giovedì, novembre 12, 2009 | in : fumetti e libri
Batman - Doc Savage Special: dopo la chiusura della regolare dedicata a The Spirit,  DC Comics si è presa un pò di tempo per ripensare il proprio approccio new frontier al revival del fumetto pulp. Tempo per guardare alle ultime tendenze, Brubaker, e tornare alla geniale idea portata in auge anni fa da Warren Ellis e il suo Planetary, senza dimenticare lo sfondo editoriale di molte pubblicazioni Dark Horse. Nasce così il progetto First Wave, serie regolare a partire da Marzo curata da Azzarello. Esattamente come per il lancio di Spirit il tutto è preceduto da uno speciale crossover dedicato a Batman e al principale protagonista della futura serie IL Doc Savage. Lo speciale è molto ben fatto, i disegni di Noto sono eccellenti salvo qualche tavola difettosa nelle funzioni narrative, Azzarello imposta molto bene la caratterizzazione dei due personaggi: Batman è qui nella sua primissima incarnazione, niente Miller, The Batman con tanto di pistole. Altri protagonisti della futura serie saranno una giovanissima versione di Black Canary (restando in tema di Miller e Goddamn Batman), i Blackhawks, The Avenger, Rima the Jungle Girl e, naturalmente, The Spirit. E' un progetto DC monumentale, rischioso, molto atteso.

JSA vs Kobra: Eric Trautmann è un autore nuovo, in DC si è fatto le ossa lavorando a stretto contatto con Greg Rucka in diverse delle sue sortite su Checkmate e the Question, prima e dopo Final Crisis; è stata una scelta comprensibile, e in un'ultima saggia, affidargli questa miniserie molto originale e particolare, passata ingiustamente sottotono. JSA vs Kobra raccoglie e porta avanti molte sottotrame complicate che richiedono al lettore competenze e conoscenze probabilmente troppo dettagliate, nonostante si parli di fatti molto recenti. E' il suo pregio e il suo difetto. La prima linea di racconto riprende le vicende di Kobra dopo lo speciale Faces of Evil, quasi un anno: il nuovo Kobra e la sua nuova idea di terrorismo, un genio, una religione di morte e il terrorismo. Tema complicato per un comics mainstream. La JSA non è propriamente in continuity, c'e' Hawkman, ma in definitiva è parallela alle vicende presente e alla futura rottura dei suoi ranghi: Mr. Terrific è dilaniato tra la fedeltà verso i suoi amici supereroi e quella verso Checkmate. Trautmann risolve infine il problema Sasha, rimasto sospeso fin dalla Crisis: la rimessa in gioco del personaggio è piuttosto scarsa e priva di idee, bisognava farlo ed è stato fatto. L'aspetto più straordinario della mini è il suo finale: nonostante la chiusura sia decisamente anticlimatica è il concetto ad avere una grossa presa; Kobra vince, semina il terrore, brutalizza e massacra migliaia di persone: la JSA salva la giornata, ma solo di facciata. E' una serie tosta, molto matura e magari ce ne fossero di più così.

Batgirl: eccoci all'anello più debole della catena Batman Reborn, la nuova Batgirl. Erano anni che alla DC non sapevano più cosa farsene di Cassandra, e così l'hanno allontanata: Batgirl è adesso, prevedibilmente, la rediviva Spoiler. Coach Barbara Gordon, primo passo per delle nuove Birds of Prey? No, finché esiste il concetto vado del Network le Birds of Prey non avranno un'altra chance. Batgirl è molto teen, per niente Dark, e fa un pò il verso al nuovo Batman in toni. Prevedo vita breve.

Hellboy - the Wild Hunt: dopo averlo portato in giro per diversi anni senza troppa convinzione, per quanto in belle storie, Mignola si è deciso ad affrontare un nuovo livello narrativo nella storia della sua più famosa creazione. Quello che dovete sapere, in super sintesi, è quanto segue: Hellboy non è solo il futuro Re dei Demoni, distruttore del mondo e quant'altro, è anche l'ultimo e unico discendente diretto di...... RE ARTU'. KING ARTHUR. Excailbur e tutto il resto. L'idea è buona, non originale ma decisamente coerente con tutta la storia di Hellboy: il personaggio è così ancora più dilaniato tra il suo certo futuro di mostro demoniaco e un incerto futuro di salvatore. Per altro è, come sempre, un ottimo fumetto.

BPRD 1947: continua l'annuario delle origini del BPRD, senza infamia.

Witchfinder: il titolo è più lungo ma se cercate Dark Horse la trovate senza fatica. Questa volta Mignola esagera, Sir Edward è l'antenato inglese del BPRD. Molto banale.

The End League
: avrebbe potuto essere il grande rilancio del supereroismo made in Dark Horse, ha fatto una fine peggiore di quelli vecchi. L'abbandono di Broome, l'incostanza di Remender: era la JLA postapocalittica, personaggi super cool, grandi temi, tutto molto grande. Non ricordo esattamente, direi 3-4 albi ben fatti poi il crollo verticale con il disegnatore nuovo e la perdita di periodicità. Dark Horse ha puntato troppo in alto e dovendosi servire di autori con interessi in troppi altri editori ha finito per pagare un flop e un progetto abortito.

Herogasm: ma per favore. Ennis ha bisongo di qualcuno che lo consigli, quando vuole sa essere uno dei migliori autori sulla piazza, quando perde la testa non riesce a tirare fuori la testa dal suo stesso culo.
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domenica, novembre 08, 2009 | in : fumetti e libri
The Steel Remains (Id, 2008): vorrei parlare subito del libro ma è necessaria una piccola introduzione. Richard K. Morgan è autore di fantascienza raggiunto da vasto e trasversale successo grazie all'originale taglio pulp-noir delle sue storie e al suo stile secco, ricercato ma totalmente mainstream; una base di indubbia qualità sostenuta da un appoggio pubblicitario ed editoriale raro al giorno d'oggi: i libri di Morgan hanno attraversato tutti i giusti canali e sono rapidamente arrivati in tutto il mondo. E' oggi uno degli autori più noti, seppur ancora nudo di quei premi che la community hard core della scifi ama tanto: due più due uguale Dark Fantasy. E' il genere del momento, è in voga, è cool, arricchisce ed è il veicolo di più profonda penetrazione a cui un autore possa oggi puntare. Ora, la mia premessa potrebbe non essere delle più lusinghiere, so che mi lascio trasportare da questo gusto elitario che mi vorrebbe da solo a lottare per il mio orgoglio di nicchia e conoscere cose che solo pochi conoscono: The Steel Remains è un romanzo di altissimo profilo, difettoso ma eccellente: è inoltre, nella mia comunque non approfondita conoscenza del fantasy contemporaneo, il primo caso di fantasy alla Martin. Sì, non fatevi ingannare dal ''dark fantasy'': questo non è twilight o uno dei suoi cugini con gli elfi o i magus di città, qui ci troviamo davanti a qualcosa che ha il gusto maturo e adulto delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Morgan nel suo sito riporta alcune proprie dichiarazioni: ''sono un figo, ho scritto fantasy ma voi sapere che quello che scrivo ha il mio stile figo, è fantas ma è figo, sono io, figo, fantasy, scifi, tutto uguale, se lo scrivo è figo''; ok, ancora non lusinghiero ma il senso nascosto è che ci sono molte somiglianze con quanto scritto da Martin, anche sufficienti differenze da allontanare il rischio di un prodotto derivativo. A differenza delle avventure di Takeshi Kovaks, una trilogia di avventure isolate e non correlate, The Steel Remains è il primo libro di una trilogia con una trama più ampia e connessa, possiede anche un titolo comune ''A Land Fit for Heroes'': il romanzo si chiude e conclude, ha un ottimo e perfetto finale, ma ci sono linee narrative più sottili che proseguiranno e, nonostante l'aspetto compiuto, si avverte un certa funzione introduttiva in questo romanzo e il peso di cose non dette ma già previste per accadere nei prossimi; ciò detto si legge e finisce con giustezza, già solo per questo Morgan andrebbe premiato, per non essere caduto nella peggiore trappola del genere, la serialità da cliffhanger. Steel Remains ha 3 protagonisti, la prima notevole trovata dell'autore è quella di tenerli coscientemente separati da chilometri geopolitici di distanza: i tre personaggi in sé sono dei classici, ma è il tono a essere diverso, non è l'invenzione ma la reinterpretazione. I protagonisti non hanno lo stesso peso, hanno diverso spazio pagine: il primo è Ringil, un nobile cavaliere proveniente dallo sfondo culturale della Lega, un insieme di città-stato; Ringil è anche un faggot, un frocio: non un omosessuale, Morgan non è politicamente corretto così come non lo è il mondo in cui vive il suo personaggio, Ringil è un finocchio e tutti lo sfottono per questo. Il problema di chi lo sfotte è che Ringil è una macchina di morte e uno dei più grandi guerrieri del mondo. Il secondo è Archeth, donna mezzosangue ultima rimasta in questo mondo dell'antica razza dei Kiriath: non sono elfi, niente magia ma super scienza, il mondo è pieno di loro manufatti, i Kiriath hanno lasciato questo mondo, hanno lasciato anche Archeth, unica del suo genere; come dicevo non sono elfi, Morgan gioca con la scorretteza e invece di orecchie a punta dà ai Kiriath la pelle nera. I Kiriath sono neri, Archeth è nera: il fantasy è storicamente un genere, film o libri o altro, senza gente di colore. Non a caso ci sono tutti quei fantastici aneddoti su Tolkien e il fascismo. Acheth vive e serve l'Impero, l'altra grande organizzazione sociopolitica in questo mondo, un impero profondamente religioso che odia i finocchi e tutti i diversi: la Rivelazione degli imperiali è chiaramente cristianologica; Archeth è lesbica e ha qualche problema con le autorità religiose ma l'Imperatore la tiene in grande considerazione e protegge. Terzo e ultimo, Egar the Dragonbane: Egar è un majak, un nomade delle steppe e un berserker, è anche un capoclan e gli piace scopare ragazzine molto giovani, non un pedofilo (Morgan gioca ma non è pazzo) ma certamente un gusto per l'underage; nella sua cultura è permesso ma non proprio ben visto. La prima idea di Morgan è quella di identificare sessualmente i suoi personaggi, questo butta subito una bella scure sugli stereotipi del fantasy: Morgan non si lascia trascinare dagli eventi e invece di scendere nel reame del softcore tipico delle storie di vampiri si mantiene distaccato lasciando che il sesso sia movente ma non fondante, non si mette neppure a descrivere intermibabili e continue scopate, solo un paio. FIno a cento pagine dalla fine questi tre personaggi non si incontrano, è un libro lungo e diventa divertente capire fino a quando Morgan riesca a tenere in piedi quest'impostazione: l'incontro finale è un momento di entusiasmo bruciante. La seconda idea di Morgan, la migliore, è quella di partire ''dopo'': i tre protagonisti sono veterani, sono tre ex-compagni d'arme sopravvissuti alla peggiore guerra che il mondo conosca; lo svolgimento della trama, fatti che tramano per portare una nuova guerra nel mondo li riportano indietro nel tempo, con la mente, a ricordare i fatti della guerra che fu, gli amici che furono e quelli che sono ancora vivi: in certi casi è un pò strumentale ma il legame tra i tre veterani, fatto di aneddoti e ricordi condivisi funziona squisitamente, non si incontrano ma sono l'uno nei pensieri dell'altro ed è molto furbo e intelligente. Lo stesso per la trama: i tre vivono tre storie completamente apparentemente slegate tra loro, Ringil cerca una cugina venduta in schiavitù, Archeth investiga sulla distruzione di un avamposto imperiale, Egar porta avanti il suo clan; eventi slegati conducono allo stesso incontro, Morgan è bravo, niente scherzi qui, butta piccoli ami qua e là e alla fine diventa tutta un'unica storia. Badate, non funziona tutto così bene: specialmente alla fine lo scrittore lascia andare un pò di coesione narrativa in nome di scene particolarmente d'effetto. Certo il prezzo vale la candela: Morgan scrive alcune delle più esaltanti scene d'azione con spada e altro che mi sia capitato di leggere, niente di campale, duelli e scontri tra piccoli gruppi, molto sanguinari, molto dettagliati e veloci, brutali. Potevo scegliere un sacco di citazioni, ma questa volta mi accontento di qualcosa di semplice: ''You think things changed after the war, fuckhead?” He reached out and chucked the slave trader hard under the chin. He hefted the mace. “Got news for you. Things just changed back.'' Segue indicibile violenza. Morgan sceglie di scendere anche su qualche dettaglio di storia passata e butta al vento un pò di mitologia che spero verrà meglio espressa più avanti: i Kiriath sono i Black Folk, i cattivi di turno sono i Vanishing Folk, i nemici di una volta erano Scaled Folk. In più ci sono i draghi, non qui ma sono sicuro ci saranno, quanto meno ci sono stati. Il seguito è previsto per il 2010 inoltrato.
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lunedì, novembre 02, 2009 | in : fumetti e libri
Bleak History (Id, 2009): a parte qualche episodio di DS9 e Poltergeist non avevo mai avuto a che fare prima con John Shirley, è un autore prolifico capace di spaziare tra i generi lasciando un'impronta solida nella storia della fantascienza e allo stesso tempo arricchirsi scrivendo a comando per qualche importante soggetto non originale come Batman o Hellblazer. Bleak History è il suo taglio sul genere più alla moda del momento, il dark-urban-fantasy; Shirley non è stupido e affronta l'argomento senza neppure mai nominare o cadere nella facile trappola dei vampiri, dark non gothic: anzi, partendo dal suo background fantascientifico e dalla sua naturale propensione a raccogliere gli aspetti più moderni e giovani del genere, Shirley pesca da Jumper e Push, per sfornare un romanzo decisamente young oriented. In effetti non mi è piaciuto ma non è certo quello il punto. Gabriel Bleak è il più badass della ShadowComm, la Comunità Ombra composta da gente dotata di super poteri magici che vive nascosta fuggendo dai malvagi agenti della CIA di un Presidente-Dittatore degli Stati Uniti d'America che vuole usare gli uomini-magici per combattere il terrorismo e diventare ancora più potente, per non parlare del malvagio Shadow Cabinet che lo controlla come un burattino. Ciliegina sulla torta: la nuova agente segreta malvagia è in realtà l'amata di Gabriel, loro non lo sanno ma lo si capisce alla prima pagina. Analizziamolo nei toni: c'e' una scena di sesso ma non è hardcore, c'e' violenza ma l'esito della stessa viene descritto fuori campo e non definito, c'e' la cospirazione ma è banale e, alla fine, salvo qualche mela marcia sono tutti buoni e amano l'america. E' un libro prevedibile, si legge in fretta e questo compensa l'assenza di idee originali o concetti intriganti. C'e' un sito che frequento quotidianamente, non dirò quale perché è un ottimo sito, dovrei smettere di prendere libri seguendo le loro entusiastiche recensioni: questo è già il secondo, l'altro Sly Mongoose, e sono arrivato alla conclusione che il recensore è semplicemente troppo giovane e si entusiasma troppo facilmente per quello che crede essere cool e nuovo e invece esiste da prima.
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venerdì, ottobre 30, 2009 | in : fumetti e libri
Chew: alla Image stanno nuovamente aggredendo il mercato con una quantità di serie fatte a immagine dell'originalità, portabandiera di questa rinnovata spinta artistica è la prima opera importante di John Layman, ex-editor Wildstorm passato dall'altra parte della barricata. Chew è una detective story, i suoi protagonisti sono investigatori e cibopath: leggono il passato della roba che mangiano. Vuoi sapere chi ha ucciso Tizio? Chiami il cibopath, il cibopath dà un morso al cadavere putrescente di Tizio ed ecco che scopre chi l'ha ucciso. Sullo sfondo c'e' una storia non ancora completamente sviluppata relativa all'influenza aviaria. C'e' molta carne al fuoco, fumetto da tenere sotto stretta osservazione.

Blackest Night - Titans: ultima delle prime tre miniserie, peggiore delle tre in uno standard già basso e quindi facilmente uno dei peggiori fumetti dell'anno e, non a caso, una storia dei Titans. Cosa volete sapere? La nuova Dove è come il vecchio Dove: riescono a respingere/distruggere le Black Lantern. Donna Troy è semi-lanternizzata. Il resto è niente.

Final Crisis - Ink: finalmente possiamo parlare di una recente miniserie DC con entusiasmo. Ink è scritta da un nuovo autore, Eric Wallace, alla sua prima prova importante: si trova a dover mettere mano a quello che è probabilmente il più interessante nuovo personaggio introdotto durante Final Crisis, il terzo Uomo Tatuato. Criminale redento, afroamericano del ghetto, moglie e figli. Wallace la mette sul noir e scrive una bella storia di violenza e società corrotta, il finale pone il personaggio in una posizione complessa e, nonostante non si sia mai parlato di piani futuri in DC Comics, il personaggio è, sfortunatamente, lanciato verso la malata sfera Titans del DCU. Più che la, comunque promettente, scrittura di Wallace il vero punto di forza della serie sono i disegni di Fabrizio Fiorentino, ennesimo nostro (nostro? E' napoletano, non è neppure certo che sia umano) espatriato con un passato da artista Marvel.

Ambush Bug: dopo un anno quasi di attesa esce l'ultimo albo di Ambush Bug, misteriosa fissazione di Giffen. La DC ride di se stessa e numera l'albo con il 7 invece del 6. Non l'ho mai trovato divertente.

The Last Days of Animal Man: a proposito di miniserie inutili. Perché Conway e la DC hanno deciso di realizzare questa miniserie futura alternativa su Animal Man? Mistero. Buddy sta perdendo i poteri, questo futuro del DCU è banale e privo di soddisfazioni.

Ignition City
: Ellis, Avatar. Ritorno alla fantascienza per Ellis, non un granché quest'opera dove si fa tanto lavoro d'ambientazione ma nessuno per provare a spiegare cosa sia cosa.

Fantastic Four: dimostrando palle non indifferenti Hickman decide di fare di testa propria e, invece di mettere in piedi uno storyarc di 12 albi e fidelizzare a forza i lettori, mette la sua firma a una storia in tre parti soltanto ribilanciando e ristabilendo la serie dei Fantastici 4 dopo diversi anni di penosa sofferenza. Hickman riprende dal passato e lo fa con grande abilità.
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domenica, ottobre 25, 2009 | in : fumetti e libri
La Guerra di Zakalwe (Use of Weapons, 1990): terzo romanzo ambientato nell'universo condiviso della Cultura, non è una serie. Sono propenso a credere a Banks su quanto dichiarato a proposito dell'origine di questo romanzo: apparentemente sarebbe una sua opera giovanile, 1974, rielaborata e corretta; la struttura del romanzo è inutilmente complicata, frutto evidente di pulsioni romantiche e stilistiche più facili in un giovane pieno di aspirazioni che in uno scrittore affermato e realista. Il romanzo ha 2 prologhi, uno al posto giusto e uno al posto dell'epilogo; a capitoli alterni racconta una storia, definiamola ''presente'', uniforme e continua e una serie di flashback a ritroso nel tempo di eventi topici. In più ci sono due capitoletti fuori tempo tra i prologhi e le storie. La linea temporale primaria racconta l'ultima avventura di Zakalwe, agente esterno assoldato dal Contatto della Cultura per tutte quelle missioni dove sia richiesta la massima discrezione e finto non coinvolgimento della Cultura stessa: Zakalwe è un tattico eccellente, un combattente eccellente, sa usare ogni arma e via dicendo. Tendenzialmente Zakalwe cerca di fare del bene, in questo senso in linea con la Cultura e la sua ricerca del Bene. La missione è semplice: andare su un pianeta, impedire diplomaticamente una guerra interplanetaria. L'impostazione è troppo artefatta: seguendo la storia Zakalwe ricorda eventi del suo passato, accenna a fatti accaduti, puntualmente ripresi nell'immediatamente successivo episodio flashback; andando avanti con la storia e la risoluzione della missione, proseguiamo a ritroso fino all'Origine di Zakalwe, scopriamo la terribile tragedia e l'ossessione che lo tormenta. Il colpo di scena finale è inaspettato, forse si poteva capire ma personalmente ritengo che si tratti di una soluzione assolutamente insensata: bella, d'effetto, ma illogica nel suo sviluppo. Tutto viene spiegato e reso plausibile, comunque troppo artificioso. In ogni caso è una bella lettura, certi passaggi sono avvicenti e il drammone finale è assai gustoso, non il miglior Banks.
hellbly @ 22:30 | commenti (popup) | commenti
sabato, ottobre 24, 2009 | in : fumetti e libri
The Invincible Iron Man - Most Wanted Man: il finale del maxi story-arc in 12 parti che è valso alla serie un meritatissimo Eisner è un ottimo numero ma solamente un tassello in quello che è un piano molto più vasto, tradito ormai senza troppe sorprese dalle ultime solicitations. La fuga di Tony Stark si è conclusa, Osborn lo ha arrestato: la vittoria è tuttavia di Stark, tutta la sua tecnologia in mano a Osborn è stata distrutta e, in fin dei conti, è riuscito a costringere Osborn ad arrestarlo invece che a ucciderlo. Il finale è dunque aperto con alcuni punti chiari ben centrati: come adesso sappiamo la fine del Dark Reign, l'Assedio, coinciderà con il ritorno degli Avengers originali e la scomparsa (questo lo dico io) di tutti i gruppi di vendicatori attualmente in circolazione. Cap America è a un pochi mesi dal ritorno, la fine di Most Wanted si occupa del resto: Tony Stark è moribondo, il suo medico curante è Donald Black, Thor. I due andranno a incontrarsi e necessariamente appianare le divergenze trascinatesi da Civil War. Fraction e Larroca per una delle migliori serie Marvel e una delle migliori serie USA. Secondo me nell'hard-disk c'e' Tony Stark meno le informazioni sulle identità segrete, magari un Tony Stark di ripristino aggiornato a qualche tempo prima: giusto per cancellare gli errori alla Marvel way.

Blackest Night - Superman: James Robinson è autore amatissimo da ogni DC Jeek, ultimamente è tornato a scrivere a pieno regime con grande entusiasmo dei suoi moltissimi fan, sfortunatamente niente di notevole al momento (a parte l'albo di Superman con Krypto). Questa miniserie non è un indice affidabile, tutte le mini collaterali a Blackest Night stanno vagando sull'interlocutorio, e questa non è un'eccezione, la vera prova sarà vederlo alle prese con la JLA. Tornando a Superman: mi sarei aspettato di vedere Pa Kent tornare in forma di Black Lantern, invece tocca a Kal L e la sua Lois e lo Psychopirate. Un gran combattimento, con appendici anche su New Krypton, nulla di più.

Final Crisis Aftermath - Dance: quanto mi rompono le palle queste sparate sul supereroismo giapponese fatto di assurdità pop e banali stereotipi culturali, anche in Marvel recentemente hanno realizzato una serie simile. Il Super Young Team di Morrison messo nelle mani di Casey e ChrissCross diventa una miniserie di buon successo, ben criticata dal pubblico ma completamente priva di profondità. E' piaciuta ma non a me.

Red Sonja: l'omonima serie Dynamite dedicata al personaggio vagamente basato su una creazione di Robert E. Howard (Red Sonya e non Red Sonja, per questa ragione i diritti del personaggio non fanno pacchetto con quelli di Conan-Kull-Kane) trova conclusione con il numero 49, ma non finisce. Alla Dynamite si erano già spinti molto in là quando fecero morire il personaggio, ne parlammo, per poi farlo reincarnare in un'epoca/ambientazione diversa: ora hanno deciso di fare qualcosa di diverso ancora, invece di un reboot si giocano la carta, a dire il vero molto originale, del King Conan facendo ripartire la serie con il nuovo nome di Queen Sonja e dando tutta una nuova virata al tipo di trame, si spera. 
hellbly @ 15:53 | commenti (popup) | commenti
venerdì, ottobre 23, 2009 | in : fumetti e libri
Fuga Impossibile (Hunter's Run, 2007): tutti sono andati nello spazio, conquistatori, minatori e persino mendicanti. Ci volevano 3 scrittori per compiere l'impensabile: mandare nello spazio un terrone. Ramon è un messicano che vive nella colonia planetaria di San Paolo, come tutti i messicani beve forte, parla forte, ama forte, picchia le donne, uccide senza motivo e vive in uno stato costante di ubriachezza aggressiva e rabbiosa. E' tutto 'o core e niente cervello. Fuga Impossibile è impossibile perché è il viaggio del terrone Ramon che incontra la cultura degli alieni del nord e decide di DEterronizzarsi, quanto meno proovarci. Gli alieni del nord gli danno un lavoro, all'inizio lo trattano come un animale, gli mettono un guinzaglio per educarlo e assicurarsi che le sue pulsioni inferiori non lo mettano nei guai: piano piano i lungimiranti padroni lo aiuteranno a diventare meno messicano, più civile; alla fine sarà lo stesso Ramon a odiare la propria natura così tanto da uccidere il terrone dentro di sé e rinascere come un nuovo, umile uomo desideroso di asservirsi ai gentili padroni del nord. Secondo me questo è il senso generale del romanzo. Volendo scendere nello specifico: a metà anni '70 l'allora scrittore Gardner Dozois si accorge di una grave mancanza fantascientifica, non ci sono ispanici nel futuro; si mette dunque subito all'opera per creare la prima grande avventura scifi con protagonista un messicano, fiabesco essere meridionale, pigro e dal sangue caliente. Dopo poco si accorge di un'altra cosa: non gli riesce di trovare un modo per portare avanti la storia. Passano dieci anni circa, questo è un punto importante, fate attenzione: sulla copertina del libro, in caratteri più grandi, viene riportato il nome di G.R.R. Martin, oggi acclamatissimo autore fantasy amato in tutto il mondo; negli anni '80 Martin era nessuno, un nessuno amico di Dozois, si mette per scherzo a scrivere un seguito al romanzo incompiuto: a giudicare dalle mie ricerche ne scrive circa 30 pagine, poi si accorge anche lui di non sapere cosa cazzo fare di un messicano. Passano altri dieci anni circa e tutto finisce in mano a Daniel Abraham: conclude la storia e, di fatto, corregge e aggiusta tutto il pregresso. Di fatto Hunter's Run è scritto da Daniel Abraham, su un'idea di Dozois parzialmente sviluppata e integrata da Martin. Uno dei motivi centrali della trama, che adesso non vi svelo visto che si tratta dell'unica ''sorpresa'' di questo mediocre romanzo, è una trovata sempre d'effetto ma a dire il vero qui molto poco interessantte: sarà che un paio d'anni prima se l'era spesa con migliori risultati Richard Morgan nel suo capitolo conclusivo delle avventure di Takeshi Kovacs, sarà che Hunter's Run è proprio stupido. Un altro tema portante è quello del ''Il Mio Nemico'' con Dennis Quaid, pare che questa sia l'idea introdota da Martin, casualmente negli stessi anni del famoso film. Fuga Impossibile è arrivato in Italia perché un autore molto noto respirò per qualche tempo sopra il manoscritto originale. In ogni caso ricordaveti questo post: qui abbiamo un Martin che scrisse di fantascienza, adesso sto leggendo un Morgan che scrive fantasy.
hellbly @ 20:25 | commenti (popup) | commenti
venerdì, ottobre 16, 2009 | in : fumetti e libri
The Punisher MAX: quando Ennis lasciò la testata dopo 60 numeri e vari speciali, non fu proprio azzardato predirne la chiusura. Il progetto Marvel di rilanciare la serie cambiandone leggermente il nome e portando a bordo scrittori di thriller non è andato lontano, con il numero 75 si conclude la prima serie MAX dedicata al Punitore; avrebbe potuto finire anche prima ma i mesi devono essere serviti all'editore per immagazzinare abbastanza numeri del nuovo, nuovo rilancio, con il nome cambiato ancora un pochino, della serie: nuova numerazione, nuovo autore fisso Jason Aaron, vecchio disegnatore Dillon. Gli ultimi 15 albi non sono stati male, niente a che vedere con Ennis, ma non male. Aaron è un fulgido astro tra i nuovi scrittori ma temo possa essere un pò troppo indaffarato ultimamente tra Vertigo e altra Marvel (Wolverine, Ghost Rider): sono rimasto spiazzato dalla preview contenuta dell'ultimo albo. Penso si possano trarre le seguenti conclusioni: il Punitore sarà sempre ''vecchio'', i mafiosi parlano di avere a che fare con lui da 30anni; a questo punto sembra evidente che la storia sarà ambientata nel passato prossimo e vedrà mantenuta l'origine Vietnam del personaggio: il primo avversario del nuovo-vecchio Punitore sarà un giovane Kingpin, a riprova del passato pur non essendo in continuity.

Blackest Night
- Batman: prima miniserie di 3 collaterale al super evento DC, per adesso miglior Evento della Storia dei Fumetti. Scritta da Tomasi, disegnata da tizi di buona tecnica. Per il momento la DC sta giocando nuovamente la carta dei non tie-in nelle regolari, i personaggi primari DC hanno o avranno miniserie dedicate. Questa ha per protagonisti ovviamente Batman e Robin ma anche Red Robin, Oracle e Deadman, ed Etrigan: i morti risorgono ed è il festival dei genitori morti risorti. Siamo ancora a una fase iniziale ma si delinea il senso generale dell'attacco: i morti risorgono e attaccano i vivi da cui possono trarre, secondo lo spettro dei colori-emozioni dato per noto, il maggior impatto emotivo; le Black Lantern si nutrono di emozioni: finché la preda è confusa e prova emozioni diverse non possono/non vogliono nutrirsi, una volta suscitata un'emozione diretta e pura invece sì. Quindi largo al dramma psicologico. Sappiamo già che più forte è l'emozione maggiore è la carica che dalla Black Lantern si trasferisce a.. sappiamo già a cosa ma a voi non lo dico. Batman e Red Robin si salvano. Miniserie interlocutoria, decente ma niente di più.

Final Crisis Aftermath - Escape: ho creduto in questa serie fino all'ultimo albo. Mi sono detto: Ivan Brandon è un autore che non mi piace però questa ripresa del Prigioniero mi entusiasma: l'idea di vedere parecchie storiche spie da agenzie segrete DC diverse, tutte catturate e imprigionate in una Città Elettrica dove tempo e spazio, e la realtà in genere, sembrano seguire una fisica compeltamente altra, più la ripresa degli Omac, più Nemesis protagonista, mi aveva subito conquistato. Potevo ignorare i disegni a culo di Marco Rudy. Il punto: 1) in quale cazzo di continuity/senso con Final Crisis dovrebbe essere? 2) Il finale è una merda. 3) E quindi?
Quindi niente, è una merda.

Batman-Detective Comics Annual: solo con fine di citazione. I due bat-annual offrono una storia unica per il lancio della nuova regolare con il nuovo Azrael, l'ultima delle nuove serie di Batman. Nicieza scrive.

Gravel: solo con fine di citazione. Si conclude il secondo story-arc della regolare dell'unico progetto Avatar di Ellis che sia riuscito a piacere abbastanza da diventarlo. E' persino stato recentemente opzionato per l'adattamento cinematografico. E' una buona lettura ma niente di più. Certo non è Planetary.
hellbly @ 14:37 | commenti (popup) | commenti
martedì, ottobre 13, 2009 | in : fumetti e libri
Blindsight (Id, 2006): vi invito a esplorare il sito ufficiale linkato, non solo contiene tanti bei metacontenuti complementari alla lettura del romanzo, ma anche il romanzo stesso. I protagonisti umani del primo romanzo spaziale di Peter Watts sono, nei rispettivi campi, i migliori esperti/scienziati che l'umanità abbia da offrire: sono talmente specializzati che quando si parlano tra loro devono frequentemente ricorrere alla grande Rete per aprire sottotitoli ed esplodere finestre esplicative di quanto appena detto/sentito. Peter Watts scrive hard sf e, come i suoi personaggi, anche al lettore è richiesta una continua ricerca di termini e significati per compensare una media ignoranza. Ho cominciato Blindsight due volte, la prima non ho superato pagina 40. Negli ultimi due anni evidentemente devo aver rotto l'indugio linguistico che mi faceva evitare romanzi originali troppo complessi e allo stesso tempo aver sviluppato un certo sottostrato di terminologia scientifica che, pur restandomi per lo più ignota, mi rende almeno familiari i concetti: Blindsight è raccontato in prima persona da Siri Keeton, Watts compie lo sforzo estremo e riesce a sviluppare una narrazione matematicamente organizzata in falso flusso di coscienza permettendo allo svolgimento dei pensieri di affrontare pura speculazione ontologica, stretti ragionamenti scientifici, riuscendo a discernere precisamente cosa debba essere spiegato per offrire il minimo necessario alla fruizione del racconto da quanto lasciato alla curiosità: Siri è ''the crossbred progeny of profilers and proof assistants and information theorists. In formal settings you'd call me Synthesist''. Spiega l'inspiegabile, veicola informazioni incomprensibili e le rende comprensibili agli altri: nella missione il suo ruolo è di osservatore, nessuna mansione diretta, è il registratore umano degli eventi. E' sostanzialmente inutile, messo sull'astronave con l'unica ragione di avere una coscienza. Il fulcro del romanzo è la non corrispondenza tra intelligenza e coscienza. La missione è un Primo Contatto. Sonde aliene hanno visitato la Terra, non aggressivamente, un artefatto chiaramente alieno è apparso all'orizzonte del sistema solare: Primo Contatto, missione esplorativa-conoscitiva. Un biologo così compresso da innesti e impianti cibernetici da non avere più sensibilità diretta del proprio corpo, una linguista con 4 personalità coesistenti, un maggiore dell'esercito e il suo esercito privato di automi guidati con il pensiero, Siri, la super AI dell'Astronave e il suo tramite con l'equipaggio, nonché comandante, il vampiro Sarasti. Blindsight è contemporaneamente un'opera di fiction, di divulgazione scientifica e di genuina arte letteraria impregnata di sottotesti, simbolismi e richiami squisitamente psicologici ed emotivi. Ogni personaggio del romanzo esprime un diverso grado del rapporto coscienza-intelligenza. Non solo i terrestri. La missione raggiunge presto destinazione e incontra gli alieni: in vari gradi la conoscenza e l'impatto con il totalmente altro attraverso vari stati di comprensione-incomprensione su quale sia il senso degli alieni. Sono intelligenti e coscienti, o nessuno dei due o solo uno dei due. La pressione analitica di Watts è tale da necessitare di uno sfogo d'appendici, alla fine del romanzo, dopo i riconoscimenti, c'e' una sezione di ulteriore spiegazione dei grandi concetti espressi nel testo principale. E' una lettura impegnativa, frustrante e affascinante. La prospettiva scientifica degli umani che studiano l'alieno, attraversata da una miscela di connotati morali e allegorici: la materia più alta, l'essere dell'uomo, ''chi sono io'', conosci te stesso. Alla fine la risposta è proprio il motto delfico, il finale del romanzo tradisce l'intento puramente artistico di Watts: la vicenda viene accantonata, alla fine la reale importanza e centralità è la scoperta di Siri, la comprensione. Ciò detto c'e' azione, avventura: scene di battaglia, violenza e una discreta componente di orrore; alcune parti lasciano frastornati e sembra che Watts a volte scelga di usare la parola giusta piuttosto che quella più corretta, alcune scene restano non chiare e certi punti finiscono semplicemente abbandonati: chiaramente può trattarsi di legittimo realismo dovuto all'inaffidabile narattore in prima persona, incapace di vedere tutta la scena; è comunque richiesto al lettore uno sforzo che, seppure ampiamente premiato dal godimento per una lettura tanto avvincente, spossa e scoraggia: si finisce per rileggere certi passaggi più volte. La scrittura di Watts manca della pura bellezza di un Chiang, compensa con una densità specifica rara e difficile, una sfida alla ragione del lettore che vale la pena raccogliere e provare a decifrare: Watts non vuole vincere e come Siri tiene sopra ogni altra considerazione l'importanza che il messaggio raggiunga.
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domenica, ottobre 11, 2009 | in : fumetti e libri
Le Sentinelle del Cielo (Sentinels from Space, 1953): il primo numero degli X-Men della Marvel porta come data di pubblicazione il 1963, certamente non furono né Lee né Kirby a inventare il concetto di ''mutazione umana che provoca super poteri'' ma è inevitabile pensare a loro come al simbolo e al significato più evidente e riconoscibile di ''mutante''. 10 anni prima Eric Frank Russell scriveva questo breve romanzo, installandosi su un precedente racconto ''Star Watchers'' del 1951: l'umanità vive tra la Terra, Venere e Marte; il governo centrale è sulla Terra ma sempre più di frequente i venusiani e i marziani pensano a se stessi come a una nuova umanità separata e indipendente: scoppia una guerra nascosta, in sostanza una forma statalmente organizzata di terrorismo, Venere e Marte alleate contro la Terra. Lo spazio è pieno di radiazioni cosmiche. Lee e Kirby crearono i Fantastici 4 nel 1961. Gli umani che viaggiano tra un pianeta e l'altro, più frequenti i viaggi maggiori le probabilità, incorrono in mutazioni: esistono mutanti sulla Terra, pochi, la maggior parte di questi mutanti vive su Venere e Marte. Sono i mutanti le principali armi di questa guerra non dichiarata. I mutanti di Russell sono classificati per tipi di potere comune, nessun mutante ha più di un potere: telepatia, telecinesi, levitazione, etc. Contro le cellule terroristiche mutanti, la Terra assolda un proprio campione nella figura di David Raven, un telepate eccezionale, affidandogli la missione di finire la guerra. La trama è ingenua, vagamente assurda, gli anni '50 americani pesano come macigni su un testo che ha accusato il passare del tempo e il cambiare delle menti. Il super uomo David Raven è più super di quanto sappiano i suoi stessi datori di lavoro: intanto non è esattamente un essere umano. David Raven è solo un corpo animato da un potente parassita alieno dotato di PIU' super poteri contemporaneamente: è un super mutante alieno. Le Sentinelle del Cielo vogliono guidare l'evoluzione umana, interferendo il meno possibile, in modo da non incontrare troppo presto o impreparati la razza dominante della galassia. Oggi non è completamente apprezzabile ma lo sforzo di Russell per dare alla sua storia una quantità di livelli e linee parallele, giocando sull'incertezza e il fraintendimento, ponendo continuamente in relazione esigenze e scopi via via più importanti in un crescendo con colpo di scena finale. Storia della fantascienza a colori, dei tempi dei magazine che furono, letteratura d'evasione, idee nuove e originali, allora.
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venerdì, ottobre 09, 2009 | in : fumetti e libri
Planetary: ricordate com'era leggere The Dark Knight Returns o Watchmen in presa diretta? Io no. Ero troppo giovane allora per poter seguire come posso oggi il mercato americano, a dire il vero se fossi anche stato più vecchio non ci sarebbero stati i mezzi per farlo: in ogni caso sarei stato troppo giovane per apprezzarlo. Ho potuto dopo. ''Dopo'' come quando si va in un museo, si guarda un'epocale opera d'arte: la si apprezza, il capolavoro, la pietra miliare, la fonte del cambiamento e il passaggio obbligato della storia; il tempo la esalta e al tempo ti butta sul ciglio della strada perché non eri lì, allora. Woodstock? Planetary 27, 11 anni per ventisette albi pubblicati dall'imprint Wildstorm della DC Comics, scritti da Warren Ellis e disegnati da John Cassaday. Questa è l'arte che possiamo finalmente vivere e godere in contemporanea. I commentatori si stanno strappando i capelli per riuscire a trovare le parole per descrivere l'albo conclusivo dell'opera che ha segnato indelebilmente il suo tempo, la parola ''perfezione'' torna frequentemente. E' passato un anno dalla sconfitta dei 4, Planetary sta cambiando il mondo, Elija Snow non è soddisfatto: c'e' ancora qualcosa, qualcosa di importante e fondamentale rimasto indietro. Ambrose Chase. Un uomo è rimasto indietro, abbandonato. E' ora di salvarlo. Per Ellis è il momento del viaggio nel tempo, dei paradossi e delle migliori pagine che abbia mai scritto; per Cassaday è il momento del decoro e del trionfo, ha già dimostrato il suo genio, ora deve accompagnare la vicenda alla sua conclusione, condensarne i significati eccellenti e presentarli nel modo più chiaro possibile. L'unico svago concesso è la copertina commemorativa. Non si può non leggere Planetary, hard sf comics USA. Sul blog avevamo già parlato di Planetary al tempo del 26esimo albo, credevo fosse l'ultimo: avrei giurato che gli autori non sarebbero mai riusciti a tornare sul pezzo. L'uscita del 27 trapelava disfatta: Ellis in fase calante, Cassaday seduto. Troppo tempo, troppi cambiamenti: riprendere l'appeal dell'opera durante il suo corso una follia sanguinaria. Invece no. A volte semplicemente le cose vanno bene e tra le mani e in testa ti trovi qualcosa di magnifico e memorabile che svicola la soggettività e si processa come storia, e noi siamo i testimoni.

Final Crisis Aftermath - Run!: Matt Sturges risponde alla domanda che nessuno si è posto. Cosa succede a Human Flame dopo la disfatta di Libra? E' la prima delle miniserie FC Aftermath a chiudersi, una di quelle mediocri: era partita meglio, comica, con Human Flame il villain di serie C inseguito da eroi incazzati e cattivi incazzati. Tutti incazzati con lui. Si chiude con un nulla di fatto, Sturges ci prova ma non ottiene granché: la morale è sciocca e così il resto.

Strange Adventures
: per fortuna sembrerebbe che con questi 8 numeri la collaborazione Jim Starlin-DC Comics per distruggere i personaggi spaziali dell'editore sia giunta a termine. Synnar e la menata degli Aberranti 6 si chiude con un colpo di scena stupidissimo che sa tanto di ripensamento editoriale: invece di lanciare una nuova serie, questa mini castra tutte le sue trame e le chiude o pone in sospensione perenne. Vendite insignificanti, disprezzo generale. Tiriamo il punto della situazione: Comet e Strange rimangono gli unici personaggi validi, a breve si trasferiranno sulle crescenti pagine di REBELS; Synnar, Fusion (il vecchio Starman spaziale riorganizzato per sembrare un araldo di galactus anni '90) e un Bizarro imbarazzantemente fuori continuity si levano dalle palle per destinazioni realmente sconosciute. Eye è morta. Testimonianza duratura che alcune forme di revival vanno perse.

Justice League of America 80Page Giant: parlo di questo speciale per un'unica ragione. Non è per niente buono come se ne parla in giro. Ultimamente è talmente difficile parlare bene della Justice League che l'uscita di uno speciale mediocre sembra un successo. No, 80 pagine di storielle vecchia maniera con team creativi di scarsa qualità, restano merda.

