Tortuga (id, 2008): non stimo Evangelisti né come autore né come uomo. Troppo tronfio ad autodefinirsi unico sul panorama italiano, a prendere per sé diciture come New Weird e farsi figo: pur con un fondo di ragione ineluttabile quale la rarità di scrittori di genere di successo in Italia; candidatosi nella lista anticapitalista... ma non parliamo di politica: le ideologie sono per gli stupidi, cristiani e comunisti sono ugualmente odiosi e perduti nel cuore del Grande Inverno (mi stanno sul cazzo, chiaro?). Veniamo a Tortuga: storia di pirati, anzi, romanzo storico con pirati. Evangelisti ha dichiarato di essersi riccamente documentato, di aver fatto propri tutti i diari di personaggi storicamente esistiti legati alla filibusta ed essersi sforzato di discernerne il vero dal falso per offrire ai suoi lettori una rappresentazione della pirateria nella sua forma più crudele e realista. Molti dei personaggi secondari del romanzo, infatti, hanno nomi e gesta che dovrebbero rispondere alla più sacrosanta verità storica: tranne il protagonista, l'ex-gesuita portoghese Rogerio, nostromo su una nave spagnola assaltata dai pirati nelle primissime pagine del libro; Rogerio scampa la morte e viene arruolato a forza tra i corsari (fortuna che ci sono tanti sinonimi). Abbiamo quindi il più classico dei veicoli narrativi: un protagonista esterno al soggetto del racconto in cui identificarsi e scoprire insieme gli orrori e la bellezza della vita del pirata. Evangelisti avrebbe potuto scrivere un bel romanzo d'avventura piratesca, invece sceglie la via del cinico moralista lasciando all'ex-gesuita con qualche scheletro nell'armadio il compito di capire, comprendere, giudicare e diventare come i marinai che issano il jolly roger. Ciò detto mi sono goduto il libro quasi tutto, restando solo molto insoddisfatto nella sua fase finale: uno degli elementi narrativi che Evangelisti si premura di mettere ben in vista per tutto il romanzo è il tema della schiavitù e il modo in cui la Chiesa permettesse, incoraggiasse e sfruttasse la tratta dei negri, considerati creature subumane e via dicendo. Rogerio chiaramente si innamora di una bellissima schiava negra. Il finale è tanto prevedibile quando piatto: questi schiavi maltrattati e schifati per tutto il film, trattati come oggetti, insultati e posseduti come animaletti domestici, diventano il vero motore di tutta la trama e, infine, gli unici a godere del finale buono. Tutti gli altri: nobili, individualisti, preti, ex-preti, politici, professionisti, capitalisti e borghesi porci e schifosi, loro filibustieri bastardi, loro devono crepare tutti. Mettiamola così: Tortuga è un bel romanzo di pirati fino a quando il suo autore è rimasto in controllo delle proprie pulsioni demenziali, dopo si trasforma in un pamphlet politico malamente mascherato da narrazione, una presa per il culo a tutte le velleità storiche autoattribuite. Per quanto mi possa piacere un protagonista bestemmiante, un prete assassino e traditore e via dicendo, trovo alquanto fastidioso sentire la volontà altrui provare a imporsi alla mia con sotterfugi e impostori.

