xbox Live dedicato alla community di Halo aperto questa settimana, ogni sabato il portale permetterà di vedere in anteprima uno dei cortometraggi Legends: oggi è toccato a Babysitter. Cos'è Halo Waypoint? Halo Waypoint è il luogo prodotto da Microsoft e 343 Industries per sostituire e migliorare il sito Bungie quando questi non avranno più a che fare con il mondo di Halo. Babysitter è il primo dei tre corti prodotti dallo Studio 4°C: alcuni ODST, tra cui Dutch, e uno Spartan vanno in missione con l'obbiettivo di assassinare uno dei profeti dei Covenant. Ne abbiamo già parlato: una volta lo Studio 4°C era conosciuto per eccellenti lungometraggi, Memories e Spriggan per fare due brillanti esempi, poi è iniziato il declino e dai lungometraggi è passato a prestarsi a lavori su commissione di qualità via via sempre peggiore. Per restare in tema: le oscene animazioni di Street Fighter 4 sono state prodotte qui. In un periodo di crisi come questo, lo studio probabilmente offre un nome rinomato a prezzi popolari, non a caso Production IG ne realizza uno solo. L'episodio è diretto da Toshiyuki Kanno, lo ricordiamo malvolentieri per Black Lagoon, mentre il resto dello staff è ignoto: un chara design piuttosto banale, sfondali interessanti su cui si muovo personaggi vergognosamente spogli e anonimi, animazione di media qualità. Perno della storia è l'ostilità degli ODST verso lo Spartan. C'e' un colpo di scena alla fine, non lo rivelerò. Non sono proprio un fine conoscitore delle vicende e della timeline di Halo ma la storia si ambienta sicuramente prima di Halo3, sicuramente prima di Halo ODST, probabilmente prima di Halo2 e direi anche di Halo 1. Tra qualche giorno sicuramente i massimi esperti riveleranno la giusta collocazione, nel frattempo pigliatemi per buono. Babysitter non è male ma è lecito aspettarsi meglio da alcuni dei prossimi lavori.
hellbly @ 03:55 | commenti (popup) | commenti
lunedì, novembre 02, 2009 | in : fumetti e libri
Bleak History (Id, 2009): a parte qualche episodio di DS9 e Poltergeist non avevo mai avuto a che fare prima con John Shirley, è un autore prolifico capace di spaziare tra i generi lasciando un'impronta solida nella storia della fantascienza e allo stesso tempo arricchirsi scrivendo a comando per qualche importante soggetto non originale come Batman o Hellblazer. Bleak History è il suo taglio sul genere più alla moda del momento, il dark-urban-fantasy; Shirley non è stupido e affronta l'argomento senza neppure mai nominare o cadere nella facile trappola dei vampiri, dark non gothic: anzi, partendo dal suo background fantascientifico e dalla sua naturale propensione a raccogliere gli aspetti più moderni e giovani del genere, Shirley pesca da Jumper e Push, per sfornare un romanzo decisamente young oriented. In effetti non mi è piaciuto ma non è certo quello il punto. Gabriel Bleak è il più badass della ShadowComm, la Comunità Ombra composta da gente dotata di super poteri magici che vive nascosta fuggendo dai malvagi agenti della CIA di un Presidente-Dittatore degli Stati Uniti d'America che vuole usare gli uomini-magici per combattere il terrorismo e diventare ancora più potente, per non parlare del malvagio Shadow Cabinet che lo controlla come un burattino. Ciliegina sulla torta: la nuova agente segreta malvagia è in realtà l'amata di Gabriel, loro non lo sanno ma lo si capisce alla prima pagina. Analizziamolo nei toni: c'e' una scena di sesso ma non è hardcore, c'e' violenza ma l'esito della stessa viene descritto fuori campo e non definito, c'e' la cospirazione ma è banale e, alla fine, salvo qualche mela marcia sono tutti buoni e amano l'america. E' un libro prevedibile, si legge in fretta e questo compensa l'assenza di idee originali o concetti intriganti. C'e' un sito che frequento quotidianamente, non dirò quale perché è un ottimo sito, dovrei smettere di prendere libri seguendo le loro entusiastiche recensioni: questo è già il secondo, l'altro Sly Mongoose, e sono arrivato alla conclusione che il recensore è semplicemente troppo giovane e si entusiasma troppo facilmente per quello che crede essere cool e nuovo e invece esiste da prima.
hellbly @ 21:40 | commenti (popup) | commenti