GI Joe Cobra Special: continuo a non riuscire a credere come alcuni grandi editori USA non riescano a mettere in piedi siti decenti, soprattutto a mantenerli. Penso a Image, anche IDW non scherza. Per fortuna non sono idioti e si sono almeno resi conto che la miniserie ''Cobra'' è stata il loro migliore lancio al brand dei GI Joe, ecco quindi lo speciale scritto con passione fumettistica rara e una coraggiosa imitazione di Alan Moore che ne riprende marginalmente il filo in forma di side story. Ottima lettura.
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mercoledì, ottobre 07, 2009 | in : fumetti e libri
Capre di Guerra (The Men Who Stare at Goats, 2005): George Clooney era fuori concorso al Festival di Venezia con il suo ultimo film. Il trailer del film è esilarante. Apro una finestra e lo scopro tratto da un libro, impensabilmente il libro è pubblicato anche in Italia per gli imprevedibili tipi della Arcana Editrice. La Arcana Editrice è nota e si occupa principalmente di libri di musica contemporanea, possiede anche una collana ''Controcultura'' dedicata ai più vari e diversi argomenti. Il film trae ispirazione dal libro ma, a giudicare dal trailer, ne cambia radicalmente la struttura. Il libro è scritto da Jon Ronson, autore inglese (gallese) a tutto tondo qui nella sua veste più ufficiale di giornalista freelance. Il suo stile è quello che gli anglosassoni definiscono Gonzo Journalism, la narrazione romanzata di fatti reali, spesso in prima persona con il giornalista calato nei panni di personaggio della propria inchiesta. Un modo per rendere più gradevole quello che altrimenti risulterebbe più vicino allo stereotipo del saggio noioso. Capre di Guerra racconta le scoperte effettuate da Ronson in circa 3-4 anni di lavoro dal 2001 al 2004: tutto comincia con Jim Channon e il manuale del Primo Battaglione Terra. Channon è un ufficiale e un veterano del Vietnam, alla fine degli anni '70 scopre e abbraccia il movimento Human Potential californiano riversandone ogni contenuto new age nel manuale suddetto dedicato alla creazione di una nuova mentalità nell'esercito USA e di una nuova forma di soldato capace di portare la pace, in grado di battere il proprio nemico senza combattere, utilizzando tecniche e poteri mentali, un Monaco Guerriero, uno Jedi. Ronson gioca sul filo del rasoio, descrive le sue scoperte senza mai implicarne direttamente la tragicomicità (se non verso la fine): non è certo impassibile ma lascia che sia il cinismo del lettore a deridere le convinzioni e le applicazioni dimostrate. La teoria di Ronson, provata dove possibile dalle interviste e i dati raccolti, e semplicemente congetturata e comprovata da silenzi e prove indirette in altre occasioni, è che il Manuale del Primo Battaglione Terra sia all'origine di fatti ed eventi con ripercussioni sull'esercito americano fino a oggi. Dall'invenzione della schiuma anti-sommossa fino agli scandali torture nelle prigioni USA, passando per gli esperimenti con LSD della CIA su ignari cittadini americani. Capre di Guerra descrive come si sia partiti da un libro teorico-provocatorio inteso (forse) più a scuotere le coscienze dello Stato Maggiore che a proporre veri misticismi marziali, per arrivare a omicidi e brutalità di ogni genere. Dal mentalismo alla guerra psicologica. Il romanzo resta pacato anche nei suoi ultimi, più crudi, capitoli: a un americano lettore non è necessario dare ulteriori giudizi su fatti che hanno sconvolto l'opinione pubblica, a un lettore italiano possono invece mancare dei dettagli, specialmente i nomi delle alte sfere dell'Intelligence. La denuncia sottintesa è che al comando dell'esercito e dei servizi segreti americani si siano succeduti, nel tempo, una serie di pazzi clinici: specialmente negli ultimi anni, specialmente durante la Guerra al Terrore.
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domenica, ottobre 04, 2009 | in : fumetti e libri
Il Ritorno degli Chtorr (A Day for Damnation, 1985): secondo capitolo della guerra tra gli umani e i vermi giganti provenienti da Chtorr. Gli anni investiti nella stesura di questo romanzo hanno dato a Gerrold l'opportunità di affinare la sua scrittura, soprattutto l'impostazione narrativa, ottenendo un prodotto molto più scorrevole e uniforme a livello di trama: questa volta solo due missioni equamente spartite nelle due metà del romanzo e intervallate da una breve zona di riposo/preparazione, proprio in questa fase l'autore inserisce la maggior parte degli inserti panoramici sociali sulla civiltà umana del tempo; ancora completamente distaccata dalla narrazione vera e propria sono almeno più compatti e, quantomeno ridotti in numero. La prima persona narrativa è la principale causa di questo ingolfamento, non ci sono valvole di sfogo: il protagonista continua a veicolare il desiderio espressivo di Gerrold riguardo la sua doppia creazione, Chtorr e umanità futura, interrompendo di fatto il proprio agire nel mentre. Continua a restare ignoto come gli Chtorr arrivino sulla Terra, diventa invece evidentemente chiaro quale sia il primo mezzo dell'invasione: dopo i microorganismi causa delle epidemie, dopo i vermi bestiali e aggressivi, adesso è il turno di tutto il fottuto ecosistema Chtorr (o presunto tale). Al seguito della testa di ponte micidiale arriva tutta una processione di esseri di vario genere e dimensione, tutti inquadrati in un meccanismo basilare di catena alimentare, la cui sola presenza causa un fenomeno di terraformazione: l'effetto è che la Terra si trasforma, ambiente e clima per accogliere sempre più vaste quantità di abitanti di Chtorr, la Terra diventa Chtorr e le sacche di resistenza umana vengono lentamente ridotte e aggredite con una forma di guerra ignota e inarrestabile. Eccellente l'idea maturata a metà romanzo, fortemente caldeggiata dal protagonista e dai suoi più stretti contatti nelle gerarchie militari e scientifiche: comunicare con gli Chtorr, smettere l'uccisione selvaggia e inutile per l'ovvia superiorità nemica, raggiungere una pacifica tollerante convivenza. A questo punto c'e' una considerazione: data l'evidente natura seriale del progetto alla sua origine, in questo secondo capitolo vengono sviluppati e integrati negli accadimenti alcuni di quei fenomeni descritti e isolati per i quali erano state sprecate varie pagine di testo accademico; c'e' la forte possibilità che anche questa volta gli ''inserti'' vengano poi ripresi nel prossimo romanzo dando una visione più unitaria del tutto. Forse. In ogni caso trova finalmente spiegazione applicata la presenza del branco di ''zombie'' di San Francisco. Il terzo libro non è in mio possesso, lo cercherò ma per il momento dubito che gli Chtorr ritornino troppo presto in zona, come mi è stato fatto notare qualche giorno addietro da un amico passato sul blog la storia della guerra contro gli Chtorr è fondamentalmente monca: alla fine del quarto libro, l'utimo pubblicato (15 anni orsono circa), la vicenda rimase bruscamente interrotta. Come avevo anticipato nel post sul primo romanzo sono attualmente in produzione altri 3 libri che dovrebbero portare l'attesa conclusione: Gerrold è anziano e il primo è in ritardo di qualche anno, potreste non voler cimentarvi nella serie con il rischio di vederla restare monca.
hellbly @ 10:57 | commenti (popup) | commenti
venerdì, ottobre 02, 2009 | in : fumetti e libri
Emissaries from the Dead (Id, 2008): a volte il bisogno di marketing brucia gli angoli della fruizione di un prodotto, prendete per esempio questo romanzo dell'anno scorso. E' scritto da Adam-Troy Castro, un autore che, per citare alcune immortali parole, incarna il sogno americano: scrittore professionista, inizia la sua carriera elaborando testi non originali, romanzi di Spiderman, cazzate del genere, passa ai blog-riviste specializzate, scrive racconti, viene nominato ai premi più importanti. Emissaries non è il suo primo romanzo ma certo è il suo primo importante: l'editore EOS lo maltratta un pò, sotto il titolo piazza un mediocre ''An Andrea Cort Novel'', vuole suggerire serialità, colpire i cuoricini con pochi battiti alle spalle, coccolare le speranze di quei lettori che da tempo aspettano della fantascienza a ciclo aperto che possa rivaleggiare con il fulgore dei cugini fantasy, urbani o meno. L'opera di Castro è effettivamente qualcosa del genere, tradirne la natura nel titolo, considerando che viene parallelamente venduto come un SUPER THRILLER, provoca la palese consapevolezza relativa all'immortalità della protagonista. Sai già che alla fine vivrà. In un romanzo la cui trama tratta di un'investigazione dove l'assassino finisce inevitabilmente per dare la caccia anche al suo inseguitore, la scelta di tradirne l'esito finale ammazza quasi tutta la tensione. Non solo, l'impostazione di questo suggerimento lascia anche intendere che si tratti, in ogni caso, di una storia autoconclusiva: non c'e' un cliffhanger a nascondere una forse-morte nel prossimo libro, la protagonista alla fine vince. E' tutto scritto nel titolo, tolta la trama resta solo da capire se lo stile e le idee valgano la pena di mettersi a leggere. Non è una lettura all'ombra della grande ''T'' ma certo riposta nei confini della grande ''A'' della coppia ''YA'': non ci vuole un genio né impegno a leggere Emissaries, però ci sono alcuni riferimenti sessuali (non espliciti) e parecchia truculenza sanguinaria (niente di estremo ma qualche immagine forte); nel midollo Andrea Cort è un'investigatrice della classica Confederazione Spaziale Umana, la versione Castro di questo personaggio appartiene al corpo Diplomatico della Stessa e si fregia di essere un Judge Advocate: la sostanza non cambia. Andrea ha un passato di tragedia fuori dal comune, è piena di rancori e si autodefinisce un mostro omicida: la sua appartenenza al corpo non è volontaria ma obbligata, il suo passato la rende un'interessante asset per i suoi superiori. Sulla carta ci potrebbe essere in ballo una caratterizzazione insolita in arrivo, non è così: Andrea è banale e lo stile di Castro susciterebbe ridicoli sbeffeggi da parte di veri scrittori di thriller. La risoluzione degli enigmi avviene tutta secondo lo stesso, scemo, schema: Andrea va in giro, lotta e interroga, scopre i misteri. I misteri si scoprono ma non si spiegano da soli, allora Andrea dice: ''ah, già lo sospettavo, l'avevo capito fin dal primo momento'', quindi Castro intavola tutta la spiegazione del mistero svelato. In sintesi per tutto il romanzo Andrea fa la finta tonta, tipo Colombo, solo donna e stronza: poi quando tutti hanno capito il mistero arriva e fa la grossa, ah ma io lo sapevo già e conoscevo il nome dell'assassino prima ancora di sapere dell'omicidio. Se già questo non fosse abbastanza stupido e ripetuto fino al demenziale, la parte peggiore deve arrivare: Andrea viene a patti con il suo terribile passato, così, in un niente. Non sappiamo esattamente la sua età, c'e' un accenno a processi di ringiovanimento, è disegnata per allettare e quindi la riteniamo presumibilmente poco più che ventenne a livello psicologico: per decine di anni si è rifiutata a qualsiasi rapporto umano, ha odiato tutti e più di tutti se stessa per quello che aveva fatto. Poi di colpo, rivelazione nel mezzo, tutto passato. Il problema è la prevedibilità di quanto accade nel romanzo: Castro ha la decenza di non inventare o distorcere troppo la realtà, mantiene le premesse seminate dagli indizzi, il punto è che è tutto troppo facile. Non è una lettura calibrata per un lettore maturo, ora: mentre un film di due ora di demenza mi esalta il fanciullino sanguinario, un libro di trecento pagine di stupidità per lo intorpidisce e indispone. Il secondo romanzo è uscito da poco, dubito capiterà da queste parti. Ah, lo stile: Castro scrive sentenze molto brevi, periodi molto semplici, usa parole non troppo difficili e frequentemente le stesse; mi è capitato di cercare un paio di parole sul dizionario a inizio romanzo, poi più. Mai trovato un paragrafo che non fosse immediatamente banalmente comprensibile; nessun concetto complicato, nessun pensiero raffinato. Mi sono trascritto una simpatica citazione, la riporto: ''They were smarter than me, faster than me, more powerful than me, more advanced than me, and more dangerous than me. Against them, I had nothing but attitude.
But attitude I had plenty of.''
Bello, no? Peccato sia in bocca a una ventenne fasulla e mestruata.
hellbly @ 19:23 | commenti (popup) | commenti
lunedì, settembre 28, 2009 | in : fumetti e libri
La Guerra Contro gli Chtorr (A Matter for Men, 1983): ho il secondo libro del ciclo con me da almeno quindici anni, per una ragione o per un'altra non sono mai riuscito a capitare in una libreria che avesse il primo, adesso che l'ho finalmente trovato e rapidamente divorato potrò finalmente leggere il suo seguito. David Gerrold è uno dei più felici imitatori di Heinlein, specialmente questo ciclo e specialmente questo primo libro (per altro a lui dedicato) sono palesemente tesi al raggiungimento di quella fantascienza avventurosa e militare caratteristica del grande maestro. Questo lo sapevo prima di leggere ed è stato tutto ampiamente confermato, ero invece impreparato per il resto: innanzitutto in questo esordio di xenobiologia degli Chtorr c'e' molto poco, per contro c'e' un'inaspettata mole di descrizione sociale della Terra del futuro; descrizioni dettagliate e a dire il vero non troppo agili, piazzate a blocchi tra un azione e l'altra, in sui si descrive la storia e la reazione dell'umanità dopo un considerevole numero di guerre, una delle quali ha lasciato gli USA sconfitti e in balia delle nuove super potenze, bombe nucleari, epidemie e apocalissi varie. La razza umana non è allo sbando, la ricostruzione ha dato nuova forma e sostanza ai vecchi modi: non siamo nel tipico futuro post-atomico, semplicemente in un futuro successivo a una straordinaria e decimante quantità di batoste planetarie. Ci sono molte divagazioni ed è chiaro che fin da principio Gerrold avesse in mente più di un libro, 4 per l'esattezza (e poi altri tre, una volta finiti i soldi in tempi più recenti), su cui sviluppare la vicenda: questo primo è una super introduzione con alcune riuscitissime scene d'azione militari umani contor vermi giganti (ma non giganti come in Dune, o almeno non ancora) e un'esosa quantità di panoramiche storico-sociali non particolarmente interessanti, il tutto condito da comprimari che sembrano messi lì un pò alla cazzo. Stranamente il tutto funziona e il romanzo si divora con grande piacere.
hellbly @ 22:56 | commenti (popup) | commenti
sabato, settembre 26, 2009 | in : fumetti e libri
Detective Comics - Elegy: non conto di farlo con tutte le testate di Batman Reborn ma l'ho fatto per Batman & Robin, non posso non farlo per Detective. Decidere quale delle due sia migliore è impossibile, sono la punta della piramide del fumetto DC Comics e supereroistico attuale, condividono la vetta con pochi altri e niente. Semplicemente ottima arte fumettistica. Elegy è il primo storyarc del nuovo corso della testata: come saprete l'albo ha per protagonista Batwoman, second feature The (new) Question, ai testi c'e' Greg Rucka e ai disegni della principale J.H. Williams III.
Cominciamo da qui: Williams è uno dei più grandi disegnatori viventi, anche lui vive su quella piattaforma in cima alla piramide dove stanno tutti coloro che non possono essere messi a confronto tra loro e sono semplicemente inconfrontabili con gli altri. L'opera fondamentale nella sua evoluzione artistica è il Promethea di Moore, la mia preferita è Desolation Jones, ultimamente è apparso per una breve e intensa run su Batman durante il periodo Morrison: con questi albi di Detective Comics stabilisce il proprio capolavoro. Williams è uno di quei rari talenti, paradossalmente unici, in grado di costruire una tavola per conformarla al suo gusto artistico-estetico, abbandonando tutti i criteri di visualizzazione classica e pratica, e allo stesso tempo riuscire a mantenere la narrazione al centrata e sostanziale. Questo si può dire: oggi non esiste fumetto migliore sul piano dei disegni. Rucka è uno dei miei autori preferiti quindi. La storia segue Batwoman riprendendo le vicende della Crime Bible e tutta la storia di Cain-Savage da Final Crisis: Batwoman è ancora l'oggetto del desiderio della Religione del Crimine, la storia si infittisce, nuovi personaggi e spessore. Il personaggio nato su 52 e poi maltrattato qua e là diventa in un lampo protagonista di una delle principali serie dell'editore, azzardo che ha pagato splendidamente; dal prossimo numero le secret origins e come sia arrivata a seguire la Batman Rule. Su Montoya-Question poco da dire, è una delle second feature più sacrificate, pochissime pagine e avanzamento troppo lento: aspetto il crossover con Blackest Night, voglio Sage.

Prototype: Palmiotti e Grey con Darick Robertson per una mini di 6 dedicata all'omonimo videogioco. Non l'ho giocato ma conosco la storia e ritengo che il fumetto si collochi parallelamente alla sua vicenda. Simpatico.

Old Man Logan
Special: il Giant Size che avrebbe dovuto chiudere la storia arriva e non chiude un cazzo, tipico Marvel. Alla fine della parte serializzata Logan tornava a casa per scoprire la propria famiglia morta per colpa della Hulk Gang, Logan dà loro la caccia e li uccide tutti. Poi va da Hulk, versione Maestro-Redneck, e uccide anche lui (come diavolo abbia fatto Hulk a mangiarlo intero esula anche la labile fisica dei fumetti, Millar pollice verso), poi parte per raddrizzare il mondo. Vedremo sicuramente ancora Old Man Logan, la Marvel ama troppo le sue versione alternative.

No-Hero
: dopo Black Summer, Ellis e Avatar ancora a girare intorno ai supereroi super realistici e cattivi. C'e' già un'altra mini in arrivo. Solita roba, niente di che.
hellbly @ 17:38 | commenti (popup) | commenti
giovedì, settembre 17, 2009 | in : fumetti e libri
Atomic Robo and the Shadow from Beyond Time: terza miniserie per l'alfiere della minuscola Red5, attualmente non pubblica quasi altro, e nuovo trionfale successo per l'accoppiata Clevinger-Wegener. Stupisce che nessuna delle Altre case editrici li abbia ancora rapiti, almeno opzionati: sono in pochi ad avere lo stesso talento rappresentativo di Wegener, le sue tavole non mancano mai di rappresentare e raccontare la storia, il suo stile cartoonesco e al tempo dettagliato ricorda da vicino quello di Cory Walker ed è immediatamente riconoscibile; per contro Clevinger dimostra quanto i dubbi sul suo umorismo siano definitivamente da cassare, Atomic Robo è a tratti esilarante, sempre e costantemente divertente e burlesco: DANGER SCIENCE, l'unica cosa con cui lo si potrebbe paragonare è Portal. In questa mini ficca un paradosso temporale da scifi classica e lo mescola con i miti lovecraftiani con la più completa padronanza e serenità.

War of the Witchblade: premesso che semplicemente per i disegni di Sejic, la serie Witchblade vale indubitabilmente di essere letta, le trame di Marz intorno alla Trinity della Top Cow cominciano a sfiorare il ridicolo. Non ricordo da quanti anni tutte le storie girino intorno all'equilibrio tra Darkness, Angelus e Witchblade: ne ho 2 palle così. War of Witchblade è la storyline con cui si chiude il discorso della Witchblade a metà tra l'orinale Sara e la sempre inutile Dani: improvvisamente, dopo mesi di 'sta menata, si scopre che la lama di Sara è malvagia e quella di Dani buona. Aspetta un momento: abbiamo sempre detto che l'Angelus è cattivo quanto Darkness, e che in definitiva nessuno dei due rappresenti il male opposto al bene; allora perché cazzo Sarà diventa improvvisamente malvagia e sadica? Marz gestisce il tutto male, molto male: continua l'introduzione di nuovi personaggi senza capo né coda strumentalmente usati per ingigantire a dismisura un universo mistico completamente disorganizzato e perso tra i pochi speciali-testate di Top Cow che provino a interpretarlo. La storia finisce con la Witchblade riunita nella mani di Sara e Dani che diventa il nuovo Angelus. Le premessa erano ottime, l'ingenuità stupida di Marz le ha massacrate.

The Life and Death of Savior 28
: DeMatteis prova a scrivere per IDW la sua versione di Watchmen/Dark Knight, arriva in ritardo di quei pochi 30 anni circa e il suo decostruzionismo finisce per essere più una burla che altro. Il più figo supereroe del mondo, Savior 28, muore assassinato dal suo ex-sidekick per ordine del governo: Savior28 era fuori controllo, diventato pacifista, predicava l'amore e la fratellanza. Booo, noioso.
hellbly @ 18:37 | commenti (popup) | commenti
lunedì, settembre 14, 2009 | in : fumetti e libri
Russian Psycho (Headcrusher, 2005): nella scelta del titolo italiano Mondadori ha optato per identificare questo romanzo russo, esordio a 4 mani di grande successo in patria, come la versione balcanica di American Psycho. Ci sono chiaramente degli elementi paragonabili ma non è semplicemente la localizzazione geosociale a comporre tutte le grandi differenze che esistono tra il romanzo+film e la sua involontaria controparte sovietica. Il titolo originale fa invece riferimento al videogioco fittizio che il protagonista giochicchia in una breve sezione del libro, personalmente non l'avevo colto come un momento importante della narrazione ma tutti i commentatori e strilloni ufficiali tendono al contrario a far convergere sulla desensibilizzazione/alienazione da videogiochi violenti tutti i significati e i motivi della trama. Prendo per buono il tutto, non ho apprezzato il libro non ho intenzione di approfondire. Vadim era un giovane di buone speranze e talento, sfigato da un carattere indolente e privo di concentrazione e motivazione; finito a lavorare mediocremente nell'ufficio stampa di una banca, odia tutto e tutti. Bisogna arrivare a metà libro prima che Vadim impazzisca e inizi a uccidere chiunque gli dia fastidio, le prime fasi della sua nuova attività di omicida è interessante: il caos e il tentativo di reagire al primo morto è ben espresso, punto migliore della narrazione, il seguito è una discesa tra il privo di senso e questo mistificato sconfinamento tra realtà e fantasia del videogiocatore violento. Noia.
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venerdì, settembre 04, 2009 | in : fumetti e libri
Dead Romeo: insieme a The Mighty, attualmente in corso, questa miniserie in 6 albi è la produzione di più alto profilo recentemente messa in piedi da DC Comics relativa a un soggetto totalmente slegato dal DCU ma allo stesso tempo abbastanza mainstream da poter essere pubblicato non attraverso le sottoetichette. Lo segnalo per dovere di cronaca anche se non ci sarebbe più bisogno tanto è diventata comune e ignorabile la pratica di concedere la pubblicazione a ''scrittori'' con tutte le virgolette del caso provenienti da media differenti: qui tocca a Jesse Blaze Snider. Neppure io sapevo chi fosse: ha scritto un fumetto per la Marvel, e un paio d'altri per editori indipendenti; il suo nome è però relativamente famoso negli USA, inoltre potreste forse conoscere suo padre, Dee Snider, presente i Twisted Sister? Jesse Blaze è figlio d'arte nel senso dispregiativo del termine, ha partecipato con successo a un programma televisivo stile American Idol dedicato ai figli senza qualità di famosi musicisti/cantanti. Tutto questo lo dico a priori dopo una rapida occhiata all'enciclopedia: magari è un bravissimo essere umano e tutto il resto. Dead Romeo è un ripoff del Corvo e ha dato alla DC il suo gettone di partecipazione alla frenesia vampirista degli ultimi mesi/anno. Romeo era un cantante, diventa vampiro, finisce all'inferno, scappa dall'inferno insieme ad altri mostri, si innamora di una senza tetto, gli altri mostri lo perseguitano. Nel mezzo c'e' un mezzo colpo di scena. Ai disegni un Ryan Benjamin particolarmente scadente più incapace del solito a distinguere i volti e fornire anatomie vagamente corrette. Non stiamo a parlare delle molte pecche narrative, totale inadeguatezza nell'organizzazione della storia, salti logici, lacune senza fondo. Dead Romeo è una patacca.

Solomon Grundy:
Solomon Grundy,
Born on a Monday,
Christened on Tuesday,
Married on Wednesday,
Took ill on Thursday,
Grew worse on Friday,
Died on Saturday,
Buried on Sunday.
This is the end
Of Solomon Grundy
era da qualche tempo che desideravo riportare la filastrocca alla base di un dei cattivi DC in maggiore ascesa degli ultimi anni, pseudo Hulk, Solomon Grundy. Miniserie in 7 albi il cui finale lascia una quantità di interrogativi eccessivi ma interessanti andando a sposarsi nella Blackest Night: lo Straniero Fantasma e la Lanterna Verde Golden Age si incontrano per decidere del futuro di Solomon Grundy, al secolo Cyrus Gold. La maledizione potrebbe trovare fine, Cyrus potrebbe essere perdonato e il mostro distrutto, a patto di scoprire chi fu a ucciderlo per la prima volta. Su questa premessa effimera ma intrigante Scott Kolins (qui in veste anche di autore dopo lo speciale Faces of Evil) realizza una delle opere migliori della sua lunga e straordinaria carriera. C'e' parecchia discontinuity, specialmente sta diventando molto irritante constatare l'ubiquita di Bizarro e il fatto che non sia stato ancora risolta la presenza di un doppio Frankenstein nella New Earth del DCU (quello dei Sevens Soldiers e quello del Kommando): ciò detto, con narrazione e disegni superbi, a Kolins si può perdonare una certa noncuranza artistica per il canone, scontarla in favore di una miniserie DC finalmente all'altezza della pubblicazione. Il finale crea problemi d'interpretazione: Cyrus scopre il suo assassino ma non si pente e muore all'inferno, ZAC, un black ring dopo Solomon Grundy resuscita (separato da Cyrus?).

Young Liars: passiamo a David Lapham e alla sua ultima pubblicazione per Vertigo finalmente conclusasi, prima del tempo, al 18esimo albo. Perché non parliamo di Stray Bullets? Quello sì, è un gran fumetto. Young Liars ha una trama che non si capisce, un finale che non si capisce, aggiungerei pure che il suo stile di disegno sia persino peggiorato.

Incognito
: questa è stata una gradita sorpresa da parte della Marvel. Per la linea ICON la seconda opera del duo Brubaker-Phillips, falsa riga di Criminal con venature pulp supereroistiche. C'e' un che di Planetary in questa mini di 6, un gusto per la citazione del passato assolutamente squisita, comprensiva di pagine di testo a fine albo dedicate a un personaggio pulp dei tempi che furono. Zack Overkill è un ex-super villain chimicamente castrato e sotto protezione federale, fa una vita schifosa: un giorno è talmente schifato di sé da decidere di cominciare a farsi come un copertone, la droga annulla l'effetto delle droghe sopprimi poteri e Zack si scopre ringalluzzito e pieno di energie. Invece di mettersi a rapinare banche si mette a pestare delinquenti, si mette a fare il vigilante, ovviamente viene scoperto e i vecchi amici che tradì per farsi proteggere dalla polizia si mettono a cercarlo per fargliela pagare. Big Science, tutti i criminali/eroi del mondo di incognito sono il frutto di sieri ed esperimenti, scienziati pazzi e affini. Toni maturi, autori eccellenti, un piccolo gioiello.

The Unknown
: è la prima a finire delle tre serie lanciate recentemente da Boom Studios che vedono tornare alla scrittura il titolare Mark Waid (le altre due sono Unthinkable e Irredeemable, notate un pattern?) su progetti dichiaratamente d'alto profilo. Protagonista di questa mini è la più grande detective del mondo, così GRANDE da aver scopreto qualsiasi segreto (una specie di martin mystere), adesso malata terminale di cancro e decisa a svelare l'ultimo mistero: esiste l'anima? C'e' qualcosa dopo la morte? E' stato un discreto successo e, senza rivelare il finale, è già in produzione una seconda miniserie. Personalmente l'ho trovata un tirata, banale e poco avvincente.

Dead Run
: altra miniserie Boom, anche questa in 4 albi. Postapocalittica con macchine e mutanti, un pò Mad Max un pò tanta altra roba simile.

Hotwire: sarà la difficolta nell'annunciato cambio di formato delle proprie pubblicazioni e tutte le implicite difficoltà a far digerire al mercato un dollaro in più in cambio di molte pagine in più, in ogni caso la macchina editoriale Radical Comics ha cominciato pesantemente a incespicare con uscite sempre in ritardo. Per fortuna la qualità delle storie è invece sempre superiore. Miniserie di 4, si cita il nome di Warren Ellis ma l'opera è interamente scritta e disegnata da Steve Pugh; Ellis ci ha messo l'idea di base, pare, e niente di più. Lo stile di Pugh, nella forma pittorica dovuta all'editore, è superbo e fa a spallate per conquistarsi il trono di miglior art nel consistente panorama della Radical; la storia pure. Hotwire è il nome di una detective-esorcista in un eccellente futuro prossimo venturo cyberpunk dove l'elemento di massiva originalità, sulla falsa riga del Krone di Niles, è incentrato sull'orrore. Per Niles erano i mostri classici incarnati in robot da combattimento, per Pugh sono gli spiriti dei defunti violenti e gli esperimenti del governo per trasformarli in robot da combattimento. In effetti tra le due serie c'e' perfetta sincronia e vicinanza, queste similitudini vanno forte nella direzione di incrementare l'ammirazione per una casa editrice dalla politica così solida e distinta. Le pubblicazioni Radical godono di densità narrativa e artistica invidiabili, Hotwire è una delle loro migliori, vedremo cosa porterà l'autunno. Vale la pena soffermarsi un pò di più: Hotwire è una figura femminile esteticamente unica, caratterialmente aggressiva e arrogante, la sua intelligenza è augmented e porta in giro tutto un arsenale di armi dedicate all'esorcismo delle Blue Light, il termine di Pugh per i fantasmi. La città è sull'orlo della rivolta, un caso di brutalità imputato alla polizia ha fomentato disordini nel più classico stile Los Angeles '70. In questo marasma di situazioni Pugh alterna azione a momenti di dialogo e caratterizzazione perfettamente congeniate.

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sabato, agosto 29, 2009 | in : fumetti e libri
Batman & Robin: è l'ammiraglia della bat-family del Batman Reborn, scritta da Grant Morrison e disegnata a cicli di tre da Frank Quitely, Philip Tan e Frazer Irving (la run è, per ora, di 12 albi con Quitely a fare i primi e gli ultimi 3). Cosa dire? DC Comics, pur continuando ad annaspare all'inseguimento di una Marvel ormai distanziata in vendite in modi forse irrecuperabili, sforna in questi mesi alcune delle testate del fumetto americano migliori mai viste. A fine anno sarà durissima decidere tra Batman & Robin, Detective Comics, Wednesday Comics e altri: Batman & Robin è lì, Dick Grayson e Damian Wayne. E' come Allstar Superman, però sono Batman & Robin. Non si può dire niente di meglio.

Codename - Patriot: crossover giro di boa per le testate della superman family. Action Comics, Supergirl, Superman e World of Krypton si incontrano per fare il punto della situazione e dare la svolta necessaria a indirizzare tutta la storia di New Krypton verso il suo finale. Il generale Lane, in un fashion molto alla Thunderbolt Ross, svela le proprie carte, si rivela al pubblico e sfruttando e manipolando i media lo porta dalla propria parte. L'idea di questo potere occulto, maniacalmente patriotico e xenofobo, egocentrico in modo fortemente americano riesce a emergere benissimo tra le mani di Robinson, Rucka e Gates. La trama è interlocutoria a dir poco ma il risultato è ottimo e conferma la solidità della superman family che, insieme alla sfavillante batfamily e al prodigioso successo delle Green Lantern segna un momento storico per DC Comics. Non ricordo ci sia mai stato un periodo in cui tutte le testate principali DC siano andate così forte. Ovviamente la perfezione non è possibile e basta volgere lo sguardo a Justice League, Titans e Teen Titans per farsi cadere le braccia.

Red Circle: l'arrivo degli eroi del Red Circle nel DCU avrebbe dovuto passare attraverso The Brave and the Bold, poi si è deciso che per quella via sarebbero invece passati gli amici del Dakota, e al Red Circle è toccata la via dei 4 speciali monografici con trama a staffetta sulla falsa riga dei vecchi CGW della Dark Horse. The Hangman, Inferno, The Web e The Shield: tutti scritti da JMS e disegnati di volta in volta da pessimi artisti. Scritti male per giunta, JMS non scriveva così male dai tempi degli speciali di Rising Stars. I quattro speciali danno vita a due serie regolari con second features contenenti i 4 personaggi. Speriamo in qualcosa di meglio.
hellbly @ 01:31 | commenti (popup) | commenti
domenica, agosto 23, 2009 | in : fumetti e libri
Dark Entries: dopo aver sondato il terreno in maniera occasionale nell'ultimo paio d'anni la divisione Vertigo delle DC Comics ha concluso i preparativi e lanciato una nuova collana di graphic novel, per il momento il formato sembra essere fisso intorno alle 200 pagine in bianco e nero, raccolte sotto il cappello Vertigo Crime. Dark Entries è una storia puù o meno fuori continuity di John Constatine, Hellblazer, è quindi effettivamente un prodotto non originale, semplicemente una storia lunga dedicata al discusso personaggio. Ai testi troviamo Ian Rankin, celebre e prolifico autore inglese di crime stories alla sua prima esperienza fumettistica (non stiamo neppure più a commentare il passaggio di autori), ai disegni il ''nostro'' Werther Dell'Edera. Partirei da quest'ultimo: lo avevamo già visto all'opera, sempre in Vertigo, sulla sfortunata Loveless; il suo approccio a Dark Entries è diverso e migliore, il bianco e nero esalta il suo tratto, le chine sono molto più adatte e in definitiva l'aspetto europeo del suo tratto finalmente trova la giusta collocazione presentando un Constantine e personaggi secondari eccellenti, a mezza via tra il toon e quella vibrazione underground che in Vertigo cercano sempre di toccare. I suoi demoni sono eccellenti. Rankin fa un buon lavoro, lo studio sul protagonista non è molto approfondito ma è un Costantine standard come ne abbiamo visti tanti in giro da anni, il meglio viene dalla trama, consistente e funzionale, e dai personaggi secondari e i loro rapporti: migliore nelle didascalie in forma di monologo piuttosto che nei dialoghi, esordio importante e prestigioso. Un reality show ambientato in una casa infestata sta andando per il verso sbagliato, gli ascolti sono eccellenti ma i produttori cominciano a temere che qualcosa possa andare troppo storto: John Constantine è l'esperto del sovrannaturale prescelto pe risolvere la questione. In realtà c'e' molto sotto e la prima versione dei fatti non è detto che si riveli quella vera.

Filthy Rich: fresco del grande successo della sua gn dedicata al Joker, Azzarello torna a raccontare una storia di cruda depravazione e violenza. Storie che cominciano a somigliarsi un pò tutte, specialmente questa: se avete un pò di dimestichezza con il mondo della tv americana, tra serie poliziche e drama dedicati al mondo dei ricchi, o della tv o dello sport, troverete tante somiglianze e troppa poca originalità nella trama imbastita da Azzarello. Un ex promessa dello sport americano, costretto a prematuro ritiro a causa di un severo infortunio, vive una vita rimpiangendo i tempi quando era super ricco e super famoso: si procura una chance per tornare nel giro che conta diventando la guardia del corpo ufficiosa di una ricca ereditiera. All'inizio è un modo per tornare a fare più soldi, ma presto il patinato e feroce mondo dei super ricchi trasforma il ''buon'' Rich (il titolo è un gioco di parole sul nome del protagonista) in uno spietato approfittatore.... bla bla bla. Un centinaio di pagine dopo succede poco e niente. Filthy Rich non vale i suoi soldi ma specialmente il tempo richiesto a leggerlo. I disegni sono di un certo Victors Santos che non mi dice niente e non mi interessa conoscere.

Fahrenheit 451: il mercato del fumetto, specialmente quello delle gn, sta diventando terreno d'esplorazione e conquista anche per editori d'altro genere; non è quindi un caso che l'ultimo lavoro di Tim Hamilton sia pubblicato dalla Hill & Wang, che già dal nome suggerisce la sua natura. L'adattamento dell'opera di Bradbury è stata realizzata con la stretta collaborazione dell'autore, si fregia infatti di un sottotitolo quale ''adattamento autorizzato''. La storia è nota, Hamilton regala qua e là tavole di grande spessore: ha idee molto interessanti e visivamente accattivanti per tutte le scene con il fuoco, per il resto tradisce un certo manierismo e un tratto datato, adatto certo alle pubblicazioni su AD ma non a questo genere di opere assolo.

Frankenstein's Womb: Avatar Press e Warren Ellis, sodalizio infinito di opere sempre interessanti ma spesso mediocri e dimenticabili. L'idea alla base di questa gn è quella di lanciare una cima e connettere gli esperimenti del Dr. Viktor con i moderni defibrillatori: brillante ma insufficiente alla storia, narrazione attraverso il tempo che scorre a Castel Frankenstein, il narratore è ovviamente il mostro e il POV è una donna misteriosa. Si legge e dà un tono.

Wildcats - World's End: tiriamo qualche somma, la serie è ancora in corso ma ha concluso il suo primo anno e la prima macrostoria. Christos Gage ha strenuamente lottato per tenere insieme un gruppo di personaggi troppo vasto e troppa continuity, insieme agli editori Wildstorm il nuovo corso cominciato con l'Armageddon dell'anno scorso ha retto e dato per la prima volta da troppo tempo un'immagine unita e solida del suo universo. Mentre le altre serie sono ancora alle prese con vicende soggettive e in corso, i Wildcats hanno affrontato una serie di minacce secondarie senza mai impegnarsi in qualcosa di troppo approfondito e radicale: questo freno messo alle storie, oltre a dare un pò di aria e riorganizzarne i temi, è servito a portare avanti (adesso abbandonato) il sistema delle second feature, storie appendice intese a riportare in vita lo storico Team 7. La nuova storia dei Wildcats li vede come parte del Team 7: in teoria questo potrebbe addirittura portare alla conclusione della storyline complessiva del World's End. Francamente spero di no, in ogni caso è stato un buon anno: vedremo quante palle e abilità e fiducia verrà ancora profusa. Le vendite vanno male, speranze poche.

Power Girl: quattro numeri e vendite ancora incerte sono pochi per dare un giudizio sulla serie, questa è piuttosto una segnalazione. Palmiotti e la Conner stanno facendo faville sulla serie dedicata a PG, i disegni sono specialmente fantastici ma anche Palmiotti è impegnatissimo a dare una visione molto moderna e cool, quasi da sitcom in certe occasioni, di un personaggio femminile DC da molti anni sull'orlo della grandezza ma sempre in qualche modo trattenuto da vicende troppo complicate. La Crisis e le storie della JSA hanno sistemato la continuity, gli autori sono ottimi: Power Girl è una nuova serie DC molto promettente, da seguire.

Superman/Batman 63
: altra doverosa segnalazione. Con Bruce Batman ''morto'' e Superman fuori dai piedi la serie è andata totalmente fuori continuity, pur mantenendone una propria interna: DiDio ha dichiarato che la serie continuerà a mostrare Bruce Batman, quindi è da aspettarsi una sempre maggiore lontananda dal DCU. Superman/Batman diventa il terreno ideale per un ritorno degli Elseworld, da troppi anni dimenticati. Le storie, spazi, tempi alternativi DC. Michael Green, sempre più a suo agio con i fumetti, ci racconta una visione del futuro autoconclusiva con Grood signore della Terra e Batman come l'ultimo uomo libero. Divertente e incoraggiante, la serie dovrebbe ospitare più storie di questo genere.

Farscape
.. varie: all'ultimo Comicon è stato dichiarato che i webisodes dedicati a Farscape hanno avuto il via libero dalla produzione, pur mancando ancora dei fondi (quindi?). Si è addirittura parlato di nuovi film. Sospirando per l'attesa e le speranze mal riposte, Boom sta intanto continuando a sfornare miniserie: altri 4 episodi seguito della prima con le successive vicende di John e cricca, e uno spinoff dedicato al FU Ka D'Argo. Il livello è sempre quello, bisogna davvero amare Farscape per farsele piacere.

Destroyer: chiudiamo. Per la sottoetichetta matura ''MAX'', Kirkman ha resuscitato in una miniserie di 5 il personaggio del Destroyer, sorta di antenato di Brit. Cugino di Capitan America è un fumetto alla Kirkman con un supereroe potente e invecchiato, deciso a sistemare tutti i conti in sospeso prima di schiattare. Il soggetto è un classico: Batman non uccide il Joker, Batman riesce sempre a fermare il Joker, se Batman sapesse di non poter più fermare il Joker lo ucciderebbe? Iperviolenza e poco più, divertentino come tante produzioni MAX.
hellbly @ 23:26 | commenti (popup) | commenti
sabato, agosto 15, 2009 | in : fumetti e libri
L'Impero di Azard (The Player of Games, 1988): il secondo romanzo della Cultura, nella sua edizione originale italiana per la collana Nord Argento, un pezzo raro capitato per caso dal mio spacciatore di libri usati e subito acquistato. Già da qualche tempo coccolavo l'idea di proseguire nella lettura del non-ciclo della Cultura dopo averne letto l'esordio nell'ottima riedizione Fanucci di qualche anno fa, ''Pensa a Fleba'', avrei potuto facilmente trovarlo in lingua originale ma data la mole di libri che sto ultimamente comprando d'importazione la mia scelta politica è quella di non comprare romanzi sci-fi che esistano in traduzione italiana. Così è passato parecchio tempo. L'universo è lo stesso, protagonisti e storia sono completamente isolati e non dipendenti tra loro: qui si racconta di un campione di giochi della Cultura, Gurgeh, e del suo viaggio verso l'Impero di Azad, regno spaziale sovrano fondato in ogni suo aspetto sociale, economico e culturale sul più complesso e immane di tutti i giochi. Attraverso la solita intricata complessità di trame e sottotrame, Gurgeh si trova a vivere i panni di rappresentate della Cultura nel super torneo che su Azad serve a stabilire il prossimo imperatore e le figure più importanti del suo governo. Niente videogiochi o realtà virtuali, i ''giochi'' della Cultura e di Azad sono elaboratissimi e impossibili giochi da tavolo, in ogni senso dagli scacchi alle carte fino ai giochi di società, super strutturati e pieni di implicazioni (funzionali al gioco) filosofiche, morali e di ogni altro genere. L'Azad, il gioco si chiama come l'Impero o viceversa, è l'universo in tavola. Il romanzo è più semplice di Fleba e meno avvincente, c'e' un solo protagonista importante e una serie di sotterfugi narrativi per suscitare un pò di interesse e partecipazione nel lettore: Banks inoltre scivola sgraziatamente sul costante bilico tra il non avere la minima idea di cosa sia l'Azad e il tentativo di descriverlo, alla fine si genera un pò di confusione; non ho letto tutto Banks ma ho letto altri dei suoi romanzi, diversi tra quelli non sci-fi, questo (e diversi critici lo confermano) è il suo libro più facile e commerciabile. Bel romanzo, pieno e dinamico, si legge in fretta perché interessante e ben scritto, però ripetitivo e meno chiaro nelle sue rappresentazioni di cultura spaziale di quanto ci si possa aspettare da un autore di questo calibro.
hellbly @ 17:45 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, agosto 12, 2009 | in : fumetti e libri
Il Segreto di Conrad (The Secret of Life, 1985): il Rudy Rucker degli anni '80 assomiglia ma concettualmente poco spartisce con quello di Postsingular, scrittore ai primi successi pieno di energia e voglia di innovare; dopo essersi gingillato come uno dei primi autori cyberpunk, deviò la propria carriera verso uno stile, una poetica, di sua creazione: il Transrealismo. Fondato su A Scanner Darkly di Dick il ragionamento alla base è ben riportato sulla wikipedia italiana con una citazione dello stesso Rucker, copio la traduzione: ''L'essenza del transrealismo consiste nel raccontare la propria vita reale in termini fantastici''. The Secret of Life non è il primo libro di questo suo corso, ma diventa il primo perché è il testo dove Rucker decide di raccontare la propria origine, infanzia e adolescenza, fino ai tempi del college. Conrad Bunger è un ragazzo come tanti altri negli USA anni '60, forse è un pò diverso dagli altri, è un celebre alcolista e appena passato al college un grande drogato: ma c'è di più, Conrad è un alieno. Conrad non lo sa, non sa di essere un alieno anche se lo sospetta e francamente diventa ovvio abbastanza presto: all'inizio è conscio esclusivamente di avere dei super poteri, non li sa usare, si attivano automaticamente quando si trova in situazione di vita o di morte. I poteri servono a tenerlo in vita, lo aiutano a completare la Missione: scoprire il Segreto della Vita. Infatti il segreto di Conrad non è un gran segreto, non è esattamente una cima nel mantenere alcun segreto, è il Segreto della Vita il centro del libro, o dovrebbe. In estrema sintesi è un romanzo di formazione, o vorrebbe, in realtà è uno spaccato di vita giovanile anni '60, o vorrebbe: Rucker ci mette in mezzo anche le spade laser ma il divertimento e l'interesse sono tutt'altro che assicurati. Similitudini con Postsingular e il Rucker moderno (mi sta per arrivare Hylozoic, ne parleremo): controcultura giovanile, droghe e bande, ricerca di un significato e un senso per evadere dal cinismo, storia d'amore, ricorrenza del matrimonio come unico sbocco possibile per la storia d'amore, altro. Il Segreto di Conrad non è un romanzo stimolante, come tante produzioni anni '80 è invecchiato precocemente e sembra più antico di tanta letteratura decenni precedente; potrei divagare un momento e raccontarvi questo: ieri su Rai 4 hanno proposto varie volte nel corso della sera/notte un successone di Walter Hill, ''Strade di Fuoco'' con l'allora idolo delle folle Michael Paré e un cast eccezionale di giovani attori ridicoli nei loro abbigliamenti anni '80 che oggi sono in diversi casi capisaldi della recitazione occidentale. Penso di non aver mai visto una scena così demenziale e memorabile: Paré e Diane Lane in metropolitana, scappano verso la salvezza ma Paré non può scappare, è il nuovo Fonzie e non conosce quella parola (insieme a molte altre); la Lane, pazza d'amore cerca di trattenerlo, in realtà senza troppa veemenza, prova a parlargli ma, a metà della seconda frase, Paré sgancia uno sganascione violentissimo alla mascella, una scena oggi impossibile o relegata a film drammatici di denuncia incentrati sulla violenza contro le donne: un pugno in bocca a metà frase, tipo morso della mangusta, una saetta che fulmina la Lane sul posto, cade a terra svenuta e Paré può tranquillamente andarsene a massacrare Raven-Dafoe (senza rughe e dalla sessualità incerta) in un duello al maglio che Mad Max è una pippa. La Lane poco dopo rinverrà e del tutto ignara del pugno in faccia pauroso, sicuramente causa di un danno alla memoria breve, proseguirà la sua amorosa discussione, per poi essere abbandonata. Nel film la Lane viene: abbandonata, rapita, quasi-violentata, salvata, scopata, picchiata, abbandonata ancora: quasi tutto da Paré, che è l'eroe.
hellbly @ 11:49 | commenti (popup) | commenti
giovedì, agosto 06, 2009 | in : fumetti e libri
Ghost Rider: di solito cerco di accumulare i post sui fumetti, ma questa settimana non dovrei avere nulla in conclusione di cui valga la pena parlare, quindi ne approfitto per riprendere un discorso di qualche giorno fa. Parlavo di come la Marvel chiuda costantemente tutte le sue migliori serie, un problema dovuto alla scarsa intelligenza del suo pubblico di riferimento, fenomeno coccolato e aumentato dall'attuale capoccione Quesada. Bene, stavo guardando le future uscite Marvel: avevo letto di una nuova miniserie scritta da Aaron ma ero convinto si trattasse di un seguito a quella dedicata a Daniel, invece è il seguito della regolare di Ghost Rider, conclusasi con la solita mancanza di annunci al numero 35 dello scorso giugno. Storia interrotta a metà, scandalosa morte di un altro straordinario prodotto Marvel per la coppia Aaron-Huet. Allibito e affranto. Tenetele d'occhio perché sono le mie attuali serie preferite, osservate quanto facilmente nei prossimi mesi crolleranno sotto le pressioni editoriali dementi della Marvel, il prezzo del successo di pubblico è vendere prodotti scadenti: Secret Warriors, con Hickman anche su Fantastic Four e l'introduzione della serie nel nuovo crossover del Dark Reign sembra facile vedere scogli all'orizzonte; Thor lo sappiamo già, JMS abbandona per contrasti con l'editore; Guardians e Nova sono a rischio per lo scarso successo di War of Kings; il Punitore normale e MAX sta per affrontare un nuovo dramma con il normale inquadrato nel demenziale RIP e il MAX pronto a risorgere per mano di Aaron; Moon Knight sta per essere rilanciato; l'unico solido sembrerebbe Invincible Iron-Man.

War of Kings: sei mesi di crossover spaziale, il terzo ma il primo a staccarsi dall'epopea Giffen di Annihilation. Il sesto albo della serie nominale è il più debole, al solito la Marvel decide di non concludere la vicenda con una parola o un'immagine chiara, abbiamo solo dei sott'intesti: lo scontro tra Vulcan e Black Bolt pare finire in parità, entrambi morti. Gli Shi'ar si arrendono ai Kree-Inumani, Gladiator è il nuovo Imperatore. Tutto sommato un buon crossover, tralsciando l'inutilità dell'introduzione di Darkhawk, ogni parte ha svolto il suo ruolo adeguatamente: ho particolarmente apprezzato, nonostante una forte titubanza iniziale, i nuovi Star Jammer capitanati da Havok. E' comunque il peggiore dei tre crossover spaziali, la trama si perde e molti personaggi finiscono per fare apparizioni sceniche prive di reale portanza. L'ultimo numero promette un qualcosa a seguire in settembre, le solicitations di settembre non trattano l'argomento: al solito la Marvel se ne fotte e programma le cose a cazzo. Fanculo. Bel Crossover alla resa dei conti.
hellbly @ 11:25 | commenti (popup) | commenti
martedì, agosto 04, 2009 | in : fumetti e libri
Mondi Senza Fine (Ring Around the Sun, 1953): è l'anno successivo all'uscita di The City nella sua forma di raccolta-romanzo, Clifford Simak sta vivendo il suo primo successo internazionale, forse la sua migliore pubblicazione in assoluto; come detto non un vero e proprio romanzo, eppure il miglior ritorno di fama fino a quel momento per uno scrittore già in età avanzata e ancora affondato nella massa dei magazine. Simak deve aver visto l'occasione per cimentarsi seriamente e alla luce del sole in un testo narrativo di più ampio respiro. Ring Around the Sun è buono, il mercato però lo riceve senza troppo calore: difficile scegliere se la colpa possa essere del pubblico o del sistema dei magazine sommato alla considerazione per la fantascienza, allora. Per lo più sono mie speculazioni dai pochi dati rintracciabili, non mi pare esistano storie della fantascienza che tengano minimamente in considerazione la storia editoriale-economica dei suoi scrittori e opere. Resta ciò: Ring Around the Sun è del 1953, Simak non scriverà più romanzi per il resto degli anni '50, dedicandosi invece assiduamente alla pubblicazione sulle riviste. L'economia americana sta subendo il peggiore colpo dalla Grande Depressione, il mercato è invaso da beni di consumo che non si consumano, a costi irrisori, praticamente regalati; qualcuno regala case eterne, macchine eterne, lamette da barba eterne. Milioni di disoccupati, un complotto per mettere in ginocchio la società umana. Uno scrittore scopre qualcosa, qualcuno del governo scopre qualcosa: non esiste una sola Terra, infinite Terre parallele a un secondo l'una dall'altra si rincorrono in orbita intorno al sole. Ma questo non è il punto, neppure lontanamente: il problema sono i mutanti, la nuova evoluzione umana dotata di poteri e percezioni superiori. Loro sono migliori di noi e vogliono migliorarci, per farlo devono distruggerci. Questa in soldoni è la trama, diversi colpi di scena uno dei quali entusiasmante. E' un classico Simak, il mondo rurale, le terre parallele postumane dell'epoca nucleare.
hellbly @ 00:35 | commenti (popup) | commenti
sabato, agosto 01, 2009 | in : fumetti e libri
Secret Warriors: quest'oggi parliamo soprattutto di Marvel, e per una volta ne parliamo molto bene. La serie Secret Warriors, sei albi a oggi e un primo storyarc concluso, è il miglior prodotto pubblicato dalla Marvel ed è, se non il migliore, uno dei migliori fumetti americani attualmente pubblicati. Riassunto del rapporto Hellbly e la Marvel, negli anni '80 ero un DC Jeek e un Marvel Zombie: il mio problema con la Marvel, mai superato, è l'antipatia verso tutti i mutanti, l'Uomo Ragno, Capitan America e quasi tutte le forme di Hulk; gli unici personaggi d'alto profilo storico Marvel di mio gusto sono Iron Man e i Fantastici 4. PERO' ho una smodata passione per quasi tutti i personaggi secondari Marvel, alcuni dei quali riuscirono o riescono a essere primari a intervalli. Nick Fury è tra questi uno dei miei massimi. Nel caso abbiate qualche lacuna sulla storia Marvel recente i Secret Warriors sono il supergruppo di Nick Fury, il suo ritorno in campo dopo gli eventi concludi carriera del pre Civil War, in tempo per la conclusione di Secret Invasion. La serie presenta personaggi sostanzialmente nuovi, alcuni dei quali con legami noti e ignoti rispetto ad altri personaggi di spicco: l'elenco non importa. La serie è scritta da Jonathan Hickman, autore ancora poco noto che nasce e continua a lavorare in Image con serie in alcuni casi danneggiate dalle scelte del disegnatore: attualmente è la grande bomba Marvel, l'autore che in un lampo si sta guadagnando il massimo prestigio, non a caso è stato incaricato di recuperare Fantastici 4 dopo il sontuoso e totalmente inaspettato fallimento della run di Millar-Hitch. E' una responsabilità gigantesca, seguire a un autore affermatissimo floppato pazzescamente su una delle testate cardini del Marvel U: dimostrazione di quanto il suo lavoro, pochissimi albi in realtà, sia stato così eccezionale da far perdere la testa a lettori ed editori. Il suo lavoro su Secret Warriors, accompagnato dai disegni sublimi del nostro Stefano Caselli, è di indicibile grazia e tramortisce per la secca qualità dei dialoghi, lo sviluppo narrativo da vero scrittore, l'abilità nei colpi di scena. La qualità di Secret Warriors al momento è impossibile: totalmente libera dalle trame Marvel è suprema e riporta un Nick Fury all'ennesima potenza, Agent of Nothing, in guerra contro tutto e tutti. State allerta, la Marvel sta per ammazzarla questa serie: l'ha destinata a essere incrociata nel prossimo crossover interno al Dark Reign. Hickman è davanti all'incubo di ogni autore di fumetti, il crossover.

War of Kings - Ascension: parlando di crossover è in via di conclusione il terzo capitolo della nuova saga spaziale Marvel, Inumani e Shiar sono allo scontro finale, nel frattempo termina l'inutile storia parallela di Darkhawk. Origini riscritte, poteri ridisegnati, Darkhawk è il nuovo personaggio Marvle sparato nello spazio. La sua vicenda è solo marginalmente connessa al crossover, il logo di War of Kings sopra i titoli da poco usciti serve solo ad attirare l'attenzione su quella che probabilmente sarà una nuova regolare in previsione d'uscita, o forse già abortita dato lo scarso riscontro avuto da queste miniserie.

Marvel Zombies 4: zitti zitti i Marvel Zombies sono passati dalle terre slipstream del Marvel U alla realtà ufficiale, una nuova stirpe di Midnight Sons capitanati da Morbius è stata messa insieme per combatterli. Il crollo degli zombie Marvel continua come previsto: il sistema Marvel è talmente ben oliato e concreto da essere offensivo. Qualcosa nel parco laterale ha successo, lo si sfrutta portandolo in prima vista, lo si scorpora delle sue qualità iniziali sacrificando il tutto a vendite momentanee di ottima resa, poi si abbandona e il tutto sarà riciclato tra qualche anno.

Wolverine Noir
: brutta.

Ultimatum: ma non brutta come questa. La Marvel dopo averlo creato e curato con grandissima cura è riuscita a uccidere il suo universo Ultimate con il solito abuso frenetico delle sue testate di successo. Alla fine non ci riesco a parlar bene dell'editore. Ultimatum sta a Secret Warriors come la Befana a Megan Fox. Ultimatum è il peggio della Marvel, è anche il peggior crossover Marvel a memoria d'uomo (e la mia è una memoria lunga). Il senso della serie è stato quello di ammazzare una quantità di personaggi... ah, nel caso l'abbiate vista, l'immagine teaser di qualche giorno fa piena di speculazioni sulla morte di Wolverine effettivamente annunciava la morte di Wolverine, peccato che ci siano almeno 2 tavole a fine albo che annullino questa morte. Serie sono state chiuse, speciali sono usciti e usciranno, nuove serie usciranno. Grande odio per la Marvel.

Blackest Night - Tales of the Corps: tre albi con tre storie dedicate ai vari corpi di lanterne prese nella guerra appena iniziata in DC Comics, mediocri e parzialmente inutili, fanno massa nel raccontare qualche dettaglio su alcuni dei personaggi poco noti o nuovissimi che faranno da sfondo nelle vicende future. Ha senso per il grande fan, per gli altri sono soldi cacciati.
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sabato, agosto 01, 2009 | in : fumetti e libri
Cuore d'Acciaio (The Iron Dragon's Daughter, 1993): Michael Swanwick è un autore americano con trent'anni circa di carriera alle spalle, candidature e premi vinti nel ristretto circo degli autori fantascientifici e fantasy. Cercatelo nel web e scoprirete una personalità fortemente interessata all'evoluzione stilistica e concettuale della letteratura di genere degli ultimi anni, troverete vari articoli relativi al New Weird di cui abbiano variamente parlato, e incontrerete un pò delle definizioni proposte da Swanwick stesso nel tentativo di definire e inquadrare gli ultimi sviluppi di pensiero. Swanwick si conia il nome di Hard Fantasy, evocativo del più noto Hard SF ma inteso in termini diversi: nella fantascienza ''hard'' solitamente indica una rigida visione scientifica applicata alla narrazione, si parla di fantascienza difficile per temi tecnologici, difficile a capirsi; nel fantasy Swanwick dichiara che ''hard'' indichi la presenza di un nocciolo assolutamente fantastico e ispirato ai modelli canonici, Tolkien, intorno a cui creare e immaginare quanto più crossover possibile per non perdersi la  moda del momento. Da quel che ho letto non sono convinto che Swanwick sia una persona di mio gusto. Certamente questo suo romanzo mi ha lasciato deluso e combattuto tra alti e bassi. La storia segue, scorrendo vari anni e piazzando qua e là dei punti di partenza conseguenti al salto di alcuni di questi, la vita di una ragazza umana rapita dal nostro mondo e portata in un mondo di fate, elfi e magie. L'idea centrale è che questo mondo sia, a parte l'essere abitato da tali esseri magici, essenzialmente come il nostro: il nostro mondo attuale. Bambina viene rapita e costretta ai lavori forzati in una fonderia che produce le più potenti macchine da guerra conosciute, i draghi, astronavi sauriformi senzienti che vanno a gasolio e magia; più grandicella finisce in una classica high school americana, essendo poverella finisce per passare un sacco di tempo a rubare nei mall, crescendo finirà per diventare protagonista di una serie tv... nel mezzo ovviamente mostri e magia, un drago malvagio e portatore di distruzione al quale è legata, un misterioso amante che si reincarna costantemente, impara varie magie e scopre un certo talento in quelle basate sul sesso, dee, allegorie, concetti incarnati. Al suo inizio Cuore d'Acciaio sembra un testo preso dalla sezione Young Reader di una qualche libreria, dopo diventa pericolosamente vicino ai testi softcore a sfondo horror di tanto vampirismo moderno, alla fine Swanwick si trova in mano talmente tanti ami, esche, linee di trame portate avanti a casaccio da finire veramente per realizzare un marasma informe, narrativamente spesso penoso e inconsistente, stilisticamente criticabile e noioso (varie volte ho saltato pagine vuoto), incomprensibile. In molte occasioni non si capisce cosa stia accadendo, cosa sia accaduto: la capacità rappresentativa-descrittiva dell'autore (questo difetto è riscontrato anche da recensori anglofoni, quindi non è imputabile al traduttore) è messa troppo a dura prova dal rutilante susseguirsi di eventi tesi a stupire e confondere, si confonde da solo e non arriva al dunque. Il romanzo è un calando, parte bene, finisce pessimo.
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domenica, luglio 26, 2009 | in : fumetti e libri
Final Crisis - Legions of 3 Worlds: collocare la miniserie in cinque albi scritta da Johns e disegnata da Perez in ambito editoriale, all'interno delle maxi trame del DCU, è compito particolarmente arduo. Ufficialmente avrebbe dovuto essere una delle mini centrali della Final Crisis, come richiamato nel titolo stesso, alla fine, a causa dei numerosi ritardi nella pubblicazione, la sua storia è andata per contro proprio finendo per essere probabilmente migliore di quanto avrebbe dovuto. La Legione dei Super Eroi ha una delle storie più complicate e piene di contraddizioni di tutto il DCU, allo stesso tempo ha un nocciolo di fan veramente hard core capaci di districarsi tra le innumerevoli incarnazioni dei suoi protagonisti: io non sono tra questi, ho fatto veramente fatica a seguire la narrazione, riconoscere i personaggi e ricordare gli intrecci fondamentali alla base delle loro dinamiche. Un giorno forse qualcuno ammetterà qualcosa e avremo la certezza di come la storia si sia trasformata in corso d'opera, quale che sia la ragione, ammesso che vi sia, la miniserie diventa un tassello insostituibile, isolato e fondamentale, capace di unire 3 diversi crossover DC. In fin dei conti la sua storia è molto più legata a Infinite Crisis che a Final Crisis, e finisce giusto in tempo per proiettare una quantità di protagonisti all'alba della Blackest Night: certo, i suoi albi centrali hanno importanza diretta all'interno della narrazione di Final Crisis specialmente in relazione a Superman, ma è soprattutto il ritorno di Superboy Prime a farla da padrone. Sulla trama caliamo un velo, eccellente o incomprensibile in base al tasso di conoscenza delle vicende legion in dote al lettore: Perez sublime, il suo tratto forse sarà rimasto indietro negli anni, ma disegna ogni legionario mai vissuto e disegna come solo lui sa fare; nella carriera di Perez questa miniserie è l'apice. Si prova a mettere un punto fermo alle vicende Legion, districare e risolvere con il solito multiverso alcune incongruenze, tutto in tempo per la partenza della nuova serie; Bart Allen e Conner Kent tornano entrambi in vita, e alla fine nell'attuale DCU: mentre Superboy non ha fatiche nel rientrare nelle sue trame, Kid Flash arriva in un momento dove la Blackest Night, i Titans e il ritorno di Barry Allen hanno reso le vicende di Flash il solito elemento trasversale in attesa di risoluzione. Molto difficile da leggersi, bellissima miniserie.

G.I. Joe Origins e G.I. Joe Cobra: come saprete attualmente i diritti dei G.I. Joe sono approdati sulle fertili coste IDW, lanciati in grande stile in concomitanza del presunto hype generato dal poco promettente film live action e generali festeggiamenti per l'anniversario del brand. Origins e Cobra sono le due miniserie lanciate parallelamente alla serie regolare scritta da Dixon (allora da poco evaso da DC): non inaspettatamente le due miniserie hanno riscosso maggiore successo e si sono mostrate visibilmente migliori della regolare. Dixon è in un momento grigio di carriera, ma della regolare parleremo quando arriverà l'inevitabile allontanamento dello scrittore. Origins è scritta da Larry Hama, lo Scrittore dei Joe fumettistici Marvel, e racconta del primo incontro tra Duke, Scarlet, Snake Eyes e la formazione del nucleo centrale dei Joe. E' una bella miniserie, ma per quanto il marketing possa entusiasmarsi nel ricordare e associare il nome di Hama ai personaggi, non c'e' nulla che possa nascondere da quanti anni l'autore viva ai margini della giostra fumettistica, condannato a serie di sempre minore prestigio scontando a vita gli ultimi anni in Marvel. Cobra è un altro paio di maniche: racconta di come il Joe Chuckles riesca a infiltrarsi nei ranghi di Cobra. E' un viaggio nell'abisso, una visione molto severa e tragica del ruolo dell'infiltrato, dei costi e dei sacrifici, delle vite ''spendibili'' in nome di una missione più grande: è scritta da Gage, l'unico autore contemporaneo e giovane messo nel team da IDW, è la migliore storia del gruppo e non a caso è quella che di G.I. Joe ha solo il nome.

Captain Britain and MI13: quando Marvel annunciò la chiusura della serie qualche mese orsono, piovvero maledizioni e bestemmie. E contro Quesada e contro lo stupido pubblico americano. La serie scritta da Cornell è stata uno dei prodotti più originali, freschi e avvincenti che l'editore abbia realizzato negli ultimi anni, e parliamo di un periodo dorato per la Marvel: paradossalmente la sfortuna è stata proprio questa. In Marvel, contemporaneamente, ci sono state così tante nuove serie di tale livello qualitativo da far scomparire la pur ottima nuova incarnazione degli eroi inglesi. Parliamo dell'ultimo albo. Cornell è inglese, ed è autore televisivo legato a serie come il Doctor Who: ama il suo paese e conosce la sua storia; l'ultimo albo di Cap Britain è probabilmente la migliore storia conclusiva mai realizzata per una serie chiusa in fretta e furia, non tanto per i modi nel finire la trama dell'invasione di Dracula, svolta a dovere ma con gli inevitabili costi dovuti alle poche pagine: per gli omaggi e le scene e lo status in cui vengono lasciati i personaggi. Cornell non lascia fili aperti: Meggan ritorna, tutti i protagonisti finiscono accoppiati e felici e contenti, persino Blade, e per finire ci sono guest star da lacrime con in cima Death's Head II. E' come tornare indietro di venti anni, MARVEL UK FOREVER. Sì, cazzo: ero un fan. Leggevo tutte le serie Marvel UK e le ho supportate fino alla fine dei loro giorni. Maledetta Marvel, ha sempre ammazzato le mie serie preferite.
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lunedì, luglio 13, 2009 | in : fumetti e libri
Halo - The Fall of Reach (Id, 2001): è il primo romanzo dedicato al mondo di Halo. Da qualche anno il numero di libri tratti da videogiochi o prodotti in ottica di multimedialità con essi è aumentato esponenzialmente, il merito/demerito di questo nuovo trend va parzialmente accreditato proprio a questo titolo: il successo ottenuto da questa opera buttata sul mercato editoriale senza troppa convinzione è stato tale da spingere la Microsoft a lanciare una vera e propria linea di adattamenti legati ai propri IP più famosi. Il romanzo è stato edito anche in Italia nel 2007 a opera di Multiplayer.it.... iniziativa commendevole, ogni libro in più portato in Italia è un libro in più che ci allontana dall'oblio terzomondista in cui stiamo cadendo, tuttavia a 15 euro contro gli originali 6 dollari la spesa risulta come sempre non conveniente. L'autore, Eric Nylund, nasce come scrittore interno a Microsoft, si occupa della stesura dei manuali e dei contenuti online: evidentemente dimostra talento, qualcuno se ne accorge e viene scelto per la stesura di Fall of Reach, il successo arriva e Nylund è oggi, oltre che lo scrittore ufficiale Microsoft, un reale autore professionista con opere originali al proprio attivo; magari non lo vedremo mai candidato all'Hugo o al Nebula, ma il traguardo raggiunto è invidiabile. The Fall of Reach è, a oggi, il primo pezzo della storia di Halo: è una narrazione precedente ai fatti raccontati in ''Halo: Combat Evolved'' e tratta sostanzialmente della secret origin di Master Chief e del progetto Spartans, dell'inizio della guerra con i Covenant e di come questa guerra fosse, al tempo della narrazione, completamente andata a sud. Togliete l'Halo dal titolo, cambiate i nomi noti ai videogiocatori: in un normale romanzo di videogiochi a questo punto resterebbero solo semplici linee di testo compilate con il piccolo bignami del romanziere, The Fall of Reach è tutta un'altra cosa; è il romanzo più vicino a Fanteria dello Spazio che mi sia mai capitato di leggere: si muove egregiamente tra giganteschi combattimenti tra flotte spaziali, furiosi scontri a fuoco sulla superfice, burocrazia e vita militare, tutto ciò senza dimenticare quanto abbiamo ipotizzato di togliere poco fa. Halo: i personaggi sono quelli, gli eventi sono quelli, i dettagli sono quelli; il romanzo riesce nell'impresa di rendere la fragile storia di Halo molto migliore, di dare forte caratterizzazione ai suoi protagonisti e in definitva di aggiungere spanne di canone e continuity con uguale forza e priorità. Nylund si diverte qua e là a infilare anche dei piccolissimi scherzi dedicati al gioco nel suo gameplay, nel corso del romanzo troviamo riferimenti a un gioco per bambini ''King of the Hill'' e a un allenamento militare ''Capture the Flag''. Ovviamente sappiamo tutti, o quasi, dove la storia va a finire, quindi ci sono muri a bloccare la completa evoluzione della vicenda: Nylund è bravissimo a girarci intorno, potremo anche sapere chi non muore e cosa non viene distrutto, ma la marcia per arrivare a quello status è piena di imprevisti e sorprese, sia di trama sia di stile. E' realmente un romanzo piacevole da leggere. Come forse saprete ci sono 2 giochi di Halo in arrivo: lo spinoff di Halo 3 dedicato agli Orbital Drop Shock Trooper (autunno), e il non casualmente intitolato ''Halo - Reach'', recentemente annunciato all'E3 e di cui non sappiano nulla, o quasi. L'unica immagine promozionale e il breve teaser hanno infatti reso chiaro un punto: ci saranno Spartans, non uno, plurale. Facile pensare che il gioco si ambienti proprio durante gli eventi del romanzo.
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lunedì, luglio 06, 2009 | in : fumetti e libri
The Great Fables Crossover: parliamo spesso di Fables, sempre con piacere, questa volta ne avrei fatto volentieri a meno. Il grande Crossover tra Fables e Jack of Fables, con in più la mini dedicata ai Literals, 9 albi in tutto negli ultimi tre mesi, è il punto più basso mai raggiunto dal prodotto di Willingham e soci. E' l'unico punto basso mai raggiunto, ma è molto basso. Cosa succede? Kevin Thorn è ''Dio'', lui crea le storie, personaggi e ambientazioni: quindi ha creato tutto; i Literals sono l'incarnazione delle Idee, se volete richiamano un pò gli Endless di Gaiman. Kevin Thorn è stufo del mondo, lo vuole distruggere e ricreare. Jack si trasferisce sulla testata Fables, per nessuna ragione narrativa e senza più avere il minimo scopo nella storia, Bigby e Snow White (più i comprimari di Jack) vanno a dare la caccia a Thorn per fermarlo prima di essere tutti cancellati. Le idee e le scene, le immagini, sono quelle di Fables: il problema è la narrazione, manchevole e piena di buche anche per le tolleranze surreali di Fables, un altro problema è Jack, è scappato di mano, è un personaggio passato dall'essere un antieroe a essere semplicemente odioso. Il finale non è da Willingham, un autore che ci ha abituati a prese di posizione serie sui propri personaggi, modificandone le vite per spingerli avanti e non al mantenimento dello status: il Grande Crossover è invece un crossover come tutti gli altri, non porta niente e lascia la scena inalterata. Per fortuna è finito e dal mese prossimo speriamo che si ritorni alla normalità.

Bang! Tango: miniserie in sei albi per Vertigo scritta da Joe Kelly e disegnata a fasi alterne da Sibar e Ramos. Vincente, ex-sicario della Mafia in fuga dopo un grave sgarro, vive come ballerino di Tango in quel di San Francisco. La sua vita va abbastanza bene, balla molto e la sua compagna di ballo e di sesso è una gran gnocca, un giorno però dal suo passato lo viene a cercare (e soprattutto lo trova) Autumn: la causa numero uno del famoso sgarro costato al protagonista la sua più eccitante vita di un tempo. Autumn ha una particolarità: è strafiga ed è un travestito. Vinnie l'amava alla follia prima di scoprire il trucco e cominciare a odiarla con altrettanta foga. Autumn si porta dietro il passato e cominciano i guai: la storia gira troppo sui gusti sessuali dei suoi protagonisti, più che a veri elementi di plot, Kelly ricorre frequentemente ad assottigliare la distinzione tra etero e omo in favore della sorpresa e del trovare le motivazioni alle scelte spesso incomprensibili degli stessi protagonisti.

Mysterius the Unfathomable: altra miniserie in sei albi, questa volta Wildstorm. Una rarità completamente slegata dall'universo supereroistico dell'etichetta e dalla funzione di parcheggio per opere su licenza. Mysterius è l'ultimo prodotto di Jeff Parker, disegni del grande Tom Fowler. Parker è uno scrittore di quelli che solitamente navigano con il marchio Marvel sopra la testa, da poco si è guadagnato una sua serie regolare (già a rischio cancellazione) e sta riscuotendo successo di critica. Mysterius è la storia di un mago e della sua nuova apprendista, un mago di quelli come Otelma, di quelli che chiami cercandoli per telefono e loro arrivano a farti la seduta spiritica o sciocchezze del genere. Mysterius però è un vero mago. Gli piace mangiare e frequentare l'alta società, quindi si presta a queste messe in scena. Questa è la premessa: la trama è un'altra ma vale la pena leggerla, non è che sia fitta di sorprese ma è originale e divertente.
hellbly @ 13:53 | commenti (popup) | commenti
sabato, luglio 04, 2009 | in : fumetti e libri
Terrore nell'Iperspazio (Stardeath, 1983): parliamo di nuovo di E.C. Tubb ma questa volta con un romanzo 14 anni successivo a S.T.A.R. Flight, praticamente un mondo parallelo totalmente diverso; la fantascienza è stata scossa da un evento fondamentale nella storia del genere, il 1979 è l'anno di Alien: Tubb si lancia nell'avventura crossover della fantascienza dell'orrore, horror fantascientifico. Residui degli anni '60-'70 si vedono e restano: il suo nuovo protagonista è come il Presto di STAR Flight, è un superuomo specializzato in morte. Se il capitano Kurt Varl potesse uccidere con gli occhi il libro sarebbe finito alla prima pagina, per fortuna Tubb si è trattenuto un attimo prima di renderlo Superman, si è fermato a livello del Punitore: Kurt Varl è un leader nato, domina i suoi uomini con la paura della sua furia mortale e con il rispetto per la sua intelligenza superiore, le donne cadono ai suoi piedi, gli uomini vorrebbero essere come lui, i bambini vorrebbero essere suoi figli. L'umanità sta affrontando la sua sfida più grande, tra i miliardi di umani sparsi per il cosmo i supercomputer che gestiscono la Società hanno individuato in Kurt Varl, l'UOMO per eccellenza, l'unico a poter salvare la Razza: il più forte e il più grande. Tubb con questo personaggio si lascia veramente andare, lo caratterizza come un superuomo silver age implacabile davanti ai nemici e impossibile alla sconfitta. Non è male come protagonista, è un vero badass. Circa trecento anni prima un grande scienziato ha scoperto/inventato l'iperspazio, il boom della nuova frontiera spaziale ha sparpagliato l'umanità un pò ovunque: certo, lanciati così all'avventura non tutti sono arrivati a destinazione, non tutte le astronavi erano costruite a regola d'arte, non tutti i navigatori così abili. Una nave qua e una là, nel corso degli anni, ultimamente sempre più di frequente: scomparse nell'iperspazio. Adesso entra in gioco Alien: finché un giorno una nave riemerge dall'iperspazio con il suo carico di inferno sulla terra, disperazione e terrore alla Barker, mostruosità rivoltanti e abomini offesa all'immagine didDio. Solo Kurt Varl può guidare una nave nell'iperspazio, trovare la causa dell'orrore e ammazzarla. Libro breve, metà spesa in preparazione metà in lotta: Tubb non indaga troppo sui suoi argomenti, le sue spiegazioni scientifiche fanno acqua, in certi casi il nesso delgi eventi viene un pò stirato per conseguire la successione narrativa prescelta. Si vede che  è un romanzo scritto velocemente. Tubb dimostra però anche di aver completamente capito e perfettamente padroneggiato la natura dell'orrore nello spazio, l'ignoto e lo sconosciuto, il sovrannaturale, la violazione delle leggi fisiche del nostro mondo da parte di qualcosa di superiore e terrificante, incomprensibile. Un colpo di genio lo spinge a inserire un elemento realmente misterico, fantasmi in senso stretto: razionalizzarli, farne una scienza. Terrore nell'Iperspazio porta un paio di sperimentazioni tematiche realmente fuori dal comune, le affoga in una solidissima narrazione d'atmosfera e le appunta sul petto possente del protagonista.  E' come guardare Predator.
hellbly @ 00:49 | commenti (popup) | commenti
venerdì, luglio 03, 2009 | in : fumetti e libri
Tortuga (id, 2008): non stimo Evangelisti né come autore né come uomo. Troppo tronfio ad autodefinirsi unico sul panorama italiano, a prendere per sé diciture come New Weird e farsi figo: pur con un fondo di ragione ineluttabile quale la rarità di scrittori di genere di successo in Italia; candidatosi nella lista anticapitalista... ma non parliamo di politica: le ideologie sono per gli stupidi, cristiani e comunisti sono ugualmente odiosi e perduti nel cuore del Grande Inverno (mi stanno sul cazzo, chiaro?). Veniamo a Tortuga: storia di pirati, anzi, romanzo storico con pirati. Evangelisti ha dichiarato di essersi riccamente documentato, di aver fatto propri tutti i diari di personaggi storicamente esistiti legati alla filibusta ed essersi sforzato di discernerne il vero dal falso per offrire ai suoi lettori una rappresentazione della pirateria nella sua forma più crudele e realista. Molti dei personaggi secondari del romanzo, infatti, hanno nomi e gesta che dovrebbero rispondere alla più sacrosanta verità storica: tranne il protagonista, l'ex-gesuita portoghese Rogerio, nostromo su una nave spagnola assaltata dai pirati nelle primissime pagine del libro; Rogerio scampa la morte e viene arruolato a forza tra i corsari (fortuna che ci sono tanti sinonimi). Abbiamo quindi il più classico dei veicoli narrativi: un protagonista esterno al soggetto del racconto in cui identificarsi e scoprire insieme gli orrori e la bellezza della vita del pirata. Evangelisti avrebbe potuto scrivere un bel romanzo d'avventura piratesca, invece sceglie la via del cinico moralista lasciando all'ex-gesuita con qualche scheletro nell'armadio il compito di capire, comprendere, giudicare e diventare come i marinai che issano il jolly roger. Ciò detto mi sono goduto il libro quasi tutto, restando solo molto insoddisfatto nella sua fase finale: uno degli elementi narrativi che Evangelisti si premura di mettere ben in vista per tutto il romanzo è il tema della schiavitù e il modo in cui la Chiesa permettesse, incoraggiasse e sfruttasse la tratta dei negri, considerati creature subumane e via dicendo. Rogerio chiaramente si innamora di una bellissima schiava negra. Il finale è tanto prevedibile quando piatto: questi schiavi maltrattati e schifati per tutto il film, trattati come oggetti, insultati e posseduti come animaletti domestici, diventano il vero motore di tutta la trama e, infine, gli unici a godere del finale buono. Tutti gli altri: nobili, individualisti, preti, ex-preti, politici, professionisti, capitalisti e borghesi porci e schifosi, loro filibustieri bastardi, loro devono crepare tutti. Mettiamola così: Tortuga è un bel romanzo di pirati fino a quando il suo autore è rimasto in controllo delle proprie pulsioni demenziali, dopo si trasforma in un pamphlet politico malamente mascherato da narrazione, una presa per il culo a tutte le velleità storiche autoattribuite. Per quanto mi possa piacere un protagonista bestemmiante, un prete assassino e traditore e via dicendo, trovo alquanto fastidioso sentire la volontà altrui provare a imporsi alla mia con sotterfugi e impostori.
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venerdì, luglio 03, 2009 | in : fumetti e libri
Il Segreto delle Porte Spaziali (S.T.A.R. Flight, 1969): la Terra è stata invasa economicamente da alieni tecnologicamente così progrediti da poter vendere all'umanità il desiderio più grande, la giovinezza e l'immortalità; in cambio gli alieni chiedono poco: un sacco di soldi, un pezzo di terreno qua e uno là, essere trattati come esseri superiori. Gli alieni sono molto simili a noi, hanno una tecnologia migliore ma per il resto non sembrano essere andati troppo avanti con la civiltà: la STAR è una società segreta rivoluzionaria che vuole eliminare gli alieni, William Preston è uno dei suoi uomini più capaci. Non viene mai detto esplicitamente ma Preston è un sicario, un terrorista: siamo negli anni '60-'70, Tubb scrive letteratura d'evasione pura e semplice e il combattente rivoluzionario spietato e pieno di risorse è un mito romantico nel pieno del suo vigore. Gli alieni nascondono due segreti fondamentali: il trattamento di giovinezza e il funzionamento delle Porte Spaziali che conducono agli altri mondi. Preston, travestito da alieno, parte per una missione suicida: svelare i segreti degli alieni, liberare l'umanità dalla dipendenza verso la tecnologia aliena. Tuttavia c'e' un segreto molto più grande da scoprire: gli alieni non sono esattamente quel che dicono di essere, riuscirà Preston a sopravvivere alla furia degli alieni? Riuscirà a tornare sulla Terra portando con sé il Segreto? Sì. E con stile. Preston è un altro di quei personaggi a rientrare a pieno diritto nella categoria BATMAN, è un superuomo inarrestabile, pronto a tutto e letale. Tubb modifica leggermente i termini della caratterizzazione: Preston non è un genio e non è neppure dotato di particolari talenti, è uno di quei personaggi che oggi definiremmo ''un sopravvissuto'', messo alle strette, ridotto in fin di vita, Preston reagisce con ferocia e violenza, prende decisioni istantanee e non esita un'istante a uccidere i suoi avversari pur di garantire la propria sopravvivenza. Nel corso del libro si insiste molto su questa originale amoralità di Preston; una delle migliori righe è verso la fine della storia, un personaggio secondario che aveva conosciuto Preston prima della missione lo reincontra e pensa qualcosa come: ''prima aveva l'aspetto di un duro, di un assassino, adesso i suoi occhi sono [..è diventato ancora più figo..], adesso è un vero killer spietato e inarrestabile''.
hellbly @ 14:04 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, luglio 01, 2009 | in : fumetti e libri
Il Mostro degli Hawkline (The Hawkline Monster, 1974): se si fosse suicidato una decina d'anni prima e fosse nato una trentina d'anni prima, oggi ricorderemmo Richard Brautigan in modi molto simili a Robert E. Howard e H.P. Lovecraft. Brautigan era malato di mente, viveva a San Francisco negli anni '60 e i commentatori all'edizione, prima edizione italiana, del romanzo in oggetto lo definiscono una delle grandi voci della cotrocultura americana. Nella sua carriera Il Mostro degli Hawkline si pone come quinto romanzo pubblicato e primo a essere la programmata parodia di un genere tanto caro alla cultura classica americana come il western: il suo romanzo è un autodefinito Wester Gotico. E' ambientato nella e durante la Frontiera ma racconta di fatti misteriosi, nel senso di mistici, e di mostri. La famiglia Hawkline vive in mezzo alle disabitate Dead Hills, la casa sorge sopra delle caverne di ghiaccio: nelle caverne di ghiaccio si aggira un mostro, il mostro ha probabilmente ucciso il padre; il padre era scienziato un pò pazzo. Greer e Cameron sono pistoleri, si pagano le puttane ammazzando a pagamento: sono molto bravi; un giorno la Signora Hawkline manda Magic Child a cercare due bravi pistoleri per ammazzare il mostro che vive nelle caverne di ghiaccio sotto casa sua. Greer e Cameron sono immediatamente i pistoleri giusti, Greer è giovane e a Cameron piace contare: sulla strada per casa Hawkline, Magic Child decide di scoparseli entrambi. Controcultura vuol dire confondere i matusa, spezzare le convenzioni e fare del crossover anacronistico: è un romanzo brevissimo composto di tanti capitoletti brevissimi, è un delirio libertario di dialoghi brillanti e surreali, personaggi e comportamenti grotteschi, assassini senza scrupoli e donne desiderose di sesso; Brautigan è autore capace di tratteggiare caratteri interi in poche linee di testo, raccontare storie in una spicciolata di ricordi scambiati in mezza pagina. Ho fatto tesoro di questo romanzo, ho cercato di farlo durare il più possibile: avrò letto una pagina al giorno, non di più, per non doverlo mai finire; superata la metà l'ho finito in un'unica lettura, non potevo non girare la pagina successiva. Originale, sottilmente trasgressivo: a dirla tutta è un Wester Gotico Fantascientifico, ma qui le descrizioni non rendono e non hanno senso; un romanzo che è uno spicchio vivente e fresco della California anni '70 di cui tutti sanno qualcosa perché stampata nell'immaginario collettivo, qui non se ne parla ma l'impressione è di esserci caduti dentro.
hellbly @ 00:47 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, luglio 01, 2009 | in : fumetti e libri
La Minaccia degli Hukk (The Glory Game, 1973): mi è capitato per le mani un vecchio Urania dedicato a uno dei romanzi non-parte-di-cicli di Keith Laumer, mi sono sorpreso di quanto mi abbia divertito. Laumer fu autore a raffica, decisamente votato alla serializzazione e propenso a letteratura di pura evasione: non avevo mai letto niente di suo fino a oggi; La Minaccia degli Hukk l'ho letto in due giorni, avrei potuto in uno tanto è breve e filante, ma la Vita, sapete, no? Leggere più di cinquanta pagine alla volte sembra un'impresa impossibile. Laumer, prima di scrivere fantascienza, fu militare e diplomatico: la sua esperienza si riversa tangibilmente nela sua produzione; il suo stile concettuale è stravagante, unisce un senso della commedia e della satira fuori dal comune nella fantascienza, a un culto del superuomo capace di imprese impossibile tutti i giorni prima di colazione. Protagonista del romanzo è il giovane Dalton, ufficiale di carriera, giovane e già incaricato di un importante comando spaziale: la Terra è sull'orlo di una guerra, una razza aliena un tempo arretrata rispetto all'umanità è ora in procinto di fare il grande salto e sfigare la potenza terrestre in campo aperto; sulla Terra la politica imperversa, l'esercito è spaccato in due tra i Morbidi, che vedono gli Hukk come bambini incapaci di ogni male, e i Duri, che gli Hukk vorrebbero ammazzarli tutti: come se non bastasse ci si mette in mezzo anche il governo mondiale, interessato più che altro a smantellare l'esercito. Dalton si trova nel mezzo: poco prima della partenza per la missione che deciderà le sorti delle relazioni tra Hukk e Umani, viene preso da parte da una fazione alla volta all'oscuro dell'altra, ognuna gli impone ordini segreti che spostino gli equilibri di potere a proprio favore. Gli ordini sono naturalmente contraddittori tra loro: ogni fazione promette fortuna in caso di successo e disperazione in caso di tradimento o fallimento, Dalton è in una situazione complicata. Dalton è un Uomo, nel senso di un Main Man: ha le palle più grosse di chiunque, è un genio militare, un giocatore di poker senza rivali, è stronzo come nessuno e il peggior individualista arrogante e sicuro di sé a cui sia mai stato dato il comando di una flotta di navi da guerra. Ci sono i Morbidi, ci sono i Duri, c'e' il Governo: poi c'e' Dalton. Il personaggio è chiaramente caricaturale, sembra l'incarnazione del Chuck Norris dei facts: è un personaggio fantastico, immediatamente simpatico, indefesso e con l'autostima a livelli fuori scala. La narrazione di Laumer è una freccia, niente giri di parole, descrizione integrate all'azione, nessi brevissimi e spostamenti ridotti al minimo: azione, qui e ora, il resto è ovvio. Non ci sono grossi contenuti, la razza umana fa abbastanza schifo tutta complotti e ipocrisia, ma è una scenografia di comodo per esaltare la pura potenza del protagonsita ed evidenziarne i tratti superumani.
hellbly @ 00:23 | commenti (popup) | commenti
lunedì, giugno 29, 2009 | in : fumetti e libri
Justice League of America: a tre anni e trentaquattro numeri dall'inizio l'ammiraglia DC Comics cerca ancora una sua identità ed è quindi tempo di correre ai ripari. Per la verità la DC aveva un piano editoriale molto preciso, finita la mediocre run iniziale di Meltzer, tempo e spazio per McDuffie, scelto non a caso soprattutto per reintrodurre ufficialmente nel DCU gli eroi dello Shadow Cabinet con i quali sopperire ai piani a lungo termine che avrebbero coinvolto la trinity. Già, in DC gli eroi tendono a essere meno ubiqui: se Batman sta facendo qualcosa di importante non compare allo stesso tempo in X-Men, X-Force, X-Palle e nelle sue dodici testate assolo. Lasciate perdere: McDuffie va via sbattendo la porta, la sua run ha fatto schifo ma a suo dire la colpa è delle suddette macrostorie che gli hanno impedito di usare certi personaggi e muoversi liberamente nel DCU; torto o ragione il risultato non cambia: in poco tempo DC è riuscita ad alienarsi due autori di calibro, l'altro è Dixon, e a dover riprogrammare con imbarazzo le vicende del suo supergruppo primario. Mal comune mezzo gaudio: proprio di questi giorni la notizia del divorzio tra JMS e Thor a causa della volontà Marvel di far confluire la sua eccellente storia in un crossover. Lasciate perdere: quando McDuffie e la JLA sembravano in buona salute la DC annunciò tra cori angelici il lancio di una serie parallela, chiamata Justice League, scritta da Robinson. L'ennesimo tentativo di tenere in vita contemporaneamente due team primari, il secondo dei quali più aggressivo: con il licenziamento di McDuffie, Justice League si trasforma in una minisierie, Wein traghetterà qualche numero di JLA e Robinson passerà a scrivere l'unica testata del gruppo a partire da... boh, non saprei. Torniamo al presente: Black Canary ha fallito come leader della JLA, era prevedibile. Lo Shadow Cabinet è tornato senza troppo clamore, l'ultimo anno e mezzo di JLA è da dimenticare.

Wonder Woman - Rise of the Olympian: mentre Batman schiattava e Superman se ne andava offworld, Gail Simone faceva di tutto per dare a Wonder Woman un equivalente in importanza di storia. Rise of the Olympian segna il ritorno degli Dei greci nel DCU, la nascita di una nuova super-arci-nemesi per Wonder Woman, e si conclude con Diana che rinnega i propri Dei, la propria natura Amazzone, persino il proprio popolo pur di non sottostare al volere dell'arrogante faccia di merda noto come Zeus e del suo decreto divino di asservire le amazzoni ai suoi nuovi prediletti comandati da Achille. Ah, Ares è morto, Wonder Woman e Donna Troy hanno litigato, Wonder Woman e Nemesis hanno parecchio da dirsi, in generale Wonder Woman è stata liberata da quasi tutti i suoi legami e tradizioni, sradicata e lasciata sola come mai prima d'ora. Con tutti i difetti dovuti ad alcune forzature e eccessi di montatura sull'importanza di questa storyline, Gail Simone dimostra di essere veramente un'autrice capace di rimboccarsi le maniche e sputare parole e scene degne di essere lette, nonostante tutti i compromessi.

Green Lantern: con la fine di Agent Orange la lunga preparazione a Blackest Night è finita, dal prossimo mese super-mega-crossover estivo nel DCU. Johns è sempre un grande e Green Lantern è sempre una delle migliori testate DC.

Sgt. Rock
: si conclude finalmente The Lost Battalion, la miniserie creativa di Billy Tucci. Ho sempre detestato Tucci, sin dai tempi di Shi. Guardate le uscite di Lost Battalion e paragonatele a quelle della precedente miniserie scritta da Kubert: la precisione e la puntualità di un grande professionista del fumetto contro il bel disegno senza sostanza di uno scarto dell'era Image.

The Immortal Iron Fist: la Marvel è un editore che di tutto per essere odioso, una delle sue caratteristiche più sgradevoli è quella di cancellare le sue serie migliori. Qualche settimana fa l'annuncio della chiusura di Cap. Britain, oggi la fine ancora una volta molto violenta e non anticipata dell'amatissimo assolo di Iron Fist. Pensare che quando Fraction la mollò ero convinto sarebbe caduta in disgrazia nel giro di un niente, Duane Swierczynski mi ha sorpreso: è riuscito a mantenere il ritmo, il tono e l'atmosfera, riuscendo a non far rimpiangere il suo più blasonato predecessore. E' stata tutta colpa della Marvel, non ha supportato la serie e ha lasciato che le vendite scivolassero. Adesso ci saranno una serie di speciali dedicati alle Immortal Weapons, ognuno con un backup che dovrebbe fungere da albo numero 28. Non è abbastanza ma riassumiamo: Iron Fist è tornato a New York, la sua città magica è sull'orlo di una rivoluzione storica, ha stretto patti di amicizia e alleanza con i campioni delle altre città magiche, ha fatto la proposta di matrimonio a Misty (che per altro è incinta). Tipico ultimo numero, un vero peccato che la corsa si sia conclusa.

Messiah War: l'ultimo x-crossover tra Cable e X-Force ha tanta storia editoriale alle spalle ma non vale la pena raccontarla a causa dell'orrore della storia e della trama. Peggiore x-over da... ci penso, ve lo farò sapere quando ne parleremo di nuovo.

Astonishing X-Men: continuo a trovare i disegni di Simone Bianchi inadatti alla narrazione a lungo termine, ma il suo ciclo con Ellis è comunque di ottima fattura e mantiene altissimo il livello di questa serie dedicata agli x-men. Spero che Ellis abbia piani a lungo termine.

All Hail Megatron
: dopo tanti fumetti dei Transformers di scarsa qualità, IDW riesce finalmente a mettere in piedi un degno contraltare alla spettacolarità e celebrità cinematografica dei robot hasbro. Il successo di questa miniserie è stato tale da: 1) crescerla da 12 a 16 numeri, anche se i prossimi 4 saranno in sostanza degli speciali slegati; 2) garantire il lancio di una regolare ambientata nella stessa continuity. La premessa della serie è questa: Optimus e Megatron hanno combattuto nel solito duello, questa volta però, a causa di un traditore tra gli Autobots, Optimus ha perso e così la guerra è finita in favore dei Decepticons (praticamente è il contrario rispetto al finale del primo film). Ora i Decepticons regnano sulla Terra e gli Autobots sono stati esiliati su Cybertron a morire ''di fame'', con Optimus morente. L'autore Shane McCarthy, qualche cosa per DC con Batman, riesce a dare nuova vita alla G1 buttando toni molto adulti e aumentando il livello e l'intensità del conflitto. I fan dei Transformers dovrebbe mettere una freccia gigante al neon lampeggiante per ricordarsi ogni uscita IDW da qui in poi.
hellbly @ 19:34 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
sabato, giugno 20, 2009 | in : fumetti e libri
The Man With No Name: considerando la difficoltà produttiva di Lone Ranger, la sua aperiodicità per così dire che non ci consente di sapere quando uscirà il prossimo atteso numero, la serie dynamite a fungere da ammiraglia per western avrebbe dovuto essere quella basata sulla licenza ufficiale dei film di Leone. Alla Dynamite dovrebbero prendersi un momento, fermarsi a guardare e capire quale debba essere il loro futuro: questo è il momento di decidere se continuare a crescere come editori o continuare a fare buoni fumetti. Avendo raggiunto una fetta di mercato considerevole e una ancor più ragguardevole quantità di uscite mensili, l'editore dimostra chiaramente di non essere più in grado di mantenere la stessa qualità, soprattutto estetica, su tutte le testate. The Man With No Name si ferma all'undicesima uscita, sei di troppo direi. A settembre è previsto che riprensa con un nuovo team creativo e un nuovo nome, rullo di tamburi: The Good, the Bad and the Ugly.

Moon Knight: quando Dc comics decide di chiudere una testata solitamente lo anticipa, in altri casi la mette in iato semi permanente e finge di essersela dimenticata. Poi però la finisce. In casa Marvel invece hanno invece pensato di aspettare una convention e dichiare l'ultima serie di Moon Knight sempicemente chiusa, e di rilanciarla quest'estate o a settembre (l'ho letto da poco e non lo ricordo) con un nuovo titolo e una bella centratura sulle trame di Dark Reign.
Hanno fatto bene a chiuderla, tutta la parentesi messicana è stata una marea di stronzate. Altra serie avviata bene e poi messa in mano alle terze linee.
Voglio poi togliermi una voglia: Dark Reign è la peggiore storyline Marvel di sempre, di sempre no ma sicuramente la peggiore da tutta la menata di Civil War; non ha senso e la continuity è la peggiore mai vista.
hellbly @ 18:05 | commenti (popup) | commenti
lunedì, giugno 08, 2009 | in : fumetti e libri
Seaguy - The Slaves of Mickey Eye: il ritorno di Morrison alla Vertigo è per il sequel di Seaguy. Non mi era piaciuto il primo, non mi è piaciuto il secondo: faccio fatica a capirlo e in definitiva non lo trovo né divertente né interessante. Più o meno è la stessa roba del primo, un pò più intricato e con un salto tra il secondo e il terzo albo fortemente indigeribile.

Criminal Macabre - Cell Block 666: praticamente me n'ero dimenticato, per fortuna questa serie di Niles non offre mai tanta storia da non poterla tenere a mente a mesi di distanza. Il piano di Cal per uscire di prigione e chiudere la story line che lo vede perseguitato dalla polizia ha successo, in modi sempre più prossimi e troppo simili a quelli di un vecchio Hellblazer.

Dead Irons: questo è qualcosa di cui sentivo la mancanza, c'e' stato un tempo in cui horror e western andarono a braccetto. Non mi riferisco solo a varie esperienze comics da Desperados, un certo periodo di Jonah Hex, Phantom Rider e tutta la compagnia di detective del paranormale e mostri immersi nella frontiera selvaggia: la Dark Age di White Wolf ci portà tutta una teoria di licantropi cowboy, lo stesso Near Dark potrebbe ma forse no. Un team di autori di secondo piano confeziona una buona storia pseudo underground per Dynamite. Un predicatore fuori di testa venera il diavolo e vuole l'immortalità, sua moglie viene sacrificata e una maledizione sulla testa dei suoi quattro figli: un vampiro, un lupo mannaro, una strega, uno zombie o qualcosa del genere. I primi tre si votano alla vendetta e al male, l'ultimo vuole salvarli o ammazzarli, o salvarli ammazzandoli. Divertente e ben realizzato, ci sarebbero voluti più numeri: al solito l'ultimo albo è tirato via e la sceneggiatura salta l'atteso scontro finale affrettandosi a non lasciare troppi fili sciolti, il finale non è chiarissimo. A volte i disegni underground, molto espressivi, scazzano in pieno la necessità rappresentativa.
hellbly @ 16:17 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
giovedì, maggio 28, 2009 | in : fumetti e libri

Batman - Battle for the Cowl (Maggio): così siamo arrivati alla fine, la battaglia per la successione a Batman è terminata. Nessuna sorpresa, tutto giocato nell'unico modo possibile: Dick Grayson è Batman, Damian è Robin, Tim Drake è Red Robin. Bruce è ancora (non) morto: trovo improbabile un suo coinvolgimento in Blackest Night, credo inoltre che staremo con il nuovo assetto almeno fino al prossimo anno: DC ha gestito l'uscita di scena di Superman e Batman in maniera molto ordinata, anche il loro ritorno è facile prevedere seguirà lo stesso andamento. Resta da vedere la questione Wonder Woman, questione esistente solo alla luce dell'insistita necessità della Trinity. ''Oracle 3'': per fortuna non c'e' stata la temuta guarigione di Barbara Gordon che rimane quindi felicemente inchiodata alla sua sedia a rotelle, resta quindi il dubbio su chi indosserà il manto di Bargirl. Secondo me non sarà Cassandra, anche se trovo poco credibile l'introduzione di un nuovo personaggio: quindi alla fine la più probabile è proprio l'attuale Batgirl, eppure... In ogni caso la miniserie di Oracle, a parte l'ottimo disegnatore che rivedremo in Sirens, è tutta da dimenticare: la sfida con Calculator totalmente priva di appeal e inutile. ''Azrael 3'': con la benedizione di Talia e Dick il nuovo Azrael, ex-Devil Batman, inizia la sua carriera per le strade di Gotham; è un Azrael tutto nuovo, niente geni animali, niente condizionamento mistico religioso, armato di non-una-bensì due spade magiche, corazzato dalla sua (a prestito) armatura magica. Inoltre è nero. In ogni caso è stata una bella mini, la sceneggiatura avrebbe meritato il doppio della lunghezza ed è stata piuttosto sacrificata ma anche qui il tutto è andato compensato da ottimi disegni. ''The Network'': parlavamo di Cassandra, l'idea del Network è sua. In realtà è di Bruce nel senso che il Network è una forma estesa degli Outsiders ma tant'è. Le strade di Gotham non sono mai state così affollate, a pensarci la dice lunga pensare che con così tanti supereroi per densità di popolazione Gotham continui a essere il cesso di posto che è; va da sé quanto sia bello vedere questa batfamily ultra large e non è poi troppo importante capire come alcuni di quei personaggi facciano a essere a Gotham e intanto da tutt'altra parte. ''Battle for the Cowl 3'': la miniserie titolare chiude con il botto. Continuo a non capire la scelta di affidare questo fondamentale tassello editoriale a uno sceneggiatore alla prime armi come Tony Daniel, non si può tuttavia negare la buona riuscita e l'impegno profuso: testi e disegni all'altezza, un crossover interno decente, non all'altezza dei migliori vistisi in DC recentemente ma molto al di sopra della media gothamita in fatto di crossover. Del risultato abbiamo già parlato, voglio solo aggiungere due cose: il vero mistero di tutta la serie non è mai stato chi avrebbe indossato il Cowl, il vero mistero è chi sia il nuovo Black Mask. Rimane un mistero, sicuramente ne riparleremo. Secondo: Jason Todd viene fatto uscire di scena con il solito tuffo in acqua, chiaramente non è morto ma confido passeranno mesi e mesi prima di sentirne parlare ancora. A dire il vero mi resta ancora il dubbio, ricordando l'immagine promozionale, del Batman-Due Facce. Chiudiamo il cerchio come l'avevamo aperto, con un Gotham Gazette ''Alive?''. Il gcpd è in forma e alle costole di Azrael, Leslie ha rimesso in piedi la sua clinica ed è protetta dall'ex-Cavalier, da tempo lontano dalle scene: la sua reintroduzione non sembra casuale; Spoiler ha un nuovo gadget predator-style ed è qui in funzione del suo rapporto con Tim Drake per preannunciare l'imminente Red Robin che lo vedrà in giro per il mondo alla ricerca di Bruce, o così viene detto. Per ultima Vicky Vale, qui c'e' il punto più interessante e una trama che sicuramente diverrà importante tra un pò: Vicky ha capito tutto, nessuna identità segreta di spicco le è rimasta ignota e ora le mancano solo le prove. La Voce di Gotham osserva la città, Gotham osserva il nuovo Batman. Battle for the Cowl è stato un successo, le vendite non sono andate male, neppure bene ma c'era da aspettarselo.

Old Man Logan: ovvero la storyline compresa tra il numero 66 e 72 dell'attuale serie regolare di Wolverine e, sì, non vi siete sbagliati: il numero 73 è uscito prima del 72. E' successo che Millar e McNiven fossero in ritardo e quindi. In Marvel si sono trovati con un problema considerevole: tra l'anniversario del loro personaggio di punta (insieme a Spiderman ovviamente) e il grande concept di Dark Reign si sono trovati Wolverine troppo in mezzo alle balle. Per mesi e mesi, e anni, Wolverine è stato dappertutto: serie regolari assolo, in tutti i gruppi possibili; lo è ancora adesso ma il Dark Reign e la nuova regolare Weapon X (facendo un pò quello che è stato fatto con Iron Man tra Director of the Shield e Invincible) c'era bisogno di tirarlo fuori dalla continuity. Quindi Messiah War nel futuro, quindi Old Man Logan nel futuro ma un futuro diverso. Neppure in Marvel vale la pena indagare la continuity quindi parliamone e basta. Voglio subito dire che l'ultimo albo mi ha deluso, considerando il ritardo avrebbe dovuto essere molto meglio: e lo dico sottolineando quanto mi sia goduto i precedenti; intanto non mi è piaciuto che il Cap ammazzato dal Teschio Rosso fosse quello attuale e non Steve Rogers: è il futuro, è fuori continuity, possibile che non si possa guardare più in là del proprio naso? Red Skull lo tratta come se fosse Steve Rogers, ma noi sappiamo essere solo lo stupido Winter Soldier. Vogliamo poi parlare del combattimento Red Skull - Old Man Logan, che cazzata. E ora cos'e' questa storia dell'Old Man Logan Speciale: non potevano concludere la storia qui, dove era intesa finire. Molto deluso dalla gestione editoriale, per il resto disegni e storia sono a posto: salvo l'ultimo numero che è molto stupido.

Ultimate Wolverine vs Hulk
: possiamo citare varie similitudini con quanto detto prima, storyarc a dir poco anticlimatico con un finale totalmente non all'altezza del suo inizio; problemi editoriali; wolverine alternativo. PROBLEMI EDITORIALI?!? Questa miniserie attesissima, preannunciatissima è stato il più grosso castrone editoriale Marvel della sua storia recente: per fortuna sono forte con i paragoni perché altrimenti non avrei mai potuto trovare qualcosa in DC di lontanamente simile. Wildcats 1 di Morrison. Il primo albo di questa mini è uscito nel Dicembre 2005, sono sei albi in tutto. La prima cosa da dire è questa: nononstante tutto il tempo passato Yu è riuscito a produrre, negli ultimi tre albi recentemente usciti, il peggio della sua arte; è un grande disegnatore e lo dimostra costantemente, è impensabile vederlo ridotto così male specialmente dopo l'ottima prova di Secret Invasion. La storia è demenziale, parte forte: i primi due albi furono eccellenti, si conclude con un calo di tono, battute stupide e oscenità narrative.

Trinity: niente può tuttavia superare il declino delle serie settimanali DC Comics, dopo il successo di 52, il fallimento di Countdown, arriviamo all'orrore di Trinity. Riprendiamo due argomenti da quanto sopra: anticlimatico è un eufemismo, è anche scorretto invero. Trinity partì bene, i primi sei, sette numeri furono decisamente interessanti: da allora è stata una merda costante, ho smesso di leggerla seriamente al ventesimo albo continuando a scorrerla senza attenzione. L'altro elemento è Bagley, un ottimo disegnatore messo su una serie promettente: costretto a peggiorarsi per poter stare nei tempi. Fortunatamente lo vedremo con calma su Batman. Su Busiek potrei parlare per ore: è stato l'autore che più ho odiato nella mia storia con i fumetti, al tempo della sua run sui Vendicatori pensavo fosse il peggiore mai esistito; l'ho parzialmente rivalutato dopo, con Trinity dimostra di avere saldo nel proprio bagaglio quel gusto per il melodramma televisivo becero e privo di sostanza. Trinity affonda senza salvezza.

Batman in Barcelona - Dragon's Knight: finalmente un raggio di sole. Lo definirei il primo one-shot veramente bello di Batman dalla chiusura di Legends of the Dark Knight. Ai testi Mark Waid, ai disegni il talento locale Diego Olmos il cui stile ricorda molto (a mio avviso) quello dei Luna Brothers. Si scopre che Batman ha batcaverne sparse per il mondo, ci si domanda chi le costruisca, una in particolare nella bella Barcelona... BARCELONAAAA AIAIAIAIAIAIIIII!!!!! A Barcellona, pare, siano molto infatuati del mito di San Giorgio e il Drago: scappato da Arkham, Killer Croc va a Barcellona a fare il Drago. Batman lo segue, i due combattono, Batman ovviamente è il Knight (nel fumetto si sorvola sul Saint, resta solo il Knight). Waid parte da una premessa imbecille per formare una sceneggiatura delicata e vivida, i disegni di Olmos sono intriganti ma non particolarmente efficaci nelle scene di lotta. Ogni merito al bravo artista, ha solo bisogno di maturare.

Supergirl: a volo d'uccello una segnalazione per confermare la bontà della presa di Gates sul personaggio più sfortunato della superman family, con la chiusura dello storyarc Who is Superwoman, l'autore continua a mettere carne al fuoco riuscendo allo stesso tempo a servire ogni albo con ragioni sufficienti da spingere alla lettura del successivo.

The Darkness: dopo il periodo di superpotenza all'inizio della nuova serie, dopo il periodo di super impotenza degli ultimi albi, Hester si decide finalmente a riportare Estacado sui consueti livelli di forza e funzioni. Dal prossimo numero dovremmo ritrovare la normalità, ultima chance per la run di Hester sul personaggio: fino a ora l'anello debole del rinnovamento Top Cow.

hellbly @ 21:21 | commenti (popup) | commenti
venerdì, maggio 22, 2009 | in : fumetti e libri
Deathtrap: crossover in cinque parti che ha coinvolto negli ultimi due mesi le testate di Teen Titans, Titans e Vigilante. Jericho è tornato, un'altra volta, e la storia riprende più o meno dove l'avevamo lasciata ai tempi di Decisions: Jericho è cattivo e pazzo, in questa sua nuova caratterizzazione sembra una versione povera della Rogue Marvel. In sintesi: nel corso degli anni Jericho è saltato da una persona all'altra, per lo più persone cattive, la più cattiva di queste il suo simpatico padre Deathstroke; pensavate tutti che si limitasse a controllare le persone come l'originale Deadman, invece si scopre che a ogni salto portava con sé un pò di memorie e personalità della ''vittima'' di turno. Queste personalità si sono accumulate e Jericho è andato fuori di melone, specialmente a causa della dominante Persona di Deathstroke. Non indaghiamo oltre. Deathtrap è due cose: il punto più basso della gestione McKeever dei Titans e l'occasione per il cambio dei team creativi impegnati su entrambe le testate; sulla prima affermazione... lo so, sembra impossibile ma è così: neppure One Year Later fu così pessimo per i giovani titani e i titani, e non dipende esclusivamente dallo scarso talento dell'autore (personalmente uno dei miei da lista nera) e dalla demenziale sceneggiatura del crossover. Alla Dc Comics dovrebbero smettere di nascondersi: la metà dei personaggi legati ai Titans ha smesso di valere qualcosa anni fa. Raven e Cyborg per citarne un paio. Tutti gli altri funzionano meglio nelle loro family di appartenenza: mai come in questo periodo i gruppi DC sono stati in pessime acque, con la dovuta eccezione di JSA. La riorganizzazione è doverosa, speriamo che questa pensata delle double features possa risollevare le sorti di un editore in calo vertiginoso da troppi mesi. E' vero, c'era anche Vigilante ma nonostante la pochezza non me la sento di parlare male di Wolfman.
hellbly @ 19:18 | commenti (popup) | commenti
sabato, maggio 16, 2009 | in : fumetti e libri
Farscape - The Beginning of the End of the Beginning: migrata in casa di Mark Waid ai Boom! Studios la vita a fumetti di Farscape ricomincia dalla fine dei film alla fine della serie tv. Di fatto è la condanna a morte per ogni speranza di poter rivedere la serie in quanto tale. Seguendo il filone lanciato con grande successo qualche anno fa da Whedon con Buffy, ecco che ai testi di presenta niente meno che O'Bannon stesso. Quattro albi di modesto spessore, grane mediocrità, malamente disegnati come spesso accade per Boom!, e del tutto insufficienti a colmare il Vuoto. La mini è stata un successo, probabilmente uno dei maggiori per l'editore: una seconda è già cominciata e sono persino stati annunciati degli albi singoli. Quanto potranno tollerare i fan di Farscape è difficile a dirsi.

Shrapnel
: non ricordo se ne abbiamo già parlato, forti di una considerazione di critica e pubblico imprevista nei suoi toni più lusinghieri e positivi, allo stesso tempo vessata da scarse vendite, alla Radical Comics hanno più o meno dichiarato di voler interrompere la serializzazione secondo gli standard di formato americani per passare direttamente alla produzione di volumetti. Questa era l'idea, alla fine hanno invece continuato a produrre albi. In ogni caso, Shrapnel era stato presentato come il loro progetto più ambizioso, si è rivelato come un parziale fallimento: lo stile pittorico tipico dell'editore in questa serie viene realizzato in maniera da rendere incomprensibile i due terzi delle scene rappresentate, non si riconoscono i protagonisti, in certi casi non capisce veramente cosa si stia guardando. Esperienza da dimenticare completamente. Stesso discorso per la sceneggiatura: l'autore perde troppo tempo sul prologo, lancia una quantità di ami e rimane presto a corto di spazio, l'ultimo numero è il paradigma del finale tirato via pieno di salti logici e di assurdità dettate dall'impossibilità a raccontare quanto voluto nelle poche pagine rimaste.

The Umbrella Academy - Dallas: non delude, anzi continua a sorprendere, la seconda serie pubblicata da Dark Horse per la Umbrella Academy. Nonostante mi senta di affermare di non essere riuscito a seguire la trama nella sua interezza a causa di una forte influenza Invisibile che l'ha trasformata in una teoria della cospirazione tra universi e tempi paralleli, personaggi e storia vanno forte e confermano tutto il buono visto al suo esordio. Un presidente in macchina a Dallas e una famiglia di squilibrati con super poteri.
hellbly @ 16:37 | commenti (popup) | commenti
domenica, maggio 10, 2009 | in : fumetti e libri
Kull: il progetto Dark Horse di rilancio della heroic fantasy, cavalcato con successo da Dynamite e altri editori, tra cui recentemente anche DC Comics con l'ennesimo rilancio di Warlord (e volendo anche la Marvel con Skaar e compagnia), non sta riscontrando le attese sperate. Sono passati pochi anni dal ritorno di Conan e Red Sonja, entrambi i personaggi sono stati recentemente, quasi contemporaneamente, resettati e fatti ripartire: le vendite stanno calando. Dark Horse aveva esteso il parco testate a Kull e Solomon Kane, di quest'ultimo abbiamo già parlato ma non sorprende scoprire come anche Kull, nato per essere una serie regolare, sia stato ora declassato a miniserie. Fatta e finita con nessuna intenzione di riprendere. C'e' da sperare nella raccolta in volumetto, la serie era partita nel migliore dei modi: Nelson, Conrad e Villarubia compongono un ottim team creativo, testi brillanti graficamente resi nel migliore dei modi e perfettamente in stile col genere. Sfortunatamente finisce qui, Kull, Brule e Valusia salutano: sarà colpa della crisi, di certo il fumetto era più che egregio. Dark Horse tuttavia non demorde, preso atto di aver lanciato nuove serie fantasy troppo tardi, quando ormai il fantasy andava nuovamente calando, è stata capace di cogliere i sottili segni e proporre per il futuro il rilancio di due suoi marchi fantascientifici di gran successo... nel caso non ve ne foste accorti la fantascienza è il nuovo fad, speriamo duri un pò: Aliens e Predator sono pronti a tornare, mettete via le spade e le corone, è nuovamente tempo di commando.

Hexed: rimane alto invece l'indice di gradimento per la magia urbana a base di mostri e ragazzine, Boom! sponsorizza l'opera di un nuovo disegnatore-scrittore, un altro Nelson, e gli permette di veder pubblicata la sua creazione. La protagonsita si chiama Lucifero, lo stile è leggermente manga americano ma decisamente virato sul tema delle Witch: c'e' un pò di sangue, una lievissima vena di prurito adolescenziale: è migliore di quanto non sembri, pur restando squallido come un romanzo di Dean Koontz.
hellbly @ 15:14 | commenti (popup) | commenti
giovedì, aprile 30, 2009 | in : fumetti e libri
Batman - Battle for the Cowl (Aprile): secondo mese di battaglia per la successione a Gotham, cominciamo con gli albi singoli. ''Man-Bat'', a oggi il pezzo peggiore di tutta la battaglia: avevamo lasciato il dr. Langstrom... dove? Mah, non ricordo: in ogni caso il mediocre team creativo imbastisce una trama senza senso con l'unico scopo di modificare ancora una volta la condizione mannara di Man-Bat, a fine albo la trasformazione non necessità più di alcun siero, solo di una forte reazione emotiva. Grazie per la brillante e originale idea, passiamo ad altro. ''Arkham Asylum'', da un eccesso all'altro grazie a Hine. Normalmente la prosa dell'autore tende a essere ridondante ed eccessivamente ricercata, in larghe dosi noiosa (Spawn per esempio): questo genere di storie tuttavia tira fuori il suo meglio; Hine si butta nella corrente che negli anni ha regalato stralci di vita della famiglia Arkham, fatalmente fallata da follia pari a quella dei matti del manimomio. L'attuale Dott. Arkham torna a ''casa'' dopo i fatti di RIP e l'esplosione all'inizio della Battle, tutti i detenuti sono scappati tranne uno sparuto gruppo di suoi prediletti, tutti personaggi nuovi creati da Hine per l'occasione: l'autore sembra cedere un pò del proprio stile avvicinando Niles, lo fa bene. ''The Underground'': questo è uno speciale fortemente finalizzato, serve sostanzialmente da prologo alla serie di prossimo inizio Gotham City Sirens; sullo sfondo della guerra tra l'attuale Black Mask, Due-Facce e Penguin, Poison Ivy, Harley e Catwoman finiscono per ritrovarsi insieme tra l'Enigmista e il misterioso, per modo di dire, Batman con le pistole. Yost prova a dare caratterizzazioni standard dei grandi villains della gallery di Batman ma senza grossi risultati. Tocca alle miniserie. ''Azrael 2'': Nicieza non si sta impegnando troppo su questa serie, fortuna per i disegni di Irving. Il primo albo si era chiuso con un incrocio di spade tra il nuovo Azrael a Talia per il possesso dell'armatura di Batman, scontro finito questo mese con una tregua e il nuovo Azrael benedetto da Talia; il secondo albo si chiude con un incrocio di spade tra il nuovo Azrael e Nightwing per il possesso dell'armatura di Batman... sì, non suona bene. ''Oracle 2'': la situazione peggiora anche qui.. signore e signori fate di nuovo largo al cyberpunk delle origini, Barbara Gordon scopre la REALTA' VIRTUALE! Non succede altro. ''Battle for the Cowl 2'': chiudiamo con il piatto forte e seria ammirazione per lo sforzo e la resa di Tony Daniel, il concept di Battle è troppo complesso per essere veramente gestito in tre albi, eppure a costo di una certa imperizia narrativa Daniel prova di tutto per inserire ogni elemento dovuto alla family e alla mitologia. Al diavolo le sorprese, l'importante qui è marcare i punti desiderati dai fan: ovviamente il Batman con le pistole è Jason, Black Mask continua a fare guerra a Two-Face e il Pinguino; Nightwing affronta Jason, Damian si prende un proiettile nel petto; Tim e Selina affrontano Jason e Tim si becca un batarang piantato nel petto. E' ora del gran finale, Batman-Nightwing contro Batman-Jason: l'unico enigma è chi si nasconda dietro la maschera nera.

Batman - Gotham After Midnight: restiamo in tema, finalmente si conclude l'insopportabile maxi serie in 12 albi creata dal duo Niles-Jones. Sono molto deluso, Steve Niles è uno dei miei autori preferiti, non è mai riuscito a centrare la storia e ha continuamente mancato nel raggiungere le atmosfere per cui è famoso; venti anni fa Jones era il disegnatore principale di Batman, oggi è ridicolo.

Justice Society of America 26: questo è un albo da conservare e tenere a futura memoria, l'addio di Geoff Johns alla JSA è un evento drammatico ed esilarante al tempo stesso; Johns è il numero 1 in DC (Morrison fa classe a parte, almeno secondo gli editori), è stato sulla testata dal 2000: in questi anni è un fatto quasi unico, i risultati si sono visti. Per tutta la durata della sua gestione JSA è stata tra le migliori testate pubblicate da DC Comics. La sua ultima storyline ha riorganizzato la Marvel family, dando un colpo di scopa al casino post Infinite Crisis.. è un peccato che non sia mai stata data una vera possibilità a quella conformazione dei personaggi: per il suo ultimo albo ha scelto un classico, la festa di compleanno e pura vita domestica. La JSA è il gruppo che più di tutti concretizza il senso di famiglia: non i Titans che sono una famiglia nel senso college del termine, la JSA ha dinamiche famigliari di ogni livello. Johns conosce i suoi personaggi, ogni loro angolo: poche pagine per racchiudere quasi dieci anni di storie. Peccato manchi Hawkman, solo cover per lui. La successione sarà durissima, DC spara forte e prova la coppia Willingham-Sturges, vedremo.

Mirror's Edge: tutte le recenti serie di produzione Wildstorm tratte da videogiochi sono di buona-molto buona fattura, tutte tranne una. Questa. I sei albi di Mirror's Edge, l'fps parkeur di EA, sono orribili.

Push: per essere un altro prodotto su licenza, prequel all'omonimo film, si è dimostrato valido testimoniando il reale impegno profuso su questa nuova linea editoriale dai vertici Wildstorm-DC. Scopriamo un pò di cose sull'Organizzazione e sui suoi primi agenti, e sulle origini dei protagonisti del film. Leggibile a sé, godibile.
hellbly @ 19:40 | commenti (popup) | commenti
giovedì, aprile 23, 2009 | in : fumetti e libri

100 Bullets: l'anno scorso era toccato a Y-The Last Man, nel 2006 a Lucifer. Il 2009, dieci anni dall'inizio, è il momento per la chiusura della penultima delle grandi serie Vertigo iniziate intorno al nuovo millennio il cui contributo ha plasmato tutto il fumetto contemporaneo. Resta solo Fables. Azzarello e Risso avevano promesso 100 albi, hanno mantenuto e, nonostante il continuo e forte calo di popolarità subito dal progetto nel corso degli anni, Vertigo si è impegnata a darne la possibilità; 100 Bullets si chiude anonimamente, senza il clamore e la ribalta che contraddistinse la fine di ''Y'', in larga parte dovuta alla difficoltà della trama e alla scarsa vena narrativa dimostrata da Azzarello nell'ultimo paio d'anni: lo scrittore era alla sua prima prova importante nel 1999, Risso era al suo primo lavoro importante nord americano dopo essere stato per anni una delle anime più ricche della tradizione argentina. 100 Bullets ha cambiato troppe volte rotta nel corso degli anni, tutti cambiamenti giustificati e integrati in un quadro complessivo ma snervanti e faticosi per il lettore: a differenza dei suoi autori non abbiamo una lavagna tipo detective dove rammentare e mantenere organizzati i rapporti tra personaggi e la cronologia degli eventi. Oggi uno degli autori americani favoriti, Ed Brubaker, vive delle sue ambientazioni noir metropolitane: lavori come Devil o Criminal sono dichiaratemente frutto dell'esperienza di 100 Bullets, almeno di quella dei suoi cicli iniziali. La serie era diventata stantia e troppo complessa, il finale è stato una gran delusione, prevedibile e privo di coraggio: 100 Bullets lascia tuttavia un vuoto difficilmente colmabile nel panorama editoriale USA.

What Ever Happened to the Caped Crusader?: un paio di mesi di ritardo sono fisiologici in una produzione di questo genere quando siano coinvolti superstar da troppo tempo abituate a dettare tempi e condizioni proprie indipendentemente dalle necessità editoriali, magari rapiti dalle nuove vette di successo raggiunte in campi diversi. Il tono è più polemico di quel che dovrebbe. Capitan America è morto da più di 2 anni, la sua fine fu ampiamente seguita ma venne trattata in Marvel compostamente mantenendo la storyline saldamente ancorata alla sua testata principale: solo recentemente la Marvel ha cominciato a lasciar andare indizi su un presunto/possibile ritorno. Batman è morto da un paio di mesi, DC Comics continua a ucciderlo un mese dopo l'altro mostrando la scena della morte a ogni occasione, moltiplicando le storyline e coinvolgendo un numero straziante di serie e progetti collaterali: tutti godibili e apprezzati ma in ultima il predestinato ritorno di Batman sta più che altro stufando a causa dell'incertezza sulla durata della sua dipartita. Tre mesi di speciali e nuove regolari per vedere un nuovo Batman saranno spazzati via dopo pochi giorni o reggeranno e formeranno un nuovo status per il tempo a venire? Tornando a Gaiman e Kubert.... come saprete la storia fa il verso al miliare cambio generazionale in Superman scritto da Moore nel lontano 1986: come allora anche qui la storia chiude le regolari dell'eroe per evidenziare e consentire il netto taglio con il passato e lo schiudersi del futuro. La grande differenza? Non è più il 1986. Mai come in questi anni il fumetto, e l'arte in genere, sembrano aver detto tutto il possibile: la creatività umana ha raggiunto il pari con l'evoluzione della sensibilità; fuori dai denti: ''le rivoluzioni del fumetto americano sono già state, non c'e' più niente di nuovo da dire''. Il due parti di Gaiman è un omaggio narrato con qualche soluzione interessante, qualche dialogo tipico e troppo autocompiacimento; il tratto di Kubert nel secondo albo sembra, assurdamente, tirato via: i mesi di ritardo non sono stati evidentemente abbastanza, o forse la sceneggiatura è cambiata troppe volte. Batman è morto, la storia dovrebbe in qualche modo svolgersi nella sua testa a pochi istanti dalla fine... già questa premessa e spiegazione è stupida essendo già stata da poco utilizzata da Morrison per spiegare e giustificare alcuni avvenimenti di Final Crisis, utilizzarla nuovamente così poco tempo dopo è carenza, non genio. Accompagnato da un fantasma la cui identità è sufficientemente prevedibile, sua madre, Batman immagina il proprio funerale tra amici, nemici e amanti; alcuni hanno qualcosa da dire, altri fanno presenza. Gaiman spende alcune delle sue pagine migliori ricordando alcuni eventi di terre parallele, il finale mistico è però anacronistico e manchevole.

The War That Time Forgot: dopo Nightwing, Warlord, Omac, Vigilante, Deadman e Checkmate, Bruce Jones pone la propria firma sulla distruzione di un'altra storica serie DC. So che morirò senza trovare risposta alla mia animosità, non saprò mai come sia possibile che a un tizio così infallibilmente fallimentare sia costantemente garantita una testata da scrivere. Ogni cosa toccata da Jones diventa merda, le sue miniserie scavano il fondo dei barili di vendita, quando subentra su una regolare ne affossa le vendite: certo, lo ricordiamo su Hulk, la DC lo strappò a Marvel con un'esclusiva... basta, fu una cazzata, sopprimetelo. Con chi vai a letto Jones?!? Chi è il tuo protettore?!? The War That Time Forgot è un titolo proveniente dal ricco sottobosco postbellico DC, la vicenda di questo ''remake'' è simile: Isola pullulante di dinosauri fuori dal tempo, eroi-eroine-cattivi pescati da varie epoche e luoghi, casino casino casino. Ora, non sono abbastanza vecchio da versare una lacrima per Firehair, Enemy Ace e compagnia: apprezzo tuttavia tutto il contesto storico della DC d'annata, mi schifa e nausea vedere Jones massacrare trame, senso e decenza di questi che furono.

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mercoledì, aprile 15, 2009 | in : fumetti e libri
Pluto (v1-7 completo): nella sempre più ridotta schiera dei mangaka ''seinen'' il nome di Naoki Urasawa gode da anni della maggiore considerazione, uno dei pochissimi autori giapponesi in grado di gestire più produzioni contemporaneamente, senza paura di concludere le proprie storie e sempre puntuale nelle uscite. Urasawa è un artista, soprattutto è un professionista: nel mercato nipponico è una straordinaria rarità. Le sue opere più famose sono, naturalmente, Monster e 20th Century Boys e seguito; Pluto si compone di sette volumi ed è ufficialmente ambientato, anzi è propriamente un remake, di un famoso story-arc dell'Astro Boy di Tezuka: ''World's Strongest Robot''. Il concept di base è lo stesso: il robot Pluto contro i più forti robot della Terra; Urasawa però non si ferma a questo e aggiunge dettagli e ristruttura tutta la narrazione inserendo tratti e parti, cambiando prospettive e alterando in modo profondo ogni aspetto della storia. Pluto è un ottimo manga, seriamente un ottimo manga: anzi, è così buono che, comparato alla media delle produzioni giapponesi, sembra venire da un altro pianeta o da un diverso momento della storia.
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giovedì, aprile 02, 2009 | in : fumetti e libri
Batman - Battle for the Cowl (Marzo): ho deciso di trattare i tre mesi per la successione a Batman alla stregua dei maggiori crossover, post riepilogativo di fine mese. ''Gotham Gazette - Batman Dead?'' Speciale introduttivo scritto da Nicieza, disegnato da vari: panoramica amplia sull'inizio dei disordini a Gotham seguiti al trapelare della voce/notizia sulla possibile morte di Batman, l'albo si compone di una cornice narrata dalla Face of Gotham e incentrata su una serie di personaggi femminili tra cui Leslie Thompking, Spoiler e la rediviva Vicky Vale, ognuno protagonista di un minisegmento. One-Shot - ''Commissioner Gordon'': McGraw e Mandrake ci mostrano la reazione di Gordon e i suoi alla classica maxi-evasione da Arkham, questa volta sapendo però di non poter contare su Batman; tipica narrazione sul lutto e l'azione, Freeze torna in prigione e il GCPD torna a marciare come ai tempi di No Man's Land. ''Azrael - Death's Dark Knight 1/3'': altro progetto scritto da Nicieza e disegnato ottimamente da Frazer irving. Mesi fa sulle pagine di Booster Gold eravamo stati spinti a credere che Valley fosse vivo, non sembra sia realmente così; l'ordine di St. Dumas tuttavia è di nuovo in vena di reclutamenti e vede nella scomparsa di Batman l'occasione per mettere in piazza un nuovo Azrael: l'esperienza di Valley tuttavia ha eliminato il vecchio costume-condizionamento-esperimenti genetici, il nuovo Azrael sfrutta due idee predandole dalla run morrisoniana. Il nuovo Azrael è infatti Lane, il Bat-Devil, uno dei tre poliziotti sottoposti all'esperimento Batman da parte del Dr. Hurt, ed è vestito della Suit of Sorrow, l'armatura donata a Bruce da Talia. E' armato di spada laser. Sulla spada laser torneremo nei prossimi mesi con qualche spiegazione, spero, fatto sta che preferivo la vecchia spada incendiaria e spiegabile a questa: in ogni caso Nicieza mantiene il trend, il nuovo Azrael è squilibrato, un reduce con una quantità di problemi e una forte ossessione religiosa. Avversario primario del nuovo Azrael sembrerebbe essere proprio Talia, intenzionata a riappropriarsi dell'armatura. ''Oracle - the Cure 1/3'': questa mini potrebbe non essere strettamente legata alla Battle, ne porta il marchio quindi la riportiamo. Van Hook e un paio di disegnatori poco noti, destinati a essere molto noti se manterranno lo stile, riprendono la storia di Oracle dalla fine di Birds of Prey e il ritorno a Gotham. Barbara Gordon è sulle tracce di resti dell'Equazione dell'Antivita rimaste in internet, anche Calculator. Quest'ultimo nel frattempo è andato pesantemente giù di testa ed è passato a un nuovo livello di violenza e potere, come visto su Birds of Prey. ''Battle for the Cowl 1/3'': eccoci al piatto forte. Tony Daniel non è mai stato uno scrittore affermato e c'era più di un dubbio sul vederlo dirigere quest'importante testata, l'esordio è tuttavia molto buono e forse i vertici DC non hanno poi scelto alla cazzo. Succedono parecchie cose: Nightwing ha creato il Network, un gruppo di emergenza composto dalla versione più estesa possibile della bat-family, lui e Tim-Robin discutono sul fatto di succede esteticamente a Bruce o no. Nightwing è contrario, Robin per un pò accetta: nel frattempo c'e' un Batman cattivo in giro per Gotham; allora Robin prende il costume di Batman, lo indossa e parte in battaglia. Nel frattempo Black Mask ha coscritto un pò di volti noti tra i villain di Arkham e si è messo a seminare violenza, Two-Face e il Pinguino sono in guerra. Ah, Arkham è saltato per aria. Battle for the Cowl uno sembra svelare un pò troppi misteri fin da subito: Robin va per i fatti suoi, Dick e Damian sono in coppia e il misterioso Batman cattivo difficilmente sarà altri che Jason; se l'andamento sarà questo non ci saranno grosse sorprese con le testate a partire da Giugno.

Haunted Tank: Vertigo riporta in vita il carroarmato posseduto dallo spirito del generale sudista Stuart. Questa volta siamo a Baghdad, anno 2003, a comandare il carro c'e' un discendente di Stuart che è anche afroamericano: tra lo schiavista e il suo discendente si spreca la simpatia. Comics di guerra molto divertente realizzato da Maraffino con stile cinematografico moderno, guerra e comicità, cinismo e tragedia: ottima miniserie, peccato si concluda con un finale aperto e che le vendite non sembrerebbero garantirne il seguito.

Greatest Hits: David Tischman è scrittore di libri, nuovo autore approdato ai fumetti, affiancato da Glenn Fabry realizzano una storia che parte dalla domanda ''e se i Beatles, come concetto, fossero stati supereroi?''. Ecco quindi i Mates, un gruppo di 4 supereroi che ripercorre le vicende del gruppo inglese, compreso lo Yoko Factor: la storia è quella di un giovane regista-scrittore con un'eredità pesante sulle spalle intento a realizzare un documentario-verità sul gruppo di supereroi più famoso della storia. Sei albi, uno dei migliori prodotti originali Vertigo da tempo, per certi versi è un ibrido Wildstorm nei contenuti.
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venerdì, marzo 27, 2009 | in : fumetti e libri

Black Lightning - Year One: finalmente l'orda di ri-origini recentemente pubblicate da DC si produce in una storia piena di valore realizzata da un team creativo da tenere in riguardo; Van Meter racconta dell'eroe black DC per eccellenza, spingendosi indietro agli esordi della sua carriera e confidando che un pò di sano supereroismo metropolitano sia ancora quanto di meglio il fumetto abbia da offrire: un successo acclamato e di buone vendite. Sufficiente a spingere DC a legare con un contratto esclusivo il disegnatore, Cully Hamner, artista dal tratto cartoon, dettagliato e non caricaturale (salvo quando voluto).

X-Men - Kingbreaker: la Guerra dei Re è ufficialmente cominciata, il terzo mega crossover spaziale Marvel, questa volta orfano di Giffen ma in pieno controllo di Abnett e Lanning, che vedrà Shi'ar contro Kree. Gli eroi spaziali sono stati fortemente sdoganati, sono ora tra i punti più alti editoriali Marvel: era quindi inevitabile che finissero maggiormente coinvolti nelle questioni main stream della Casa delle Idee; ecco quindi che tra i ranghi extraterrestri approdano i nuovi Starjammers, branchia cosmica degli X-Men capitanati da Havok. Miniserie in 4 numeri che tira le somme e unisce quando visto nelle varie storyline con protagonista Vulcan, il terzo fratello Summers, e la War of Kings. Molto bene.

War of Kings - Darkhawk: tra gli eroi di seconda fila a entrare nelle fila dello spazio la Marvel sembra aver optato per il ritorno del Quasar originale (sulle pagine di Guardians of the Galaxy e Nova) e un altro eroe dell'epoca d'oro dei New Warriors. Lo so che non era un New Warriors, il periodo e il genere sono gli stessi. Dimenticate tutto quello che credevate di sapere su Darkhawk, al massimo potrebbe servirvi conoscere il suo passato recente di Civil War e compagnia, Loners e gruppo di sostegno per supereroi disadattati. E' un prologo, butta una gran quantità di carne al fuoco e cambia totalmente la prospettiva del personaggio trasformandolo nell'ennesima copia spuria delle Lanterne Verdi di cui si sta rapidamente popolando il Marvel U spaziale. Buona mini, vedremo.

X-Infernus: altra mini di 4 albi, questa volta rispondiamo alla domanda ''che fine ha fatto Magik''. Se prima parlavamo di famiglia Summers ora ci tocca affrontare i Rasputin: la storia è fortemente connessa a Uncanny e al rilancio del brand dei Nuovi Mutanti, è l'altra faccia dell'universo Marvel, quella con i mutanti che ti escono dalle mutande e le miniserie prive di spessore carine a guardarsi.

Potter's Field - Stone Cold: l'anno scorso la prima produzione Mark Waid nelle sue nuovi vesti di capoccia dei Boom Studios era stata uno dei momenti più alti di un anno per il resto abbastanza critico per il fu nuovo-editore-dell'anno. Detective story e 11 settembre, temi complessi, veste appetibile e seria. Un buon fumetto fuori dagli schemi classici, molto vicino allo stile europeo e italiano in particolare. Stone Cold è uno special one-shot che ne riprende personaggi e vicende, altrettanto buono ma troppo limitato nelle sue poche pagine. Il mercato indipendente ovviamente sta soffrendo moltissimo, in Italia stanno per arrivare un pò di produzioni Boom: questa non è prevista (mi pare) ma dovrebbe.

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lunedì, marzo 16, 2009 | in : fumetti e libri
Simon Dark: questa è stata la settimana Steve Niles nel mondo ridente dei comics americani, il cupo autore di tanti horror ha portato a conclusione il suo interessante progetto sviluppato per DC Comics, durato 18 albi. 15 numeri più longeva di quanto fosse lecito aspettarsi: il pubblico DC ha apprezzato questa curiosa incursione Vertigo pubblicata sotto l'etichetta principale, ambientata a Gotham e completamente slegata dalla continuity del DCU. Un tentativo horrror-macabro fuori dall'imprint per adulti, una storia per adulti spacciata per fumetto mainstream, un progetto stravagante e rischioso per l'editore. Simon è un giovane mostro di Frankenstein, o qualcosa del genere: la sua natura è molto più fortemente mistica e alchemica, la sua storia si intreccia con gli abitanti di un quartiere di Gotham tra poliziotti con segreti e sette sataniche: imparando sulla propria essenza Simon scoprirà l'umanità e bla bla. Il soggetto non è il massimo, come in quasi tutte le storie di Niles le premesse sono banali e non originali, è la narrazione e lo svolgimento a dimostrare come argomenti apparentemente triti possano ancora regalare espressioni e idee nuove. Simon Dark gode oltretutto dei disegni di un Hampton in stato di grazia, da tempo non lo si vedeva così concentrato e squisito nel disegno.

City of Dust: nuovo progetto concluso per Radical Comics, la collaborazione con Steve Niles segna un'impennata aggressiva e impressioante dopo il leggero flop di Freedom Formula; ancora una volta l'editore sceglie una matrice fantascientifica: sia in un futuro prossimo venturo a mezza via tra Blade Runner, Fahrenheit 451 ed Equilibrium, lurida megalopoli ad alto inquinamento con pioggia, per raggiungere la pace umana la Legge ha deciso di bandire ogni forma di fantasia imponendo un positivismo razionalisto estremizzato. E' tutto bandito: dal Cristo a Cappuccetto Rosso, è un crimine pregare o immaginare. Philip Krome è un poliziotto, i poliziotti hanno il jet-pack, e va in giro facendo il suo lavoro, facendo rispettare la legge: suo padre è un criminale detenuto, un contrabbandiere di letteratura e arte, Philip l'ha fatto arrestare anni prima. Nei vicoli bui si aggirano mostri, creature fantastiche che non dovrebbero esistere e che minacciano di mettere in crisi il mondo di Philip e il Mondo tutto. City of Dust è ancora una volta uno dei migliori comics americani e comics in generale, Radical Comics sta tentando l'impresa impossibile di fare solo bene.

Epilogue: nonostante le nuove collaborazioni e contratti, il successo, Niles non dimentica i vecchi amici. Firma per IDW, che comunque è casa editrice in fortissima ascesa, una storia di vampiri slegata dal suo 30 Days of Night (giusto per citarla, si è conclusa questa settimana anche una nuova miniserie, scritta e disegnata da Lapham, proprio su 30 Days: non ne parliamo, non ne vale la pena). Epilogue ricalca fedelmente la trama di tante storie di Lupi Mannari, una famiglia in campeggio viene aggredita da mostri orribili: muoiono tutti tranne l'uomo, che resta infettato dai mostri. Non licantropi ma vampiri. Tornato a casa decide di diventare un eroe. Tipo Morbius. Molto splatter, a parte questo un progetto dimenticabile da ricordare solo all'interno dei recenti vagiti superomistici tentati da IDW, di cui parleremo ancora.

Sir Apropos of Nothing: restiamo in casa IDW, cresciamo la miniserie a cinque albi, cambiamo autore e parliamo di Peter David. Qualche fan dell'autore saprà che è anche scrittore di romanzi, tra le sue creazioni la serie di Sir Apropos, heroic fantasy parodistica. Il fumetto riprende il genere e scherza amichevolmente la Torre Nera, Harry Potter e tanti altri. Lettura simpatica.

Ferryman: eccoci a uno dei rari progetti Wildstorm non supereroistici o videoludici di qualche valore, scopriamo anche come si teneva impegnato Marc Andreyko tra un numero di Manhunter e l'altro; storia horror di poliziotti e patti col diavolo, il solito splatter. Nulla di originale ma lettura sopra la media per il genere.

Top Ten - Season 2: Gene Ha e Top Ten sono stati per qualche anno sinonimo del migliore ultimo Alan Moore, DC Comics continua a tenere vivo il marchio ABC nonostante non abbia più niente a che fare con l'Autorone, i risultati sono via via più mediocri. Top Ten 2 non aggiunge né toglie granché, quattro soli numeri non hanno proprio senso per un soggetto così complicato e vasto.

X-Men - Noir: si conclude la primi miniserie del nuovo progetto Marvel Noir, i supereroi Marvel descritti e ambientati sotto le atmosfere del Noir.... non l'avreste mai detto, eh? Agli X-Men tocca il primo giro di danza, il risultato è medio: bella l'idea, meno riuscita la rappresentazione, colpa di un team creativo poco affiatato con disegni anonimi e spesso causa di confusione, testi insipidi. Nessuno ha poteri, gli X-Men non sono mutanti, sono sociopatici. Come dicevo, l'idea è buona. Non come la serie di Spider-Man, team creativo ottimo, idea pessima (lì ci sono i poteri).
hellbly @ 15:02 | commenti (popup) | commenti
lunedì, marzo 09, 2009 | in : fumetti e libri
Tokyo Noir (The Cage, 1983): Kenzo Kitakata è un prolifico autore di hard-boiled giapponese, ex-presidente della Japan Mystery Writers Association; The Cage, ''Ori'' per i parlanti giapponese, è uno dei suoi romanzi più noti, tradotto in inglese nel 2006 per conto di Vertical approda, attraverso quest'edizione, in Italia per conto di Newton Compton Editori. Prima di parlare del romanzo in sé vorrei spendere due parole sull'adattamento italiano: in rete si trovano un paio di capitoli della versione inglese, la traduzione nostrana non è male e rispecchia quanto fatto da Vertical, certamente la traduzione di una traduzione sacrifica doppiamente allo stile originale; ci sono tuttavia qua e là degli errori grossolani, in due distinte occasioni i nomi dei due protagonisti, simili ma non poi così tanto, Takino e Takagi, vengono scambiati creando un attimo di imbarazzo nel lettore fino alla conferma dell'errore editoriale: questo senso di superficialità mi ha spinto a condurre una minuscola ricerca. La quarta di copertina e il sito ufficiale linkato al titolo riportano i soliti stralci promozionali da presunti validi organi di critica letteraria, tra queste quella di The Complete-Review.... l'italiano recita: «Un dark-thriller superlativo ambientato nei sottoboschi urbani di Tokyo.», l'originale inglese risulta però essere: ''a decent dark Japanese underworld thriller.''. Non voglio fare il professorino ma ''superlativo'' non mi pare sia la traduzione corretta di ''decent''. Avete voglia di scrivere alla Newton? Io sì, sono dei cialtroni. Sul titolo italiano stendiamo un velo. Il romanzo in effetti è largamente ambientato a Tokyo anche se non lo definirei un noir: inoltre l'originale ''Gabbia'' porta in sé tutto il senso della storia. Takino è un ex-yakuza di un piccolo clan, anni prima la sua famiglia fu annichilita e Takino riuscì nell'impresa quasi impossibile di recidere ogni legame con la criminalità e crearsi una nuova, onesta, vita: sposato e direttore di un dignitoso supermarket. Per sei anni tutto va bene, routine tranquille da persona normale: un giorno però un deliquentucolo da quattro soldi entra nel locale per fare un pò di casino, Takino è umile e gentile.... per circa dieci secondi, poi lo massacra di botte. A Takino è bastato annusare una frazione di violenza per scoprirsi lupo in gabbia, per vedersi improvvisamente del tutto fuori posto ed emotivamente morto, per desiderare un ritorno all'azione: da qui in avanti è una spirale di eccitazione frenetica, si trova un'amante, riallaccia i contatti con vecchi fratelli yakuza, parte a testa bassa per una missione che lo porterà a scontrarsi con il più rinomato e celebre detective della polizia metropolitana. Entra in scena il secondo protagonista, l'investigatore Takagi. I due potrebbero essere gemelli separati nella culla, Kitakata si gioca la carta reciprocità lasciando intendere che la dedizione professionale, opposta, dei due li renda imprevedibilmente simili: c'e' solo una rilevante differenza, il viaggio di Takino è gloriosamente autodistruttivo, la sua perseveranza instancabile è un climax fatale da candela che brucia due volte; Takagi , pur nutrendo la medesima indifferenza vitale, vive consolidando la propria influenza sulla realtà, cercando costantemente di lasciare un segno permanente e duraturo che non sia una vampata ma un solco profondo nella storia della città. Tenete a mente trattarsi del 1983, anno in cui l'autore scrive: il timo di trama e il suo stile risentono del periodo, oggi risultano datati nella sensibilità e finiscono per strappare un sorriso più che scatenare una percezione di dramma tragico.
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sabato, marzo 07, 2009 | in : fumetti e libri
Terror Titans: di tutti le fosse catramose nel parco testate DC Comcis, quella relativa ai Titans e alla più recente gestione dei griuppi di sidekick ed ex-sidekick è il peggiore; la regolare dei Titans veleggia a vista insensatamente, quella dei Teen continua a svolgere trame perverse di stupida mediocrità in tutte le sue forme: attendiamo con timore l'imminente crossover. L'anno passato furono i Titans East di Deathstroke, quest'anno tocca ai Terror Titans di Clock King: il trattamento è lo stesso, i Titans East durarono una storyline e un one-shot, i Terror hanno avuto la loro bella miniserie di 6 albi. Evidentemente le vendite e il pubblico danno ragione a DC, è l'unica family a non aver subito cambiamenti creativi rilevanti negli ultimi anni. Parlare della storia è inutile, in qualche modo chiude un pezzo di Final Crisis che non era per altro mai stato chiarito: il Dark Side Club... non voglio entrare nel dettaglio, non importa, continuity a culo e inspiegabile. E' stato un anno di teen heroes rapiti e costretti a combattere in arene all'ultimo sangue nel totale disinteresse degli altri supereroi...no, non parliamone. La serie gira intorno a Ravager, uscita dai Teen Titans regolari e in cerca della propria vera natura: eroina e antieroina (potrebbe starci un gioco di parole..); risultati della miniserie: Ravager è ora metaumana, prevede un paio di secondi del futuro ed è per questo una tale gran combattente. Static Shock è ora ufficialmente nel DCU, già annunciato nel roster regolare dei Teen Titans. La mini si legge, non è scritta male, neppure mal disegnata: è il contesto a essere profondamente sbagliato.

Batman - Cacophony: ricordate? Anni fa il grande Kevin Smith portò innovazione e successo sia in casa Marvel che DC rivitalizzando i personaggi allora morenti o morti di Daredevil e Green Arrow. Due run acclamatissime. Successe poi un pò di casino: vari progetti intensivi con Marvel finirono nel cesso a causa della scarsa attendibilità e professionalità del regista-attore, Smith e l'editore restarono scottati subendo passivamente feroci critiche da parte degli ex-fan. Passa un pò di tempo, il rapporto con Marvel viene ovviamente interrotto: Smith torna in DC per lanciare il primo di una serie di progetti fuori continuity legati a Batman. Il senso è questo: Bruce Wayne non è più Batman, nella continuity regolare vedremo chi sarà il nuovo Batman: parallelamente sia The Brave and the Bold, sia Superman/Batman continueranno invece a presentare storie con Bruce Wayne-Batman. La dice lunga su quanto durerà il nuovo Batman post Battle for the Cowl. Non bastasse quanto sopra l'editore è prontissimo a lanciare teorie di miniserie con Bruce Wayne-Batman: la prima è proprio questo Cacophony (Gotham After Midnight la contiamo fuori). La peggiore storia di Batman degli ultimi, mi lancio, 10 anni facili, probabilmente di più. Smith in varie interviste aveva promesso di dedicarsi e di non saltare un'uscita, promessa mantenutia: la storia è una porcheria che mette in mezzo il Joker, Maxie Zeus e Onomatopeia (il villain creato da Smith sulle pagine di Green Arrow). L'errore fatale di Smith, oltre a non avere un piano in testa, è stata l'arroganze nel provare a imitare Alan Moore: Cacophony imita The Killing Joke, una bestemmia inaudita.

Dragon Prince: miniserie fantasy in 4 albi con tante possibilità di seguiti creata da Ron Marz per Top Cow. In linea di massima dovrebbe essere la risposta alle tante pubblicazioni per bambini ultimamente prodotte dagli altri editori, il risultato è un pò diverso: innanzitutto non è per bambini-bambini, tende a un target più giovane rispetto alla normale attività Top Cow, non così tanto più giovane. E' una storia banale e mal disegnata che ha raccolto forti consensi di pubblico e critica: il senso è che qualunque fantasy per ragazzi oggi sia una istant hit, indipendentemente dal fatto che il titolo ne tradisca immediatamente la scarsa originalità, la mediocrità.

Zero G: Spacedog è uno dei tanti editori-non editori ospitati dai mezzi distributivi Image-Top Cow. E' un panorama molto complicato. Zero G è la prima opera di grande impegno, una miniserie di 4, d'ambientazione fantascientifica con una trama molto vicina a quella di Armageddon, che però vira subito e va a colpire tutta una serie di cliché del genere amalgamandoli in un'ottima, inaspettatamente ottima, storia. Zero G è uno dei migliori fumetti indipendenti di alto profilo degli ultimi tempi, è anche una delle poche storie genuinamente fantascientifiche, è anche una rarità perché disegnata veramente bene.
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sabato, febbraio 28, 2009 | in : fumetti e libri
Blue Beetle: il terzo eroe a portare il nome di Blue Beetle, raccogliendo la complessa eredità del Ted Kord serio deceduto durante Infinite Crisis, creato da Giffen e Rogers, è stato il miglior nuovo supereroe DC da un pezzo, la sua serie regolare una delle poche cose buone nate durante OYL. La serie del giovane texano ispanofono partì fortissimo, apprezzata dalla critica e con un immediato successo di pubblico: il secondo team creativo, capitanato da Sturges, ha mantenuto un buon livello qualitativo, inferiore al precedente ma ancora ben sopra la media. La serie chiude per scarse vendite, il personaggio si traferisce in pianta stabile su Teen Titans: Blue Beetle è una di quelle serie ad aver sofferto della crisi editoriale in cui è incappata la DC, non una delle serie a provocarla ma una di quelle ad averla subito peggio proprio per l'essere nuova e priva della tradizione capace di tenere legato un lettore per stima se non per passione. Buon finale, all'altezza di tutto il suo ultimo anno con i giusti strascichi a fornire eventuali spunti per storie personali future.

Reign in Hell: cominciata in parallelo a Final Crisis questa serie in 8 albi scritta da Giffen era la ''scusa'' per togliere la maggior parte degli eroi mistici DC dalla scena del gran crossover. All'inferno scoppia una guerra, una ribellione contro Neron coinvolgente variamente tutti i personaggi magici DC, da Shadowpact a Zatanna passando per alcuni sconosciuti e altri visti di sfuggita in quel giro di mesi che regalarono il nuovo Dr. Fate, il nuovo Sargon e via dicendo. Storia complessa e articolata, Giffen la approccia con la stessa cura che anni fa meravigliò il mondo dei comics con la rinnovata saga spaziale Marvel. Sfortunatamente anche qui la DC ha realizzato un prodotto a metà: ottimo il team creativo, ottimo il prodotto realizzato, totalmente decontestualizzato e privo di appigli, arduo, slegato dal resto del DCU; una serie che avrebbe dovuto essere il motore per qualcosa e non fine a se stessa, tutti gli spunti e i personaggi tornano nell'oblio: sembra impossibile che fosse questo il piano iniziale, più probabile un ennesimo ripensamento dovuto alle vendite penose e alla situazione complessiva. Succedono tante cose ma l'unica totalmente imprevedibile, e l'unica a poter avere qualche ripercussione e ritorno nel DCU prossimo venturo è.... il ritorno di Lobo. In breve: il Lobo che avete visto recentemente, quello sulle pagine di 52 per intenderci, non era il vero Lobo: un clone infernale creato per sostituirlo mentre il vero veniva tenuto in prigione all'inferno e usato come fonte di energia per il castello di Neron. Giffen, schifato dall'uso fatto ultimamente della sua creatura, lo riporta alla sua origine con un mezzuccio simpatico: lo manda subito agli onori della cronaca per aver ri-ammazzato Zatara il padre di Zatanna e, probabilmente, il nuovo Sargon, oltre a essere stato una delle cause della sconfitta di Neron e della conseguente riorganizzazione dell'inferno DC.

Origins and Omens: è stato il ''tema'' DC di febbraio seguito di Faces of Evil. Origins and Omens si è però svolto in forma più consueta come ministorie aggiuntive a quasi tutti gli albi del mese con Scar, la Guardiana ribelle alla base delle Black Lantern, come narratrice delle origini di determinati personaggi e di qualche stralcio sul futuro avvenire. E' una mania che prese il via con 52.
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venerdì, febbraio 20, 2009 | in : fumetti e libri
Robin: contando anche le prime miniserie Tim Drake è Robin in assolo dal 1991, la regolare iniziata nel 1993 passando per Zero Hour e One Million si è conclusa questa settimana al numero 183. Nel corso della sua fine vita la serie è stata guidata da Nicieza, impegnatissimo nel creare una quantità di alleati e nemici specifici, determinare il ruolo e il carattere del personaggio in vista dell'imminente dipartita di Batman: il risultato ha mostrato due facce, da una parte l'ultimo Robin è un personaggio sostanzialmente antipatico, una scelta (forse) editoriale per giustificare quelle che potrebbero essere le sue mire sul mantello di Batman rispetto alla legittima ascesa di Nightwing. Nell'ultimissima pagina dell'ultimo numero tuttavia Nicieza spreca un monologo interiore per sottolineare qualcosa di diverso e ragionamenti che andranno ad arricchire la complicata tela della battaglia a venire. A differenza di Nightwing, la serie di Robin è stata in declino per tutto l'ultimo anno: non particolarmente danneggiata da One Year Later ha semplicemente sofferto per la mancanza di idee dei suoi autori e per l'oggettiva difficoltà di descrivere un personaggio troppo presente nei Titans. Azzardo una previsione: Batman è il nuovo Nightwing, Damian il nuovo Robin, Robin passa Red Robin. Vedremo.

Birds of Prey: la dipartita di questa serie era da tempo attesa, il ritorno di Oracle a Gotham è solo una scusa. L'uscita di scena di Simone e Scott ha semplicemente evidenziato quanto l'affiatato team creativo sia tra le migliori esclusive DC contemporanee, stanno dando ottima prova su Secret Six: Birds of Prey è stata sacrificata. Lasciamo quindi le eroine al loro destino, tutte più o meno destinate a passare a Gotham: è di pochi giorni l'annuncio che oltre a Oracle e Huntress anche Manhunter prenderà stanza nella città senza Batman, Dark Vengeance va tra i Titans, Black Canary ha la sua carriera indipendente. Zinda sembra sia l'unica a finire male. La serie viene chiusa con mezzucci e cazzate, il finale apre le premesse per la prossima mini dedicata a Barbara Gordon, il resto è stato un riempitivo. La regolare iniziò nel 1999, 127 numeri.

Batman and the Outsiders: la serie non chiude, come già in passato, cambia nome per l'abbandono forzato di Batman e prosegue per conto proprio; la trasformazione viene scandita da un albo speciale disegnato da Adam Kubert: Batman è andato ma pare abbia lasciato una quantità di registrazioni per tutti e per ogni occasione, Alfred viene incaricato di riorganizzare il gruppo, implicitamente si capisce che diventi anche il leader strategico. La squadra ora è formata da Geo-Force, Katana e Metamorpho; torna Black Lightning insieme a Halo, entra finalmente nel giro che conta il nuovo Creeper, c'e' anche spazio per una mezza new-entry: il nuovo Owlman. Le premesse sono ottime, che fine ha fatto Batgirl? Vedremo.

Tangent - Superman Reign:  in piena frenesia da rinnovate Terre Multiple la DC Comics lanciò una miniserie in 12 albi dedicata ai vecchi eroi dell'imprint Tangent; la storia non è mai decollata ed è stata maltrattata a livello di continuity. Jurgens ci ha provato ma il progetto era fallimentare in partenza. Lo dico con affetto sia verso l'autore sia verso le creature, amai i personaggi Tangent, mi è piaciuto rivederli; Jurgens butta nella mischia anche un super Batman di quelli proprio incazzosi, ed è sempre una bella vista: non si può non apprezza l'ironia di uccidere il Tangent Batman, tuttavia dispiace che non si sia trovato modo di inserire Tangent Wonder Woman.
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sabato, febbraio 14, 2009 | in : fumetti e libri
Batman 686: è la prima parte dell'attesa storia Gaiman-Kubert, di cui però parleremo al suo termine. Vorrei usare questo spazio per ricapitolare il futuro della bat-family: il periodo febbraio-marzo vedrà la chiusura/sospensione di quasi tutte le serie in continuity con gli avvenimenti di RIP e Final Crisis, con l'unica eccezione degli Outsiders di cui parliamo tra un attimo; marzo-maggio sarà dedicato alla Battle for the Cowl e vedrà un susseguirsi di miniserie e speciali integrativi alla successione al ruolo di Batman. Giugno è ovviamente un mistero, il nuovo status della bat-family sarà tutto da definire e vedere nei prossimi mesi: per ora gli unici dati certi sono il ritorno di Morrison e l'elenco delle testate che prenderanno o riprenderanno il via. Batman, Batman and Robin, Red Robin, Outsiders, Batgirl, Batman: the Streets of Gotham, Gotham City Syrens, Detective Comics. 8 bat-serie. Certamente tra gli annunci e l'effettiva realizzazione corre spazio e dubbio, l'impegno DC dovrà concretizzarsi in qualcosa di veramente buono, almeno al suo lancio. Intanto salutiamo con il suo seicentottantaseiesimo numero la storica ''Batman'', la rivedremo tra 4 mesi.

Nightwing: eccoci alla prima illustre chiusura conseguente alla morte di Batman, tredici anni e 154 numeri (l'albo dice 153 ma è da contarsi anche lo special One Million), il primo sidekick, il primo robin, Dick Grayson è l'uomo in pole position per il mantello di Batman. Lo ha già fatto, è la scelta più logica. Wolfman e Tomasi hanno traghettato il personaggio alla sua fine corsa, entrambi gli autori hanno provato a montare story-line convincenti e riassetti newyorchesi: ci hanno provato con tale convinzione da sollevare alcuni dubbi su quando la decisione di chiudere tutte le bat-serie sia stata presa, alla luce degli ultimi mesi di Nightwing sembrerebbe quasi trattarsi di un cambio d'intenzioni repentino e piuttosto recente. Tomasi chiude tutte le sue trame in poche pagine lasciando il resto all'emozionante ritorno a Gotham di Richard che, salvo sorprese a coinvolgere Hush, dovrebbe a tutti gli effetti essere l'erede ufficiale delle fortune Wayne. Vedremo. E' stato Chuck Dixon a darci gli inizi della serie regolare di Nightwing, quando ancora Dick Grayson voleva essere un poliziotto e difendere Bludhaven giorno e notte. Mille relazioni, Barbara Gordon, troppi gruppi, le tante voci sui desideri mortali di Dan Didio: la corsa della serie viene sacrificata all'altare della riorganizzazione editoriale.

Vixen
: altra miniserie al femminile per DC, questa volta dedicata al personaggio lanciato agli onori della cronaca dalla serie tv Justice League, introdotto a forza nella regolare a fumetti, ora costretto a subire il trattamento africanizzante a sottolineare, ancora una volta, la multietnicità del cosmo condiviso DC. Ricordo quando Tempesta subì lo stesso processo in casa Marvel. Personaggi di ben altra caratura. Questa miniserie è scialba, riprende vagamente il filo da un recente story-arc della JL e cerca di arrotare e affinare ancora di più il personaggio, liberandolo dal talismano e ridefinendo poteri e personalità. Risultato mediocre.

Fables 81: diciamo addio al copertinista regolare, plurivincitore di qualsiasi cosa e artista come pochi altri nel panorama americano, James Jean. La serie prosegue restando la migliore produzione regolare Vertigo degli ultimi sei anni con diabolica precisione.
hellbly @ 09:57 | commenti (popup) | commenti
lunedì, febbraio 09, 2009 | in : fumetti e libri
Mass Effect - Ascension: dove siamo? Mass Effect è stato tra i due, tre videogiochi di maggiore successo dell'incredibile 2007 ludico; il seguito è stato da poco ufficialmente annunciato, multipiattaforma; da qualche ora girano per il web voci di un possibile, nel frattempo, nuovo dlc. Ascension è il secondo romanzo, del primo abbiamo parlato l'anno scorso. Stesso autore, problemi diversi: mentre il primo romanzo andava a pescare vicende innocue precedenti al videogioco, potensodi permettere una certa libertà e l'unica limitazione di dover andare a parare alla fine in una certa direzione, il secondo romanzo si ambienta un paio di mesi dopo il game over. Problema 1: in Mass Effect ci sono almeno due finali sostanzialmente diversi, non essendo ancora chiaro come ciò andrà a introdurre il secondo videogioco, il libro non può in alcun modo gestire alcun argomento importante e complesso preso dalla storia principale, così come nessun personaggio di rilievo. Quindi ecco una vicenda totalmente priva di interessi a riprendere il filo degli studi biotici intrapresi dagli scienziati umani vista e dimenticata nel primo romanzo. Inutile.
hellbly @ 21:25 | commenti (popup) | commenti
lunedì, febbraio 09, 2009 | in : fumetti e libri
El Diablo: sei albi per introdurre nel DCU il nuovo El Diablo, personaggio d'origine Western alter editoriale del ben più celebre Ghost Rider. El Diablo è uno spirito della vendetta, un demone, ha un cavallo di fuoco, una frusta di fuoco e una pistola di fuoco: è tale e quale a Ghost Rider, inoltre non è chiaro quale possa essere il suo rapporto in relazione allo Spettro. Sicuramente non uno dei personaggi più immediati su cui puntare una nuova mini, il senso immagino fosse quello di proseguire quanto fatto, con risultati molto migliori, su Bat-Lash mesi fa. El Diablo non è una storia western, è lontana dalla continuity DC, propone un personaggio malamente clonato da un altro che in Marvel ha recentemente riguadagnato fama e fortuna dopo anni di oblio, abbraccia la politica multietnica dell'editore ma non raggiunge o aggiunge significato e non vale la pena di essere raccolta.

X-Men - Magneto Testament: la politica editoriale Marvel spesso solleva equivoci e legittimi dissensi sui modi in cui temi a sfondo sociale e contemporaneo vengano sfruttati per promuovere e lanciare testate e personaggi in virtù di calcolo e sfruttamento pubblicitario. E' il caso recente dell'uso del nuovo presidente americano in Spider-Man, è il caso di questa miniserie. Su Obama niente da dire, l'hanno fatto più o memo tutti gli editori tranne DC Comcis: lasciamo perdere i perché, passiamo a Magneto. Miniserie in cinque albi scritta da Greg Pak, autore di parecchio Hulk, e disegnata da uno dei tanti italiani all'estero. Il fumetto è buono, nulla da dire: il tema dell'olocausto è sempre sensibile e viene trattato con la dovuta compostezza e decoro, il personaggio di Magneto, da sempre sull'altalena dei bene-male, ne esce rafforzato nel background. C'e' però il problema della superficialità, non solo nelle dichiarazioni del team creativo, ma soprattutto nello svolgimento narrativo: Magneto Testament è la versione per ragazzi di un romanzo di troppe pagine, ci sono le illustrazioni e la banalizzazione.

Freedom Formula:  è la terza serie lanciata da Radical Comics, al suo esordio era stata salutata come la migliore in una cerchia di eccellenza, con il passare dei mesi, i ritardi e i problemi grafici, è diventata il primo flop dell'ottimo nuovo editore. Un flop che il presidente Levine ha raccolto e da cui ha imparato: al recente NYCC i portavoce di Radical hanno dichiarato il progressivo abbandono del formato spillato tipico del comics americano per concentrarsi esclusivamente su brossurati più corposi che rendano maggiore gloria allo stile pittorico delle produzioni, alla complessità narrativa e soprattutto garantiscano i tempi lunghi necessari alla realizzazione di quelli che sono immediatamente diventati dei cult tra gli appassionati di fumetto maturo. Il problema centrale di Freedom Formula risiede principalmente nei disegni: primi due albi eccellenti come da standard Radical, dal terzo in poi un calo vertiginoso in dettaglio, cura, capacità rappresentativa. La trama: futuro lontano, c'e' gente che vive in città megatecnologiche e altri che vivono fuori dalle città nei deserti selvaggi; ci sono i ricchi eugenetici e gli umani tradizionali e inferiori: lo sport preferito è una corsa-combattimento a bordo di mecha da formula uno, la Freedom Formula è una gara illegale e socialmente impegnata. Un giovane wastelander affronta il campione geneticamente potenziato. Anche fuori dalla sintesi del riassunto la storia perde senso e passaggi. Nota positiva: le tre testate attualmente in corso per Radical sono squisite, sono stati promessi nuovi cicli per Hercules e Caliber, si è parlato della capacità della società di gestire anche lo sviluppo cinematografico dei propri soggetti. Radical sembrerebbe in buona salute, eppure il sito non è aggiornato: un segno di risparmio che trovo inspiegabile e critico.
hellbly @ 21:16 | commenti (popup) | commenti
sabato, gennaio 31, 2009 | in : fumetti e libri
Final Crisis 7 + Final Crisis Revelation: la Crisi è finita, l'ultima secondo i vertici DC. Parlando del sesto albo abbiamo già visto le difficoltà implicite nelle scelte editoriali alla base della sua pubblicazione, il caos nella continuity e le giuste critiche prodotte dai fan relative al non riuscire più a comprendere o seguire le vicende in maniera lineare; tutto questo rimane, come anche le due considerazioni economiche finali: DC esce da un 2008 negativo, costretta a fare i conti con un 2007 che fu anno straordinario, incastrata da una politica ammirevole ma in un'ultima analisi spregiudicata e soprattutto mal organizzata e rappresentata nei suoi punti focali. Tanti ottimi artisti ma un comparto manageriale insufficiente. Final Crisis è una nuova concezione di fumetto supereroistico, è il risultato dell'applicazione di modi e stili da comics maturo sul mercato main stream: è il tentativo di scrivere vertigo sul DCU. A questo punto smettiamo di considerare i dati: Secret Invasion è il minimo comune denominatore, è quello che tutti sappiamo. L'Ipod, il wii, il blockbuster, il calcio e tutto il conformismo di chi fa del ''casual'' 'aperto e disponibile a tutti l'antitesti dell'hard-core: è realmente un problema di massa vs elite; il ragionamento è semplice: se piace a tutti è perché facile e privo di stimolu superiori. Didio e Morrison hanno fatto di Final Crisi il baluardo del fumetto supereroistico di spessore, pieno di difetti, ma mirato a fare qualcosa di più del crossover annuale senza significato. Alla fine non muore nessuno, quando il male vince l'unico modo per vincere è un miracolo: il Quinto Mondo e tutto il Multiverso ristabilito da un unico desiderio. La royal rumble da ultimo numero non è necessaria, sarebbe prevedibile e stupida, insipida: Final Crisis prosegue estrema nella propria idea. Arroganza artistica. Morrison regala un attimo di gloria a tutti: Superman ricrea il mondo, i Flash danno il colpo di grazia al morente Darkseid, Green Lanter uccide Mandrakk, Wonder Woman salva l'umanità. E Batman? Batman ha avuto il suo in Final Crisis 6, Morrison però ama Batman ed ecco che le ultime pagine sono dedicate a lui. In una recente dichiarazione a newsarama l'autore ha aggiustato il tiro su una precedente dichiarazione di ormai due anni fa (sottolineando anche quanto il progetto sia stato in divenire per tutto il tempo anche e sfortunatamente durante la sua realizzazione): Final Crisis si apre con Anthro, il primo ragazzo sulla Terra e avrebbe dovuto chiudersi con Kamandi, l'ultimo ragazzo sulla Terra; invece si chiude con Batman riportato all'inizio del tempo dall'Omega Sanction di Darkseid. Perché Batman è.
Inciso: Mahnke migliore di Jones. Commento disorganizzazione: inchiostratori.
Parliamo anche un attimo di Revelation, e già che ci siamo vi ricordo che il progetto FC conta assente la storia con le Legions di 3 Mondi dispersa nell'ormai troppo evidente crisi organizzativa DC: da grande fan di Rucka mi dispiace dire che i cinque albi di Revelation, dopo un inizio scoppiettante in contrasto con la partenza lenta di FC, si chiudono in miseria; la storia non va da nessuna parte, i personaggi sono confusi: è sempre difficile avere a che fare con lo Spettro e il divino cristiano in DC, neppure Rucka c'e' riuscito.

Faces of Evil: Gennaio è stato il mese DC dedicato ai supervillain, ogni albo uscito (a parte i FC) ha avuto cover e storia dedicata a uno specifico nemico. In alcuni casi all'interno della storyline, in altri casi in maniera più slegata: il tutto ha visto anche 4 speciali di ottima fattura forieri di promesse sulla continua prominenza dei cattivi DC. Solomon Grundy avrà una miniserie personale in partenza a breve, scritta e disegnata dal grande Kolins; Prometheus è stato parzialmente resettato dopo le ultime scarse apparizioni ed è annunciato come main villain nell'imminente, si spera, serie Justice League; Deathstroke non è ovviamente morto dopo lo scontro con Geoforce, viene però suggerito che sia in qualche modo stato cambiato dall'esperienza.. è il numero più debole, come sempre accade ultimamente quando ci sono i Titans coinvolti; Kobra è stato completamente riproposto per diventare una minaccia tutta nuova. L'iniziativa è stata particolarmente gradevole e discreta. Febbraio vedrà una cosa simile, Origins and Omens, in attesa della grande ri-partenza delle regolari di Marzo.

Legion of Super-Heroes
: Gennaio e Febbraio, riprendendo il tema di fine anno scorso, vedranno una sorta di pausa post-Crisis in DC; mesi dedicati alla chiusura di tante serie considerate pesi morti per alleggerire e rilanciare il cosmo DCU da Marzo. Tra le vittime illustri l'ultima serie della Legion, Shooter non ce l'ha fatta: la Legion ha continuato a perdere lettori, giustamente per altro. Il numero 50 è l'ultimo, non si capisce bene quale sarà il futuro: DC sta per lanciare un'antologica, forse la Legion troverà spazio lì.

The Punisher: War Zone (v2) e The Stand: due miniserie, la prima di sei la seconda di 5, che rappresentato il peggio della Marvel e riflettono quanto dicevamo prima riguardo Final Crisis e il pubblico dei comics americani. Il volume 2 di War Zone è il ritorno di Ennis al Punitore Max nella sua versione iniziale, quella demente e odiosa precedente alla stupenda e drammatica: è il ritorno dell'Ennis scrittore senza cuore. The Stand è il secondo marchio di Stephen King a vedersi fumettare per Marvel e, esattamente come le due miniserie della Dark Tower seguite alla prima, lascia molto a desiderare.
hellbly @ 12:49 | commenti (popup) | commenti
domenica, gennaio 25, 2009 | in : fumetti e libri
Sly Mongoose (Id, 2008): mi sono fatto tentare da una golosissima recensione dove si millantavano combattimenti tra ninja traboccanti di tecnologia aliena contro zombie spaziali su città volanti sospese nell'atmosfera ultratossica di un pianeta mortale. Il romanzo, forse danneggiato dalle mie eccessive aspettative di violenza e libidine, mi ha tradito: terzo della serie, dove ''serie'' si intende con il significato sempre più ricorrente di ''ambientato nello stesso mondo con (forse) uno o due riferimenti'', di opere scritte da Tobia Buckell, Sly Mongoose racconta di un guerriero semi-immortale ripieno di nanomacchine in lotta contro zombie spaziali e bla bla. Praticamente c'e' tutto quello che era stato promesso tranne i ninja: tutta la differenza del mondo. Compiendo qualche indagine pre-acquisto continuavo a leggere commenti relativi all'origine caraibica del suo autore, al fatto che i protagonisti fossero umani discendenti dai caraibi con tanto di dreadlocks, mentre gli altri protagonisti fossero ex-azteki: mi domandavo perché venisse dato così tanto risalto alla questione. A inizio libro non si nota, proseguendo, con l'introduzione di alcuni personaggi di quel contesto invece comincia a diventare chiaro il perché: inizialmente pensavo di aver bruciato qualche neurone, campio il senso della lettura ma non trovavo i nessi grammaticali e logici tipici, ''cazzo, sto dimenticando l'inglese mano a mano che leggo''; mi ci è voluto un pò per capire la natura del problema, accento e dialetto: i personaggi caraibici parlano in un modo che, suppongo, mimi la parlata natia. Bisogna farci il callo. Il problema centrale che ho avuto con il romanzo è l'alternanza tra i due protagonisti: il primo è un ragazzino azteko che funge da punto di vista del lettore, è un personaggio banale e più adatto a qualche libro young adult, sfortunatamente gode del 70% circa del romanzo; il resto gira intorno a Pepper, quello che avrebbe dovuto essere un ninja: il personaggio ritornante di tutti i tre romanzi di Buckell. Lo stile è azione pura, divertimento e improvvisazione spettacolare, qua e là ci sono delle pause descrittive per dimostrare e raccontare alcuni pensieri originali sulla distribuzione sociale e i modi e i costumi. Dal mio punto di vista tolgono spazio all'azione. Alcuni capitoli davvero buoni celati da una struttura fastidiosa che alcuni commentatori più anziani definirebbero ''da videogioco'': gli zombie spaziali assomigliano ai Flood di Halo.
hellbly @ 16:24 | commenti (popup) | commenti
giovedì, gennaio 22, 2009 | in : fumetti e libri
Old Man's War (Id, 2005): non mi capitava di ridere tanto leggendo un libro di fantascienza dai tempi della Guida Intergalattica. Il suo autore, John Scalzi, è un uomo simpatico e un grande fan: la sua carriera è una rincorsa al sogno di scrittore, la sua giovane età lo porta a essere in prima linea sulla piattaforma della comunicazione via internet, il suo blog è entrato di prepotenza nella rotazione dei siti da controllare quotidianamente. Pluricandidato all'Hugo sia nella categoria miglior romanzo sia in quella per il ''fan writer'' grazie alla succitata cospicua produzione e presenza nel web: la serie Old Man's War rappresenta il meglio della sua attività, il progetto è arrivato alla quota 4 romanzi e 1 storia breve. Il primo Old Man's War è stato tra i primi titoli offerti gratuitamente da Tor Books in occasione dell'inaugurazione del proprio sito. Il libro paga omaggio ufficialmente a Starship Troopers e, secondo Doctorow, anche a Guerra Eterna di Haldeman: in futuro gli abitanti della Terra vivranno una vita abbastanza normale e non super avanzata, niente viaggi nello spazio né strabilianti tecnologie. Nessuna possibilità di battere vecchiaia e morte. A meno che.... in età avanzata a tutti gli abitanti della Terra è data la possibilità di arruolarsi nella Forza di Difesa Coloniale, arrendere qualsiasi diritto legale, sociale e politico, ed entrare a far parte di quella fetta di umanità ad aver abbracciato il futuro. A 75 anni, chi si sia arruolato, potrà prendere l'ascensore spaziale fino alle stazioni spaziali sovrane in orbita intorno alla Terra, vedersi garantire una nuova vita, partire per viaggi spaziali su astronavi spaziali a combattere guerre spaziali e con ogni probabilità a morire dopo poco nello spazio. E' un rischio calcolato, per così dire: si barattano vecchiaia e morte imminente in cambio di un numero imprevedibile di giorni da giovane guerriero spaziale. Donne e uomini vecchi in corpi giovani potenziati e armati: dopo l'inevitabile orgia è tempo di addestramento, e subito dopo di essere sparati in guerra. L'ambientazione quindi ricorda molto Starship mentre la trama Guerra Eterna: il protagonista parte come soldato semplice e ascende nella carriera militare, lungo la via perde la maggior parte dei suoi amici, scopre gli orrori della guerra, vive la disumanità della sua nuova natura, e alla fine allegramente se ne sbatte. E' un romanzo che tratta argomenti drammatici senza perdere di vista il divertimento offerto da tante situazioni, Scalzi descrive ottime scene d'azione ma è soprattutto negli spassosi dialoghi dove riesce al meglio: la vita militare è fatta di cameratismo sul filo del rasoio, vissuto da vecchi. La semplice premessa fornisce all'autore molte situazioni ribaltate, dà spazio alla noncuranza e al cinismo, elimina quella pleura di luoghi comuni sul giovane soldato offrendo tutta una teoria di esilaranti vicende fondate su una rilassata stereotipizzazione del ''vecchio''. Alcune delle trovate di Scalzi ricordano tanto la Guida, per esempio il sistema di trasporto FTL delle navicelle è un omaggio al nonsense più arzillo e gioviale tra universi paralleli che si ostinano a essere il più uguali possibili tra loro.
hellbly @ 20:00 | commenti (popup) | commenti
giovedì, gennaio 22, 2009 | in : fumetti e libri
Final Crisis 6 - Secret Files - Batman Last Rites - Superman Beyond: inutile aspettare il settimo e ultimo albo per cominciare a tirare qualche somma e definire l'ultimo mega crossover DC un fallimento dal punto di vista economico ed editoriale. Narrativamente e stilisticamente è un altro discorso. Tagliamo subito via Secret Files, nel casino-marasma della composizione e organizzazione del crossover tante sue parti sono andate perse lungo la strada: DC ha annunciato di aver messo a disposizione dell'ultimo albo una mezza dozzina di pagine in più, per quante siano non saranno mai sufficienti a recuperare l'eccessiva complessità alla base della malevolenza portatale dai lettori. Non c'e' niente di semplice in Final Crisis, è ardua a seguirsi e complicata nei significati: non vogliatemene ma Secret Invasion è il giocattolo per tutta la famiglia, Final Crisis richiede qualche livello d'esperienza in più. Senza con ciò voler negare il caos disorganizzato che è il vero fallimento editoriale. Secret Files racconta di Libra, ve lo ricordate? Sembrava essere un main villain, gli hanno fatto uccidere Martian Manhunter, poi se lo sono persi per strada insieme a tutto il plot con la Society. La storia è valida, se avete letto il resto non vedo perché non leggere anche questa origine di Libra. Con la storia a chiudersi i penultimi capitoli sono tutti dedicati a Superman e Batman, Morrison arrogante come pochi altri autori si carica della responsabilità e dà il meglio di sé: Last Rites sono i suoi ultimi albi di Batman, ha già annunciato un ritorno estivo che a mio avviso sarà legato agli esiti pubblic di Battle for the Cowl e chi sarà il nuovo Batman, e riconnettono la continuity tra l'ultima scena di RIP e la prima apparizione di Batman in Final Crisis 1. Ve l'ho detto che è stronza, la continuity. D'altra parte si fece presto a eccitarsi quando DC annunciò che non ci sarebbero stati crossover di testate, che tutta Final Crisis sarebbe stata narrata su testate dedicate per non constringere i lettori a comprare: nessuno allora poteva immaginarsi che il prezzo sarebbe stata la totale perdita di continuity e i molti errori in buona fede commessi dai team creativi nel corso dell'ultimo anno. Morrison, Batman e Superman. Il Batman di Morrison è quello della prima JLA, quello sublimato di RIP, invincibile, inoppugnabile: è perfetto e non può essere battuto; Final Crisis 6, attesissimo, liquida la morte di Batman in due pagine: per molti fan un'offesa degna del furore che fu ai tempi della fine di Preacher. Batman prende una pistola, la carica con il proiettile che uccise Orion, spara a Darkseid con l'intento di ucciderlo (non è dato sapere se ci sia riuscito: probabilmente sì, ne parliamo tra un momento) e lo colpisce presumibilmente a morte; in cambio viene colpito a sua volta dall'Omega Sanction. Come tutti sapranno (mah) l'Omega Sanction non uccide, condanna l'anima della vittima a vivere infinite sempre più merdosissime vite nel passato. C'e' Superman con un corpo in mano, ma è solo scenico: Batman è solo fuori DCU per adesso, non morto. Uhm, aspettate: Superman da dove cazzo arrivava? Diretto diretto dalla sua mini tridimensionale Beyond. Pura goduria. Beyond è il testamento spirituale di Morrison con Superman, perché se il suo Batman è il più figo del mondo, il suo Superman è quello scritto meglio: Beyond è All-Star Superman all'ennesima potenza. E' meta-tutto, è gli Invisibles incontrano Superman e si fanno di LSD nel multiverso tra Monitor vampiri e il monitor malvagio che è il male assoluto contrapposto a Superman che è il bene assoluto. Allora il monitor malvagio è più cattivo di Darkseid? Forse, Final Crisis 7 dovrà farcelo capire. Ci sono Ultraman, Superman e Overman: c'e' pure Captain Atom qui in versione Dr Manhattan. Beyond è la migliore lettura morrisoniana da tempo, è probabilmente il miglior fumetto DC all'interno di Final Crisis e non solo.
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lunedì, gennaio 19, 2009 | in : fumetti e libri
Arcade Mania! The Turbo-Charged World of Japan's Game Centers (Id, 2008): se avete una connessione internet e videogiocate certamente conoscerete il blog Kotaku, se leggete Kotaku sicuramente conoscerete i suoi due top editor Brian Crecente e Brian Ashcraft, quest'ultimo residente in Giappone e autore del saggio in oggetto. Sul libro il nome di Ashcraft è quello scritto più in grande, ma il lavoro è stato sviluppato in collaborazione con Jean Snow di Wired e la fotografa Yuki Nakano. Arcade Mania nasce in formato pocket con sovracoperta lucida, stampato su carta ricca alternando pagine in bianco e nero ad altre a colori: è chiaramente un pubblicazione giapponese e infatti le uniche librerie dove lo potrete trovare sono in Giappone, per tutti gli altri ci sono i negozi online. Funziona come una guida turistica, divisa per generi, mostra i luoghi, regala nozioni di storia, riporta interviste ad avventori e addetti ai lavori del meraviglioso mondo delle sale gioco giapponesi: UFO catchers, print club machines, rhythm games, fighting games, shooting games, retro games, gambling games, card-based games, super cabinati stilosissimi ritrovabili solo Là. Le sale gioco non esistono praticamente più in Occidente, fenomeno morto e stramorto; in Oriente invece sono ancora fenomenali, soprattutto perché abitate da giochi che non potrebbero vivere sul mercato console: i generi di gioco presentati nel libro si trovano solo nelle sale gioco, o quanto meno le versioni delle sale gioco sono molto diverse dalle controparti casalinghe. Per ogni genere Ashcraft ci racconta dove trovare la crema dei giocatori, li intervista e si fa spiegare le motivazioni e le preferenze, il tutto accompagnato da un corredo fotografico e grafico accattivante e candito. Anni fa ebbi l'occasione di andare a Tokyo, non la colsi, ci sono persone che viaggiano e altre che vivono radicate nel proprio territorio: Arcade Mania è un libro di viaggi, racconta l'El Dorado dei videogiocatori. Un tema caldo del libro è la prospettiva sui frequentatori delle sale gioco, il rapporto è molto simile a quello delle nostre sale da biliardo: se vai in un posto frequentato devi essere forte, oppure vai per guardare, altrimenti ti massacrano; se sei scarso te ne stai a casa a giocare a boccette. Nelle sale gioco giapponesi si incontrato solo indefessi praticanti, si incontrano quei cinni che sul live la sera ti sbudellano a Street Fighter usando solo il pugno debole: nelle sale gioco però non arrivi neppure a mettere il cento yen nella macchinetta, l'aura di supremazia ti sbudella prima. E' una lettura divertente ma non comica, Ashcraft è un devoto: non scrive per ridicolizzare un ambiente per altro serissimo e dagli interessi economici immensi. Hardcore gamer, questo libro vi farà sentire un pò più piccoli ma più vicini alla fabbrica delle meraviglie elettroniche.
hellbly @ 20:43 | commenti (popup) | commenti
sabato, gennaio 17, 2009 | in : fumetti e libri
Vodka (Id, 2008): Carlo Rossella è per molti uno dei tanti prodotti marci della società, giornalista fazioso con troppi scandali scansati sul groppone per essere innocente fino a prova contraria. Questo libricino edito da Mondadori l'anno scorso raccoglie dieci racconti brevissimi ambientati nell'URSS della vodka e del comunismo da guerra fredda tra uomini russi troppo impegnati a ubriacarsi e donne russe troppo facili, e stranieri eroici capaci di bere più di un russo e scopare tutte le donne russe. Rossella dichiara queste storie vere e false, insomma non dice un cazzo: che siano sue fantasie, aneddoti scambiati incrociando i peni in sauna o altro, si leggono comunque gradevolmente e fanno quasi pensare che sia un simpatico mattacchione e non un verme.
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giovedì, gennaio 15, 2009 | in : fumetti e libri
Manhunter: il numero 38 della serie conclude anche il secondo e ultimo tentativo di mantenere in vita una delle più innovative e intelligenti serie DC degli ultimi anni. Kate Spencer, l'ottava Manhunter, avrebbe già dovuto chiudere la propria vita editoriale all'altezza della venticinquesima uscita: la DC, pressata dai fan, estese il tutto a un ultimo ciclo di cinque episodi fortemente connesso agli eventi di Infinite Crisis; se ricordate quel periodo fu fortunatissimo per l'editore, per mesi quasi alla pari delle vendite Marvel: c'era ottimismo e Manhunter tornò regolare dopo pochissimi mesi. Adesso DC è in uno dei peggiori momenti della sua storia recente, per vendite e gestione, e non è certo bastata l'introduzione del personaggio nel roster delle Birds of Prey (altra serie prossima alla chiusura) per salvarne la pubblicazione. L'ottimo Andreyko ha ben pensato di dare alla serie una chiusura non chiusura che si allontanasse, come del resto tutto il suo lavoro, dalle ripetute banalità del mercato: gli ultimi due albi sono ambientati un impreciso numero di anni dopo i precedenti, fondati su una continuity propria che verrà inevitabilmente smentita (senza importanza); non potendo dare chiusura alle storie di Kate Spencer, personaggio probabilmente giù programmato per un recupero nel prossimo futuro, l'autore la sposta fuori dai piedi del pesantissimo momento editoriale DC e le dona un finale felice perfettamente in linea con l'imponente lavoro di integrazione generazionale effettuato sulla sua creazione. Il legal-superhero di Andreyko ha a lungo lavorato per realizzare la propria family di parentele importanti, offrendo continuità con i precedenti Manhunter e garantendo la legacy amatissima dai vertici e dal fandom DC: il giusto finale è propriamente quello di garantire il futuro e il proseguimento della tradizione. Un vero peccato.

New Krypton: dieci albi sparpagliati tra Action Comics, Superman e Supergirl, più due speciali (ovvero la stessa formula utilizzata per Holy War e Thy Kingdom Come), per raccontare la ''fine'' di Kandor e la nascita del nuovo pianeta Krypton. La storia finisce esattamente con un nuovo pianeta Krypton in orbita opposta alla Terra intorno al sole, un pianeta dominato dalla pazza Alura e dal solito trio Zod, tendenzialmente quindi un pianeta di very bad supermen. New Krypton è stata per larga parte una delle migliori storyline recenti di Superman, si è sfortunatamente conclusa con un penoso anticlimax: il problema principale è stato il modo in cui, le storie separate di Action e Superman si siano andate a integrare e incrociare con quella di New Krypton, venendone poi soppiantate e dimenticate. Molte pagine, e tutti gli speciali, di New Krypton sono dedicati a cose che sono poi andate completamente perse nel corso della narrazione, sicuramente saranno riprese ma l'effetto è stato sgradevole: Luthor e Lane, Atlas, Guardian. Moltissimi spunti caduti in pausa per colpa del crossover: alla fine di New Krypton in effetti non è finito niente di ciò che realmente aveva attirato e catturato l'attenzione dei lettori, a finire è stata solo la questione Kandor. 
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venerdì, gennaio 09, 2009 | in : fumetti e libri
Punisher - War Journal (v2): una cosa di cui non mi ero accorto il mese scorso, il numero 26 del War Journal del Punitore Fraction-Chaykin è stato l'ultimo della serie. La fine di Secret Invasion ha graziato l'agonia di una testata che dai suoi esordi paralleli alla morte di Captain American non è mai riuscita a sollevarsi dalla mediocrità, nonostante ottimi scrittori è stata penalizzata da scelte artistiche non adatte al personaggio, Olivetti prima e un Chaykin completamente sorpassato dopo. Siamo abituati a non vedere il minimo legame tra il Punitore MAX e quello regolare, eppure non si può fare a meno di notare la rapida successione che ha portato Ennis a concludere la sua epocale run e la chiusura del War Journal: ovviamente Marvel, dall'alto della sua maggiore elasticità economica, ha correttamente deciso di non lasciar spegnere il personaggio senza lottare. Mentre per MAX il giro di autori previsti spera di far saltare fuori un nuovo capace sceneggiatore, la serie mainstream è stata immediatamente soppiantata da una nuova intitolata semplicemente Punisher (alla prima notte insonne cercherò di capire a quale vol. dovremmo essere arrivati) scritta da Remender: autore da troppi mesi sull'orlo della grandezza senza però essere ancora riuscito a toccarla.

Marvel Zombies
3: se il prezzo per rivedere Machine Man nella sua ultima versione ellissiana è quello di beccarsi una nuova miniserie dedicata alla Terra Marvel Zombie, ben venga. Penso che il concept sia stato sfruttato allo stremo, una pausa potrebbe solo fare del bene: come abbiamo visto le pause non sono nel vocabolario editoriale Marvel, il martellamento sui fan deve restare un fuoco di fila a garanzia della supremazia di vendite. Marvel Zombies 3 non è male, c'e' persino una specie di trama, però gli zombie hanno rotto.

Gravel: l'anno scorso Avatar Press ha cominciato a programmare e pubblicare progetti di più ampio respiro, abbandonando parzialmente l'andamento a miniserie ha abbracciato, forte della collaborazione continuativa di Ellis, ragionamenti a lungo termine. Tutte le serie di Ellis per Avatar hanno in comune una quantità di tratti tali da renderle un pò tutte uguali, francamente l'autore comincia a rompere il cazzo: poi ovviamente nessuno costringe a leggerle; tra tutte queste quella di Gravel è una continua sorpresa, a capire se Ellis sia entrato in una trance di scrittura automatica magari scialba ma efficace o se il suo co-autore abbia tutti i meriti, si potrebbe parlarne meglio: così resta solo da osservare la chiusura del primo story-arc e mantenere l'abbonamento.

Superman e Supergirl - Maelstrom: Palmiotti e Grey sono il nuovo Dixon, sono quel tipo di professionisti a cui mettere in mano qualunque con la certezza di averne in cambio un prodotto sempre adeguato. Il senso di questa miniserie è quella di sfruttare due leitmotiv centrali dell'ultimo DCU: Darkseid e Apokolips, la posizione rinnovata di Supergirl. La fine del 2008 ha dato ai lettori DC una Supergirl completamente rimessa a nuovo da autori capaci, storie curate e una maggiore presenza nella super-family: la regolare è in forte ascesa e la partecipazione a New Krypton ha sviluppato la profondità del personaggio. Questa mini di cinque, naturalmente posta in continuity approssimativa, serve perfettamente a tre scopi: la prima è quella di aggiungere elementi caratteriali a Supergirl, la seconda di offrire un ulteriore peso drammatico agli ultimi eventi di New Krypton mostrando quando buono fosse arrivato a essere il rapporto tra i due cugini, il terzo e non ultimo è sondare il terreno per le future avventure spaziali di Superman. Funziona tutto bene, i disegni di Noto specialmente.
hellbly @ 12:39 | commenti (popup) | commenti
martedì, gennaio 06, 2009 | in : fumetti e libri
Postsingular (Id., 2007): l'autore, Rudy Rucker, è uno dei padri fondatori del cyberpunk o almeno un padrino stando ai risultati internazionali, è un signore di 62 anni con una produzione piuttosto vasta e riconosciuta; anni fa si inventò un manifesto letterario per descrivere il proprio stile, transrealismo, ovvero un realismo fantascientifico... come essere Verga nel 20XX e scrivere Infrared Malpelo. Lo stile giovanilista di Rucker in questo Postsingular, per quanto giustificato dai protagonisti, fa un pò troppo young adult: svilisce un pò lo stile, fa un pò internet nerd e, per certi versi, questo può anche essere entusiasmante e, sicuramente, massimizza il risultato di una prosa divertente, volontariamente spiritosa e irriverente per quello che è uno dei grandi temi moderni del genere. La Singolarità. L'avvento di una tecnologia/intelligenza superiore a quella umana. Il romanzo è diviso in 4 parti con la prima essenzialmente un prologo a concludersi con l'avvenuta Singolarità e il resto a inventarsi un seguito: la sintesi della trama ricorda un modo di dire, avete presente ''sei talmente xxx da essere yyy'' dove yyy è l'esatto opposto di xxx? Sei talmente comunista da essere fascista e così via. Tutto comincia con un giovane genio disturbato e un pugno di nanomacchine: da che mondo e mondo le nanomacchine fanno una sola cosa, trasformano la materia; al genio il mondo non piace, preferirebbe vivere in una super-realtà virtuale alla matrix: quindi libera le nanomacchine e dice loro di mangiarsi di riprodursi e, per fare ciò, di consumare pure interamente il pianeta Terra e tutti i suoi abitanti, digitalizzandoli e sparando in simulazione Virtual Earth. Viene fermato da un suo collega il quale, poco dopo, libererà una simile infestazione di nanomacchine, queste non distruttive e amichevoli cambiando l'umanità per sempre: teletrasporto, viaggi dimensionali, super AI servizievoli, connessione alla super rete continua e costante, sharing di pensieri e vita. La società diventa un marasma, non è come vivere nella realtà virtuale ma è come se la realtà virtuale fosse uscita dalla rete e si fosse sovrapposta alla realtà: la trama segue, alternando e incrociando, le vicende di due nuclei di personaggi. Il genio numero 2 e suo figlio autistico, una coppia di giovani assuefatti alla nuova tecnologia: i motori della vicenda tuttavia saranno un misterioso nemico, gli abitanti di una terra parallela e l'incessante sviluppo della tecnologia stessa. Si legge in un soffio, diverte ma manca di profondità: è una storiella buffa ed è quindi un libro raro perché di commedie in scifi se ne vedono poche, ovviamente preferisco drammoni più estesi ma il gusto della lettura di Postsingular è tale che il suo seguito sarà immediatamente acquistato. Rucker poi è meritevole di ogni considerazione, il romanzo è liberamente scaricabile (benché acquistabile per Tor) dal suo sito.
hellbly @ 01:18 | commenti (popup) | commenti
domenica, gennaio 04, 2009 | in : fumetti e libri
Justice Society of America - Thy Kingdom Come: la seconda metà del 2008 è stata dominata in casa DC, oltre che da Final Crisis, da story-arc di ampio respiro le cui conseguenze dovrebbero come sempre ripercuotersi nel futuro. Batman sta concludendo gli epiloghi al suo RIP, Superman sta finendo New Krypton, Green Lantern è nel mezzo dei prologhi a Blackest Night.... la Justice Society ha affrontato il (NON) seguito di Kingdom Come. Johns, Eaglesham e Ross si sono messi al lavoro per quello che è stato probabilmente uno dei punti più alti della loro gestione, restano ancora tre albi prima dell'abbandono ma sembrerebbero trattarsi più che altro di un riempitivo in attesa delle famose conseguenze e della ripresa della continuity attesa per Marzo. Il presupposto primo è il seguente: il DCU visto in Kingdom Come è oggi situato su Terra 22, il Superman di quella Terra è da qualche tempo nei ranghi della JSA. Il presupposto secondo invece riguarda la continuity: non cercatela, diciamo semplicemente che New Earth ha scombinato un pò la storia e questo Thy Kingdom Come si colloca/non colloca all'interno della celebre miniserie. In Final Crisis stiamo assistento alla nascita del Quinto Mondo, dopo aver visto la morte del Quarto: e il Terzo? Gog è l'ultimo dio del Terzo Mondo, in senso Kyrbiano e non sociale, si risveglia e comincia ad andare in giro per il terzo mondo, in senso sociale, compiendo straordinari miracoli: come sempre a questo punto gli smisurati ranghi della JSA si dividono tra gli attivisti al seguito di Hawkman e i vecchi timorosi. Johns ci ha insegnato negli ultimi anni che Hawkman ha sempre torto. Appeal particolare di tutto lo story-arc sono le tavole interne di Ross, inserite qua e là ogni qual volta ci si ritrovasse su Terra 22. A parte la dismissione di Gog, veramente rapida e un pò troppo semplicistica (comunque giustificabile in un'ottica di potere proporzionale all'adorazione), la storia è notevole e memorabile. Il futuro della JSA prevede una nuova frattura in sottogruppi, ma non è dato sapere quanto temporanea sia: sarebbe interessante, sempre in attesa della frattura da troppo tempo annunciata in JLA, vedere un parallelo con 4 super gruppi (6 contanto i 2 Titans).

Superman & Batman vs Vampires & Werewolves: ehm, il titolo dice tutto, no? Ancora più stravagante del titolo è stato il tipo di pubblicazione, sei albi in tre mesi: fatto insolito per una mini, ancora di più per una che, uhm, non avrebbe (e non ha) dovuto suscitare particolare interesse. Nonostante l'idiozia di base la vicenda messa insieme da VanHook e disegnata da un Mandrake d'annata è più intrigante del previsto: stupida, ma non priva di divertimento. Va immediatamente a qualificarsi nei gironi delle produzioni che DC dovrebbe evitare annaspando com'e' alla ricerca di miglioramenti nelle vendite, tuttavia, chissà, magari c'e' un piano alle spalle.
hellbly @ 11:43 | commenti (popup) | commenti
giovedì, gennaio 01, 2009 | in : fumetti e libri
Le Storie della Tua Vita (Stories of Your Life and Others, 2002): piccolo miracolo per l'editoria italiana, Stampa Alternativa di Nuovi Equilibri pubblica La raccolta dei primi 8 racconti scritti da Ted Chiang, autore americano coccolatissimo da tutta la stampa specializzata e dalle autorità della fantascienza come un prodigio e come primo rappresentante di quella lit-scifi di cui si sta frequentemente tornando a parlare.  Premessa: nonostante le speranze e le probabilità favorevoli la fantascienza non è riuscita a sfruttare il successo dei cugini fantastici, quelle autrici che avevano provato ad accostarsi alle schiere del  softcore-horror-fantasy che sommergono il mercato sono rimaste schiacciate e senza lavoro, gli Autori non sono stati sdoganati e in definitva alla fantascienza è rimasta l'unica e ultima spiaggia del solito ripiegarsi su se stessa. Si torna a parlare di Lit-Scifi dove Lit da noi sarebbe Lett e starebbe per ''letteratura'' nel senso meno lato possibile. La fantascienza torna a vendere i propri scrittori come veri Autori da opporsi ai venditori di fumo del fantasy. Ted Chiang capita a fagiolo per esporre questo caso: è un giovane autore apprezzato dal fandom e dalle eminenze, costantemente premiato e pubblicizzato, punta di diamante dimostrativa della letterarietà fantascientifica. Nella breve premessa al testo, il curatore dell'edizione italiana si presenta e spiega di aver utilizzato più racconti dell'autore nei suoi seminari/lezioni (tenute, pare, in prestigiose università italiane) di design della comunicazione... la prendo per buona, la collana di Stampa Alternativa non è certo una sussidiaria di Delos, la pubblicazione di genere non è nel suo corpus e quindi valorizza ancora di più l'importanza trasversale del testo. I racconti di Chiang appartengono alla categoria ''fantascienza delle idee'', non presentano una trama narrante di spessore o importanza assoluta: si basano su concetti di partenza e li panoramizzano descrivendone l'impatto sulla società circostante, il tutto viene veicolato da protagonsti impegnati in azioni ma il senso è sempre quello dello spettatore stupito che descrive la novità e cerca di venirci a patti. I racconti sono presentati in ordine cronologico: nel primo si testimonia la costruzione della Torre di Babilonia, è l'unico d'ambientazione antica e non propriamente scifi; si passa alla scoperta di un terrificante teorema matematico; una rivoluzionaria cura per ripristinare le cellule cerebrali con l'interessante effetto collaterale della super intelligenza; il pezzo forte del primo contatto alieno; un paio di paginette di evoluzione ontologica della scienza; si arriva al secondo racconto d'ambientazione diversa, steampunk, fatta di golem e cabala; il penultimo racconto gira intorno a quotidiane manifestazioni divine, mentre l'ultimo, l'unico testo mai pubblicato prima, descrive processi neurologici capaci di eliminare le discriminazioni. Gli argomenti sono vari, le strutture si assomigliano: il marchio di fabbrica dell'autore è la composizione del testo, i flussi narrativi e i tempi del racconto, nonché la sua stessa struttura visibile. Dalla semplice forma circolare di Babilonia fino al complesso sviluppo atemporale di Storie della Tua Vita: l'opera di Chiang non deriva il proprio io dall'estetica, non è, per fare un paragone, una sorta di editing espressivo alla Kitano, è una geometria precisa che presuppone una serissima analisi e pre-produzione. I tempi sono calibrati per ottenere simmetrie e ricorsi, sono i componimenti artistici di un positivista, in alcuni casi potrebbero sembrare prove tecniche di scrittura ma c'e' naturalezza e qualità e quindi non ci si scompone. I racconti sono così, Chiang potrebbe decidere di non dedicarsi mai al romanzo restando e preferendo raffinarsi sul componimento breve: la sua ultima pubblicazione cade sotto la dicitura romanzo breve, potrebbe essere un segno di futura dedizione.
hellbly @ 12:21 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, dicembre 31, 2008 | in : fumetti e libri, cinema e tv, animazione e videogiochi, musica e internet
sapete come funziona... Il Meglio del 2008

CINEMA USA/JP/ALTROVE
-The Dark Knight
-Shoot'em Up
-Iron Man
(My Name is Bruce)

-Dai Nipponjin
-Tokyo Gore Police
-Be A Man! Samurai School

-Mongol
-District B13
-JCVD

ANIMAZIONE SERIE/CINEMA/HOME
-(Zoku) Sayonara Zetsubo Sensei

-Wall-E
-Evangelion Rebuild 01
-Sword of the Stranger

-Batman: Gotham Knight

COMICS SERIE/COMICS GN/COMICS NUOVO EDITORE/MANGA
-All-Star Superman
-Punisher MAX di Garth Ennis

-Laika

-Radical Comics

-Shin Angyo Onshi
-Eatman

LIBRI
-Il Sindacato dei Poliziotti Yiddish
-Le Memorie dello Squalo
-Tutti i Racconti Western di Elmore Leonard

VIDEOGIOCHI
-Fallout 3
-Bionic Commando: Rearmed
-Castle Crashers

ALTRO
-Elio è... Frankenstein
-Dr.Horrible Singalong blog
hellbly @ 17:14 | commenti (popup) | commenti
venerdì, dicembre 26, 2008 | in : fumetti e libri
Flash: comincia con la serie dedicata a Wally West l'ondata di chiusure che tra dicembre e febbraio aprirà la strada al nuovo DC Universe post Final Crisis. L'agonia di Flash Wally West è stata lunga, massacrato durante l'One Year Later, spezzato dalla pessima gestione dei figli e alla fine sacrificato all'altare di Barry Allen: DC non si è sbottonata sul futuro del personaggio, né della testata. Vedremo un Flash: Rebirth tra qualche mese e Wally è pur sempre nei Titans (forse). Curioso, questa serie è riuscita a chiudere due volte in un paio d'anni. Il finale è semplice, la famiglia West decide di prendersi una vacanza dal pericolo per stare insieme. Già visto, già successo.

Terra: è apparsa di straforo qua e là nel corso dell'ultimo paio d'anni, finalmente la nuova Terra ha visto chiarite origini e background in una mini in quattro albi per mano di Grey-Palmiotti con funzioni di prologo ed esperimento all'imminente, annunciata da secoli, serie di Power Girl. Fumetto per ragazze.

Batgirl: tra le tante miniserie personali vistesi recentemente quella dedicata a Batgirl scritta da Beechen è stata una delle più scialbe, tentennante nella continuity con l'annuncio adozione da parte di Bruce Wayne, senza risoluzione nel conflitto con il padre e in ultimo scioccamente portatrice di chiarimenti nel casino One Year Later e della versione bad del personaggio.

Rann-Thanagar Holy War: Starlin e Lim concludono anche la seconda miniserie dedicata agli eroi spaziali DC (tranne le Lanterne Verdi), il nuovo assetto spaziale vede il pianeta Rann una landa desolata, i suoi abitanti trasferiti in blocco su Throneworld, la cui popolazione nel frattempo è stata sterminata lasciando quello Starman un principe senza sudditi; Weird è in una condizione dubbia alla fine della serie, gli eroi terrestri tornano a casa, altri vanno a infoltire i ranghi di Hardcore Station. Tutto è bene quello che finisce bene, c'e' superficialità e un modo di raccontare storie antiquato e poco dinamico: è fumetto vecchio stampo che difficilmente potremo rivedere in questa forma a causa degli sconfortanti dati di vendita, possiamo però credere che l'imminente Adventure Comics possa in qualche modo diventare posto per continuare le vicende di questi personaggi.

Atomic Robo - Dogs of War: secondo giro per Red 5 e il suo miglior prodotto, niente da dire, è un Hellboy fantascientifico più umoristico che cupo. Steampunk, ottimi disegni e dialoghi brillanti. Continua a essere una delle migliori proposte indipendenti del mercato americano.

Bio-meat: la batch natalizia di un ottimo gruppo di scanlators ci permette di leggere il finale del survival horror scritto e disegnato da Yuki Fujisawa. La storia segue un gruppo di ragazzi nel corso di 3 differenti eventi tutti legati alla premessa del manga: in un futuro prossimo il Giappone sconfiggerà il problema ''fame'' mondiale creando esseri sintetici commestibili che non necessitano di cure, mangiano qualunque cosa e si autoriproducono. Tutto bello finché sono contenuti in apposite celle, meno bene durante i 3 suddetti eventi che porteranno il mondo, e soprattutto il Giappone, sull'orlo della distruzione per l'infestazione di queste bestiacce. Ottimi disegni, storia drammatica e bella caratterizzazione dei protagonisti: ragazzi qualunque costretti a sopravvivere, capaci di sviluppare un istinto di sopravvivenza disumano. Sfortunatamente circa al capitolo 60 la storia finisce in un buco nero di mancanza d'idee, si trascina per altri quaranta capitoli circa finendo poi chiusa con rapidità e scarsa cura al capitolo 105. Uno di quei manga che avrebbe fatto meglio a restare incompiuto.
hellbly @ 19:02 | commenti (popup) | commenti
lunedì, dicembre 22, 2008 | in : fumetti e libri
Il Sindacato dei Poliziotti Yiddish (The Yiddish Policemen's Union, 2007): ci sono processi mentali che non vale la pena combattere così come idiosincrasie che tutto sommato fanno parte del nostro carattere e ci piacciono, si arriva poi a un punto in cui diviene fondamentalmente inutile lottare per essere totalmente anticonformisti, per mantenere sempre una rigida purezza ideale, ci si piega e si assecondano pulsioni recondite o manifeste, si attenua il giovanilismo e con saggezza si adottano quei costumi globali che non sono poi tutti da buttare. Ho questo libro in giro per casa da mesi, mi sono deciso a leggerlo solo ultimamente ricapitolando l'anno come nelle migliori riviste e cercando di capire cosa provare a ricordarne mentre trascorrerò il prossimo; è il secondo libro di Chabon che leggo, il primo essendo l'imponente Cavalier and Clay: lo stile è profondamente cambiato, la sintassi si è complicata e l'accessibilità narrativa è diminuita in favore di una maggiore espressività rappresentativa, forse anche per sorreggere un'impianto classico come quello del noir all'autore è venuto in mente di mescolare punti di vista, prospettive, tempi e luoghi cercando di seguire il codice di pensiero del suo protagonista, narrato in terza persona ma con la fortissima impressione di un io parlante. Il primo impatto con la vicenda è crudo e brutale, il romanzo è stato premiato da tutti i maggiori cortei fantascientifici, non ci sono navi spaziali ma una Storia alternativa i cui presupposti vengono dati per scontato ruggendo in quelle partenze ostiche approvate da molti libri di fantascienza per non lasciare ai lettori il tempo di abituarsi, per aumentare l'interesse e la concentrazione e la volontà di capire. Nel 1948 lo Stato d'Israele fu distrutto, gli ebrei dispersi e costretti alla fuga: gli USA ne accolsero un gruppo imponente segregandoli in Alaska, adattando la legge e lo statuto federale dello stato per diventare un insediamento temporaneamente indipendente. Una nuova Terra Promessa nell'estremo nord del mondo. Il romanzo è ambientato ai giorni nostri, a pochi mesi dalla Restituzione, il giorno quando l'Alaska tornerà a essere un integro stato dell'Unione e gli ebrei saranno cortesemente invitati a sloggiare. Il protagonsita è Meyer Landsman, è il detective della omicidi perfetto: alcolista, divorziato, sulla via della mezza età, stanco, depresso suicida a tempo perso, pieno di intuito e istinto, naturalmente ispirato a combattere per tutte le cause perse come la sua. E' veramente, come dicono tutti i commentatori, un protagonista ripescato dal noir anni '40; però è anche un ebreo, un ebreo ateo per di più, in un mondo fatto di ebrei provenienti da tutti i paesi storici, di russi e filippini, di bigotti cappelli neri, mafiosi, lobby e luoghi di potere, ma anche di droga e perdizione uguale per tutti anche per gli ebrei. A differenza di Cavalier and Clay, qui Chabon calca la mano sulla caratterizzazione etnica intercalando in continuazione termini yiddish e costringendo il lettore non cosmopolita a ricercora sul dizionario il significato di molte parole e concetti: il romanzo è leggibile anche con la più totale ignoranza in fatto di religione e costume ebraico, ma non avrebbe senso leggerlo senza sforzarsi di capire, oltre al fatto che così facendo se ne perderebbero sottotesti e si rishierebbe di venire rispinti da questa scelta per niente amichevole e tanto affascinante. Landsman vive in un albergo topaia, la sua carriera è finita per lo scarico del cesso come il suo matrimonio, solo il suo collega riesce a guardarlo in faccia e a reprimere il desiderio di sputargli: no, non ''solo il suo collega'', anche quei mentecatti e pezzenti che condividono con lui l'albergaccio e che una notte come le altre lo svegliano per essere il primo a indagare sul tossico trovato morto nella stanza 208. Un tossico come tanti altri, magro e distrutto, eppure e inspiegabilmente comincia da qui un'indagine che porterà Meyer in rotta di collisione contro tutto e tutti. Vorrei spendere qualche parola di più, la quarta di copertina rovina abbastanza la trama e non voglio svilire quelli che sono colpi di scena attentamente progettati e perfettamente capaci di sorprendere e intrigare: lo svolgimento è un crescendo, si parte piano con l'ambientazione e la partenza, personaggi introdotti lentamente e poco per volta, poi una volta ingranata la prima scoperta il resto si sussegue senza soluzioni di continuità costringendo a una forsennata lotta contro gli aggettivi che accompagnano i nomi, contro la voglia di saltarli per leggere subito cosa accadrà. Il finale è perfetto.
hellbly @ 20:12 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, dicembre 17, 2008 | in : fumetti e libri
Laika: graphic novel uscita nel 2007 per l'editore specializzato First Second, scritta e disegnata da Nick Abadzis. Basata con accuratezza storica sulla vera vicenda del primo essere vivente nello spazio, la povera cagnetta che i russi spedirono a morire atrocemente tirandosi addosso l'invidia degli americani per un programma spaziale più (allora) avanzato e l'indignazione pubblica per il maltrattamento e la sorte dell'animale. Protagonisti del racconto sono Laika (che poi non si chiamava veramente così), il Capo Ingegnere del progetto russo e la dog-sitter di Laika e degli altri cani-cavie utilizzate durante gli esperimenti: per sua stessa natura la narrazione non presenta eroi, protagonisti positivi o antagonisti. Solo persone con ragioni e fini, contraddizioni e sentimenti: l'unico personaggio privo di questa scrupolosa umanità è naturalmente Laika. Il cane è una povera vittima, come tutti gli animali domestici è spesso trattata come un oggetto o una proprietà, in altri casi è detestata incoerentemente dall'ignoranza, allo stesso modo incondizionatamente amata da chi geneticamente predisposto in questo senso: Abadzis percorre la storia lentamente, soffermandosi frequentemente sulla quotidianità solo occasionalmente interrotta dagli Eventi poi entrati nella memoria collettiva: la routine militare, la routine civile, la routine animale; testi frequenti e fitti, sempre controllati e solo raramente slanciati verso considerazioni metafisiche ulteriori alla banale realtà del lavoro. I disegni sono espressivi e stilizzati al punto da ricordare vecchie strip umoristiche anni '60-'70, o le vignette propagandistiche degli stessi anni: inizialmente risultano ardui, presto sostengono amorevolmente il procedere fatale della vicenda.  Alla fine non è difficile sentire il magone, un groppo e pensare che una lacrima potrebbe anche decidersi a scendere.
hellbly @ 20:24 | commenti (popup) | commenti
venerdì, dicembre 12, 2008 | in : fumetti e libri
Secret Invasion: mi faccio i complimenti da solo per aver contenuto negli ultimi mesi la mia jeekitudine e aver riabbracciato alcuni ottime produzioni (quasi)slipstream Marvel affiancandole senza colpo ferire a tutti i crossover succedutisi senza soluzioni di continuità. Civli War, World War Hulk, Secret Invasion. Adesso basta però, mi sono veramente rotto le palle: Dark Reign mi sta addosso ancora prima di cominciare. Non voglio parlare di questo però, ma di quanto triste sia stato Secret Invasion: invece di abbruttirvi con i miei commenti di parte vorrei linkare l'apprezzato articolo apparso su IO9. In sintesi: l'hanno montata per anni, infilando quei cazzoni di Skrull ovunque, fingendo di uccidere una ventina di personaggi fondamentali e minare motivazioni e credenze di qualsiasi avvenimento successo negli ultimi 3-4 anni. Invece niente: hanno ammazzato Wasp. Sai che roba: il vendicatore più disprezzato di sempre. I cambiamenti più interessanti sono la caduta in disgrazia di Tony Stark, la ''chiusura'' dello Shield (ma con Nick Fury in giro c'e' poco da crederci), e basta. Norman e gli Anti-Illuminati sono una presa per il culo bella e buona. Profonda delusione, specialmente per la serie in sé assai poco ispirata e priva di eventi.

Thor - ''Ancient Asgard Trilogy'': negli ultimi mesi sono usciti 3 imperdibili one-shot tra loro collegati e parzialmente consecutivi scritti da Matt Fraction, l'autore esclusivo Marvel più interessante a mio avviso, dedicato a Thor in versione totalmente divina e mitica. Thor prima del fumetto Marvel quindi, un Thor impegnato a vivere i miti nordici interamente e da protagonista: non proprio un'idea mai vista prima ma difficilmente così ben realizzata. Mi pare d'aver visto un possibile quarto albo in uscita tra un pò ma credo non sia, questo sì, direttamente connesso. Per completezza i tre albi sono: Ages of Thunder, Reign of Blood, Man of War. La regolare di Thor è ottima ma vessata da lentezza e aperiodicità, se avete fame di Dio del Tuono questi sono prelibati.

Salem - Queen of Thorns: era da un pò che non parlavamo di Boom! Studios, editore non più nuovo che fu di grandissimo interesse ma spentosi lentamente nell'ultimo anno a causa di produzioni decisamente sottotono, poco interessanti e spesso disegnate in modo improponibile. Salem non inverte questa tendenza ma offre qualche motivo di valore: scritta da Chris Morgan, ennesimo sceneggiatore cinematografico passato ai fumetti (tra i suoi lavori degni di nota: Wanted, Fast and Furious Tokyo Drift... un genio), e disegnata da Un Tale racconta di uno pseudo Solomon Kane impegnato a combattere una super strega diabolica affamata di sacre reliquie cattoliche. La storia si perde in corso d'opera, i personaggi sparicoscono e ricompaiono senza logica, il finale è scemo. No, ripensandoci: Salem conferma il pessimo periodo di Boom!

The Man with No Name: chi invece se la passa molto bene nel settore ''cade editrici indipendenti'' sono quelli di Dynamite continuamente alle prese con nuovi progetti e sistematicamente benedetti da consenso di pubblico e interesse da parte di autori più o meno noti devoti a mostrare la propria abilità al di fuori del claustrofobico mondo di DC-Marvel. Questa volta tocca a Gage far perdere le sue tracce e prestarsi a scrivere il primo story-arc, sei episodi, dell'ultima serie western varata dall'editore (con una già annunciata per il prossimo futuro): per chi non lo sapesse l'Uomo Senza Nome altri non è che il personaggio interpretato da Clint Eastwood nella trilogia di Leone. La serie vanta licenza ufficiale e riprende la storia da poco dopo la fine de Il Buono, il Brutto e il Cattivo. Massimo Entusiasmo. La storia non è male anche se Gage non risulta troppo adatto a questo tipo di narrazione, copertine molto gradevoli di Isanove lanciatissimo sul genere dopo Dark Tower, disegni intermittenti che ronivano un poco la rappresentazione. Il prossimo giro di walzer tocca a Lieberman, poi a Dixon.
hellbly @ 19:08 | commenti (popup) | commenti
giovedì, dicembre 11, 2008 | in : fumetti e libri
La Città-Labirinto (The Man in the Maze, 1968): attenzione attenzione, questa è una rilettura. Di solito non rileggo i libri, mi piacerebbe farlo e spesso penso che mi piacerebbe rileggere un libro particolare: allo stesso modo di un fumetto piuttosto che riguardare un film o rigiocare qualcosa, finisce che non lo faccio mai a causa delle novità sempre incombenti. Ho riletto questo romanzo di Silverberg perché l'altro giorno ne ho letto uno nuovo, che non mi è piaciuto, e volevo tornare sulla scena del delitto: Città-Labirinto è stato causa, anni e anni fa, dell'unico caso in vita mia di incubo ricorrente continuativo. Adesso ci torniamo. La storia è quella di Richard Muller, celebre avventuriero spaziale, da nove anni in esilio autoimposto sul pianeta disabitato Lemnos: in un passato ancestrale il pianeta fu patria di una razza aliena particolarmente xenofoba, l'unica traccia degli abitanti di allora è la città-labirinto del titolo. Un labirinto di trappole mortali che nessuno è mai riuscito a superare, protetto da un campo di forza impenetrabile che rende la città al suo centro accessibile solo attraverso il suddetto labirinto: Dick lo superò anni prima e da allora vive lì, ''nessuno'' tranne lui. Tuttavia non è la storia dell'uomo nel labirinto, è la storia di una spedizione umana arrivata su Lemnos per tirare fuori l'uomo dal labirinto: l'uomo non vuole uscire, il labirinto è mortale, gli altri uomini sono molto risoluti, il perché di tanta risolutezza viene spiegato nel corso del libro ma non è importante. The Man in the Maze è uno dei classici di Silverberg, un romanzo che presta il fianco ,specialmente nella sua vecchia traduzione urania, ai colpi dell'età ma ancora vigoroso nei suoi concetti di base: l'odio verso l'umanità del protagonsita, i limiti della razza umana, l'alieno e via così. Hellbly bambino fu particolarmente colpito dal fatto dell'uomo nel labirinto e per mesi, non vorrei spingermi a dire anni perché non ne sono sicuro, è capitato che sognasse di essere in un labirinto pieno di trappole svegliandosi dopo ogni morte. Oltre al libro allora dovevo essere anche particolarmente ossessionato dai videogiochi perché quando il sogno si riproponeva ricordavo la trappola mortale in cui ero caduto, la evitavo e crepavo in quella successiva. A parte questo è un bel romanzo, ho visto che è stato recentemente ristampato da Fazi...
hellbly @ 19:23 | commenti (popup) | commenti
lunedì, dicembre 08, 2008 | in : fumetti e libri
L'Arca delle Stelle (Starborne, 1996): il Silverberg di fine anni '90 è un autore molto diverso dal suo passato classico, molto più impegnato professionalmente in produzioni seriali ad alta vendibilità come le raccolte di racconti e l'immancabile ciclo a episodi, il suo interesse per l'esplorazione fantascientifica perso in cottarelle metafisiche che da ''I Viaggiatori di Jeposdar'' fino al qui presente non hanno mai marcato un punto deciso o impresso un'impronta importante. L'Arca delle Stelle è un romanzo frivolo di un'umanità distante nel futuro, annoiata e priva di pericoli se non la famigerata ristagnanza culturale: se fosse stato scritto oggi l'autore avrebbe potuto trarne un reality show, il risultato è comunque simile. Cinquanta persone, venticinque uomini e altrettante donne, vengono imbarcati su una nave spaziali e spediti nel cosmo, tra loro una gemella costantemente in ponte telepatico con sua sorella rimasta sulla Terra per gli aggiornamenti sulla missione a mo' di svago per gli spettatori comodamente rimasti a casa. Sulla nave spaziale c'e' poco da fare: ecco quindi anche qui quell'elemento sessuale da qualche anno continuamente inserito dall'autore,  sempre contrassegnato da un'ipocrita idencisione tra pudori d'altri anni e copule degne di un'educanda, il tutto inframezzato da mal riusciti tentativi di multietnicità espressi da una partita a Go piuttosto che dalle nordiche (nel senso europeo) fattezze del comandante. Passano quasi 4 anni, esplorano due pianeti, come quelli delle ''Case'' televisive costretti in spazi ristretti senza niente da fare, parlano e parlano e parlano e si parlano addosso e alla fine vanno tutti giù di testa... macché, magari: fossero tutti impazziti e si fossero sterminati tra loro il romanzo avrebbe avuto un finale strepitoso, invece finsice con una mega orgia spirituale (per altro immotivata) e un saltello evolutivo per la razza umana.
hellbly @ 17:36 | commenti (popup) | commenti
sabato, novembre 29, 2008 | in : fumetti e libri
Batman RIP: volevo iniziare il post fingendo indecisione se considerare RIP la più significativa storyline di Batman da quindici anni a questa parte o una completa merda; non credo si possa decidere per la soluzione grigia: editorialmente RIP ha convogliato più attenzione che tutta Final Crisis, in varie occasioni è sembrata inferiore alla meno blasonata ma squisita New Krypton di Superman, soprattutto ha monopolizzato le solicitations DC per i prossimi mesi fino a primavera. Il post RIP prevede una storia in due parti scritta da Gaiman sulla falsa riga del celebre annual di Superman a firma Alan Moore, in DC amano le simmetrie e giocano sulla trinità spingendone i temi anche meta-narrativamente, poi ci sarà Battle for the Cowl. Alla fine di Batman RIP, Batman muore? Non si sa. Morrison è un genio, ultimamente stava sollevando dubbi sul suo essere l'Autore contemporaneo per eccellenza, ma RIP lo ricolloca al sicuro sul trono: RIP è straordinaria scrittura non piegata, adattata ai motivi delle Casa editrice, Morrison riesce a scrivere e fare bene pur senza tradire le ragioni commerciali, anzi sfruttandole per il suo lavoro. Una volta le storie migliori erano quelle prodotte al di fuori del presente seriale, Morrison dimostra di poter traviare la serialità ed è l'editore a piegarsi al suo pupillo arrivando a consentire critiche (giuste) e inquietudini pur di non incatenarne la verve. Batman non muore, sparisce: c'e' un salto di sei mesi tra la fine di RIP e l'inizio di RIP, in questi sei mesi avverrà la Battle for the Cowl principalmente, in effetti non sappiamo ancora chi ci sia sotto il cappuccio. Batman è morto? Non si sa, alla fine non è importante. Morrison per l'ultimo albo della sua run torna a giocare sul suo primo successo, ritorna il Batman della JLA, il Batman che non può essere sconfitto. Apophenia, il romanzo del Joker, il Club degli Eroi, Zur-en-Arrh: ci sono talmente tante idee geniali e tanti cambiamenti nella famiglia Batman da rendere difficile qualsiasi futuro per i prossimi scrittori; nessuna delle prossime storie potrà eguagliare e, quando Bruce Wayne tornerà, quale pazzo si assumerà il compito di scriverne le prime storie? Batman RIP è la storia di Batman che aspettavamo di leggere, è coraggiosa, è imprevedibile, è scritta veramente bene e disegnata quasi sempre con la dovuta qualità. Il presente di Batman è il migliore da quindici, venti anni: il futuro è come in Terminator 2.

Broken Trinity: Top Cow si sta spingendo verso una reale organizzazione dei propri personaggi all'interno di un universo veramente condiviso, la seconda miniserie dedicata alla trinità Top Cow... avrebbero forse potutto tentare qualcosa di diverso piuttosto che buttarsi su un'altra ''trinità''. In ogni caso: Witchblade, Angelus, Darkness funzionano bene e quindi Marz decide di fare il colpaccio e aggiungere altri 10, ripeto 10, elementi alla trinità. DIECI? Alcuni sono personaggi, altri sono armi: in sintesi significa 10 nuovi superesseri mistici pronti a scendere in campo e in Broken Trinity ne vediamo i primi 2 e mezzo. I disegni sono eccellenti come sempre, la storia regge: quanto reggerà Marz prima di crollare sotto il peso delle sue storie come spesso gli capita?

Iron Man: Marvel sta tenedo il massimo riserbo su cosa sarà nel dopo Secret Invasion, nessuna informazione sta compromettendo il futuro e niente viene detto fino all'ultimo su chiusure o nuovi inizi; Director of Shield chiude con il 35, sostituito dal prossimo mese da una monografica dedicata a War Machine: il futuro di Iron Man gira su Invincible soltanto forse indicando un farsi indietro del personaggio da tutte le sue responsabilità. Non lo sappiamo: Director era da tempo una serie difficile da seguire con poca trama personale e troppi legami altri.
hellbly @ 20:41 | commenti (popup) | commenti
sabato, novembre 15, 2008 | in : fumetti e libri
Joker: approfittando della ri-uscita in sala del Dark Knight alla DC hanno ben pensato di realizzare una nuova graphic novel, fatto raro in questo periodo di grave difficoltà editoriale, non a caso dedicata al personaggio che più di ogni altro si è aggiudicato il 2008 mediatico, il Joker. L'opera è realizzata per essere bella e, no, non prendetemi per scemo: non è un'affermazione insensata, molti prodotti escono senza capo né coda cavalcando una licenza o una moda senza preoccupazioni sul valore; Joker è scritta e disegnata per essere ''buona'': Azzarello è l'autore che viene in mente pensando a degrado mentale e urbano, Lee Bermejo è un disegnatore di spessore troppo lento per le regolari, artistico ma senza pretese pittoriche. Joker non è Arkham Asylum, non è neppure Killing Joke. E' un'opera gradevole sotto ogni aspetto, prevedibile e vagamente fredda: si fonda su una serie di elementi facili per scivolare sul filo del rasoio di tematiche e rappresentazioni che consentano l'edizione sotto DC Comics e non si spingano oltre il consentito ai non-Vertigo. Joker esce di prigione, lo vediamo subito dalla primissima scena che graficamente il personaggio è stato riletto per raffigurare e rassomigliare al fu Heath Ledger: funziona, può non piacere ma gira. La voce narrante è quella del solito scagnozzo, dal primo suo pensiero si capisce già perfettamente come e dove andrà a parare la storia: croce e delizia della graphic è proprio la scelta di Azzarello di trattare il personaggio come un gangster, non un super villain. Se non fosse per i capelli verdi in questa sua versione il Joker potrebbe confondersi con uno dei tanti tra Johnny il Bello e Scarface. Questa scelta dà spunti positivi e negativi. Elemento risaputo e abusato sul quale Azzarello cade banalmente è la presenza non presenza di Batman: c'e', è nella città, il Joker non fa che pensare a lui. Però di fatto non c'e' e nessuno lo vede se non nelle ovvie battute finali. Confezione di classe per un ninnolo di manifattura semi-industriale.
hellbly @ 14:36 | commenti (popup) | commenti
sabato, novembre 08, 2008 | in : fumetti e libri
Final Crisis 3-4/Final Crisis-Rage of the Red Lanterns/Final Crisis-Submit/Final Crisis-Resist: è tempo del secondo aggiornamentone sull'ultimo e più ambizioso crossover mai realizzato da DC Comics, un crossover la cui qualità complessiva è probabilmente la più alta mai vista in questo genere di produzioni; sfortunatamente Final Crisis arriva in un momento in cui il malessere aziendale in DC è quasi ai massimi storici: vendite in calo continuo, chiusure a raffica, continui tentativi di rilancio e grandissima precarietà nei rapporti con gli artisti e nelle posizioni degli amministratori.
Final Crisis 3 è l'ultimo numero del troppo lungo e complicato prologo al main event della serie, la vittoria del male, la sconfitta dei supereroi, l'Equazione dell'Anti-Vita in tutto il suo orrore; Final Crisis 4 è il primo numero del post-apocalisse, è un albo notevole, scritto e disegnato nel migliore dei modi possibile, imprevedibile e avvincente: inutile elencare i supereroi caduti, i pochi superstiti si sono raccolti in watchtower provvisorie sparse per il mondo, il Castello di Checkmate, la Fortezza della Solitudine, Gorilla City. Alan Scott guida un primo tentativo di contrattacco, viene sconfitto. Morrison finalmente in spolvero dopo mesi di dubbi, Pacheco al massimo della sua arte e, a mio avviso, molto più bravo del troppo accreditato Jones. In Rage of the Red Lantern troviamo pochi collegamenti a Final Crisis, l'imminenza il prossimo anno della Profezia della Black Lanterns necessita del suo spazio indipendente dal resto, allo stesso tempo è necessario giustificare l'assenza delle Green Lantern dalla trama della Crisis: i Guardiani decidono di punire Sinestro con la pena di morte, Atrocitus arma il suo corpo delle Red Lantern e decide suo il diritto di uccidere Sinestro e tutti quelli nel mezzo, sullo sfondo primi cenni di vita per l'Orange e il Blue. Johns scrive e aggiunge un altro grande tassello all'epica delle Lanterne Verdi prossima ad assurgere a vette mai raggiunte, Davis migliora a vista d'occhio e supera il complesso di essere l'alternativa povera a Van Sciver. Submit e Resist sono tue one-shot scritti rispettivamente da Morrison e Rucka a focus su Final Crisis 4, il primo è essenzialmente dedicato a Black Lightning e i resti della JLA, il secondo a Mr. Terrific, Snapper Carr e i resti di Checkmate: come suggeriscono i titoli se il primo si conclude con la sottomissione di Black Lightning alla forza soverchiante di Darkseid, il secondo si chiude con l'inaspettato colpo di scena che vede gli OMAC di Brother Eye hackerati da Mr. Terrific e trasformati in un nuovo esercito ribelle.
hellbly @ 21:10 | commenti (popup) | commenti
domenica, novembre 02, 2008 | in : fumetti e libri
Checkmate: ancora chiusure in casa DC, questa fortemente annunciata e prevista qui sul blog un sei mesi fa abbondanti. Come si fa a passare una serie tra le più inventive e affascinanti del DCU, una serie creata e scritta da Rucka, nelle mani di Bruce Jones? Si fa, poi la si guarda chiudere nel giro di qualche mese. Jones continua a stupire con la sua capacità di distruggere una serie dopo l'altra, continua il mistero che gli permette di proseguire nell'attività di sceneggiatore di fumetti. Checkmate chiude, gli ultimi albi sono stati il parti dell'idiozia e non aggiungerei altro: rivedremo i personaggi, tornati sotto la mano di Rucka, in uno dei prossimi speciali di Final Crisis.

Cyborg: a proposito di schifezze chiude anche la mini in sei albi che prosegue la linea di approfondimenti mediocri e stupidi dedicati ai titans minori.

DC Universe - Decisions: questa mini in quattro albi è stata invece una sorpresa positiva, niente di entusiasmante ma vedere i supereroi litigare e schierarsi pubblicamente all'interno della corsa presidenziale è un ''che'' di particolare e nuovo, almeno in questi termini così incentrati. Un pò tutti i media americani stanno coprendo in maniera ancora più spasmodica del solito le correnti elezioni e la febbre politica sembra aver investito ogni campo dell'intrattenimento: DC dice la sua senza scomporsi o prendere posizioni troppo chiare, il team creativo lavora bene alternando autori e disegnatori nell'ormai evidente incapacità gestionale che vizia tutte le ultime produzioni DC.
hellbly @ 10:40 | commenti (popup) | commenti
lunedì, ottobre 27, 2008 | in : fumetti e libri
Hellsing: con il capitolo 95 uscito qualche settimana fa su Young King Ours,  Kouta Hirano scrive la parola fine su una delle più influenti produzioni manga degli ultimi anni capace di generare innumerevoli imitatori e di lasciare impronte stilistiche sui maggiori media d'intrattenimento, internazionalmente tradotto e più volte adattato in versione animata. Hellsing è la storia di Alucard, vampiro cacciatore di vampiri al soldo di una società segreta inglese da secoli impegnata a combattere contro i non-morti: nel corso della storia si aggiungono personaggi e scoprono segreti come in ogni narrazione che si rispetti. Hellsing, caratterizzato da vistosa efferatezza e decisamente maturo nei contenuti (pur senza mai superare il valico sessuale), deve il proprio successo allo stile dettagliato e visivamente originale del suo autore: Kouta Hirano è un caso raro, oltre ad aver un talento rappresentativo eccellente non ha mai fatto mancare alla sua creazione testi e trame degne di supportarne la progressione. Ciò detto Hellsing resta un manga per ragazzi fatto di combattimenti e iperviolenza, nonostante un'infrastruttura dignitosa non prova mai a superare il proprio target perdendosi in sciocchezze metafisiche e romantiche mal gestite e riempitive come sempre più spessp accade: genuino e onesto Hellsing resterà nella memoria a lungo grazie al suo eccellente protagonsita. Peccato solo che l'autore non riesca a districarsi da un finale improbabile e aperto in stile tipicamente nipponico: Hellsing non finisce, resta aperto e diventa triste, le ultime pagine sono deprimenti e varrebbero un mal giudizio su tutto il passato. Fingiamo tutti di non averlo mai letto e che sia stato il 94 l'ultimo capitolo.
hellbly @ 23:57 | commenti (popup) | commenti
martedì, ottobre 21, 2008 | in : fumetti e libri
Ultimate Origins: ovvero le segrete origini dei mutanti, Nick Fury, Cap America, Magneto e Xavier, Wolverine, Hulk e qualche altro nella loro versione Ultimate. Entra in scena anche l'Osservatore Ultimate e Ultimate Rick Jones. Miniserie in cinque episodi necessaria all'imminente super crossover spacca mondo: niente di particolare e senza particolari conseguenze.

The Invincible Iron Man: sembra sempre più probabile che alla fine di Secret Invasion la Marvel riporterà il suo universo primario all'interno di ranghi meno serrati e più semplici eliminando in qualche modo gli ultimi anni di sconvolgimenti. Iron Man Director of Shield dovrebbe chiudere traghettando War Machine verso la sua regolare, lasciando a Iron Man la nuova testata che ha da poco chiuso il suo primo story-arc per mano di Fraction e Larocca. Bella lettura, adatta sia al pubblico attirato dal film sia ai lettori più esperti, riferimenti e spiegazioni mai pesanti, ritmo frenetico a mascherare una consistente mancanza di spessore: non che sia un problema, anzi, ci vorrebbe molta più azione e meno palle in Iron Man, la testata sembra andare nella direzione giusta.

Casey Blue: un rimasuglio di quanto di orrendo sia stato pubblicato da Wildstorm nel corso degli ultimi anni, inspiegabile nella sua bruttezza e noia.

Spawn 184: dopo quasi tre anni David Hine lascia la serie simbolo dell'Image che fu, dopo aver chiuso la storia di Spawn e aver cercato per una ventina di numeri di dare un senso al personaggio anche dopo la risoluzione di tutto il suo background, Hine deve arrendersi e cedere il timone all'inaspettato ritorno. Dal 185 McFarlane tornerà a firmare la sua creazione riportando con sé anche il non esattamente rimpianto Holguin: i disegni saranno di Portacio. Nuova direzione, reboot o quant'altro: dal 185 Spawn ci riprova e staremo a vedere.

Final Crisis: Last Will and Testament - Rogue Revenge. Aggiornamento dal grande crossover DC, così grande che DC secondo la classifica Diamond ha toccato il fondo più basso degli ultimi anni in quanto a vendite e presenza sul mercato. Last Will and Testament è un one-shot scritto da Metzer e strapubblicizzato, manco a dirlo è completamente fuori continuity rispetto al resto mantenendo intatta la totale asincronia di Final Crisis nelle sua parti: il male ha vinto, Geoforce vuole ammazzare Deathstroke, gli altri eroi dicono addio al mondo a modo loro pronti ad affrontare l'ultima super battaglia. Sembra di rileggere Final Night. Geoforce alla fine vince, chiaramente è una vittoria senza significato: nessuno muore e nessuna conseguenza rimane (salvo un misero accenno per le storie di gennaio Face of Evil). Metzer faceva bene a restarsene a casa, la sua nuova performance non solleva dubbi: è semplicemente mediocre. Tutt'altra pasta la miniserie in tre albi scritta da Johns, disegnata da Kolins: dopo Countdown e la morte di Bart Allen che fine hanno fatto i Rogues? Scopriamolo in un'avvincente, tostissima mini incentrata sui malvagi macchietta di Flash con tanto di altarini e spiegazioni in stile Dr. Light sul perché questi villains fossero così sfigati. Johns su Flash e la sua family è sempre una sicurezza, Rogue Revenge è un altro ottimo tassello da conservare e rileggere: pochi legami con Final Crisis, tanta ottima narrazione e disegni eccellenti. I Rogue mandano a cagare Libra, ammazzano Inertia e nel mezzo Zoom resta tagliato fuori dai suoi poteri.
hellbly @ 01:15 | commenti (popup) | commenti
martedì, ottobre 14, 2008 | in : fumetti e libri
13 Chambers: Imace Comics salta fuori con un one-shot, che poi probabilmente tale non è, di ambientazione distopia western sul finire della frontiera americana. A scrivere i testi c'e' Christopher Morrison, regista e già autore di fumetti per Image, disegni di Denis Medri. Stati Uniti con nuovo Presidente, il vecchio sistema legale non gli va più bene quindi chiede la soppressione dei tredici Marshall, un corpo di agenti speciali armati di una super pistola ognuno assegnato a un diverso stato. L'avevano presentata come un'opera di grande spessore, risulta invece trattarsi di un prodotto medio, se non mediocre: disegnato con rara incapacità narrativa, testi e trama sciocca.

Tor: quindici anni dopo la sua ultima apparizione sotto il marchio Epic della Marvel, l'eroe preistorico di Joe Kubert torna in casa DC con una miniserie in sei albi sempre per mano del suo originale creatore. Kubert continua a produrre per DC opere di straordinaria intensità e completezza creativa gettandosi a capofitto su personaggi dal passato orgoglioso e dimenticato: il nuovo Tor non sembra essere in continuity con il passato ma potrei sbagliarmi, è un ottimo fumetto di un tempo che fu proposto con una tecnica e uno stile capaci di renderlo attuale e ottimo oggi.

Two-Face: Saiz e Palmiotti si occupano della mini in due episodi post dark knight dove si racconta, ancora una volta, l'origine di Due-Facce. Tutto bello e già visto.
hellbly @ 21:47 | commenti (popup) | commenti
lunedì, settembre 29, 2008 | in : fumetti e libri
Tutti i Racconti Western (The Complete Western Stories of Elmore Leonard, 2004): all'interno di un rigoroso programma di traduzione e pubblicazione italiana di tutte le opere del famoso narratore americano, Einaudi non si tira indietro e quest'anno ha dato alle stampe la propria edizione della raccolta uscita nel 2004 americano contenente i 30 racconti d'ambientazione western scritti dall'autore tra il 1951 e il 1961. Un libro imperdibile. Anni fa, quando raggiunta l'età adatta, presi l'abitudine di saccheggiare la biblioteca di mio nonno alla ricerca di romanzi d'avventura non più in circolazione, fuori catalogo e lontanissimi da ogni idea di ristampa: tra i vari Salgari trovavo diversi romanzi western, genere letterario da noi morto e defunto che sopravvive tuttavia nel sottobosco americano e in versioni imbridate con più moderne forme d'intrattenimento, e li divoravo fino a esaurimento. Oggi bisogna vagheggiare qualche manga o puntare su Werewolf piuttosto che su King per avere qualche scampolo di frontiera, sempre confuso con qualcosa di più e di meno. I racconti di Leonard sono come la Sword and Sorcery di Howard, il weird di Lovecraft, o la science fiction di Wyndham: sono duri e puri. La narrazione secca, aggressiva, senza preamboli e rapida mostra un selvaggio west crudo e senza mezze misure: indiani, pistoleri, rancheri, whiskey, riserve, cavalleria, impiccagioni, proprietari terrieri, ladri di cavalli, sceriffi, evasi, posse, negri. Nei suoi racconti Leonard sfodera il repertorio completo, già allora terreno ricco per gli impresari hollywoodiani (basti pensare a 3:10 to Yuma), che lo avrebbe poi avviato a divenire uno degli scrittori più trasposti al cinema. Letterariamente il volume è un saggio sulla scrittura da rivista americana di un intero decennio, e ancor di più sull'evoluzione culturale occidentale: il passaggio dai '50 ai '60 è perfettamente rintracciabile, le tonalità di grigio che si vanno sostituendo alla rigida distinzione tra bianchi buoni e ''altri'' cattivi, la guerra madre di eroi persa nella tragedia reale del conflitto, le prime timide apparizioni di uomni di colore all'interno del socialmente accettabile. Non si trovano tracce di crepuscolarismo in Leonard, niente Eastwood vecchio per lui, solo Ford: cowboy nascosti nell'alcool, feroci indiani scalpatori, guide e cercatori di tracce, personaggi femminili da far cadere i capelli alle femministe. Quel pò di ingenuità che s'accompagna all'epoca dove gli scenari sono tutti sempre un pò troppo uguali tra loro e la semplicità dei sentimenti umani facilità un pò troppo la corretta chiusura delle trame: sono classici, sono racconti che fanno parte dell'immaginario collettivo, anche del nostro perché modelli di tanto fervore creativo italiano anni '70. Oggi, ''Tutti i Racconti Western'' di Elmore Leonard, è un unicum nel panorama editoriale italiano e per come vanno le cose lo rimarrà: è un volume eccellente e ripercorre un pezzo di storia che siamo troppo spesso abituati a intraprendere solo attraverso la mediazione cinematografica, dimenticando quanto vasta sia stata la componente e la dimensione libraria del genere western. Racconti senza tempo che affascinano a cinquant'anni di distanza senza aver perso in vigore.
hellbly @ 01:24 | commenti (popup) | commenti
domenica, settembre 28, 2008 | in : fumetti e libri
Ultimates III: la terza miniserie dedicata ai Vendicatori dell'universo Ultimate si conclude lanciando un paio di ami all'imminente super-crossover chiamato Ultimatum alla cui conclusione la Marvel affida la testa d'ariete del piano di rinnovamento per questo gruppo di serie da qualche tempo in flessione. Saltare dalla coppia Millar-Hitch alla Loeb-Madureira è stato un buon tentativo sfortunatamente conclusosi in un degrado del concept: Loeb è un buon autore ma sembra aver ceffato molte delle caratterizzazioni e aver mancato sul piano dell'organizzazione narrativa, forse anche a causa di costrizioni editoriali dovute all'imminente story-line suddetta. Tutta la storia sembra solamente una preparazione per il futuro. Madureira poi dovrebbe darsi una calmata, dedicarsi ai suoi videogiochi e mangari ristabilire alcune priorità figurative, magari provando anche a rappresentare la sceneggiatura e non a realizzare pin-up.

Hellboy - The Crooked Man: altro spessore per l'ultima apparizione assolto di Hellboy a opera Mignola-Corben. Ancora in viaggio alla ricerca di un significato più profondo l'ex-detective del paranormale finisce nel sud degli Stati Uniti tra paludi e streghe: Corben in forma spettacolare all'apice della sua arte, non disegnava così bene neanche in famosi e celebri apparizioni su Heavy Metal; Mignola per contro prosegue nello sfruttamento di Hellboy come protagonista fittizio, sfruttandolo come motore/osservatore di storie a lui estranee e realmente soggetto del fumetto: il risultato è buono ma dispiace un pò questa progressione da antologia horror decentrata dalla storia del titolare, Hellboy sembra avviarsi sulla via di Spawn a perdersi nella sua mitologia.

Superman 680: la gestione Robinson è partita in impennata e con la storia dello scontro tra Krypto e Atlas compie un perfetto backflip con atterraggio no-hand da 10 e lode con bacio alla francese accademico. Sarà che c'e' un cane e la mia debolezza verso i quadrupedi è nota, Robinson è spettacolare: sembra avere le idee chiare e soprattutto voler riaprire la propria carriera mostrando quella qualità che gli è costata e costa ancora adesso il continuo e costante accostamento alla miliare Starman. La forbice nelle produzioni DC continua ad allargarsi tra blocchi di serie in costante ascesa e altri in perdita allarmante: la superman-family sta prendendo a spallate il più blasonato Batman RIP grazie alla maggiore serietà e collaborazione tra i suoi team-creativi. L'approssimarsi di New Krypton potrebbe rivelare un crossover interno decisamente migliore. Johns e Robinson contro Morrison e Dini: c'e' da divertirsi. 
hellbly @ 12:28 | commenti (popup) | commenti
giovedì, settembre 18, 2008 | in : fumetti e libri
All-Star Superman: con il dodicesimo albo si chiude l'epocale cavalcata del duo Morrison-Quitely in quella che tra una decina d'anni guarderemo come una delle migliori prove fumettistiche del decennio; nei suoi due anni e mezzo di vita All-Star Superman ha espresso il meglio del più celebrato scrittore contemporaneo, una commistione di profonda conoscenza del passato e inventiva fuori dal comune, riscrittura e reinterpretazione, aggiornamento, creazione di tutta una nuova prospettiva attraverso cui guardare qualcosa di già conosciuto. 12 singoli albi incredibili, un'unica storia narrata con lucida programmazione e consapevole rischio laddove i continui salti avrebbero potuto far perdere il filo: la ragione di Morrison è nell'aver saputo eccellere a ogni livello di scrittura, rischiando continuamente in nome della sperimentazione, senza parodiarsi o autocitarsi, o cadere nella ripetizione proposta da Miller nella gemella All-Star Batman. Certo, il meme del Goddamn Batman rimarrà nella cultura popolare ma è il Superman di Morrison disegnato splendidamente da Frank Quitely a prendere il volo verso le stelle.

Batman Confidential: no, no... la serie non ha chiuso ma non ne abbiamo mai parlato ed è da poco finito un ciclo particolarmente valido che mi fa venir voglia di spenderci qualche parola. Inoltre è una settimana scarsa quindi mi serve come commento positivo: Batman Confidential, arrivato al secondo anno di vita, è il seguito concettuale delle vecchie Legends con cicli non consecutivi di storie realizzati da differenti team creativi. Creata sulla scia di Batman Begins la serie tenderebbe a raccontare storie di Batman ambientate nei suoi primi anni d'attività: lo story-arc particolarmente gustoso ultimamente concluso a opera di Fabian Nicienza e Kevin Maguire (in una forma spettacolare come non si vedeva da tempo) racconta dell'incontro/inseguimento Batgirl-Catwoman, divertente e superbamente disegnato. E poi c'e' Batgirl. Le trame di Confidential cercano anche di spingersi ai limiti del rating: in questo caso troviamo riferimenti sexy sontuosi e castissimi. Una delle migliori storie di Batman fuori dalle regolari in anni.

Batman - Death Mask: dopo Otomo e Asamiya, tocca a un nuovo mangaka impegnarsi a realizzare un bat-manga. L'autore è quello di Togari e non mi piace. La miniserie è brutta e basta.

DC/Wildstorm - Dreamwar: in tema di miniserie impropobinibili si chiude finalmente con il sesto albo questo demenziale crossover DC-Wilstorm firmato Giffen.. mi rifiuto di credere che l'abbia scritto veramente. Capisco che DC necessiti di mantenere alto il numero di testate mensili per non avvantaggiare la concorrenza, ma il tenore delle ultime miniserie sta sollevando odiosi paragani con i primi anni '90.

Green Arrow/Black Canary
: Winick sta distruggendo un personaggio e la sua family. Shado ridotta a una farneticante frignona, Black Canary trattata come una spalla da niente invece che da coprotagonista: comprimari necessari a far sopravvivere la testata, colpi di scena inutili, continuity dubbia. Mi stupisce che la serie prosegua.

Dead, She Said: chiudiamo abbandonando il pericolante molo DC aprendo una parentesi, da riempirsi in futuro, a proposito della nuova e diversificata produzione IDW; il prolifico Steve Niles sforna miniserie a raffica e, vero periodo di grazia, tutte godibili: Dead, She Said è una detective story con zombie. Godibile e fresca, un toccasana per riprendersi dalle sofferenza supereroistiche degli ultimi mesi.
hellbly @ 12:50 | commenti (popup) | commenti
martedì, settembre 16, 2008 | in : fumetti e libri
Dilvish il Maledetto (Dilvish the Damned, 1982): la pubblicazione di Changing Land riscosse buon successo, l'anno successivo Zelazny pensò bene di raccogliere tutte i racconti più o meno lunghi pubblicati, più qualche inedito, dedicati a Dilvish e farne un volume seguito. In forma breve le avventure di Dilvish sono dieci volte migliori: laddove Changing Land non convinceva per la scarsa programmazione e la mediocre organizzazione della trama, i racconti veloci colpiscono la spina dorsale della fu-Sword and Sorcery affiancandosi con buoni risultati a Stormbringer. Niente Deep Purple, ovviamente intendo il principe Elric di Moorcock. Come Elric anche Dilvish è un personaggio dannato amico di diavoli, a differenza di Elric Dilvish non ha debolezze: il personaggio di Zelazny è troppo monolitico, più affascinato dal cavallo meccanico (una specie di Re Nero ante litteram) che da una vera introspezione caratteriale. Dilvish è letteratura d'appendice, niente di più. E' Zelazny commerciale e poco ispirato.
hellbly @ 22:14 | commenti (popup) | commenti
venerdì, settembre 12, 2008 | in : fumetti e libri
Terra di Mutazioni (The Changing Land, 1981): questo è il romanzo ''ufficiale'' dedicato a Dilvish il Maledetto, il libro omonimo è invece la raccolta edita l'anno successivo di storie pubblicate precedentemente... chiariremo il punto tra qualche giorno quando avrò finito di leggerle. E' il mio primo tentativo al lato fantasy di Roger Zelazny, e non è stato un gran successo: la narrazione è confusa, si passa da un protagonista all'altro e spesso capita che alcuni eventi determinanti accadono non raccontati; nessuno dei protagonisti riesce a essere pienamente convincente, i combattimenti sono statici, la magia gode di qualche idea interessante ma fondamentalmente inespresse e lasciate in embrione. Dilvish e il suo cavallo-demone meccanico sono alla ricerca di un malvagio stregone e arcinemico che potrebbe trovarsi all'interno del Castello Senza Tempo, luogo di riposo di un semidio incazzoso e folle la cui presenza mostruosa ha deformato tutta la terra circostante (da cui il titolo) rendendola infida e imprevedibile. Ci sono un paio di personaggi femminili e una quantità esagerata di comprimari inutili. In certi passaggi sembrerebbe quasi un romanzo di sword and sorcery ma per lo più tradisce la propria creazione di fantasy anni '80 clone dei tanti Shannara e compagnia.
hellbly @ 16:18 | commenti (popup) | commenti
venerdì, settembre 12, 2008 | in : fumetti e libri
Woken Furies (id, 2005): stanco di aspettare la traduzione del terzo romanzo di R. K. Morgan dedicato al personaggio di Takeshi Kovacs me lo sono andato a cercare in originale. Ben informati attendevano l'uscita dell'edizione italiana per l'estate passata, conclusane la lettura penso che lo si possa lasciar perdere: non un brutto libro ma un'avvertibile delusione dopo i precedenti bei capitoli. Il tratto distintivo cardine, variamente reclamizzato, che decretò l'iniziale successo della serie rispondeva al nome di ''noir fantascientifico'': trama e prosa raccontavano una vicenda d'altri tempi ambientata in un mondo futuro altamente tecnologico. Il primo libro fu esattamente questo, l'indagine di un investigatore privato, un caso di omicidio tra polizia, ninja, magnati e personalità digitalizzate: sigarette e sparatorie, inseguimenti, amori destinati male. Tutto il comparto di genere elaborato e filtrato attraverso una solida infrastruttura tecnologica. Già dal secondo romanzo il tiro era stato spostato su un soggetto di più ampio respiro con tanto di guerriglia e attività militare. Questo terzo romanzo è inteso dal suo autore per essere l'ultimo: Kovacs torna al suo mondo d'origine e la vicenda si centra su quegli aspetti culturali che ne primi romanzi venivano buttati lì a fine atmosferico, tutto il discorso religioso-filosofico da rivoluzionari anti-regime di Quell e compagnia. Cardine dello scontro è una faciloneria in cui cade Morgan, la duplicazione del protagonista: i cattivi si assicurano una copia di Kovacs e gliela sguinzagliano contro. Un Kovacs vecchio contro uno giovane, nel mezzo troppa metafisica e troppa fantascienza classica il cui cimento costa a Morgan tutte le proprie caratteristiche sollevando il velo di originalità che copriva e abbelliva il suo stile non proprio unico e la superficialità nella composizione della sceneggiatura. Con queste premesse il libro di Morgan diventa mediocre e tralasciabile, il mercato straniero offre tanto di meglio: in vista di un'eventuale edizione italiana potrebbe invece trattarsi di un acquisto obbligato.
hellbly @ 13:26 | commenti (popup) | commenti
giovedì, settembre 11, 2008 | in : fumetti e libri
The Vinyl Underground: con la cancellazione al dodicesimo numero si conclude l'ultimo dei nuovi progetti di casa Vertigo decretando definitivamente il fallimento di tutte le proposte regolari degli ultimi due anni. Quasi. Jack of Fables non conta perché vive come spin-off, Scalped è eccellente e nonostante le vendite non siano il massimo gode ancora di buona salute, Northlanders deve sopravvivere al giro di boa del nuovo story-arc, il resto sono progetti nuovi ancora non testati: piccole eccezioni che non servono a mitigare lo sconforto editoriale che dopo anni di trionfi sembra aver pesantemente investito l'etichetta matura DC portando negli ultimi tempi addirittura a qualche minore avvicendamento manageriale e forse pagando lo scotto della nuova attività di Karen Berger con Minx. La trama base di questa serie racconta di investigatori del sovrannaturale a Londra, niente di eccessivo e nulla a rientrare nei margini di Book of Magic: la trama è pretestuale alla dimostrazione dei protagonisti, tutta la serie scritta dall'autore inglese Si Spencer verte sui suoi protagonisti e su quanto siano fashion, cool e moderni. Non c'e' narrazione, solo sfilate di moda e atteggiamenti: si parte dal protagonista, immaginario figlio di uno pseudo George Best, passando per la bionda l'assistente medico legale e cam-whore notturna, fino alla principessa metropolitana d'origine africana... ci sarebbero altri due coprotagonisti ma sono suppellettili. Riferimenti musicali, nudi e sesso per quanto possibile, socializzazione da anno 2K con abusi di ogni genere: chisura prevedibile.
hellbly @ 15:00 | commenti (popup) | commenti
martedì, settembre 09, 2008 | in : fumetti e libri
The Un-Men: avrei voluto scrivere questo post parlando anche di Vynil Underground ma non mi risulta sia uscito quindi cederò su una possibile simmetria; cancellata dopo 13 albi, appena all'inizio di un nuovo story-arc, l'avventura in Vertigo dello quasi-scrittore John Whalen chiude con la coda tra le gambe segnando una nuova sconfitta nel lancio di nuove regolari per l'editore. Gli Un-Men risalgono a Swamp Thing e ai vari filoni weird sviluppati negli anni da DC, sono dei freak e vivono nella libera città-stato dei freak comandati da uno scienziato pazzo che i freak li crea. Protagonista della storia è un agente governativo albino utilizzato come collegamento tra gli USA e i freak. Niente di particolare, qualche vuoto di troppo nello sviluppo delle trame con alcuni singhiozzi logici difficilmente digeribili e nessun percepibile filo conduttore. Chiusura attesa fin dai primi albi.

Lost Boys - Reign of Frogs: qualche tempo fa abbiamo parlato del seguito al famoso film, tra l'uno e l'altro si colloca questa miniserie uscita per Wildstorm nella quale si riprendono certi elementi visti nel primo e si spiegano premesse non chiare dal secondo. Ovvietà. Avrebbe potuto essere peggio, DC-Wildstorm continua a stupire per il tenore medio delle sue serie su licenza.

Hercules: si conclude anche la seconda serie di lancio per Radical Comics, la mia preferita e quindi la mia migliore in una gara a due dove la seconda arrivata (Calibur) da lunghezze all'ottanta per cento del mercato americano. A differenza di Caliber troviamo almeno un nome molto noto nel team creativo, Steve Moore autore inglese tra AD e Doctor Who. La serie punta a una rappresentazione storica, o almeno all'impressione di realismo e accuratezza: la Grecia classica è violenta e barbarica, forse un pò hyboriana ma affascinante e squisita nella veste artistica; Hercules è uomo o semi-dio? Non si capisce, forse, non si capisce. Hercules e la sua banda di mercenari raggiungono le terre di Tracia alla ricerca di fortuna, finiscono assoldati come istruttori per insegnare le tattiche e il sistema bellico greco agli arretrati traci: da lì a far scorrere litri di sangue il passo è brevissimo. Rispetto a Caliber questa serie mostra i denti e un'impostazione molto matura con tanto di sesso, dialoghi crudi e brutale violenza. Due centri olimpici per Radical Comics, solo un mero gusto personale può dichiarare superiore l'eccellenza di Hercules su Caliber

Fables: no, questa volta e per fortuna non si tratta di una chiusura. Fables gode ancora di ottima salute nonostante si profilino per il futuro, a causa di una comprensibile stanchezza del team creativo, qualche inevitabile cambiamento: il settantacinquesimo numero della testata conclude la lunga trama portante sviluppata fin dall'esordio. La guerra tra Fabletown e l'Impero finisce, Fabletown vince e l'Avversario (Mastro Geppetto) finisce costretto ad armistizio e forzatamente serrato nei ranghi urbani delle ex-favole ribelli. Willingham e Bachalo e Jean sono favolosi, portano avanti i colori Vertigo riuscendo a mantenerla in attivo nonostante l'ultima crisi protratta: Fables resta tra le dieci serie a fumetti americane da seguire per forza per poter capire e seguire l'evoluzione culturale del media.
hellbly @ 20:59 | commenti (popup) | commenti
sabato, agosto 30, 2008 | in : fumetti e libri
Teen Titans - Year One: mentre la serie regolare dei Teen Titans di seconda generazione, ex-Young Justice, sta andando avanti senza troppi problemi ristagnando su mediocrità e trame contorte (indubbiamente piacendo al pubblico data la mole di spin-off) e la nuova regolare dei Titans rischia l'infamia dell'immediata cancellazione, la miniserie Year One ha raccolto positivi consensi e indicazioni di probabili seguiti. Troviamo i Titans originali versioni ragazzini appena sorti agli onori di sidekick, Robin, Wondergirl, Aqualad e Kid Flash, impegnati nei primi incontri di gruppo e nei turbamenti dell'età: brillanti i testi di Amy Wolfram, esordiente ma scrittrice regolare della fortunata serie animata, particolarmente adatti i disegni leggermente manga.

The Secret History of the Authority - Jack Hawksmoor: non esattamente, cronologicamente, un Year One ma quasi; uno dei personaggi più interessanti creati da Ellis risale agli onori del protagonismo con una miniserie personale ambientata molti anni prima degli eventi di World's End. Generosa d'azione e introspezione sul personaggio offrendo una versione ampliata di origini e background: Costa e Staples offrono una prestazione di buona qualità con un fumetto misurato e ben sceneggiato, disegnato in maniera originale ma attenta alla narrazione. Storia accessoria che i fan sapranno apprezzare.

Catwoman: in tema di chiusure con il numero 82 viene finalmente messa la parola fine sull'agonia di un personaggio amatissimo maltrattatissimo da Infinite Crisis in avanti; dopo aver brutalmente risolto il fattore ingestibile della ''figlia di catwoman'', dopo aver tolto dai giochi senza troppi problemi ''catwoman 2'', dopo averla sbatacchiata in Salvation Run e averla nuovamente portata sulla strada dell'ambiguità morale, DC decide di averle fatto abbastanza e la abbatte. Nella sua pur riprovevole run Will Pfeifer riesce a realizzare un ultimo albo migliore del solito incentrato sull'ormai freudiano inseguimento con Batman: peccato per la sciocca copertina che promette qualcosa di totalmente falso. Paul Dini sulle pagine di Detective Comics sta ritraendo il personaggio in una delle sue migliori versioni.

Caliber: dopo cinque mesi d'attività parliamo finalmente del nuovo piccolo editore da tenere in grandissima considerazione, Radical Comics. E' un periodo di grande qualità per le realtà emergenti del mercato uscite finalmente dalla spirale autodistruttiva dell'underground: Red 5 e Radical Comics si contendono primati d'eccellenza. Radical Comics appartiene, tra gli altri, a Barry Levine e ci sono grossi agganci cinematografici e soldi intorno: le due miniserie d'esordio lottano per il titolo di migliore partento da livelli narrativi e artistici fuoriserie. Caliber è la rivisitazione western di Re Artu': Merlino è un indiano, i cavalieri sono pistoleri, Ginevra è una zoccola anche di fatto, Artuì è il figlio di un grande comandante e l'unico a poter maneggiare The Law, un mega revolver con un fantastico design che spara fulmini. L'ambientazione western ovviamente gode dell'estremo favore degli ultimi anni verso il genere, la presenza di magia e toni seri pur senza sfondare i limiti di rating garantiscono ottima leggibilità: Caliber comincia lenta ma finisce con un ultimo, quinto, albo di squisita fattura.
hellbly @ 18:18 | commenti (popup) | commenti
sabato, agosto 23, 2008 | in : fumetti e libri
The Punisher MAX: con l'albo numero 60 si conclude la lunghissima ed eccellente run di Garth Ennis sulla versione MAX del Punitore Marvel. Ho tanti argomenti personali da far entrare in questo post: Chuck Dixon, come ho più volte avuto modo di dichiarare, è uno dei miei autori preferiti e molto dipende dalla sua breve ma seminale gestione della prima Punisher War Zone; allo stesso modo in quella decina di numeri è consolidato il mio apprezzamento verso il character Marvel. Garth Ennis è uno scrittore che odio dal finale di Preacher, da tutto il fatto dopo e specialmente dal suo Punitore sotto l'etichetta Marvel Knights. Uno dei motivi che negli anni mi spinse a sviluppare un certo astio verso l'editore fu il maltrattamento del Punitore a partire da Suicide Run fino alla versione Golem nei primissimi mesi di Marvel Knights. Il picco di sdegno lo raggiunsi proprio durante la combinazione Ennis-Dillon-Punitore tragicomico. Per anni sono andato predicando che l'unico e vero Punitore fosse quello determinato da Dixon in Wa Zone. Poi sono venuti i 60 albi del Punitore ''realistico'' e tutti i suoi speciali: un Punitore veterano del vietnam, un Punitore ''anziano''. Il miglior Punitore di sempre, una delle migliori serie a fumetti Marvel e in generale. Garth Ennis ha immortalato il personaggio trasformandolo e sviluppandolo in profondità e qualità: I'm goingo to start the killing now, semplicemente credibile, perfetto, virile mostro inumano completamente costretto e vivo in spoglie umane. Avrebbero dovuto chiudere la serie, invece tentano di farla sopravvivere promuovendo tre cicli scritti da tre scrittori di romanzi sul genere apperentemente celebri: Ennis non si stacca completamente, scriverà una mini intitolata War Zone nella quale riprenderà la versione Marvel Knights. Corsi e ricorsi. Il Punitore Max è fuori dall'universo Marvel, è un fumetto isolato interamente autonomo e straordinario: il Punitore Max non è il Punitore Marvel e non è il Punitore di un qualche stronzo universo parallelo; il Punitore Max è uno dei migliori fumetti mai realizzati.

Wildstorm World's End: chiamiamo un primo giro di tamburi per il mese uno del nuovo rilancio Wildstorm. 4 testate: The Authority e Wildcats con l'ennesimo rispettivo nuovo numero 1 , Stormwatch e Gen 13 a riprendere/proseguire l'attuale numerazione. La fine del mondo è arrivata e passata, la Terra è ora un paesaggio postapocalittico dove i pochi umani sopravvissuti cercano di barcamenarsi in balia dei postumani sopravvissuti. Gage ci guida attraverso il team Wildcats, asserragliati nel danneggiato ma ancora più o meno funzionante Halo Building: Grifter, Maul, Warblade, Voodoo, Ladytron, Zealot, Nemesis e Jet (non mi pare di aver visto Savant) sono più o meno come ricordavamo, a causa delle esplosioni nucleari/superumane/elettromagnetiche Spartan è ridotto a minimi termini ben lontani dall'onnipotenza delle ultime versioni, di Void parliamo tra un momento. Majestic è il principale antagonista, non è ancora chiaro ma sembra andato fuori di testa. L'ambientazione è semplice: panorama urbano in rovina, postumani malvagi, gente da salvare; ben scritto e disegnato. Stanno messi peggio quelli di The Authority, l'indomito duo Abnett-Lanning ce li mostra trovare rifugio tra i resti morti del Carrier precipitato su Londra, in balia di eventi mistici e metafisici di difficile comprensione: Jenny Quantum e il Doctor sono kaput, Engineer ha perso i suoi poteri per cause simili a quelle di Spartan, Swift e Midnighter sono a posto, Apollo è costretto a vivere nello spazio a causa delle nubi che oscurano il sole e non sembra stare bene, Jack è spezzato e sulla sedia a rotelle (conseguenza probabilmente della morte di Londra e delle altre città). Ancora ottima scrittura e disegni. L'albo di Gen 13 è il peggiore: Beatty ricorre a un trucchetto scemo per toglierli dagli eventi di Number of the Beast e gettarli nella mischia con mesi di ritardo, niente di interessante. Nuovamente buoni segni per la ripresa di Stormwatch: ovviamente il PHD è sparito e i protagonisti sono tornati quelli di Prime in orbita su quanto rimane dello Skywatch, non viene detto molto ma si intravedono le solite facce con l'aggiutna inaspettata di Deathblow. Il tutto è in mano a Ian Edginton, non uno dei miei preferiti. In appendice a questi quattro albi è andata pubblicata un'avventura assolo di Lynch che in qualche modo riallaccia i fili da New Dynamix facendo rispuntare fuori Void e concludendosi con un minacciosissimo preview di un futuro ritorno del Team 7 (proprio adesso che Dixon ha rotto con DC). A parte Gen 13 è tutto molto bello, molto valido e capace di cullare quelle piccole speranze di vedere risorgere il Wildstorm Universe: i lettori USA daranno fiducia?
hellbly @ 19:37 | commenti (popup) | commenti
martedì, agosto 19, 2008 | in : fumetti e libri
Accelerando (id, 2005): romanzo lungo di Charles Stross del 2005. Abbiamo già commentato alcuni romanzi brevi dell'autore... a dirla poi tutta ''Accelerando'' è una raccolta di nove romanzi brevi pubblicati tra il 2001 e il 2004: l'autore non tradisce quindi la sua preferenza per la forma narrativa più concisa, e la forma compilativa dell'opera si tradisce in avvertibili variazioni nello stile e in una qualche pesantezza nella lettura consecutiva. Spogliato del linguaggio creativo e dell'iper tecnologia, il soggetto descrive in sintesi un dramma famigliare vecchio stile seguendo le vicende della famiglia Macx a partire dal famoso capostipite e proseguendo per le due successive generazioni: il tutto imperniato sull'ultima evoluzione umana, da un prossimo futuro fino a un'imprecisata data remota. Stross non fa molto, e lo dico dispiaciuto: non si discosta dalla tipicità della scifi inglese dell'ultimo decennio, anzi la avvalora e consolida in molte buone parti perdendo tuttavia considerevoli fette di originalità; Stross inventa moltissimo ma niente di nuovo: sciorina un vocabolario fantasioso di terminologia tecnologica e tenta e ritenta evoluzioni culturali restando però sempre fortemente ancorato a temi cyberpunk arcinoti. Si parte dalla definizione di uomo sulla base dell'abbandono della mortalità corporea a favore di una pura vita come trascrizione virtuale arrivando a variare la persona umana sulla base della sua compilazione in quanto file: copie esatte, copie compresse, simulazioni e via dicendo. Il futuro dell'umanità si avviluppa al progresso delle teorie economiche: un punto di particolare e vivido interesse nella creazione di Stross è l'ampia visione su processi economico-legali del futuro e sull'impatto ripercussivo contro gli individui; intrigante ma eccessivo, diventa fin troppo lungo, soprattutto quando Stross, incapace a inserire il tutto in un contesto narrativo, ricorre ripetutamente a digressioni descrittive estanee allo sviluppo della trama: come se mostrasse diapositive sul futuro mettendo parzialmente in pausa gli eventi, forse aggiunte a integrazione di un soggetto inizialmente non unitario. Difficile dirlo. Le arzigogolate architetture sulla società del futuro finiscono per stancare, affaticare e spingere a desideri di salto tra le righe e le pagine: Stross perde troppo frequentemente il filo della vicenda per allargare la veduta rappresentatasi nella sua mente, il lettore soffre per l'eccesso espressivo e lo zelo noncurante dell'autore. Accelerando è la versione di Stross di una particolare concentricità fantascientifica già nota, mancano quelle punte più alte di genuina invenzione capaci di ingraziarsi il lettore ed evidenziare il testo: un bel romanzo che stanca presto, danneggiato dalla lettuta consecutiva perché non sufficientemente uniformato e incorporato delle sue parti originariamente separate.
hellbly @ 22:19 | commenti (popup) | commenti
sabato, agosto 16, 2008 | in : fumetti e libri
Le Memorie dello Squalo (The Raw Shark Texts, 2005): primo romanzo lungo dello scrittore inglese Steven Hall, un testo di difficile collocazione generica che per alcune sue trovate non vedo ragione di non ascrivere a una forma fortemente innovativa di fantascienza. In estrema sintesi l'idea motrice di fondo è questa: la comunicazione umana, verbale o scritta (in qualsiasi forma o media), è un flusso d'informazioni costante e continuo che unisce i soggetti; tutte le comunicazioni esistono su uno stesso livello concettuale, ognuno di questi flussi occupa una stessa dimensione del linguaggio: millenni e secoli di flussi hanno dato vita a laghi, mari e oceani. All'interno dei quali si sono sviluppate forme di vita, pesci, ''concettuali''. Un ecosistema ricco e variegato chiuso all'interno del mondo della comunicazione ma allo stesso tempo aperto a raggiungere e interagire con i produttori della comunciazione: il Ludoviciano è uno di questi pesci, è uno squalo che si nutre di memorie. All'inizio del romanzo troviamo il nostro protagonista al risveglio dopo l'ultimo attacco dello squalo e vittima di una completa amnesia. Comincia a questo punto uno dei primi temi portanti del racconto: conscio del pericolo e della fine imminente, prima dell'ultimo attacco, il protagonista aveva progettato tutto un sistema di lettere e pacchi da autorecapitarsi in modo da riplasmare e riavviare se stesso dopo l'amnesia. E' tutto un pò più complicato di così per ragioni legate alla criptobiologia del Ludoviciano. Hall stuzzica la fantasia del lettore giocando con derivati di cultura popolare, incanalandosi a pelo d'acqua dietro gli autori New Weird di cui abbiamo spesso parlato, ma offrendo qualcosa di pericolosamente in equilibrio tra main stream e jeeklove: metariferimenti, citazioni televisive celebri, rimandi espliciti a opere letterarie e d'intrattenimento più o meno note; alcuni di questi occhiolini sono ben visibili, altri sono appena accennati: in nessun caso oscuri o astrusi o realmente di nicchia. Hall realizza un libro che ricorda quei diagrammi per definire le caratteristiche di veicoli o personaggi nei videogiochi, quelli con le Caratteristiche scritte intorno a un cerchio e le punte del poligono al suo interno che si stirano per allungarsi più verso una allontanandosi di più da un'altra: Hall arriva fin quasi al punto di strappare tanto si sforza per avvicinari gli opposti nel target di pubblico. Nel mezzo fa a tempo a sviluppare uno stile narrativo pieno d'inventiva, caratterizzato senza mai divenire pericolosamente espressivo, vivace e comprensibile, ricercato mai difficile: il tutto farcito da geniali giochi metatestuali dove intere pagine sono riempite di animali concettuali disegnati e composti da lettere. L'headline scelta dall'editore cita Matrix e Lo Squalo: è corretto e in modi più profondi di quanto si possa immaginare a prima vista; Matrix è chiaramente l'idea del mondo linguistico, ma lo Squalo è realmente riprodotto quasi sotto forma di novelization del film. Le Memorie dello Squalo non è solo originale, bello e avvincente: mescola le carte in continuazione buttandola sulla fantascienza spinta con tutte le sue derive parascientifiche, sull'azione con scenografie attentamente pianificate e descritte concitatamente e cinematograficamente, sulla fondamentale storia d'amore e sul giallo delle ragioni e dei motivi. Qua e la potrebbero anche saltar fuori alcuni elementi forse forzati, il malvagio, l'antagonista è infatti una figura quasi inesplorata, fortemente inutile in tutta franchezza e dispersa nel corso del finale; il finale stesso viene giocato sul detto non detto, lasciandosi aperto a interpretazioni e ambiguità: non importa, è una meravigliosa creazione d'immaginario, non stupisce saperla proveniente dal fulgido e ribollente UK. Piace soprattutto il visibile impegno profuso dall'autore: potranno esserci concessioni economiche ma la progettazione, la rappresentazione, la forma e la chiusura pongono Hall nella schiera di quelli che ci sanno fare e si concentrano; una visita al sito ufficiale del romanzo, con tutte le sorpresine per il lettore, ne è convincente conferma.
hellbly @ 19:23 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
sabato, agosto 16, 2008 | in : fumetti e libri
White Russian: Davide Bacchilega, autore del presente romanzo breve, è l'ex-collega dell'amico di un amico; non ricordo esattamente in quale occasione, doveva comunque presumibilmente essere un mio compleanno, mi venne regalato il presente vincitore del premio di Sassuolo 2005. Mica cazzi. A parte questo il romanzetto pubblicato grazie alla partecipazione di qualche banca e all'interno di qualche progetto di promozione giovanile non è affatto male. Storia di italiani in Russia, tra mafia russia, droga, porno e amore. La trama è piuttosto non originale rispecchiando un soggetto classico del noir: il romanzo è diviso in tre capitoli di diverse dimensioni, riprendendo la composizione del cocktail reso noto Jeff Bridges. Il colpo di scena non è tale, lo stile narrativo è un pò troppo forzatamente caratterizzato: divertente e fuori dagli schemi, non il nuovo Seta ma simpatico.
hellbly @ 18:44 | commenti (popup) | commenti
venerdì, agosto 08, 2008 | in : fumetti e libri
Infinity Inc.: l'ultima avventura di Peter Milligan è durata più di quanto immaginassi, debole fin dai primi numeri si è trascinata stancamente fino al 12esimo senza raggiungere un finale e chiudendo il capitolo Everyman con una trovata becera e sciocca. Si sarebbe potuto tranquillamente e più semplicemente ''dimenticare'' il tutto e lasciar perdere l'intervento del Dark Side Club. Il secondo volume di Infinity Inc. avrebbe voluto raccontare le vicende di un gruppo di superproblematici scarti del progetto Everyman Project visto in 52: ognuno a modo suo psicotico a partire dalla sempre più decentrata nipote di Steel, a dirigere fuoricampo le operazioni del gruppo lo stesso John Irons. Tutto da rifare: i personaggi vanno messi in ghiaccio e tolti dal ciclo dei respawn, nell'ultima pagina viene promesso un ritorno in attività di Steel (cosa buona). Milligan ci ha provato, si è buttato sull'ennesima replica del suo X-Force mancando completamente il bersaglio: caratterizzazioni vaghe e inutilmente complicate, gender-bender, logica narrativa discutibile.
hellbly @ 12:37 | commenti (popup) | commenti
giovedì, luglio 31, 2008 | in : fumetti e libri
Northlanders: Wood, Carnevale e Gianfelice concludono il primo story-arc della nuova serie tematica prodotta da Vertigo dedicata alla vita guerriera e barbara nel gelido nord europeo di sassoni e vichinghi. La serie si propone di non adottare un protagonista o una vicenda unica passando di volta in volta a eventi e personaggi diversi accomunati dalla medesima matrice con l'intento di offrire un progetto storico-avventuroso votato all'atmosfera piuttosto che alla narrazione più estesa: nel primo arc viene raccontata la vicenda di Sven, scappato ai rigidi inversi in gioventù, attratto dalle sponde moderne e ricche di Costantinopoli, tornato in patria per reclamare diritti di successione al trono (e relativi tesori) contrastando le mire del classico zio despota. Nessun eroe o sfida tra bene e male, Wood è fedele a se stesso e presenta il classico personaggio ambiguo, ottimamente caratterizzato e reale: laddove allo scrittore manchi un certo tatto nello svolgimento della trama, perdendosi qua e là su alcuni illogicità poco importanti, il compenso in atmosfere e belle pagine è tutto a suo favore. Il supporto del pacchetto artisti italiano è memorabile e adatto, le faville che Vertigo riesce a far sprigionare dai nostri cervelli in fuga è vanto e merito. I primi 8 numeri hanno retto bene l'aspettativa commerciale, vedremo se Wood resterà legato alla sua creatura o se l'abbandonerà strada facendo: per il momento Northlanders sembra una produzione da Eura editoriale... è un complimento.

Huntress - Year One: ennesima riscrittura delle origini della Cacciatrice di Terra 1 DC. L'editore non riesce a lasciar stare il personaggio, invece che portare avanti esclusivamente la caratterizzazione datane dall'ottima Gail Simone in Birds of Prey, insistono a trascinare la vecchia versione ormai defunta all'altezza di No Man's Land: continuando a proporre le inutili radici italiane e mafiose che neppure l'avventura siciliana del Punitore di venti anni fa era tanto squallida. Per non parlare dell'antagonista di turno: Omerta il super assassino pedofilo. La presente mini in sei albi, parte del gruppo di Year One che da qualche anno torna mensilmente, è pessima: dedicata a qualche masochista in cerca di figure femminili autoritarie passivoaggressive.

Joker's Asylum
: l'uscita del secondo film è occasione DC per lanciare qualche prodotto onda per raccogliere l'enorme consenso cinematografico riscosso. Detto ciò non tiratevi indietro: i cinque speciali che compongono Joker's Asylum sono ottimo materiale della Gallery di Villain gothamiti. In ogni albo il Joker offre un racconto esempio particolarmente ben riuscito e caratterizzante della psicosi guida del nemico di Batman di turno, si parte con il Joker stesso, Pinguino, Poison Ivy, Scarecrow e Two Face. Ogni albo è scritto e disegnato da un team diverso, nomi noti o interessanti per future collaborazioni: progetto interessante, pubblicato settimanalmente, ottime letture di contorno a Gotham.

The New Dynamix: portata a conclusione con grande fatica e, giurerei, ridotta nel numero di albi complessivo, questa miniserie Wildstorm avrebbe dovuto introdurre una serie di nuovi personaggi e recuperarne alcuni sempre apprezzati (come Union). Il risultato è una mezza schifezza stroncata da vendite disastrose, scritta e disegnata mediocremente che per larga parte sembrerebbe addirittura fuori continuity fino all'ultima pagina dell'ultimo albo, quando con grande pochezza viene butttata a forza la più recente comparsa del Deus Ex Machina Wildstorm, Void.
hellbly @ 20:39 | commenti (popup) | commenti
sabato, luglio 26, 2008 | in : fumetti e libri
gli Eisner Awards di quest'anno sono stati particolari: preceduti da nomination incentrate come mai prima d'ora sul panorama aldilà del duo DC-Marvel, hanno concermato la tendenza premiando molto in giro e poco nei ranghi dei principali editori... anzi: Marvel he na preso uno solo, il miglior scrittore vinto da Ed Brubaker. DC ha portato a casa vari premi specialmente intorno alla linea Vertigo e dedicati a congratulare la conclusione di Y, oltre ai soliti annuali premi a Fables; a livello mainstream hanno vinto il miglior numero singolo per Justice League of America 11 di Meltzer, e qualche premio professionale ''minore'' per lettering e colore. L'edizione 2008 segna un vero trionfo per Dark Horse: Buffy vince il migliore nuova serie, Umbrella Academy il miglior miniserie, Eric Powell e il suo Goon portano a casa il miglior scrittore/disegnatore e il miglior artista ''multimediale''.
hellbly @ 22:27 | commenti (popup) | commenti
giovedì, luglio 24, 2008 | in : fumetti e libri
Number of the Beast: cercando in qualche modo di dare un senso e omogeneità agli ultimi due anni di insensata produzione, e sviluppando un giro di conformità a seguito dell'ultima Crisis DC, il mondo Wildstorm è andato attraverso l'ennesimo sconvolgimento/restyle. Questa volta il programma, coinvolgendo meno nomi, meno grandi, su meno progetti, sembra più credibile e abile a riaprire in versione universalmente composta il pacchetto eroico Wildstorm: Number of the Beast è un progetto in pieno stile Matrix dove furono imprigionati alcuni erodi ''golden age'' Wildstorm. A un certo punto la classica variabile imprevista manda tutto il sistema in malora e rigetta nel mondo reale i suddetti eroi, innescando allo stesso tempo un meccanismo governativo automatico, dettato dal solito generale pazzo, il cui esito è, per l'appunto, la fine del mondo. Nessun rilancio però, nessuna Crisis: si tratta del classico, e quindi estremamente intrigante a patto di portarlo avanti con logica e serietà, armageddon pseudonucleare. Un'immane scontro tra post-umani getta la Terra fuori asse: cataclismi vari, morte del 95% dell'umanità. Resta qualche operativo di Stormwatch su Skywatch, The Authority su un Carrier precipitato su Londra (Jenny Quantum apparentemente morta), Majestic, i Wildcats (con Spartan disperso), e il supergruppo dei Paladins che tutto questo a involontariamente provocato. La miniserie è notevole: scritta egregiamente da Beatty e disegnata molto molto bene da Sprouse; nel corso dell'ultimo, significativo, albo si decide di lasciare un momento perdere sia Gen 13 sia Tranquility: vedremo più avanti. Sarà già abbastanza complicato seguire le serie che, o partendo da zero o riprendendo la vecchia numerazione, porteranno avanti quella che è, finalmente, una scelta coraggiosa e un'impostazione all'altezza della ''maturità'' Wildstorm.

The Exterminators: con la chiusura di questa serie all'altezza del trentesimo albo si conclude anche l'ultimo di quei progetti iniziati come new wave Vertigo un paio d'anni fa (Testament, Loveless e American Virgin per dirne un paio), globalmente interessanti ma in definitiva fallimentari. Exterminators racconta di un gruppo di disinfestatori alle prese con un antico Dio Maya e un esercito di super scarafaggi: lo sceneggiatore Simon Oliver dimostra buone idee ma acerbe stilisticamente, probabilmente non era ancora pronto per un progetto proprio; Tony Moore è l'ottimo disegnatore di sempre, negli ultimi albi tuttavia mostrava un segno troppo sporco e macchiato: adattissimo a Fear Agent, molto meno qui. La storia è stata sviluppata frettolosamente, dopo un lungo esordio e una lenta messa in moto degli eventi, causa lo scarso successo, si è impressa un'accelerazione assolutamente dannosa che ha spinto inevitabilmente verso il ''tirar via'' e la superficialità, oltre al costretto passaggio sotto silenzio di tanti spunti iniziali poi semplicemente ignorati. Exterminators rispetta il trend di cui parlavamo inizialmente: partenza fortissima, declino immediato e terminale.

Afterburn: si chiude il secondo progetto dell'editore Red 5, salito agli onori della cronaca per l'ottimo Atomic Robo e il facilone Neozoic (di cui parleremo); Afterburn racconta di un futuro post atomico molto avventuroso, seguendo i classici del genere action e mostrando una vicenda semplice, senza pretese, abbastanza divertente ma troppo prevedibile e già vista. Un buon contorno ma pericolosamente banale per una casa editrice così piccola.

Black Summer: è di un paio di giorni la notizia senza precedenti dell'assunzione a ruolo di socio nel clan Image del simpatico Kirkman, un metodo quasi da studio legale per tenersi la gallina dalle uova d'oro e legarla indissolubilmente al favore dell'editore; Ellis dovrebbbe fare qualcosa del genere con la ''sua'' Avatar Press: il ritmo delle collaborazioni sta diventando, già da tempo in realtà, ridicolo. Quest'ultima fatica nasce come progetto supereroistico per l'editore solitamentea abituato a generi più horror: Ellis mette insieme una storia mediocre, prevedibile tavola dopo tavola, graziata solo dalle sempre pregevoli matite di Ryp, anche lui però giunto al punto di saturazione e evidentemente in debito di creatività (osservate il seguirsi della rappresentazione nel corso degli albi: le scene si ripetono platealmente). Colpi di scena telefonati, soggetto sciocco, caratterizzazione dei personaggi troppo basilare. Ellis dovrebbe rallentare e produrre qualcosa di valido su cui focalizzare la mente, troppi progetti per troppi editori.

Red Sonja: concludiamo con Dynamite. Qualche settimana fa parlavamo dell'idea Dark Horse di far ripartire Conan per rinvigorire e rilanciare il nuovo filone sword and sorcery giunto a un punto di stallo e sovrappopolamento. In casa Dynamite si tenta qualcosa di completamente diverso: invece di prenderla dal punto di vista editoriale si è scelto di agire su quello narrativo, conseguenza ancora da vedere. Red Sonja è stata uccisa, spedita all'inferno e, con il numero 35 di questo mese, fatta reincarnare in un personaggio completamente diverso e altro rispetto all'originale Howardiano. Intrigante e da seguirsi: vedere cosa si riuscirà a tirar fuori, a questo punto, da una licenza completamente traviata e portata oltre i limiti imposti dal suo morto creatore. Scelta coraggiosa di Dynamite che potrebbe andare a urtare la sensibilità dei fan... forse anche no: i fan di Red Sonja sono più interessati alle tette grosse che a Howard.
hellbly @ 13:32 | commenti (popup) | commenti
giovedì, luglio 17, 2008 | in : fumetti e libri
Final Crisis (1-2+Requiem): sono anni che il comicdom è attraversato da un pensiero trasversale chiamato solitamente ''stanchezza/noia da megaevento''. I crossover hanno rotto le palle, o almeno le palle di quelli che leggono fumetti da qualche anno e di crossover se ne beccano in continuazione: naturalmente sia DC che Marvel se ne sbattono le palle pur provando in qualche modo a tenerne conto, principalmente aumentando la qualità delle storie o almeno quella dei disegni. In casa DC con Final Crisis viene venduta un'aria di conclusione: la terza Crisis, la Crisis ''finale'', l'ultimo crossover in stile per... qualche tempo almeno. Inoltre, mantenendo ancora una volta una certa dignità editoriale, DC ha stabilito l'assenza di tie-in: tutta la Final Crisis sarà seguibile sulle testate dedicate e basta, una mini di 7 albi e una serie di mini collaterali... così facendo viene dato da un lato al lettore la possibilità di scegliere, dall'altro si priva interamente il crossover del ''cross''. Vedremo come verrà gestita. Come per Infinite Crisis da qui in poi farò spoiler senza avvertimento sugli avvenimenti salienti contenuti negli albi, per un giudizio aspetterò la fine di tutto. Final Crisis 1: si parte dove eravamo rimasti, con la morte di Orion. A cui segue di lì a poco la morte di Martian Manhunter per mano di Libra e desiderio di Human Flame: il resto è preparazione e montatura di misteri. Final Crisis 2: si comincia in Giappone, il nuovo Mister Miracle dei Seven Soldiers parla di formare un gruppo pescando nell'eroico marasma locale; poi c'e' del casino con i Guardians e le Alpha Lantern, Hal Jorda, John Stewart e Batman; l'albo finisce in un supercrescendo con una megaesplosione al Daily Planet che sembrerebbe lasciare Lois Lane in gravi condizioni, ma il vero colpo è l'ultima pagina. Barry Allen è qui, e il Black Racer lo sta inseguendo. Requiem è un one-shot scritto da Tomasi, quello che sta facendo bella figura di sé su Nightwing, e il grande Mahnke: è un approfondimento sulla morte del Martian Manhunter. Lasciamo perdere problemi di costumi, parliamo della storia: nella storia del fumetto supereroistico c'e' la Morte di Captain Marvel, oggi il testo di Tomasi e i disegni mai così espressivi di Mahnke portano una nuova dimensione agli onori al defunto di genere superomistico, è straordinario e commovente, realmente commovente. Improvvisamente dopo essere stato semi abbandonato il marziano torna a essere l'impareggiabile eroe di tanta justice league, comica e drammatica che fosse, e DC. Un compianto così elevato e tragico è raro e speciale, Requiem intacca la storia recente del fumetto in un mondo, quello del one-shot, da sempre vittima di sé e del marketing.
hellbly @ 11:46 | commenti (popup) | commenti
giovedì, luglio 10, 2008 | in : fumetti e libri
Booster Gold: nuovo potenzialmente pericolo cambio creativo in casa DC, dopo 10 albi ''regolari'' e lo special Zero Hour e One Million, la coppia Johns-Katz abbandona le redini di uno dei gioielli più splendenti dell'editore lasciandolo per un paio di episodi nelle capaci ma forse già incazzate mani di Dixon. Chi verrò dopo lo scopriremo a fine mese probabilmente quando verranno sollecitate le uscite di Ottobre. Blue Beetle e Booster Gold, il primo riabilitato durante Infinite Crisis, il secondo durante la run di 52: dal passato Giffen come macchiete esilaranti della Justice League International a un presente di celata grandezza. L'ultimo numero è quello della consacrazione: Booster Gold deve continuare a fare l'idiota, deve passare per stupido per impedire che il suo segreto sia scoperto. Il super segreto, magari indovinabile già da qualche albo, è che sia proprio Booster e per esteso la famiglia Carter a dare il via alla linea dei Time Masters: Rip è il figlio di Booster! I due scrittori trattano il viaggio nel tempo in modi sontuosi, ripercorrendo grandi e piccoli momenti di storia DC badando a non alterare la continuity e organizzando un viaggio emozionante e nostalgico dedicato prevalentemente ai fan di lunga data. Scrittura eccellente, supporto artistico adeguato e puntuale. La lavagna di Rip come in-joke editoriale e tanti dettagli a concretizzare l'eccellenza di questa run, e alla fine c'e' spazio per una tavola di preview come da nuovissima abitudine DC (prova più o meno credibile dell'alto tasso di preparazione ''redazionale'') e un ultimo scherzo sotto forma di citazione storica.
hellbly @ 14:38 | commenti (popup) | commenti
domenica, luglio 06, 2008 | in : fumetti e libri
Omero, Iliade: 6 Luglio 2008, né Baricco né la sua opera sono oggetto e soggetto di siti ufficiali né non ufficiali. Cresce lo sconcerto per un paese che continua a rifiutare la messa online anche del numero di volte in cui ogni cittadino sollevi l'asse del cesso. Mi sembra di vivere in quella pubblicità del National Geographic, o era il Discovery Channel?, dove l'inventore dell'ombrello andava in giro con l'ombrello e tutti lo guardavano come fosse un pazzo; oggi tutti hanno un ombrello e spesso la gente con l'ombrello guarda male quelli che vanno sotto la pioggia senza ombrello, io lo faccio (andare senza ombrello) ma solo perché sono quasi sempre fuori con il cane e non mi sembra giusto che si bagni solo lui (inoltre con una mano occupata dal guinzaglio, preferisco avere l'altra libera altrimenti raccogliere i marcatori marroni diventa sempre un'impresa): quelli invece che non lo fanno perché a) gli piace bagnarsi b) sono anticonformisti c) sono esibizionisti d) hanno qualche problema ideologico/religioso a riguardo sono dei pirla perché l'ombrello è utile, non è una scelta, è pratico. Come lo specchietto laterale destro. Baricco non ha il sito. I fan di Baricco non gli fanno un sito, c'era ma è offline. Baricco è un pirla, quando lo senti parlare vorresti tirargli dei sassi, però scrive graziosamente e sono più volte cascato sui suoi libri: questo poi è un qualcosa di particolare. E' la rielaborazione di una lezione/spettacolo in stile Benigni tenuta tempo fa dall'autore. Si prende la traduzione italiana accreditata di Mara Grazia Ciani, si gira tutto in prima persona trasformando di fatto l'epica omerica in una serie di monologhi ogni volta parlati da protagonisti diversi (in alcuni casi 2, 3 voci insieme, alternate, nello stesso capitolo), si fa i leziosi mettendo in corsivo le parti aggiunte da Baricco per ''spiegare meglio o di più'' (come se il resto dell'operazione fosse direttamente su licenza della Ciani). Non importa. Importa il prodotto finito: Baricco riesce a non trasformare il tutto in una presa in giro ''dumbed down'' per il grande pubblico, anzi mantiene e rinvigorisce tutti quegli elementi di piagnisteo e strazio meridionale tipico greco perfettamente consoni all'originale e sempre sgarbati a ricordarsi. Non è 300. Non ci sono tanti rambi achei e tanti commando troiani: ci sono invece tanti ken il guerriero pronti a versare lacrime per ogni uccello caduto dalla parte sbagliata del fiume, o per il vecchio padre lumacoso. Si può solo apprezzare la verità di un tempo quando gli eroi erano isterici effemminati con il cervello incasinato pronti a fuggire come struzzi o caricare come berserk solo sulla base di una parola in rima, pronti a mollare famiglia e trono e vita per correre dietro il culo di una donna o di un ragazzino, con la lacrima facile e una vanitosa predilezione per l'oro. Tanti Gattuso, nessun Brad Pitt.
hellbly @ 17:56 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
domenica, luglio 06, 2008 | in : fumetti e libri
Raven: miniserie in cinque albi scritta da Wolfman, uno che di Titans se ne intende, e disegnata da un povero demente mangamericano di nome Damion Scott. La serie si legge ma non si riesce proprio a guardare: scopriamo qualcosa dell'anno perso di Raven tra vita normale a scuola, continuity interna del personaggio assai dubbia per una questione di età globale dei Titans, e soliti affari mistico-demoniaci. Altamente evitabile.

The All-New Atom: ne abbiamo parlato qualche mese fa per segnalare l'arrivo ai testi dell'ottimo Remender. Non è bastato, nonostante in pochi mesi l'autore sia riuscito a ristabilire il set e lanciare una trama a mio avviso molto convincente calibrata su toni più interessanti e vicini alla connaturale fantascienza del personaggio, con il numero 25 la serie si è conclusa. Inutile fare del sarcasmo su quanto il personaggio da un'idea di Grant Morrison, sia apparso scarso fin da principio: ora in casa DC, con la fine della serie ci troviamo proprio così, si respira aria complicata con due Atom in attività, di cui il secondo (l'ultimo) mutato e dotato di poteri ''nuovi'' da esplorare. Lo storyarc finale non ha preso in minima considerazione le vicende dei Challengers, considerando poi come Donna Troy sia da poco tornata in seno ai Titans (e Kyle a OA) sembrerebbe legittimo ritenere anche quel gruppo definitivamente sparito prima di partire: Jason resta nel sottobosco di Batman RIP pronto a far tirare un sospiro di sollievo o un singulto di rabbia sulla scacchiera del predetto Morrison. Nel presente momento di grande difficoltà DC, vendite continuamente in calo, ''sfoltire'' sembra la parola d'ordine necessaria: mi aspetto molte ulteriori chiusure parallelamente a Final Crisis.

The Dark Tower - The Long Road Home: squadra che vince non si cambia, forte dello stesso confermatissimo team supervisionato da King stesso, Marvel ha concluso la seconda miniserie dedicata all'epica della Torre Nera. Le vendite non sono state buone come per la precedente, ma decisamente incoraggianti: tanto da garantire la contemporanea uscita del classico handbook e l'acquisizione dei diritti per trasporre a fumetti anche la serie di The Stand. Problema e forza delle mini probabilmente la decisione di trattare argomenti originali, inserendosi in un punto non toccato dalla vicenda narrata da King, ovvero il ritorno a casa dopo la storia della prima mini. Flashback che King non aveva sentito di dover raccontare. L'atmosfera è giusta ma alcune libertà prese da Furth e David sembrano togliere qualcosa al Roland del deserto, e non è un buon risultato; inoltre l'arte di Lee e Isanove avrebbe dovuto restare vincolata alla prima mini, senza riproporsi invariata: la Marvel ha naturalmente cercato di raddoppiare, alla fine ci ha comunque guadagnato ma farebbero bene a fermarsi qui.

Kill All Parents
: one-shot di Image che segnalo senza voler perderci del tempo per la gradevole scrittura e cura realizzativa, parodia tragica che accomuna le origini di tutti i